Crotta e lo sport: "Tutti i ragazzi hanno il diritto al sogno"

Interviste

Crotta e lo sport: “Tutti i ragazzi hanno il diritto al sogno”

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TENNIS – Per gli amici di Ubitennis intervistiamo Vittorio Crotta, personalità di spicco del movimento tennistico italiano, già capitano non giocatore di Coppa Davis e commentatore sportivo. Attualmente è promotore e ideatore dell’iniziativa di carattere sportivo-sociale: “Il testimone ai testimoni”.

TENNIS – Alle nove del mattino Vittorio Crotta è pronto per la sua giornata di impegni, in perfetta forma. Il suo volto austero è pronto ad illuminare nuovamente una giornata che si preannuncia, come al solito, ricca di eventi. Occorre essere in perfetta forma fisica per affrontare tutti gli obblighi che la sua professione richiede, ma non abbiate paura cari amici di Ubitennis, Vittorio sarebbe in grado di sopportare ritmi ancor più frenetici tant’è  inesauribile la sua carica d’energia “Gli impegni sono una bella cosa e poi non sono nient’affatto vecchio, anzi ho molte più energie di un ventenne.. Se riuscissi a seguirmi per tutta un’intera giornata te ne accorgeresti!”.

E’ di buon umore Vittorio e usa l’arma dell’ironia per rendere piacevole ogni istante passato in sua compagnia.

 

Ci accoglie nel suo ufficio “La mia seconda casa”  come ama definirla lui, che sorge all’interno del Tennis club Ivrea di cui Vittorio (ma da tutti conosciuto come “Victor”) è responsabile tecnico.

E’ dal 2006 che Vittorio ha dato nuova linfa alla terra rossa del circolo d’Ivrea. Sarà lo spirito da Peter Pan  che alberga in lui, o l’esperienza di una carriera che ha segnato in modo concreto la storia del tennis italiano, o semplicemente l’amore per la sua terra. Saranno ragioni più profonde che non desidera comunicare, non sarà nulla di questo o saranno tutte queste ragioni messe insieme. Sta di fatto che Vittorio Crotta ha riportato in auge un circolo che, dopo i fasti dell’era Olivetti, ha rischiato di diventare un cumulo di macerie.

Non me lo ricordare!  E’ stata una di quelle decisioni che non prenderesti mai se la ponderi per bene  – confida il maestro eporediese sorridendo-, ma a un certo punto ha prevalso il desiderio di tornare e fare qualcosa per la mia città. D’altronde se sono stato quello che sono stato il merito va anche alla mia terra. Ancora oggi i miei amici più intimi mi dicono: ma perché Vittorio? A quest’ora potevi rilassarti in ben altri lidi.. Invece ti sei preso proprio una bella gatta da pelare!

Sai però cosa ti dico? Rifarei la stessa scelta, non me ne sono mai pentito e fare qualcosa di concreto per la comunità che mi ha visto nascere è la migliore delle ricompense che possa aspettarmi.”

Eh si, perché Vittorio Crotta oltre ad essere il factotum del Tennis Club Ivrea è anche l’ideatore, il promotore e il principale sostenitore dell’iniziativa sociale “Il testimone ai testimoni” nata nel 2004 e portata avanti nonostante numerosi momenti difficili.

Vittorio ci fa accomodare, ci offre una buona tazza di caffè confermando le sue doti di ospitalità che mi erano state predette e ci presenta l’iniziativa che sta portando avanti che è un po’ la ragione di questa lunga intervista.

Il testimone ai testimoni è un’iniziativa nata nel 2004 da una mia idea – esordisce Victor ,- immediatamente accolta e sostenuta da don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abete e dall’associazione Libera.

L’idea è quella di utilizzare la naturale attrazione e le enormi possibilità comunicative che lo sport esercita sui ragazzi per veicolare messaggi che siano positivi per la formazione del loro carattere, diversi da quelli generalmente enfatizzati dai media (vittoria ad ogni costo, notorietà, scorciatoia per la ricchezza, ecc..)”

Vittorio, cos’è per te lo sport?

Lo sport per me è un mezzo per arrivare ovunque. Lo sport ha un potere aggregante e un linguaggio universale che abbattono differenze di qualsiasi genere e consentono la comunicazione tra popoli e culture diverse. Lo sport lo vedo come tutela della salute, come educazione ed un’etica di impegno fisico e mentale, come educazione al consumo e alla  alimentazione consapevoli. Lo sport è vita”.

Vittorio non è mai banale, è davvero piacevole parlare con lui anche perché balugina nei suoi occhi il riflesso dell’amore per l’iniziativa che sta sostenendo da molti anni. Accompagna ogni parola con un gesticolare intenso quasi voglia aumentarne l’effetto. Mi verrebbe quasi da dirgli che non è necessario, perché ogni sua parola è pesante come un macigno, ma mi rendo conto che sarebbe superfluo perché Victor è fatto così. E’ un fiume in piena che non può essere arrestato e non ho nessuna intenzione di farlo.

Vicotr siamo al decennale da quando la tua iniziativa ha preso vita, potresti descrivere per gli amici di Ubitennis  come si articola questa manifestazione?

Certo, hai un paio d’ore?”  sorride “Dai scherzo, vedrò di essere il più sintetico possibile!

L’idea alla base di tutto è che i ragazzi, tutti i ragazzi, hanno diritto al gioco, come modalità primaria di espressione e socializzazione; e hanno diritto al sogno.

Il “testiomone ai testimoni” propone loro la pratica sportiva come gioco, ma un gioco con regole da rispettare; e stimola il sogno, che vuol dire proiettare se stessi in un futuro nel quale i propri limiti attuali saranno superati, grazie all’impegno e alla costanza

Il “testimone ai testimoni” utilizza ogni occasione che si presenti nel corso delle sessioni di sport per focalizzare l’attenzione dei ragazzi sull’importanza del rispetto dell’avversario e il rispetto delle regole. Noi incitiamo i nostri ragazzi a capire che l’avversario non deve venire visto come un nemico, deve essere visto come un compagno di divertimento perché senza di lui, non ci sarebbe competizione.

Allo stesso scopo il progetto organizza incontri con personalità illustri dello sport e della società civile, nel corso dei quali si propongono con forza ai ragazzi messaggi etici, quali il rifiuto del doping e di ogni forma di scorrettezza, il rifiuto di tifare contro, eccetera.

Inoltre cerchiamo di creare un  trait d’union tra i giovani e i meno giovani alternando una competizione indirizzata principalmente ai ragazzi, a momenti culturali e di approfondimento che possano essere apprezzati anche dai cittadini più in là con gli anni”.

Anche dal punto di vista creativo, il tuo progetto alimenta la competizione sana tra le scuole proponendo un concorso particolare. C’è ne vuoi parlare?

“Certo. Sempre con lo stesso obiettivo poc’anzi raccontato, il progetto organizza un concorso multimediale su temi specifici (rispetto della diversità, valori olimpici, eccetera), nel quale i ragazzi possono dare spazio alla loro fantasia ed esprimere la loro creatività con l’aiuto degli insegnanti.

Tutto ciò nella consapevolezza che il rispetto degli altri e delle regole è una tappa fondamentale del percorso che porterà i ragazzi a diventare cittadini consapevoli, attenti ai valori della solidarietà e della legalità.”

C’è davvero da rimanere affascinati Vittorio. In primis ti faccio i miei più sinceri complimenti per l’iniziativa cosa per altro che sono sicuro possa essere condivisa da tutta la redazione di Ubitennis, ora però mi piacerebbe sapere come viene organizzata questa manifestazione, quali sono le modalità operative alla base di questo progetto?

La scuola come ti dicevo in precedenza, è ovviamente il luogo privilegiato per iniziative che vogliano essere indirizzate ad una vasta popolazione di giovani. Fin dalle origini il “Testimone ai testimoni” ha ottenuto il supporto di insegnanti e direttori didattici e ha potuto inserirsi con successo nell’iter formativo delle scuole locali.

In particolare le sessioni di motricità e sport, gli incontri con personalità di rilievo e il concorso multimediale si sviluppano lungo l’intero anno scolastico, mentre nell’ultimo mese di scuola si concentrano un’intera settimana di attività sportiva multidisciplinare e una suggestiva cerimonia/festa di chiusura. In tale occasione si premiano i vincitori del concorso, si premia una persona che, nel proprio campo di azione, abbia vissuto la propria vita all’insegna dei valori sostenuti dal “Testimone ai testimoni” (premio “Campione nella vita”) e si corre per le strade cittadine la cosiddetta “Staffetta della legalità”.

Ci puoi dare qualche numero per permettere ai nostri amici di capire lo sforzo che sostieni con questo progetto?

Assolutamente. La popolazione scolastica interessata dalle attività motorie in ogni singolo anno è di circa tremila unità, con età compresa tra i 4 anni delle materne e i 18 anni dei maturandi .Partecipano al progetto le scuole di 29 comuni del Canavese e, tra attività sportive e incontri culturali, sono coinvolti circa 15.000 studenti.

Complessivamente, nelle nove edizioni già realizzate, il “Testimone ai testimoni” ha dunque avuto circa 100.000 partecipazioni.”

Questo progetto davvero encomiabile ha il sostegno dell’amministrazione pubblica?

“Questo è il più grande rammarico e la principale difficoltà: non esiste alcun aiuto da parte delle istituzioni. E noi a lungo andare non possiamo andare avanti a sobbarcarci tutto senza avere un minimo di sostegno.

Vorrei sottolinearti che di questo circolo siamo solo affittuari essendo proprietà comunale. Abbiamo rifatto praticamente da zero gli spogliatoi, contiamo quattro campi in terra e due polivalenti, senza contare che siamo gli unici in Italia ad aver fornito più di mille ore gratuite di attività alle scuole materne e di prima infanzia. Tutto senza ricevere aiuti di alcun tipo. Per il futuro abbiamo molti progetti, ma senza un aiuto da parte dell’amministrazione saremo obbligati a rivedere i nostri programmi”

Solita Italia insomma, tanti sprechi, tante parole, ma quando effettivamente si potrebbe fare qualcosa di concreto per il bene della comunità, spariscono tutti.

Vittorio, quali sono gli obiettivi di lungo termine? Qual è il motivo per cui ti sei sobbarcato un impegno di questa portata? Cosa piacerebbe che venisse ricordato di questa iniziativa tra 50 anni? Sperando chiaramente che possa rinnovarsi di anno in anno magari con il sodalizio delle istituzioni

“Sono due le ragioni che mi spingono a tenere duro nonostante tutte le difficoltà:

La prima è quella di creare un circolo virtuoso formando giovani cittadini consapevoli, i quali a loro volta potranno aiutare i futuri ragazzi a seguire il loro stesso percorso. Il nome “Testimone ai testimoni”  ricorda appunto che gli adulti, “testimoni” dei valori acquisiti, passeranno ai futuri ragazzi “il testimone”, in una specie di staffetta tra generazioni. 

La seconda ragione è quella di elevare il livello medio fisico, tecnico e mentale di una vasta popolazione a partire  dall’età scolare, aumentando così anche le probabilità di individuare ragazzi che possano sviluppare capacità sportive di alto livello.

Per conseguire questi obiettivi è necessario che tutti coloro che si avvicinano al “Testimone ai testimoni” non si attendano risultati immediati e ne condividano un valore fondante, che è poi un valore fondante anche nella pratica sportiva: la continuità. Senza continuità nessun obiettivo è possibile”.

Vittorio, un’ultima domanda: sei stato ex capitano non giocatore di Coppa Davis, hai rappresentato per numerosi anni il tennis italiano sia come giocatore che come figura fuori dal campo, sei stato uno dei primissimi campioni sportivi a cimentarsi dietro un microfono  come commentatore tecnico in RAI, sei stato giornalista. Insomma hai fatto nella tua vita tantissime cose, ora questa, probabilmente quella che senti maggiormente perché è una tua creatura. In questi 10 anni hai visto una marea di bambini, potresti dirci effettivamente qual è il principale ostacolo per l’avviamento dei giovani allo sport professionistico?

In primo luogo mi permetto di correggerti. Non credo sia corretto dire che una persona svolga un’azione credendoci di meno o di più rispetto ad un’altra. Io credo che in ogni impegno, ognuno di noi dia il meglio di sè. Ho fatto tante cose, mi sono sempre sforzato di farle al meglio, ora sono in una fase della mia vita in cui sto facendo questo e ci sto dedicando il massimo della dedizione. Come ho sempre fatto e come continuerò a fare. Per ciò che concerne la tua domanda, senza essere banale e non considerando forse il fattore economico (probabilmente la causa principale) che spesso risulta decisiva per poter intraprendere una attività sportiva professionistica, credo che una delle cause principali sia l’abnegazione all’allenamento.”

Cosa intendi per abnegazione all’allenamento?

“L’esercizio fisico è purtroppo sottovalutato come componente prioritaria nell’educazione dei più piccoli. Spesso per ignoranza dei genitori che non capiscono come il calcio a un pallone, un servizio nel volley o qualunque altro gesto atletico abbia alle spalle lo studio e l’impegno di allenatori, medici e preparatori impegnati in un lavoro complesso.  I ragazzi dovrebbero fare attività fisica a prescindere, poi, crescendo, possono dedicarsi a ciò per cui si sentono più portati: molti talenti rimangono fatalmente inespressi per questa superficialità. Non si diventa atleti per caso, come non si diventa uomini per caso. La vita è un processo evolutivo, così come lo sport”.

Da cittadino eporediese, da cittadino italiano, da uomo consapevole e rispettoso del lavoro altrui finalizzato al bene comune, non posso fare altro che terminare questa intervista con tre semplici vocaboli che racchiudono meglio di ogni altro panegirico di parole i miei sentimenti e il mio stato d’animo alla fine di questo incontro: Grazie mille Viktor.

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Gemelli diversi: intervista doppia (e auguri) a Lorenzo Sonego e Andrea Vavassori

Lorenzo e Andrea, affiatati partner di doppio, compiono 25 anni a pochi giorni di distanza. Sono entrambi di Torino e fanno molte cose insieme. Anche vincere

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Lorenzo Sonego (n.33 ATP) e Andrea Vavassori (n.70 ATP in doppio) sono nati entrambi a Torino nel 1995, nel mese di maggio, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro (Andrea il 5 e Lorenzo l’11, quest’oggi) e il destino ha voluto che entrambi giocassero a tennis. Il loro percorso è stato parallelo, le loro vite strettamente intrecciate in un rapporto dove la rivalità è ben presto sfociata in una profonda amicizia.

È un piacere allora, in occasione del loro compleanno e per salutare l’inizio degli Internazionali di Roma e a meno di un mese dal Roland Garros, dedicare loro questa chiacchierata a due voci. Da cui emerge il ritratto di due ragazzi molto determinati ma non monotematici, due seri professionisti che però sanno concedersi il gusto della battuta, con quel sottile filo di ironia tutto sabaudo.


Buongiorno ragazzi, innanzitutto grazie del vostro tempo. Anzi, per ora grazie a te Lorenzo perché Andrea è in ritardo...

 

Lorenzo: Non mi stupisco, credo che non sia mai arrivato puntuale una sola volta in vita sua (ride, ndr).

Sai cosa facciamo? Iniziamo dalle domande dedicate a te, in attesa del ritardatario. E precisamente da quel famoso provino quando, a dieci anni, ti portarono al circolo da Gipo Arbino (il suo coach storico, ndr) e dal maestro Bonaiti. Gipo assicura che tu, con due sole lezioni di tennis alle spalle, eri già meglio di tutti gli altri ragazzi della SAT. Leggenda?

Questo è quello che dice Gipo (ride, ndr), ma è vero che, appena presa in mano la racchetta, scoprii subito di avere una grande coordinazione, mi veniva tutto abbastanza facile. Chissà, forse contribuiva il fatto di aver giocato a calcio nelle giovanili del Torino. 

Grazie a questa tua coordinazione e velocità riuscisti a giocartela da subito contro ragazzi più grandi di te. Diventasti ‘un rematore assoluto’, come dice sempre Gipo. Cioè uno cui non facevi mai punto perché tiravi su tutto.

Infatti, comincio subito a vincere qualche partita anche contro quelli più bravi, che casomai facevano qualche errore. Purtroppo ero piccolo e gracile e appena salivo un po’ di livello facevo fatica proprio perché mi mancava la forza per spingere. Il rovescio, ad esempio, mi veniva più naturale a una mano, ma proprio non ce la facevo fisicamente e allora Gipo mi impostò bimane. 

Per fare il salto di qualità Gipo decise che non potevi limitarti ad essere un regolarista e iniziò a trasformarti in un attaccante da fondo. L’inizio non fu dei più brillanti perché perdevi contro chiunque, non avevi proprio la misura dei colpi.

Vero, presi anche una gran stesa dal signore che si è appena aggiunto alla chat.

Benvenuto Andrea.

Lorenzo: Sempre in ritardo, sempre. Sei davvero incorreggibile.
Andrea: Buongiorno a voi e perdonate il ritardo. Scusate se mi inserisco ma vorrei puntualizzare: non è che Lorenzo cercasse di colpire più forte, semplicemente aveva scambiato il tennis per il baseball, specialista in fuoricampo (ride, ndr).
Lorenzo: Effettivamente a volte esageravo e ho perso anche con persone di classifica inferiore, ma non ero preoccupato dei risultati. Avevo fiducia in Gipo e sapevo che prima o poi ce l’avremmo fatta. 

Sempre Gipo dice che tu sei un giocatore che non sente proprio la pressione.

Lorenzo: Non è che non sento la pressione, diciamo piuttosto che sotto pressione mi diverto e riesco a tirare fuori il mio meglio. Più il momento è critico più trovo coraggio. 

Pare che tu non soffra nemmeno per la lontananza da casa quando sei in trasferta.

No, mi piace molto viaggiare. Poi devo dire che, non appena posso, le persone importanti me le porto dietro. Inoltre, allenandomi a Torino, cioè a casa, quando non sono in giro per tornei recupero i miei affetti e i miei rapporti. 

Parlaci della partita di Vienna quando nei quarti di finale hai rifilato un 6-2 6-1 a Djokovic.

Forse non fu il miglior Nole della storia, ma era pur sempre il numero 1 del mondo. E io giocai molto bene. È stato uno dei passaggi decisivi della mia carriera, assieme alla vittoria su Robin Haase (allora n.43 ATP) al primo turno dell’Australian Open 2018 e ai quarti di finale a Montecarlo 2019.

Parlatemi del vostro rapporto in doppio.

Andrea: A me il doppio è sempre piaciuto molto. Una delle prime volte assieme fu in un Future a Saint Gervais. Poi siamo cresciuti e siamo passati ai Challenger (vittoria ad Andria nel 2017). Adesso, compatibilmente coi rispettivi impegni, ce la giochiamo nel tornei ATP. La vittoria di Cagliari è stata senza dubbio il miglior risultato della mia carriera.

Lorenzo e Andrea a Pula (Sardegna Open 2020)

Tra l’altro il doppio potrebbe garantirti una carriera in maglia azzurra perché, prima o poi, Simone Bolelli lascerà per raggiunti limiti d’età. 

Andrea: Si dai, tra un po’ prendiamo il suo posto (ride, ndr). E arrivarci assieme a Lorenzo sarebbe davvero una cosa speciale. Quest’anno ho già esordito in ATP Cup ma la Davis ha un fascino tutto particolare. 

Seguite altri sport?

Andrea: Ogni tanto gioco a basket con gli amici, ma giusto per divertimento. Sono però un grande appassionato NBA e colleziono le canotte delle squadre, sono già arrivato ad averne 15. Tifo per i Lakers perché è la squadra di Lebron James e fu la casa di Kobe Bryant. 
Lorenzo: Anche a me piace il basket ma la mia vera passione è il calcio. Da bambino, come detto, giocavo nelle giovanili del Torino, all’inizio da punta poi mi spostarono sulla fascia perché anche a calcio mi piaceva correre. 

Soprannome.

Andrea: Il mio è ‘Wave‘ che è un po’ una storpiatura del cognome, ma che mi piace molto perché c’è anche questa associazione con l’onda. Adesso nel circuito mi chiamano tutti così. 
Lorenzo: A inizio carriera nei Future mi chiamavano ‘Polpo‘ perché mi allungavo come un polipo e prendevo tutto. Poi mi hanno chiamato anche ‘Viking‘ perché sono un grande appassionato della serie TV. Passione che, tra l’altro ho trasmesso ad Andrea.

Letture.

Lorenzo: Poco, poco.
Andrea: Mia madre mi ha appena regalato ‘Il conte di Montecristo’.

Ma guarda, il libro preferito di Paolo Lorenzi. Però stai divagando perché nella bolla di Melbourne ti avevo lasciato alle prese con ‘Aria sottile’, il bellissimo libro di Jon Krakauer dedicato alla tragica spedizione sull’Everest. Non mi risulta che tu lo abbia ancora finito. 

Andrea: Giuro che, prima o poi, ce la faccio.

Sui social siete attivi?

Lorenzo: Io ci sono, ma non è che sia particolarmente appassionato. 
Andrea: E come potresti fare ad appassionarti? Dovete sapere che se Lorenzo dal vivo è veramente di compagnia, al telefono è un vero orso. Su WhatsApp spesso mi risponde a monosillabi. 

Riti scaramantici prima della partita?

Andrea: Diciamo che ho un rituale che si ripete sempre uguale. Mi isolo ascoltando musica in cuffia e mi carico. Poi faccio riscaldamento prima in campo e poi in palestra.
Lorenzo: Nessuna scaramanzia.

Il vostro colpo forte e quello invece da migliorare.

Andrea: Servizio e volée sono i punti forti del mio gioco. Da migliorare la risposta.
Lorenzo: Il diritto è il colpo forte. Anche per me la risposta è quello da migliorare.

Superfice preferita.

Lorenzo: Terra rossa.
Andrea: Anche per me terra rossa, ma ultimamente mi trovo molto bene anche sul veloce.

Un obiettivo credibile per la vostra carriera.

Lorenzo: Mi piacerebbe tanto qualificarmi per le ATP Finals di Torino.
Andrea: Entrare in top 10 in doppio.

Quando siete in viaggio riuscite a fare del turismo?

Andrea: A me piace molto, ma purtroppo col Covid si sono molto ridotte le possibilità di andare in giro. Ad esempio questo mese tra Cagliari, Belgrado e Monaco non sono riuscito a vedere niente: solo circolo e hotel. Ed è un po’ stressante.

Il posto più brutto dove avete giocato?

All’unisono: quel Future in Romania dove abbiamo sofferto entrambi di un’intossicazione alimentare.
Lorenzo: Io sono stato male la sera prima della partita con Rondoni che ovviamente ho perso.
Andrea: E io subito dopo essere stato eliminato da un lituano. Ho vomitato per tutto il viaggio di ritorno. Nessuno dei due infatti è mai più tornato in Romania.

Prima delle partite studiate i vostri avversari?

Lorenzo: Gipo li studia, eccome.
Andrea: Mio padre la sera prima mi manda sempre una scheda dei miei avversari. E anch’io guardo, se posso, un loro video recente. 

Andrea, come va il rapporto professionale con tuo babbo/coach?

Diciamo che le discussioni sono quotidiane. Ma abbiamo comunque trovato un giusto compromesso ed è un rapporto che potrei definire molto positivo.

E tuo fratello Matteo, ho sentito che vuole seguire le tue orme?

Adesso è cresciuto tantissimo, sia fisicamente che tecnicamente. A nemmeno 17 anni è già un ottimo sparring. Spesso il pomeriggio, quando torna da scuola, mi alleno con lui. Quando si diplomerà avrebbe intenzione di andare al College. 

A proposito di scuola, tu Andrea hai fatto il Liceo Scientifico Statale, nessuna scorciatoia. Tu Lorenzo?

Ho fatto ragioneria, anch’io in un istituto pubblico.

Situazione sentimentale?

Lorenzo: Io sto sempre, felicemente, con Alice. 
Andrea: Da un paio di mesi frequento una persona, ma non c’è ancora niente di ufficiale. 

La sorella di Andrea, che è al volante al suo fianco, ridacchia con aria complice. Peccato non possa parlare. Tu Lorenzo hai fratelli?

Lorenzo: Sì, una sorella più grande.

Il vostro rapporto coi soldi. Adesso si comincia a fare sul serio.

Lorenzo: Guarda, non è che ci faccia tanta attenzione anche perché non sono uno spendaccione. Ho delegato tutto a mio padre e me li gestisce lui. 

Quando ti arriverà una sua cartolina dalla Polinesia comincerai a preoccuparti.

(Ride, ndr), Figurati. Semmai lo raggiungo!

Andrea: Questo è stato il primo anno in cui ho veramente guadagnato qualcosa. Finora andava tutto in spese e l’unico introito vero proveniva dalla serie A, con Pistoia. Quest’anno con l’ATP Cup e qualche torneo di livello superiore sta andando abbastanza bene. 

I vostri migliori amici nel circuito?

Andrea: Lorenzo ovviamente, Mager e Pellegrino.
Lorenzo: Andrea, altrettanto ovviamente, Berrettini, Mager e Caruso.

Un pronostico secco su quello che sarà il best ranking di Sinner e Musetti.

Lorenzo: Sinner arriverà al n.1, non so quando ma succederà. Per Musetti ingresso in top 10.
Andrea: Guarda ho recentemente scommesso con il mio secondo allenatore Davide Della Tommasina che Sinner sarà n.1. Musetti penso anch’io in top 10.

A Torino vi frequentate anche al di fuori del tennis?

Andrea: Sì, usciamo spesso assieme, avendo tanti amici in comune.

Chissà quante volte vi sarete scontrati a livello giovanile.

Andrea: Quasi ogni settimana e vincevo spesso io (ride, ndr).
Lorenzo: In realtà dovrei controllare.
Andrea: Dai, diciamo che eravamo più o meno pari. Ti concedo però che le ultime cinque volte non ho toccato palla. 
Lorenzo: Eravamo i magnifici quattro (assieme a D’Anna e Marangoni), e tutti i tornei erano nostri. A parte quelli dove partecipavano Napolitano e Donati che erano veramente di un’altra categoria.

Con l’inglese come va?

Andrea: lui è migliorato tantissimo (ride, facendo di no con la testa, ndr). Io invece vado bene, soprattutto mi ha aiutato molto giocare spesso in doppio con compagni stranieri.

Toglietemi una curiosità, quando uno va a rete e l’altro batte cosa sono tutti quei segnali che vi scambiate dietro la schiena?

Lorenzo: Fai ace e non rompermi!

Seri, per favore!

Andrea: Il primo segnale indica la direzione verso cui vogliamo la battuta, il pugno chiuso significa che a rete resto fermo mentre mano aperta vuol dire che cercherò di cambiare. È un codice che penso che sia ormai universale. 

Ragazzi vi ringrazio tantissimo per la vostra disponibilità e vi faccio il nostro in bocca al lupo per il proseguimento della stagione.

Lorenzo: Grazie a voi di Ubitennis.
Andrea: È stato un piacere anche per me, poi in confidenza devo dire che non ricordo che in vita sua Lorenzo sia mai stato al telefono per 40 minuti come ha fatto oggi. Nemmeno con la sua fidanzata (ride, ndr).

Beh, più di mezz’ora Lorenzo ce l’aveva già dedicata un anno fa. E allora in bocca al lupo e auguri e entrambi!

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Paire: “Con gli stadi vuoti la partita è come un allenamento. La classifica? Approfitto del sistema”

Lunga conferenza di Benoît Paire da Roma: “Mi sono vaccinato 2 giorni fa, ho chiesto di giocare più tardi ma mi hanno fatto giocare lunedì alle 10”. Sulla foto al segno contro Travaglia: “Come avrei fatto contro un amico in allenamento”

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https://www.ubitennis.com/blog/2019/05/22/la-foto-di-fucsovics-che-fa-discutere-la-palla-e-buona-o-fuori/

Ci risiamo. Benoît Paire ne ha combinata un’altra delle sue, e nulla hanno potuto le buone sensazioni apparentemente ritrovate sulla terra madrilena la settimana scorsa. A Roma, durante il primo match di primo turno contro Stefano Travaglia, sul 6-4 2-2 del secondo set per il tennista marchigiano, il francese ha esternato tutto il suo malcontento per un servizio decretato out da Carlos Bernardes. Sono arrivati poi tre doppi falli, il conseguente break per l’azzurro, nonché un warning al francese per ripetute proteste. Infine, Benoît ha fotografato col telefono il segno della disputa, convinto che la sua palla avesse toccato la riga (una trovata che a Roma aveva già adottato Fucsovics due anni fa). A nulla sono serviti gli avvertimenti di Bernardes sul fatto che sarebbe incorso in una multa. Da quel momento, il blackout e il nostro Travaglia si è aggiudicato il match per 6-4 6-3.

In conferenza stampa, rispondendo ai giornalisti francesi, il 32enne di Avignone ha spiegato a briglia sciolta il suo stato d’animo e la sua mancata motivazione dovuta al fatto di ritrovarsi in uno stadio completamente vuoto: “Intanto, per cominciare, mi sono vaccinato due giorni fa. Ho chiesto dunque di poter giocare il più tardi possibile perché per me il vaccino è una cosa molto importante e penso che lo sia per tutti quanti. Per questa ragione sono potuto arrivare a Roma solo ieri sera. Mi fa ancora un po’ male il braccio dopo l’iniezione, è un po’ complicato alzarlo ma lo sapevo; ho chiesto di giocare tardi e alla fine mi sono trovato a giocare stamattina alle 10. Questo vuol dire che non ho neanche potuto palleggiare un po’ qui e non ho potuto allenarmi gli ultimi giorni“. Un episodio simile era accaduto già prima del suo esordio contro Sinner nell’edizione 2020; Paire aveva chiesto all’organizzazione che venisse posticipato l’incontro, che invece si è giocato regolarmente di lunedì con Paire al limite del tanking.

Per me resta una partita, ho fatto del mio meglio” ha proseguito Benoît. “Il risultato alla fine non è molto importante, ciò che importa è aver ritrovato il campo, aver giocato un po‘. Come ho detto già altre volte, per me si tratta soprattutto di un allenamento finché ci sono gli stadi vuotiprosegue Paire. “Ne ho già parlato ed è ciò che provo. Quando sono arrivato lo stadio era a porte chiuse, tutto vuoto, senza neanche un tifoso, ed è difficile sapendo bene che tipo di atmosfera c’è a Roma di solito; ho già giocato bene qui in passato e conosco bene quell’atmosfera e vedere lo stadio così per me è un po’ dura. Comunque vado avanti, settimana dopo settimana. Non sono preoccupato per il mio tennis. Vado a Ginevra la settimana prossima, poi a Parma e poi al Roland Garros e cercherò di fare del mio meglio quando ci sarà un po’ di gente, come ho detto sempre“.

 

Il francese poi entra nel merito dell’episodio incriminato durante la partita con Travaglia. “La palla? Beh, come ho detto, quando gioco senza pubblico per me è un po’ come se mi stessi allenando e quindi sono andato a vedere il segno come avrei potuto fare giocando contro un amico. Ecco tutto. Sono arrivato su un campo che ho davvero amato in passato perché ci ho giocato benissimo e invece è vuoto. Arrivare così su un campo vuoto, come succede per gli allenamenti, per me è un po’ dura. Allora sì, mi sono un po’ bloccato sul segno, ma come avrei potuto fare con i miei amici in allenamento quando scherziamo ma non è quel che segno che mi ha davvero disturbato. Non mi aspettavo di fare un match pazzesco dopo Madrid e la vaccinazione“.

Poi, lo stesso Benoît parla della classifica: “Non bisogna dimenticare che dopo tutte queste settimane, e nonostante abbia vinto due match in due anni, ho una buona classifica. Sono n. 35 del mondo. Ho conservato un po’ di punti di Marrakech, Lione e Roland Garros. Anche se scendessi al n. 50, non importa. Spero che la pandemia passi e che possa ritrovare un po’ di piacere ad essere in campo. L’avevo ritrovato un po’ a Madrid con i tifosi, ma non sono preoccupato per la classifica. Per me la Race non significa nulla, a parte per il Masters di fine anno. Per il resto sono abbastanza contento, ecco tutto. Ho ancora il doppio da fare e poi andrò a Ginevra con la mia famiglia, sono tranquillo”. Non prima però di essersi goduto un po’ la capitale italiana. “Dopo il torneo resterò ancora a Roma per qualche giorno per godere un po’ del tempo libero, vedo che qui i ristoranti sono aperti, quindi voglio approfittarne un po'”.

L’avignonese non si cura della classifica, ma come gestirà le partite al Roland Garros dove, sì, ci sarà il pubblico, ma i match sono al meglio dei cinque set e lui, finora, ha pochissimo tennis nelle gambe? “Mi allenerò, non ho detto il contrario. L’ho fatto dopo Madrid e sto cercando di farmi aiutare anche dal punto di vista atletico. Non sto dicendo che voglio smettere di allenarmi, ma solo che in questo momento per me è difficile affrontare questa situazione ai tornei. Voi mi conoscete, sapete che sono alquanto sensibile. Quando eseguo bei colpi ora vengono trasmessi solo su Tennis TV e intorno al campo c’è il silenzio totale; che faccia un errore o un vincente, è esattamente la stessa cosa, quindi ho davvero la sensazione di trovarmi in allenamento e non in gara. Non voglio gettare la spugna ma, in simili condizioni, non riesco ad essere competitivo. Cerco di fare il possibile”.

Benoit Paire – ATP Santiago 2021 (foto via Twitter @chile_open)

Parigi dovrebbe portare con sé un pizzico di normalità in più, sempre con le dovute limitazioni. “Poi, come detto, al Roland Garros ci sarà un po’ di gente, cercherò di allenarmi, di ritrovare una certa condizione fisica e il piacere di giocare con degli amici. Se non ce la farò per il Roland Garros, sarà per i prossimi tornei. Comunque sia, finché la situazione è questa, io non ci riesco anche se faccio il possibile. Ogni settimana salto da una città all’altra per un torneo, quando c’era un torneo non troppo importante per me come Estoril, sono andato alle Maldive ma poi ho giocato a Madrid. Adesso sono a Roma e poi andrò a Ginevra con i miei genitori, continuerò ad allenarmi e cercherò di trovare un allenatore. Mi piacciono i tornei e la loro atmosfera, anche quelli piccoli. Ad essere onesto quindi non ho molta paura, perché sento che ho ancora il mio gioco. Quando colpisco la palla ho buone sensazioni. È solo un po’ difficile e delicato mentalmente. Se non sarà a Roland Garros, sarà Wimbledon, e se non sarà Wimbledon sarà lo US Open. Sarò comunque in tabellone“.

Dovrò forse vincere qualche match per essere nei Masters 1000 di quest’estate”, puntualizza il francese, “anche se ho visto che il torneo in Canada verrà certamente annullato”. Questa notizia peraltro non era stata data da nessuno prima che ne parlasse Paire, e siamo ancora in attesa di poterla verificare.

“Io arrivo motivato ai tornei ma poi quando vedo gli stadi vuoti per me è difficile, perfino a Roma” ha concluso Paire. “Io approfitto del sistema, so che sono n. 35 e anche se la settimana prossima dovessi perdere al primo turno, conserverei comunque una finale, perché ho ancora la metà dei miei punti. E quindi, la settimana prossima, che mi fermi al primo round o faccia finale, è la stessa cosa. È difficile poi parlare di motivazione. Perché alla fine ora è come se avessi vinto un ‘250’ in quattro settimane, perché ho Lione e Marrakech e i due tornei messi insieme fanno una vittoria in un ‘250’. Ecco, non sono preoccupato, quando ritroverò la motivazione e la condizione atletica, il mio tennis ci sarà, e quindi non ho neppure fretta di ritrovare il mio miglior livello“.

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Berrettini: “Ho dimostrato di meritare la Top 10”

Pur sconfitto, il numero uno italiano ha giocato a un grande livello: “Zverev ha fatto più fatica con me che con Nadal e Thiem, questo mi dà fiducia”

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Matteo Berrettini nella finale di Madrid, 2021 (Credit: Mateo Villalba, MMO21)

Matteo Berrettini non può sicuramente essere contento della sconfitta patita contro Alexander Zverev nella finale di Madrid, ma dalla sua conferenza stampa traspare quantomeno una grande consapevolezza del risultato ottenuto e del tennis espresso durante la settimana. Nonostante l’andamento del match, che l’ha visto andare avanti di un set prima della rimonta di Sascha, il tennista romano non ha molto da recriminare: Non ho rimpianti, ho dato tutto. Ho parlato con il mio team dopo la finale e ovviamente siamo tristi, e io più di loro, però nel terzo ho avuto solo una palla break su cui lui ha giocato molto bene. Sono anche riuscito a rispondere a un servizio che andava sopra i 220 all’ora, ma questo è il tennis. Nel primo set sentivo di non stare giocando il mio miglior tennis, anche se ero sopra di un break, poi ho giocato molto bene all’inizio del secondo ma non sono riuscito a strappargli di nuovo la battuta; nel terzo invece è stata una lotta”.

Urge ricordare che questa era la prima volta che arrivava in fondo in un 1000 (prima di Madrid aveva fatto semifinale a Shanghai 2019, battuto sempre dal tedesco), un passo importante della carriera: “Questa era la mia prima finale 1000, spero che non sarà anche l’ultima. […] Giocarla è stata una sensazione incredibile, sono orgoglioso di me stesso e del lavoro che ho fatto, non solo nell’ultimo mese ma lungo tutto l’arco della mia carriera. A 18, 19, o 20 anni non ero nella lista di quelli che avrebbero potuto raggiungere simili traguardi, ho dovuto lavorare davvero duramente per farcela”. Nonostante questa condizione iniziale (e non solo, per certi versi) di underdog, ora il numero uno italiano vuole queste vittorie: Non stavo aspettando un risultato di questo tipo, stavo provando a raggiungerlo. Il mio obiettivo è di giocare bene i grandi tornei, gli Slam e i 1000. Ovviamente anche la vittoria di Belgrado è stata bella, ma tutti sanno che i Top 10 vogliono vincere i grandi tornei”.

Tornando al suo tennis, Berrettini ha aggiunto: Oggi non ho giocato in maniera straordinaria, anche perché lui non mi ha consentito di farlo, ma ho comunque giocato bene. […] Come dicevo nei giorni scorsi, so di poter giocare a questo livello e di meritare di essere qui. Quando uso le mie armi nel modo giusto, tutti fanno fatica contro di me, e questo mi fa sentire ottimista per il futuro. […] Si tratta di un risultato importante per il mio livello: Sascha ha vinto in due set contro Rafa e Thiem, ma contro di me ha fatto fatica, e questa cosa mi dà sensazioni positive che dovrò utilizzare per costruire buoni risultati anche nei tornei futuri. In questo momento la sconfitta brucia, ma alla lunga sarà utile”.

 
Matteo Berrettini – Madrid 2021 (photo Alberto Nevado)

Due parole, infine, sulle prospettive a breve e medio termine, visto che, nonostante gli infortuni, al momento Berrettini sarebbe qualificato per le Finals di Torino – ricordiamo inoltre che domani sarà in campo nella sua città: “Essere fra i primi otto della Race mi dà molta fiducia, la stessa fiducia che sentivo in Australia, forse di più. Comunque è ancora troppo presto per pensare a Torino, la cosa più importante per me in questo torneo era la salute: una volta che sono in salute posso raggiungere il mio miglior livello, come credo di aver dimostrato questa settimana. Fra due giorni gioco a Roma, dove avrò nuovi obiettivi”.

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