Crotta e lo sport: "Tutti i ragazzi hanno il diritto al sogno"

Interviste

Crotta e lo sport: “Tutti i ragazzi hanno il diritto al sogno”

Pubblicato

il

TENNIS – Per gli amici di Ubitennis intervistiamo Vittorio Crotta, personalità di spicco del movimento tennistico italiano, già capitano non giocatore di Coppa Davis e commentatore sportivo. Attualmente è promotore e ideatore dell’iniziativa di carattere sportivo-sociale: “Il testimone ai testimoni”.

TENNIS – Alle nove del mattino Vittorio Crotta è pronto per la sua giornata di impegni, in perfetta forma. Il suo volto austero è pronto ad illuminare nuovamente una giornata che si preannuncia, come al solito, ricca di eventi. Occorre essere in perfetta forma fisica per affrontare tutti gli obblighi che la sua professione richiede, ma non abbiate paura cari amici di Ubitennis, Vittorio sarebbe in grado di sopportare ritmi ancor più frenetici tant’è  inesauribile la sua carica d’energia “Gli impegni sono una bella cosa e poi non sono nient’affatto vecchio, anzi ho molte più energie di un ventenne.. Se riuscissi a seguirmi per tutta un’intera giornata te ne accorgeresti!”.

E’ di buon umore Vittorio e usa l’arma dell’ironia per rendere piacevole ogni istante passato in sua compagnia.

 

Ci accoglie nel suo ufficio “La mia seconda casa”  come ama definirla lui, che sorge all’interno del Tennis club Ivrea di cui Vittorio (ma da tutti conosciuto come “Victor”) è responsabile tecnico.

E’ dal 2006 che Vittorio ha dato nuova linfa alla terra rossa del circolo d’Ivrea. Sarà lo spirito da Peter Pan  che alberga in lui, o l’esperienza di una carriera che ha segnato in modo concreto la storia del tennis italiano, o semplicemente l’amore per la sua terra. Saranno ragioni più profonde che non desidera comunicare, non sarà nulla di questo o saranno tutte queste ragioni messe insieme. Sta di fatto che Vittorio Crotta ha riportato in auge un circolo che, dopo i fasti dell’era Olivetti, ha rischiato di diventare un cumulo di macerie.

Non me lo ricordare!  E’ stata una di quelle decisioni che non prenderesti mai se la ponderi per bene  – confida il maestro eporediese sorridendo-, ma a un certo punto ha prevalso il desiderio di tornare e fare qualcosa per la mia città. D’altronde se sono stato quello che sono stato il merito va anche alla mia terra. Ancora oggi i miei amici più intimi mi dicono: ma perché Vittorio? A quest’ora potevi rilassarti in ben altri lidi.. Invece ti sei preso proprio una bella gatta da pelare!

Sai però cosa ti dico? Rifarei la stessa scelta, non me ne sono mai pentito e fare qualcosa di concreto per la comunità che mi ha visto nascere è la migliore delle ricompense che possa aspettarmi.”

Eh si, perché Vittorio Crotta oltre ad essere il factotum del Tennis Club Ivrea è anche l’ideatore, il promotore e il principale sostenitore dell’iniziativa sociale “Il testimone ai testimoni” nata nel 2004 e portata avanti nonostante numerosi momenti difficili.

Vittorio ci fa accomodare, ci offre una buona tazza di caffè confermando le sue doti di ospitalità che mi erano state predette e ci presenta l’iniziativa che sta portando avanti che è un po’ la ragione di questa lunga intervista.

Il testimone ai testimoni è un’iniziativa nata nel 2004 da una mia idea – esordisce Victor ,- immediatamente accolta e sostenuta da don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abete e dall’associazione Libera.

L’idea è quella di utilizzare la naturale attrazione e le enormi possibilità comunicative che lo sport esercita sui ragazzi per veicolare messaggi che siano positivi per la formazione del loro carattere, diversi da quelli generalmente enfatizzati dai media (vittoria ad ogni costo, notorietà, scorciatoia per la ricchezza, ecc..)”

Vittorio, cos’è per te lo sport?

Lo sport per me è un mezzo per arrivare ovunque. Lo sport ha un potere aggregante e un linguaggio universale che abbattono differenze di qualsiasi genere e consentono la comunicazione tra popoli e culture diverse. Lo sport lo vedo come tutela della salute, come educazione ed un’etica di impegno fisico e mentale, come educazione al consumo e alla  alimentazione consapevoli. Lo sport è vita”.

Vittorio non è mai banale, è davvero piacevole parlare con lui anche perché balugina nei suoi occhi il riflesso dell’amore per l’iniziativa che sta sostenendo da molti anni. Accompagna ogni parola con un gesticolare intenso quasi voglia aumentarne l’effetto. Mi verrebbe quasi da dirgli che non è necessario, perché ogni sua parola è pesante come un macigno, ma mi rendo conto che sarebbe superfluo perché Victor è fatto così. E’ un fiume in piena che non può essere arrestato e non ho nessuna intenzione di farlo.

Vicotr siamo al decennale da quando la tua iniziativa ha preso vita, potresti descrivere per gli amici di Ubitennis  come si articola questa manifestazione?

Certo, hai un paio d’ore?”  sorride “Dai scherzo, vedrò di essere il più sintetico possibile!

L’idea alla base di tutto è che i ragazzi, tutti i ragazzi, hanno diritto al gioco, come modalità primaria di espressione e socializzazione; e hanno diritto al sogno.

Il “testiomone ai testimoni” propone loro la pratica sportiva come gioco, ma un gioco con regole da rispettare; e stimola il sogno, che vuol dire proiettare se stessi in un futuro nel quale i propri limiti attuali saranno superati, grazie all’impegno e alla costanza

Il “testimone ai testimoni” utilizza ogni occasione che si presenti nel corso delle sessioni di sport per focalizzare l’attenzione dei ragazzi sull’importanza del rispetto dell’avversario e il rispetto delle regole. Noi incitiamo i nostri ragazzi a capire che l’avversario non deve venire visto come un nemico, deve essere visto come un compagno di divertimento perché senza di lui, non ci sarebbe competizione.

Allo stesso scopo il progetto organizza incontri con personalità illustri dello sport e della società civile, nel corso dei quali si propongono con forza ai ragazzi messaggi etici, quali il rifiuto del doping e di ogni forma di scorrettezza, il rifiuto di tifare contro, eccetera.

Inoltre cerchiamo di creare un  trait d’union tra i giovani e i meno giovani alternando una competizione indirizzata principalmente ai ragazzi, a momenti culturali e di approfondimento che possano essere apprezzati anche dai cittadini più in là con gli anni”.

Anche dal punto di vista creativo, il tuo progetto alimenta la competizione sana tra le scuole proponendo un concorso particolare. C’è ne vuoi parlare?

“Certo. Sempre con lo stesso obiettivo poc’anzi raccontato, il progetto organizza un concorso multimediale su temi specifici (rispetto della diversità, valori olimpici, eccetera), nel quale i ragazzi possono dare spazio alla loro fantasia ed esprimere la loro creatività con l’aiuto degli insegnanti.

Tutto ciò nella consapevolezza che il rispetto degli altri e delle regole è una tappa fondamentale del percorso che porterà i ragazzi a diventare cittadini consapevoli, attenti ai valori della solidarietà e della legalità.”

C’è davvero da rimanere affascinati Vittorio. In primis ti faccio i miei più sinceri complimenti per l’iniziativa cosa per altro che sono sicuro possa essere condivisa da tutta la redazione di Ubitennis, ora però mi piacerebbe sapere come viene organizzata questa manifestazione, quali sono le modalità operative alla base di questo progetto?

La scuola come ti dicevo in precedenza, è ovviamente il luogo privilegiato per iniziative che vogliano essere indirizzate ad una vasta popolazione di giovani. Fin dalle origini il “Testimone ai testimoni” ha ottenuto il supporto di insegnanti e direttori didattici e ha potuto inserirsi con successo nell’iter formativo delle scuole locali.

In particolare le sessioni di motricità e sport, gli incontri con personalità di rilievo e il concorso multimediale si sviluppano lungo l’intero anno scolastico, mentre nell’ultimo mese di scuola si concentrano un’intera settimana di attività sportiva multidisciplinare e una suggestiva cerimonia/festa di chiusura. In tale occasione si premiano i vincitori del concorso, si premia una persona che, nel proprio campo di azione, abbia vissuto la propria vita all’insegna dei valori sostenuti dal “Testimone ai testimoni” (premio “Campione nella vita”) e si corre per le strade cittadine la cosiddetta “Staffetta della legalità”.

Ci puoi dare qualche numero per permettere ai nostri amici di capire lo sforzo che sostieni con questo progetto?

Assolutamente. La popolazione scolastica interessata dalle attività motorie in ogni singolo anno è di circa tremila unità, con età compresa tra i 4 anni delle materne e i 18 anni dei maturandi .Partecipano al progetto le scuole di 29 comuni del Canavese e, tra attività sportive e incontri culturali, sono coinvolti circa 15.000 studenti.

Complessivamente, nelle nove edizioni già realizzate, il “Testimone ai testimoni” ha dunque avuto circa 100.000 partecipazioni.”

Questo progetto davvero encomiabile ha il sostegno dell’amministrazione pubblica?

“Questo è il più grande rammarico e la principale difficoltà: non esiste alcun aiuto da parte delle istituzioni. E noi a lungo andare non possiamo andare avanti a sobbarcarci tutto senza avere un minimo di sostegno.

Vorrei sottolinearti che di questo circolo siamo solo affittuari essendo proprietà comunale. Abbiamo rifatto praticamente da zero gli spogliatoi, contiamo quattro campi in terra e due polivalenti, senza contare che siamo gli unici in Italia ad aver fornito più di mille ore gratuite di attività alle scuole materne e di prima infanzia. Tutto senza ricevere aiuti di alcun tipo. Per il futuro abbiamo molti progetti, ma senza un aiuto da parte dell’amministrazione saremo obbligati a rivedere i nostri programmi”

Solita Italia insomma, tanti sprechi, tante parole, ma quando effettivamente si potrebbe fare qualcosa di concreto per il bene della comunità, spariscono tutti.

Vittorio, quali sono gli obiettivi di lungo termine? Qual è il motivo per cui ti sei sobbarcato un impegno di questa portata? Cosa piacerebbe che venisse ricordato di questa iniziativa tra 50 anni? Sperando chiaramente che possa rinnovarsi di anno in anno magari con il sodalizio delle istituzioni

“Sono due le ragioni che mi spingono a tenere duro nonostante tutte le difficoltà:

La prima è quella di creare un circolo virtuoso formando giovani cittadini consapevoli, i quali a loro volta potranno aiutare i futuri ragazzi a seguire il loro stesso percorso. Il nome “Testimone ai testimoni”  ricorda appunto che gli adulti, “testimoni” dei valori acquisiti, passeranno ai futuri ragazzi “il testimone”, in una specie di staffetta tra generazioni. 

La seconda ragione è quella di elevare il livello medio fisico, tecnico e mentale di una vasta popolazione a partire  dall’età scolare, aumentando così anche le probabilità di individuare ragazzi che possano sviluppare capacità sportive di alto livello.

Per conseguire questi obiettivi è necessario che tutti coloro che si avvicinano al “Testimone ai testimoni” non si attendano risultati immediati e ne condividano un valore fondante, che è poi un valore fondante anche nella pratica sportiva: la continuità. Senza continuità nessun obiettivo è possibile”.

Vittorio, un’ultima domanda: sei stato ex capitano non giocatore di Coppa Davis, hai rappresentato per numerosi anni il tennis italiano sia come giocatore che come figura fuori dal campo, sei stato uno dei primissimi campioni sportivi a cimentarsi dietro un microfono  come commentatore tecnico in RAI, sei stato giornalista. Insomma hai fatto nella tua vita tantissime cose, ora questa, probabilmente quella che senti maggiormente perché è una tua creatura. In questi 10 anni hai visto una marea di bambini, potresti dirci effettivamente qual è il principale ostacolo per l’avviamento dei giovani allo sport professionistico?

In primo luogo mi permetto di correggerti. Non credo sia corretto dire che una persona svolga un’azione credendoci di meno o di più rispetto ad un’altra. Io credo che in ogni impegno, ognuno di noi dia il meglio di sè. Ho fatto tante cose, mi sono sempre sforzato di farle al meglio, ora sono in una fase della mia vita in cui sto facendo questo e ci sto dedicando il massimo della dedizione. Come ho sempre fatto e come continuerò a fare. Per ciò che concerne la tua domanda, senza essere banale e non considerando forse il fattore economico (probabilmente la causa principale) che spesso risulta decisiva per poter intraprendere una attività sportiva professionistica, credo che una delle cause principali sia l’abnegazione all’allenamento.”

Cosa intendi per abnegazione all’allenamento?

“L’esercizio fisico è purtroppo sottovalutato come componente prioritaria nell’educazione dei più piccoli. Spesso per ignoranza dei genitori che non capiscono come il calcio a un pallone, un servizio nel volley o qualunque altro gesto atletico abbia alle spalle lo studio e l’impegno di allenatori, medici e preparatori impegnati in un lavoro complesso.  I ragazzi dovrebbero fare attività fisica a prescindere, poi, crescendo, possono dedicarsi a ciò per cui si sentono più portati: molti talenti rimangono fatalmente inespressi per questa superficialità. Non si diventa atleti per caso, come non si diventa uomini per caso. La vita è un processo evolutivo, così come lo sport”.

Da cittadino eporediese, da cittadino italiano, da uomo consapevole e rispettoso del lavoro altrui finalizzato al bene comune, non posso fare altro che terminare questa intervista con tre semplici vocaboli che racchiudono meglio di ogni altro panegirico di parole i miei sentimenti e il mio stato d’animo alla fine di questo incontro: Grazie mille Viktor.

Continua a leggere
Commenti

Interviste

Essere un professionista di tennis… col joypad: intervista a Lorenzo Cioffi, campione di E-sports

Lunga chiacchierata con uno dei migliori videogiocatori di tennis del mondo, che ha commentato il Mutua Madrid Open Virtual Pro. Il futuro della racchetta passa anche da qui

Pubblicato

il

Lorenzo Cioffi, vincitore della seconda edizione del Daikin eSport Open (ATP 250 Monaco 2019)

In un mondo emerso solo da poche settimane dal lockdown, gli “e-Sport” si sono imposti come una delle fonti principali di intrattenimento sportivo; in generale, tutto l’universo del gaming ha ricevuto una spinta propulsiva dalla ‘nuova normalità’ a cui siamo stati costretti per quasi tre mesi.

Per quanto indietro rispetto ad altri sport come il calcio o il basket, anche il tennis sta iniziando a ritagliarsi il suo piccolo spazio nel campo degli e-Sport. Infatti, sempre molto attento alle nuove tecnologie, il torneo di Madrid diretto da Feliciano Lopez ha di recente organizzato un torneo di tennis virtuale al quale hanno preso parte tennisti professionisti come Nadal e Murray: un’iniziativa che non sembra aver accolto il favore della base di appassionati del tennis, non particolarmente giovane, ma che ha l’obiettivo di provare a stabilire un contatto con le nuove generazioni, gli ipotetici tifosi del futuro. La stessa direzione verso cui si muove il nuovo circuito pensato da Mouratoglou, l’Ultimate Tennis Showdown che ha ricevuto più critiche che elogi per l’eccessiva spregiudicatezza del cambiamento regolamentare.

C’è stata anche un po’ d’Italia al Mutua Madrid Open Virtual Pro. Oltre a Fognini, in gara da partecipante, il commentatore internazionale dell’evento è stato Lorenzo Cioffi, professionista italiano di E-sport.

 

Lorenzo ha una carriera ricca di successi nel mondo dei videogiochi di tennis: è stato per 15 settimane il numero 1 del mondo su Tennis Elbow e due volte campione italiano di Tennis World Tour, e vanta anche un secondo e un terzo posto alle Roland Garros eSeries, che quest’anno si sono tenute a inizio giugno.

Proprio con Lorenzo abbiamo fatto una lunga chiacchierata sull’evento di Madrid e sulle implicazioni future che potrà avere, relativamente al pianeta del gaming nel tennis. Un argomento che l’ATP e la WTA non possono più ignorare se l’intenzione è avvicinare un pubblico più giovane al tennis.


Partiamo proprio dal principio. Come ti sei avvicinato al mondo degli E-sport di tennis?
Nel 2014, l’anno in cui mi sono avvicinato a Tennis Elbow – il videogioco con cui mi sono appassionato al genere. È un gioco ‘indie’ e quindi non ha tornei per i pro, ma quando gioco sono sempre molto competitivo. Poi mi sono avvicinato al mondo dei tornei e ho cominciato a dedicare maggiore impegno. Nel 2018, quando c’è stato il torneo per lanciare Tennis World Tour a Roma, sono partito in treno al mattino presto da Ancona e senza aver mai provato il gioco (era in versione beta, ndr) ho vinto il torneo. Mi sono avvicinato così a Tennis World Tour, in maniera molto naturale. Io volevo solo provare il gioco e il fatto che abbia vinto il torneo è stato secondario. Ero già abituato da Tennis Elbow mentalmente e questo mi ha aiutato.

Lorenzo Cioffi

Cosa pensi del futuro del tennis nel mondo dei videogiochi dopo l’evento di Madrid? L’ATP comincerà a interessarsi del settore?
L’ATP spingerà sicuramente. I videogiochi sono ottimi per sponsorizzare e le competizioni non possono fare che bene perché dimostrano che il tennis è uno sport con un target giovane. L’obiettivo da anni è anche quello di svecchiare un po’ lo sport e i videogiochi potrebbero essere un ottimo modo come fatto dalla FIFA (la federazione che governa il calcio, ndr)… con FIFA (il videogioco, ndr). Ci sarà una crescita delle competizioni come c’è stata dal 2018 al 2019, e si è vista sicuramente un maggiore interesse delle stesse federazioni a organizzare i tornei. Probabilmente, con un gioco migliore, avremmo avuto più tornei e una community più grande. Questo avrebbe contribuito a far crescere gli E-sport, e sicuramente TWT (Tennis World Tour, ndr) non è la piattaforma migliore; speriamo bene con TWT2. Se ci sarà un gioco valido supportato da una buona community, l’ATP e la WTA non staranno con le mani in mano.

Sempre che non si uniscano nel breve periodo
Anche questa cosa non è ben chiara. La WTA potrebbe avere qualcosa da dire nei videogiochi. Sono a conoscenza di alcuni dettagli che non posso rivelare, ma sicuramente qualcosa si sta muovendo a livello di licenze.

Quindi hai avuto contatti diretti con ATP e WTA?
Non direttamente, però mi sono informato molto e ho contatti con diversi sviluppatori; insomma mi sono mosso abbastanza nel settore.

Pensi che l’ATP abbia fatto abbastanza per promuovere il tennis tra le nuove generazioni? Ci riferiamo al periodo pre-Gaudenzi…
Ci sono stati pochi eventi legati ai videogiochi e non li hanno organizzati loro in prima persona. L’unica cosa che ATP ha fatto per svecchiarsi un po’ negli ultimi anni è sviluppare un po’ il lato social, specialmente YouTube. Hanno cercato di copiare e far propri molti format come ad esempio i punti migliori della stagione, del torneo eccetera. Si sta muovendo abbastanza bene, ma vediamo se succederà qualcosa anche sul fronte dei videogiochi.

Con la pausa degli sport tradizionali per il coronavirus, c’è stato un vero e proprio boom dei videogiochi sportivi, con gli sportivi stessi come Leclerc a testare i titoli di Formula 1. Pensi che dopo questa pausa forzata anche l’ATP abbia cambiato atteggiamento sul tema videogiochi?
Sono abbastanza sicuro che lo faranno e penso l’avrebbero fatto comunque. Titoli come Tennis Elbow erano già stati annunciati e probabilmente avrebbero innescato qualche reazione da parte dell’ATP. Nel 2020 non penso sia difficile realizzare un bel gioco di tennis, ci sono tutti gli strumenti adeguati e l’ATP potrebbe dare una mano dal punto di vista delle licenze, che renderebbero il gioco appetibile anche per i giocatori ‘casuali’ interessati a divertirsi con Federer, Nadal o Djokovic. Sicuramente, durante l’emergenza sanitaria, l’ATP si è resa conto di essere ‘scoperta’ da questo punto di vista a differenza del Motorsport dove ci sono tantissimi simulatori.

Raccontaci un po’ della tua esperienza da commentatore per il torneo virtuale di Madrid con Nadal, Murray e altri campioni. Com’è nata la tua partecipazione all’evento?
Ho saputo dell’evento e conoscevo un ragazzo che mi ha portato all’interno dell’organizzazione. Avevamo già esperienze di streaming insieme e sapeva che avrei potuto portare esperienza sul campo e spunti tecnici. Anche se il target secondo me era diverso (più tarato sui partecipanti che sul gioco in sé, ndr), ero lì per fornire il commento tecnico e sono rimasti tutti contenti del lavoro che ho fatto. Il fatto che avessi un palmarés importante sicuramente ha contribuito.

Come vi siete organizzati concretamente?
Ci siamo sentiti su un canale Discord (applicazione molto usata dai gamers per essere in contatto durante le sessioni di gaming, ndr), solo noi commentatori. Gli organizzatori non li abbiamo sentiti direttamente ma tramite un’agenzia. È stato un po’ strano, ma era l’unico modo considerato il lockdown generale. C’è stato da organizzare per preparare i due giorni, ma è stata un’esperienza fantastica.

Da eventi del genere mi aspetto un montepremi molto ampio.
Si, sicuramente il montepremi riservato ai partecipanti era importante, cifre che noi non abbiamo mai visto ad esempio.

Qual è il montepremi medio nei tornei di e-Sport di tennis?
Si aggira sui 10.000-15.000 euro, rispetto agli altri e-Sport sicuramente è basso ma è normale sia così. I tornei sono condensati da marzo a giugno, praticamente sulla stagione della terra battuta. Ci sono molti tornei di preparazione al Roland Garros come Estoril, Monaco. Per adesso il tennis “virtuale” è più una passione rispetto ad altri e-Sport in cui si può considerare un lavoro vero e proprio. Non mi dispiacerebbe diventasse tale in futuro.

Tendenzialmente per una stagione da numero 1 al mondo quanti soldi ti guadagnano?
Si può arrivare a 6.000-8.000 euro, dipende dai tornei. Il Roland Garros non è quello che paga di più ad esempio. Il montepremi è di 10.000 euro ma il vincitore ne prende 5,000 e il resto è diviso tra gli altri partecipanti. A Monaco la prima edizione metteva in palio 2000 euro, 1500 dei quali al vincitore, invece l’anno scorso al vincitore sono andati 4000 euro. Per me vincere Monaco è stato più appagante di arrivare in semifinale al Roland Garros, dopo tante partite non si vince poi così tanto. Monaco è un torneo molto ben organizzato in generale, il migliore dello scorso anno.

Passiamo al tennis giocato. Da appassionato di tennis pensi si giocherà nel 2020? E se si giocherà, quale sarà lo scenario? Pensi che i Big3 soffriranno il periodo di pausa forzata come detto da Becker?
Non so se si giocherà nel 2020, io spero di si ma deve essere garantita la sicurezza. Se iniziassero ad agosto, considerando che il tennis è globale, sarà difficile superare tutte le barriere che rimangono in alcune parti del mondo Per me si dovrebbe passare direttamente al 2021, anche se così Djokovic resterebbe imbattuto. Per me gli anziani” saranno avvantaggiati perché avranno meno pressione addosso.

Eppure sembra proprio che si giocherà nel 2020, tra Roma, Parigi e US Open…
Sinceramente non credo riusciranno a starci dentro a livello finanziario e se non ci saranno le condizioni perfette (niente pandemia) secondo me non si deve giocare. Giocare un torneo di tennis vuol dire mettere insieme persone da tutto il mondo e mi sembra impossibile al momento.

Potete seguire Lorenzo Cioffi su Twitch

Continua a leggere

Interviste

Gaudenzi: “I tornei ATP dovrebbero giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze”

Dopo le polemiche su Djokovic e l’Adria Tour, torna a parlare il Chairman ATP. I tornei programmati al momento non sembrano a rischio: “La salute va sempre messa in primo piano, ma non possiamo azzerare i rischi”

Pubblicato

il

Andrea Gaudenzi (foto ATP Tour 2019)

Manca circa un mese e mezzo alla ripartenza della stagione tennistica 2020. ATP e WTA hanno pubblicato due settimane fa il calendario rimodulato che scandirà i ritmi della stagione post-Covid. Il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, dopo la bacchettata a Novak Djokovic, è tornato sugli argomenti che riguardano il Tour e la sua imminente ripresa e al sito ATP ha ribadito un concetto fondamentale di questi tempi: La nostra priorità numero uno è stata quella di proteggere la salute. E così sarà sempre. Resta l’elemento che ci dice come e quando il tennis può essere in grado di riprendere. Non prendiamo decisioni senza consultare esperti medici competenti. Disponiamo di protocolli robusti ed esaustivi da implementare in occasione degli eventi ATP al fine di mitigare i rischi di infezione, ma dobbiamo anche essere realistici sul fatto che non è possibile rimuovere tutti i rischi”.

Oltre a una prima valutazione di natura sanitaria, è stato (e sarà) necessario prendere decisioni delicate per tutto l’universo tennistico: “Dopo la salute, il nostro obiettivo principale è quello di perseguire il bene più grande per il nostro sport e di cercare di recuperare il più possibile della stagione in termini di gioco, punti di classifica, premi in denaro e offrendo il nostro sport ai fan che sono desiderosi di rivedere il tennis. Ci rendiamo conto che la ripresa del calendario non è assolutamente perfetta: ci piacerebbe avere più eventi, più opportunità di gioco e più spazio tra i nostri eventi per facilitare la programmazione dei giocatori”.

La realtà è che l’impatto economico della crisi ha fatto sì che i tornei minori siano meno in grado di resistere alla tempesta rispetto a quelli in cima ha precisato il Chairman. “Ciò significa che dovremmo bloccare l’intero Tour fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità? Il nostro giudizio è che si debba iniziare da qualche parte e se abbiamo tornei ai massimi livelli in grado di svolgersi in un ambiente sicuro, offrendo opportunità di guadagno non solo per i giocatori ma per l’intero settore, beh, questo è un inizio. A lungo termine, sono ottimista sul fatto che con le misure preventive sviluppate e l’unità dimostrata dalle parti interessate, il tennis tornerà più forte che mai e continuerà a crescere per gli anni a venire“.

 

Ciò che è accaduto lo scorso weekend all’Adria Tour ha generato molta preoccupazione all’interno del circuito, oltre che tra appassionati e addetti ai lavori. Dopo la scoperta della positività di Dimitrov, una serie di contagi a catena – ultimo in ordine di tempo quello di Ivaniseviccausati da un generale disinteresse verso le misure basilari per il contenimento del COVID-19 (nessuna mascherina, spalti gremiti, partite di calcio e basket) hanno messo il tennis sotto una luce negativa a livello globale, nonostante sia di base uno degli sport con le dinamiche di gioco più adatte al rispetto del distanziamento sociale.

Gruppo A, Adria Tour 2020 a Zara (foto HTS/Mario Ćužić)

Gaudenzi al momento non sembra mettere in discussione la ripresa dei tornei programmata per agosto: “Penso che sia naturale la preoccupazione. La situazione globale del coronavirus si sta rapidamente sviluppando e presenta molte incognite. Credo che le nostre precauzioni e i nostri protocolli siano ben formati e, in base ai piani attuali, alcuni dei più grandi eventi ATP dovrebbero essere in grado di giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze. Alla fine, però, possiamo anche attuare i piani più solidi, ma la collaborazione e l’approvazione da parte dei governi locali saranno fondamentali e continueremo a monitorare le restrizioni ai viaggi internazionali settimanalmente, con l’evolversi della situazione”.

La fine della pandemia è ancora lontana, ma per Gaudenzi è opportuno guardare anche agli obiettivi a lungo termine, valutare come migliorare il circuito e far crescere il numero di appassionati: “Possiamo fare meglio come sport? Credo di sì, altrimenti non avrei assunto questo ruolo. Per me la domanda è: come si può unire uno sport e collaborare in modo significativo per alzare l’asticella per tutti? A questo proposito, dobbiamo chiederci se la distribuzione del montepremi funziona come previsto, nella direzione che vogliamo intraprendere come sport. Abbiamo in atto un piano strategico che spera di affrontare questi temi. L’attenzione, in primo luogo, è far crescere l’intera torta per l’intero sport, ma anche garantire la ridistribuzione attraverso tutto l’ecosistema del tennis fino al Challenger Tour, il che è necessario se vogliamo uno sport sano che sia attraente e praticabile come percorso professionale”.

Continua a leggere

Interviste

Giulio Zeppieri non ha fretta: “Se hai le qualità arrivi. Il tennis in TV non mi piace troppo”

Alla scoperta del diciottenne di Roma. L’operazione alle tonsille gli ha impedito di essere a Todi, ma sarà pronto alla ripresa. Il rapporto speciale con coach Melaranci e l’amico Musetti

Pubblicato

il

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

“La cosa più sbagliata che puoi fare è avere troppa fretta di arrivare”. Parole e musica di Giulio Zeppieri. “Ognuno deve fare il suo percorso, ognuno deve avere il suo tempo. Poi se hai le capacità e le qualità sicuramente arrivi”. Il mancino nato a Roma il 7 dicembre del 2001, oggi numero 371 del ranking ATP, è reduce dalla sua prima stagione da ‘pro’ e da un inizio di 2020 condizionato da alcuni problemi fisici: “Sono stato male a inizio anno e ho giocato pochissimo: ho fatto tre tornei e in due avevo la febbre. Ho avuto un problema alle tonsille e anche alcuni fastidi alla schiena, quindi sono stato molto fermo“. Poi lo stop del circuito a causa della pandemia di COVID-19 e il lockdown.

Raggiungiamo Giulio telefonicamente durante la pausa pranzo, tra un allenamento e l’altro, e iniziamo parlando proprio della ripresa dell’attività sul campo, alla Capanno Tennis Academy di Latina: “All’inizio abbiamo giocato solo due-tre volte alla settimana. Non ho avuto grandi difficoltà a riprendere, anche perché durante lo stop ho lavorato tanto a livello fisico con il mio preparatore Roberto Petrignani. Mancano ancora due mesi al prossimo torneo, è tanto tempo. Diciamo che l’obiettivo del ritorno in campo per ora rimane lontano, per questo motivo ancora non c’è tantissimo stimolo nell’allenarsi.

Ha destato una certa sorpresa l’assenza di Zeppieri ai Campionati Assoluti di Todi. “Avrei voluto esserci, ma ho dovuto rinunciare. Oltre al fatto che il 2 luglio farò la maturità e quindi devo studiare, alla fine ho deciso di fare l’intervento chirurgico alle tonsille: mi opero il 26 giugno”. L’intervento chirurgico non dovrebbe comunque mettere a rischio la sua presenza nei tornei di agosto: “Dopo l’operazione dovrò stare fermo almeno una ventina di giorni prima di iniziare l’attività fisica. Diciamo che potrei riprendere a giocare intorno a metà luglio, dovrei essere pronto per la ripartenza. Non so bene come si evolverà la situazione dei Futures e dei Challenger, vediamo che faranno nei prossimi giorni. Quello che sappiamo noi è quello che sanno tutti. Non ci dicono né più né meno”.

 

Chiediamo a Giulio quale sia l’aspetto da curare maggiormente in vista del ritorno in campo dopo uno stop così lungo: quello fisico o quello mentale? “Sicuramente tutti e due. Secondo me ricominciare a giocare non sarà facile. Chi si farà trovare subito pronto anche a livello mentale potrà avere un grande vantaggio rispetto agli altri”.

Lo stop forzato ha però permesso a Zeppieri di lavorare su diversi aspetti del suo gioco: Abbiamo lavorato tantissimo sul dritto, sull’approccio a rete e sulle volée. In questo periodo era necessario, è un po’ come fare la preparazione invernale. Il dritto è migliorato molto, ma c’è ancora del lavoro da fare. Così come sulle volée. I colpi su cui mi sento più sicuro rimangono il servizio e il rovescio”. Se sul cemento l’aiuto arriva dalla battuta (“Servendo abbastanza bene sul duro mi trovo meglio”), sulla terra è necessario adattare un pochino il rovescio, che l’azzurro al momento gioca ancora relativamente piatto: “È una delle cose su cui ho lavorato tanto in questo periodo. Stiamo cercando di cambiare un pochino il rovescio quando gioco sulla terra, l’obiettivo è cercare di far girare un po’ di più la palla per poi spostarmi sul dritto. Comunque credo di giocare bene anche sulla terra, sono abbastanza versatile”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Merito anche di Piero Melaranci, il coach che segue Zeppieri praticamente da sempre. “Con Piero ci siamo trovati bene fin da subito. Sono stato molto fortunato a trovare una persona così brava e preparata, non è una cosa semplice”. Qual è il segreto? Perché questo rapporto funziona così bene? Funziona perché la pensiamo allo stesso modo. Perché ha sempre cercato di farmi capire le cose e come affrontarle. Mi ha aiutato molto anche dal punto di vista mentale, anche per le cose che riguardano la vita di tutti i giorni. Sono stato con lui fin da piccolo, abbiamo passato tantissimo tempo insieme… alla fine è un po’ una figura paterna”. Insieme a Melaranci e al preparatore atletico Petrignani, anche il mental coach Lorenzo Beltrame ha un ruolo di primo piano nel team, perché come spiega Giulio “è importante per un giocatore non accelerare troppo i tempi, iniziare con calma e non esagerare subito fin da piccolo, perché certe cose possono essere complicate da capire”.

La conversazione si sposta sulla situazione del tennis maschile italiano: “Non siamo messi per niente male… credo che a livello giovanile in questo momento il movimento italiano sia uno dei migliori che abbiamo mai avuto, forse il migliore. Abbiamo tantissimi ragazzi che giocano bene”. Come il suo grande amico Lorenzo Musetti (intervistato da Alessandro Stella poche settimane fa): Abbiamo un rapporto veramente speciale, ci conosciamo benissimo. Nei tornei stiamo sempre insieme, viaggiamo insieme. Io conosco bene i suoi genitori, lui conosce i miei. La competizione c’è solo quando scendiamo in campo. Ma abbiamo giocato pochissime volte uno contro l’altro: solo tre, è assurdo!”. A proposito di giovani connazionali, a livello junior Giulio ha giocato spesso in doppio con Sinner: “Sì, un anno abbiamo giocato sempre insieme. Jannik ha sempre giocato benissimo a tennis, si sapeva che era uno che poteva esplodere. Però così, da un momento all’altro… nessuno pensava che potesse raggiungere un livello del genere in così poco tempo. Speriamo che diventi ancora più forte”.

Lo scorso anno, nella sua prima stagione da professionista, Zeppieri ha trionfato nel 25000 dollari di Santa Margherita di Pula e raggiunto la sua prima semifinale a livello Challenger a Parma (sconfitto al tie-break decisivo da Federico Gaio). Come ha vissuto il passaggio da junior a ‘pro’? “Abbastanza bene direi. Sono stato fortunato perché ho giocato pochissimi Futures, avendo ricevuto le wild card della federazione per i Challenger. Non è stato un trauma così grande. Naturalmente all’inizio il livello dei Challenger era abbastanza alto, però devo ammettere che mi sono subito adattato abbastanza bene. Una delle differenze più grandi è l’attenzione dei match e anche la qualità fisica delle partite. Ho avuto dei problemi all’inizio a livello fisico: fastidi al braccio, crampi… L’intensità della partita è molto alta. Tutta gente che lotta, che non molla mai e che sbaglia poco. È difficile. Il livello Challenger è il più duro, tutti vogliono salire e nessuno vuole scendere. Tutti si impegnano tantissimo, forse è il più difficile da quel punto di vista”.

L’azzurro si dice comunque soddisfatto del suo primo anno: “Ho giocato delle ottime partite, naturalmente molte le ho perse ma c’era da aspettarselo. Però credo di aver fatto un ottimo esordio, un ottimo anno. Ho giocato bene a sprazzi, ho avuto un po’ di difficoltà a mantenere alto il livello di gioco. Non ho avuto troppa continuità nei risultati, però è anche vero che ho alzato tantissimo il livello rispetto ai tornei che giocavo l’anno prima”.

A proposito di nuove regole e nuovi format di punteggio, che ne pensa Zeppieri della possibilità di ridurre la durata dei match? “Ho giocato con i set a quattro game, potrebbe essere un’idea ma io non credo che si possa fare a breve. Sinceramente io preferisco giocare due su tre o tre su cinque con il punteggio classico. Tre su cinque a quattro credo sia troppo corto… non c’è tempo. A me non piace come format. Vorremmo chiedergli un giudizio sull’Ultimate Tennis Showdown, ma con grande prontezza ci anticipa: Ho visto che hanno fatto un torneo un po’ strano da Mouratoglou, mi hanno parlato di alcune regole ma non ho seguito benissimo. Qualcosa si potrebbe fare, sarebbe divertente, ma sempre a livello di esibizione. Non credo si possa fare qualcosa del genere in un torneo.

Visto che secondo Patrick Mouratoglou “nessun giovane guarda più un match di tre ore”, proviamo a chiedere conferma al 18enne Zeppieri, ma Giulio ammette di non seguire molto il tennis in TV, con qualche eccezione: “Non sono uno che guarda tantissime partite di tennis, non è una cosa che mi piace troppo. Lo seguo poco… Federer lo vedo però! Diciamo che non mi metto a vedere le partite tra numero 20 e 30, però le partite importanti le guardo. Lo scorso anno ho visto la semifinale di Wimbledon tra Federer e Nadal, però mi sono addormentato. Ho visto il primo set e poi mi sono svegliato al quarto (ride, ndr). Non so perché, ma faccio fatica”. Poi ci rivela di non avere grandi punti di riferimento per quanto riguarda lo stile di gioco: Io credo che tutti siano unici, non c’è uno stile da seguire. Non mi ispiro proprio a qualcuno, ognuno cerca di essere la sua miglior versione. Comunque mi piacciono Medvedev e Kyrgios. Kyrgios più come persona fuori dal campo, anche come gioca… poi vabbè quello che fa dentro al campo sono affari suoi”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Torniamo a parlare della ripartenza del circuito e la conversazione si concentra sul nuovo calendario e gli Internazionali d’Italia: “Sono contento che si giochi, anche per la federazione. Fa piacere avere un torneo così grande anche quest’anno”. Chissà, magari salta fuori una wild card… ”Sarebbe bello, anche nelle quali. Sarebbe una bella esperienza”.

Da Roma allo US Open: “È il torneo in cui mi sono trovato meglio, anche come location. È veramente bello. Il mio torneo preferito. Zeppieri sembra condividere i dubbi espressi da alcuni giocatori: “Credo che sia giusto, per me è una cosa veramente complicata. Sinceramente non pensavo che lo US Open si facesse. Io in questo momento non mi sentirei troppo sicuro ad andare lì… anche con tutte le precauzioni del mondo. Sai quanta gente ci gira là dentro anche se non c’è il pubblico? Tutte le persone che ci lavorano, i raccattapalle, i giudici, lo staff… non sono mica poche. Però bisogna vedere anche come si evolve la situazione in questi due mesi, manca ancora molto tempo. Se fossi stato uno dei top, in questo momento avrei storto un po’ il naso, come hanno fatto molti. Però poi sicuramente secondo me ci andranno. Ovviamente se sei numero 40 o 50 ci vai al 100%”.

L’intervista giunge così al termine, ma prima di riconsegnare Giulio al campo da tennis e fargli un grande in bocca al lupo per l’operazione, la maturità e la ripartenza del circuito, gli chiediamo di proiettarsi a fine 2021 e rivelarci i suoi obiettivi: “Sinceramente non ne ho uno fisso a livello di classifica, non ci sto pensando in questo momento. Cerco solamente di migliorare tanto a livello generale, anche sul piano mentale. A fine 2021 però spero di entrare in top 100. Poi vediamo”. E il sogno invece?Essere stabile tra i primi 10 del mondo”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement