Coppa Davis: Rep.Ceca sul 2-0 , Svizzera sull'1-1, disastro Francia

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Coppa Davis: Rep.Ceca sul 2-0 , Svizzera sull’1-1, disastro Francia

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TENNIS COPPA DAVIS – Tatsuma Ito recita fino in fondo la parte del nr.1 sul campo (giapponesi orfani di Soeda e Nishikori), va avanti di un set e spreca un set point nel secondo, poi cede all’esperienza dell’inossidabile tennista ceco. Ancora più bravo Taro Daniel, N.190, che porta Rosol al quinto set, prima di cedere dopo 3h12. Kamke batte nettamente Benneteau a Nancy nel primo singolare. Golubev sorprende Wawrinka in 4 set a Ginevra, poi bene Federer. Impresa finale di giornata di Gojowczyk che batte Tsonga 8-6 al quinto dopo aver annullato match-point.

COPPA DAVIS, Quarti di finale

 

GIAPPONE-R.CECA 0-2

Stepanek b. Ito 67(5) 76(5) 61 75 dopo 3h 40′ (Stefano Tarantino)

Se la vede brutta l’eroe delle ultime due vittorie ceche in Davis, ma alla fine Radek Stepanek si impone con la grande esperienza che lo contraddistingue a Tatsuma Ito in quasi 4 ore dopo 4 set durissimi (67(5) 76(5) 61 75) e porta a casa il fondamentale 1-0 della formazione ospite che probabilmente spiana la strada alla 3° semifinale consecutiva della R.Ceca che vincendo a Tokyo centrerebbe anche l’11° vittoria consecutiva nella manifestazione.Il nr. 1 locale (tale in quanto assenti tra gli asiatici Nishikori e Soeda) ha giocato una partita dignitosissima. Ito ha recuperato nel primo set da 3-5, ha vinto poi il parziale al tie break e nel secondo ha avuto prima un set point e poi un minibreak di vantaggio nel tie brek del secondo, ma sprecata l’occasione ha accusato un brusco calo mentale nel terzo set ed ha perso in volata il quarto, cedendo ad uno Stepanek come sempre stoico.

Si parte con il tetto chiuso, Stepanek gioca molto profondo e Ito pare da subito in difficoltà.Il giapponese deve salvare due palle break già nel 1° turno di battuta ed una nel quarto game.Alla fine però Stepanek passa, break nell’ottavo game (5-3) ed il tennista ceco va a servire per il set.Qui Ito si risveglia d’improvviso anche perché Stepanek gli gioca troppo sul diritto ed il giapponese entra in ritmo.Arriva un insperato controbreak ed il set si riapre. Stepanek prova comunque a chiudere nel game successivo, quando sale 0-40 sul servizio dell’avversario. Ma sui 3 set point Ito è bravissimo, soprattutto sull’ultimo quando si aggiudica uno scambio durissimo che dura 32 colpi. Il giapponese alla fine tiene il servizio, Stepanek addirittura barcolla sul 5 pari quando recupera da 0-30, poi si arriva al tie break.

Il nr.2 ceco pare un po’ troppo passivo, perde la profondità dei colpi e quando attacca viene inesorabilmente passato da Ito.Il giapponese va un paio di volte avanti di un minibreak (2-0 e poi 3-1) e poi produce l’allungo decisivo sul 6-3. Stepanek recupera i due minibreak di svantaggio sul 5-6, ma Ito sfrutta il terzo set point con una grande voleé incrociata.

Il giapponese è su di giri, sembra avere il match in pugno, subito break ad inizio secondo set, il tifo locale sogna l’impresa.Ma Stepanek si dimostra il solito leone da Davis, centra tre game di seguito e ribalta la situazione, salendo 3-2 e servizio e rovesciando l’inerzia del set. In questa fase però trionfa l’incostanza dall’una e dall’altra parte, immediato controbreak di Ito nel sesto game, facilitato da due doppi falli consecutivi del suo avversario.La sfida finalmente si stabilizza dopo i fuochi d’artificio, si seguono i servizi e si arriva sul 6-5 Ito. Stepanek sale 40-0, si profila un nuovo tie break, ed invece il ceco si complica la vita e rischia tantissimo. Ito fa 4 punti consecutivi e si procura un set point, ma il giapponese sbaglia un diritto ed alla fine, dopo 14 punti, Stepanek finalmente porta il set al tie break. Ito allunga come nel primo set, prima sul 2-0 e poi sul 5-3. Ma Stepanek con mestiere evita il tracollo, gran risposta profonda con la quale recupera il minibreak, e poi servizio vincente e ace per andare sul 6-5. Ito sente che il vento sta cambiando, gratuito di diritto e si va un set pari.

Ora il ceco fa sentire la sua esperienza, il terzo set praticamente vola (39 minuti) dopo che i primi due parziali erano durati più di un’ora a testa. Stepanek allunga subito sul 3-0, salva una palla break nel quinto game e poi chiude in scioltezza 6-1.

Ito prova a rientrare in partita, anche perché Stepanek tira un po’ il fiato. Il giapponese però non sfrutta una palla break ad inizio quarto set, i due giocatori sembrano stanchi e si seguono con regolarità i servizi sino al 5 pari. Nell’undicesimo gioco Ito sente la pressione, Stepanek si fa aggressivo e arriva il break che decide set e match. Il ceco sale 30-40 con una risposta profonda, il suo avversario sbaglia un rovescio e manda il suo avversario a servire per il match. Naturalmente Stepanek non si fa pregare, game tenuto con la consueta esperienza a 15 e match chiuso con servizio vincente.

Cechi avanti, semifinale molto più vicina. Ora scenderanno in campo Lukas Rosol e Taro Daniel, giapponese semisconosciuto e nr. 190 Atp.

Rosol b Daniel 6-4 6-4 3-6 4-6 6-2 dopo 3h12 (Stefano Tarantino)

Lukas Rosol dovrebbe avere vita facile contro il nr.2 giapponese Taro Daniel, appena nr. 190 delle ultime classifiche. Inoltre Stepanek ha spianato la strada al suo compagno vincendo un complicato primo singolare, quindi la strada per il tennista ceco dovrebbe essere in discesa.

Ed invece, come spesso accade in Davis, l’incontro che sulla carta dovrebbe essere facile presenta piccole insidie.

Rosol non è nelle sue migliori giornate, il nr.1 ceco parte anche alla grande, breakkando subito il suo avversario ad inizio match, ma Daniel mostra coraggio e voglia di fare, recupera immediatamente il break e da fondo campo tiene abbastanza bene il palleggio.

Il problema del giapponese è la seconda palla, troppo debole e sulla quale Rosol si avventa il più delle volte con violenza, rispondendo nei piedi dell’avversario.

Il ceco centra nuovamente il break e chiude il parziale 6-4 dopo 36 minuti.

Il secondo set segue la falsariga del primo, Rosol se avesse un minimo di continuità allungherebbe senza problemi, invece continua ad andare a corrente alternata e Daniel per quel che può gli rimane in scia.

Così il ceco allunga sul 3-1 e si fa riprendere sul 3 pari. Nel settimo game arriva un nuovo break di Rosol, stavolta è quello decisivo, il nr.1 ospite chiude il parziale nel decimo gioco con lo stesso punteggio del primo.

Sarebbe il momento per Rosol di staccarsi, invece nemmeno il vantaggio di due set a zero distende il nr. 40 del mondo che anzi fa molta fatica a scrollarsi di dosso il tenace avversario.

Il giapponese spreca una palla break per il 2-0 e addirittura due del 4-2, ma nell’ottavo game gli riesce il break che decide il parziale.

Rosol commette un sanguinoso doppio fallo sulla quarta palla break concessa, Daniel sale 5-3 e chiude nel game successivo con autorità.

La sfida si riapre, Daniel è galvanizzato e sostenuto dal pubblico, Rosol sprofonda nelle sue paure. Il ceco annaspa a fondo campo, risponde malissimo e perde fluidità nei colpi.

Il tennista di casa si invola subito sul 2-0, salva una palla del controbreak, centra un altro break per il 4-1 “pesante”, subisce un minimo ritorno di Rosol sul 4-3 e poi con qualche patema chiude nel decimo di gioco.

Accade infatti che sul 5-4 si gioca un game lungo (12 punti), Daniel spreca un primo set point, salva una palla del 5 pari ed alla fine chiude alla terza opportunità grazie ad un gratuito di diritto di Rosol.

Il secondo singolare si decide dunque al quinto set. Un quinto set che però prenderà subito una svolta quasi decisiva quando Rosol, bravo a ritrovare subito lucidità, prende immediatamente un break di vantaggio nel secondo gioco alla prima occasione utile.
La stanchezza comincia a farsi sentire per il giapponese che farà un ultimo sforzo per rientrare nel set quando nel quinto game avrà l’unica palla break del parziale. Rosol si salva e poi chiude a sua volta con un altro break per un perentorio 6-2 finale.

Il ceco chiude con numeri esagerati in un senso e nell’altro: 70 vincenti e 84 errori con 17 Aces a referto. Più conservativa la partita del nipponico che chiude anch’esso in negativo (33 vincenti e 53 errori).

I campioni in carica dunque ipotecano la semifinale con 2 successi nella prima giornata e potranno chiudere domani nel doppio che li vede nettamente favoriti.

Il Giappone dal canto suo, può ritenersi orgoglioso del risultato ottenuto considerate le pesantissime assenze dei loro primi 2 giocatori Kei Nishikori e Go Soeda.

Coppa Davis, quarti di finale                                           

FRANCIA – GERMANIA 0-2

Kamke b. Bennetteau 7-6, 6-3, 6-2 (Valentina Buzzi)

Al Palais des Sports di Nancy va in scena il quarto di finale di Coppa Davis più aperto sulla carta, quello tra Francia e Germania. Il valore della sfida è pero’ ridimensionato dalle numerose defezioni nella squadra tedesca che deve fare a meno di Haas, Mayer e Kohlschreiber e schiera una squadra completamente diversa rispetto a quella che ha battuto la Spagna nel turno precedente. Anche i transalpini, pero’, devono fare a meno di un giocatore di primo livello come Richard Gasquet, fermato da un problema alla schiena.

A inaugurare la decima sfida tra le due nazioni (con i galletti vittoriosi negli ultimi sei precedenti) sono Julienne Benneteau e Tobias Kamke. I due si conoscono piuttosto bene, avendo alle spalle tre recenti precedenti, tutti datati 2013, ovvero Wimbledon, Roland Garros e Rotterdam. Solo sul cemento olandese, Benneteau è riuscito a sbrigare agevolmente la pratica, mentre nelle altre due occasioni ha sì vinto, ma solo dopo un confronto lungo e combattuto.

Nel primo set, il francese numero 50 del ranking sembra poter prendere subito il largo: strappa la battuta all’avversario e, sul 3-0, conquista il doppio break. Il tedesco numero 96 della classifica soffre molto sia sul proprio servizio che in risposta ma, improvvisamente, aggiusta i colpi e riesce a rientrare in partita. Prima, recupera il doppio svantaggio, poi sul 5-6 impedisce a Benneteau di chiudere il parziale annullando due palle break. Al tie-break si lotta punto su punto, in un susseguirsi intenso di scambi. Alla fine, si impone Kamke 10 punti a 8, ribaltando un avvio di gara tutto in salita.

Alla ripresa, ci si attende una reazione da parte del padrone di casa che fatica, invece, a ritrovare il tennis fluido dei primi game. Kamke, galvanizzato dal tie-break appena vinto, accelera subito e si porta sul 3-0. Al tedesco basta quest’unico break per aggiudicarsi il parziale contro un avversario che non è sostenuto dal servizio, una delle sue armi migliori. La trema nell’ultimo set non cambia: Kamke continua a mostrare un atteggiamento aggressivo, incamera altri due break e non trema al momento di chiudere. Con un’ottima prestazione, annulla la differenza ranking (quasi cinquanta posizioni), la tradizione sfavorevole con il francese e regala alla sua squadra un primo punto tanto inatteso quanto prezioso.

Gojowczyk b Tsonga 5-7 7-6(3) 3-6 7-6(8) 8-6 dopo 4h19 (Luca De Gaspari)

Basterebbe leggere il punteggio e la durata indicata sopra per raccontare l’incredibile vittoria di Peter Gojowczyk che al suo esordio in Coppa Davis da N.119 del mondo batte a Nancy Jo-Wilfred Tsonga dopo 4h20 portando la Germania avanti 2-0 dopo la prima giornata del Quarto di finale con la Francia.

La squadra tedesca che era data per spacciata alla vigilia, viste le assenze di Haas, Mayer e Kohlschreiber, è dunque a un passo dalla semifinale, quella che sarebbe una vera e propria impresa sportiva.

Tsonga ha avuto la possibilità di chiudere il match nel tie-break del quarto set quando ha avuto 2 match point uno dei quali sul suo servizio; l’incredibile coraggio del tedesco, classe 1989, lo ha salvato al termine di uno scambio eccezionale al termine del quale Tsonga ha messo larga una (non facilissima) voleé decisiva a campo aperto.

Il match è stato in gran parte dominato dal servizio, tanto è vero che il francese si è ritrovato al quinto set senza aver mai perso il servizio: è paradossale il fatto che il primo e unico break del tedesco sia arrivato nell’ultimo gioco dell’incontro, d’altronde non aveva alternative per vincere, dato che al quinto set in Davis non c’è tie-break. La percentuale finale di Gojowczyk di conversione è stata di 1/8 (13%) ma mai è stata una statistica del genere così dolce per lui. Non che Tsonga abbia fatto meglio con il suo 3/15 (20%) con due di questi break conquistati in un terzo set che è stato il meno equilibrato della partita.

Se nel primo set Tsonga aveva sfruttato un momento di tensione del tedesco nel dodicesimo gioco e nel terzo ha dominato ancora di più di quanto dica il 6-3 finale, non ha mai dato la sensazione di essere in controllo della partita e ha confermato tutti i limiti della sua versione 2014.

Non è un caso che sia sempre mancato nel momento di chiudere o di dare il colpo del KO, dato che il suo livello di fiducia attualmente è piuttosto basso e l’uscita dalla Top 10 mondiale non deve avergli fatto bene da questo punto di vista.

Gojowczyk è stato però fenomenale nel restare nel match in un ambiente ostile anche nei momenti più difficili contro un avversario che anche in questa versione dimessa gli era comunque tennisticamente superiore. Non ha perso la calma nemmeno quando Tsonga gli ha annullato i primi 2 match points sul 5-4 del quinto set e neppure quando si è trovato sotto 0-30 nel game successivo. Ha inoltre annullato tutte le 3 palle break concesse nel set decisivo, l’ultima delle quali delicatissima sul 6-6.

Alla Francia ora serve una vera e propria impresa per ribaltare la situazione, un’impresa simile a quella straordinaria che hanno compiuto oggi i due ragazzotti tedeschi Kamke e Gojowczyk contro ogni pronostico. E’ anche questo il fascino della Coppa Davis.

SVIZZERA-KAZAKHISTAN 1-1  Palexpo, Geneva, Switzerland (hard, indoors)

Golubev b. Wawrinka 76(5) 62 36 76(5) dopo 3h 14’ (Andrea Pagnozzi)

Al Palexpo di Ginevra il primo punto della sfida tra Svizzera e Kazakhistan va agli ospiti ed è la grande sorpresa della prima giornata di Coppa Davis. Il n°3 del mondo Stanislaw Wawrinka ha ceduto in quattro set davanti al tifo di casa dopo oltre tre ore di gioco; lo svizzero non è mai entrato in partita ed anzi ha subito palesato scarsa brillantezza e poca fiducia al cospetto di un Andrej Golubev solido e motivato come solo in Davis. A guardarli oggi difficilmente si direbbe che tra i due c’è una differenza di 5000 punti in classifica, ma gli scontri diretti tra i due non mentono. 2-2 il computo dopo la partita di oggi.

Al via, Golubev si mostra subito centrato e i suoi tifosi non mancano di far sentire il loro sostegno; dopo due ottime prime, il kazako perde il punto appena lo scambio si allunga, ma riesce a vincere il game con un precisa volee lasciando lo svizzero a 15. Nel secondo gioco Wawrinka fatica decisamente di più, ma con un ace rimette in parità il punteggio; intanto Roger Federer, inquadrato dalle telecamere, si mostra decisamente concentrato e non pare molto tranquillo.

Nel quarto gioco Stan sventa le prime due palle break; dapprima va sotto 0-30 e 15-40 dopo un gran dritto a sventaglio dell’avversario, poi impatta subito sul 40 pari grazie a due ottime prime. Infine chiude ai vantaggi. E dopo l’occasione persa, anche il servizio di Golubev comincia a mostrarsi fragile; se nel precedente turno di servizio aveva lasciato l’avversario a zero, nel quinto gioco si lascia trascinare ai vantaggi dopo aver perso due scambi a rete. Qui però vacilla Stan, che sbaglia la misura del dritto in risposta e manda l’avversario a condurre 3-2. Coach Luthi è perplesso e infatti lo svizzero mostra di nuovo un servizio poco incisivo andando sotto 0-30, ma d’esperienza e con un gran rovescio riesce ad evitare ulteriori palle break ad impattare sul 3-3.
Ormai il canovaccio del primo set è chiaro: si va punto a punto e il settimo game lo dimostra. Con Golubev al servizio, Wawrinka si issa 30-0 e poi 40-15 conquistandosi le sue prime due palle break dopo un accattivante passante di dritto. Ma di nuovo si spegne la luce e sale in cattedra il kazako, che con due aces, un servizio vincente e un ottimo dritto in corsa, torna a condurre 4-3.
Dopo due game di sostanziale equilibrio e con molti errori da parte di entrambi, nel decimo gioco Golubev sciupa un set point tradito dalla rete, che lascia in campo un dritto decisivo, e permette a Wawrinka di rientrare nello scambio e vincerlo. Grazie al sesto ace e al successivo dritto vincente lo svizzero ottiene il 5 pari.
Nei due successivi turni di servizio praticamente non si gioca e la normale conseguenza del set non può che essere il tie-break; a sorpresa(ma fino a un certo punto stante il sostanziale equilibrio) lo vince il kazako. Nello specifico Golubev subisce un mini break sul 2-2 ma lo restituisce immediatamente, e dopo aver affossato in rete un dritto riesce a ottenere un secondo mini-break dopo un grossolano errore di dritto di Wawrinka. Infine il kazako chiude con un ace e fissa il punteggio sul 7-5. Il primo set un po’ a sorpresa è il suo, ma Wawrinka ha giocato nettamente al di sotto delle sue possibilità, mentre Golubev ha mostrato una percentuale altissima al servizio(22/25 di punti vinti con la prima).

Nel secondo set accade l’imprevedibile; sul 2-1 Wawrinka, lo svizzero si guadagna una palla break ma la sciupa, successivamente ai vantaggi compie un miracolo e riesce a rispondere fuori dal campo ad un potentissimo dritto del kazako. Lo svizzero colpisce la pallina un pelo prima che tocchi terra e trafigge l’avversario con un passante spettacolare, ma per l’arbitro la pallina ha toccato terra e non cambia idea nemmeno dopo un lungo diverbio con Luthi e lo stesso Wawrinka. Tra i fischi del pubblico si va sul 2-2 ed è la svolta perché lo svizzero si deconcentra e perde male i successivi quattro giochi, subendo addirittura due break.

Il 6-2 in soli 35’ è forse bugiardo perché pesa, e molto, la decisione dell’arbitro, ma la vittoria del secondo set è assolutamente meritata perché Golubev ha giocato un tennis solido con il consueto spirito patriottico d’abnegazione; di contro, un campione del calibro di Wawrinka non può perdere la testa in questo modo e smettere letteralmente di giocare a tennis.
A questo punto per la Svizzera, sotto due set a zero, diventa quasi proibitiva. Impensabile alla vigilia, come del resto fa specie la statistica di palle break convertite nei primi due set: 0/6 per lo svizzero e 2/5 per l’avversario.

La sensazione ovviamente è che l’inerzia del match sia tutta dalla parte del kazako, ma basterebbe una scintilla per cambiare il vento; scintilla che potrebbe capitare già nel secondo gioco del terzo set, quando un impeccabile lob dello svizzero costringe all’errore il kazako. La palla break al solito non viene trasformata e l’incubo per i tifosi svizzeri sembra proseguire. 1-1.
Il padrone di casa vive delle folate da campione (quale dovrebbe essere) ma è troppo discontinuo, sfiduciato ed appare anche non al meglio fisicamente; Golubev prende invece fiducia, regge ottimamente gli scambi e sembra non sbagliare più nulla, dimostrando anche una discreta mano su alcuni contropiedi ben realizzati e su diversi schiaffi al volo. Federer, inquadrato, è cupo.

Quando ormai anche il challenge non sembra più dare ragione a Wawrinka, lo svizzero confeziona un game di risposta d’antologia: una risposta nei piedi, un gran dritto esterno, un rovescio impeccabile e dopo aver affossato un dritto, ecco sopraggiungere il primo break della partita(1/9) alla seconda occasione.
Scrollatosi di dosso paure e sensazioni negative, Stan tentenna ma fa suo anche il game successivo, issandosi sul 4-1 e facendo finalmente respirare i componenti della propria squadra.
Nel terzo set in ogni caso, entrambi mostrano di faticare con la prima di servizio, facendo registrare invece altissime percentuali sulla seconda. Con fatica e decisamente lontano dai suoi  giorni migliori, Stan The Man chiude 6-3 e prova a rientrare nel match.

Nel quarto set però sembra crederci più il pubblico di Wawrinka stesso, che nel secondo game va sotto 0-40 al servizio e riesce ad annullare quattro palle break solo grazie al tifo amico. Al Palexpo dopo oltre due ore di gioco si è creata una vera bolgia e il risultato è fermo sull’uno pari.
Dopo aver sventato anche una quinta palla break nel sesto gioco, nel settimo Stan non riesce a convertire l’ennesima palla break e nell’ottavo è autore di un doppio fallo e di alcuni errori non forzati. Nonostante tutto nel decimo gioco il n° 3 del ranking ATP chiude con un ace e si va sul 5-5 .

Nel dodicesimo gioco per la Svizzera sembra finita; Wawrinka va sotto 15-40 al servizio, ma annulla due matchpoint e trascina letteralmente il suo pubblico al tie-break decisivo.
Stan ottiene subito il mini break ma ne restituisce due subito dopo, commettendo errori grossolani che dimostrano la scarsa brillantezza del tennista di casa. Il pubblico passa dall’esaltazione allo sconforto, ma dura un attimo: quarto mini break consecutivo e perfetta parità.
Ma è la fiera degli errori al servizio; Golubev ottiene altri due mini break e sale 6-2. Qui cala il sipario perchè Wawrinka salva i primi 3 matchpoints, ma al quarto il kazako non fallisce e chiude il punto con una schiacciata al volo.

Dopo oltre tre ore di gioco Wawrinka abbandona il campo da sconfitto, nonostante abbia fatto registrare più vincenti(55-50) e meno errori non forzati(25-36) dell’avversario, che ha invece realizzato ottime percentuali sotto rete e con la prima di servizio(82%-74%); ma il tennis non è solo questo e oggi lo svizzero in campo non c’era né di testa, né di gambe. Spietata la sentenza, con questo Golubev formato Davis.

Ora a Federer l’onere di risollevare le sorti di una qualificazione che non è affatto compromessa, ma che si è maledettamente complicata.

Federer b. Kukushkin 6-4 6-4 6-2 dopo 1h52 (Cesare Novazzi)

Dopo lo sgambetto di Golubev ai danni di Wawrinka, Federer affronta Kukushkin per cercare di pareggiare i conti con la squadra kazaka. Un unico precedente tra i due, a Wimbledon, con vittoria in tre set per l’elvetico.

Parte Federer che tiene agevolmente il proprio turno di battuta. Anche Kukushkin senza problemi si porta sull’1 a 1. Si intuisce da subito però che quando lo scambio si allunga è Federer a vincere il punto, dimostrando che il kazako può poco sulle variazioni di gioco dell’elvetico. L’impressione diventa realtà al quarto gioco, dove Kukushkin concede due palle break, però prontamente salvate con il servizio. Al decimo gioco Federer gioca un preciso pallonetto d’istinto sul quale Kukushkin recupera ma non può nulla sulla volee seguente, concedendo una palla break. Il kazako sente la pressione e regala il parziale a Federer con un doppio fallo.

Il secondo set si apre con Federer che al servizio concede la primka palla break annullata con un preciso approccio a rete chiudendo con la voleè. Al gioco seguente l’elvetico  si porta sul 30 pari ma con due errori gratuiti regala il game all’avversario. Anche questo parziale si snoda al servizio, con Kukushkin mai neanche in grado di rischiare per vincere qualche punto, e un Federer in completo controllo. Al decimo gioco, ancora, Federer alza di poco il livello del suo tennis, quanto basta per mettere pressione all’avversario che cede così anche il secondo parziale.

Il terzo set è una mera formalità. Il kazako sembra esserci fisicamente, ma non mentalmente e nel secondo gioco concede due palle break. La prima è quella buona con lo scambio più bello del match. Kukushkin cerca l’accelerazione più volte, i suoi colpi mancano però di profondità, così Federer prende campo e con un vincente di diritto in avanzamento conquista il break di vantaggio portandosi sul 2 a 0. Nulla più da registrare a parte il break in chiusura di parziale che sigla la fine del match: 64 64 62.

Luthi sorride e va stringere la mano al capitano della squadra avversaria, mentre Kukushkin non può fare altro che complimentarsi con il suo avversario per un match mai in discussione dove il kazako non ha avuto la forza di rischiare nulla, lasciando pieno controllo a Federer.

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Coppa Davis

No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

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Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

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Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

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Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

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Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

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