Australian Open donne: le finali da ricordare

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Australian Open donne: le finali da ricordare

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Jennifer Capriati e Martina Hingis durante la premiazione degli Australian Open del 2002

TENNIS AUSTRALIAN OPEN – Iniziamo un excursus fra le migliori finali femminili dell’Era Open: da Margaret Court, passando per gli incredibili anni ’80, fino alle sorelle Williams e alla rocambolesca sconfitta di Na Li.

Come nel caso del torneo maschile, le migliori finali disputate nello Slam australiano sono quelle che culminano in sfide tra grandi rivali di una stessa epoca tennistica, ma, per quanto riguarda un dato meramente statistico, sono ben diciassette quelle che si sono concluse al terzo set nell’arco dell’Era Open. Quest’anno le grandi favorite sono Serena Williams e Victoria Azarenka, se l’americana è ormai lanciata per realizzare record su record, la bielorussa è chiamata a difendere il titolo per la seconda volta ed aspira a diventare la sesta tennista capace di ottenere tre vittorie consecutive nello Slam australiano (prima di lei: Court, Goolagong, Graf, Seles, Hingis). Nell’attesa di verificare se qualcuna sarà in grado di sconvolgere i piani delle due tenniste più quotate, scopriamo quali sono state le finali più belle dell’Era Open.

1971 – Margaret Smith Court b. Evonne Goolagong 2-6, 7-6, 7-5

 

Margaret Smith Court è stata la prima donna a completare il Grande Slam nell’era open, precisamente nel 1970. La tennista di Albury vinse in rimonta un match molto equilibrato contro la connazionale Evonne Goolagong, con la quale stabilì un record vittorie sconfitte di 4/0 nello Slam di casa.

Goolagong perse nuovamente in finale contro Court nel ’73, ma dall’anno successivo mise a segno tre vittorie consecutive, rispettivamente ai danni di Evert, Navratilova e Tomanova. Inoltre vinse anche l’edizione del dicembre del ’77 contro Helen Gourlay Cawley.

1982 – Chris Evert b. Martina Navratilova 6-3, 2-6, 6-3

Per Chris Evert si trattava della seconda finale consecutiva in Australia, nella bacheca della tennista americana figuravano già 13 titoli del Grande Slam, ma l’Australian Open era l’unico mancante. L’anno prima era stata fermata in finale proprio dalla stessa Martina Navratilova (6-7, 6-4, 7-5).

La partita fu caratterizzata da alti e bassi da parte di entrambe le tenniste, dopo un primo set dominato, Evert accusò un calo nel secondo, riuscendo a tenere il servizio solo in due turni di battuta, ma nel terzo, ritrovata la fiducia, non si fece sfuggire l’occasione di realizzare il Career Grand Slam, vincendo il primo dei due titoli Slam australiani del suo incredibile palmares. Il 1982 fu poi l’anno delle consegne fra le due campionesse, Martina salì all’apice del ranking vincendo il Roland Garros e dando inizio al proprio regno sui campi verdi dell’All England Club, l’anno successivo Chris vincerà il Roland Garros ma non riuscirà a battere Martina nemmeno una volta su dodici incontri disputati.

1987 – Hana Mandlikova b. Martina Navratilova 7-5, 7-6(1)

Nel 1987 Hana Mandlikova riuscì a battere in finale Martina Navratilova aggiudicandosi il titolo per la seconda volta su due finali disputate (la prima nel 1980, b. Wendy Turnbull 6-0, 7-5).

La talentuosa cecoslovacca giocò in un’epoca non certo semplice, trovandosi a fronteggiare gigantesse del tennis, come Evert e Navratilova che non le permisero di andare oltre la terza posizione mondiale, ma riuscì comunque a conquistare quattro titoli del Grande Slam vincendo su tutte le superfici: Australian Open 1980 e 1987 (erba), Roland Garros 1981 (terra) e Us Open 1985 (cemento).

Quella dell’87 è una finale di indubbia qualità tecnica, arricchita in qualche modo dal rapporto conflittuale tra le due tenniste. Se in salute, Mandlikova era una delle poche giocatrici a poter impensierire Navratilova, grazie al proprio gioco estremamente propositivo ed elegante. Purtroppo il fisico la tradì troppo presto, quell’anno a Melbourne vinse l’ultimo titolo Slam della propria carriera e si ritirò appena tre anni dopo.

Parte 2, Parte 3

1988 – Steffi Graf b. Chris Evert 6-1, 7-6(3)

La prima menzione d’onore di questo itinerario tennistico va a Steffi Graf, che nel 1988 giocò a Melbourne la quarta finale Slam consecutiva, vincendo il titolo e poggiando la prima pietra della più grande impresa tennistica dell’Era Open: il Golden Slam.

Il match vedeva opposta la diciottenne tedesca ad una Chris Evert ormai a fine carriera, ma ancora capace di dare battaglia. Il primo set fu interrotto per pioggia sul 2-1 Graf, così gli ufficiali di gara decisero di chiudere il tetto dello stadio, facendo di quella partita la prima finale Slam ad essere giocata indoor. Nel secondo, Evert riuscì a rimontare da uno svantaggio di 1-5, vincendo cinque game consecutivi e portandosi sul 6-5. Il tie break però fu senza storie, la tedesca si impose 7-3.

Parte 2, Parte 3

1993 – Monica Seles b. Steffi Graf 4-6, 6-3, 6-2

Il 1993 si preannunciava come la terza stagione di totale dominio per Monica Seles. La tennista jugoslava era in vetta alle classifiche da oltre due anni e il titolo in Australia fu il nono Slam vinto a partire dal Roland Garros del 1990.

Quella tra Monica e Steffi è una delle rivalità più grandi dell’era open, tragicamente legata all’accoltellamento di Amburgo, ma soprattutto basata su due stile tennistici agli antipodi: da una parte c’era Seles, solida giocatrice da fondo dai colpi pesanti, dall’altra Graf, una delle ultime esponenti del tennis “classico”, fatto di eleganza e tocco (a tal proposito è emblematico il siparietto fra le due raccattapalle ad inizio video).

http://www.youtube.com/watch?v=H3BPwMNyEzA

2002 – Jennifer Capriati b. Martina Hingis 4-6, 7-6(7), 6-2

Una delle vincitrici più inaspettate fu Jennifer Capriati, che nel 2001 sconfisse Martina Hingis, allora numero uno in classifica, da outsider e si riconfermò campionessa nel 2002.

La finale del 2002 è sicuramente la migliore fra le due disputate dalle due tenniste, accomunate da un talento precoce e da una carriera controversa, che si è conclusa in entrambi i casi prematuramente. Hingis non vinceva uno Slam da tre anni, mentre quell’anno Capriati si apprestava ad iniziare la miglior stagione della propria carriera. Il primo set si concluse velocemente, con Capriati che non riusciva ad aver ragione della consistenza da fondo dell’avversaria. L’americana non ci mise molto ad innervosirsi, nel secondo set, palesemente frustrata, esplose contestando una chiamata del giudice di linea per poi subire un parziale di tre giochi a zero, consentendo a Martina di issarsi sul 4-0. Ma Capriati non si arrese, annullando match point su match point per vincere il secondo set al tie break e portare un’esausta Hingis al terzo, parziale che si concluse formalmente col punteggio 6-2.

2003 – Serena Williams b. Venus Williams 7-6(4), 3-6, 6-4

Per quanto le finali in casa Williams possano far pensare a match privi di tensione agonistica, una delle migliori finali disputate agli Australian Open è proprio quella che vede Venus e Serena contendersi il titolo nel 2003. Dal Roland Garros del 2002 al citato Australian Open le due sorelle si erano confrontate in quattro finali Slam consecutive, perse tutte da Venus.

Il match fu giocato punto a punto, ricco di scambi incredibili, colpi potenti e di un atleticismo che nel circuito femminile non aveva pari. Alla fine l’esultanza di Serena fu contenuta e Venus non poté far a meno di palesare un mezzo sorriso alla stretta di mano.

2010 – Serena Williams b. Justine Henin 6-3, 3-6, 6-2

Con la belga al rientro nelle competizioni a Melburne va in scena una delle finali più interessanti degli ultimi anni. Henin dopo le dichiarazioni del 2008 riguardanti il ritiro era tornata su propri passi con l’intenzione di provare a vincere l’unico Slam mancante nella propria bacheca: Wimbledon.

La belga disputò un ottimo torneo, ma non riuscì ad avere la meglio su Serena, che quell’anno vinse il dodicesimo Slam in singolare della propria carriera eguagliando Billie Jean King. Il match non deluse le aspettative e la differenza fu ancora una volta data dal servizio della Williams, che non solo servì dodici ace, ma salvò undici palle break su sedici. Henin riuscì a rimontare da un set di svantaggio pennellando le righe a suon di vincenti ed ebbe l’opportunità di salire 2-0 nel terzo, ma Williams riuscì ad arginare perfettamente il momento positivo dell’avversaria, passando in vantaggio sul 3-2 e chiudendo il match tre game più tardi.

2013 – Victoria Azarenka b. Na Li 4-6, 6-4, 6-3

Seconda ed ultima menzione d’onore, non tanto alla partita, che è stata un vero e proprio psicodramma, e nemmeno alla vincitrice, che ha giocato uno dei match più confusi della propria carriera, ma a Na Li, che nonostante i due infortuni subiti ha lottato fino alla fine con tutta la volontà possibile, perdendo un match che dava l’impressione di poter dominare. Chapeau a Na, prima vincitrice e finalista Slam per il proprio paese, se la Cina può permettersi di essere così ambiziosa, lo deve in grossa parte all’esuberante tennista di Wuhan, capace di trainare un’intera nazione.

http://www.youtube.com/watch?v=E0HHgzhPEcM

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ATP

Barcellona: Musetti schiva la trappola Lopez, adesso il test Auger-Aliassime

Vittoria non banale di Lorenzo Musetti, bravo a rimanere concentrato e sbagliare poco. In serata in campo Jannik Sinner

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[WC] L. Musetti b. F. Lopez 6-4 6-3

È difficile giocare un bel match contro un avversario che vuole evitare di entrare nello scambio, varia velocità e rotazioni, si presenta a rete – insomma, non dà assolutamente ritmo o riferimenti. L’unica cosa che si può valutare è il risultato e sotto questo aspetto Lorenzo Musetti non delude, battendo Feliciano Lopez in due set e portando così a otto i successi stagionali nel Tour a fronte di quattro sconfitte. Bisogna naturalmente ammettere che il buon Feli, alla seconda sconfitta consecutiva in uno scontro generazionale dopo aver subito la rimonta di Alcaraz a Marbella, ci ha messo del suo, perché conta poco accorciare i punti se sei tu a non mandare di là la palla o se la lasci andare perché non capisci dove sta per cadere o se sei troppo lento per arrivarci. Ma, come vedremo, ciò non diminuisce i meriti di Lorenzo, solido e attento a capitalizzare le opportunità.

IL MATCH – Lorenzo sceglie di cominciare in battuta, mentre Lopez inizia a giocare dopo aver perso sei punti. Nonostante ciò e la palla dello 0-2 su cui Musetti non controlla l’incrociato stretto dopo aver raggiunto la smorzata, Feliciano tiene. Si dice di “leggerlo” riferendosi al drop shot azzurro, il secondo che rinuncia a rincorrere; il nostro abusa di quella soluzione e cede il servizio al quinto gioco, ma gli errori spagnoli lo rimettono subito in corsa. Il classe 1981 è lento negli spostamenti, fatica quando lo scambio si allunga, stecca con frequenza, ma qualche buona prima e i varchi trovati sulla destra dell’avversario lo tengono a galla. Non al decimo gioco, però, dove conferma i punti deboli senza che gli vengano in aiuto né la battuta (trova anzi un doppio fallo), né il dritto lungolinea questa volta rallentato dal nastro, e Musetti si assicura il 6-4.

 

Alla ripresa, il teenager di Carrara deve subito ringraziare Lopez per l’orrida giocata sulla palla break – l’unica del parziale – e il punteggio può seguire l’ordine di battuta. Gioco sempre frammentato con qualche punto da highlights per entrambi fino a che Feliciano è chiamato a servire per restare nel match e, come nel primo set, non riuscirà nell’impresa. Questa volta il merito è però tutto di Lorenzo che per due volte da destra risponde sulla seconda da lontano ma profondissimo (anche con un po’ di fortuna nella seconda occasione), mentre da sinistra avanza per tagliare il campo sulla prima mancina bloccando la risposta e poi trafiggendo il n. 61 con un delizioso passantino di rovescio in mezza volata. Dopo poco più un’ora, Lopez consegna infine la sfida al primo match point con il ventesimo errore non forzato contro i soli sei di Lorenzo, a dimostrazione della solidità della sua prestazione, arricchita da 16 vincenti, lo stesso numero di Feli. Al secondo turno, Musetti troverà Felix Auger-Aliassime per un altro confronto inedito.

LE PAROLE DI MUSETTI – Lorenzo è arrivato a Barcellona con largo anticipo, convinto di dover giocare le qualificazioni, ma venerdì è giunta la conferma della wild card: “Così ho avuto tempo per adattarmi al meglio alle condizioni. Le palline sono molto dure e sul campo si scivola parecchio, ma è un bellissimo torneo davvero ben organizzato”. Riguardo all’avversario odierno: “Oggi è stata una partita difficile. Ero curioso di affrontare un giocatore come Feliciano che è un po’ atipico bel circuito. Ho avuto fretta all’inizio, ho mancato subito una chance. Mi è girata bene alla fine del primo set facendogli il break. Nel secondo sono rimasto lì, concentrato, e sono andato sempre meglio. Partite come questa, magari anche non giocando benissimo ma vincendo, mi fanno acquisire esperienza e fiducia”.

Non troppi match, però, quindi dopo Barcellona, il quinto torneo consecutivo a cominciare da Acapulco, è arrivato il momento di fermarsi un po’. Poi, molto probabilmente giocherò le qualificazioni a Madrid e poi Roma, dove ho una cambiale abbastanza importante, quindi sperando di andare il più lontano possibile. L’obiettivo è il Roland Garros, il mio primo Slam in main draw”.

Diversamente da molti colleghi in possesso di un piano A molto semplice e poco altro, Musetti vanta un arsenale più vario. La parte difficile è non farsi confondere dalla varietà delle soluzioni. “È una grossa sfida ammette Lorenzo, “ma è quello che faccio e gioco il mio miglior tennis quando scelgo il colpo, l’arma giusta che ho a disposizione. Quando sono al mio miglior livello, faccio sempre la scelta migliore ed è quello che cerco di fare anche in allenamento, concentrandomi e migliorandomi a partire da lì, che è la chiave di tutto proprio perché, spesso, in partita commetto gli stessi errori che commetto in allenamento”. Quindi, un tennis che funziona al meglio quando è istintivo e non ci pensa troppo? “Quando ho buone sensazioni in campo, mi viene naturale giocare smorzate, variazioni, colpi speciali. A volte, è la chiave per vincere incontri in condizioni difficili, come questo. Oggi ho usato bene la risposta perché lui serviva bene, soprattutto da sinistra ho cercato di avvicinarmi alla linea di fondo – cosa che non faccio abitualmente. Poi, lo slice per tenergli la palla bassa quando veniva avanti”.

A proposito dell’avversario di secondo turno, Auger-Aliassime: “Non ho mai giocato con Felix, neanche in allenamento. Sicuramente è più in forma rispetto a Feliciano. Sarà una partita più fisica, con più scambi. Feliciano tende a scendere a rete, a fare pochi scambi, mentre Felix è più solido, ma anche lui molto aggressivo. Credo sia una partita aperta. Ho le mie chance, come le ho con tutti, e cercherò di sfruttarle al meglio. Di sicuro, lui sarà tra i protagonisti nel futuro del nostro sport. E, con lui, spero di esserci anch’io in quel futuro”.

Il tabellone completo

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Al femminile

Osorio e Fruhvirtova, teenager a Charleston

Nel torneo in South Carolina vinto da Astra Sharma si sono messe in luce protagoniste giovanissime

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Linda Fruhvirtova - WTA Charleston 2021 (via Twitter, @VolvoCarOpen)

Il secondo torneo disputato sulla terra verde di Charleston, un WTA 250, sembrava dovesse rispettare le gerarchie delle teste di serie. Infatti la numero 1 in tabellone, Ons Jabeur, era approdata in finale contro Astra Sharma dopo avere vinto con margine i turni precedenti. Quattro successi in due set, lasciando al massimo cinque game a match. Invece in finale è arrivata la sorpresa.

Jabeur ha vinto il primo set 6-2, e anche nel secondo set sembrava fosse imminente lo strappo decisivo per chiudere la partita e conquistare il titolo. Ma nei game finali Ons ha cominciato a sbagliare di più, e ha perso il parziale 5-7. Poi alla distanza è calata drasticamente, subendo un inatteso 1-6. E così la numero 27 del ranking ha lasciato strada alla numero 167. Con questa controprestazione Jabeur deve ancora rimandare l’appuntamento con il primo successo in un torneo a livello WTA.




 

Dalla stagione 2020, pur tra le difficoltà della pandemia, Jabeur ha compiuto un notevole salto di qualità, certificato anche dal best ranking in carriera: numero 25 raggiunto proprio questa settimana. Ma c’è ancora qualcosa da aggiustare nel suo tennis, tanto spettacolare quando gira al meglio. Forse pecca nella tenuta fisica alla distanza, ma forse è soprattutto un problema di convinzione in alcuni frangenti dei match importanti. La metterei in questo modo: il suo tennis è creativo ed efficace quando tutto funziona, ma tende a diventare forzato e un pochino cervellotico quando le cose non girano a dovere. E i colpi diventano poco produttivi.

Ma va dato merito anche alla avversaria in finale, Astra Sharma. Con i nuovi meccanismi di calcolo del ranking, Sharma aveva appena visto scadere i punti della finale ottenuta a Bogotà nel 2019, e questo le aveva causato un arretramento di oltre 30 posti. Ma il successo di Charleston le ha permesso di risalire sino alla posizione 120. E così dopo la sconfitta di due anni fa contro Amanda Anisimova in Colombia, Sharma ha conquistato alla seconda occasione il suo primo titolo a livello WTA.

Malgrado la finale abbia offerto il confronto tra due giocatrici in piena maturità (Jabeur ha 26 anni e Sharma 25), a mio avviso l’aspetto più interessante di Charleston “bis” è legato alla presenza di ben tre teenager nei quarti di finale: Clara Tauson, Maria Camila Osorio Serrano e Linda Fruhvirtova.

Di Tauson (nata nel dicembre 2002) ho già scritto in occasione del suo successo nel WTA 250 di Lione, all’inizio di marzo (vedi QUI). Allora aveva vinto partendo dalle qualificazioni, e quella vittoria non aveva solo significato il primo titolo in carriera a livello WTA, ma anche l’ingresso in Top 100. Questa volta è il momento di parlare di Osorio Serrano e Fruhvirtova.

Maria Camila Osorio Serrano
La semifinale raggiunta dalla giovane tennista colombiana in South Carolina segue di pochi giorni il suo trionfo a Bogotà: anche per lei primo titolo in carriera a livello WTA, da profeta in patria. La classica settimana da sogno, conclusa come meglio non poteva, con la vittoria in finale su Tamara Zidansek.

A livello tecnico, però, probabilmente vale di più la semifinale nordamericana rispetto al successo sudamericano. Facciamo due conti: in Colombia la giocatrice sconfitta più alta in classifica era stata la numero 93 Zidansek. In South Carolina invece, Osorio ha battuto la numero 51 Linette al primo turno e la numero 91 McHale al secondo. Poi ha avuto la meglio su Tauson (ma con un successo per ritiro), prima di fermarsi contro la futura vincitrice Sharma in semifinale. Mettendo in fila le partite di Bogotà con quelle di Charleston, Osorio ha vinto otto partite consecutive, e questo le ha permesso di ottenere il best ranking della sua breve carriera: numero 118 WTA. 

A 19 anni compiuti (è nata il 22 dicembre 2001), Osorio nei prossimi mesi proverà a sfondare la barriera della Top 100, cercando di avvicinare i risultati ottenuti nel recente passato da altre due colombiane: Mariana Duque Marino (best ranking numero 66 e un titolo vinto, anche lei a Bogotà) e soprattutto Fabiola Zuluaga (best ranking numero 16 nel 2005 e semifinalista all’Australian Open 2004). Zuluaga ha vinto 5 titoli a livello WTA, e 4 di questi a Bogotà: nel 1999, 2002, 2003, 2004.

Sorprende fino a un certo punto che per tre giocatrici colombiane il torneo di casa si sia trasformato nel “terreno di caccia” preferito: dato che la capitale della Colombia si trova a oltre 2600 metri sul livello del mare, le condizioni di gioco sono molto particolari, e probabilmente chi è cresciuta in un contesto del genere riesce a esprimersi meglio rispetto a chi deve adattarsi in pochi giorni al tennis in altura.

Maria Camila proviene da una famiglia di sportivi, ma non di tennisti: infatti sia il nonno che il fratello sono arrivati a giocare nella nazionale di calcio colombiana. Lei invece ha scelto il tennis dopo che da bambina aveva incrociato per caso in televisione un match di Federer. È rimasta stregata dal gioco in generale ma anche da Roger, tanto da averlo “inseguito” nei tornei dello Slam che ha affrontato da junior. È riuscita ad agganciarlo e a farsi fotografare insieme a Roger proprio nell’ultima occasione, a New York 2019. Osorio infatti ha vinto il suo titolo Slam (US Open 2019) quando stavano per scadere i limiti di età.

Anche se in WTA non ha ancora raggiunto i livelli di Duque Marino e Zuluaga, è comunque la prima colombiana della storia a essere arrivata alla posizione numero 1 della classifica junior; raggiunta il lunedì successivo alla vittoria nello Slam (9 settembre 2019). Forse non è stata precocissima nei risultati (ricordo per esempio che sono nate nel 2001 Amanda Anisimova e Iga Swiatek), ma ha dimostrato di avere cominciato con il piede giusto il passaggio al professionismo: numero 478 a fine 2018, numero 184 a fine 2019, con il primo successo a livello ITF nel 15K di Cucuta, che è la sua città natale.

Nelle partite di Charleston Maria Camila ha dato prova di possedere alcune tipiche doti di chi è cresciuta sulla terra rossa: due buoni fondamentali da fondo, ma anche la capacità di utilizzare il drop-shot e di misurarsi con i frequenti corpo a corpo che la palla corta può innescare. D’altra parte non dispone di una potenza devastante, e difficilmente può fare la differenza con i colpi di inizio gioco. Per questo penso che per crescere in futuro dovà trovare i giusti equilibri che le permettano di valorizzare il pià possibile gli aspetti tattici e agonistici.

a pagina 2: Linda Fruhvirtova

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Flash

Pagelle Montecarlo: un Dio greco in terra

Stefanos Tsitsipas trionfa nel Principato, Djokovic e Nadal in affanno. Roger Federer preferisce la Svizzera

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos figlio di Apostolos fece una palla di pelle di Rublev, tutti i russi salirono a galla per vedere la palla di pelle di Rublev fatta da Stefanos, figlio di Apostolos. E così il Dio greco Tsitsipas (10) finalmente è sceso in terra a calpestare e dominare il suolo del mattone tritato, nuovo principe di Montecarlo approfittando dei tentennamenti dei precedenti tiranni. Nulla ha potuto il robotico Rublev (8,5), eroico nell’abbattere l’antico dominatore ma poi arresosi dinanzi a cotanta bellezza e superiorità.

D’altra parte Novak Djokovic (5) aveva dato tutto per dimostrare al nuovo leoncino Jannik Sinner (6) che il vecchio leone comandava ancora la foresta e soprattutto era distratto dal progetto di annettere la PTPA alla nuova Superlega ed ha dovuto cedere il passo dinanzi allo scatenato Daniel Evans (8), che ha all’improvviso dimostrato di avere birra, non solo da bere, anche sulla terra battuta. In verità anche fuori dal campo visto il risentimento mostrato nei confronti di Lorenzo Musetti (5,5): caro Dan fai il bravo che per difendere l’onore del Magnifico siamo pronti ad invadere la perfida Albione. Rafa Nadal (5) è apparso un po’ stralunato, ma Parigi è ancora lontana e, come di consueto, lì si parrà la sua nobilitade e dunque non è il caso di preoccuparsi.

Per quanto riguarda lo squadrone azzurro, eravamo nove in tabellone eravamo giovani e forti ma a salvarci dal tracollo è stato il vecchio bucaniere Fabio Fognini (7) che ha ritrovato l’aria di casa ma ha dovuto arrendersi allo scatenato Casper Ruud (7,5). Matteo Berrettini (5) ha dimostrato di non essere ancora pronto, Caruso (6) si è salvato da una figuraccia, Travaglia (6) ha difeso l’onore della propria donna dalle ingiurie del villano Carreno, da Sonego (6) forse potevamo aspettarci qualcosa di più, ma veniva dalla vittoria in terra sarda e dobbiamo essere clementi.

A proposito di Sardegna, altro successo del movimento italiano con il nuovo torneo ATP in programma nella settimana prima del Roland Garros: sarà Parma, nel frattempo annessa con provvedimento presidenziale alla provincia di Nuoro, ad ospitare il nuovo 250.

 

Nel frattempo Roger Federer, dal suo buen ritiro ha fatto sapere che tornerà in quel di Ginevra e dunque non figura nell’entry list di Roma. A questo punto gli appassionati italiani potranno sperare solo in una improbabile retromarcia di Roger e in una wildcard degli Internazionali. Dubbioso Binaghi: “Beh stiamo parlando di una vecchia gloria, un giocatore che non ha più nulla da dare e che è riuscito a non vincere questo torneo neanche quando il suo avversario era Mantilla, che è riuscito a perdere con Stepanek, Chardy, Gulbis e Volandri. Valuteremo ma in questo momento abbiamo altri nomi prima di lui, Londero, Coria e Delbonis certamente più adatti di lui alla terra”.

Se Federer limita le sue apparizioni sul rosso, Nick Kyrgios (4) ha invece deciso di saltare totalmente la stagione sulla terra. “Non mi alleno altrimenti sporco la macchina. La terra non dovrebbe essere nemmeno considerata una superficie” ha ricordato più volte Nick. D’altra parte nemmeno lui dovrebbe essere considerato un tennista.

Dato un applauso alle nostre Cocciaretto (7,5) e Trevisan (7) che hanno spezzato le reni alla Romania nella ex Fed-Cup, l’oscar quadrifoglio della settimana va a Federico Gaio (10): ko nell’ultimo turno delle qualificazioni di Barcellona, è stato ripescato come lucky looser e sorteggiato all’esordio con Benoit Paire. Più gaio di così…

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