ATP Indian Wells, pagelle: Ok Djokovic, Dolgopolov e Isner

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ATP Indian Wells, pagelle: Ok Djokovic, Dolgopolov e Isner

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ATP INDIAN WELLS – Archiviato il primo Master 1000 di stagione è tempo di voti sui tennisti maschili. Più delusioni che sorprese, da parte di quei tennisti che aspettiamo molto e che spesso non arrivano. Si rivede un buon Federer ma non basta contro un discreto Djokovic. Le foto della finale maschile

Novak Djokovic
Caso strano, torna Vajda nel suo box e Nole torna a vincere un torneo importante. Intanto il suo coach principale, un allenatore molto 2.0, difende il suo assistito su Twitter dalle critiche di Neil Harman del New York Times e del commentatore TV Greg Rusedski. Lesa maestà. Nel frattempo il servizio di Djokovic è peggiorato, e di parecchio. Il linguaggio del corpo della finale di ieri ce lo consegna come insicuro a tratti, come se avesse perso il ruggito del leone di quando dominava tutto e tutti. Ieri il match si è allungato e quindi il ragno Nole ha tessuto una trama che ha imbrigliato Roger, molto vulnerabile oramai dopo le due ore di gioco. Il risultato comunque del Djokovic 2014 è che si parla più di lui e di Becker che di come sta giocando. Chissà che Vajda non torni a tempo pieno anche se gli costerebbe cara questa scelta: un probabile divorzio dalla moglie che lo ha reclamato a gran voce a casa.
Voto 7,5

Roger Federer
Si sono sprecati i titoli enfatici quando Federer ha lasciato 4 game a un Dolgopolov sorpresa del torneo solo per chi non mastica tennis quotidianamente. Oppure quando ha battuto in due set uno che gioca bene ma è più scarso di lui (Haas), o quando ha regolato uno dei giocatori hot del momento (Anderson), ma pur sempre più scarso di lui. Insomma Roger, nell’iconografia tennistica il Panda del tennis da salvare, ha scaldato i cuori di tutti e ha dimostrato di essere tornato in forma e che il 2013 è stato un calvario dal punto di vista fisico. Ma ha giocato un torneo onesto, dove l’unico ostacolo serio è stato Djokovic in finale – e neanche il miglior Djokovic tanto che il primo set è andato via fin troppo facilmente. Che Roger giochi bene, che sia uno spettacolo ammirare i suoi gesti e che sia esponente di un tennis vario e d’antan lo sappiamo tutti. Che sia ancora capace di vincere uno Slam, sogno di molti e forse anche sua recondita aspettativa, è roba in cui credono pochi.
Voto 6,5

 

Rafael Nadal
Rafael Nadal in un ipotetico governo italiano sarebbe un movimento separatista. “Gli adoratori del top spin”, con la falange dietro disposta a tutto per lui. Che non era in forma si era capito quando ha rischiato di perdere contro Stepanek. Lo riscriviamo: Stepanek, pratica che di solito si archivia in due comodi set. È uscito fuori per mano di Dolgopolov, ottimo protagonista del torneo, ma pur sempre 7-6 al terzo, come a dire: “Posso anche giocare malino e stare leggermente fuori forma, ma il mio lo faccio sempre e se volete battermi dovete sudare”. Un anno fa vinse il titolo, ora ha talmente tanto vantaggio che può perdere al quarto turno. È una sconfitta, non un dramma. Meglio di lui in conferenza stampa non saremmo stati in gradi di sintetizzare la sua partecipazione al torneo.
Voto 5,5

Aleksandr Dolgopolov
Giocatore da seguire sempre, autore di gesti tennistici riproducibili da pochi eletti, l’ucraino è arrivato per la prima volta in semifinale in un Master 1000. Chissà che un mix generato dall’appagamento della conquista più vento mal sopportato del match di Roger non gli abbia fatto buttare frettolosamente il match di semifinale. Peccato perché Dolgopolov è in forma e avrebbe sicuramente dato molto più filo da torcere all’esperto Federer, domatore anche del vento.
Voto 7

Richard Gasquet
Aspettando Gasquet, intanto è arrivato Godot. Che tristezza vedere uno dei talenti del tennis moderno giocare metri dietro la linea di fondocampo, cercando di arpionare traiettorie altissime con quella presa di diritto mutuata direttamente dal tennis anni ’80. Nel tennis maschile se non ti chiami Edberg senza diritto non puoi competere ad alti livelli, anche se hai talento da vendere. Non è questione di allenatore, è proprio che vedere uno col talento del francese lottare e perdere con degli onesti adoratori del topspin è una cosa che non fa bene al tennis.
Voto 5 a lui, e 4 a chi gli ha impostato il diritto

Fabio Fognini
Il nostro alfiere ha fatto un buon torneo. La vittoria contro Monfils non era inaspettata perché sappiamo che il francese è tutto meno che un giocatore costante. Ma poi quella partita persa malamente contro Dolgopolov ci ha lasciato l’amaro in bocca. Si può perdere ma non così, praticamente calandosi dopo pochi game nel mood “non ce la posso fare, non lo capisco, gioca strano, non mi riesco ad adattare al suo gioco”. Eh no Fabio, se vuoi andare oltre la quattordicesima posizione mondiale troppi ce ne saranno di match dove le minuzie saranno decisive per la vittoria. Questione di atteggiamento (ma forse poi a fine torneo abbiamo scoperto che c’erano distrazioni in corso). Ad ogni modo la possibile ascesa di Fognini passa ancora una volta di più attraverso la sua maturazione mentale: tutti i match si giocano, anche contro Federer a Wimbledon. (Nota a margine: ma non sarebbe stato magnifico se invece di farle un gavettone da coatto l’avesse abbracciata e baciata di fronte a milioni di persone? Ci avrebbe toccato diretti al cuore).
voto 5,5

John Isner
John “non solo servizio” Isner. Lo chiameremmo così questo lungagnone che fa dell’uno-due il suo mantra sul campo. Ha un diritto che fa molto male, anche perché domare top spin all’anca, che per altri sarebbero ad altezza spalla, per lui non è un problema. Ha servito per 2 volte per il match contro Djokovic. Torna numero 10 al mondo, ridando lustro agli Usa proprio in Usa e si avvicina a superare il suo record nel ranking che lo vide al numero 9 qualche anno fa. Manca poco, si gioca ancora in Usa, a Miami, e il gigante è in forma. Può mietere vittime illustri.
Voto 8

Ernst Gulbis e Bautista Agut
Il tennis è uno sport magnifico perché è come la boxe. Sei solo, a lottare contro il tuo avversario, fra paure e pensieri. Bravo Gulbis a raggiungere i quarti superando Dimitrov ma bravo anche Bautista-Agut (che un paio d’anni fa giocava i challenger come il Rai Open a Roma) a raggiungere gli ottavi superando Berdych (non si smentisce mai) e Nieminen, entrambi al terzo set in incontri tirati. E poi il confronto fra i due, fra il ricco lettone e la principessa viziata (Gulbis dixit). Sguardi cattivi, polemiche con l’arbitro per perdite di tempo fra pretese di chiudere lo spazio aereo californiano e via dicendo. È stato un match elettrico, non bellissimo ma divertente. Un bel confronto fra due talenti a modo loro: Gulbis è imperioso a tratti, mentre lo spagnolo gioca un tennis desueto, poco spagnolo e con un dritto praticamente piatto. Valorizza tantissimo il poco talento che ha: ammirazione.
Voto 7,5 a entrambi

Tomas Berdych
L’immaginario account Twitter fake di Tomas Perdych ha guadagnato altri 2000 follower.
Voto 4,5
Julien Benneteau
Ha la fama del perdente e ha interpretato perfettamente il ruolo nei quarti di finale opposto a Djokovic. Aveva fatto il suo, anche di più forse. Contro Nole non si è espresso al meglio ma poco altro avrebbe potuto fare. Tsonga, Thiem e Lopez fra le sue vittime. Non male il suo ruolino e tanti punti in cascina.
Voto 6,5

Jo-Wilfried Tsonga
Una finale all’Australian Open e una sfiorata al Roland Garros: ma come è stato possibile?
Voto 4

Grigor Dimitrov
Contro Gulbis la sconfitta ci può stare ma noi ogni settimana aspettiamo sempre il grande risultato da parte di Dimitrov e questo non arriva. Siamo pazienti, allunghiamo la deadline di maturazione ma qui si corre il rischio che diventi come Gasquet. Deve migliorare ancora, la sua palla delle volte è leggerina. C’è tempo per carità. Ecco, appunto.
Voto 5,5

Kevin Anderson
Giocatore del momento, protagonista di un buon torneo terminato di fronte a Roger Federer. Ha eliminato Wawrinka, ma anche Hewitt. È fra i migliori 20 al mondo, difficile migliorare ma ci ha già sorpreso diverse volte quest’anno.
Voto 7

Andreas Seppi
Che dire: ha battuto Querrey negli USA, scalpo importante ma poi due soli game contro Wawrinka, ancora sotto effusioni della sbornia australiana. Due game sono un po’ pochini ma Stan è pur sempre il 3 del mondo. Sufficienza sciovinista
Voto 6

Stanislas Wawrinka
E arrivo alfine la prima sconfitta del 2014, per mano di Kevin Anderson, tennista operaio che sta molto ben giocando in questa fase di stagione. Incontro tirato vinto dal sudafricano ma l’impressione è che Wawrinka ancora mentalmente non abbia recuperato le energie mentali per arrivare in fondo alle competizioni, manca la fame australiana.
Voto 5

Andy Murray
L’impressione è che ci vorrà ancora un po’ ma piano piano lo scozzese si sta avvicinando verso la forma migliore. Ha bisogno di giocare, lo sta facendo e neanche tanto male. Quando tornerà al 100% allora vedrete che la classifica nei piani alti si riassesterà.
Voto 6,5

Milos Raonic
È un’altra promessa che tarda a sbocciare. Sarà difficile, senz’altro ma manca sempre un pochino a fare il grande colpo. A Indian Wells il canadese ha giocato bene, ha raggiunto i quarti perdendo dal genio Dolgopolov, eliminando Murray al terzo set. Risultato quindi più che positivo per lui. Rimangono però i dubbi su rovescio e mobilità per una definitiva consacrazione.
Voto 7

Dmitry Tursunov
Il cammino di Roger Federer fino alla finale è stato piuttosto agevole, eccezion fatta quando ha incrociato Tursunov, che senza cedere mai il servizio si è arreso solo dopo 2 tie-break, dove la classe del campione fa la differenza. Questo risultato è passato sottotraccia e invece merita una menzione perchè lui è quel giocatore capace di litigare con l’arbitro per i favoritismi verso i campioni, perchè ha detto la frase dell’anno (“Rafa will pick his ass for 30 seconds and you guys will watch him and not even say a word”), lui, esponente della classe media del tennis.
Voto 6,5

Larry Ellison
Ma quanto ama il tennis questo tipo qui? È la rockstar di Indian Wells, onnipresente anche durante le qualificazioni tanto che abbiamo immaginato che durante le pause gabinetto ci fosse un ologramma o una statua di cera auto-abbronzante in sua vece. Mr. Oracle è stato il personaggio più ringraziato del torneo, i giocatori lo amano e se lo arruffianano in ogni speech possibile. Lui costruisce in un anno cose che ne richiedono 3, fa record di spettatori e promette ancora miglioramenti. Presidente del consiglio di Indian Wells!
Voto 9

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Australian Open: Monfils domina Bublik, Zverev col vento in poppa. Sarà Sonego-Kecmanovic

Il tedesco non ha problemi con Millman, Kecmanovic supera Paul. Opelka, Khachanov e Albot avanti

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Gael Monfils - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)

Giornata ricca di sorprese all’Australian Open maschile. Anche se sono state poche le teste di serie ad abbandonare il torneo non sono mancate le partite combattute e dei vincitori fuori pronostico. Ecco la seconda parte dei risultati maschili di giornata dei match che non hanno visto impegnati giocatori italiani (qui la prima parte).

Kecmanovic b. Paul 7-6(7) 7-5 7-6(8)

Può essere definita sorprendente la vittoria ottenuta dal serbo Miomir Kecmanovic contro Tommy Paul. Il tennista americano era l’assoluto favorito della vigilia visto il periodo di forma non eccezionale di Kecmanovic e in generale la poca adattabilità del gioco del serbo alle superfici veloci. La giornata poco positiva al servizio è costata cara a Paul, che sullo scambio ha sofferto la grande regolarità e forza atletica del tennista serbo. Nonostante la giornata negativa l’americano ha avuto più chance per portare a casa un set, avendo avuto tre set point sia nel primo che nel terzo set. Kecmanovic raggiuge così il primo terzo turno Slam della sua carriera, approfittando dello spicchio di tabellone lasciato libero dal ritiro del suo connazionale Djokovic: affronterà Lorenzo Sonego nella notte italiana di giovedì per un posto negli ottavi di finale.

 


[28] Khachanov b. Bonzi 6-4 6-0 7-5
[Q] Albot b. [Q] Vukic 6-4 7-6(4) 6-4

[23] Opelka b. Koepfer 6-4 6-3 7-6(4)

È andata meglio al numero due americano Reilly Opelka, che ha battuto il sempre ostico Dominik Koepfer in una partita molto più sofferta di quanto dica il 6-4 6-3 7-6(4) finale. Il tennista tedesco ripenserà a questa partita con tanti rimpianti visto che si è trovato avanti di un break in avvio di primo set salvo poi farsi rimontare con due break subiti nel quarto e decimo game, con in mezzo tre palle break cancellate da Opelka con l’aiuto del servizio. Dopo un secondo set dominato dall’americano Koepfer si è rifatto sotto nel terzo set, guadagnandosi due set point non convertiti nel decimo game per poi subire la beffa nel tie-break con un solo minibreak subito che l’ha condannato alla sconfitta. Vittoria in tre set anche per Karen Khachanov, che ha battuto in due ore il francese Benjamin Bonzi, un avversario sicuramente ostico e che tanto bene aveva fatto nel circuito Challenger nel 2021. Passa anche il moldavo Radu Albot, messo in difficoltà dal padrone di casa Alexander Vukic ma che ha fatto valere la sua esperienza maggiore nel circuito nei momenti decisivi del match.

[2] Zverev b. Millman 6-4 6-4 6-0

Albot avrà vita molto più complicata nel terzo turno contro Alexander Zverev, testa di serie numero 3 del tabellone e favorito assieme a Daniil Medvedev per la vittoria finale. Il tennista tedesco ha superato l’esame posto da John Millman, tennista sicuramente di molte categorie inferiore a Zverev ma che in passato ha dimostrato più volte di essere particolarmente indigesto ai top player specialmente quando gioca a casa sua in Australia. La risposta e la solidità da fondo di Millman hanno messo in difficoltà Zverev nel primo set, in cui l’australiano è riuscito a tenere competitiva la sfida con un controbreak immediato, vanificato dal break subito decisivo per le sorti del set nel game successivo. Millman ha avuto la possibilità del controbreak anche nella metà del secondo set, dopo aver subito un altro break in avvio, ma il servizio di Zverev fa buona guardia e trascina il tedesco al dominio del terzo set, in cui si toglie il lusso di infliggere un pesante 6-0 al tennista australiano.


[16] Garìn b. Martinez 6-7(1) 7-6(4) 2-6 6-2 6-2

[17] Monfils b. Bublik 6-1 6-0 6-4

Si è chiusa inaspettatamente in tre set anche l’ultima partita in ordine cronologico della mattinata italiana, la sfida tra la testa di serie numero 17 Gael Monfils e l’imprevedibile Alexander Bublik. Il kazako ha sofferto per tutta la partita l’estrema regolarità di Monfils, che ha continuato a mostrare l’ottima forma espressa nei tornei di preparazione all’Australian Open. Il tennista francese si è mosso con intelligenza, facendo giocare sempre il colpo in più ad un Bublik in evidente giornata negativa e togliendosi anche la soddisfazione di infliggere un 6-0 nel secondo set sfruttando i quattordici errori non forzati del suo avversario. Bublik ha provato a rientrare nel match nel terzo set, nonostante una seconda di servizio tirata alle velocità della prima ma spesso imprecisa, fattore che gli è costato otto doppi falli in tutto il match a fronte di “soli” quattro ace.

Neanche la verve ritrovata del kazako è bastata a scalfire il solidissimo Monfils in campo oggi. Il francese non ha fatto una piega e con passanti precisi ha messo in difficoltà Bublik durante le sue frequenti discese a rete nel terzo set, trovando il break decisivo nel settimo game. Il numero 37 del mondo ha provato ad instillare dubbi nel tennis di Monfils guadagnandosi due palle break nel game successivo, ma la solidità da fondo di Gael è bastata per scacciare il pericolo e regalare il terzo turno dell’AO al tennista francese. Delusione grossa per il kazako, che nonostante il talento evidente continua a dimostrare di non avere la forza mentale necessaria per competere a buoni livelli nei tornei dello Slam. Monfils sarà il favorito della sfida contro la testa di serie numero 16 Christian Garìn, che ha battuto in rimonta al quinto set in un thriller di quasi cinque ore un altro giocatore poco avvezzo al cemento come lui, lo spagnolo Pedro Martinez.

Qui i tabelloni completi dell’Australian Open 2022

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Classifica ATP: eppur si muove

Nadal torna fra i primi cinque, Sinner rientra in Top 10 dopo una settimana. Best ranking per Auger-Aliassime, grandi exploit per Cressy e Kokkinakis

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Jannik Sinner - ATP Cup 2022 Sydney (foto Facebook ATP Cup)

Il caso Djokovic rischia di diventare per il tennis l’equivalente di un buco nero in astrofisica: una vicenda che inghiotte tutto ciò che la circonda. Per ribellarci a questo destino, dedichiamo tempo e attenzione anche a ciò che accade al di fuori delle vicende che hanno coinvolto il tennista serbo e le autorità australiane, cominciando dalla classifica ATP che, nonostante la stagione sia appena cominciata, “eppur si muove”.

E i movimenti che compie sono interessanti. Di seguito la Top 20:

17/01/2022Giocatore03/01/2022Differenza
1Djokovic10
2Medvedev20
3Zverev30
4Tsitsipas40
5Nadal6+1
6Rublev5-1
7Berrettini70
8Ruud80
9Auger-Aliassime11+2
10Sinner100
11Hurkacz9-2
12Norrie120
13Schwartzman130
14Shapovalov140
15Karatsev18+3
16Thiem15-1
17Federer16-1
18Bautista Agut19+1
19Garin17-2
20Monfils21+1

 

Qualche annotazione:

  • Il canadese Felix Auger-Aliassime – grazie alla vittoria del Canada nella ATP Cup, ottenuta anche con il suo decisivo contributo – torna ad occupare una posizione tra i 10 migliori giocatori del mondo, la numero 9, dopo una fugace apparizione al numero 10 lo scorso novembre. Hubert Hurkacz scende al numero 11: Jannik Sinner torna dunque in Top 10 dopo una fugace uscita la scorsa settimana.
  • Aslan Karatsev, grazie alla vittoria conquistata a Sidney, eguaglia il proprio best ranking: il numero 15.
  • Il francese Arthur Rinderknech – finalista ad Adelaide 2 – entra tra i primi 50. È numero 48.
  • Maxime Cressy – uno degli ultimi interpreti del serve & volley – è stato protagonista di un grande inizio di stagione, prima con la finale di Melbourne e poi con i quarti di finale a Sidney. Questi risultati gli sono valsi l’ingresso per la prima volta in carriera nella top 100; oggi lo troviamo al numero 70.
  • Lo statunitense Cressy non è l’unico giocatore ad avere varcato per la prima volta la soglia della Top 100 nel corso di questo mese; il tedesco Oscar Otte (96) e il danese Holger Rune (99) hanno fatto altrettanto. Non ce ne vorrà Otte ma in termini prospettici ci sembra più significativo l’exploit compiuto dal danese; con il suo arrivo, Carlos Alcaraz non è più l’unico tennista nato nel 2003 presente tra i primi 100.

Nell’ultima classifica pubblicata lo scorso anno, nove tennisti italiani occupavano una delle prime 100 posizioni; oggi ne troviamo uno in meno:

17/01/2022NOMENATO NEL
7Berrettini1996
10Sinner2001
26Sonego1995
32Fognini1987
60Musetti2002
65Mager1994
95Cecchinato1992
98Travaglia1991

Andreas Seppi è scivolato al numero 101. Inizio di stagione importante sotto il profilo statistico per il diciannovenne Flavio Cobolli; il tennista fiorentino è entrato tra i primi 200 giocatori del pianeta, al numero 199.

Un mese di gennaio indimenticabile per Thanasi Kokkinakisl’australiano in un sol colpo ad Adelaide ha vinto il primo torneo della carriera, ha ricevuto un messaggio di congratulazioni da Roger Federer e si è portato a sole tre posizioni di distanza dalla Top 100. Forse non è troppo tardi per immaginare un futuro importante per un ragazzo di 25 anni che a 20 era arrivato a occupare la poltrona numero 69 e che poi a causa di un’infinita serie di problemi fisici era caduto in una profonda depressione e sembrava perduto per il tennis che conta.

Bentornato Thanasi.

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Australian Open uomini: Zverev avanti. Bene Shapovalov, Monfils e Alcaraz, Korda asfalta Norrie. Maratona Karatsev

Un primo turno allenante per Sascha contro Altmaier. Sorprende il giovane americano: lasciati solo sette giochi al britannico numero 12 del mondo. Servono quasi cinque ore ad Aslan per battere Munar

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Alexander Zverev - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Alexander Zverev - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Dopo tanta attesa e tante distrazioni extra-tennistiche è iniziato nella notte italiana tra domenica e lunedì il primo Slam della stagione. La prima giornata degli Australian Open 2022 non ha riservato grandi sorprese per quanto riguarda il tabellone maschile e tutti i principali favoriti hanno vinto piuttosto agevolmente il loro primo turno. Ecco la carrellata di quello che è successo nel Day 1 oltre ai match che hanno visto protagonisti gli italiani, di cui parliamo in altri articoli: dalla vittoria di Matteo Berrettini contro Nakashima a quella di Sonego contro Querrey.

La prima testa di serie di rilievo a scendere in campo in ordine cronologico è stata la n. 14, cioè Denis Shapovalov, che in quattro set ha superato Laslo Djere per 7-6(3) 6-4 3-6 7-6(3) in 3 ore e 23 minuti. Il canadese, reduce dalla vittoria della ATP Cup, non è apparso al meglio sotto l’aspetto tecnico (68 errori gratuiti) ma sicuramente sta facendo progressi sotto quello mentale; “Sto lavorando col mio team per raggiungere una mentalità alla Nadal”, ha confermato lui. Sopra 5-2 nel quarto set, Shapovalov stava servendo per chiudere la partita ma si è creato da solo dei problemi quando con tre errori non forzati e un doppio fallo ha prolungato la sua permanenza in campo. Il n. 51 del mondo ha annullato un match point sul 5-4 e ha brekkato il canadese due volte per giungere al tiebreak, ma lì Djere ha ceduto concedendo la vittoria a Shapovalov.

Alla sua seconda partecipazione all’Australian Open Carlos Alcaraz raggiunge il secondo turno replicando il risultato dello scorso anno dove aveva battuto anche in quel caso un qualificato. Questa volta ha superato nel match di esordio il cileno Alejandro Tabilo 6-2 6-2 6-3 con una prestazione travolgente con un leggero tentennamento solamente nel primo set dove parecchi game ai vantaggi hanno prolungato l’incontro. Lo spagnolo, che dodici mesi fa si presentava a questo torneo da n. 141 mentre ora è n. 31, quest’oggi farà parlare di sé forse più per il vestiario che per la sua vittoria agevole e si potrebbe dire scontata. Il 18enne infatti è sceso in campo con una canotta smanicata che molto ha ricordato lo stile del giovane Nadal, e che ha messo in mostra i suoi muscoli molto più definiti rispetto a quelli del suo connazionale ex n. 1 del mondo.

 

Altre vittorie di tennisti di alto profilo sono quelle di Gael Monfils che ha iniziato la stagione con il titolo vinto nell’ATP 250 di Adelaide 1. Il francese, alla sua 17esima partecipazione in carriera agli Australian Open, ha superato nettamente l’argentino Federico Coria per 6-1 6-1 6-3 concedendo 6 palle break e salvandole tutte. Ha lasciato un set per strada invece il kazako Alexander Bublik contro il ripescato statunitense Ernesco Escobedo. Il n. 37 del mondo ha vinto in rimonta 3-6 7-6(5) 6-3 6-3 e ora se la vedrà proprio contro Monfils in una sfida tra due tennisti estrosi che promette scintille.

Il risultato più sorprendente della giornata è rappresentato forse dalla vittoria di Sebastian Korda su Cameron Norrie. Il numero 12 del mondo, che ha partecipato da Alternate alle ATP Finals di Torino, esce mestamente al primo turno, e con un risultato pure netto: 6-3 6-0 6-4 il risultato a favore del giovane americano, che fino a pochi giorni fa era in quarantena dopo essere risultato positivo al Covid. Korda, che a Melbourne vinse il trofeo junior, alla Kia Arena ha sostanzialmente dominato dalla prima all’ultima pallina, vincendo in un’ora e 42 minuti. “Non è stato facile, non ho avuto una grande preparazione – ha detto Korda -. E non avevo ancora potuto giocare un match quest’anno. Però su questi campi mi trovo molto bene e le mie tattiche hanno funzionato alla perfezione”. Il figlio d’arte Sebastian affronterà al secondo turno Corentin Moutet, vittorioso nel derby francese contro Lucas Pouille.

Nell’ultimo match della sessione serale sulla Rod Laver Arena, Sascha Zverev – uno dei primissimi favoriti del torneo vista l’assenza di Djokovic – ha staccato il suo biglietto per il secondo turno vincendo in tre set contro il compatriota Daniel Altmaier. Non è stata una passeggiata per il vincitore delle ATP Finals di Torino: 7-6 6-1 7-6 il risultato finale, con il meno noto dei due tedeschi, attuale 87 del mondo, che ha dato tutto costringendo il rivale a giocare due tie-break. Zverev ha commesso qualche sbavatura ma nei momenti decisivi ha messo grande concentrazione. Vedere per credere il momento in cui, così preso dalla partita, non si è accorto di aver vinto dopo aver trasformato il match point decisivo con una prima vincente. “Ho vinto, ma per il resto non è andato tutto secondo i piani. Se non sei Roger o Rafa sai che difficilmente inizi perfettamente un torneo già dalla prima partita – ha detto Zverev nell’intervista in campo, in cui c’è stato un simpatico siparietto per il fatto che il tedesco non capisse alla perfezione l’accento fortemente australiano dell’intervistatore -. Millman? L’ho affrontato un paio di volte a Parigi, una volta un match molto lungo al Roland Garros. Lui è difficile da battere qui in Australia e ricordo un match epico contro Roger. Mi auguro sarà una bella partita e non vedo l’ora di tornare in campo”.

In coda di giornata è arrivata anche la prima vera maratona del torneo, quella che ha visto coinvolti Aslan Karatsev, semifinalista uscente, e Jaume Munar. Il russo ha prevalso per 3-6 7-6(1) 6-7(3) 6-4 6-4, ma gli sono servite quattro ore e 52 minuti per avere ragione dell’iberico classe 1997; al prossimo turno affronterà lo statunitense Mackenzie McDonald. Un Karatsev estremamente falloso, soprattutto se si ripensa alla prestazione pressoché perfetta di due giorni fa contro Andy Murray nella finale del torneo si Sydney: Aslan ha infatti concluso con ben 107 errori non forzati contro 87 vincenti, andando in attivo nel saldo solo negli ultimi due parziali e prevalendo solo negli scambi corti (117-91, mentre Munar ha vinto quelli superiori ai cinque colpi per 93-72).

Inizio davvero negativo per lui. Nel primo set ha fatto fatica a trovare il campo (appena 7 vincenti) e ha fatto sembrare la prima del rivale quella di un peso massimo (14/15 Munar nel parziale). Andato sotto 3-0 nel secondo, e pur continuando a regalare (26 errori contro i 3 del rivale), Karatsev è riuscito a prendere in mano il pallino del gioco nel secondo (21-4 il conto dei vincenti), colmando il gap e finendo per dominare il tie-break senza più concedere opportunità nei propri turni. Nel terzo, tuttavia, percentuali negative al servizio (63% con la prima, 40% con la seconda) l’hanno visto andare sotto in due circostanze: prima Munar si è portato avanti 2-0, e poi ha potuto servire per il set sul 6-5. Pur salvandosi, Karatsev è andato sotto 3-1 nel tie-break, ma ancora una volta non è riuscito a sfruttare il mini-break recuperato sul 3-4 ed è andato nuovamente in svantaggio.

All’inizio del quarto, tuttavia, il semifinalista uscente è riuscito a portarsi avanti nel set per la prima volta, vincendo un lungo game in cui ha avuto cinque palle break a disposizione e doppiando per il 3-0 pesante. A sorpresa, Munar è riuscito a rimontare solo per riperdere immediatamente il servizio, venendo così trascinato al quinto nonostante i tre set point salvati sul 3-5. Anche nel parziale decisivo Karatsev si è preso due break di vantaggio, ma Munar si è riavvicinato sul 3-4 e ha anche avuto un ghiotto 0-40 nell’ottavo game per pareggiarla, ma Aslan ha tenuto ed è riuscito a chiudere la contesa (e il Day 1) nel turno di battuta successivo.

QUI IL TABELLONE COMPLETO DELL’AUSTRALIAN OPEN MASCHILE 2022

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