Il sorteggio dei tabelloni principali di Wimbledon regala sempre storie da copertina, ma poche hanno il sapore della sfida totale, come quella che attende Teodora Kostovic. La neo-diciannovenne serba, dopo aver superato le qualificazioni, non ha nascosto le proprie ambizioni, indicando subito la sua avversaria ideale prima ancora che il computer compilasse il tabellone.
Meno di ventiquattro ore dopo, il destino l’ha accontentata, mettendola di fronte alla numero 1 del mondo Aryna Sabalenka. Una sfida che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque, ma non alla spavalda teenager di Belgrado. Quando le è stato chiesto – dal sito ufficiale WTA – se fosse pronta per il palcoscenico più importante del mondo, Kostovic ha risposto con una sicurezza disarmante: “Vediamo se riesce a gestire la mia potenza. Certo che posso batterla. Posso battere chiunque quando sono in stato di grazia”.
Kostovic: “Lotto su ogni singolo punto, e penso che ormai tutte le ragazze lo sappiano”
Che la ragazza abbia stoffa e personalità da vendere non è una novità per gli addetti ai lavori. Ex numero 4 del ranking junior, Kostovic vanta già un feeling speciale con i prati britannici, avendo conquistato due anni fa il prestigioso titolo di Roehampton superando Iva Jovic. Quella transizione nel circuito maggiore che per molti giovani rappresenta uno scoglio insormontabile, per la serba è stata una cavalcata trionfale: nel solo 2025 è passata dalla posizione numero 898 alla 190 del mondo.
Una scalata fatta di talento, ma anche di un agonismo feroce che a volte ha fatto discutere, come in occasione delle qualificazioni di Madrid contro Elena Gabriela Ruse (battuta 6-4 2-6 7-6), match terminato senza la classica stretta di mano. Un carattere spigoloso che Teodora rivendica con orgoglio: “Sono una grande combattente. Sì, lotto su ogni singolo punto, e penso che ormai tutte le ragazze lo sappiano. Non mi arrenderò mai. Anche se fossi sotto 6-0 5-0 40-0 continuerei a lottare e lottare, perché sono fatta così”.
Cresciuta nel mito di Djokovic: “E’ così che mi sono innamorata di questo sport”
Per capire le radici di questo fuoco sacro, bisogna viaggiare indietro nel tempo fino alla Belgrado del 2007, l’anno di nascita di Teodora, cresciuta nel mito di Novak Djokovic e di quelle partite vissute come una questione di Stato tra le mura domestiche. È lì che è nata la sua concezione di un tennis totalizzante e di un’attitudine da vera combattente. “Oh mio Dio, era così stressante quando giocava in TV”, ha raccontato – sempre al sito WTA – la giovane serba ricordando la sua infanzia. “Tutta la mia famiglia — mia nonna, mio padre, tutti quanti si mettevano davanti alla TV e iniziavano a urlare cose come: ‘Battili tutti! Ce la puoi fare!’. E io pensavo: ‘Wow, questo è interessante — voglio provarci anche io’. È così che mi sono innamorata di questo sport”.
Il ritmo di Teodora Kostovic
Dietro a questa determinazione feroce, quasi ossessiva, c’è però una dinamica familiare capovolta rispetto ai classici cliché del tennis, dove spesso sono i genitori a proiettare le proprie frustrazioni sui figli. Sin da quando aveva 5 anni e dichiarò di voler diventare la più forte di sempre, persino più di Nole, il padre ha cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegandole che l’importante era solo fare del proprio meglio. Ma è stata Teodora a dettare il ritmo: “So che molti genitori sono davvero duri e mettono molta pressione sui loro figli. Ma i miei genitori sono tranquillissimi. Anche se perdo qualche partita, mi dicono: ‘Crediamo in te’. Gli altri genitori spingono i propri figli, mentre io spingevo mio padre ad andare ad allenarsi con me, a fare allenamenti extra, a fare preparazione fisica in più. Doveva sempre trovare il tempo per farlo con me, e lo apprezzo moltissimo”.
Il debutto sull’erba più nobile: il tennis come spettacolo
Ora l’asticella si alza improvvisamente sul palcoscenico più nobile ed elegante del circuito, ma Kostovic non ha alcuna intenzione di snaturarsi o di farsi schiacciare dalla sacralità dell’All England Club. Per lei il tennis resta una questione di spettacolo, un misto di adrenalina e intrattenimento puro da offrire al pubblico, unito a una sfrontatezza che potrebbe rivelarsi la sua arma migliore o il suo limite più grande, già a partire dalla prossima sfida con Sabalenka. “Mi piace essere creativa, fare qualche colpo da esibizione in campo”, ha chiosato alla vigilia del match più importante della sua giovanissima carriera. “E anche che il pubblico si diverta quando mi guarda, perché amo quello che faccio. Voglio rendere felici anche loro”.
