È iniziato bene il cammino di Jessica Pegula a Wimbledon 2026. La testa di serie n. 4, infatti, ha battuto 7-5 6-3 Darja Vidmanova all’esordio ai Championships, regalandosi la sfida contro Sara Sorribes Tormo – presente in tabellone grazie al ranking protetto – al secondo turno. Al termine dell’incontro la statunitense è intervenuta in conferenza stampa e, come spesso accade, questa si è trasformata in una conversazione di una profondità rara. Tra le varie tematiche toccate, anche quella relativa alla squalifica di 4 anni comminata a Marketa Vondrousova, sulla quale ‘JPeg’ si è esposta in modo piuttosto netto. Ecco, dunque, un estratto delle sue dichiarazioni più interessanti.
D: Qual è stata la tua reazione alla squalifica di Marketa (Vondrousova, n.d.r.)? Inoltre, ti è mai capitato di trovarti in una situazione in cui hai pensato di rifiutarti di sottoporti a un test?
Jessica Pegula: “È davvero un peccato. Per quanto riguarda Marketa non conosco i dettagli di ciò che è successo esattamente, ma mi sembra che al momento ci siano un sacco di voci contrastanti. Penso semplicemente che, per una cosa del genere, per quattro anni, si stia rovinando la carriera di qualcuno per qualcosa che avrebbe potuto essere davvero solo un malinteso. E non credo proprio che sia giusto. Penso che la sentenza sia troppo severa“.
“Non so se presenterà ricorso al CAS o cosa stia succedendo. Penso semplicemente che debba esserci una soluzione che non comporti la distruzione totale della carriera di qualcuno per qualcosa per cui non è nemmeno risultata positiva al test. Non capisco bene la differenza tra questo e quello che è successo con Sinner e Iga (Swiatek, n.d.r.). Hanno spiegato quali fossero le regole e perché le cose andassero in quel modo. A me proprio non sembra avere senso. Capisco che ci debba essere una punizione di qualche tipo, perché so che si è rifiutata di sottoporsi al test, e nemmeno questo va bene. È solo che mi sembra che si potrebbe fare qualcosa per non rovinare la carriera di qualcuno in quel modo. Non mi sono mai trovata in quella situazione […]”.
D. Credo che tu e Coco siete state probabilmente le ultime tenniste del vostro calibro a giocare contemporaneamente anche in doppio. Sono curioso: perché non succede più? Perché non capita più spesso? Ti manca? Ci sono stati dei cambiamenti nel tuo gioco a seguito del fatto di aver giocato meno in doppio?
Jessica Pegula: “Mi manca giocare. È stato davvero divertente giocare di nuovo con lei a Berlino. Mi sembra che quando giochiamo bene ci completiamo a vicenda alla perfezione. Mi è sembrato che fossimo davvero in sintonia. Insomma, mi manca davvero tanto giocare. Penso che il problema sia più che altro il calendario e le giornate davvero lunghissime. Ci programmavano il doppio a ore così tarde, e dovevamo tornare a giocare il singolo relativamente presto il giorno dopo. Mi vengono in mente un paio di giorni, tipo quell’anno a Miami che è stato pazzesco“.
“Ci sono state molte occasioni in cui la programmazione non ha funzionato come previsto. La TV vuole che siamo in onda in determinati orari, soprattutto ora che siamo giocatrici di singolare affermate da un po’ di tempo. Ma mi manca giocare. Penso che abbia davvero aiutato il mio gioco. Con il calendario, i tornei di due settimane, il fatto che tutto si protragga così a lungo, ho sempre voluto approfittare del tempo a disposizione per tornare a casa. Partecipare a un torneo di due settimane e uscire presto nel singolare, magari avere la possibilità di tornare a casa. Penso che in questo momento valga più questo che restare lì a giocare sia in singolare che in doppio, almeno per me”.
D: C’è un’altra tennista americana, Iva Jovic: cosa ne pensi del suo gioco, in particolare sull’erba?
Jessica Pegula: “È una giocatrice fantastica, penso che sia davvero brava. Mi sono allenata un po’ con lei. E poi ricordo solo di averla vista giocare in Australia. Mi sembra che abbia giocato una partita in notturna e abbia letteralmente annientato l’avversaria. Basta guardare la sua espressione per capire che fa sul serio ogni volta che scende in campo. Penso che sia una cosa davvero rara. Non capita spesso di vederlo in una ragazza così giovane”.
“Ricordo di aver visto quella partita e di aver pensato: «Questa ragazza diventerà davvero forte». Si percepisce. Credo che lo si capisca quando si vede qualcuno giocare. Penso che l’anno scorso abbia avuto un anno fantastico e che ora si sia affermata come una giocatrice sicuramente tra le prime venti. Credo che possa arrivare ancora più in alto. È diventata molto più forte fisicamente, è in ottima forma e gioca con una grinta incredibile. Rispetto davvero questo suo aspetto. Non sembra lasciarsi intimidire da chiunque abbia di fronte, il che credo sia una cosa rara. Penso che avrà una carriera straordinaria nei prossimi 10, 15 anni, o per tutto il tempo che deciderà di giocare”.
