Dopo la dura battaglia in cinque set con Alexander Bublik, conclusasi con i due convincenti set finali e la vittoria, Tommy Paul è intervenuto ai microfoni dei giornalisti in conferenza stampa, durante la quale ha affrontato temi interessanti come il rapporto con gli altri tennisti americani e Alcaraz, oltre alla pressione delle aspettative per i tennisti statunitensi nello Slam di casa.
D: Congratulazioni. Una dura battaglia in cinque set, ma sei stato molto forte nel quarto e nel quinto. Che ne pensi?
Paul: “Nel primo set, e direi nei primi due, avevo la sensazione che lui riuscisse a entrare praticamente in tutti i miei turni di servizio, mentre io facevo fatica a trovare spazio nei suoi. Persino il break che ho ottenuto sul 4-4 nel primo set, non so, mi è sembrato quasi casuale. Dopo il terzo, invece, mi sono preso un momento e quando sono tornato in campo ho cercato soprattutto di alzare il mio livello di energia, mettere in campo più risposte possibili e aumentare la percentuale di prime. Credo che questa sia stata un po’ la differenza. Non ne sono sicuro, ma penso che anche lui abbia cominciato a commettere qualche errore in più. Dal suo lato del campo la partita sembrava essere cambiata”.
D. L’altra sera (dopo il match con Prizmic, ndr) avevi detto che ti era sembrato quasi di giocare due partite diverse. È successo qualcosa di simile oggi? I primi tre set sono stati molto equilibrati, poi hai preso il largo nel quarto e nel quinto. Hai avuto nuovamente la sensazione di giocare quasi due match differenti?
Paul: “Un po’ sì, anche se questa volta in maniera opposta. Ma con Bublik devi essere sempre pronto perché può accendersi in qualsiasi momento. Non è insolito che contro di lui la partita possa sfuggire di mano a te oppure a lui per un po’, e poi all’improvviso può girare l’interruttore e cominciare a giocare in maniera incredibile. È per questo che nel finale credo di essere rimasto ancora più concentrato di quanto normalmente sarei stato dopo aver vinto, non so, dieci o undici game consecutivi o quanti fossero”.
D. Prima del torneo, se qualcuno ti avesse detto che tra il gruppo di americani ancora in corsa arrivati a questo punto ci sarebbe stato Michael Zheng, quanto ti avrebbe sorpreso? Cosa sai di lui e del suo tennis?
Paul: “Non saprei. Non sarei stato poi così sorpreso. So quanto è forte. Tra l’altro si allena con il mio preparatore atletico in Florida. Lo abbiamo visto anche in Australia. Penso che sia un giocatore incredibile. Darà parecchi problemi a tanta gente sul Tour, è una cosa entusiasmante per lui e, naturalmente, anche per il tennis americano: abbiamo un altro ragazzo“.
D. So che non puoi scegliere queste cose, ma visto che sei già arrivato alla seconda settimana degli Slam: preferisci affrontare partite così dure nella prima settimana, anche se possono toglierti qualcosa dalle gambe, oppure vorresti un percorso un po’ più semplice?
Paul: “Io voglio partite facili sempre. (sorride, ndr) Prima o poi, però, in un torneo arrivano le partite difficili. Se vuoi davvero vincere questi tornei devi battere i migliori. La mia mentalità è che non importa quando succede: prima o poi devi farlo“.
D. Adesso affronterai Carlos Alcaraz. Negli anni scorsi vi siete affrontati parecchie volte, ultimamente un po’ meno. Cosa ti aspetti da questa partita?
Paul: “Credo di aver giocato contro Carlos più volte che contro qualsiasi altro giocatore del Tour. Non ne sono sicuro, ma penso sia così, ed è abbastanza assurdo. Abbiamo giocato delle belle partite e poi c’è stata anche una batosta davvero, davvero brutta al Roland Garros. Ma lui è il banco di prova, insieme a Sinner. Stanno giocando alla grande. Carlos in realtà non lo abbiamo visto moltissimo ultimamente, ma evidentemente sta andando piuttosto bene considerando che è appena rientrato alle competizioni. Dovrò giocare un tennis davvero ottimo se voglio batterlo, ma farò del mio meglio. Spero di riuscirci”.
D. La vittoria ottenuta non molto tempo fa contro Zverev ti dà maggiore fiducia nel fatto che il tuo tennis sia a un livello tale da poter battere i migliori?
Paul: “Sì, aiuta. Allo stesso tempo, però, mi piace considerarmi uno che pensa sempre di poter battere questo tipo di giocatori. Non mi piace entrare in campo pensando di non poter vincere. Cerco sempre di affrontare le partite con questa mentalità“.
D. Una domanda più generale sul tuo servizio. Cerchi mai l’effetto sorpresa? Fa parte del tuo repertorio cercare di ingannare l’avversario o sorprenderlo mentre si sta spostando da una parte?
Paul: “Sì, direi un po’. Puoi giocare con il lancio di palla, provando a ingannare l’avversario con il modo in cui la lanci per poi servire nella direzione opposta. E sulla seconda c’è una cosa che negli ultimi anni si vede sempre più spesso: i giocatori stanno cominciando ad aggredire davvero con la seconda di servizio. La utilizzano come un’arma e cercano di sorprendere l’avversario, come dicevi tu, magari servendo la seconda a 115 o 120 miglia orarie. Dieci anni fa non credo che lo vedessimo così spesso. La seconda serviva più che altro per mettere la palla in gioco e cominciare lo scambio”.
D. Cambieresti mai volontariamente la velocità della prima? Se normalmente servi a 120-130 miglia orarie, potresti scendere improvvisamente a 100, un po’ come fa un lanciatore nel baseball con un changeup? Oppure non avrebbe senso?
Paul: “Non spesso. Sicuramente non lo farei spesso. Se lo facessi sarebbe proprio un cambio di ritmo estremo, magari perché il mio avversario sta vedendo la palla grande come un’anguria e allora devo dargli qualcosa di diverso. Ma sicuramente non consiglierei di farlo un paio di volte consecutive”.
D. Considerando tutti gli americani che sono andati avanti finora, come descriveresti la difficoltà per te e per gli altri di arrivare davvero fino in fondo, visto il livello al quale state giocando?
Paul: “Difficile. Penso che vincere il torneo più importante di qualsiasi sport sia molto difficile. Sono due lunghe settimane di tennis, con partite lunghe, e affronti i giocatori migliori. Ovviamente noi abbiamo anche un po’ di pressione in più perché voi continuate a ricordarci che un americano non vince uno Slam da, quanto, 23 anni? E poi giochiamo anche in casa, quindi vogliamo fare bene e siamo noi stessi a crearci delle aspettative. È un’impresa difficile. Però, non so, ho parlato con gli altri ragazzi nello spogliatoio e tutti hanno buone sensazioni. Se non succederà quest’anno, succederà presto. È davvero emozionante. Quando il prossimo americano vincerà uno Slam, potrete chiedere a lui di raccontarvi il suo percorso, immagino“.
D. Oggi in campo c’era un’atmosfera molto bella e positiva. Più in generale, però, capita mai che tutto questo arrivi quasi a interferire con la possibilità di giocare bene, considerando il rumore costante, le partite che finiscono tardissimo e persino l’odore di marijuana che arriva dentro gli stadi?
Paul: “Credo che probabilmente mi aiuti. (sorride) A me piace molto tutto quel rumore sull’Armstrong e in generale allo US Open. Penso che sia molto divertente ed è qualcosa di diverso. Secondo me è proprio questo che distingue lo US Open dagli altri Slam e lo rende più divertente per chi viene a vederlo. Probabilmente è anche per questo che qui trovi un tipo di pubblico diverso da quello che vedresti a Wimbledon. È divertente”.
D. Bublik ha servito dal basso e ho avuto l’impressione che da quel momento tu abbia preso davvero il controllo. Hai cominciato a fare qualcosa di diverso tu oppure è cambiato qualcosa nel suo gioco? Riesci a individuare il momento in cui è cambiata la partita?
Paul: “Credo che qualcosa fosse cambiato già un po’ prima di quel servizio dal basso. Quello, se ricordo bene, era il punto che mi avrebbe dato il doppio break nel quarto set. Penso che il vero momento di svolta sia stato probabilmente il primo break che ho ottenuto in quel set. Naturalmente, quando poi vai avanti di due break senti di avere un po’ di margine e ti senti più tranquillo. Immagino che anche lui a quel punto abbia pensato qualcosa come: “Okay, finiamo questo set e andiamo al quinto, cercando di ripartire con una buona energia”. Nel quinto penso di essere partito davvero molto bene. Per me è stato importantissimo. Probabilmente quei primi 15 minuti del quinto set sono stati i 15 minuti più importanti dell’intera partita“.
D. Sarà la prima volta che affronterai Carlos nel tuo Slam di casa. Probabilmente sarà una sessione serale, che lui ama molto. Quanto pensi possa incidere l’atmosfera?
Paul: “Vedremo innanzitutto se si giocherà davvero in sessione serale. Credo che almeno uno dei campi principali ce lo meritiamo. (sorride, ndr). Penso che il pubblico sarà molto carico per questa sfida. Ovviamente Carlos è amatissimo dal pubblico in qualsiasi torneo giochi, ma io sono americano, quindi spero che possano stare un pochino dalla mia parte”.
