Wimbledon, Cobolli: “Molto triste e deluso. Era un’occasione e non sono stato umile”

L'azzurro appare molto dispiaciuto dopo la sconfitta in tre set contro Fery. Potrà consolarsi con il best ranking di n.9

Di Redazione
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Flavio Cobolli - Wimbledon 2026 (x @Wimbledon)
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Flavio Cobolli pensa sempre positivo, ma dopo la sconfitta con Fery nei quarti di finale a Wimbledon si presenta davanti ai media in conferenza stampa rabbuiato. Certo, raggiungere per la seconda volta un quarto ai Championships resta un risultato di rilievo. “Ma oggi era una buona occasione per me – confessa Flavio -, contro un giocatore di classifica inferiore che aveva già giocato tante ore”. Così il top ten azzurro, che potrà consolarsi con il best ranking di numero nove, prova ad analizzare quanto accaduto.

Che cosa pensi della partita di oggi? 

FLAVIO COBOLLI: “Non so che cosa dire adesso. Sono molto triste e deluso per la partita che ho fatto. Preferisco rispondere alle domande, per favore.” 

Hai avuto la sensazione di non riuscire a esprimere il tuo gioco oggi? 

FLAVIO COBOLLI: “Ho sentito che il mio modo di giocare era perfetto per lui. Penso di non aver giocato bene fin dal primo punto della partita. Forse ero un po’ nervoso, forse ho sentito una pressione che normalmente non sento. Giocare un quarto di finale contro un ragazzo che aveva già disputato una maratona e tante ore in campo, con una classifica più bassa della mia, mi ha fatto pensare che oggi potesse essere una buona occasione per me. Forse, come dice il mio team, non sono stato abbastanza umile fin dal primo punto, ma ho sentito che non era la mia giornata. È successo, però resta comunque un quarto di finale Slam, quindi mi sento ancora così.” 

In Australia avevi giocato contro di lui quando non stavi particolarmente bene: oggi ti ha sorpreso in qualcosa? 

FLAVIO COBOLLI: “In Australia avevo già sentito che il suo livello non era quello di un giocatore fuori dai primi cento. Adesso credo sia vicino al numero 50. 26? 26, ancora meglio. Penso che se lo meriti. Ha sempre giocato bene a tennis fin da giovane, siamo cresciuti insieme, quindi il tennis può cambiare così. Oggi non era la mia giornata e forse lui ha giocato meglio che nelle altre partite, non lo so, non le ho viste. Però ho sentito che oggi il suo livello era davvero alto.” 

C’era un’atmosfera molto rumorosa, è successo di tutto, compreso un tappo di champagne durante una tua seconda di servizio in un punto importante: quanto è stato difficile giocare in queste condizioni? 

FLAVIO COBOLLI: “No, è la cosa più facile giocare su questo campo. Se c’è un tappo di champagne o un applauso, è normale, è tennis. Siamo abituati a giocare su altri campi molto rumorosi e qui, quando succede qualcosa, lo senti perché nessuno parla e nessuno dice niente durante il punto. Quindi non c’è niente di più speciale rispetto a giocare su questo campo.” 

Come fai a rimetterti in moto per la prossima sfida dopo una giornata così? 

FLAVIO COBOLLI: “Come ho detto anche nell’intervista fuori dal campo, forse sono arrivato qui troppo presto e sentivo ancora il mio corpo in campo. Le emozioni sono ancora lì, quindi è difficile parlare anche per me, che di solito ho sempre il sorriso anche quando perdo. Penso che oggi non dormirò molto bene, anche perché ho prenotato il volo molto presto. L’ho già preso: voglio tornare a casa il prima possibile. Ma da domani resetterò la mente. Oggi passerò la giornata con la mia ragazza e forse sarà più facile dimenticare questa sconfitta. Però devo anche pensare che sono un quartofinalista Slam, quindi devo essere felice di me stesso.” 

Torno su quello che hai detto poco fa in inglese: se ho capito bene, hai detto che non sei stato abbastanza umile. È stato questo il problema? Hai sottovalutato un po’ Fritz? 

FLAVIO COBOLLI: “No, assolutamente no, non ho mai sottovalutato nessuno. Però è capitato diverse volte quest’anno di perdere con giocatori con una classifica nettamente più bassa della mia, rispetto magari a un giocatore numero 18 o 20. È capitato tante volte di perdere con giocatori fuori dal top 100, quindi il mio inconscio magari pensa: cavolo, io sono un giocatore forte da battere. Invece poi mi ritrovo a combattere i miei mostri in campo. Non volevo assolutamente dire che non ero umile, perché sarei stupido, anche perché mi sono giocato una partita come se fosse una finale. Però sicuramente qualcosa di sbagliato c’è stato e dobbiamo capire dove si può migliorare, perché non voglio che riaccada più. Comunque ho sentito di non aver espresso neanche il 50% del mio tennis. Però ovviamente è anche per merito suo che non l’ho fatto, quindi oggi è stato un giocatore più forte di me e gli va dato merito.” 

Non hai avuto problemi fisici, quindi possiamo escluderli e forse parlare più di problemi mentali? E come si esce da una sconfitta di questo tipo: con l’aiuto della famiglia o staccando qualche giorno dal tennis? 

FLAVIO COBOLLI: “Non sono il tipo che ha bisogno di aiuti esterni per resettare, è una cosa a cui siamo abituati e io probabilmente lo faccio meglio degli altri. Tra cinque minuti probabilmente riderò con tutti i miei amici che sono venuti a vedermi, ma al momento mi dispiace perché secondo me avevo una chance di fare qualcosa di ancora più speciale di quello che sento di aver già fatto. Non è così difficile resettare dopo un quarto di finale Slam: bisogna vedere anche l’altra faccia, non solo la sconfitta di oggi, ma il fatto che ci sono state due settimane importanti, che quasi mai mi erano riuscite. Quindi devo essere più contento che dispiaciuto. Ovviamente ora mi brucia tanto e sono molto dispiaciuto, però allo stesso tempo sono fiero di come sono arrivato qui, proprio perché, parlando con il mio team prima del torneo, ero veramente dubbioso di poter scendere in campo e avere un livello da Slam. Pensavo di non aver fatto le cose giuste per arrivare qui e alla fine il risultato è stato esattamente il contrario. Probabilmente oggi è arrivata un po’ di stanchezza e questo è costato la partita.” 

Durante le partite ogni tanto ti sentiamo discutere con tuo padre: sono cose che usi per caricarti oppure a volte ti tolgono energia? 

FLAVIO COBOLLI: “No, energia non credo, però sicuramente carico di più l’avversario e ammutolisco un po’ il mio team. È proprio questo che devo migliorare. Mi sentivo in difficoltà e mi sentivo un po’ solo su un campo del genere, sentivo di aver bisogno di un po’ di aiuto. Il fatto è che non riuscivo a cambiare le cose, ed è difficile, frustrante. Quindi me la prendo come sono abituato a fare io, e il primo è mio padre, che alla fine subisce un po’ troppo rispetto a quello che magari merita. Però quando in campo mi sento impotente, mi sento male, e oggi mi sentivo abbastanza impotente, quindi la mia frustrazione è ricaduta su di lui.” 

Di solito arriva sempre un momento in cui reagisci, perché sei un lottatore e non ti dai mai per morto. Oggi invece non è sembrato che avessi davvero la convinzione di poter girare la partita. 

FLAVIO COBOLLI: “Sì, perché probabilmente non mi è mai arrivata la chance, a parte nel secondo set dove credevo davvero di averla riaperta. Però quel game sull’1-0 l’ho giocato male e questa è la risposta alla tua domanda. Quando non senti di avere delle chance, anche se poi bastava un break in un momento o fare qualcosa per cambiare la partita, è difficile cambiare le cose quando senti di non poterlo fare.” 

Al di là della rabbia per la sconfitta di oggi, il bilancio di questa prima metà dell’anno resta positivo: nella Race sei quarto e con il risultato di oggi fai un altro passo avanti in classifica. Il trend resta positivo. 

FLAVIO COBOLLI: “Sì, infatti stiamo parlando di questa partita. Io sono convinto di quello che sto facendo e di come lo sto facendo. Stiamo parlando di un quarto di finale che ho appena perso, non di una conferenza stampa sulla stagione: in quel caso sarei con il sorriso 365 giorni l’anno. Ti ringrazio, però dobbiamo parlare della partita, che purtroppo è andata male, quindi sono dispiaciuto. Però la stagione è stata comunque positiva ed è in crescita, come lo è la mia carriera. È una salita, non è sicuramente una partita che mi fa scendere.” 

Guardandoti da fuori, ti chiedo: in questa sconfitta ha inciso anche la sindrome del favorito? Il fatto di avere addosso l’aspettativa di tutti per una vittoria e di affrontare invece un giocatore che ha sbagliato poco, si muove bene e ti ha portato ad avvitarti su te stesso? Anche il linguaggio del corpo sembrava andare in quella direzione. 

FLAVIO COBOLLI: “Sì, è quello che dicevo prima. Probabilmente gestisco ancora in maniera sbagliata le partite in cui mi vedo favorito, o in cui tutti vedono favorito me. Oggi ero in una partita molto importante, un quarto di finale Slam, da favorito: non credo che a inizio anno mi sarei mai immaginato di trovarmi in un quarto di finale Slam così da favorito. Quindi probabilmente sì, però bisogna anche imparare a gestire queste cose. Se guardo quelli che non sono favoriti, probabilmente in un anno ne ho otto davanti a me, quindi è importante cambiare questa cosa.” 

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