Con un “rito abbreviato” a causa della protesta dei giocatori, cronometrato in prima persona da lui stesso, Jannik Sinner ha risposto a qualche domanda dei reporter due giorni prima dell’inizio della sua difesa del titolo di Wimbledon.
Jannik, tanto ben ritrovato. Cosa si prova a ritornare da campione in carica qui? Ti è già successo in altri tornei, ovviamente, ma quell’emozione di ritornare sul centrale dopo luglio scorso, cosa hai provato?
JANNIK SINNER: Diciamo che da un anno so che gioco alle 13:30 il lunedì, è comodo, è la prima volta che comunque si sa già l’orario. A parte gli scherzi, è molto bello tornarci. Sono arrivato qua lo scorso giovedì, quasi non c’era nessuno, e forse era ancora più bello perché non vedevi nessuno. Sono entrato sul Centrale, ho visto il campo, tutto bello, tutto pulito ovunque, quindi è stata un’emozione molto bella. Però ripeto: ogni anno è diverso, ogni anno ha la sua storia. So quanto è difficile andare lontano in questo torneo, quanto è importante partire bene per avere più confidenza possibile, poi vediamo come va.
Oltre a campione uscente, sei anche socio del circolo. È cambiato qualcosa? Hai accesso a luoghi che prima non potevi vedere?
JANNIK SINNER: Sì, ci sono accessi diversi. È un grande onore per me. Come ho sempre detto, è il torneo più bello che abbiamo, il più prestigioso, e avere questa cosa per tutta la mia vita è molto bello. Ovviamente non è una cosa a cui sto pensando tanto, perché ho 24 anni, sto giocando a tennis, gioco a tennis perché mi piace. Avere di nuovo l’onore di giocare qua è molto bello. Probabilmente mi renderò conto dopo la mia carriera di cosa vuol dire essere membro.
Ciao Jannik, ti hanno sempre descritto come il campione invincibile, freddo. Invece nell’ultimo mese hai mostrato sia la tua fragilità che anche la tua vita di tutti i giorni. Pensi che questo ti abbia avvicinato di più alle persone, che capiscono che sei il campione ma anche il ragazzo?
JANNIK SINNER: Io l’ho sempre detto, faccio tutto il possibile per essere la miglior versione da tennista per me stesso. È più che altro una competizione me contro me: mi piace mettermi in dubbio, mi piace imparare cose nuove. Però è anche importante avere una vita, tra virgolette, normale fuori dal campo. Mi piace tantissimo stare con la mia famiglia, con tutti gli amici: per me questo è la cosa più importante, perché ho sempre fatto tanti sacrifici per diventare il più forte possibile, ma so anche che tante cose vanno messe da parte.
Anche il tempo con la mia famiglia e con gli amici l’ho messo da parte. Però lo rifarei, perché il mio sogno è sempre stato diventare un giocatore professionista, e ci sono riuscito. Questo non vuol dire che ora sono arrivato e fuori dal campo cambia tutto: l’obiettivo resta sempre il tennis, e quando gioco a tennis sarà sempre così.
Ciao Jannik, hai parlato nella parte in inglese di piccoli cambiamenti che avete fatto nell’allenamento. Puoi darci qualche dettaglio in più su questa cosa?
JANNIK SINNER: Lì non mi piace parlare tanto di cosa esattamente abbiamo cambiato, però il lavoro fisico lo abbiamo modificato un po’. Abbiamo fatto una sessione molto più lunga, sia in palestra che in campo, tutto insieme e senza pause, per sentire più cose possibili di quello che magari sentivo in campo, con tanta fatica. Adesso vediamo come reagisco in partita, poi vediamo.
