US Open, Gauff: “Influencer? Devono seguire il galateo di questo sport”

"Sarebbe bello essere la numero uno, ma non è qualcosa a cui ho pensato. Sono più concentrata sulle vittorie nei Grand Slam", ha ammesso la statunitense

Di Pietro Sanò
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Coco Gauff - Cincinnati Open 2026 (Photo by Jeff Dean /Wick Photography for Cincinnati Open)

Allo scoccare delle due ore di gioco, Coco Gauff è riuscita a liberarsi di una ritrovata Paula Badosa, capace di tener testa alla numero 4 del mondo in entrambi i set. Esultanza che parla da sé. Vittoria di grande peso quella ottenuta dalla statunitense, che ha dunque prenotato il terzo turno dello US Open, dove sfiderà Cristina Bucsa. In conferenza stampa, i giornalisti hanno domandato a Gauff quale fosse la sua opinione circa la presenza degli Influencers a Flushing Meadows. Tema caldissimo di quest’edizione dello US Open, divenuto di maggior rilievo dopo aver assistito ad una scena del tutto fuori luogo durante un incontro, che vi mostriamo nel seguente video.

Quest’episodio ha chiaramente sollevato un polverone, una volta andato virale sui social. Medvedev, in merito alla questione, ha dichiarato: “Più cerchiamo di far conoscere il tennis meglio è, perché questo sport diventa sempre più popolare. Per quanto riguarda l’espressione “Disneyland del tennis” – utilizzata da Craig Tiley – non mi piace perché si tratta pur sempre di uno sport in cui, in un certo senso, lottiamo per la nostra vita“. Sulla stessa linea Osaka, forse un po’ più rigida del collega russo: Se si partecipa a un evento sportivo, bisogna rispettare lo sport stesso. Ritengo che sia una questione di semplice cortesia informarsi sullo sport in questione, soprattutto sulle regole di comportamento. Potrebbe essere positivo che le persone contribuiscano a diffondere lo sport del tennis tra il proprio pubblico specifico. Tuttavia, penso che la situazione debba essere gestita molto meglio, specialmente in contesti come quello del mio incontro del primo turno”.

Mentre Gauff, al termine del match con Badosa, ha detto: “Penso che sia fantastico attirare un pubblico diverso verso questo sport, e non ho alcun problema con gli influencer. Ne ho incontrati alcuni e ne seguo altri online. Per fortuna quelli che seguo online rispettano il galateo e conoscono piuttosto bene il tennis. Sì, penso che sia come in qualsiasi altro luogo in cui si va: bisogna rispettare il galateo del posto, e credo decisamente che… penso che la responsabilità possa ricadere anche su alcuni marchi, magari mettendo un cartello o qualcosa del genere nelle suite, così che lo sappiano. Perché, sai, a volte è la loro prima partita di tennis. Non lo sanno. Probabilmente sono già stati a partite di basket. Ma sono assolutamente convinta che non si debba usare il flash, perché dà fastidio… e io sono una delle giocatrici più tolleranti. È molto raro sentirmi lamentare del rumore. Il flash, assolutamente niente flash durante i punti, e cercate di non parlare a voce troppo alta. Voglio dire, il campo Ashe è molto rumoroso, quindi ci sono abituata, ma sicuramente non mi va di canticchiare le canzoni di TikTok e cose del genere nel bel mezzo di un punto. Penso che non sia solo per noi giocatori, ma anche per l’esperienza di chi ci guarda. Ma penso decisamente che se dovessi scegliere tra il rumore e i flash, opterei per niente flash, perché in realtà ci distraggono un po’. Penso decisamente che sia bello avere un nuovo pubblico e credo fermamente che questo aiuti a far crescere lo sport. Ma come per qualsiasi cosa, in qualsiasi luogo tu vada, ad esempio se sei invitato a un red carpet, non ti presenteresti in jeans. Penso che si tratti semplicemente di seguire il galateo di questo sport. Tutto qui”.

D. secondo te è positivo essere messi sotto pressione? Preferisci questo, oppure è meglio giocare così bene da superare gli avversari senza troppa fatica e conservare molte riserve di energia?
Coco Gauff: “No, penso che sia positivo aver già affrontato tante sfide. Insomma, quando ho vinto qui nel 2023, mi sembra di aver giocato tre set in quasi ogni partita. Onestamente, quando ho visto il tabellone, mi sono detta: «Beh, ho perso un sacco di volte contro Daria e un sacco di volte contro Paula». Quindi sapevo che, se avessi superato il primo turno, il secondo sarebbe stato comunque difficile, a prescindere dall’avversaria. Penso che per me sia un’ottima iniezione di fiducia sapere di poter superare queste partite. Ovviamente, preferirei forse non affrontare al secondo turno qualcuno contro cui ho perso così tante volte. Ma penso che oggi sia stata una grande iniezione di fiducia. E credo che anche il fatto di aver vinto in due set faccia una grande differenza. Sì, sono stata messa alla prova, ma penso sia stata una bella battaglia in cui non sono rimasta in campo per tre ore”.

D. Quattro donne potrebbero diventare numero 1 dopo questo torneo. Jess ha detto poco fa che, quando era più giovane, sognava di diventare numero 1, non necessariamente di vincere uno Slam. Mi chiedo: com’era la situazione per te? Ovviamente tu hai vinto due Slam.
Coco Gauff: “No, per me è stato proprio il contrario. Non ho mai pensato di diventare la numero uno. Credo che, crescendo e guardando giocare Serena, in quei momenti in cui forse non era alla ricerca… Perché non si insegue il numero uno, non partecipava a così tanti tornei, era chiarissimo che fosse concentrata sugli Slam – quindi credo che, crescendo e guardandola giocare, abbia sempre avuto quella mentalità. Sì, sarebbe bello essere la numero uno, ma non è qualcosa a cui ho pensato, ad essere sincera. Ci tengo sicuramente, ma non credo che mi vedrete, tipo… non penso che sia qualcosa per cui mi sentirò nervosa, onestamente. Se succederà, fantastico. Altrimenti, pazienza. Penso di essere semplicemente più concentrata sulla vittoria dei tornei del Grand Slam, perché alla fine è di questo che la gente parla di più nella tua carriera, più che del raggiungere necessariamente il primo posto in classifica. Ovviamente, se vinci i tornei del Grande Slam, la classifica arriverà da sé”.

D. È una cosa positiva che ci siano quattro donne in lizza?
Coco Gauff: “Sì. Penso che aumenti la posta in gioco e renda il tutto più interessante per i tifosi. Per quanto mi riguarda, onestamente, non sapevo nemmeno di essere in lizza finché qualcuno non me lo ha fatto notare a Cincinnati o forse qui. Non ricordo bene. Quindi, sì, non guardo le classifiche. A volte, ad esempio dopo gli US Open, do un’occhiata in tempo reale per vedere se entro nella classifica di fine anno, ma non mi capita di pensare: «Oh, sono così vicina al numero 1».

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