Wawrinka, il miglior fallimento

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Wawrinka, il miglior fallimento

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TENNIS – Quarto e ultimo racconto di un’impresa solo sfiorata. A Melbourne Stanislas Wawrinka gioca uno dei migliori match della sua carriera e lo perde di un soffio contro il futuro campione Novak Djokovic. Daniele Vallotto

«Dove sono, non lo so, non lo saprò mai, nel silenzio non lo sai,
devi continuare, non posso continuare, continuerò.»
Samuel Beckett – L’Innominabile

Stamattina è domenica ma mi sono svegliato carico. Sì, non ci vinco da quando lui era ancora un ragazzino ma qualche anno fa gli ho pure strappato un set. E poi vabbè, lui qualche crepa l’ha mostrata, tipo quando ha perso da quell’altro a New York, e voglio dire, lo batto pure io a New York. Un-due, un-due, un-due. In tv danno la finale dello scorso anno. Ricordo che mentre li guardavo mi controllavo la pressione e il battito cardiaco perché quei due ti tengono in apnea non solo quando ci giochi contro. Brrrrr. Guardo Homer mangiare la sua ciambella e ne vorrei mangiare una anch’io. Ma c’è un match da giocare. Sospiro. Come diceva Beckett? “Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better”.
Oggi è il giorno giusto, Samuel. Vedrai, lo stendo.

Scendo in campo. Lui non fa una grinza. Non perde da una vita, qui. Il primo punto è mio. Ma il primo game è suo. Oggi c’ho un dritto ottimo, anzi peRFetto. Il rovescio? Che te lo dico a fare. Sul 3-1 30-40 le mie scarpe fanno “sheek”, le sue fanno “sheeeeek” ma il mio rovescio fa “boooooooooom” e la folla esplode. Ho studiato la finale dell’anno scorso, che ti credi. La folla mi ama, la folla mi acclama e allora io mi prendo anche i game che rimangono, così, per non lasciare nulla a caso. Parte il secondo set ma lui non molla, figurati, si prende subito il break perché se c’è uno che non muore mai, quello è lui. Ma io non mollo mica, sa, e me lo riprendo subito. Le sue scarpe fanno sempre più “sheeeeeeeeeeeeek” allora lui decide di cambiarle. Pensa di fregarmi con la scaramanzia, tzè. Lo sai che diceva Beckett? Certo che non lo sai: “Si lamenta della scarpa, quando dovrebbe lamentarsi del piede”. Io non ho nulla di cui lamentarmi e allora riprendo a martellare: destra-sinistra-sinistra-destra. Lui corre come un dannato ma il punto lo porto sempre a casa io. Hai presente il rovescio lungolinea che ti piace tanto? Eccotene uno in formato “senza-una-mano”. Bello, eh? Scaramanzia 0 – Mio Rovescio 1. Mica mi fermo qua, eh. Due ace e un altro rovescio di quelli che piacciono a te. Contento, Samuè? 5-3 30-0. Gli basta? A quanto pare no, non gli basta perché quello rimonta e poi quel nastro maledetto mi butta fuori un rovescio peRFetto. O quasi. Mannaggiatte. Vabbè, rifaccio tutto. Un attimo, però, devo fermarmi e rifletterci un po’.
Ma come? 5 pari! Ma se ho detto che ci dovevo pensare un po’! Vabbè, fa nulla. Me l’aveva detto, Rog, “occhio che quello come ti distrai ti frega, ascolta uno scemo”. E io l’ho ascoltato, giuro, ma neanche me ne sono accorto e mi ha riacciuffato! Quello ributta di là tutto, è un incubo, Rog! Spè, come diceva Beckett? Non me lo ricordo: ho la fronte imperlata di sudore, anche le mani, anche la racchetta, anche la mente, è tutto imperlato di sudore. Metto un ace, non so neanch’io come. Urlo, quell’altro non fa una piega, mai. E alla fine il pugnetto lo alza lui. Col rovescio lungolinea, ça va sans dire. Uno a uno, palla al centro. Il fatto è che io ho corso una campestre, lui s’è fatto una passeggiata al parchetto sotto casa. Questo è spiritato, posseduto, allucinato.

 

Terzo set, primo game, trenta pari. Mi ributta un rovescio in spaccata che manco la Comaneci. Faccio buon viso a cattivo gioco: servizio, dritto e smash comodo. Ma questo è peggio dell’Ispettore Gadget e allunga la racchetta, il fedifrago. Non importa, bella sbracciata di rovescio, anzi due perché bisogna sempre tirare un colpo in più. Ma la seconda sbracciata è fuori. Vabbè, bravo lui. Non mi scompongo manco un po’, nemmeno al suo balletto evidentemente rubato a Heather Parisi. Ma io non cicalo mica. Anche lui è umano e ogni tanto sbaglia. Per cui mi riprendo il maltolto. Per me niente Heather Parisi, ché ogni energia è preziosissima.  Altro 30-30, altro punto mio. Pensavi che te la lasciassi così facilmente? Te l’ho detto, quest’anno non cicalo mica.
Lui è sempre più fresco, io sbuffo sempre di più. Ok, ti lascio due break point. Il primo non va, che ti credi. Poi io sono uno che si intestardisce e allora rema di qua, rema di là, ma la mia barchetta finisce per schiantarsi contro lo scoglio di gomma. Che si contorce, si piega, si raddrizza, si dimena ma quando ci sbatti addosso scopri che non è fatto di gomma. Due a uno per l’uomo di gomma. Mastico liquirizia, altro che gomma.

Quarto o quinto set? Ho la mente appannata. C’è subito uno scambio a braccio di ferro, tanto per dire. Lo vinco io. Si fa per dire perché ogni punto toglie energie a me e le dà a lui. Ma oggi Samuel è con me, butto il cuore oltre l’ostacolo, anzi, ancora più in là. Rimonto da 40-0 e mi prendo la prima palla break. Mi invento un dritto lungolinea in corsa che manco Rog e poi sbaglio la palla più facile, mandandola in rete, che manco Rog. Non mollo. Siamo al trentottesimo round, pardon, game e la mia gamba scricchiola in maniera raggelante.

Ti prego, ora no, ora no.

Lei, sorda e dolorante, continua a chiedermi una pausa. Gliela devo concedere.  Oggi è il mio giorno, mi ripeto. Ritorno in campo e butto giù pure la “K” dello sponsor, chemmefrega a me dei coreani. Resta solo “IA”, che vuol dire “sì” in tedesco, che è quel che dico dopo aver vinto il punto del set, o della partita, se volete, ma ne abbiamo fatti talmente tanti che non so fare una classifica in questo momento, perdonatemi. Il pubblico apprezza, io lo incito e si va al tie-break. Non serve dire che lui è avanti: li ha vinti tutti e sei quando ci siamo affrontati, anche quand’era piccolo così. Io ho poca energia nelle vene, ma in compenso c’ho Samuel e Samuel mi ha detto di provare ancora e allora proviamo. Rischio il challenge, lo vinco. Poi gli rifaccio vedere cos’è un rovescio lungolinea della mia scuola. Tiè, ragazzino. Lui quasi non ci crede che son risorto e sbaglia un dritto che non sbagliava da ore, anzi, mi spiego meglio, quando ha sbagliato l’ultimo dritto io pesavo un paio di chili in più. Ho tre set point. Il primo non va. Il secondo neanche. C’è l’ultimo. Forse mi gioco l’ultima chance. Gioco bene, lui riprende tutto, becca una, due, tre righe. Io sparo un rovescio incrociato che sembra quasi una resa e invece non lo è. Riprende pure quello ma stavolta il dritto è comodo: il punto è mio, il set è mio, il mondo è mio. Volo, volo su un tappeto di entusiasmo. Sono esausto, vorrei che la partita finisse qua e che mi proclamassero vincitore ai punti ma il tennis non è sport di compromessi. Il pareggio non esiste. Si deve andare al quinto.

Lui è un mostro del quinto set, io non esattamente. Nessuno crede in me, siamo solo io e Samuel lì dentro. Ed io c’ho più adrenalina in corpo che al cenone di Capodanno. Trovo il dritto buono ed è break. Quasi non mi pare vero. Da quel set point sono entrato in un sogno da cui faccio fatica a riprendermi. I coreani hanno riattaccato la K e di là quello ha riattaccato il pilota automatico. Il suo dritto con cui mi riprende è una secchiata d’acqua fredda in faccia.Scheiße!”, urlo, risvegliandomi. Non mollo, non voglio, non posso. L’ho promesso a Samuel. Ho ancora due palle break. Non bastano. Lui si ricarica, tira fuori un urlo da chissà quale angolo del suo immenso cuore e mi rendo conto che mi ha riportato crudelmente nell’arena. Quattro pari. Trovo una frustrata di rovescio da chissà dove, perché ho un immenso cuore anch’io. Poi mi trasformo nel mio nemico, faccio due recuperi contro le leggi della fisica e lui, scosso dalla metamorfosi, sbaglia una volée da quarta categoria. Io non ci credo e infatti non converto le due palle break che sembravano le chiavi per la porta del paradiso. Sono ancora nell’inferno di questo catino bollente. Ne ho un’altra, poi un’altra ancora. Guardo in alto. Samuel, mi stai guardando? Sì, non può che essere così. Ma Samu non vede che la risposta che ho sparato sulla seconda è buona mentre l’arbitro del mio destino decide che è fuori. Sospiro e non ci penso. Gioco da quattro ore, ho speso tutte le energie. Vado avanti di solo istinto.

A quanti game siamo? Undici, dodici, venti? Ventidue. Ho lo sguardo appannato. Lui non sbaglia più, io faccio fatica anche a sedermi. Quaranta pari. La rete è l’unica via. Vengo catturato con una facilità disarmante. Match point. Mi divincolo, annaspo e trovo una prima irrazionale perché questa non è una partita da alambicchi. Non è il finale di una partita di scacchi: sono gli ultimi scampoli di una piéce fatta di pura improvvisazione. Lui ha un altro match point; rispolvero il vecchio amico lungolinea. Il pubblico mi acclama, il pubblico mi ama. Ce n’è un terzo. Tutta l’Australia dorme, tranne Melbourne, che sta col fiato sospeso da ormai cinque ore. Tiro un rovescio incrociato dei miei, poi un dritto lungolinea che mi ha prestato Rog e il gommoso fa tutt’uno con la superficie e li prende entrambi. La rete è l’unica via.

Passami, se ci riesci.

Ci riesce. L’uomo di gomma mette la pallina su un fazzoletto di gomma dove la mia racchetta non può arrivare. Alza le mani al cielo, gli occhi sbarrati. Melbourne ci acclama, Melbourne ci ama. Unosei-settecinque-seiquattro-seisette-dodicidieci. Ho perso ancora. Stringo la mano dell’avversario ed esco senza riuscire a trattenere le lacrime. Come diceva Beckett?

Le altre tre imprese sfiorate:

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Mezzanotte a Parigi

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Australian Open

Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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Australian Open

Steve Flink: “Djokovic e Nadal supereranno gli Slam di Federer”

Un commento sull’Australian Open maschile con il Direttore Scanagatta. Da Thiem delusione del torneo alla partita più bella

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2021 (vai Twitter, @AustralianOpen)

L’Australian Open maschile è finito nel modo più pronosticabile, vale a dire con la vittoria di Novak Djokovic, ma mai come quest’anno il suo percorso è stato irto di difficoltà, come sottolinea Steve Flink nel suo terzo video su questa edizione del torneo girato con il direttore di Ubitennis. Quanto è andata vicina la Next Gen a scalzare i Big Three? Karatsev è un fuoco di paglia?

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:00 – Dopo una breve introduzione sui temi che verranno toccati, Steve parla della finale maschile: “Non ero così sicuro che Djokovic vincesse il torneo, vista la fatica nel match con Fritz; anche con Raonic non l’ho visto benissimo, ma dopo la vittoria su Zverev ho capito che avrebbe trionfato”. Medvedev era per alcuni il favorito nella finale, complice la striscia di venti vittorie consecutive (di cui dodici ottenute su atleti presenti in top 10) che lo ha visto protagonista. Per Djokovic è stata la finale Slam più rapida mai disputata: “Era impronosticabile una finale tra loro due così veloce, addirittura sotto le due ore”, afferma Flink. “Ma dopo che Nole ha recuperato il break nel secondo set, ha cambiato marcia ed ha vinto abbastanza agilmente”.

5:00 – Si analizza la prestazione di Djokovic: per Ubaldo “Novak ha fatto tutto giusto, ha variato i colpi di rovescio nel migliore dei modi, non ha nemmeno avuto bisogno del suo micidiale rovescio lungolinea”. Flink aggiunge che “Nole ha avuto un migliore piano tattico ed una migliore esecuzione nei colpi; una cosa che mi ha impressionato è che, nonostante il russo abbia servito il 64% di prime, sia stato breakkato sette volte”. Una delle chiavi del match per Flink è stata proprio la risposta di Djokovic sul primo servizio, “in particolare in chiusura di primo set. Il russo non ha mai avuto turni facili al servizio”.

8:10 – Nonostante gli ultimi precedenti fossero a favore di Medvedev, come ad esempio il match disputato allo scorso Masters, “giocare una finale Slam è un discorso completamente diverso. E Djokovic è molto più abituato a disputare match di questa importanza. Per Medvedev era soltanto la seconda finale Slam”, dice Flink. Novak ha vinto la sua nona finale su nove agli Australian Open, “su una superficie dove in tanti sanno giocare bene, per cui è un risultato ragguardevole. Soprattutto se guardiamo al punteggio netto col quale ha vinto: nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante”. Ubaldo pone l’accento sulle critiche ricevute dal serbo durante il torneo riguardo l’infortunio occorsogli contro Fritz: “Penso che Novak abbia commesso degli errori dal punto di vista delle relazioni pubbliche in questi mesi di pandemia, e questo è soltanto l’ultimo esempio; non riesci a recuperare da uno strappo al muscolo in così poco tempo”. Flink invece si dice “sicuro che avesse qualcosa contro Raonic e Fritz, l’ho visto fare smorfie dopo quasi ogni punto”.

14:30 – Ubaldo chiede se la Old Gen sia ancora migliore della Next Gen. Per Flink, “Medvedev ha buone chances di scalzare Nadal al numero due del ranking, ma purtroppo per lui la stagione su terra si avvicina”. Tuttavia, ammette che “il dominio dei Big-3 è stato interrotto l’anno scorso allo US Open solo perché Nole fu squalificato; i meriti sono della vecchia guardia che ancora tiene botta”. I giovani pare si stiano avvicinando a quel livello, come abbiamo visto nella vittoria in rimonta di Tsitsipas su Nadal.

17:30 – La quarantena ha influenzato questo torneo? Molti giocatori non erano al loro meglio, come Nadal, Berrettini, lo stesso Djokovic: “È stata la preparazione diversa dal solito a comportare tutti questi piccoli acciacchi?” chiede Ubaldo. Flink precisa che “per Nadal il problema era antecedente, non ha infatti potuto partecipare all’ATP Cup: il tabellone semplice è stata un’arma a doppio taglio, perché inizialmente lo ha favorito, ma al contempo gli ha evitato le battaglie”. Il tiebreak nel terzo set infarcito di errori lo ha svuotato delle energie, tanto che dopo era Stefanos il giocatore più fresco in campo. “Forse aveva fretta di chiudere in tre set perché non si sentiva sicuro delle sue condizioni”, chiosa Flink.

20:40 – Capitolo Federer. Merita il ranking che ha attualmente? “Sicuramente il congelamento delle posizioni lo ha aiutato, gli permetterà di non dover risalire la china come successo all’Australian Open quattro anni fa”. Per Flink è stata la scelta giusta, mentre Ubaldo non sembra convinto di questo. I due concordano che il ritorno nel torneo di Doha sarà interessante, “perché non avrà il giorno libero per recuperare tra un match e l’altro, e lo stop forzato è stato molto lungo. La sua fortuna è che ha la capacità di vincere punti veloci grazie al suo servizio”.

24:30 – Qual è stato il match più bello del torneo? “Il derby russo non è stato all’altezza delle aspettative, poiché Rublev ha gettato la spugna molto rapidamente”; un candidato serio per Flink, è Thiem-Kyrgios, molto divertente e con una calorosa partecipazione del pubblico. Zverev-Djokovic inoltre è stato uno dei match più importanti, perché Nole è stato costretto ad inseguire quasi sempre ed ha rischiato grosso. La scelta di Ubaldo ricade sui cinque set di Kyrgios-Humbert, dove il beniamino di casa ha dovuto fare affidamento sui propri tifosi per portare a casa il risultato; l’australiano veniva a sua volta da un lungo stop, ed ha impressionato Flink, che ammette “le sue prestazioni hanno mostrato quanto sia talentuoso, perché nonostante la lunga pausa, ha tenuto un buon livello di gioco”.

29:45Karatsev viene ovviamente scelto come sorpresa più grande del torneo: “Fortunato contro un acciaccato Dimitrov, ha dimostrato comunque di meritarsi il posto in semifinale con le prestazioni contro Schwartzman ed Auger-Aliassime”. Flink aggiunge che “anche contro Djokovic non ha fatto così male come suggerisce il punteggio: nel secondo set era sotto 5-1 ed ha saputo rimontare fino al 5-4, ottenendo anche due PB prima che Nole chiudesse il set”. Ubaldo fa notare come abbia vinto lo stesso numero di games del finalista: “Ha guadagnato il rispetto di Djokovic, si è visto dallo sguardo di Nole”.

32:20 – Il cammino di Sinner si è interrotto mestamente al primo turno contro Shapovalov, complici le fatiche nel torneo precedente, conclusosi appena il giorno prima del suo esordio a Melbourne. Per Flink “se avesse avuto la possibilità di riposare tra i match, avrebbe avuto buone chances di arrivare in semifinale”. Ubaldo ricorda la grande prestazione a Parigi contro Nadal; non può essere quindi considerato la delusione più grande del torneo: Flink nomina Thiem in tal senso. “Prestazione nulla contro Dimitrov, sembrava un altro giocatore; eppure i match lunghi non gli hanno mai impedito di recuperare e tornare a macinare gioco nei turni successivi. Forse anche lui aveva qualche problemino fisico, ma, dopo la finale dell’anno scorso e la vittoria allo US Open, mi aspettavo molto di più da lui”. Secondo Ubaldo, “Thiem è solito avere un calendario di allenamenti molto intenso, che non ha potuto rispettare a causa della quarantena, e questo potrebbe averne influenzato i risultati in campo”. Menzione per le battaglie di cinque set di Nadal in Australia, nelle quali spesso non riesce a raccogliere quanto meritato.

37:20 – Djokovic riuscirà a raggiungere quota 20 Slam? Sarà sicuro protagonista nei prossimi Slam; per Flink sorpasserà Federer, ma c’è l’incognita Nadal: “Se Rafa riuscisse a vincere altri due Roland Garros, allora chiuderà da solo in vetta in questa speciale classifica, altrimenti penso possano chiudere entrambi con lo stesso numero di Slam vinti, comunque davanti allo svizzero”. Ubaldo ritiene Federer in grado di competere ancora per uno Wimbledon, ma è d’accordo sul fatto che Djokovic sia il favorito per i restanti Slam dell’anno, nonostante l’incombere delle nuove leve. A questo proposito, Ubaldo ricorda l’impressionante statistica di 57 tornei Slam su 68 vinti dai Big Three dal 2004 ad oggi.

41:30 – L’ultimo argomento affrontato è il record di settimane al numero 1 per Djokovic, che il serbo raggiungerà fra poche settimane: per Flink “è la dimostrazione che ha avuto una grandiosa e lunga carriera: per me resterà al numero 1 ben oltre queste due settimane”. Aggiunge che “di sicuro proverà anche a chiudere l’annata in testa alla classifica, perché sarebbe il settimo anno per lui al numero 1, ed è una cosa che nessuno ha mai fatto”.

 

Transcript a cura di Antonio Flagiello

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Al femminile

Naomi Osaka: la regina del cemento

Con la vittoria all’Australian Open di Naomi Osaka, è emerso un verdetto chiaro: gli Slam sul duro hanno trovato la giocatrice da battere

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Naomi Osaka - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Quattro finali Slam, quattro vittorie. Dopo l’impresa di sabato scorso a Melbourne, il palmarès di Naomi Osaka inizia a diventare storicamente rilevante, e i suoi numeri cominciano a essere confrontati con quelli delle grandi giocatrici del passato.

Grazie a questi successi, Osaka spicca nel computo dei Major non solo rispetto a tutte le coetanee, ma anche rispetto a tutte le tenniste nate dagli anni ‘90 in poi: nessuna di loro è riuscita ad andare oltre i due titoli, e si parla di nomi come Kvitova, Halep, Muguruza. La più vicina a Naomi è Angelique Kerber, con tre Slam, che però è nata nel 1988. Davanti a Osaka c’è Maria Sharapova, del 1987, che ne vanta cinque, ma che è ormai ritirata.

Prima di entrare nel dettaglio delle prestazioni della nuova bicampionessa australiana, va rimarcato il primato generazionale che continua a emergere dallo Slam appena concluso: ancora una volta a prevalere nei Major sono le giovani. Da quando proprio Osaka vinse lo US Open 2018, è cominciata la linea verde: a vincere sono giocatrici al massimo di 23 anni, con l’unica eccezione di Halep a Wimbledon 2019. Questa la sequenza degli ultimi nove Slam: US Open 2018: Osaka. 2019: Osaka, Barty, Halep, Andreescu. 2020: Kenin, Osaka, Swiatek. 2021: Osaka.

Insomma, sembra proprio che il tennis femminile abbia voltato pagina: al via degli Slam le giocatrici accreditati sono tante, e di età differente; ma poi, per un motivo o per l’altro, le più mature non riescono a vincere. Va anche sottolineato che in questo caso Naomi ha conquistato il titolo partendo da prima favorita (almeno per i bookmaker), una condizione che aggiungeva un ulteriore carico di stress ai suoi impegni. Perché un conto è scendere in campo da outsider, come era accaduto alla stessa Naomi nel 2018 a New York, o a Kenin (Australian Open 2020) e Swiatek (Roland Garros 2020), un conto è farlo con le attenzioni di tutti che pesano sin dal primo turno.

Il palmarès di Osaka al momento non è formato da una grande quantità di titoli (7 in totale), ma è il peso specifico a renderlo speciale: Naomi ha addirittura vinto più Slam che altri tornei del circuito WTA (4 Slam, 2 Premier Mandatory, 1 Premier). Segno che è capace di alzare il proprio livello di gioco quando la posta in palio è più alta.

E visto che siamo in tema di dati e numeri, segnalo che il suo cammino a Melbourne non è stato affatto semplice, anche se il nuovo metodo di calcolo del ranking ha reso le cose meno evidenti. Per esempio: Naomi ha trovato Pavlyuchenkova al primo turno. Anastasia era fuori dalle teste di serie, ma con i punti raccolti nel solo anno 2020 (cioè secondo i classici criteri precedenti) sarebbe stata numero 30 in classifica e quindi (considerate le assenze di Bertens, Keys, Yastremska) testa di serie numero 27. Malgrado questo, Osaka ha superato l’esordio senza particolari problemi: 6-1, 6-2.

Punteggio simile per il secondo turno, contro una ex Top 10 come Caroline Garcia: 6-2, 6-3, addirittura senza concedere alcuna palla break. Questi due primi incontri hanno dimostrato che quasi tutte le giocatrici che basano il proprio tennis sulla aggressività, in questo momento fanno fatica a fare partita pari con Osaka.

La spiegazione più logica è questa: rispetto a Naomi non hanno particolari ambiti di gioco nei quali prevalgono, e al contrario pagano nel confronto diretto sui colpi base (efficacia in battuta e risposta, ma anche qualità esecutiva del dritto e del rovescio in topspin). In sostanza Naomi propone un gioco simile, ma lo fa meglio. Per la verità sia Pavlyuchenkova che Garcia sono superiori volleatrici rispetto a Osaka, ma con le velocità di palla attuali è molto, molto difficile trovare i tempi di gioco per riuscire a verticalizzare e colpire a rete; e dunque queste qualità non sono così importanti né sufficienti per riequilibrare il confronto. Sotto questo aspetto, però, che Garcia sia riuscita ad avanzare appena 4 volte in tutto il match (peraltro vincendo tutti e 4 i punti), suona a mio avviso come un atto di accusa sulle sue scelte tattiche. Ma sto divagando.

Al terzo turno Osaka ha trovato una giocatrice un po’ differente: Ons Jabeur. Testa di serie numero 27, ma reduce da un 2020 di grandi progressi (virtuale numero 14 con il vecchio calcolo del ranking: di nuovo una avversaria sottostimata). Sappiamo quanto sia talentuosa Jabeur, di cosa sia capace quando è sfidata sulla esecuzioni di tocco, e come sappia sorprendere grazie a soluzioni inusuali. Tanto per dire: nel corso del primo game ha vinto un punto giocando una palla corta direttamente in risposta, su una seconda di servizio di Osaka. Ma a conti fatti neppure questo genere di tennista è apparsa in grado, almeno sul cemento, di mettere davvero in crisi la futura campionessa: 6-3, 6-2, con un solo break subito da Naomi.

Il vero crocevia del torneo è arrivato al quarto turno: il confronto con la finalista dell’Australian Open dello scorso anno Garbiñe Muguruza. Al momento del sorteggio era apparso chiaro che, salvo sorprese, questo sarebbe stato uno dei match chiave della parte bassa del tabellone, quella che appariva più carica di favorite: Osaka, Williams, Halep, Sabalenka, Muguruza… Sarò ripetitivo, ma si è trattato del quarto confronto su quattro che Naomi ha avuto contro avversarie “sottostimate” dal nuovo ranking; Garbiñe era ufficialmente testa di serie numero 14, ma sarebbe stata la numero 8 con i soli punti del 2020.

a pagina 2: I match contro Muguruza e Hsieh

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