Novak Djokovic sta sempre più sfidando e riscrivendo record e leggi. Sia fisiche che di anzianità. La sua storia con il tennis sta prendendo le sembianze di un romanzo d’avventura, e a Wimbledon ha raggiunto un’altra semifinale Slam, clamorosamente. Contro Jannik Sinner e, quasi naturalmente, non c’è stato nulla da fare. Per quanto Nole abbia sicuramente pagato le oltre 5 ore impiegate per battere Auger-Aliassime ai quarti di finale, come ha anche raccontato in un’intervista concessa alla CBS.
“Il corpo sta rispondendo diversamente ed è semplicemente biologia“, ha spiegato il serbo, “non ho fatto in tempo a recuperare per la semifinale e non ero fresco come avrei voluto essere. Senza nulla togliere a Sinner che ha vinto il torneo, ma le cose sono diverse per me al giorno d’oggi“. L’età inizia a presentare il conto anche a Djokovic, che ovviamente non ha cercato alibi ma ha semplicemente definito come stavano le cose. “Provo sempre ad essere migliore rispetto a com’ero il giorno prima“, ha però sottolineato.
Obiettivi e sostegno
Il 25esimo Slam rimane un obiettivo per Djokovic, quello non si cancella. Un sogno? Sì, ma con un certo alone di concretezza. La competizione più grande per il serbo rimane con sé stesso (come racconterà nel documentario su di lui, “Il lupo nell’inverno“, in uscita il mese prossimo), ma ora punta anche lo US Open. “Lo trovo lo Slam più entusiasmante, una delle più grandi cose per cui ancora gioco è l’energia della folla e il rispetto e l’ammirazione che sto ricevendo, specialmente negli ultimi anni. Non potrò mai ringraziare abbastanza le persone per tutto questo“.
Partendo quasi da zero, in un Paese privo di grande tradizione come la Serbia. “Lo sport era il mio spazio sicuro“, riflette Djokovic, “lo collegherei alla mia infanzia, alla mia educazione, a un Paese devastato dalla guerra, alle numerose guerre degli anni ’90, all’embargo, alle sanzioni, alla crisi economica, alla crisi sociale… insomma, a crisi di ogni tipo. Ho scelto lo sport più costoso e i miei genitori volevano sostenermi“. Una storia di vita, partendo quasi da zero, che ha portato Nole al punto più alto possibile.
Rendendolo degno dei posti principali alla tavola dei grandi del tennis, nel pantheon. Federer, lui, Nadal…ma anche Serena Williams. Il cui rientro, dalle parole di Djokovic, merita assolutamente rispetto: “Non importa se vinca o perda, è comunque epico e bisogna godersi quello che ha fatto. È quello che le ho detto di persona a Wimbledon ed è quello che provo sinceramente nel profondo del mio cuore. Voglio che si senta felice e serena sul campo perché, in un certo senso, so come ci si sente a continuare a dare il massimo a quell’età, quando hai già raggiunto tutto ciò che potevi raggiungere“.
