Chi più incognita, Murray o Fognini?

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Chi più incognita, Murray o Fognini?

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Fabio Fognini
 
 

TENNIS COPPA DAVIS NAPOLI – Tutti dichiarano l’Italia favorita. Ma sarà vero? Murray ha ottenuto migliori risultati di Fognini nei grandi tornei. Però ha battuto un solo top-ten. I commenti dei colleghi britannici.

Mi sembra che Andy Murray, inatteso assente alla cerimonia del sorteggio, stia meglio di Fabio Fognini!

 

Beh, magari è un’esagerazione, ma quando dopo una lunga giornata di attesa il campione scozzese di Wimbledon si è presentato sul campo centrale del Tennis Club Napoli alle 18,30 e dopo 55 minuti di “riscaldamento” compiuto negli spogliatoi, non mi è parso per nulla “diminuito”.
Si è allenato con un paio di coach, Colin Beecher e Nick Weal, e m’è parso il solito Murray di sempre. Il virus allo stomaco (“Non ha mangiato nè cozze nè pizza” ha garantito capitan Smith) non pareva averlo debilitato troppo.

Fognini mi è sembrato di ottimo umore. Ha anche scherzato con Barazzutti, e più o meno indirettamente con me, quando all’annuncio della formazione di doppio azzurra _ ovviamente, secondo le migliori tradizioni barazzuttiane, quella che non giocherà salvo clamorosi imprevisti (Fognini-Lorenzi) _ e al preciso momento in cui i fotografi sono stati chiamati a scattare le foto dei doppisti ha detto a voce alta: “Ma ‘sta foto a che serve”?
Troppo facile per me rispondere: “Infatti non la pubblicherà mai nessuno!”.

Battute a parte Fognini non mi è parso preoccupato nè del suo problema all’ottava costola, nè di dover affrontare James Ward (alias Giacomo Reparto…ma per Ward ci sono molte possibili traduzioni) alle 11,30 – “Mi farò svegliare alle 7,30…ho il risveglio lento” – nè tantomeno di dover contribuire in modo pesante (singolari e doppio…anche se non figura ufficialmente nella formazione) alla qualificazione per la prima semifinale italiana ad una Davis dopo 16 anni.

Fognini è fatto così. Fuori dal campo è quasi sempre rilassato. In campo non sai mai come reagirà. Molto dipende da come si mettono le cose all’inizio. Ma nemmeno questo è del tutto vero. Quante volte, infatti, ha mollato all’improvviso un match che sembrava vinto oppure ha rimontato match che parevano persi. Dire che è imprevedibile è dire poco. Lo sa bene lui, lo sanno bene papà Fulvio, che non è meno imprevedibile di lui nelle sue reazioni, e coach Josip Perlas che invece sarebbe prevedibile…ma qui non c’è e quindi non mi può aiutare a capire “il momento Fognini”.

Tutti sembrano d’accordo nel considerare l’Italia favorita. Lo ha ammesso Barazzutti, si credeva che lo avesse detto anch Fognini ma lui ha negato di averlo detto (però pare che lo pensi…), lo ha detto il capitano inglese dalle risposte tanto banali quanto il suo cognome, Leon Smith, e assai meno feroci del suo nome.
Neil Harman, il collega inviato del Times e di 40 anni di tennis – da me intervistato, ascoltatene l’audio – mi ha detto “E’ più difficile vincere qui che con gli Stati Uniti...e sì che non mi aspettavo che Ward battesse Querrey. Ma quando vidi la formazione americana diventai abbastanza ottimista…”.

Sembra pessimista il collega e amico del Daily Mail Mike Dickson: “Non credo che Andy abbia mai battuto un top-ten sulla terra rossa”.
Ci è voluto un po’ per verificare il tutto, ma alla fine è emerso che una volta, nel 2009 quando nemmeno era forte come è poi diventato, Andy Murray – oggi n.8 del mondo, ma è stato anche n.2 – battè a Montecarlo Davydenko che era n.9 Atp.
Insomma Dickson non si era sbagliato di molto. Ciò detto però credo che il nostro n.1 Fognini – approdato al suo best ranking n.13 proprio questa settimana – pagherebbe pur di avere ottenuto i risultati di Murray anche sulla terra rossa.
Lo scozzese, infatti, ha fatt semifinali al Roland Garros, a Montecarlo e a Roma. Fognini per ora ha fatto semifinale a Montecarlo, ottavi a Parigi (l’anno dell’epico duello con Montanes e del ritiro contro Djokovic, 2011).

Ma per adesso gli si richiede di portare a casa il primo match. Eppoi vedremo se il secondo verrà giocato. Dipende dalla pioggia che viene annunciata incessante o quasi sabato, e un po’ meno venerdì.
A un Murray che non stesse al 100 per 100 non dispiacerebbe forse un giorno di recupero in più. Ove ciò accadesse però correrebbe il rischio di dover giocare singolare e doppio nella stessa giornata, dovendo eventualmente scendere in campo dopo un’ora e mezzo di riposo dalla conclusione del singolare.
Il supervisor del match, lo svedese di lungo corso Stefan Fransson, mi ha spiegato: “Una volta in Davis c’era la regola che se un match  superava un determinato numero di games non si poteva giocarne un altro nella stessa giornata. Ora non è più così. Si assegna un congruo riposo e poi il giocatore deve scendere nuovamente in campo”.

Insomma in questo caso si può parlare di un sorteggio abbastanza fortunato. Infatti dei due candidati a giocare sia singolare sia doppio, Fognini e Murray _ per l’appunto i due dalla condizione fisica incerta – l’italiano avrà comunque la certezza di un riposo più lungo ed è quasi escluso che possa trovarsi a giocare due partite nello stesso giorno.
Harman e Dickson, che sono due degli 8 colleghi britannici fin qui intravisti, dicono all’unisono che “Ward ha ottenuto in Davis risultati che nei tornei si è solo sognato!”. Però loro non si sognano di considerarlo in grado di battere Fognini, almeno dichiaratamente.

A trasmettere il match nel Regno Unito sarà Eurosport (che ha i diritti solo per quel Paese) e anche la BBC per la quale il commento potrebbe essere quello di Tim Henman accanto a Jonathan Overend.
“La cosa più bella che potrebbe capitarci è una vittoria nel doppio ora che, ad un anno dall’annuncio del tumore scoperto in Ross Hutchins, Ross è tornato a giocare in Davis e scenderà in campo forse accanto a Colin Fleming (che non è parente di Peter Fleming, l’americano compagno di John McEnroe che da tempo ormai risiede in Inghilterra ma non ha cambiato cittadinanza…e giocava molto meglio di Colin)” dicono gli inglesi.
L’aspetto più curioso è che se in fondo il fatto che l’Italia non abbia più raggiunto una semifinale in Davis dal 1998 non è tanto sorprendente visto che siamo stati per 12 anni senza un top-20, invece la Gran Bretagna ha avuto due tennisti classificati fra i top-ten _ sia Tim Henman sia Greg Rusedski sono stati n.4 del mondo e hanno pure giocato nello stesso team _ ma da 33 anni non hanno mai vinto un match nel World Group fino a quest’anno.

Harman, ancora lui, ricorda due incontri persi al primo turno, e sempre a Birmingham con Stati Uniti e Svezia, e sempre ceduti sul 2 pari con Johansson e Courier, e al quinto set.
“Mai avuta troppa fortuna, ma mai come quest’anno, la squadra è sembrata così unita. E mai abbiamo avuto un giocatore così forte come Andy Murray…”.
Insomma, al di là dei vari understatement, gli inglesi un pochino alla vittoria ci credono.

Starà ai nostri, Fogini soprattutto ma anche Seppi che pur non essendo un Davisman una volta che non si sentisse tanto o troppo responsabilizzato, potrebbe anche procurare un punto che magari la gente non si aspetta. Quello contro il campione di Wimbledon. Vedremo. Io ricordo di aver visto Andreas vincere un gran match a Torre del Greco, rimontando due set a Juan Carlos Ferrero. E Torre del Greco (2005) è a due passi da qui.
Ad maiora.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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Coppa Davis

“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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