Di Jannik Sinner si possono dire tante cose, ma sicuramente non che si farà cogliere impreparato dai tanti giovani aspiranti al trono. Solo a Wimbledon, tanto per dire, si è allenato con il classe 2009 brasiliano Luis Guto Miguel, fresco del titolo di Parigi, e coi due azzurri Simone Massellani e Raffaele Ciurnelli. Noi abbiamo avuto l’occasione di dialogare proprio con Raffaele, appena rientrato ad Arezzo e in procinto di riprendere gli allenamenti dopo l’impegnativa trasferta inglese. Il 18enne tennista umbro non è andato benissimo in singolare dove partiva da n.27 della classifica ed è stato eliminato all’esordio 6-3 7-5 dal bulgaro Dimitar Kisimov (n.11 ITF), ma si è rifatto in doppio dove è arrivato in semifinale facendo coppia con lo slovacco Leon Sloboda. Una coppia collaudata perché già in giugno i due avevano raggiunto i quarti di finale al Roland Garros. Sono poi stati eliminati 7-6 7-5 dagli statunitensi Michael Antonius e Andrew Johnson, che nel match per il titolo avrebbero a loro volta perso proprio contro Luis Guto Miguel e lo sloveno Ziga Sesko. Dobbiamo però confessare che non sono stati gli incontri di torneo ad incuriosirci, ma gli altri.
Buongiorno Raffaele, sei appena tornato e so che stai per riprendere la preparazione sui campi del CT Giotto.
Vero, appena finiamo di parlare vado ad allenarmi con i ragazzi della serie A, tra i quali Stefano Baldoni (talentuoso 2.1 che a 29 anni è da un po’ che non gioca più nei tornei internazionali ma si dedica, con indubbio successo, agli Open, ndr).
Stefano lo conosciamo bene, un giocatore di talento che ha fatto scelte diverse, lasciando la carriera professionistica e dedicandosi ai tornei Open. Chissà che giocando con te non gli torni voglia di rientrare nel circuito.
“Non credo proprio” (ride, ndr).
Allenarsi di primo pomeriggio con il caldo che fa ci vuole un bel fisico…a meno che ad Arezzo non ci sia un diverso microclima.
“No no (sorride, ndr), è un gran caldo anche qua ma a me non dispiace anche se in realtà sono uno che suda molto”.
Presentati velocemente ai nostri lettori: sei nato 18 anni fa a Perugia e hai vissuto fino a pochi anni fa a Montegabbione, un paese collinare in provincia di Terni di poco più di 1000 abitanti. I tuoi genitori abitano ancora lì?
“Sì, i miei abitano ancora lì e da quelle parti lavorano. Io cerco di tornarci nei fine settimana o non appena ho un momento libero tra un impegno e l’altro”.
Infatti ti sei trasferito giovanissimo al CT Giotto di Arezzo dove, come ci dicevi, ti sei trovato benissimo.
“Sì, è un circolo perfetto per le mie esigenze e sono seguito benissimo da Alessandro Caneschi e Andrea Pecorella”.
E’ inevitabile parlare della tua recente esperienza sui prati di Wimbledon dove non sei andato benissimo in singolare, ma ti sei rifatto in doppio dove hai raggiunto la semifinale. Che esperienza è stata? Non credo che tu avessi mai giocato sull’erba.
“E’ vero, ci eravamo giusto allenati qualche giorno sul campo in erba della Galimberti Tennis Academy a Cattolica. Ma qui ovviamente era tutta un’altra cosa. All’inizio ho fatto un po’ fatica ad adattarmi ma poi è andata sempre meglio. E negli ultimi due incontri di doppio penso di aver giocato proprio bene”.
Da bambino confessavi come il tuo sogno fosse vincere al Roland Garros. I prati inglesi ti hanno fatto cambiare sogno?
“Mi sa di sì (ride, ndr). Anche perché Wimbledon è fantastico: organizzazione perfetta, campi spettacolari e poi la chiamata elettronica che per me era una novità assoluta”.
A parte i risultati sul campo hai fatto una serie di incontri straordinari, a cominciare dall’allenamento con Sinner, dopo che a Parigi ti eri già allenato con Flavio Cobolli. Raccontaci un po’, come nasce un allenamento col numero 1 del mondo.
“A Wimbledon c’era Filippo Volandri, accompagnato da tanti tecnici federali tra cui Giancarlo Palumbo, il responsabile del settore giovanile (Under 18/20) della Federazione. Una sera Palumbo è venuto a dirci che l’indomani c’era un posto disponibile per allenarsi con Sinner. Visto che Simone Massellani doveva giocare e Filippo Alfano, che aveva perso il giorno prima, sperava che si liberasse un posto in tabellone da lucky loser, si rimaneva solo io e Matteo Gribaldo”.
E come avete risolto?
“Con il classico lancio della monetina” (ride, ndr).
E in campo com’è andata? Jannik ha spinto o si è limitato a fare un po’ di palleggi?
“Ha giocato normale…che per me ha significato che ha spinto eccome!”
Cosa ti ha colpito di più di lui?
“Ti potrei citare un qualsiasi colpo e non sbaglierei. Ma in particolare una professionalità estrema che si manifesta in ogni più piccolo dettaglio”.
Jannik alla fine ti ha dato qualche consiglio o era giustamente molto concentrato su se stesso?
“Sì, mi ha spiegato alcune cose su come giocare su quell’erba che lui conosce bene. Poi è stato molto carino perché si è anche informato su di me e sulla mia carriera. Mi ha fatto l’impressione di una persona molto riservata che però sa comunicare anche in maniera giocosa. Come faceva col suo staff con cui scherzava spesso, alternando invece valutazioni serie sull’allenamento”.
A Wimbledon hai incontrato anche qualcun altro, un certo Roger Federer. Com’è successo?
“Niente di premeditato. Era il giorno in cui avevamo vinto nei quarti in doppio ed eravamo lì che stavamo parlando a metà strada tra i campi e la palestra. E lì vicino c’era uno che faceva da maestro a due ragazze che non conoscevo. Tirava le palline con grande nonchalance ma con uno stile inconfondibile che mi ricordava qualcuno. Allora mi sono avvicinato e ho chiesto a uno della sicurezza se fosse davvero Federer. Alla sua risposta positiva ci siamo appostati e al primo cambio campo gli ho chiesto di fare una foto assieme”.
Adesso devi chiudere la tua ultima stagione da junior, circuito in cui hai già messo in bacheca cinque tornei del circuito ITF Junior di cui due J300 nel 2026 a Casablanca in Marocco e a Villena in Spagna. Cosa ti aspetti da questi ultimi mesi? Diciamo che sarebbe molto importante entrare in top 10, o al limite in top 20, per poter usufruire dello Junior Accelerator Programme che l’anno prossimo ti consentirebbe di avere fino a 8 inviti per dei Challenger 50 o 75.
“Punto soprattutto allo US Open, con una tappa di preparazione in Canada al J300 di Repentigny e uno o due tornei da 15.000 dollari sul cemento. Che dirti? Effettivamente scalare la classifica Junior sarebbe importante per la prossima stagione che sarà la mia prima da professionista. Già questa settimana ho guadagnato due posizioni e sono salito al n.25”.
Coi grandi hai giocato solo 7 match, di cui curiosamente 2 contro Giorgio Tabacco, l’anno scorso a Bologna e nel giugno di quest’anno a Milano alla Golarsa Cup in cui sei però andato decisamente meglio perché dopo aver vinto 6-2 il primo set eri avanti 4-1 anche nel secondo. Se ne desume comunque che sarebbe meglio non incontrare più, almeno per un po’, il giocatore siciliano.
“”Ma dai figurati (ride, ndr). E’ vero che ci ho perso due volte ed è una statistica abbastanza singolare, ma in realtà devo dire che quest’anno sono andato decisamente meglio e in campo mi sentivo bene, tranquillo.
Tu sei campione d’Europa Under 18 di doppio in carica, in coppia con Matteo Gribaldo, è da tempo che siamo abituati a considerare te, Gribaldo (n.28 ITF) e Massellani (n.25) come i nostri tre moschettieri del 2008. Che rapporto hai con loro?
“Rapporti ottimi, sia dentro che fuori dal campo. Ormai è da tanto tempo che giriamo assieme. Quanto al doppio è una specialità che mi piace, posso fare meglio ma sono già abbastanza soddisfatto”.
Altri giocatori con cui hai un buon rapporto?
“Sicuramente Filippo Alfano che era a Londra con noi. Dai, possiamo parlare dei quattro moschettieri” (ride, ndr).
Un allenatore non famosissimo ma bravo davvero mi disse una volta che tutti i mancini sono matti. Io potrei aggiungere che tutti quelli che giocano il rovescio a una mano sono poeti. Ti ci riconosci?
“Non devo dirlo io, ma a me il rovescio monomano piace molto. Anni fa, mi sembra fosse il 2021, tornai da un torneo e il rovescio a due mani non lo sentivo più, non funzionava. Così abbiamo deciso di provare a cambiare, e non è andata malissimo. Anzi piano piano sta andando sempre meglio anche se è chiaramente un colpo su cui devo lavorare ancora tanto”.
Tu forse sai che nei primi 100 in classifica ci sono solo 6 che giocano il rovescio ad una mano (Musetti, Shapovalov, Altmaier, Kovacevic, Mpetschi Perricard e Tsitsipas). E’ una bella sfida, cosa ne pensi?
“Sì effettivamente è una bella sfida (ride e probabilmente sta facendo gli scongiuri, ndr). Del resto è quello il colpo con cui mi sento a mio agio”
A proposito di Tsitsipas dici sempre che è il tuo modello, lo è ancora dopo i suoi ultimi risultati piuttosto scadenti?
“E’ il preferito nel senso che è il giocatore in cui più mi rivedo, un po’ per il rovescio a una mano, il buon servizio, lo sventaglio di diritto verso sinistra e le variazioni con il back. Poi certo non sta attraversando un buon momento. Ma il mio giocatore preferito in realtà è sempre stato Rafa Nadal anche se il suo tipo di gioco non c’entra davvero nulla col mio”.
Ti piace viaggiare? Domanda inevitabile per uno che sta intraprendendo il tuo mestiere.
“Mah si dai, l’unica cosa è che in aereo non sto comodissimo essendo piuttosto alto” (195 cm per la precisione, ndr).
Devi aumentare le entrate e passare alla business! A proposito di guadagni, vedo dal tuo atteggiamento già estremamente professionale che hai un rapporto molto stretto col tuo procuratore Ugo Colombini.
“Effettivamente hai ragione, la business mi sembra un’ottima idea (ride, ndr). Con Ugo abbiamo cominciato a lavorare assieme da un po’ più di due mesi e sono molto contento. Vediamo come proseguirà questo rapporto. Mi rassicura il fatto che lui sia stato negli anni con tanti buoni giocatori (Juan Martin del Potro solo per citarne uno, ndr). Era anche a Londra con la Ostapenko”.
Con l’inglese, che per un tennista è uno strumento di lavoro, come va?
“Bene dai, diciamo che mi faccio capire (ride, ndr). Se però cominciano a parlare un po’ troppo veloce faccio un po’ fatica”.
Tra un match e un allenamento come occupi i tempi morti quando sei in trasferta? Riesci a infilarci anche un po’ di turismo?
“Turismo poco perché sono molto focalizzato su quello che sto facendo. A Londra siamo usciti un paio di volte a fare un giro vicino all’Hotel dove eravamo ma non credo che si possa proprio parlare di turismo. E in ogni caso in questa direzione è fondamentale la spinta degli amici o di qualche maestro, altrimenti non è la prima cosa che mi viene in mente. In questo momento ad esempio mi ritaglio qualche spazio perché sto studiando per la patente oppure ascolto musica per rilassarmi”.
Qualche hobby particolare?
“Mi piace giocare a scacchi con Filippo Alfano e ti dirò che ogni tanto facciamo anche delle buone giocate” (musica per le orecchie del vostro redattore che ai tempi si dilettava a girare per tornei, anche con buoni risultati).
Intanto lo chiamano dal campo “Raffaele hai finito?”. Non ti preoccupare abbiamo terminato. Solo un’ultima domanda per toccare un tasto che spesso risulta dolente: la scuola. In genere, tranne alcune eccezioni, i genitori spingono perché giustamente pensano sempre ad un piano B.
“A settembre comincio l’ultimo anno del liceo Linguistico e frequento online per ovvi motivi”.
Ho mentito, non era esattamente l’ultima domanda, ne ho ancora un paio: hai la sensazione di stare perdendo qualcosa dei tuoi 18 anni rispetto ai tuoi coetanei?
“Non direi, sento di essere in grado di gestire abbastanza bene amici e famiglia. Ovviamente se non avessi giocato a tennis sarebbe stato diverso, ma comunque mi piace e dunque sono contento.”
Abbiamo una fidanzata lì ad Arezzo?
“No, non abbiamo una fidanzata, non ancora”.
Grazie Raffaele del tuo tempo, ti lascio andare a giocare.
“Grazie a te e a tutti i lettori di Ubitennis. Spero di darvi ancora tanto da scrivere!”
