Lo aveva annunciato e ora non c’è da stupirsi, nonostante la carta di identità. Novak Djokovic ha preparato alla grande questo Wimbledon, e la sconfitta di Parigi contro Joao Fonseca sembra già essere un lontano ricordo. Il serbo, con gli ottavi in tasca, sembra tornato quello dei giorni migliori e, nel giardino di casa, può tranquillamente rientrare nel novero dei pretendenti per quello che sarebbe un successo storico: l’ottavo Wimbledon e il tanto agognato venticinquesimo titolo Slam.
Sotto i colpi di Nole cade anche un buon Arthur Rinderknech che si arrende in quattro set e tre ore e un quarto di gioco. Djokovic si presenta in conferenza stampa altamente soddisfatto, sottolineando come il serbatoio delle energie sià più colmo dopo tre partite a Church Road rispetto a quello che era al Roland Garros. Il classe 1987 si è soffermato anche sulle differenti palline che vengono utilizzate nel circuito rispetto al passato e sulla teatralità con cui scende in campo, votata a intrattenere il pubblico.
D. Un tie-break impeccabile. Come sei riuscito a ritrovare la concentrazione?
NOVAK DJOKOVIC: “Beh, nel tie-break ogni punto conta. Quindi ci si concentra ancora di più su ogni singolo punto, cercando di ottenere un mini break. Contro Arthur oggi è stato davvero difficile rispondere, perché lui colpiva con estrema precisione, soprattutto nel terzo e nel quarto set. Non mi ha permesso di trovare il ritmo. Variava molto la velocità dei colpi. Ma nel tie-break ho ritrovato il mio miglior servizio, il che mi ha aiutato molto. Poi ho giocato un paio di buoni punti, riuscendo a ottenere due mini-break per chiudere l’incontro. Si tratta davvero di concentrarsi sul momento presente e su ciò che puoi controllare. Ma sì, c’era molta tensione, molti nervi in campo. È stato difficile giocare.
Di sicuro ero consapevole della sfida che Arthur rappresentava per me oggi. Ecco perché in campo forse non mi sentivo del tutto a mio agio. Non c’era lo stesso ritmo della partita contro Tsitsipas, perché oggi affrontavo Arthur per la prima volta. Lo stavo osservando giocare. Sapevo che era in buona forma. Questo mi ha reso un po’ più teso, credo, durante la partita. Ha giocato bene. Penso che abbia fatto tutto il possibile per farmi uscire dalla mia zona di comfort. È stata una partita difficile. Ma sono molto sollevato di averla superata in quattro set“.
D. Hai sempre usato lo slice in modo molto efficace sull’erba dal lato del rovescio. È cambiato nel corso degli anni in termini di facilità con cui è possibile renderlo efficace, considerando l’erba e i cambiamenti tecnologici?
NOVAK DJOKOVIC: “In termini di tecnologia, in che senso?”
D. Per quanto riguarda le corde, i passanti, cose del genere…
NOVAK DJOKOVIC: “Non saprei. In realtà negli ultimi 12 mesi ho avuto diverse conversazioni con giocatori e i loro allenatori in vari tornei, parlando proprio delle palline. Eravamo tutti d’accordo sul fatto che da quando è arrivato il COVID qualcosa sia cambiato. La produzione, gli stabilimenti di produzione in Cina utilizzati praticamente da tutti i grandi produttori delle palline che usiamo nel circuito, hanno subito un cambiamento.
C’è stato un cambiamento nei materiali o in qualcosa che ha influito sul modo in cui la palla reagisce oggi. Queste palline che usiamo nel circuito, anche negli Slam, sono diventate più lente. In media erano decisamente più lente rispetto, diciamo, a 10 o 15 anni fa, il che significa che lo slice forse non rimane così basso come prima.
È comunque efficace, senza dubbio, perché si gioca sull’erba. Ovviamente la superficie peggiora ogni singolo giorno man mano che ci si gioca sopra. Ci sono molti cattivi rimbalzi. Se riesci a eseguire dei colpi corti, degli slice corti o simili, in realtà è una mossa molto efficace. Se non si ha un talento innato in questo senso, non è così facile pretenderlo da se stessi. È una varietà di gioco estremamente importante che si dovrebbe possedere sull’erba, senza dubbio“.
D. Ti stavi dando una pacca sulla coscia durante uno dei cambi di campo e avevi una fasciatura sulla spalla. Volevo sapere come stai fisicamente.
NOVAK DJOKOVIC: “Niente di grave. Stavo solo cercando di risvegliare i muscoli. A volte, per qualche motivo, si bloccano. Cerco di tirarmi su di morale, di ritrovare l’energia. A volte faccio questo, a volte qualcos’altro, per cercare di darmi la carica. Ma sì, niente di grave, a dire il vero. Per il momento mi sento bene fisicamente“.
D. Partita molto divertente da guardare oggi. Qualche tuffo. Hai fatto l’inchino al pubblico, hai mandato un bacio al cielo. È sempre stato importante per te intrattenere il pubblico, aggiungere un elemento teatrale alla partita?
NOVAK DJOKOVIC: “Beh, anche noi siamo nel mondo dello spettacolo. Penso che, in fin dei conti, si cerchi di offrire un bello spettacolo a chi paga il biglietto per venire a vederti giocare a tennis. Inoltre ho sempre cercato di interagire in un modo o nell’altro con il pubblico. Nel corso della mia carriera, ho avuto molti scambi con il pubblico, positivi e negativi. A volte ci sono partite in cui cerchi semplicemente di staccare la spina e non prestare davvero attenzione a nulla e a nessuno. Altre volte, se c’è una proposta di matrimonio in corso e la vedi, penso che sia un bel momento per dire qualche parola. Se lo ricorderanno a lungo. Come è successo, credo, nella prima o nella seconda partita che ho giocato“.
D. A Parigi hai parlato della necessità di risparmiare energie. Come ti senti qui? Come ti senti dal punto di vista energetico adesso rispetto ad allora?
NOVAK DJOKOVIC: “Sicuramente meglio, più fresco. Insomma, dopo tre partite ho più energia adesso di quanta ne avessi a Parigi. Ma è anche normale e logico aspettarselo, considerando la differenza di superficie e di intensità fisica dei punti, oltre allo sforzo che bisogna mettere in ogni colpo con lo spin e tutto il resto sulla terra battuta: qui è piuttosto diverso. Questo non significa che non stia spendendo energie in campo. Certo che lo faccio. E più vado avanti nel torneo, ovviamente meno fresco sarò fisicamente, ma sto cercando di mantenere il livello ottimale. Ma come ho detto, nessun problema rilevante. Mi sento bene“.
D. La gioia che mostri alla fine di queste vittorie: quanto conta il fatto che i tuoi figli abbiano ormai l’età per apprezzarla? Che tipo di ricompensa è questa?
NOVAK DJOKOVIC: “Innanzitutto, è un sollievo che la partita sia finita e che io abbia vinto. Poi ho incrociato lo sguardo con la mia famiglia, in particolare con i miei figli, che anche oggi hanno fatto un gran tifo. Riesco a sentire le loro voci. Stanno davvero dando il massimo per sostenermi. Ieri sera ho parlato con mia figlia. Mi ha mostrato un paio di balli di questi gruppi pop per adolescenti e cose del genere. Quindi cerchiamo di lavorare sulla coreografia. Insomma, non vedo l’ora di tornare a casa e chiederle come sono andato. A giudicare dalla sua espressione, non è andata proprio benissimo (sorride).
Questo è il mio modo di interagire con i bambini dopo la partita, per renderli felici. Cerco di non dare per scontati questi momenti perché sono molto rari e speciali. Mi sento davvero fortunato che i miei figli possano vedermi esibirmi sul Centre Court di Wimbledon ormai da molti anni. Sono consapevoli di ciò che sta accadendo. Mi seguono. È una benedizione per me“.
