PREMIUM Wimbledon: i segreti della sala incordatori (e le curiosità sulle preferenze di Sinner)

Quante racchette usano Jannik e i suoi colleghi ogni giorno, quanto le pagano, e come viene organizzato il lavoro del "branco di lupi", ovvero chi prepara gli attrezzi dei protagonisti dei Championships

Di Luca Baldissera
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Sala incordatori Wimbledon
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LONDRA – Insieme al collega Vanni Gibertini, abbiamo fatto un interessante giro nella sala incordatori di Wimbledon. Scortati e marcati stretti da una gentile impiegata del torneo, probabilmente timorosa che potessimo scoprire chissà quali torbidi segreti. In realtà, le specifiche delle racchette dei “pro” sono facilmente reperibili ovunque in rete, a iniziare dai siti dei produttori dell’attrezzatura utilizzata.

Più che “scoprire” a quale tensione vengono incordate le racchette dei campioni, e con quali corde, è stato interessante capire come viene organizzato e personalizzato il lavoro in uno Slam come questo. Riveliamo subito il “non segreto”: Jannik Sinner chiede un monofilo da 1.30 mm (il diametro più usato in generale a questo livello, ci hanno riferito), tirato a 27, a volte 28 kg. Detto tra noi, questa configurazione crea un’autentica tavola, rigidissima. Il che ha senso, dato che un colpitore fenomenale come lui ha bisogno soprattutto di controllo, la spinta la ottiene dalla straordinaria scioltezza e velocità di braccio.

Le cose interessanti ce le ha raccontate il “caposala”, Lucien Nouges, francese poliglotta, che in ottimo italiano ci ha riferito che Jannik chiede 5 racchette per ogni match, più una la mattina quando si allena. L’azzurro è nella media, anche la maggior parte degli altri fa così. Mentre eravamo lì, proprio Darren Cahill è passato a prendere il “pacco” di Head per Sinner.

La media dei “pro” attuali, dice Lucien, sta fra i 23 e i 25 kg di tensione, e – cosa che forse non tutti sanno – i giocatori pagano il lavoro degli incordatori di tasca propria, o meglio gli viene dedotto direttamente dal prize-money. Il diametro più usato è quello da 1.30 millimetri. Il prezzo è di 24 sterline a racchetta (28 euro), e le corde se le portano loro: piuttosto caro, ci sono solo alcuni minimi sconti per gli junior e qualcosa viene contribuito da eventuali sponsor.

A metà torneo, sono arrivati a 74 chilometri di corde usate, comprendendo le qualificazioni. A 12 metri per racchetta, vuol dire oltre 6000 incordature: numeri incredibili. Il tutto con 27 macchine, più altre 3 in caso di emergenza (come i casi in cui un tennista chiede un’incordatura durante il match). In fondo alla sala, alcuni “runner” sono pronti a scattare verso qualsiasi campo, ma il tempo della lavorazione non scende sotto i 15 minuti, perchè la perfezione è assoluta.

Serena Williams, ci ha raccontato un minimo seccato Lucien, ha chiesto 11 racchette, per poi usarne solo un paio: in effetti lo spreco è notevole. Il record della tensione più lenta, non sorprendentemente, è di Adrian Mannarino, che gioca con una “fionda” tirata ad appena 9 chili. Grigor Dimitrov e la stessa Serena sono tra gli ultimi a usare piatti corde ibridi (monofilo sulle verticali, budello sulle orizzontali).

Alla fine, l’impressione è quella di una macchina ben oliata, tutti lavorano in perfetta sinergia dalle 7 di mattina alle 9 di sera, Lucien, che ha iniziato nel 1982, lo ha definito come un branco di lupi, che funzionano in coordinazione costante. Per quello che abbiamo potuto vedere noi, l’atmosfera è bella, tutti sorridono, e soprattutto producono un servizio di qualità altissima. Da Wimbledon, d’altronde, è lecito aspettarsi il massimo.

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