WTA Charleston: Errani che fatica! Bouchard stende Venus, Petkovic inarrestabile

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WTA Charleston: Errani che fatica! Bouchard stende Venus, Petkovic inarrestabile

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TENNIS – Sarita accede ai quarti dopo una prova di grande difesa e resistenza, battendo con due tie break Shuai Peng. Venus Williams eliminata dalla baby teenager Eugenie Bouchard, uscita vittoriosa 76(6) 26 64.

Sara Errani b Shuai Peng 76 (6) 76 (5)

 

Sara Errani, dopo essere uscita dalle prime dieci del mondo dopo quasi due anni, mette a segno una vittoria molto importante per come è arrivata, al termine di una battaglia massacrante durata 2 ore e 13 minuti, in cui la maggiore regolarità dell’italiana ha avuto la meglio sui vincenti e i molti errori di una Peng mai doma. La Errani ha mostrato i noti limiti al servizio, ma ha vinto grazie alle altrettanto note velocità di movimento e regolarità da fondo campo, che alla fine hanno avuto la meglio della spettacolarità dei colpi della cinese.

Nel primo set le due tenniste tengono i primi due turni di servizio, con la Errani costretta a recuperare da 0-30 nel secondo gioco. Nel game successivo, però, è l’italiana ad avere la prima palla break del match, annullata da una buona prima della Peng. Sara tiene la battuta nel quarto gioco senza difficoltà. Stesso copione per quinto e sesto game, con la bolognese che non sfrutta un break-point (ottima sequenza servizio e rovescio lungo linea della cinese) e poi impatta sul 3-3 con il servizio a disposizione. Da qui in poi il match cambia registro: l’Errani centra il break con un bel cross di dritto e poi con una risposta che la Peng non controlla.

L’equilibrio sembra spezzato ma non è affatto così: sul 4-3 a favore, Sara prima annulla tre break-point consecutivi da 0-40 (grazie a un vincente e due errori dell’avversaria), poi rimane viva dopo altri 3 break point prima di capitolare al settimo tentativo della Peng. Seguono altri due turni di servizio in cui ha la meglio chi risponde, ma sul 5-5 la Peng serve bene e si porta a servire per il set (6-5). Sul 30-30 la cinese si procura la palla set con un pregevole drop-shot, ma l’azzurra con grande coraggio guadagna campo e piazza all’incrocio delle righe uno schiaffo al volo di dritto, prima di chiudere sul 6-6. Il tie-break rimane in equilibrio fino al 4-3 Errani, poi Sarita indovina un rovescio lungo linea profondo e vincente e la Peng sparacchia out un rovescio.

Con 3 set-point a disposizione sembra fatta, ma la cinese approfitta delle prime deboli dell’avversaria e trova un rovescio vincente che la portano sul 6-6. A quel punto l’italiana sembra alle corde, ma offre una grande difesa prima di ribaltare l’inerzia del punto e trovare una quarta palla set. È quella giusta, perché la Peng si suicida spedendo inopinatamente in corridoio un rovescio a campo aperto a rete. 8-6 Errani.

Il secondo set vede una Peng che accusa il colpo, le risposte vincenti del primo set diventano quasi tutte errori e Sara vola sul 4-1. Sembra fatta, un set senza storia, ma la cinese si dimostra lottatrice del livello dell’avversaria e capovolge completamente il set indovinando 4 game consecutivi, frutto di un’aggressività che sposa una ritrovata precisione. Sul 5-4 Peng, la numero 47 WTA serve per il set ma un’ottima palla corta dell’azzurra e un errore dell’asiatica rimettono le cose in parità: 5 pari. Qui la numero 3 del seeeding cede di nuovo il servizio (è il terzo break consecutivo della Peng), con la cinese che si porta fino al set-point sul 6-5 40-30, prima di fare ancora harakiri con due errori intervallati da un doppio fallo: è ancora tie-break! La bolognese parte benissimo grazie alla solita grande difesa dal fondo prima di trovare i colpi vincenti: arriva fino al 5-1 e poi 6-2, 4 match-point Errani. Finita?

Neanche per sogno, la Peng non ne vuole sapere di alzare bandiera bianca, spinge a tutta, trova le righe e i vincenti e si porta sul 6-5 Errani, quando una palla corta di grande sagacia tattica risulta decisiva e consegna la vittoria all’italiana.

Ai quarti Sara affronterà la diciassettenne Belinda Bencic che ha rimontato Elina Svitolina, la migliore delle teenager secondo classifica (n.35), raggiungendo il suo primo quarto di finale nel circuito: 6-7(4) 6-4 6-1 il punteggio finale. L’elvetica grazie a questa vittoria da lunedì sarà n.107 del ranking, con la top 100 nel mirino: Errani il bersaglio da colpire per centrare l’obiettivo. (Ruggero Canevazzi)

Eugenie Bouchard b. Venus Williams 7-6(6) 2-6 6-4

Charleston evoca buoni ricordi in Eugenie Bouchard per essere stata la sede dove ha raggiunto il suo primo quarto di finale in carriera a livello Premier. Un risultato confermato quest’oggi grazie al ko inferto a Venus Williams, che soltanto pochi mesi fa a Tokyo l’aveva battuta in quello che fin qui era stato l’unico confronto tra le due. Oggi come allora è stato un match tirato, deciso al terzo set, chiuso da Venus con dieci punti in più – 101 a 91 – rispetto alla sua più giovane avversaria (tredici anni le separano: 20 Bouchard, 33 Venus). La differenza l’ha fatta la maggior capacità della canadese nel vincere i punti importanti, qualità spesso riconosciuta ai grandi campioni, un’elitè alla quale Bouchard, mattoncino su mattoncino, sta dimostrando di poter appartenere, a conferma dei buoni risultati fatti registrare nella sua seconda stagione WTA, che le sono anche valsi il premio di tennista emergente del 2013.

Anche se siamo solo nel primo set, i due set point sciupati al tiebreak sul 6-4 possono aver rappresentato il punto di svolta del match per Venus. Quattro punti consecutivi Bouchard e l’americana perde 7-6 un set che sembrava vinto. “Nel secondo set è diventata ingiocabile, ho solo continuato a lottare”, dirà la canadese a fine match ai microfoni di Espn. Con un doppio break, nel quinto e settimo gioco, Venus si rimette in carreggiata aggiudicandosi con relativa facilità il secondo parziale per 6-2. Continua l’ottimo momento culminato con il break che in avvio di terza frazione la vede in vantaggio 2-1. L’americana però viaggia a corrente alternata, mentre la Bouchard si esalta nella lotta. La canadese presto rinviene e complici un paio d’errori decisivi di Venus, arrivati al momento di servire per restare nel match sul 5-4, capitalizza l’occasione portando a casa un’importante vittoria. A fine match Venus può vantare anche un miglior saldo tra vincenti e gratuiti rispetto alla canadese – 39-39 rispetto al 26-31 registrato da Bouchard.

“E’ stata più solida di me”, ha ammesso la Williams. “Penso che i miei errori mi siano stati fatali oggi, troppi alti e bassi, troppi errori. Mi ero messa nella posizione adeguata per vincere il primo set, e invece ho iniziato di nuovo a commettere errori non forzati, questo non mi ha aiutata”. (SP)

Andrea Petkovic b. Sabine Lisicki 6-1 6-0

Scherza a fine match Andrea Petkovic dopo la schiacciante vittoria 6-1 6-0 sulla connazionale Sabine Lisicki, che fa il paio con il perentorio doppio bagel (6-0, 6-0 per chi non lo sapesse) inflitto ieri alla spagnola Lourdes Dominguez Lino. Ventisei game vinti sugli ultimi ventisette disputati: “Adesso so come si sente Serena (Williams, ndr) a volte. Ci si sente bene. Dormo meglio la notte”.

Poco da raccontare su di un match in cui hanno inciso le non perfette condizioni fisiche della Lisicki, che ne mettono ancor più a rischio la sua partecipazione alla semifinale di Fed Cup che la sua Germania giocherà in Australia il 19-20 aprile. “La spalla non è ancora al 100% e aver giocato la finale a Miami (in doppio, ndr) ha richiesto un passaggio troppo repentino per poter essere pronta per la terra. Non era il mio giorno oggi. Continuerò a lavorare con la Hingis durante la stagione su terra, giocheremo anche in doppio”. (SP)

Risultati terzo turno:
[2] Jelena Jankovic (Serbia) beat Ajla Tomljanovic (Croatia) 7-5 6-1
Belinda Bencic (Switzerland) beat Elina Svitolina (Ukraine) 6-7(4) 6-4 6-1
[14] Andrea Petkovic (Germany) beat [4] Sabine Lisicki (Germany) 6-1 6-0
[6] Eugenie Bouchard (Canada) beat [11] Venus Williams (U.S.) 7-6(6) 2-6 6-4
Jana Cepelova (Slovakia) beat [13] Elena Vesnina (Russia) 7-6(4) 3-6 6-3
[3] Sara Errani (Italy) beat Peng Shuai (China) 7-6(6) 7-6(5)
[12] Daniela Hantuchova (Slovakia) beat Teliana Pereira (Brazil) 6-2 6-3

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Original 9, Valerie Ziegenfuss: “Sarei più brava oggi: potrei pagare un allenatore!”

Le donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Valerie Ziegenfuss: “Alla gente piaceva veder giocare le donne perché gli scambi erano più lunghi. Ora la situazione si è capovolta”

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Valerie Ziegenfuss (photo via Twitter, @usopen)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. L’ottava protagonista, Valerie Ziegenfuss, ripercorre i primi anni ’70 quando contribuì a costruire un audace futuro per il tennis professionistico femminile. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Valerie Ziegenfuss aveva 21 anni quando si iscrisse per competere nell’innovativo Virginia Slims Invitational di Gladys Heldman, a Houston nel settembre 1970. Nel corso della sua carriera, la nativa di San Diego raggiunse il terzo turno in tre Major: lo US Open nel 1969 e nel 1975 e il Roland Garros nel 1972. Sul nascente circuito di Virginia Slims raggiunse la finale a Oklahoma nel 1972, dove Rosie Casals riuscì a fermarla. Quattro volte semifinalista Slam in doppio, due volte a Wimbledon e due volte agli US Open, vinse sei titoli nella disciplina a squadre.

Valerie riflette: “Ricordo che non sapevo cosa avrebbe portato il torneo di Houston. Eravamo preoccupate che ci stessimo esponendo troppo e che potessero vietarci di giocare i tornei. Ma nel complesso, avevo molta fiducia in Billie Jean come nostro leader e anche in Gladys Heldman come nostra promotrice. Mi piaceva il tennis femminile: credevo tanto nel nostro prodotto”.

 

Per me, in quel momento, era più importante avere pari opportunità di giocare che parità di montepremi. Credo che lo meritassimo perché la gente ci seguiva. Abbiamo avuto un ottimo feedback. La gente diceva: ‘Oh, ci piace guardare le ragazze, gli scambi sono molto più lunghi’. Penso quasi che la situazione si sia capovolta ora; con le palle più pesanti e i campi più lenti gli uomini in vetta alle classifiche stanno giocando rally più lunghi!”.

Penso che ad un certo punto stessi giocando 14 settimane su 16, ma non posso lamentarmi – noi volevamo il nostro tour, quindi qualcuno doveva farlo! Si aggiunse la responsabilità di promuoverlo, ma a me piaceva questa responsabilità e penso di essere stata anche brava sotto questo aspetto. Ognuno ha aiutato come meglio poteva per far progredire il nostro circuito, e questo creò un vero legame, come se fossimo tutte sorelle. Quando tutte noi nove ci riuniamo, ci guardiamo e diciamo: ‘Oh, wow, guarda cosa abbiamo creato!“.

Erano altri tempi, ma abbiamo potuto goderci un po’ di glamour grazie a Teddy Tinling. Mi creò un vestito nero in velluto che si allacciava al collo con strass lungo la scollatura, abbinato a una gonna in lamé color argento. Era stato creato per essere indossato sotto le luci in un palazzetto dello sport ed era bellissimo. Un’altra gonna era ricoperta di paillettes…. era un po’ pesante per giocarci!”.

I momenti più belli erano in doppio e quando giocavo Fed Cup e Wightman Cup per gli Stati Uniti. Ero una giocatrice a tutto campo e la mia forza era il mio gioco molto fisico. Ma penso che sarei molto più brava se giocassi oggi, anche perché potrei pagare un allenatore! Avrei avuto mio padre, George, lì in un’istante”.

Intervista di Adam Lincoln – Traduzione di Gianluca Sola


Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Rosie Casals.

Chi era il tuo idolo?
“Una pattinatrice, Peggy Fleming, che rappresentò gli Stati Uniti alle Olimpiadi. Era bella e piena di talento. All’epoca il tennis non si vedeva in TV e c’erano pochi libri, quindi non ho un idolo nel mondo del tennis

I tuoi colpi migliori come tennista?
“Il gioco sopra la testa (gli smash, ndr) e il gioco di volo

Torneo preferito?
“US Open, sicuramente. Da tennista americana adoro il cemento. L’adattamento alla terra battuta era difficile, quindi non mi piaceva il Roland Garros; l’erba di Wimbledon era veloce, buono per chi faceva serve&volley come me, ma dico senza dubbio US Open

Cosa serve per essere un campione?
“Perseveranza, amore per lo sport e dedizione”

Momento clou della tua carriera nel tennis?
“Quando ho giocato per gli Stati Uniti in Fed Cup. Giocare in team e rappresentare il mio paese fu grandioso per me

La partita che credevi fosse vinta?
“Lo ricordo bene perché non dormii quella notte: contro la mia compagna di doppio Mary Ann Eise ero in vantaggio 5-2 40-40… e persi quella partita. Ci fu una chiamata contestata: lei disse che avevo colpito una volée oltre la linea della rete, quel punto mi avrebbe dato la vittoria. Una sconfitta che mi fece male

Quale avversaria sceglieresti in un match di fantasia?
“Contro chiunque? Credo sarebbe contro Roger Federer: che campione, che brava persona. Non lo conosco ma a vederlo giocare da 20 anni…. amo il tennis maschile, cioè amo anche quello femminile ma questa sarebbe la mia scelta

Tennista preferito da veder giocare?
“Federer, e mi piace molto anche Djokovic. Lo rispetto, è un combattente e ha grandi colpi da fondocampo. Al femminile mi piace veder giocare le ragazze americane, mi vengono in mente Madison Keys, Sloane Stephens e ovviamente le sorelle Williams

Traduzione a cura della redazione


  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman
  3. Original 9: Judy Dalton
  4. Original 9: Jane ‘Peaches’ Bartkowicz
  5. Original 9: Kerry Melville Reid
  6. Original 9: Rosie Casals
  7. Original 9: Nancy Richey

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Original 9: Nancy Richey, che per giocare gli Slam andava in metro con i vestiti sudati

Le donne che hanno cambiato la storia della WTA: oggi tocca a Nancy Richey, due volte campionessa Slam e numero 2 del mondo in un’epoca difficile. “Non c’erano soldi, non c’erano mense per gli atleti, non c’era nulla”

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Nancy Richey (foto dal sito US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La settima protagonista, Nancy Richey, ci riporta con la memoria al periodo in cui il tennis professionistico femminile iniziò la sua avventura. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nel settembre del 1970, quanto le Original 9 firmarono il contratto da un dollaro con Gladys Heldman, Nancy Richey era ventottenne e già due volte campionessa Slam, avendo trionfato nei Campionati d’Australia del 1967 e all’Open di Francia del 1968. Nel corso di una carriera ventennale, la texana fu in grado di vincere 69 titoli, 19 dei quali nell’Era Open, comprensivi di sei trionfi consecutivi agli US Clay Court Championships, raggiungendo la posizione numero 2 nel ranking mondiale. Inoltre, vinse due titoli dello Slam in doppio. Richey si ritirò dopo lo US Open del 1978 – il primo giocato a Flushing Meadows – a 36 anni e fu introdotta nel 2003 nella Hall of Fame del tennis.

Ho conosciuto il tennis quando era ancora amatoriale – riflette Richey – quando dovevamo prendere la metropolitana da Midtown Manhattan a Forest Hills, con le borse in spalla, e poi fare il viaggio di ritorno portando con noi i vestiti da tennis inzuppati di sudore. Quelle valigie pesavano più di venti chili l’una. Non c’erano soldi, non c’erano mense per gli atleti, non c’era nulla. Oggi, i giocatori sono pagati milioni di dollari, le donne guadagnano un montepremi identico agli uomini e lo sport è cresciuto davvero moltissimo. Penso che sia straordinario, davvero. Ogni volta che entro a Flushing Meadows mi do un abbraccio virtuale, perché ciò che vedo è proprio quello che noi sognavamo che il nostro sport diventasse.

“Provo le stesse cose che provavo allora di fronte alle diseguaglianze. A quei tempi eravamo così discriminate – ero arrivata al punto in cui non mi interessava nemmeno più se avessi potuto o meno giocare un altro torneo dello Slam. Sentivo che avevamo in ogni caso imboccato una strada senza uscita. Ci siamo prese un rischio, ma sapevo che Gladys Heldman aveva avuto successo in tutte le cose in cui sei era cimentata, dunque sapevo che sarebbe stata anche un’ottima promotrice di tornei. Tutte le atlete che firmarono quel contratto da un dollaro con Gladys erano estremamente determinate, non ci volle molto a capire che stavamo costruendo qualcosa di buono. Fu più che un successo”.

“Mi piaceva molto indossare i completi di Teddy Tinling. Ovviamente, a me toccavano gli scarti, perché portavo delle tute e lui utilizzava dei pezzi di tessuto degli abiti delle altre ragazze per confezionarmele. Ma erano fatte davvero bene! Io ero una sarta – forse è stato il mio primo amore a quei tempi, prima ancora del tennis – e quindi apprezzavo davvero le opere d’arte che Teddy riusciva a realizzare. Conservo ancora ogni cosa che ha creato per me, tranne la tuta che ho donato alla Tennis Hall of Fame. Al giorno d’oggi, anche gli uomini stanno diventando molto attenti alla moda ed è divertente vedere cosa riescono a tirar fuori”.

“Anche se non guadagnavamo come i giocatori di oggi, non è che stessimo poi male. Se fossi nata cinque o dieci anni prima, allora sì avrei ben potuto non vedere un dollaro. Sono molto orgogliosa di esser stata una di quelle che ha aiutato a dare il via a tutto questo – non ha prezzo per me. Sono felice di aver visto e giocato nei giorni in cui lo sport era amatoriale, nel momento di transizione con l’Era Open e poi nei primissimi anni del Tour WTA. È una cosa meravigliosa. Non che non mi sarebbe piaciuto guadagnare di più, ma anche quello è stato un gran bel periodo!”

Intervista di Adam Lincoln – Traduzione di Filippo Ambrosi

 

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman
  3. Original 9: Judy Dalton
  4. Original 9: Jane ‘Peaches’ Bartkowicz
  5. Original 9: Kerry Melville Reid
  6. Original 9: Rosie Casals

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Original 9: Rosie Casals

Sesto dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Rosie Casals, la doppista più vincente del tennis femminile dopo Navratilova

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Rosie Casals (da tennisfame.com)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La quarta protagonista è Rosie Casals, nata a San Francisco il 16 settembre 1948, due volte finalista in singolare allo US Open e nove volte campionessa Slam in doppio. Rosie ripercorre i rischi e i benefici nel prendere parte al rivoluzionario torneo femminile di Houston organizzato da Gladys Heldman. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA.


Rosie Casals aveva 22 anni quando, nel settembre 1970, sconfisse Judy Dalton nella finale del Virginia Slims Invitational – l’evento che lanciò davvero il tennis femminile professionale. Durante la sua storica carriera, la californiana è stata finalista allo US Open nel 1970 e 1971 e presenza fissa nella Top 10 di singolare. In doppio, il suo straordinario bottino vanta 112 trofei – tra cui cinque corone di Wimbledon vinte al fianco di Billie Jean King e quattro titoli statunitensi. Solo Martina Navratilova ha fatto meglio di lei. È stata introdotta nella International Tennis Hall of Fame nel 1996.

Rosie riflette: “Mettere a rischio l’opportunità di giocare i tornei dello Slam è stata probabilmente la parte più rischiosa nell’andare contro il vecchio establishment. Cos’altro stavamo rischiando? Eravamo davvero cittadini di seconda classe quando giocavamo in tornei ufficiali insieme agli uomini – e intendo in tutti i tornei. In quel senso non avevamo molto da perdere. D’altra parte, i tornei dello Slam erano tutto per noi in quel momento”.

 

Non si trattava solo di soldi ma di riconoscimenti, di ottenere luoghi dove poter giocare e di essere pagate equamente per qualcosa che facevamo bene. Prima di Houston, Billie Jean, Françoise Dürr, Ann Jones e io eravamo diventate professioniste sotto contratto, giocando al fianco di Rod Laver, Ken Rosewall, Pancho Gonzales, Roy Emerson e gli altri professionisti. Noi quattro avevamo un buon contratto per quegli eventi e questo ci ha dato un assaggio di ciò che era possibile. Abbiamo capito che per ottenere qualcosa dovevamo rischiare qualcosa ed eravamo pronte a farlo“.

In quegli anni il movimento femminista ha sicuramente aiutato il nostro slancio. C’era la sensazione reale che fossimo sulla strada giusta, che ciò per cui stavamo combattendo era raggiungibile. Avere una leader forte come Billie Jean, che davvero riusciva a richiamare l’attenzione, è stato molto importante per noi. Siamo stati anche molto fortunate ad aver scoperto, attraverso Gladys Heldman, Philip Morris e il marchio Virginia Slims in un momento in cui stavano cercando di promuovere le donne”.

È stato un inizio difficile, perché abbiamo dovuto convincere i media del fatto che meritavamo il diritto di giocare e di essere noi stesse leader e di richiedere un equo premio in denaro. È stato molto difficile attirare la loro attenzione e ottenere articoli che parlassero della nostra causa. Ma siamo state educate dal Virginia Slims: ci hanno insegnato a venderci. So per certa che il tennis femminile non sarebbe dove si trova oggi se non fosse per loro. Vedere quante giocatrici stanno giocando oggi, quanto è competitivo, è fantastico”.

(Intervista realizzata da Adam Lincoln)


Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Rosie Casals.

Chi era il tuo idolo?
“Crescendo, il mio idolo è stato… non c’era. Non ne avevo uno, davvero, non c’era”

I tuoi colpi migliori come tennista?
“Probabilmente lo smash e la capacità di muovermi in campo”

Torneo preferito?
“Il mio torneo preferito era Wimbledon… e la Family Circle Cup (il nome con cui era precedentemente noto l’attuale torneo di Charleston, ndr), un tempo”

Cosa serve per essere un campione?
“Per essere campioni serve molto. Sai, serve dedizione, cuore e disciplina… devi unire tutto ciò insieme, non è semplice”

Momento clou della tua carriera nel tennis?
“Il momento clou della mia carriera è stato vincere per la prima volta Wimbledon con Billie Jean King in doppio nel 1967… e vincere la Family Circle Cup a Hilton Head nel 1973, portando a casa 30.000 $: in quegli anni era il premio più oneroso sia per gli uomini che per le donne, quindi è stato davvero fantastico”

La partita che credevi fosse vinta?
“Credo che ce ne siano molte, davvero tante. (Contro) Margaret Court, Billie Jean, Chris Evert, ce ne sono davvero tante.. E vorrei poter far qualcosa per rimediare ora ma non è possibile”

Quale avversaria sceglieresti in un match di fantasia?
“Se dovessi giocare un fantasy match? Mmm… nella storia del tennis? Vediamo, potrebbe essere contro Serena o Venus, o probabilmente una delle giocatrici di oggi. Sono davvero brave”

Tennista preferito da veder giocare?
“Bene… ok, c’è Roger, lui è uno dei miei giocatori preferiti, il mio preferito da guardare. Devo ammettere che mi piace guardare Flipkens, lei ha un gioco molto vario e doti che mi piacciono. Sono sicura che ce ne sono molti altri ma al momento mi vengono in mente questi due”

La traduzione di entrambi gli articoli è a cura di Andrea Danuzzo


  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman
  3. Original 9: Judy Dalton
  4. Original 9: Jane ‘Peaches’ Bartkowicz
  5. Original 9: Kerry Melville Reid

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