Coppa Davis: Fognini a fatica, 1-0 Italia

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Coppa Davis: Fognini a fatica, 1-0 Italia

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TENNIS COPPA DAVIS – NAPOLI Fognini lotta per 3 set con il nr.2 britannico Ward prima di avere la meglio con il punteggio di 64 26 64 61.

Ascolta il commento di Ubaldo su Fognini-Ward

 

Fabio Fognini: “Un tempo questa partita non l’avrei vinta”

Fognini e il segreto della costola: un abbraccio troppo forte di Flavia?

Barazzutti: “Fognini? Deciderà il Prof. Parra per l’infiltrazione”

James Ward dopo la sconfitta con Fabio Fognini (in inglese)

COPPA DAVIS, quarti di finale

Non è stata una passeggiata di salute, tutt’altro. Fabio Fognini supera in poco più di 3 ore James Ward con il punteggio di 6-4 2-6 6-4 6-1 e ci porta in vantaggio 1-0 nella sfida di quarti di finale di Napoli della Coppa Davis contro la Gran Bretagna.

Un match duro, sia per le condizioni meteo non ottimali, sia per le condizioni fisiche di Fabio che sicuramente non è al 100% e non ha ancora totalmente recuperato dall’ematoma al costato rimediato a Miami. Ma alla fine il tennista ligure l’ha spuntata, scrollandosi di dosso il tenace avversario che ha dimostrato a tratti di valere ben oltre la posizione nr. 160.

Chiave di volta del match il terzo set, dove Fabio ha subito allungato ed ha annullato tre pericolose palle del controbreak sul finire del parziale prima di andare avanti 2 set a 1. Perso il set il tennista britannico si è sciolto come neve al sole lasciando strada al nostro atleta. Fondamentale l’1-0 per gli azzurri, ora possiamo provare l’allungo insperato con Andreas Seppi che da sfavorito affronterà il nr. 8 del mondo Andy Murray.

ITALIA-GRAN BRETAGNA 1-0

Fognini b. Ward 64 26 64 61 dopo 3h 10′

Si inizia con le tribune abbastanza vuote, la pioggia ha fatto ritardare non solo l’inizio del match ma anche l’affluenza dei tifosi sugli spalti.Il vento taglia in due il campo, Ward però non sembra accusare ciò, partenza perfetta dell’inglese, due ace per tenere a  30 il servizio d’apertura. Problemi invece per Fabio Fognini, che pare infastidito dalle condizioni climatiche, soprattutto alla battuta. Due doppi falli per lui, il secondo sul 15-40 e Ward allunga subito 2-0.

Il britannico pare ben centrato e domina da fondo campo, l’azzurro invece fa fatica a trovare i suoi schemi. Fognini prova allora a cambiare strategia cercando di giocare con più margine senza cercare subito l’accelerazione.

La tattica sortisce subito effetto, Ward chiamato a palleggiare più a lungo inizia a sbagliare, Fabio invece entra in partita, tiene finalmente il servizio nel quarto game e centra subito dopo il controbreak. Ward spreca una palla del 4-1, sbaglia due diritti e concede una prima palla break che annulla con un bel diritto profondo. Fognini se ne procura subito una seconda che stavolta sfrutta grazie ad una palla corta sbagliata del suo avversario.

L’azzurro però rischia di rovinare subito tutto, arrivano 4 gratuiti di diritto e tre palle break per Ward per un nuovo allungo. Ma stavolta il nostro nr. 1 reagisce alla grande, si aiuta con il servizio, un paio di buone accelerazioni e arriva l’aggancio sul 3 pari. Il tennista britannico si sgonfia all’improvviso, arriva un doppio fallo e due gratuiti e Fognini mette la testa avanti per la prima volta. È tale la felicità sugli spalti che la speaker dell’Arena annuncia la fine dell’incontro ed il secondo singolare atteso dopo una ventina di minuti, tra lo stupore e la risata generale e l’ira funesta di Sergio Palmieri che si agita dietro Barazzutti. Fabio ora è nel match, sul ritmo e sulla terra in condizioni normali non c’è partita per Ward. L’azzurro mantiene con relativa facilità il vantaggio e chiude il primo set in 44 minuti con il punteggio di 6-4.

Ti aspetti che il match sia in discesa ed invece Fognini accusa un calo di concentrazione in apertura di secondo set e consente un nuovo allungo al suo avversario. Fabio si innervosisce molto per la gente che si muove sugli spalti dopo il primo game del set (cosa che non dovrebbe accadere), sbaglia una palla corta, un diritto e con un doppio fallo manda Ward avanti 2-0. Si ripete il film del primo set, Il tennista britannico va sul 3-0, Fabio si riprende e con una grandissima accelerazione di diritto centra il controbreak per il 2-3. Ma al contrario del primo set la rimonta del nostro tennista si ferma qui. Nel sesto game si giocano ben 18 punti, Fabio sale 30-0, non sfrutta una palla del 3 pari e poi concede ben 6 palle break. L’ultima purtroppo è quella decisiva con un diritto dell’azzurro che finisce fuori. Il nostro nr. 1 si innervosisce, si lamenta del campo (“è un campo di patate”), tradisce qualche sofferenza fisica. Ward sale 40-15 nel game successivo ma Fabio prova a reagire, 3 punti di fila e palla per il nuovo controbreak. L’azzurro però sbaglia un rovescio e Ward alla quinta opportunità allunga 5-2. Il britannico sale un set pari nel game seguente. Fognini si fa rimontare dal 40-15 e con tre gratuiti di fila cede 6-2 il secondo set.

Il nostro nr. 1 è sofferente, lo si vede chiaramente, la botta rimediata a Miami si fa ancora sentire. Il Dott. Parra entra in campo ed applica pomata e fasciatura al nostro giocatore. Fabio pare sollevato, altro game lungo in apertura terzo set (16 punti), Ward non sfrutta due palle per tenere il servizio, Fabio invece alla 4° opportunità strappa la battuta all’avversario e parte subito in testa. Il match sembra essersi stabilizzato, il nostro atleta non è al meglio ma tiene botta ai tentativi di rimonta del tennista britannico, che insiste molto sul rovescio dell’azzurro, colpo che in relazione all’infortunio di Miami Fabio non gioca con scioltezza. Onestamente questo Ward pare valere molto più del nr. 161 del ranking, dignitoso il diritto, ottimo il rovescio, con il quale indovina 3/4 palle corte ad una mano di tutto rispetto.

Il britannico ha una palla per il controbreak nel sesto game, ma Fognini la annulla complice un gratuito di diritto dell’avversario. Alla fine di un game lunghissimo (ancora 16 punti), l’azzurro tiene la battuta e va sul 4-2. Tutto regolare sino al 5-4, Fabio va a servire per il set e rischia di rimettere l’avversario in partita. Ward si gioca il tutto per tutto, va prima sullo 0-30 e poi sul 15-40, ma stavolta il fresco nr.13 del mondo si salva con la battuta, arrivano due servizi vincenti consecutivi che annullano le due palle del 5 pari. Il più è fatto, altre due ottime prime ed il terzo set se lo aggiudica Fabio, grazie anche all’aiuto del pubblico napoletano che nella volata finale fa sentire il suo incoraggiamento.

Ward esce per una pausa ma nella sostanza non rientra più in campo. L’aver perso il terzo set affloscia il tennista britannico e distende invece Fognini, che sembra anche messo meglio fisicamente ed allunga in maniera imperiosa. Praticamente non c’è più battaglia, l’azzurro centra il break nel terzo game con un bel diritto vincente e vincendo 5 giochi di fila chiude la contesa con un perentorio 6-1.

Inutile dire quanto sia stata fondamentale questa vittoria per la nostra rappresentativa. Il sogno semifinale può continuare.

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Coppa Davis, RTF-Germania 2-1: Rublev e Medvedev perfetti. Finale con la Croazia domenica alle 16

Il numero 5 liquida Koepfer in 50 minuti, Medvedev stronca un volenteroso Struff. Krawietz e Puetz vincono il doppio della bandiera

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Andrey Rublev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

RTF-GERMANIA 2-1
A. Rublev b. D. Koepfer 6-4 6-0

D. Medvedev b. J.-L. Struff 6-4 6-4
K. Krawietz/T. Puetz b. A. Karatsev/K. Khachanov 4-6 6-3 6-4

Subito in discesa per la RTF (la squadra della federazione russa) la seconda semifinale della Davis Cup by Rakuten: Andrey Rublev ha infatti giocato di gran lunga la miglior partita del suo torneo, regolando Dominik Koepfer in soli 50 minuti. A questo punto Daniil Medvedev potrebbe chiudere i giochi già nel secondo singolare che lo vede nettamente favorito contro Jan-Lennard Struff (numero uno della squadra in contumacia Zverev, il quale ha rimarcato in più occasioni che non giocherà in Davis finché l’attuale format permarrà) e regalare ai suoi un posto in finale contro la Croazia in programma domani, domenica 5 dicembre, a partire dalle ore 16.

Ricordiamo che la squadra russa non vince il titolo dal 2006: ciononostante è è sempre stata considerata la favorita per la vittoria finale, potendo contare su due Top 5 e altri due Top 30. In caso di vittoria odierna, domani potrebbe centrare un’inedita doppietta Davis-ATP Cup: Medvedev e Rublev erano già stati protagonisti di una vittoria per il loro Paese a febbraio in Australia.

 

PRIMO SINGOLARE – Prima sfida fra i due che si preannunciava di difficile lettura: Rublev aveva vinto due delle tre partite disputate finora ma senza convincere, andando sempre al terzo con avversari di caratura decisamente inferiore alla sua e venendo addirittura rimontato da Feliciano Lopez; questi tentennamenti rispecchiano una seconda parte di stagione che da Barcellona in poi lo ha visto vincere 25 match su 41 disputati contro un record iniziale di 26-6.

Anche Koepfer era stato indecifrabile durante la manifestazione a squadre: ha giocato un eccellente esordio battendo Filip Krajinovic con una gragnuola di vincenti da fondo, ma il giorno successivo ha completamente sbagliato la partita contro il collega di mancinismo Jurij Rodionov, finendo quindi in panchina per il quarto di finale contro la Gran Bretagna. Il problema è che mentre la china discendente di Koepfer è proseguita, Rublev è sceso in campo con tutt’altra concentrazione rispetto ai giorni scorsi, trasformando l’incontro in un massacro.

Dominik ha cercato di prendere l’iniziativa da subito, rispondendo in maniera aggressiva soprattutto con il dritto, ma ha peccato di precisione e iniziato a sbagliare presto. Rublev è parso invece molto più posato: sull’1-1 ha mostrato di non soffrire minimamente la curva slice da sinistra e piazzato una risposta vincente in cross, breakkando su due errori dell’avversario. Il teutonico ha iniziato a trovare maggiormente i colpi, ma non è riuscito a creare molto in risposta, anche perché Rublev è stato più che efficiente: 73% di prime in campo nei primi tre turni di servizio con il 91% di conversione (10/11, 18/19 a fine parziale).

L’unico spiraglio per Koepfer è arrivato sul 4-3 Rublev, quando il teutonico ha approfittato di due seconde del rivale per portarsi 30-30, ma Andrey è stato bravo a trovare due servizi vincenti per rimanere avanti, chiudendo il set in appena 28 minuti con due servizi vincenti e due ace (sette in totale nel parziale).

All’inizio del secondo Rublev si è procurato il vantaggio immediato: sotto 30-0 in risposta, ha piazzato una bella risposta vincente in salto, portandosi successivamente a palla break con una combinazione di dritti che ha ricordato la sua brillantezza di fine 2020-inizio 2021 (tracciante incrociato e chiusura in avanzamento dal footwork immacolato sulla palla corta e bassa di Koepfer); è quindi salito 1-0 e servizio grazie ad un doppio fallo di Dominik.

L’incontro si è di fatto chiuso lì, anche perché Rublev ha letteralmente dominato la diagonale di sinistra, presagio letale per un avversario Southpaw: nel terzo gioco Koepfer ha continuato ad andare sotto pressione con il dritto, ammassando ulteriori unforced che hanno dato il secondo break al giocatore russo. Da quel momento Andrey ha giocato a braccio completamente libero, infilando dritti tonitruanti in serie: con due sventagli si è guadagnato altre due palle break, e ha infornato il bagel con una risposta vincente in cross.

“La grande differenza con i giorni scorsi è che oggi sono stato super-concentrato fin dall’inizio, ho cercato di giocare meglio game dopo game”, ha detto il vincitore. “Credo che per Daniil sarà una partita difficile, Struff ti dà poco ritmo perché serve bene e scende spesso a rete; credo partano alla pari”.

D. Medvedev b. J.L. Struff 6-4 6-4

Dopo la facile vittoria di Rublev le speranze della Germania sono riposte nel nr.1 Jan-Lennard Struff. Suo il compito, tutt’altro che agevole, di battere il nr.2 del mondo Daniil Medvedev e portare i tedeschi sull’1-1 e quindi al doppio decisivo, dove Puetz e Krawietz sarebbero sicuramente favoriti.

Sono 5 i precedenti tra i due tennisti, Medvedev conduce 4-1, Struff ha vinto quest’anno sull’erba di Halle. Due i precedenti quest’anno, entrambi sull’erba. Quello citato in precedenza e l’altro a Wimbledon vinto da Medvedev.

Si incomincia con Struff al servizio, il tedesco mostra subito una buona varietà di colpi e una buona attitudine a rete, Medvedev non potrà concedersi distrazioni. Struff picchia soprattutto con il rovescio lungolinea e appare molto deciso, caratteristica oggi fondamentale per non soccombere di fronte al più quotato avversario. La continua pressione del tedesco dà fastidio a Medvedev, 3-2 Struff senza break. I servizi filano via veloci, Medvedev non riesce ad incidere alla risposta ma è perfetto al servizio e arriva al 4-4 senza aver commesso nemmeno un gratuito. Nel nono gioco però Struff paga la sfrontatezza del suo gioco. Un serve & volley in rete, due brutti gratuiti di diritto e Medvedev vola 0-40. Il tedesco è bravissimo ad annullare le prime due palle break con la sua tattica arrembante, ma sulla terza la sua demi-voleé nei pressa della rete si ferma sul nastro, break Russia, Medvedev andrà a servire per il primo set dopo il cambio di campo. Nella tribuna autorità molti rappresentanti delle varie federazioni, domattina vi saranno i sorteggi delle Qualifiers 2022 e la presentazione della prossima edizione che, come abbiamo già accennato in altro articolo, prevedrà alcune novità, di formula e logistiche. Medvedev serve una meraviglia nel decimo gioco e dopo 33 minuti chiude il primo set 6-4. Molto cinico il russo, Struff onestamente sta facendo quel che può.

Struff non ha alcuna intenzione di cambiare la sua strategia di gioco, capitan Kohlmann approva serafico in panchina, due ace nel primo turno di battuta del secondo set e il tedesco riparte convinto. Il coraggio e la caparbietà di Struff sono encomiabili ma scardinare il muro Medvedev sembra impossibile, il russo pare aver inserito il pilota automatico. 2-2 senza particolari emozioni nel secondo set. Quinto gioco, Struff commette un doppio fallo e spiana la strada al suo avversario che prima sale 15-40 e poi grazie ad un gratuito di diritto del tedesco centra al secondo tentativo il break. Partita finita? Nella sostanza sì, perché il russo continua ad essere ingiocabile al servizio. Anche se Struff ci prova fino alla fine e quando Medvedev serve per il set si procura anche la prima palla break di tutto il match, facendo anche sbuffare capitan Tarpischev sulla panchina. Sarà l’unica, il russo si salva con il servizio e poi chiude il match. Finisce con un doppio 6-4 dopo un’ora e 6 minuti di gioco. Russia in finale, appuntamento domani alle 16 contro la Croazia.

Sono felice che la squadra abbia raggiunto la finale. Sono state due settimane fantastiche: battere la Spagna a Madrid è stata la cosa migliore della settimana, in spogliatoio eravamo davvero contenti di aver eliminato la squadra di casa, è una bella sensazione“, ha detto Medvedev a fine partita, venendo letteralmente subissato di fischi. “La Croazia ha decisamente il miglior doppio al mondo, e anche se abbiamo fiducia nel nostro doppio dobbiamo cercare di chiuderla con i singolaristi. è molto divertente, e lo dico dal 2019 [allo US Open venne sistematicamente fischiato fino alla finale, ndr], la gente non ha ancora capito come farmi perdere: dovete tifare per me, altrimenti continuerò a vincere; comunque va bene, continuate così!

DOPPIO – A risultato già acquisito, la Germania si toglie la soddisfazione di vincere un punto grazie a Kevin Krawietz e Tim Puetz, che rimontano l’inedita accoppiata russa Karatsev/Khachanov (quest’ultimo ha sostituito Rublev). Veramente un grande torneo per la coppia teutonica che ha vinto quattro incontri su quattro, tre dei quali decisivi ai fini del risultato.

Nel primo set la Germania si è portata avanti 3-1 solo per perdere quattro giochi consecutivi, trovandosi abbastanza a sorpresa sotto di un set – Krawietz e Puetz hanno avuto due palle break consecutive sul 3-4, ma non sono riusciti a convertirle. Nel secondo hanno salvato una palla break in apertura, ma da quel momento hanno avuto molti meno problemi nei propri turni, breakkando nel sesto gioco; hanno quindi salvato un’opportunità russa salendo così 5-2. Il terzo set è stato parco di aperture per entrambe le coppie, ed è quindi bastato un unico passaggio a vuoto delle due K per consentire alla Germania di scappare: sul 2-2, Khachanov e Karatsev sono rientrati dal 15-40, ma alla terza palla break hanno capitolato.

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Coppa Davis

Fine anno da dimenticare per Djokovic. Fiducia incrinata per l’incerto 2022?

Tutti falliti, dopo agosto, i 4 obiettivi che voleva centrare. Ma… “Non rimpiango di aver giocato i tornei dopo Wimbledon”. Australia sì o no? Ogni decisione provocherà pesantissime critiche

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Novak Djokovic - Coppa Davis 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Repetita iuvant, anche se possono annoiare. La Croazia di Gojo, di Mektic e Pavic – sì, più di loro tre che del n.1 Marin Cilic – è in finale dopo aver battuto la Serbia del n.1 del mondo Novak Djokovic che da solo non è riuscito a rimediare alle insufficienti prestazioni del n.2 Lajovic nonché a quelle del partner di doppio improvvisato, Krajinovic, mostratosi nell’occasione decisamente modesto e di gran lunga il peggiore dei quattro scesi in campo nel doppio decisivo fra croati e serbi. Davanti a 6.854 spettatori paganti – non pochi per un match fra serbi e croati giocato nella Madrid Arena di Casa de Campo capace di contenerne 12.000 – Mektic e un superbo Pavic hanno concesso una sola palla-break a Djokovic e Krajnovic, una più di quante ne avevano concesso a Fognini e Sinner. In diverse occasioni Djokovic è stato letteralmente preso a pallate.

Repetita iuvant, dicevo sopra, perché ricopio pari pari una delle frasi iniziali, se non proprio il… “comincio”, di quel che scrissi la sera in cui Novak perse a Torino nelle semifinali ATP con Sascha Zverev (che l’indomani avrebbe battuto anche Medvedev) ora che ha perso anche la chance di conquistare un’altra Coppa Davis. Per Djokovic che è n.1 a fine anno per 7 degli ultimi 10 anni!, questo resta un anno fantastico, campione di tre Slam con una finale raggiunta nel quarto. Non c’è tennista al mondo che non sognerebbe un’annata così, perfino Federer e Nadal che sono abituati a sognare in grande.

Tuttavia tutti i grandi traguardi che Novak aveva dichiarato di voler raggiungere dopo aver trionfato a Wimbledon sono clamorosamente sfumati, proprio falliti anzi: 1) l’oro olimpico a Tokyo (che mai più potrà essere da lui raggiunto: a Parigi per i Giochi 2024 avrà 37 anni… d’altra parte non ce l’ha fatta neppure Federer a conquistare l’oro in singolare, mentre il Ringo Starr dei Beatles della racchetta, Andy Murray si è preso una gran rivincita vincendone due! Nadal si è accontentato di un oro in singolo e un altro in doppio, alla faccia di chi non lo considera eccellente volleador), 2) il Grande Slam 3) il sesto Masters ATP per eguagliare i sei successi di Federer 4) la Coppa Davis per la sua amata Serbia e… a seguito di una sconfitta patita proprio con i rivali… più rivali, i croati!

 

In Serbia, anche se Novak che ha per coach il croato Goran Ivanisevic, è una sconfitta che brucia più che se fosse venuta con tennisti di qualsiasi altro Paese. E per tutte queste vicende di record sfiorati ma mancati, chi conosce bene Novak Djokovic se lo immagina più dispiaciuto del finale d’anno che contento di tutto il resto della stagione. Una situazione, forse, assimilabile – sia pur un poco alla lontana – con quella del tennis italiano che ha sì vissuto un’annata straordinaria a conclusione di un epico miniciclo di 11 tornei vinti dall’aprile 2019 con 13 finali raggiunte da più azzurri, ma proprio alla fine si ritrova però un po’ la bocca amara per l’infortunio di Matteo Berrettini che ci ha privato di un grande protagonista nelle prime finali ATP “torinesi” e poi per la successiva evitabilissima sconfitta con la Croazia di Gojo e soci.

Vedere la Croazia capace di battere anche la Serbia, e più o meno con lo stesso doloroso andamento che avevamo sofferto noi italiani a Torino quando credevamo che della Croazia avremmo fatto un solo boccone, ci ha fatto doppiamente male. Gojo ha battuto anche Lajovic dopo essere stato ben indietro all’inizio. Con Lorenzo era stato indietro 4-1 e palla del 5-1. Con Lajovic è stato indietro di un set. I nostri rimpianti per quel che poteva essere e non è stato sono cresciuti a dismisura. Temo che a Lorenzo Sonego fischieranno le orecchie per un bel po’ anche se Gojo battendo uno dopo l’altro il n.63 Popyrin, lui n.27 e poi Lajovic n.33, lo ha forse consolato un po’ e contribuito a cicatrizzare in parte una ferita difficile da rimarginare.

Ho tentato in tutti i modi di far dire a Novak Djokovic quali fossero le sue prossime intenzioni, dopo che aveva anticipato: “Userò i prossimi giorni per recuperare e dimenticare il tennis. Sono davvero stanco per questa stagione, preferisco restare un po’ in famiglia nel modo migliore e poi vedremo che cosa porterà il futuro”.

Non rassegnato a lasciar perdere allora io gli ho detto: “Beh, Novak sappiamo che non ti vedremo più quest’anno… e allora ci piacerebbe sapere almeno quando ti rivedremo l’anno prossimo. Intuisco che non lo dirai stasera, ma almeno potresti dirci se esista una dead line, e quando sarebbe. Così ci prepariamo…”

Tutto ciò l’ho detto sapendo benissimo che era un tentativo destinato a fallire. Quelle risposte non le avrei mai avute. Riuscire a farlo sorridere, nel momento immediatamente successivo a una sconfitta con i croati, era già qualcosa. Ha sorriso e, sorridendo comprensivo: “Ubaldo…verrai informato. Lo so che cosa vuoi, ma non ti darò una risposta questa notte. So che cosa mi vuoi chiedere. Ma te lo dirò. Questa è la sola cosa che posso dirti e non posso darti alcuna data. Naturalmente l’Australia è dietro l’angolo, quindi lo saprai molto presto…”

E io: “Magari prima di Natale…” ridendo. E lui per tutta risposta: ”Merry Christmas!”.

Un paio di minuti prima gli avevo chiesto se, per quanto tutti i giocatori del mondo avrebbero voluto essere al posto suo, con 3 vittorie in altrettanti Slam nel primo semestre dell’anno – l’avevo premesso per addolcirgli la pillola e metterlo in buona… sono vecchie tecniche pre-interviste – non avrebbe desiderato chiudere il suo magnifico 2021 a agosto, cioè prima delle Olimpiadi, dell’US Open, delle Finali ATP, della Coppa Davis. “Paradossalmente un grande anno è finito male… ma questo è lo sport, capisco che non è un bel momento questo per ricordatelo… ma come reagisci?”

Djokovic: “La stagione finisce oggi e quindi non rimpiango di aver giocato alcun torneo dopo le date che hai ricordato. Ho dato il mio massimo per la mia nazionale. Per me è importante e anche per tutti noi. Una vittoria in singolare non basta. Questa competizione è crudele perché devi vincere ogni match che giochi e anche ogni set perché conta. Ci siamo qualificati come secondo team del gruppo, abbiamo giocato i quarti, le semifinali… non mi pento di nulla. Si cerca di imparare delle lezioni da momenti come questi. Anche se fanno male a me personalmente e alla squadra. Sono comunque le migliori opportunità per diventare più forti, per crescere a svilupparsi anche per diventare persone e giocatori migliori. Ci sono molte cose che possiamo fare per migliorare individualmente e come squadra. Ma l’obiettivo è sempre andare avanti in Coppa Davis perché tutti ci teniamo a giocare per questa squadra e il nostro Paese”.

Riferito alcune delle frasi dette da Nole – e altre le leggerete a parte – resta valido il discorso accennato dopo Torino e la sua sconfitta, anzi la serie delle sue sofferte sconfitte che hanno bocciato tutti i suoi obiettivi dichiarati dacché aveva vinto Wimbledon e il 20mo Slam. Non c’è stato neppure l’atteso sorpasso a Federer e Nadal, sebbene loro si fossero fermati. Avrebbe potuto essere una situazione ideale. Ma Novak a New York è stato bloccato dall’eccesso di tensione e… dalla gran giornata di Medvedev. Adesso, se Nole non andasse in Australia – davvero non c’è stato verso di capire qui a Madrid se pensa di andarci alla fine oppure no; forse Ubitennis nei prossimi giorni potrebbe organizzare un sondaggio fra voi lettori: Djokovic andrà in Australia o no? Che ne dite? – il rischio di vedersi sorpassare da Rafa Nadal nel conto degli Slam, potrebbe essere realistico. Vero che Djokovic ha vinto l’ultimo Roland Garros, ma secondo voi è facile considerare Rafa sfavorito a Parigi dopo 13 Roland Garros trionfali solo perché ha perso l’ultimo?

L’altro quesito che mi pongo e vi pongo è di natura psicologica. Checché possa dire oggi Novak, queste ultime sono state brutte e pesanti botte alla sua innata fiducia. Prima Medvedev a New York e poi Zverev a Torino confermando quella che poteva essere stata una giornata di straordinaria follia giapponese – a Tokyo Nole vinceva 6-1 3-2 con break prima di perdere 10 game dei successivi 11; dai non fu normale! Non fu solo merito di Zverev, Nole divenne improvvisamente l’ombra di se stesso – lo hanno messo alla frusta, lo hanno dominato come non gli era capitato da tempo e gli hanno certamente insinuato dei gran dubbi: “Sono ancora o non sono più il più forte tennista del mondo? Non starò mica improvvisamente accusando anch’io il peso degli anni, che sono 34 e mezzo e non così pochi anche se ho un fisico bestiale, come è accaduto prima a Roger e poi a Rafa?”.

Questi dubbi all’interno della sua testa sono certamente più importanti di quelli che magari aleggiano nella testa di quella parte dell’opinione pubblica che attribuisce questi falliti obiettivi della seconda metà della stagione di Novak alla crescita competitiva dei suoi più giovani rivali. In particolare Medvedev e Zverev, senza dimenticare Tsitsipas che aveva vinto i primi due set nella finale del Roland Garros. Ma ho già sentito dire a diversi addetti ai lavori che Novak sarebbe vittima anche di un calo fisico. Non solo non ha fatto che dire, ultimamente, di essere molto stanco, sebbene dopo l’US Open si fosse preso un lungo break per ritemprarsi. Ma negli scambi più prolungati sia con Medvedev a New York sia con Zverev a Torino, è stato visto perderne la maggior parte e addirittura boccheggiare. Poi è insorto pure il discorso mentale. Forse, per un tipo come Novak, l’aspetto mentale è preponderante.

Di sicuro, se queste appena accennate fossero solo supposizioni, c’è che i suoi migliori inseguitori non lo temono più. Lo affrontano spavaldi, convinti di poterlo battere. E anche questo atteggiamento pesa. Ha pesato e ancor più inciderà sui possibili suoi risultati futuri. Ciò detto, mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, ma i primi mesi del 2022 saranno tosti per Djokovic. Più di sempre.

Intanto perché vada o non vada in Australia qualunque sua decisione solleverà un mare di polemiche. Se andrà sottoponendosi pubblicamente al vaccino verrà probabilmente accusato o di essersi piegato ai diktat del Governo dello Stato di Victoria o, chissà, di mancata coerenza con le sue dichiarazioni di… indipendenza. Per i no vax sarà un brutto colpo. Soprattutto in Serbia sono tanti che non si sono vaccinati, persuasi dall’atteggiamento del carismatico Novak. Se invece non andrà forse gli altri tennisti non si dispiaceranno troppo – anzi, avranno un forte concorrente in meno – ma potrebbero mettere in discussione le sue pretese di leadership, con o senza PTPA, quando il 90% di tutti i tennisti ritiene invece giusto vaccinarsi e giocare regolarmente a Melbourne (e, per chi può, anche in ATP Cup).

E che farebbe poi Novak per Indian Wells e Miami se anche per giocare in California e Florida valessero le stesse regole dello stato di Vittoria? Giorni fa Nole aveva detto: “Wait and see”. Aspettiamo e vediamo. Ma ora mi sa che il tempo dell’attesa sia quasi scaduto.

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Coppa Davis

Coppa Davis, semifinali: Russia favorita contro la Germania (ore 13)

Medvedev e Rublev nettamente favoriti nei singolari. I tedeschi hanno nel doppio il loro punto di forza, ma serve un miracolo per arrivarci

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Daniil Medvedev - Coppa Davis 2021 (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La seconda semifinale di Coppa Davis in programma quest’oggi a Madrid (ore 13) tra Russia e Germania, vede Medvedev e Rublev nettamente favoriti. I tedeschi arrivati a questo punto della manifestazione imbattuti hanno nel doppio formato da Kevin Krawietz e Tim Puetz il loro punto di forza, ma per potersi giocare le loro carte e sperare nel raggiungimento della finale devono realizzare praticamente un miracolo in uno dei due singolari. Perché sulla carta Jan-Lennard Struff e uno tra Dominik Koepfer e Peter Gojowczyk sembrano davvero spacciati contro Daniil Medvedev e Andrey Rublev.

La Germania ha vinto con merito il round robin battendo Austria e Serbia e garantendosi così il primo posto e l’automatico accesso ai quarti. Dove ha poi battuto la Gran Bretagna grazie al doppio (tutti vinti quelli giocati sin qui), vendicando la sconfitta nelle Finals 2019 sempre ai quarti. I tedeschi mancavano nelle semifinali dal 2007 quando furono sconfitti proprio dalla Russia sulla terra rossa indoor dell’Olympic Stadium. I russi si imposero per 3-2 e recuperarono dall’1-2 dopo il doppio con le vittorie nell’ultima giornata di Youzhny su Petzschner e Andreev su Kohlschreiber. Il singolarista con la miglior classifica e quindi numero 1 tedesco è Jan-Lennard Struff, quest’anno finalista a Monaco. Struff è nr. 51 del ranking ATP e sopravanza di 3 posizioni Dominik Koepfer, numero 2 teutonico. In formazione come detto anche Peter Gojowczyk, nr. 86, che con Koepfer si giocherà il ruolo di numero 2 nella semifinale (Koepfer appare favorito).

La Germania ha vinto 3 volte la Coppa Davis nell’epoca d’oro di Boris Becker e Michael Stich. I titoli sono stati vinti nel 1988, nel 1989 e nel 1993. Le prime due finali furono giocate contro la Svezia, quella del 1993 contro l’Australia. Nel 1988 l’impresa fu realizzata a Goteborg dove i tedeschi chiusero la pratica per il loro primo titolo già nel doppio. Il miracolo lo realizzò Carl-Uwe Steeb che in 5 set piegò Mats Wilander sulla terra rossa indoor. Becker ebbe facilmente la meglio su Edberg, poi in coppia con Jelen vinse in 5 set su Edberg e Jarryd. Sia nel singolare con Steeb sia nel doppio i tedeschi rimontarono due set di svantaggio (allora si giocava 3 su 5) dando ancora più risalto all’impresa contro i mostri sacri di allora svedesi.

 

Nel 1989 il titolo fu replicato sull’tappeto indoor di Stoccarda, dove i tedeschi si imposero grazie a un super Boris Becker per 3-2. Stavolta Wilander si vendico di Steeb (sempre in 5 set), ma Becker travolse sia Edberg che poi Wilander la domenica (6-2 6-0 6-2!) e in doppio con Jelen ebbe la meglio in 5 set su Jarryd e Gunnarsson. L’ultimo titolo risale al 1993 quando sulla terra rossa indoor di Stoccarda fu battuta l’Australia 4-1. Stavolta l’eroe della 3 giorni fu Michael Stich (Becker era assente). Vinse entrambi i suoi singolari, con Stoltenberg il venerdì e con Richard Fromberg la domenica. Fromberg aveva battuto in un incontro epico (9-7 al quinto) Markus Goellner (famoso per il cappellino indossato al contrario) nella prima giornata. Alla fine risultò decisivo il doppio dove Kuhnen e lo stesso Stich vinsero in 4 set sui terribili Woodforde e Woodbridge. La Germania è stata finalista anche nel 1970 (battuta dagli Sati Uniti) e nel 1985 (battuta in casa dalla Svezia).

La Russia è come detto l’ovvia favorita di questa semifinale. Nel suo cammino verso il match di oggi ha perso un solo incontro, quello di Rublev contro Feliciano Lopez. Il livello del team russo è di indiscusso valore. Medvedev è nr.2 del ranking ATP, Rublev 5, Karatsev 17, Khachanov 29 e Donskoy, unico fuori i 100 (131). I russi hanno sconfitto nel loro cammino l’Ecuador, la Spagna padrona di casa (eliminata al doppio senza cadere nella tentazione una volta acquisita la matematica qualificazione ai quarti di perderlo per concedere ai padroni di casa di passare il turno) e poi la Svezia dei fratelli Ymer nei quarti. Un cammino alquanto facile. Rublev è apparso sicuramente quello più incerto in questi match, perdendo come detto con Feliciano Lopez, ma vincendo solo al terzo sia contro Quiroz che contro Mikael Ymer.

Sulla panchina russa è seduto Shamil Tarpischev, oramai una leggenda nel suo ruolo di questa manifestazione. Oggi per lui sarà la 100esima panchina, un traguardo davvero storico. Tarpischev ha guidato la Russia alle due vittorie nella manifestazione, quella del 2002 in Francia e quella del 2006 contro l’Argentina. La Russia ha perso anche 3 finali, le due consecutive giocate in casa tra il 1994 e il 1995 (battuti prima dagli Usa e poi dalla Svezia) e poi quella del 2007 (netta sconfitta negli Stati Uniti). Nel 2002 Safin e Kafelnikov vinsero un match incredibile a Parigi-Bercy. Sotto 2-1 dopo il doppio (vittoria di Escude e Santoro contro Safin e Kafelnikov), nell’ultima giornata Safin siglò il 2-2 battendo in 3 set Grosjean e poi un giovanissimo Mikhayl Youzhny si trovò a sostituire nel match decisivo un esausto Kafelnikov e rimontò al suo esordio nella manifestazione due set a un timoroso Paul Henry Mathieu che si fermò sul più bello schiacciato dalla responsabilità della posta in palio.

Nel 2006 a Mosca invece i russi sconfissero, sempre per 3-2, gli argentini guidati da David Nalbandian che provò in tutte le maniere a portare la prima insalatiera in terra sudamericana. Il tennista argentino batté sia Davydenko che Safin, ma fu decisivo in quell’occasione il doppio vinto dalla coppia Safin/Tursunov e le sconfitte dei due numero 2 argentini, Chela, il primo giorno contro Davydenko e Acasuso sul 2-2 contro Safin. La Russia come detto ha anche perso 3 finali, le prime due giocate in casa nel 1994 e nel 1995, la terza nel 2007 negli Stati Uniti. Nel 1994 a Mosca la Svezia chiuse la pratica già con il doppio ma clamorosa fu la sconfitta di Alexander Volkov contro Setfan Edberg nel primo singolare. Il russo serviva per il match nel quinto set quando l’arrivo di Yeltsin (ricordato a Tarpischev da Scanagatta nelle interviste a Madrid) e di alcuni uomini politici fece sospendere il match per una decina di minuti. Alla ripresa Edberg recuperò il break e vinse 8-6 al quinto. Larsson batté Kafelinkov al quinto e Apell e Bjorkman vinsero il doppio contro Kafelnikov e Olhovskyi (ancora 8-6 al quinto).

L’anno successivo sempre in quel di Mosca furono gli USA a passare per 3-2. Decisivo nell’occasione Pete Sampras, vincitore dei suoi due singolari e del doppio in coppia con Todd Martin. Fondamentale il primo punto, vinto 6-4 al quinto contro Chesnokov con il tennista americano divorato dalla fatica a fine match e accompagnato fuori campo a braccia. Non bastò ai russi il pantano in terra battuta allestito per l’occasione. Netta invece la sconfitta del 2007 contro gli Stati Uniti, un 4-1 senza scampo con Andy Roddick e i fratelli Bryan sugli scudi.

Ritornando alla sfida di oggi, vediamo cosa ci dicono i precedenti tra i numeri 1 e quelli tra i numeri 2. Medvedev conduce 4-1 nei precedenti su Struff, ci ha perso quest’anno sull’erba di Halle, il russo si è poi però vendicato a Wimbledon. Se contiamo anche i precedenti nei challenger il bilancio diventa 5-2. Rublev invece non ha mai incontrato Koepfer mentre ha perso l’unico precedente contro Gojowczyk nel circuito principale, nel 2019 a Washington. Se contiamo anche i precedenti nei challenger il bilancio diventa 3-2 per il tedesco. Insomma, se qualche speranza c’è per la Germania, si deve cercare una vittoria in uno dei due singolari e quello contro Rublev appare il più indicato. Russia comunque favorita, la Croazia attende in finale.

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