La decisione dell’ITIA sul caso di Nick Kyrgios è arrivata nel giro di un mese. Tempi rapidissimi. Risale infatti allo scorso 4 agosto l’inizio della procedura, con la lettera di pre-accusa da parte dell’ITIA che lo informava della positività alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, del campione da lui fornito lunedì 22 giugno durante il torneo di Maiorca. Accettata la spiegazione di Kyrgios – consumo di una sostanza d’abuso fuori dalle competizioni – la conseguente squalifica è stata di un mese, già scontata con la sospensione provvisoria. L’episodio ci fornisce lo spunto per un ripasso dei casi più (o anche meno) noti in cui tennis e cocaina hanno incrociato le loro strade. Ma prima…
La radicale modifica delle regole
Il quadro normativo è cambiato radicalmente nel 2021, quando cocaina, eroina, MDMA e THC sono state identificate dalla WADA come sostanze d’abuso, frequentemente oggetto di abuso nella società al di fuori del contesto sportivo”. Queste sostanze sono vietate in-competition, ma a volte il loro utilizzo out-of-competition può essere rilevato durante la competizione e portare a un risultato analitico avverso. Se l’atleta riesce a dimostrare che l’uso è avvenuto fuori dalle competizioni e non era correlato alla prestazione sportiva, la sospensione sarà di tre mesi, eventualmente ridotta a un mese se l’atleta completa un programma di trattamento per la dipendenza. Queste sostanze rimangono vietate e gli atleti possono comunque essere sanzionati fino a quattro anni se non riescono a dimostrare l’utilizzo fuori delle competizioni e non correlato allo sport.
Gli inizi confusi
Mats Wilander e Karel Novacek, 1995-1997 – Procedure preistoriche
L’ex numero 1 del mondo Mats Wilander risultò positivo alla cocaina a Roland Garros 1995 insieme a Karel Novacek, n. 8 ATP nel 1991 e ora anche concittadino di Jakub Mensik (Prostejov). Non siamo riusciti a rintracciare la decisione dell’ITF né di Mats né di Karel e abbiamo ricostruito la vicenda usando come fonti i giornali dell’epoca, tra cui il New York Times. Entrambi negarono di aver assunto consapevolmente la sostanza, contestarono la procedura dei test, sostennero che i campioni di urine erano stati gestiti in modo non corretto e che la federazione non aveva fornito le prove su cui basava le accuse.
Alla fine della lunga controversia, accettarono i risultati affermando però di aver assunto la droga inconsapevolmente. Ricevettero una squalifica di tre mesi, con perdita di premi e punti. La parte davvero significativa di questa vicenda è mostrarci quanto rudimentali e contestate fossero all’epoca le procedure antidoping del tennis.
Lourdes Domínguez Lino, 2002 – La prima donna
La spagnola risultò positiva ai metaboliti della cocaina in un controllo effettuato a inizio marzo 2022 ad Acapulco. Secondo le cronache del successivo 25 agosto che citano il comunicato della WTA, la WTA stessa impose a Domínguez Lino tre mesi di sospensione, una multa di 23.347 dollari e la restituzione di punti e montepremi guadagnati a partire dal 1° marzo. Da n. 158 della classifica, perse oltre 200 posizioni. Quattro anni più tardi, Lourdes, ritenuta la prima tennista positiva alla sostanza, raggiunse il best ranking di n. 40.
L’ITF inizia a gestire il programma antidoping
Martina Hingis, 2007/2008: Tanto non gioco più
Anche l’ex numero 1 del mondo del tennis femminile risultò positiva alla benzoilecgonina. Il mteabolita della cocaina venne rilevato nel campione raccolto a Wimbledon il 29 giugno 2007, anno in cui l’ITF prese il controllo dell’antidoping. Nel gennaio successivo, davanti al Tribunale Indipendente Martina negò sia l’assunzione sia l’integrità del campione e, nel caso l’ITF avesse provato le accuse, chiedeva la “Nessuna colpa o negligenza” o, in subordine, Nessuna colpa significativa. L’anno precedente, fu in effetti riconosciuto dal laboratorio di Montreal un problema relativo ai contenitori: uno su sei arrivava non chiuso correttamente, potendo così essere aperto manualmente (e dunque manipolato) invece che con la normale martellata.
Il contenitore usato per Hingis apparteneva a quel lotto, ma non è che non potessero essere sigillati, era solo più difficile farlo e il problema fu risolto mandando le istruzioni agli addetti alla raccolta (i Doping Control Officers). I funzionari incaricati erano Mr. e Mrs. Snowball – a fatica evitiamo battute. Secondo il Tribunale ci fu una deviazione dagli Standard Internazionali, ma l’ITF provò che ciò non aveva causato il risultato analitico avverso. Martina non indicò una possibile fonte (la difesa era, parafrasando, non ho sniffato coca, quindi l’avrò assunta con del cibo, bevande, medicinali, integratori), quindi prese la sanzione massima, due anni. L’inizio della squalifica fi retrodatato al 1° ottobre 2007, dopo l’ultimo torneo disputato. Hingis aveva già annunciato il ritiro il 1° novembre. Sarebbe rientrata in doppio nel 2013, riconquistando la vetta del ranking di specialità due anni dopo.
Richard Gasquet, 2009 – Kiss me deadly
Benzoilecgonina anche per Gasquet, numero 7 del mondo nel 2007, risultato positivo durante il torneo di Miami del 2009, dal quale peraltro si ritirò prima del match di esordio per un problema alla spalla. La difesa si basava sulla contaminazione in seguito al contatto fisico, insomma Richard aveva più volte baciato tale Pamela, sua connazionale che avrebbe assunto cocaina. Succedeva al Set, un club dove si era esibito il DJ Bob Sinclar. Il Tribunale Indipendente gli inflisse due anni di squalifica.
Ricorso al TAS di Losanna che prese la decisione del Tribunale capovolgendola stile Tobey Maguire nei panni di Spider-Man quando bacia Kirsten Dunst. La parte interessante della sentenza, datata 17 dicembre 2009, riguarda Pamela, la cui credibilità come testimone (in un’intervista televisiva affermava di aver assunto cocaina in passato, ma non quella sera e negò di essere una consumatrice abituale) fu minata dall’analisi del capello ordinata dall’autorità giudiziaria francese in seguito alla denuncia contro ignoti presentata da Gasquet per somministrazione di sostanze pericolose. Il procedimento penale fu poi archiviato. Il peso maggiore fu però dato alle perizie degli esperti, secondo cui la quantità di sostanza rilevata era compatibile con la contaminazione. “Più probabile che no” secondo il TAS, che si pronunciò per “Nessuna colpa o negligenza” con conseguenze eliminazione di ogni periodo di squalifica. Richard continuò a tenersi lontano dalle righe, compresa quella di fondocampo.
La WADA raddoppia
José-Manuel Román Gómez, 2015 – Chi tace acconsente
Dal 1° gennaio 2015, la sanzione standard per la presenza/uso di una sostanza “non specificata” passò da 2 a 4 anni nei casi ritenuti intenzionali; in assenza di volontarietà restava di 2 anni. Il primo a farne le spese fu Jose-Manuel Roman-Gomez, spagnolo classe 1977 mai nei primi 1000 della classifica, positivo all’ormai noto metabolita secondo le analisi del campione fornito il 15 giugno 2015 in un evento Futures a Martos, in Spagna. Nel comunicato originale dell’ITF si legge che Roman Gomez era stato avvertito che, in assenza di una risposta adeguata, sarebbe stato considerato colpevole dell’accusa e avrebbe accettato un periodo di squalifica di quattro anni. Nessuna contestazione dell’accusa né richiesta di un’udienza da parte del tennista, quindi conferma della violazione e squalifica dal 3 settembre 2015 fino al 2 settembre 2019.
Daniel Evans, 2017 – Premio per i soldi che ci hai fatto risparmiare
Positivo a benzoilecgonina e cocaina a seguito del controllo del 24 aprile 2017 durante il torneo di Barcellona, l’allora n. 44 ATP ammise la violazione prima in una conferenza stampa, poi nella lettera inviata all’ITF. Aveva assunto una piccola quantità di cocaina il 20 aprile (fuori dalla competizione e messo quella restante in una tasca del suo beauty case per poi gettarla il giorno successivo. La stessa tasca dove teneva dei farmaci che usava in quei giorni che ne furono contaminati. L’esperto dell’ITF era d’accordo con la difesa, la piccola quantità rilevata (1‐3 mg) era compatibile con la spiegazione dell’atleta, il quale aveva così provato “la fonte” sulla bilancia delle probabilità, facendo scendere la sanzione massima da quattro a due anni.
L’ITF non poté escludere qualsiasi colpa o negligenza, ma concesse “Colpa o negligenza non significative” riducendo ulteriormente la squalifica a un anno. Insomma, Dan non fu condannato “direttamente” per l’uso, bensì per una semplice contaminazione. Ma a lasciare forse perplessi è questa frase nella decisione dell’ITF: “In tutte le circostanze del caso, compresi i tempi e le spese risparmiati raggiungendo un risultato concordato anziché avere un’udienza di contestazione, l’ITF accetta che una riduzione di 12 mesi…”. Con ormai zero punti in classifica, Evans è rientrato al Challenger di Glasgow arrivando ai quarti di finale partendo dal tabellone cadetto, per il quale aveva ricevuto una wild card. Ha raggiunto il best ranking al n. 21 nell’agosto 2023.
Omar Jasika, 2017-2018 – Il timing peggiore
Solito metabolita anche per il classe 1997 di Melbourne in un controllo in competizione durante l’Australian Open Wildcard Playoff dell’11 dicembre 2017. Tennis Australia e l’agenzia nazionale antidoping (ASADA) gli imposero due anni di squalifica, fino al 5 marzo 2020, data sfortunata perché coincide con lo stop del Tour a causa della pandemia e ciò gli sarebbe “costato quattro anni di vita”, parole sue. Jasika rinunciò al diritto a un’udienza e accettò la sanzione.
Recuperato il comunicato stampa di Tennis Australia ma non l’eventuale testo con la decisione completa, non sappiamo dunque spiegare il motivo che ha portato le autorità antidoping a valutare – evidentemente – la violazione come non volontaria. Omar ha raggiunto il n. 177 ATP un paio di anni fa, mentre il fratello Amor, del 2004, è ancora alla ricerca del primo punto ATP in singolare. In occasione della sentenza Kyrgios,
Equità e Kyrgios
Omar ha pubblicato un post su Instgram, chiarendo subito che Nick è un amico e lo sostiene in questo momento difficile. Ripercorrendo l’episodio della propria squalifica, dice, “avrei voluto anche io a disposizione lo stesso aiuto e la stessa comprensione”. E conclude domandandosi “se la punizione che ho ricevuto sia stata giusta e se le persone colpite dalle vecchie regole meritino che i loro casi vengano riesaminati”.
L’art. 27.3 del codice WADA 2021, quello che ha rivoluzionato la materia, prevedeva la possibilità di richiedere una riduzione nel caso di squalifica ancora in corso all’entrata in vigore. Una volta scontata, come negli ultimi tre casi esaminati, l’appello di Omar non è giuridicamente praticabile e, forse, intende evidenziare come la WADA non abbia creato un qualche meccanismo per compensare i casi come il suo. Di sicuro, si può spostare il dibattito sul piano dell’equità, ma non c’è molto da fare se non osservare che quei casi sono stati giudicati secondo un sistema di regole che oggi prevede sanzioni potenzialmente molto più miti.
Enter Substance (of abuse)
Imran Sibille, 2025 – Un mese per niente
Positività alla cocaina il 9 marzo 2025 in un M25 in Catalogna per il tennista del Marocco con un best ranking di 1.433 due anni fa. L’ITIA, che dal 2022 si occupa anche di Antidoping per conto dell’ITF, ha accettato che l’uso è avvenuto out-of- competition e non collegato alla prestazione sportiva; con l’adesione a un programma di trattamento approvato dall’agenzia, la sospensione di tre mesi è stata ridotta a uno in virtù dell’attuale quadro normativo ed è terminata il 7 giugno 2025. Un caso sovrapponibile a quello di Kyrgios, nel caso qualcuno voglia insinuare un trattamento di favore rispetto ai tennisti “sconosciuti”. Come del resto faceva Nick, un modo (poco) poetico di chiudere il cerchio. Come se non bastasse, Sibille non ha approfittato al meglio dell’attuale regola, colpito da un altro provvedimento dell’ITIA: squalifica di un anno per violazione del Programma Anticorruzione, terminata lo scorso 20 luglio.
