Coppa Davis: Rep.Ceca sul 2-0 , Svizzera sull'1-1, disastro Francia

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Coppa Davis: Rep.Ceca sul 2-0 , Svizzera sull’1-1, disastro Francia

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TENNIS COPPA DAVIS – Tatsuma Ito recita fino in fondo la parte del nr.1 sul campo (giapponesi orfani di Soeda e Nishikori), va avanti di un set e spreca un set point nel secondo, poi cede all’esperienza dell’inossidabile tennista ceco. Ancora più bravo Taro Daniel, N.190, che porta Rosol al quinto set, prima di cedere dopo 3h12. Kamke batte nettamente Benneteau a Nancy nel primo singolare. Golubev sorprende Wawrinka in 4 set a Ginevra, poi bene Federer. Impresa finale di giornata di Gojowczyk che batte Tsonga 8-6 al quinto dopo aver annullato match-point.

COPPA DAVIS, Quarti di finale

 

GIAPPONE-R.CECA 0-2

Stepanek b. Ito 67(5) 76(5) 61 75 dopo 3h 40′ (Stefano Tarantino)

Se la vede brutta l’eroe delle ultime due vittorie ceche in Davis, ma alla fine Radek Stepanek si impone con la grande esperienza che lo contraddistingue a Tatsuma Ito in quasi 4 ore dopo 4 set durissimi (67(5) 76(5) 61 75) e porta a casa il fondamentale 1-0 della formazione ospite che probabilmente spiana la strada alla 3° semifinale consecutiva della R.Ceca che vincendo a Tokyo centrerebbe anche l’11° vittoria consecutiva nella manifestazione.Il nr. 1 locale (tale in quanto assenti tra gli asiatici Nishikori e Soeda) ha giocato una partita dignitosissima. Ito ha recuperato nel primo set da 3-5, ha vinto poi il parziale al tie break e nel secondo ha avuto prima un set point e poi un minibreak di vantaggio nel tie brek del secondo, ma sprecata l’occasione ha accusato un brusco calo mentale nel terzo set ed ha perso in volata il quarto, cedendo ad uno Stepanek come sempre stoico.

Si parte con il tetto chiuso, Stepanek gioca molto profondo e Ito pare da subito in difficoltà.Il giapponese deve salvare due palle break già nel 1° turno di battuta ed una nel quarto game.Alla fine però Stepanek passa, break nell’ottavo game (5-3) ed il tennista ceco va a servire per il set.Qui Ito si risveglia d’improvviso anche perché Stepanek gli gioca troppo sul diritto ed il giapponese entra in ritmo.Arriva un insperato controbreak ed il set si riapre. Stepanek prova comunque a chiudere nel game successivo, quando sale 0-40 sul servizio dell’avversario. Ma sui 3 set point Ito è bravissimo, soprattutto sull’ultimo quando si aggiudica uno scambio durissimo che dura 32 colpi. Il giapponese alla fine tiene il servizio, Stepanek addirittura barcolla sul 5 pari quando recupera da 0-30, poi si arriva al tie break.

Il nr.2 ceco pare un po’ troppo passivo, perde la profondità dei colpi e quando attacca viene inesorabilmente passato da Ito.Il giapponese va un paio di volte avanti di un minibreak (2-0 e poi 3-1) e poi produce l’allungo decisivo sul 6-3. Stepanek recupera i due minibreak di svantaggio sul 5-6, ma Ito sfrutta il terzo set point con una grande voleé incrociata.

Il giapponese è su di giri, sembra avere il match in pugno, subito break ad inizio secondo set, il tifo locale sogna l’impresa.Ma Stepanek si dimostra il solito leone da Davis, centra tre game di seguito e ribalta la situazione, salendo 3-2 e servizio e rovesciando l’inerzia del set. In questa fase però trionfa l’incostanza dall’una e dall’altra parte, immediato controbreak di Ito nel sesto game, facilitato da due doppi falli consecutivi del suo avversario.La sfida finalmente si stabilizza dopo i fuochi d’artificio, si seguono i servizi e si arriva sul 6-5 Ito. Stepanek sale 40-0, si profila un nuovo tie break, ed invece il ceco si complica la vita e rischia tantissimo. Ito fa 4 punti consecutivi e si procura un set point, ma il giapponese sbaglia un diritto ed alla fine, dopo 14 punti, Stepanek finalmente porta il set al tie break. Ito allunga come nel primo set, prima sul 2-0 e poi sul 5-3. Ma Stepanek con mestiere evita il tracollo, gran risposta profonda con la quale recupera il minibreak, e poi servizio vincente e ace per andare sul 6-5. Ito sente che il vento sta cambiando, gratuito di diritto e si va un set pari.

Ora il ceco fa sentire la sua esperienza, il terzo set praticamente vola (39 minuti) dopo che i primi due parziali erano durati più di un’ora a testa. Stepanek allunga subito sul 3-0, salva una palla break nel quinto game e poi chiude in scioltezza 6-1.

Ito prova a rientrare in partita, anche perché Stepanek tira un po’ il fiato. Il giapponese però non sfrutta una palla break ad inizio quarto set, i due giocatori sembrano stanchi e si seguono con regolarità i servizi sino al 5 pari. Nell’undicesimo gioco Ito sente la pressione, Stepanek si fa aggressivo e arriva il break che decide set e match. Il ceco sale 30-40 con una risposta profonda, il suo avversario sbaglia un rovescio e manda il suo avversario a servire per il match. Naturalmente Stepanek non si fa pregare, game tenuto con la consueta esperienza a 15 e match chiuso con servizio vincente.

Cechi avanti, semifinale molto più vicina. Ora scenderanno in campo Lukas Rosol e Taro Daniel, giapponese semisconosciuto e nr. 190 Atp.

Rosol b Daniel 6-4 6-4 3-6 4-6 6-2 dopo 3h12 (Stefano Tarantino)

Lukas Rosol dovrebbe avere vita facile contro il nr.2 giapponese Taro Daniel, appena nr. 190 delle ultime classifiche. Inoltre Stepanek ha spianato la strada al suo compagno vincendo un complicato primo singolare, quindi la strada per il tennista ceco dovrebbe essere in discesa.

Ed invece, come spesso accade in Davis, l’incontro che sulla carta dovrebbe essere facile presenta piccole insidie.

Rosol non è nelle sue migliori giornate, il nr.1 ceco parte anche alla grande, breakkando subito il suo avversario ad inizio match, ma Daniel mostra coraggio e voglia di fare, recupera immediatamente il break e da fondo campo tiene abbastanza bene il palleggio.

Il problema del giapponese è la seconda palla, troppo debole e sulla quale Rosol si avventa il più delle volte con violenza, rispondendo nei piedi dell’avversario.

Il ceco centra nuovamente il break e chiude il parziale 6-4 dopo 36 minuti.

Il secondo set segue la falsariga del primo, Rosol se avesse un minimo di continuità allungherebbe senza problemi, invece continua ad andare a corrente alternata e Daniel per quel che può gli rimane in scia.

Così il ceco allunga sul 3-1 e si fa riprendere sul 3 pari. Nel settimo game arriva un nuovo break di Rosol, stavolta è quello decisivo, il nr.1 ospite chiude il parziale nel decimo gioco con lo stesso punteggio del primo.

Sarebbe il momento per Rosol di staccarsi, invece nemmeno il vantaggio di due set a zero distende il nr. 40 del mondo che anzi fa molta fatica a scrollarsi di dosso il tenace avversario.

Il giapponese spreca una palla break per il 2-0 e addirittura due del 4-2, ma nell’ottavo game gli riesce il break che decide il parziale.

Rosol commette un sanguinoso doppio fallo sulla quarta palla break concessa, Daniel sale 5-3 e chiude nel game successivo con autorità.

La sfida si riapre, Daniel è galvanizzato e sostenuto dal pubblico, Rosol sprofonda nelle sue paure. Il ceco annaspa a fondo campo, risponde malissimo e perde fluidità nei colpi.

Il tennista di casa si invola subito sul 2-0, salva una palla del controbreak, centra un altro break per il 4-1 “pesante”, subisce un minimo ritorno di Rosol sul 4-3 e poi con qualche patema chiude nel decimo di gioco.

Accade infatti che sul 5-4 si gioca un game lungo (12 punti), Daniel spreca un primo set point, salva una palla del 5 pari ed alla fine chiude alla terza opportunità grazie ad un gratuito di diritto di Rosol.

Il secondo singolare si decide dunque al quinto set. Un quinto set che però prenderà subito una svolta quasi decisiva quando Rosol, bravo a ritrovare subito lucidità, prende immediatamente un break di vantaggio nel secondo gioco alla prima occasione utile.
La stanchezza comincia a farsi sentire per il giapponese che farà un ultimo sforzo per rientrare nel set quando nel quinto game avrà l’unica palla break del parziale. Rosol si salva e poi chiude a sua volta con un altro break per un perentorio 6-2 finale.

Il ceco chiude con numeri esagerati in un senso e nell’altro: 70 vincenti e 84 errori con 17 Aces a referto. Più conservativa la partita del nipponico che chiude anch’esso in negativo (33 vincenti e 53 errori).

I campioni in carica dunque ipotecano la semifinale con 2 successi nella prima giornata e potranno chiudere domani nel doppio che li vede nettamente favoriti.

Il Giappone dal canto suo, può ritenersi orgoglioso del risultato ottenuto considerate le pesantissime assenze dei loro primi 2 giocatori Kei Nishikori e Go Soeda.

Coppa Davis, quarti di finale                                           

FRANCIA – GERMANIA 0-2

Kamke b. Bennetteau 7-6, 6-3, 6-2 (Valentina Buzzi)

Al Palais des Sports di Nancy va in scena il quarto di finale di Coppa Davis più aperto sulla carta, quello tra Francia e Germania. Il valore della sfida è pero’ ridimensionato dalle numerose defezioni nella squadra tedesca che deve fare a meno di Haas, Mayer e Kohlschreiber e schiera una squadra completamente diversa rispetto a quella che ha battuto la Spagna nel turno precedente. Anche i transalpini, pero’, devono fare a meno di un giocatore di primo livello come Richard Gasquet, fermato da un problema alla schiena.

A inaugurare la decima sfida tra le due nazioni (con i galletti vittoriosi negli ultimi sei precedenti) sono Julienne Benneteau e Tobias Kamke. I due si conoscono piuttosto bene, avendo alle spalle tre recenti precedenti, tutti datati 2013, ovvero Wimbledon, Roland Garros e Rotterdam. Solo sul cemento olandese, Benneteau è riuscito a sbrigare agevolmente la pratica, mentre nelle altre due occasioni ha sì vinto, ma solo dopo un confronto lungo e combattuto.

Nel primo set, il francese numero 50 del ranking sembra poter prendere subito il largo: strappa la battuta all’avversario e, sul 3-0, conquista il doppio break. Il tedesco numero 96 della classifica soffre molto sia sul proprio servizio che in risposta ma, improvvisamente, aggiusta i colpi e riesce a rientrare in partita. Prima, recupera il doppio svantaggio, poi sul 5-6 impedisce a Benneteau di chiudere il parziale annullando due palle break. Al tie-break si lotta punto su punto, in un susseguirsi intenso di scambi. Alla fine, si impone Kamke 10 punti a 8, ribaltando un avvio di gara tutto in salita.

Alla ripresa, ci si attende una reazione da parte del padrone di casa che fatica, invece, a ritrovare il tennis fluido dei primi game. Kamke, galvanizzato dal tie-break appena vinto, accelera subito e si porta sul 3-0. Al tedesco basta quest’unico break per aggiudicarsi il parziale contro un avversario che non è sostenuto dal servizio, una delle sue armi migliori. La trema nell’ultimo set non cambia: Kamke continua a mostrare un atteggiamento aggressivo, incamera altri due break e non trema al momento di chiudere. Con un’ottima prestazione, annulla la differenza ranking (quasi cinquanta posizioni), la tradizione sfavorevole con il francese e regala alla sua squadra un primo punto tanto inatteso quanto prezioso.

Gojowczyk b Tsonga 5-7 7-6(3) 3-6 7-6(8) 8-6 dopo 4h19 (Luca De Gaspari)

Basterebbe leggere il punteggio e la durata indicata sopra per raccontare l’incredibile vittoria di Peter Gojowczyk che al suo esordio in Coppa Davis da N.119 del mondo batte a Nancy Jo-Wilfred Tsonga dopo 4h20 portando la Germania avanti 2-0 dopo la prima giornata del Quarto di finale con la Francia.

La squadra tedesca che era data per spacciata alla vigilia, viste le assenze di Haas, Mayer e Kohlschreiber, è dunque a un passo dalla semifinale, quella che sarebbe una vera e propria impresa sportiva.

Tsonga ha avuto la possibilità di chiudere il match nel tie-break del quarto set quando ha avuto 2 match point uno dei quali sul suo servizio; l’incredibile coraggio del tedesco, classe 1989, lo ha salvato al termine di uno scambio eccezionale al termine del quale Tsonga ha messo larga una (non facilissima) voleé decisiva a campo aperto.

Il match è stato in gran parte dominato dal servizio, tanto è vero che il francese si è ritrovato al quinto set senza aver mai perso il servizio: è paradossale il fatto che il primo e unico break del tedesco sia arrivato nell’ultimo gioco dell’incontro, d’altronde non aveva alternative per vincere, dato che al quinto set in Davis non c’è tie-break. La percentuale finale di Gojowczyk di conversione è stata di 1/8 (13%) ma mai è stata una statistica del genere così dolce per lui. Non che Tsonga abbia fatto meglio con il suo 3/15 (20%) con due di questi break conquistati in un terzo set che è stato il meno equilibrato della partita.

Se nel primo set Tsonga aveva sfruttato un momento di tensione del tedesco nel dodicesimo gioco e nel terzo ha dominato ancora di più di quanto dica il 6-3 finale, non ha mai dato la sensazione di essere in controllo della partita e ha confermato tutti i limiti della sua versione 2014.

Non è un caso che sia sempre mancato nel momento di chiudere o di dare il colpo del KO, dato che il suo livello di fiducia attualmente è piuttosto basso e l’uscita dalla Top 10 mondiale non deve avergli fatto bene da questo punto di vista.

Gojowczyk è stato però fenomenale nel restare nel match in un ambiente ostile anche nei momenti più difficili contro un avversario che anche in questa versione dimessa gli era comunque tennisticamente superiore. Non ha perso la calma nemmeno quando Tsonga gli ha annullato i primi 2 match points sul 5-4 del quinto set e neppure quando si è trovato sotto 0-30 nel game successivo. Ha inoltre annullato tutte le 3 palle break concesse nel set decisivo, l’ultima delle quali delicatissima sul 6-6.

Alla Francia ora serve una vera e propria impresa per ribaltare la situazione, un’impresa simile a quella straordinaria che hanno compiuto oggi i due ragazzotti tedeschi Kamke e Gojowczyk contro ogni pronostico. E’ anche questo il fascino della Coppa Davis.

SVIZZERA-KAZAKHISTAN 1-1  Palexpo, Geneva, Switzerland (hard, indoors)

Golubev b. Wawrinka 76(5) 62 36 76(5) dopo 3h 14’ (Andrea Pagnozzi)

Al Palexpo di Ginevra il primo punto della sfida tra Svizzera e Kazakhistan va agli ospiti ed è la grande sorpresa della prima giornata di Coppa Davis. Il n°3 del mondo Stanislaw Wawrinka ha ceduto in quattro set davanti al tifo di casa dopo oltre tre ore di gioco; lo svizzero non è mai entrato in partita ed anzi ha subito palesato scarsa brillantezza e poca fiducia al cospetto di un Andrej Golubev solido e motivato come solo in Davis. A guardarli oggi difficilmente si direbbe che tra i due c’è una differenza di 5000 punti in classifica, ma gli scontri diretti tra i due non mentono. 2-2 il computo dopo la partita di oggi.

Al via, Golubev si mostra subito centrato e i suoi tifosi non mancano di far sentire il loro sostegno; dopo due ottime prime, il kazako perde il punto appena lo scambio si allunga, ma riesce a vincere il game con un precisa volee lasciando lo svizzero a 15. Nel secondo gioco Wawrinka fatica decisamente di più, ma con un ace rimette in parità il punteggio; intanto Roger Federer, inquadrato dalle telecamere, si mostra decisamente concentrato e non pare molto tranquillo.

Nel quarto gioco Stan sventa le prime due palle break; dapprima va sotto 0-30 e 15-40 dopo un gran dritto a sventaglio dell’avversario, poi impatta subito sul 40 pari grazie a due ottime prime. Infine chiude ai vantaggi. E dopo l’occasione persa, anche il servizio di Golubev comincia a mostrarsi fragile; se nel precedente turno di servizio aveva lasciato l’avversario a zero, nel quinto gioco si lascia trascinare ai vantaggi dopo aver perso due scambi a rete. Qui però vacilla Stan, che sbaglia la misura del dritto in risposta e manda l’avversario a condurre 3-2. Coach Luthi è perplesso e infatti lo svizzero mostra di nuovo un servizio poco incisivo andando sotto 0-30, ma d’esperienza e con un gran rovescio riesce ad evitare ulteriori palle break ad impattare sul 3-3.
Ormai il canovaccio del primo set è chiaro: si va punto a punto e il settimo game lo dimostra. Con Golubev al servizio, Wawrinka si issa 30-0 e poi 40-15 conquistandosi le sue prime due palle break dopo un accattivante passante di dritto. Ma di nuovo si spegne la luce e sale in cattedra il kazako, che con due aces, un servizio vincente e un ottimo dritto in corsa, torna a condurre 4-3.
Dopo due game di sostanziale equilibrio e con molti errori da parte di entrambi, nel decimo gioco Golubev sciupa un set point tradito dalla rete, che lascia in campo un dritto decisivo, e permette a Wawrinka di rientrare nello scambio e vincerlo. Grazie al sesto ace e al successivo dritto vincente lo svizzero ottiene il 5 pari.
Nei due successivi turni di servizio praticamente non si gioca e la normale conseguenza del set non può che essere il tie-break; a sorpresa(ma fino a un certo punto stante il sostanziale equilibrio) lo vince il kazako. Nello specifico Golubev subisce un mini break sul 2-2 ma lo restituisce immediatamente, e dopo aver affossato in rete un dritto riesce a ottenere un secondo mini-break dopo un grossolano errore di dritto di Wawrinka. Infine il kazako chiude con un ace e fissa il punteggio sul 7-5. Il primo set un po’ a sorpresa è il suo, ma Wawrinka ha giocato nettamente al di sotto delle sue possibilità, mentre Golubev ha mostrato una percentuale altissima al servizio(22/25 di punti vinti con la prima).

Nel secondo set accade l’imprevedibile; sul 2-1 Wawrinka, lo svizzero si guadagna una palla break ma la sciupa, successivamente ai vantaggi compie un miracolo e riesce a rispondere fuori dal campo ad un potentissimo dritto del kazako. Lo svizzero colpisce la pallina un pelo prima che tocchi terra e trafigge l’avversario con un passante spettacolare, ma per l’arbitro la pallina ha toccato terra e non cambia idea nemmeno dopo un lungo diverbio con Luthi e lo stesso Wawrinka. Tra i fischi del pubblico si va sul 2-2 ed è la svolta perché lo svizzero si deconcentra e perde male i successivi quattro giochi, subendo addirittura due break.

Il 6-2 in soli 35’ è forse bugiardo perché pesa, e molto, la decisione dell’arbitro, ma la vittoria del secondo set è assolutamente meritata perché Golubev ha giocato un tennis solido con il consueto spirito patriottico d’abnegazione; di contro, un campione del calibro di Wawrinka non può perdere la testa in questo modo e smettere letteralmente di giocare a tennis.
A questo punto per la Svizzera, sotto due set a zero, diventa quasi proibitiva. Impensabile alla vigilia, come del resto fa specie la statistica di palle break convertite nei primi due set: 0/6 per lo svizzero e 2/5 per l’avversario.

La sensazione ovviamente è che l’inerzia del match sia tutta dalla parte del kazako, ma basterebbe una scintilla per cambiare il vento; scintilla che potrebbe capitare già nel secondo gioco del terzo set, quando un impeccabile lob dello svizzero costringe all’errore il kazako. La palla break al solito non viene trasformata e l’incubo per i tifosi svizzeri sembra proseguire. 1-1.
Il padrone di casa vive delle folate da campione (quale dovrebbe essere) ma è troppo discontinuo, sfiduciato ed appare anche non al meglio fisicamente; Golubev prende invece fiducia, regge ottimamente gli scambi e sembra non sbagliare più nulla, dimostrando anche una discreta mano su alcuni contropiedi ben realizzati e su diversi schiaffi al volo. Federer, inquadrato, è cupo.

Quando ormai anche il challenge non sembra più dare ragione a Wawrinka, lo svizzero confeziona un game di risposta d’antologia: una risposta nei piedi, un gran dritto esterno, un rovescio impeccabile e dopo aver affossato un dritto, ecco sopraggiungere il primo break della partita(1/9) alla seconda occasione.
Scrollatosi di dosso paure e sensazioni negative, Stan tentenna ma fa suo anche il game successivo, issandosi sul 4-1 e facendo finalmente respirare i componenti della propria squadra.
Nel terzo set in ogni caso, entrambi mostrano di faticare con la prima di servizio, facendo registrare invece altissime percentuali sulla seconda. Con fatica e decisamente lontano dai suoi  giorni migliori, Stan The Man chiude 6-3 e prova a rientrare nel match.

Nel quarto set però sembra crederci più il pubblico di Wawrinka stesso, che nel secondo game va sotto 0-40 al servizio e riesce ad annullare quattro palle break solo grazie al tifo amico. Al Palexpo dopo oltre due ore di gioco si è creata una vera bolgia e il risultato è fermo sull’uno pari.
Dopo aver sventato anche una quinta palla break nel sesto gioco, nel settimo Stan non riesce a convertire l’ennesima palla break e nell’ottavo è autore di un doppio fallo e di alcuni errori non forzati. Nonostante tutto nel decimo gioco il n° 3 del ranking ATP chiude con un ace e si va sul 5-5 .

Nel dodicesimo gioco per la Svizzera sembra finita; Wawrinka va sotto 15-40 al servizio, ma annulla due matchpoint e trascina letteralmente il suo pubblico al tie-break decisivo.
Stan ottiene subito il mini break ma ne restituisce due subito dopo, commettendo errori grossolani che dimostrano la scarsa brillantezza del tennista di casa. Il pubblico passa dall’esaltazione allo sconforto, ma dura un attimo: quarto mini break consecutivo e perfetta parità.
Ma è la fiera degli errori al servizio; Golubev ottiene altri due mini break e sale 6-2. Qui cala il sipario perchè Wawrinka salva i primi 3 matchpoints, ma al quarto il kazako non fallisce e chiude il punto con una schiacciata al volo.

Dopo oltre tre ore di gioco Wawrinka abbandona il campo da sconfitto, nonostante abbia fatto registrare più vincenti(55-50) e meno errori non forzati(25-36) dell’avversario, che ha invece realizzato ottime percentuali sotto rete e con la prima di servizio(82%-74%); ma il tennis non è solo questo e oggi lo svizzero in campo non c’era né di testa, né di gambe. Spietata la sentenza, con questo Golubev formato Davis.

Ora a Federer l’onere di risollevare le sorti di una qualificazione che non è affatto compromessa, ma che si è maledettamente complicata.

Federer b. Kukushkin 6-4 6-4 6-2 dopo 1h52 (Cesare Novazzi)

Dopo lo sgambetto di Golubev ai danni di Wawrinka, Federer affronta Kukushkin per cercare di pareggiare i conti con la squadra kazaka. Un unico precedente tra i due, a Wimbledon, con vittoria in tre set per l’elvetico.

Parte Federer che tiene agevolmente il proprio turno di battuta. Anche Kukushkin senza problemi si porta sull’1 a 1. Si intuisce da subito però che quando lo scambio si allunga è Federer a vincere il punto, dimostrando che il kazako può poco sulle variazioni di gioco dell’elvetico. L’impressione diventa realtà al quarto gioco, dove Kukushkin concede due palle break, però prontamente salvate con il servizio. Al decimo gioco Federer gioca un preciso pallonetto d’istinto sul quale Kukushkin recupera ma non può nulla sulla volee seguente, concedendo una palla break. Il kazako sente la pressione e regala il parziale a Federer con un doppio fallo.

Il secondo set si apre con Federer che al servizio concede la primka palla break annullata con un preciso approccio a rete chiudendo con la voleè. Al gioco seguente l’elvetico  si porta sul 30 pari ma con due errori gratuiti regala il game all’avversario. Anche questo parziale si snoda al servizio, con Kukushkin mai neanche in grado di rischiare per vincere qualche punto, e un Federer in completo controllo. Al decimo gioco, ancora, Federer alza di poco il livello del suo tennis, quanto basta per mettere pressione all’avversario che cede così anche il secondo parziale.

Il terzo set è una mera formalità. Il kazako sembra esserci fisicamente, ma non mentalmente e nel secondo gioco concede due palle break. La prima è quella buona con lo scambio più bello del match. Kukushkin cerca l’accelerazione più volte, i suoi colpi mancano però di profondità, così Federer prende campo e con un vincente di diritto in avanzamento conquista il break di vantaggio portandosi sul 2 a 0. Nulla più da registrare a parte il break in chiusura di parziale che sigla la fine del match: 64 64 62.

Luthi sorride e va stringere la mano al capitano della squadra avversaria, mentre Kukushkin non può fare altro che complimentarsi con il suo avversario per un match mai in discussione dove il kazako non ha avuto la forza di rischiare nulla, lasciando pieno controllo a Federer.

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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