Il talento non è mai stato il problema di Bernard Tomic. Tutto il resto, invece, sì. Il rapporto tormentato con il tennis, la disciplina, le polemiche, la fatica di convivere con aspettative enormi e, soprattutto, con se stesso. Otto anni dopo l’ultimo titolo conquistato tra ATP e Challenger, l’australiano è tornato ad alzare un trofeo e no, non è stato sotto le luci di Wimbledon, il luogo nel quale da adolescente sembrava destinato a costruire la propria grandezza, ma a Lincoln, in Nebraska, davanti a poche centinaia di spettatori.
Forse proprio per questo la vittoria pesa più di quanto dica la categoria del torneo. Perché racconta il tentativo di risalita di un giocatore che il primo agosto 2022 era precipitato al numero 813 della classifica mondiale e che tre settimane più tardi avrebbe toccato quota 825. Tomic avrebbe potuto smettere, dedicarsi ai milioni che un tempo raccontava provocatoriamente di contare. Ha scelto invece gli ITF, i Challenger, gli alberghi lontani dal lusso e le settimane trascorse a inseguire pochi punti in qualunque angolo del calendario.
Una finale vinta senza mai fare break
A Lincoln, Tomic ha sconfitto l’estone Mark Lajal, numero 159 del mondo e dieci anni più giovane, con il punteggio di 4-6 7-6(4) 7-6(3), al termine di una finale durata due ore e 41 minuti. Una partita quasi paradossale, conquistata dall’australiano senza riuscire una sola volta a strappare il servizio all’avversario.
Dopo aver perso il primo set a causa dell’unico break dell’incontro, Tomic è rimasto aggrappato al match, ha portato a casa il tie-break del secondo parziale e nel dodicesimo game del terzo ha annullato anche un match point. Nel gioco decisivo ha poi completato la rimonta, imponendosi per sette punti a tre. Esattamente il genere di battaglia che il Tomic degli anni più turbolenti avrebbe probabilmente lasciato scivolare via. Questa volta Bernard è rimasto lì, senza fretta e senza staccare la spina.
Il successo gli ha permesso di guadagnare 36 posizioni e di risalire fino al numero 170 ATP, il piazzamento più alto dallo scorso settembre. È il quarto Challenger della sua carriera. Il primo lo aveva vinto nel 2009, a soli 16 anni, diventando il terzo più giovane campione nella storia del circuito cadetto dopo Michael Chang e Richard Gasquet. Tra quel ragazzino e l’uomo che ha vinto in Nebraska sembra esserci la distanza di due carriere e di almeno tre vite.
Dalla promessa di Wimbledon ai bassifondi
Tomic era una stella destinata a brillare. Campione junior all’Australian Open e allo US Open, nel 2011 raggiunse i quarti di finale a Wimbledon a 18 anni, fermato soltanto da Novak Djokovic. Aveva una facilità di gioco quasi irritante: colpi piatti, anticipi, cambi di ritmo e una capacità naturale di leggere il campo. Nel gennaio 2016 arrivò al numero 17 del mondo, ma quella rimase la vetta di una carriera che sembrava poter salire molto più in alto.
Le polemiche finirono progressivamente per divorare il giocatore. Le accuse di scarso impegno, le partite affrontate con atteggiamento rinunciatario, l’ammissione di essersi annoiato durante una sconfitta a Wimbledon nel 2017 e le frasi sui soldi divennero più famose dei risultati. Tomic non fu soltanto risucchiato dai problemi che lo circondavano: spesso fu vittima di se stesso, incapace di accompagnare il proprio talento con la professionalità richiesta dal tennis moderno.
Eppure, quando sembrava ormai scomparso, ha ricominciato dal basso. Tra il 2022 e il 2024 ha conquistato cinque tornei ITF, accettando una dimensione lontanissima da quella immaginata da adolescente. Lincoln gli ha restituito adesso il primo titolo Challenger da Maiorca 2018 e il primo trofeo di questa importanza dal successo ottenuto poche settimane dopo nell’ATP 250 di Chengdu, quando sconfisse Fabio Fognini salvando quattro match point.
“Pensavo di smettere, ora giocherò altri vent’anni”
Durante la premiazione Tomic ha raccontato di essere stato vicinissimo ad arrendersi ancora una volta: “Sarò il più sincero possibile: una decina di giorni fa, forse due settimane fa, ho sbattuto contro un muro. Avevo detto che questo sarebbe stato il mio ultimo anno, quindi adesso dovrò rivalutare alcune cose”. Poi il sorriso e la battuta: “Ora che ho vinto dovrò tornare al tavolo delle decisioni. Probabilmente giocherò altri vent’anni”.
Il ritorno nella Top 100 rimane un obiettivo complicato, ma non più completamente fuori portata. Questo titolo non riscrive ciò che è stato e non restituisce a Tomic gli anni dispersi. Dimostra però che, a 33 anni, esistono ancora il tennis e la volontà per cercare un finale diverso.
Bernard Tomic non diventerà mai il campione che tutti avevano immaginato, quando da adolescente i paragoni con i più forti si sprecavano e quando sembrava in un’inarrestabile ascesa. Può però diventare qualcosa che, per molto tempo, nessuno pensava possibile: un giocatore disposto a sudarsi ogni punto, restando aggrappato a quella vita che solo qualche mese fa avrebbe voluto lasciare. Per anni la sua carriera è stata raccontata attraverso tutto ciò che aveva gettato via, a Lincoln, almeno per una domenica, attraverso ciò che ha rifiutato di perdere.
