Musetti, il futuro è già qui: tra gli infortuni e l’addio a Perlas, Lorenzo deve ricentrarsi per tornare Magnifico

Lorenzo Musetti è uno dei grandi assenti a Wimbledon. Gli infortuni stanno minando il suo 2026 e adesso la separazione da Josè Perlas apre ulteriori interrogativi

Di Beatrice Becattini
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Tennis, ATP Monte Carlo Rolex Masters 2026, Lorenzo Musetti (ITA), Wednesday, April 8, 2026. Photo Felice Calabro'
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Sarà uno dei grandi assenti a Wimbledon Lorenzo Musetti.
L’azzurro è fermo per infortunio dagli Internazionali d’Italia, quando aveva palesato un problema alla coscia che gli impediva di esprimersi al meglio. Quell’acciacco, poi, si è rivelato più serio del previsto, con il risultato di dover saltare il Roland Garros.
Quando la speranza era di rivederlo per i tornei sull’erba, il carrarino ha comunicato che necessita di più tempo per tornare a giocare. Quindi un caro saluto anche ai Championships. Una notizia che forse non sorprende, ma che restituisce un momento non scintillante nella carriera di Musetti. Un anno dopo la consacrazione pressoché definitiva.

Perché 12 mesi fa Lorenzo ha compiuto una delle ultime metamorfosi tennistiche: l’approdo in top 10.
Con uno status diverso, sono cambiate anche le attese per le settimane a venire. Non che il toscano non sia abituato a convivere con le aspettative asfissianti sin da quando era molto giovane. Tuttavia, il percorso pensato per lui conduceva all’Olimpo del tennis.

Gli infortuni perseguitano Musetti e ne cambiano repentinamente la traiettoria della carriera, sollevando dubbi su quale sia la dimensione reale adatta al 24enne di Carrara. Perché nel tennis moderno il braccio fatato non è più sufficiente.

La crescita del 2025: una stagione da ricordare o il ricordo di una stagione?

Nel 2025 l’azzurro è sbocciato definitivamente. La sua personale primavera è coincisa con lo spaccato di calendario sulla terra battuta, la superficie da sempre più congeniale al suo tennis per caratteristiche e attitudine. La finale a Montecarlo e le semifinali a Madrid, Roma e Roland Garros hanno fatto sognare gli appassionati. Perché Lorenzo pareva aver trasformato quell’attendismo che da sempre gli veniva rimproverato in pazienza e meticolosità nella costruzione del punto.

Purtroppo, però, i consueti intoppi fisici hanno compromesso per Musetti le partite decisive e anche i tornei sull’erba. L’infortunio occorsogli a Parigi ha rovinato la sfida con Carlos Alcaraz e ne ha guastato il rendimento a Wimbledon, dove nel 2024 per la prima volta aveva iscritto il proprio nome tra i migliori quattro di un Major. Ma non ne ha certo scalfito il prosieguo.
Si era ripreso eccome il carrarino, quando allo US Open ha raggiunto i quarti, dimostrando che quel cemento non gli era più inviso.

I risultati negli Slam hanno fatto eco a prestazioni costantemente soddisfacenti anche nelle altre competizioni. Così, il sogno di garantirsi un posto alle ATP Finals ha assunto contorni sempre più concreti – anche se l’approdo a Torino è stato, in definitiva, da attribuire al forfait di Novak Djokovic.

Girando l’anno del calendario, per Musetti si è inaugurata una nuova stagione. Concretamente e figuratamente. Prima che il moto di rivoluzione della Terra ci riportasse alla primavera, l’azzurro ha potuto mettere in cassaforte un bottino di punti per ammortizzare l’eventuale mancato riscatto delle cambiali rosse.
La finale a Hong Kong e i quarti all’Australian Open sono stati la risposta per tutti coloro che si domandavano se Lorenzo avrebbe esteso al 2026 la spinta propulsiva del 2025.

Con una nuova aggiunta nel team, quella di José Perlas, il toscano ha proseguito per il sentiero imboccato l’anno precedente. Nella speranza di potersi migliorare ancora.
Da numero 5 del mondo, il classe 2002 ha nutrito velleità di arrampicarsi ulteriormente in classifica. Tuttavia, una volta di più sul più bello il fisico ha presentato a Musetti un conto salato. Quando era a un solo set dall’eliminare Djokovic e approdare in semifinale a Melbourne il che avrebbe significato completare il mosaico delle superfici nei penultimi atti Slam – la coscia ha ceduto.

Tra gli infortuni e l’addio a Perlas: il futuro di Musetti è adesso

Settimane trascorse lontano dal circuito a recuperare dall’infortunio non sono bastate per rivedere Musetti protagonista. Se il rientro sul cemento americano è stato forse affrettato, ogni speranza di rivederlo prossimo a una forma fisica vagamente competitiva sul rosso è andata svanendo con i giorni. Sconfitta all’esordio a Montecarlo, quarti a Barcellona e ottavi a Madrid e Roma. Questa è stata la dote che la terra ha portato a Lorenzo. I punti scalati rispetto al 2025 sono stati molti e la top 10, già a repentaglio da qualche tempo, è sfumata insieme al desiderio di dimostrare che la scorsa stagione non è stata un’oasi nel deserto. Poi il nuovo stop a complicare una situazione già intricata.

Certo. La priorità adesso deve essere rimettersi in sesto completamente, senza affrettare tempistiche spesso incerte e senza una data di scadenza precisa. Tutto il resto verrà – o tornerà ad essere – solo se il fisico darà tregua a Musetti.
Quando i contrattempi fisici smetteranno di sincopare le sue stagioni, l’azzurro potrà riconcentrarsi su se stesso e sulle migliorie che ancora deve compiere per diventare un grandissimo.

È altrettanto vero, però, che i giorni passano e i tornei pure. E i ripetuti infortuni sono ancora lì, a fare capolino quando il numero 15 del mondo vorrebbe solamente un po’ di pace.
Lorenzo ha parlato tante volte delle battaglie con la propria mente. Di quella tensione che lo ha paralizzato fino a trasformarsi in panico. Ha lavorato su se stesso per rintracciare la tranquillità quando l’ansia lo attanaglia. Ora deve lottare anche con il suo fisico e porre rimedio alla fragilità dei propri muscoli.

Al momento le incognite sono molte. E non riguardano solamente il ranking. La classifica si può sempre ricostruire.
I dubbi sono sul caos che rischia di scatenare un circolo vizioso come questo, in cui le aspettative che si ha su se stessi sono disattese dalla realtà.
Intanto, Musetti ha preso la decisione di separarsi da José Perlas dopo appena sette mesi. Una metà stagione ambivalente, con un inizio sotto i migliori presagi – il tennista di Carrara e il coach spagnolo hanno gestito praticamente da soli la trasferta a Melbourne vista la partenza anzitempo di Simone Tartarini per problemi familiari – e una seconda parte che praticamente non c’è stata.

Una scelta di cui si disconoscono le motivazioni, ma che sicuramente non va nella direzione della stabilità. Al fianco di Lorenzo rimane Tartarini, il deus ex machina della carriera del toscano fin da quando era piccolo. A lui il compito – ma non è una novità – di gestire questo passaggio delicato. Perché se il talento di Musetti non si discute, il suo ruolo nel movimento tennistico tricolore rischia di mutare.
Dopo il sorpasso di Flavio Cobolli, che ha agguantato la top 10, l’ex numero 5 del mondo è insidiato anche da Luciano Darderi, con l’eventualità di diventare la terza forza d’Italia.

Luli è indietro di una sola posizione rispetto al connazionale e ha sulla racchetta la possibilità di sorpasso. Tuttavia, il nativo di Villa Gesell deve riscattare i punti del terzo turno di Wimbledon, mentre Musetti, pur non presentandosi all’All England Club, non perderà praticamente niente, dato che nel 2025 si è fermato al primo turno.

Lorenzo è stato frequentemente additato come un giocatore dal tennis faticoso, da tante rincorse e poche soluzioni rapide. Forse il suo gioco è la metafora perfetta per descrivere questo capitolo della sua vita tennistica. Quel cammino intrapreso non ammette per Musetti scorciatoie. È come se avesse insito nel destino il perpetuo rincorrere. E le cadute, a volte rovinose, quando il traguardo è a un passo.
Spesso, però, in quegli scambi logoranti, la rincorsa termina un colpo di classe. Una pennellata di rovescio, una soluzione dipinta con eleganza. Forse, dopo tutto questo inseguire, il finale è allora già scritto.


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