Wimbledon, Kostyuk: “Continuità è frutto del lavoro. La dedica è per mio nonno”

Dopo il successo nei quarti contro Jasmine Paolini, l’ucraina centra la seconda semifinale Slam consecutiva: “Sull’erba non sai mai cosa aspettarti. Mia madre e mio nonno hanno sacrificato tanto per la mia carriera”

Di Carlo Galati
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Marta Kostyuk - Roland Garros 2026 (foto X @RolandGarros)
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Marta Kostyuk è in semifinale a Wimbledon. Dopo il Roland Garros, anche l’erba londinese conferma la nuova dimensione dell’ucraina, che nei quarti ha battuto Jasmine Paolini gestendo con lucidità la prima volta sul Centre Court e il peso di un’occasione importante. Perché una cosa è giocare sull’erba, un’altra è farlo per la prima volta sul Centre Court con una semifinale Slam in palio.

Sicuramente è stata un’ottima partita. Sono contenta della mia prestazione. Penso di aver fatto bene dal punto di vista tattico”, ha spiegato Kostyuk in conferenza stampa. “Non è mai facile scendere in campo per la prima volta sul Centre Court. Non sapevo come avrei gestito la situazione e come avrei giocato. Quindi sono felice di tutto”.

È la seconda semifinale Slam consecutiva per l’ucraina, dopo quella raggiunta al Roland Garros. Un dato che cambia la percezione della sua stagione e forse anche della sua carriera. Kostyuk, però, resta fedele alla sua lettura: la terra battuta rimane ancora la superficie sulla quale si sente più solida. “Penso che il mio rendimento sulla terra sia ancora migliore rispetto all’erba”, ha detto sorridendo. “Era forse più prevedibile ottenere questo risultato sulla terra. La stagione sull’erba è così breve che è sempre difficile prevedere come andrà e come riuscirai ad adattarti. Direi ancora la terra, ma vedremo. Se vinco la prossima, dirò qualcosa di diverso”.

La continuità con Sandra: “Prima cambiavo tutto, ora guardo il quadro generale”

Il salto di qualità di Kostyuk non nasce da una folgorazione improvvisa. Non c’è un colpo solo, non c’è un’unica scelta tattica, non c’è una svolta isolata, c’è, piuttosto, un processo. La parola che torna è continuità: nel lavoro, nelle sensazioni, nella gestione dei momenti difficili.

Penso di aver lavorato su molte cose per un lungo periodo. Non posso indicare un singolo fattore”, ha spiegato. “Il tennis è uno sport molto complesso, quindi non puoi isolare un solo cambiamento. Direi che essere più costante giorno dopo giorno sta sicuramente portando risultati. In generale, maggiore continuità in come mi sento e in come sono”.

In questo percorso ha avuto un peso importante la stabilità del rapporto con la sua allenatrice Sandra. Kostyuk non lo nasconde: in passato, davanti alle difficoltà, la reazione era spesso quella di cambiare, cercare altrove, mettere tutto in discussione. Ora il meccanismo sembra diverso.

Mi ha aiutato molto. In passato, quando attraversavo periodi negativi o mi sentivo male in campo, la mia reazione era cambiare tutto: allenatore, team… tutto sembrava non funzionare, era molto emotivo”, ha raccontato. “Lavorare con Sandra ha in qualche modo sistemato questo aspetto. Anche quando le cose non andavano bene, non dubitavo di lei. Col tempo questa cosa si è attenuata. Guardare il quadro generale ha funzionato per entrambe”.

Per adesso il team resta essenziale, quasi minimale. Kostyuk non chiude la porta a nuovi ingressi, ma chiarisce un punto: non basta aggiungere qualcuno, serve qualcuno che alzi davvero il livello. “Sandra (Zaniewska n.d.c.) è un’allenatrice così brava che è difficile trovare qualcuno migliore. Doveva essere qualcuno davvero di alto livello. Siamo aperte a migliorare e collaborare con altri, ma per ora siamo solo noi due e sono molto felice”.

L’erba, Parigi e la semifinale con Linda: “La affronto come una partita qualsiasi”

Kostyuk continua a ripetere che sull’erba tutto è più instabile. Più fragile, più imprevedibile, più soggetto a scarti improvvisi. Non è una superficie sulla quale si sente ancora padrona come sulla terra, ma Wimbledon sta dicendo altro: che il suo tennis può funzionare anche qui, se sostenuto da ordine, aggressività e pazienza.

Sicuramente sono più forte sulla terra, al 100%”, ha detto con un sorriso. “L’erba è molto imprevedibile. Si vedono sempre statistiche strane: chi vince a Parigi poi non va oltre la seconda settimana a Wimbledon da anni, oppure il campione in carica esce presto. Per molti giocatori è così, con alti e bassi”.

La semifinale con Linda Noskova non viene caricata di significati ulteriori. Kostyuk ha già vissuto una semifinale Slam, la sua prossima avversaria no, ma l’ucraina non vuole trasformare l’esperienza in una categoria astratta. “Non considero le due situazioni uguali: sono tornei e avversarie diverse. Non ci penso. Affronto questa partita come una partita qualsiasi”.

Il Centre Court, intanto, le ha restituito una memoria lontana. Nove anni fa era sugli spalti per vedere Roger Federer contro Tomas Berdych. “Ero seduta dietro al box dei giocatori, mi sentivo onorata. Ricordo solo che ha dominato, ha giocato molto bene. Oggi è stato completamente diverso: entrare in campo è un’esperienza totalmente diversa”.

L’Ucraina, la famiglia e una dedica speciale: “Mio nonno ha 89 anni e mi scrive dopo ogni partita”

Fuori dal campo, Kostyuk resta una delle voci più nette del circuito sulla guerra in Ucraina e sul tema della riammissione della Russia ai Giochi Olimpici del 2028. Alla domanda, la risposta è stata diretta: “Penso che sia terribile. È molto lontano dal fair play per tutti i Paesi coinvolti, non solo per l’Ucraina. Non sono assolutamente d’accordo con questa decisione”.

Per ora, però, non vuole che questo diventi il centro dei suoi pensieri prima della semifinale. “Faremo sicuramente qualcosa. Ma non prima della semifinale. Forse ne parlerò negli Stati Uniti o quando avrò tempo di confrontarmi con il team, le altre giocatrici e il governo. Per ora non è la mia priorità”.

Impossibile, comunque, staccarsi del tutto da ciò che accade a casa. Kostyuk lo racconta senza cercare scorciatoie emotive. “La settimana scorsa è stata dura dopo il primo grande attacco. Poi lunedì hanno distrutto diverse strade residenziali, a cinque chilometri da dove vivono i miei genitori. È stata un’altra notte difficile, con molte vittime innocenti, anche bambini. Cerco di restare informata, ma anche di non farmi influenzare troppo. Ogni giorno è diverso, cerco di gestirlo come posso”.

La dedica, allora, non può che andare alla famiglia. Alla madre, al nonno, a chi ha attraversato insieme a lei ogni passaggio di una carriera fatta di talento, scosse, ripartenze e adesso anche di risultati pesantissimi.

Direi a mia madre o a mio nonno. Sono felice di poter vivere questo momento mentre lui è ancora vivo: ha 89 anni”, ha raccontato. “Mi scrive dopo ogni partita dicendomi cosa posso migliorare. Ultimamente però mi dice solo quanto sto giocando bene e quanto è orgoglioso. È una vittoria anche questa. Non ho ricevuto molti messaggi così nella mia vita. Hanno sacrificato tanto per la mia carriera e continuano a farlo. Ora sono a casa e penso che lo meritino quanto me.

Anche le sconfitte in allenamento, quelle che prima pesavano, adesso hanno un senso diverso. “Quando qualcosa non funziona, ti mostra dove stai sbagliando o dove non fai abbastanza”, ha spiegato. “Le sconfitte e i momenti difficili sono fondamentali per crescere: se tutto andasse sempre bene, non miglioreresti. Cerco di accettare queste sfide”.

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