Del Potro parte piano ma va lontano

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Del Potro parte piano ma va lontano

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TENNIS – Nel match serale con Gasquet l’argentino fatica più del previsto, perde a 0 il servizio per chiudere il match, ma il francese sbaglia troppo nei momenti cruciali (soprattutto nel secondo set, con il break arrivato da 40-0): 67 63 75. Da Londra, Laura Guidobaldi

GRUPPO B
(4) J. Del Potro b. (8) R. Gasquet 67(4) 63 75

 

Dopo il bell’exploit del bravo Wawrinka opposto a Berdych, ce la farà anche Gasquet a creare la suspense contro Del Potro? Si vedrà. Nei loro precedenti l’argentino conduce per 5 vittorie a 1 e il francese è riuscito ad imporsi nell’oramai “lontano” 2007, l’anno della consacrazione sulla scena del Tour, al Masters 1000 di Indian Wells.

Certo Delpo allora era ancora un ragazzino ma, in fondo, anche Richard aveva solo 21 anni. Due anni dopo l’argentino sarebbe arrivato in finale alle Finals contro Davydenko, trionfatore dell’edizione 2009. Due giocatori tanto diversi quanto talentuosi, sotto aspetti diversi: lo stile, la fluidità e la grande mano del francese contro la potenza, la precisione e la solidità dell’argentino.

Intanto, qui nella magnifica e suggestiva O2 Arena di Londra è tutto pronto per il match serale. Quest’anno il via dell’incontro viene scandito dai rintocchi di un “Big Bang” in campo. L’atmosfera è palpitante come la musica che accompagna i giocatori al loro ingresso nello stadio, elettrica come il blu che illumina il campo e l’adrenalina è a 1000…. e allora ….Let the show begins !

Il primo scambio è lunghissimo, con entrambi i giocatori che cercano di sondare il terreno e prendere le misure. È Juan Martin a sbagliare per primo e lo fa 4 volte di fila consegnando a zero il gioco a Richard. Anche l’argentino riesce a vincere a zero il proprio turno di servizio. Insomma, un inizio identico per entrambi. Richard tiene testa benissimo all’avversario che lo martella da fondo con scambi tesissimi e pesanti. Il francese risponde con autorità e solidità e, molto spesso, è lui ad avere la meglio su Juan Martin.

Per non parlare del suo splendido rovescio, che esplode dalle sue corde con un’eleganza, una fluidità e un’armonia che sembrano note musicali della musica più dolce. E si arriva così sul 2-2, in cui Gasquet offre davvero un saggio di stile e talento, aggiudicandosi il punto del 3-2 con una sublime smorzata tagliata da fondo campo, che supera leggermente la rete e si “appoggia” a terra. Il francese sale 4-3 e, con un rovescio lungolinea da manuale, mette a segno il break e si porta sul 5-3.

Ma Delpo non si lascia intimorire e approfitta di alcuni errori di Richard per ottenere il controbreak. Insomma, l’argentino rimette le cose a posto e c’è parità: 5-5.

Ora il rovescio di Gasquet non è più così millimetrico e velenoso; il transalpino comincia a perdere in efficacia; l’argentino ha 1 palla break ma Richard la annulla prontamente con un ace e poi mette a segno un dritto in contropiede anticipato che lascia fermo Delpo. Richard non molla e sale 6-5. Si arriva al tie-break: 1-1. Una volé perfetta e 2-1 Gasquet, anche se poi c’è un regalo del francese.

2-2, 3-3…Un ennesimo rovescio perfetto di Richard lo porta sul 5-3 ma…attenzione, Del Potro non è da meno e lo fulmina con una velenosissima e misurata smorzata, 4-5; poi….fucilata di Richard e altro dritto anticipato e perfetto dell’allievo di Piatti. Il primo set è francese, per 7 punti a 4, per la gioia dei tifosi d’Oltralpe che sono numerosi qui all’O2 Arena ad acclamare il loro beniamino.

Nel secondo set i due partono nuovamente in equilibrio. C’è adesso qualche errore di troppo da parte di Richard che, in vantaggio 40-0 e servizio, commette errori che prima non faceva (palle che escono di poco in corridoio ma sopprattutto affossate a rete) e consegna il break all’avversario. Che sia un po’ svuotato dopo il magistrale primo set? Possibile.

Comunque, ora il “gigante” buono ovviamente tiene la propria battuta e prende le distanze sul 4-1. Riccardo si avvicina 2-4 ma adesso è Giammartino a giocare nettamente meglio e di fino e, infatti, sale 5-2. Ha 2 setpoint, Richard gliene annulla uno e poi anche l’altro e può avvicinarsi 3-5; lo fa infatti con un altro, ennesimo, magistrale rovescio lungolinea.

Però…..grande occasione persa per Gasquet che, sul 15-30 e servizio Delpo, schiaccia a rete un facilissimo smash. La situazione si risolve poi in un battibaleno per il tennista di Tandil che recupera e stavolta chiude il set con il servizio vincente.

Tutto da rifare dunque.

Come negli altri due set, Richard e Juan Martin, fanno molta attenzione e arrivano sul 2-2. Smash pallonetto, smash pallonetto, per 4 volte e, alla fine, il punto è della Francia ma chapeau all’Argentina per la difesa da fondo campo !

Sul 3-3 ecco che Gasquet commette un malaugurato doppio fallo; poi recupera ma c’è una palla break per Delpo. Richard salva anche questa con un servizio. E poi…gravissimo secondo doppio fallo; la Francia però si salva ancora con un’ulteriore battuta vincente. Ma, alla fine, arriva il break per l’argentino che sale 4-3 e servizio. Rovescio devastante con saltino di del n. 5 del mondo..fulminante e… 2 ace…Delpo allunga il vantaggio e sale 5-3.
Ma Richard si avvicina e adesso sta rigiocando bene; grazie ad un pallonetto e smash vnincente e a causa di alcuni errori di Juan Martin, c’è il break francese: 5-5. Il match si riapre per Richard. L’ 11° gioco è combattutissimo ma è di Juan Martin che ha tenuto molto bene, spingendo aggressivo e solido. Ora può servire per il match sul 6-5. E ci sono 2 matchpoint per lui. Il servizio, si sa, è il suo grande alleato e con una prima pesantissima spinge all’errore Gasquet che mette a rete il dritto.

L’argentino, alla fine, si aggiudica l’incontro garzie ad un’ottima solidità. Chapeau al francese per un primo set magistrale – che forse poi ha pagato un po’ cedendo psicologicamente e anche forse fisicamente. La “torre” di Tandil intasca un ulteriore successo dimostrando il suo indiscusso stato di forma e che qui, a Londra, è certamente uno degli uomini da battere. “È uno dei migliori giocatori che conosca” ha dichiarato infatti il francese in conferenza stampa, “Ho tentato di lottare più che ho potuto. Sì ho giocato bene.

È stato un ottimo match per me”. Può essere di buon auspicio il livello del tennis di stasera per Richard? “Sì, penso di essere un po’ più fiducioso dopo questa partita. Certo, sono un po’ deluso perché potevo vincerla, ci ero molto vicino. Era importante per me vincere il primo match. Adesso devo incontrare altri due grandi giocatori, sarà molto difficile. Nel Masters il livello è molto alto, quindi ogni incontro per me è come una finale”.

Dal canto suo Del Potro ha affermato di non essere stato al meglio della concentrazione all’inizio:” Non riuscivo a concentrarmi sulla partita come avrei voluto, a causa delle cose che mi erano successe prima di venire qui. Ma poi l’atmosfera laggiù era fantastica e mi ha aiutato a focalizzarmi sull’incontro. Ero un po’ nervoso e sbagliavo troppo. Ma alla fine ho fatto buoni punti”.

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Caruso si fa male: la finale di Umago sarà Lajovic-Balazs

Un problema all’adduttore sinistro (“Spero non sia grave”) costringe Caruso al ritiro all’inizio del secondo set, dopo che aveva messo paura a Lajovic. Il serbo sfiderà in finale la grande sorpresa del torneo, il qualificato Attila Balazs

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Dusan Lajovic e Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dai nostri inviati ad Umago, Ilvio Vidovich e Michelangelo Sottili

CARUSO, CHE PECCATO – Primo set: 6-5 Lajovic, servizio Caruso. Sullo 0-15, il tennista italiano gioca un rovescio in slice lungolinea in allungo, sull’attacco lungolinea di dritto di Lajovic, e poi effettua un cambio di direzione per andare sul successivo colpo incrociato del serbo. Finisce di fatto in quel momento il torneo di Umago di Salvatore Caruso. Su quel cambio di direzione, infatti, il 26enne siciliano sente tirare un muscolo della gamba sinistra e si ferma.  Chiama il medical timeout, si fa trattare dal fisioterapista, ma è tutto inutile. Perde il servizio a  15 e di conseguenza il set e dopo tre punti del secondo set capisce che non c’è niente da fare e stringe la mano a Lajovic, che raggiunge così la seconda finale in carriera, dopo quella a sorpresa – poi persa – contro Fabio Fognini a Montecarlo.

Un vero peccato, perché fino a quel momento il tennista di Avola aveva fatto match pari con il più blasonato avversario e, anzi, fino a qualche minuto prima era stato quello che aveva meritato di più. Salvatore, infatti, con la sua regolarità aveva imbrigliato per i primi tre quarti d’ora il tennista serbo, che non riusciva a sfondare il muro eretto a fondo campo dal n. 125 del ranking (ma da lunedì raggiungerà il best ranking a ridosso della top 100, al n. 104). Ne risultava che con il suo colpo meno naturale, il dritto, Lajovic finiva spesso fuori giri. Caruso aveva iniziato ad incassare i dividendi della sua tattica di gioco molto presto, con il break nel terzo gioco, ed aveva avuto anche la palla del doppio break nel settimo. Qui c’era la prima, inizialmente impercettibile, svolta, perché il n. 36 ATP si salvava grazie ad un paio di ottime prime e da quel momento il suo rendimento alla battuta saliva molto. Inoltre il serbo cambiava tattica ed iniziava a variare velocità ed altezze dei colpi da fondo.

Dicevamo inizialmente impercettibile perché l’italiano giocava uno stupendo ottavo gioco (belli un paio di passanti incrociati di dritto vincenti), in cui teneva il servizio a zero e saliva 5-3. Faceva lo stesso Lajovic nel gioco successivo e poi agguantava Caruso sul 5 pari, complice qualche errore del siciliano causato dal cambio di gioco del suo avversario (“All’inizio non riuscivo ad impensierirlo, ha iniziato veramente bene, solido, aveva tutte le risposte al mio gioco. Poi sono stato bravo a cambiare qualcosa ed ha funzionato” dirà Lajovic nel dopo partita) e, forse, dalla tensione di servire per il set. Salvatore cedeva la battuta a 30, con finale polemico per un sua palla chiamata out su richiesta di Lajovic dopo che lo stesso aveva colpito (e sbagliato) il dritto successivo.

Che il vento stesse girando a favore del serbo si capiva nel game successivo, quando Caruso aveva una nuova occasione di strappare la battuta al suo avversario, ma un dritto del 29enne serbo finiva fortunosamente sulla linea. Quella che succedeva poi, ve lo abbiamo già raccontato. “Dispiace vincere così per un infortunio dell’avversario. Ma lui è uno ben preparato fisicamente e sono convinto si riprenderà presto. Glielo auguro” le cavalleresche parole di Lajovic – che con questa vittoria si è assicurato il ritorno in top 30, dopo la fugace apparizione di tre settimane in seguito all’exploit monegasco – sulla conclusione del match e l’infortunio del suo avversario.

 

Alla fine del match, insieme agli altri giornalisti italiani siamo riusciti a parlare con Caruso che ci ha aggiornato sulle sue condizioni. “Si tratta di un problema all’adduttore sinistro. A dire la verità mi ha dato un po’ di fastidio tutta la settimana, ma mi ha sorpreso che si sia evidenziato in maniera così importante proprio stasera. Chiaro, dispiace uscire così. Magari, chissà, se chiudevo il set prima non sarebbe accaduto. Ma con i se e con in ma non si va da nessuna parte, con i se Federer avrebbe vinto il nono Wimbledon… Comunque ero più preoccupato in campo, sembrava qualcosa di molto grave, invece adesso mi sembra meglio. Ma non voglio azzardare previsioni, domani vado ad Amburgo farò una ecografia e poi vediamo. Io sono uno positivo e quindi spero non sia niente di grave. Comunque da questa settimana porto con me tante cose positive, come la certezza di poter far bene a questi livelli”.

Gli abbiamo allora chiesto allora della top 100, il suo obiettivo dichiarato, che ora dista solo poche posizioni.”Sì, è il mio primo obiettivo, come ho sempre detto. Ma adesso, chiaramente perché sono in un momento positivo, sento che posso andare anche oltre”. Noi, ovviamente, glielo auguriamo.

Ilvio Vidovich

ATTILA FLAGELLO DI D…JERE – È un Laslo Djere sicuramente non al meglio quello che entra in campo per la semifinale contro il qualificato Attila Balazs, vincitore ai quarti contro Stefano Travaglia. Pur senza qualcuno che gli dia una gentile pacca sulla schiena, qualche ruttino gli esce tra un punto e l’altro e non è mobilissimo durante gli scambi. Chiediamo al suo preparatore se stia bene e lui risponde “non so” abbassando lo sguardo. In ogni caso, Balazs lo supera in due set e continua la sua corsa raggiungendo la prima finale ATP in carriera. Già che c’è, si prende anche il best ranking e sfonda il muro della top 150. Lui che qui, due anni fa, batté Rublev, il vincitore di quell’edizione.

Djere pare infastidito dal dritto di Attila, con quella palla sbucciata come neanche le mele da mettere nella torta, mentre quello serbo fa quasi sempre un bel rumore, ma la frequenza degli errori è allarmante. E non mancano le stecche. Poi, è pigro nel creare spazio quando la palla gli arriva addosso, mentre Balazs si sposta velocissimo: “Ero infortunato (fuori sette mesi per l’anca, ndr) e ho fatto tanta preparazione atletica” dice, e lo confermano le tre vittorie nei turni precedenti di durata mediamente superiore alle due ore e mezza. Come da copione, il trentenne di Budapest consegna qualche bella smorzata con il dritto, ma il match non si fa guardare volentieri e restiamo qua più che altro per vedere l’avversario di Caruso in finale. Un bel rischio, perché “Sabbo” deve ancora giocare (e, ahinoi…). Il primo set finisce nelle voraci mani ungheresi con un 6-2 da 40 minuti e sugli spalti si sprecano i cori connazionali “Ati, Ati”.

Non cambia la musica nel secondo parziale e il break al terzo game è guarnito dal warning inflitto a “Laci” per abuso di laguna – tecnicamente “di palla”, ma l’ha scagliata a mo’ di rifiuto nell’insenatura dove ci sono bagnanti che si attardano, evidentemente ignari dello spettacolo che si stanno perdendo. Un altro turno di battuta ceduto e Balazs può servire per il doppio 6-2; tuttavia, sul match point, decide di tentare il vincente invece di tirare di là tre palle e incassare un gratuito che non sarà entusiasmante, ma vale comunque “quindici” e, in questo caso, la finale.

L’errore con il rovescio lungolinea provoca la riscrittura del copione: adesso Djere brekka, tiene la battuta e, quando “Ati” tornerà a servire sul 5-4, la paura farà il suo prepotente ingresso: la paura di dover assistere a un terzo set, non quella di Attila (“Mi sono complicato un po’ la vita verso la fine, ma non ho avuto paura di perdere” dirà poi). Tutto sembra procedere in questa nuova, terrificante direzione fino alle due inevitabili occasioni consecutive per il 5 pari: però, Balazs non trema, recupera e diventa, fino a questo momento, il finalista con la peggior classifica del 2019.

Michelangelo Sottili

Risultati:

[Q] A. Balazs b. L. Djere 6-2 6-4
[4] D. Lajovic b. [Q] S. Caruso 7-5 rit.

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Caruso brilla nella notte di Umago: prima semifinale in carriera

Il siciliano domina Bagnis e si guadagna la sfida contro Lajovic. Avanti di un set e un break, Travaglia subisce la rimonta del qualificato ungherese

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati a Umago, Michelangelo Sottili e Pietro Scognamiglio

Di sette italiani ne è rimasto uno. E’ a suo agio quando calano le tenebre, arriva dalle qualificazioni, il suo nome è Salvatore Caruso. La mezzanotte è passata da circa un’ora a Umago quando il siciliano alza le braccia al cielo e stringe i pugni: è semifinale, la prima in carriera nel circuito maggiore. Che lo fa affacciare virtualmente a ridosso della top 100. Facundo Bagnis non ha mai avuto modo di entrare in partita contro il ventiseienne di Avola, subito avanti di due break e costantemente in controllo di una sfida che, già alla vigilia, avevamo legittimamente ritenuto alla sua portata. Solidissimo nel rovescio a due mani e pungente con il dritto, Caruso allunga subito 5-2 prima della distrazione passeggera che gli fa dimezzare il vantaggio. Basta poco altro, in ogni caso, per portare a casa un set che già vale la partita. Il 6-4 del primo parziale fa infatti staccare definitivamente la spina al mancino di Rosario, apparso subito nervoso nel gran caos della notte istriana.

La partita è iniziata tardissimo per il protrarsi di quelle precedenti e nel parco dello Stella Maris la musica viaggia già ad alto volume. Si gioca in un frastuono surreale che però l’azzurro è bravo a farsi scivolare addosso, mentre l’avversario perde sempre più la calma. A inizio secondo set Caruso piazza il break che spezza definitivamente le gambe dell’argentino. Bagnis non fa altro che trascinarsi senza conquistare più un game, esaltando la varietà di soluzioni di Sabbo che – pur non essendo un bombardiere al servizio – riesce anche a piazzare due ace. Il 6-0 che chiude i conti è pura accademia. Caruso, per la seconda volta nel torneo condannato alla notturna (già era successo contro Moutet), si guadagna l’inedito incrocio in semifinale con Dusan Lajovic. Il finalista di Montecarlo (quarta testa di serie) è emerso in tre set dalla partita fino a questo momento più bella del torneo, quella che l’ha visto venire a capo di Aliaz Bedene. Ma il successo sullo sloveno è arrivato con molta più difficoltà di quanto dica il punteggio (doppio 6-3) del secondo e del terzo parziale.

 

TRAVAGLIA, CHE PECCATO – L’occasione di cogliere la prima semifinale ATP in carriera è ghiotta e ha le sembianze di Attila Balazs, ungherese dall’incoraggiante posizione in classifica, la n. 207. Tuttavia, pur sopra di un set e avanti 2-0 nel secondo, Stefano Travaglia non riesce a coglierla e si arrende al terzo set. Decisivo è stato il quarto gioco del secondo parziale, quando “Steto” ha forse iniziato a pensare al risultato e letteralmente regalato il contro-break a un avversario che pareva sotto un treno (“ho fatto scelte sbagliate” ammetterà poi). Un poco gradito contributo è arrivato dal 49% di prime in campo e dalla sofferenza in risposta ai servizi precisi scagliati dal 180 cm di Budapest. “Spero di prendere questa partita per il futuro e di non rifare gli stessi errori” conclude.

È la seconda sfida tra i due dopo quella di tre anni fa a livello Futures: stesso risultato di oggi. I tanti tifosi ungheresi sugli spalti si fanno sentire, anche troppo. Più pacati gli italiani ma, forse, sono ancora in spiaggia o davanti a un piatto di ćevapčići. Scambio di break in apertura e si può procedere con il nostro che fa gioco con il dritto e l’altro che ricorre con più frequenza alle variazioni. Perché Attila è più naturale di rovescio, mentre sul lato destro il top esasperato lascia ogni tanto il posto a slice e smorzate – una sorta di Damir Dzumhur minore, insomma. Proprio con il dritto si inguaia all’ottavo gioco e Steto ne approfitta per poi chiudere 6-3. Balazs appare sfiduciato nell’atteggiamento e nel pessimo tocco, il primo, su una contro-smorzata. È qui che arrivano un doppio fallo, due drop shot rimasti abbondantemente nella metà campo italiana e un azzardo in lungolinea a ridare speranza a Balzs (“lui ha iniziato a giocare meglio, gli scambi si sono allungati e indubbiamente è diventata difficile”).

La posta in palio è alta e lo spettacolo ne risente, ma sugli spalti continua a risuonare l’incitamento “Ati, Ati” degli ungheresi. Sul kick di Attila che salta tanto, Stefano cerca l’anticipo con rara fortuna; salva due set point al decimo game, ma è chiaramente calato e cede malamente il tie-break. Prende un warning per un abuso di palla dopo un errore su una volée piuttosto semplice che gli costa la battuta al terzo gioco, poi chiede un MTO per farsi trattare il braccio sinistro. Scoraggiato, resta comunque in scia anche perché l’altro non è un fenomeno e, infatti, gli offre dal nulla una palla per il 4 pari: solito kick esterno e risposta lunga. Il break arriva invece per Balazs che evita così anche la tensione di servire per la sua seconda semifinale ATP della vita. Il vincitore morale dell’edizione 2017 (nelle qualificazioni batté in due set il poi campione Andrey Rublev) si giocherà un posto in finale contro Laslo Djere, venuto a capo di Leo Mayer in tre set.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. S. Travaglia 3-6 7-6(2) 6-3
[3] L. Djere b. [8] L. Mayer 6-4 6-7(6) 6-3
[4] D. Lajovic b. A. Bedene 5-7 6-3 6-3
[Q] S. Caruso b. F. Bagnis 6-4 6-0

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Per Caruso, Umago è come Parigi: battuto Coric. Sinner eliminato

Dopo gli exploit del Roland Garros, Salvatore Caruso protagonista anche in Croazia. Supera in tre set un falloso Borna Coric e raggiunge per la prima volta i quarti di un torneo ATP. Sinner lotta ma cede a Bedene

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

[Q] S. Caruso b. [2] B. Coric 6-2 3-6 6-1

Continua alla grande l’avventura umaghese di Salvatore Caruso: proveniente dalle qualificazioni e battuto al primo turno il talentino Moutet, elimina la seconda testa di serie del torneo Borna Coric schiantandolo con un perentorio 6-1 al terzo set e prendendosi il primo quarto di finale ATP in carriera. Davvero una prestazione maiuscola di “Sabbo” il cui rovescio, almeno oggi, non ha avuto nulla da invidiare a quello del suo più blasonato avversario, che pure sul lato sinistro ha il suo colpo migliore; anzi, è probabilmente su quella diagonale che si è deciso il match. A Parigi, Djokovic aveva suggerito di non giocargli sul rovescio (“sì, quella diagonale la faccio abbastanza bene” scherza Salvatore, “però il tennis è fatto di tante altre cose”). Entrambi ogni tanto si perdono il dritto, ma è la spettacolare preparazione atletica del ventiseienne di Avola (“un applauso al mio preparatore Pino Maiori, con me da dieci anni”) che vola su smorzate e drop volley croate e soprattutto ribatte efficacemente i tentativi di sfondamento a cui Coric è costretto dalla maggiore regolarità dell’avversario.

 

Coric rientra dall’infortunio alla schiena patito ad Halle (ma non cerca scuse, “ha giocato meglio lui” dice, “è stato un periodo difficile e non sapevo se avrei giocato, ma oggi non avevo dolore”) e inizia sbagliando un po’ tutto e anche di parecchio. È anche sfortunato quando, al primo scambio in vantaggio, subisce la smorzata vincente e involontaria di Caruso; beh, così impara a non andare avanti quando l’altro è in allungo spalle alla rete. Ci va poco dopo, Borna, e la volée esce di metri: come non detto. In ogni caso, il croato entra in partita e muove il punteggio quando è già sotto 0-4: troppo tardi perché, solido e autoritario, Caruso tiene i turni di battuta e chiude 6-2.

La prevedibile reazione di Coric gli vale il 2-0 e, nonostante “Sabbo” lo riprenda subito, si fa più intraprendente (“è un grande campione” dice Caruso, “ha provato tutto, ha messo in campo tutto quello che aveva”), si carica con il pugno sul gratuito del nostro, chiede e ottiene il sostegno del pubblico amico e si prende il break che rimanda tutto alla partita finale. Qui, Caruso è il più lesto a uscire dai blocchi e vola 4-1. Dagli spalti, sale l’incitamento “Sabbo, Sabbo” quando conquista due palle del doppio break con un nuovo recupero in avanti, stavolta con la complicità del ventiduenne di Zagabria, non esattamente impeccabile a chiudere la volée. Il successivo doppio fallo è il segnale di resa.

Venerdì, secondo incontro dalle 20, la meritata sfida valida per la semifinale contro Facundo Bagnis, mancino argentino n. 152 ATP: sognare è lecito anche se “l’obiettivo è andare più avanti possibile, ma si va partita per partita e restiamo con i piedi per terra”.

A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Dopo Caruso, non riesce l’impresa dell’altro tennista italiano impegnato oggi ad Umago. È infatti quasi mezzanotte quanto Aljaz Bedene si fa l’ultimo regalo per il 30esimo compleanno (è nato il 18 luglio 1989) e con un servizio vincente chiude a suo favore il match contro Jannik Sinner. Nonostante la sconfitta, l’incontro ha confermato quanto di buono ha fatto vedere in questi mesi il 17enne altoatesino, che sul piano del ritmo e dell’intensità degli scambi ha fatto assolutamente match pari con il n. 87 del mondo e, anzi, spesso ha avuto la meglio quando gli scambi ad alte velocità si allungavano. Sinner a questi livelli paga ancora pegno per qualche pausa e qualche ingenuità di troppo, come del resto è comprensibile per un under 18. Bedene ha saputo sfruttare le occasioni  che Sinner gli ha concesso per raggiungere per la terza volta in stagione i quarti di finale in un torneo ATP. Del resto – tanto per capire il differenziale di esperienza tra i due – questo è stato il 101esimo incontro ATP sulla terra rossa di Bedene (51-50 il bilancio), mentre per il tennista di San Candido si è trattato appena dell’ottavo incontro totale nel circuito (3-5).

Il match era iniziato con un po’ di tensione da entrambe le parti, come testimoniato dai tre break consecutivi dei primi tre giochi, due  dei quali subiti da Sinner. Bedene coglieva l’attimo e grazie anche ad un’ottima resa della prima di servizio, che si rivelerà un fattore determinante per tutto il match (7 ace e 77% di punti con la prima), era il primo ad invertire la rotta, per poi arrivare senza grossi scossoni (a parte una palla break nel sesto gioco) a servire per il set al decimo gioco. Lo sloveno arrivava a due punti dal parziale ma qui sentiva un po’ la tensione, ed era bravo Sinner a indovinare un paio di risposte per strappare nuovamente la battuta al suo avversario. Si arrivava così al tie-break, dove però non c’era storia: alcuni errori di troppo dell’azzurrino permettevano a Bedene di involarsi sul 6-1 e chiudere poi per 7-3.

Il secondo set iniziava con un paio di palle break non sfruttate da Sinner, per poi proseguire senza grossi scossoni fino al sesto gioco. Qui, all’improvviso, un black out dell’italiano sul 40-15 a suo favore consentiva a Bedene di infilare una serie di nove punti consecutivi e di ritrovarsi a due punti dal match sul 5-2. Ma Jannik confermava la sua tempra agonistica e si rifiutava di andare subito negli spogliatoi, arrivando addirittura alla palla del contro-break. Bedene però si aggrappava nuovamente al servizio per regalarsi i secondi quarti in carriera ad Umago, dove affronterà il serbo Lajovic, tds n. 4. Sinner può comunque consolarsi con i secondi ottavi a livello ATP, l’ingresso nei top 200 e soprattutto la consapevolezza di potersela giocare alla pari a questi livelli. A diciassette anni non è poco, anzi, è “tanta roba” come si suol dire adesso.

Negli altri due incontri, l’argentino Facundo Bagnis, prossimo avversario di Caruso, ha spento senza grossi problemi con un doppio 6-3 le velleità della wild-card locale Nino Serdarusic. Senza grossa storia anche l’altro match, che invece alla vigilia si prospettava interessante, quello tra Andrey Rublev e Dusan Lajovic. Troppo solido il tennista serbo per il campione di Umago 2017, che pare essersi fermato nella sua crescita e non riesce a fare quel salto di livello che ci si attendeva da lui dopo l’ottima stagione 2017. I suoi colpi viaggiano sempre che è un piacere, ma senza significative variazioni tattiche a supporto: e per un top 40 come Lajovic dopo un inizio equilibrato non ci sono stati grossi problemi nell’incanalare il match a proprio favore.

Risultati:

[4] D. Lajovic b. A. Rublev 6-4 6-3
[Q] S. Caruso [2] b. Coric 6-2 3-6 6-1
A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3
F. Bagnis b. [WC] N. Serdarusic 6-3 6-3

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