Roland Garros, Arnaldi: “Non riesco a credere di essere qui”

Matteo Arnaldi a caldo dopo la vittoria contro Frances Tiafoe: "Ho giocato più qui che tutto il resto dell'anno"

Di Vanni Gibertini
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Matteo Arnaldi - Roland Garros 2026 (foto X @rolandgarros)

A chi la dedichi questa vittoria?

MATTEO ARNALDI: A me e al mio team per quello che abbiamo passato l’anno scorso e all’inizio di quest’anno. È stata una partita incredibile: sono contento di averla giocata, gioco a tennis per giocare queste partite, quindi sono veramente felice. In ogni caso sarei stato contento, ancora di più ad averla vinta.

Cosa vi siete detti con Tiafoe alla fine?

MATTEO ARNALDI: Ci siamo detti due cose, ma eravamo entrambi stanchissimi. Ci siamo abbracciati e ci siamo lasciati andare un attimo.

Nel quarto eri sull’orlo del baratro.

MATTEO ARNALDI: Già nel terzo ero sull’orlo del baratro. Ho giocato più in questo torneo che in tutto l’anno. Ho iniziato ad allenarmi a Cagliari: prima di Cagliari ho fatto tre giorni di allenamento, circa due ore in campo al giorno, quelli sono stati i primi giorni. Sono incredulo di essere qui. In campo oggi ero stanco, facevo fatica, però quando stai tanto fuori e non riesci a fare quello che ti piace, c’è qualcosa dentro che sono riuscito a tirare fuori in campo. Secondo me è stata una partita di livello incredibile.

Sul 4–1 al quarto, quando hai subito il secondo break, cosa pensavi dentro? Dicevi “Non ce la faccio più”?

MATTEO ARNALDI: Non ce la facevo più già da prima. Però ho provato: ho parlato un attimo col mio angolo, mi ha detto di provare a essere un po’ più aggressivo e di accorciare gli scambi. Sono stato anche fortunato perché lui magari si è rilassato un po’. Però ho giocato veramente bene quei punti, ho trovato energie che non credevo di avere e questo mi rende molto felice.

Diciotto ace, non ne hai mai fatti in vita tua nella stessa partita, dilla tutta.

MATTEO ARNALDI: È successo poche volte, forse una volta a Delray Beach con Tiafoe che ne avevamo fatti tipo venti. Non lo so, cinque ore e mezza sono state qualcosa di incredibile.

I recuperi che hai fatto, quei pallonetti di recupero che finivano sulla riga dall’altra parte.

MATTEO ARNALDI: Sinceramente mi stavo facendo domande che non so neanch’io in questo momento, non so come sia successo tutto.

Quindi giocavi con intelligenza: lui con la forza, tu con l’intelligenza.

MATTEO ARNALDI: Sì, è stata una partita incredibile, di livello assurdo, poteva vincere uno o l’altro. Mi dispiace per lui, sono contento per me; al contrario sarebbe stato contento lui e dispiaciuto per me. A livello di gioco è stato incredibile, giochiamo a tennis per giocare queste partite.

Adesso il derby con l’altro Matteo.

MATTEO ARNALDI: In questo momento sono contento per lui, sono contento per Flavio, sono contento per tutti. Se mi chiedi adesso della partita, non lo so.

Sei entrato nella storia: tre italiani nei quarti non c’erano mai stati. Comunque vada a finire adesso, cosa vuol dire?

MATTEO ARNALDI: È incredibile: tre italiani ai quarti. Ovviamente ci doveva essere un derby, però abbiamo riscritto la storia e credo siamo tutti contenti. Non so se qualcuno è stato più in campo di me in uno Slam nei primi quattro match, forse ho riscritto la storia anche lì.

Matteo, cosa è successo invece da Cagliari? È vero che sei arrivato Colangelo, ma un coach nuovo di solito osserva più che cambiare e stravolgere. Ti chiedo questo. E poi sul piede: hai visto il documentario di Nadal, ti ha dato motivazione?

MATTEO ARNALDI: Non l’ho visto, ce l’ho in lista da guardare, ma ancora non l’ho visto. Da Cagliari non è successo niente di particolare: ho iniziato ad allenarmi, ho ritrovato fiducia, ho vinto tanti match che mi mancavano e quello ha fatto la differenza. Fabio mi ha aiutato a trovare più tranquillità insieme a tutto il team. Siamo un team unito ed era quello di cui avevo bisogno, che non avevo trovato dopo che io e Ale [Alessandro Petrone n.d.r.] ci eravamo lasciati. Sono contento di essere qua e delle persone che ho al mio fianco.

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