Crotta e lo sport: "Tutti i ragazzi hanno il diritto al sogno"

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Crotta e lo sport: “Tutti i ragazzi hanno il diritto al sogno”

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TENNIS – Per gli amici di Ubitennis intervistiamo Vittorio Crotta, personalità di spicco del movimento tennistico italiano, già capitano non giocatore di Coppa Davis e commentatore sportivo. Attualmente è promotore e ideatore dell’iniziativa di carattere sportivo-sociale: “Il testimone ai testimoni”.

TENNIS – Alle nove del mattino Vittorio Crotta è pronto per la sua giornata di impegni, in perfetta forma. Il suo volto austero è pronto ad illuminare nuovamente una giornata che si preannuncia, come al solito, ricca di eventi. Occorre essere in perfetta forma fisica per affrontare tutti gli obblighi che la sua professione richiede, ma non abbiate paura cari amici di Ubitennis, Vittorio sarebbe in grado di sopportare ritmi ancor più frenetici tant’è  inesauribile la sua carica d’energia “Gli impegni sono una bella cosa e poi non sono nient’affatto vecchio, anzi ho molte più energie di un ventenne.. Se riuscissi a seguirmi per tutta un’intera giornata te ne accorgeresti!”.

 

E’ di buon umore Vittorio e usa l’arma dell’ironia per rendere piacevole ogni istante passato in sua compagnia.

Ci accoglie nel suo ufficio “La mia seconda casa”  come ama definirla lui, che sorge all’interno del Tennis club Ivrea di cui Vittorio (ma da tutti conosciuto come “Victor”) è responsabile tecnico.

E’ dal 2006 che Vittorio ha dato nuova linfa alla terra rossa del circolo d’Ivrea. Sarà lo spirito da Peter Pan  che alberga in lui, o l’esperienza di una carriera che ha segnato in modo concreto la storia del tennis italiano, o semplicemente l’amore per la sua terra. Saranno ragioni più profonde che non desidera comunicare, non sarà nulla di questo o saranno tutte queste ragioni messe insieme. Sta di fatto che Vittorio Crotta ha riportato in auge un circolo che, dopo i fasti dell’era Olivetti, ha rischiato di diventare un cumulo di macerie.

Non me lo ricordare!  E’ stata una di quelle decisioni che non prenderesti mai se la ponderi per bene  – confida il maestro eporediese sorridendo-, ma a un certo punto ha prevalso il desiderio di tornare e fare qualcosa per la mia città. D’altronde se sono stato quello che sono stato il merito va anche alla mia terra. Ancora oggi i miei amici più intimi mi dicono: ma perché Vittorio? A quest’ora potevi rilassarti in ben altri lidi.. Invece ti sei preso proprio una bella gatta da pelare!

Sai però cosa ti dico? Rifarei la stessa scelta, non me ne sono mai pentito e fare qualcosa di concreto per la comunità che mi ha visto nascere è la migliore delle ricompense che possa aspettarmi.”

Eh si, perché Vittorio Crotta oltre ad essere il factotum del Tennis Club Ivrea è anche l’ideatore, il promotore e il principale sostenitore dell’iniziativa sociale “Il testimone ai testimoni” nata nel 2004 e portata avanti nonostante numerosi momenti difficili.

Vittorio ci fa accomodare, ci offre una buona tazza di caffè confermando le sue doti di ospitalità che mi erano state predette e ci presenta l’iniziativa che sta portando avanti che è un po’ la ragione di questa lunga intervista.

Il testimone ai testimoni è un’iniziativa nata nel 2004 da una mia idea – esordisce Victor ,- immediatamente accolta e sostenuta da don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abete e dall’associazione Libera.

L’idea è quella di utilizzare la naturale attrazione e le enormi possibilità comunicative che lo sport esercita sui ragazzi per veicolare messaggi che siano positivi per la formazione del loro carattere, diversi da quelli generalmente enfatizzati dai media (vittoria ad ogni costo, notorietà, scorciatoia per la ricchezza, ecc..)”

Vittorio, cos’è per te lo sport?

Lo sport per me è un mezzo per arrivare ovunque. Lo sport ha un potere aggregante e un linguaggio universale che abbattono differenze di qualsiasi genere e consentono la comunicazione tra popoli e culture diverse. Lo sport lo vedo come tutela della salute, come educazione ed un’etica di impegno fisico e mentale, come educazione al consumo e alla  alimentazione consapevoli. Lo sport è vita”.

Vittorio non è mai banale, è davvero piacevole parlare con lui anche perché balugina nei suoi occhi il riflesso dell’amore per l’iniziativa che sta sostenendo da molti anni. Accompagna ogni parola con un gesticolare intenso quasi voglia aumentarne l’effetto. Mi verrebbe quasi da dirgli che non è necessario, perché ogni sua parola è pesante come un macigno, ma mi rendo conto che sarebbe superfluo perché Victor è fatto così. E’ un fiume in piena che non può essere arrestato e non ho nessuna intenzione di farlo.

Vicotr siamo al decennale da quando la tua iniziativa ha preso vita, potresti descrivere per gli amici di Ubitennis  come si articola questa manifestazione?

Certo, hai un paio d’ore?”  sorride “Dai scherzo, vedrò di essere il più sintetico possibile!

L’idea alla base di tutto è che i ragazzi, tutti i ragazzi, hanno diritto al gioco, come modalità primaria di espressione e socializzazione; e hanno diritto al sogno.

Il “testiomone ai testimoni” propone loro la pratica sportiva come gioco, ma un gioco con regole da rispettare; e stimola il sogno, che vuol dire proiettare se stessi in un futuro nel quale i propri limiti attuali saranno superati, grazie all’impegno e alla costanza

Il “testimone ai testimoni” utilizza ogni occasione che si presenti nel corso delle sessioni di sport per focalizzare l’attenzione dei ragazzi sull’importanza del rispetto dell’avversario e il rispetto delle regole. Noi incitiamo i nostri ragazzi a capire che l’avversario non deve venire visto come un nemico, deve essere visto come un compagno di divertimento perché senza di lui, non ci sarebbe competizione.

Allo stesso scopo il progetto organizza incontri con personalità illustri dello sport e della società civile, nel corso dei quali si propongono con forza ai ragazzi messaggi etici, quali il rifiuto del doping e di ogni forma di scorrettezza, il rifiuto di tifare contro, eccetera.

Inoltre cerchiamo di creare un  trait d’union tra i giovani e i meno giovani alternando una competizione indirizzata principalmente ai ragazzi, a momenti culturali e di approfondimento che possano essere apprezzati anche dai cittadini più in là con gli anni”.

Anche dal punto di vista creativo, il tuo progetto alimenta la competizione sana tra le scuole proponendo un concorso particolare. C’è ne vuoi parlare?

“Certo. Sempre con lo stesso obiettivo poc’anzi raccontato, il progetto organizza un concorso multimediale su temi specifici (rispetto della diversità, valori olimpici, eccetera), nel quale i ragazzi possono dare spazio alla loro fantasia ed esprimere la loro creatività con l’aiuto degli insegnanti.

Tutto ciò nella consapevolezza che il rispetto degli altri e delle regole è una tappa fondamentale del percorso che porterà i ragazzi a diventare cittadini consapevoli, attenti ai valori della solidarietà e della legalità.”

C’è davvero da rimanere affascinati Vittorio. In primis ti faccio i miei più sinceri complimenti per l’iniziativa cosa per altro che sono sicuro possa essere condivisa da tutta la redazione di Ubitennis, ora però mi piacerebbe sapere come viene organizzata questa manifestazione, quali sono le modalità operative alla base di questo progetto?

La scuola come ti dicevo in precedenza, è ovviamente il luogo privilegiato per iniziative che vogliano essere indirizzate ad una vasta popolazione di giovani. Fin dalle origini il “Testimone ai testimoni” ha ottenuto il supporto di insegnanti e direttori didattici e ha potuto inserirsi con successo nell’iter formativo delle scuole locali.

In particolare le sessioni di motricità e sport, gli incontri con personalità di rilievo e il concorso multimediale si sviluppano lungo l’intero anno scolastico, mentre nell’ultimo mese di scuola si concentrano un’intera settimana di attività sportiva multidisciplinare e una suggestiva cerimonia/festa di chiusura. In tale occasione si premiano i vincitori del concorso, si premia una persona che, nel proprio campo di azione, abbia vissuto la propria vita all’insegna dei valori sostenuti dal “Testimone ai testimoni” (premio “Campione nella vita”) e si corre per le strade cittadine la cosiddetta “Staffetta della legalità”.

Ci puoi dare qualche numero per permettere ai nostri amici di capire lo sforzo che sostieni con questo progetto?

Assolutamente. La popolazione scolastica interessata dalle attività motorie in ogni singolo anno è di circa tremila unità, con età compresa tra i 4 anni delle materne e i 18 anni dei maturandi .Partecipano al progetto le scuole di 29 comuni del Canavese e, tra attività sportive e incontri culturali, sono coinvolti circa 15.000 studenti.

Complessivamente, nelle nove edizioni già realizzate, il “Testimone ai testimoni” ha dunque avuto circa 100.000 partecipazioni.”

Questo progetto davvero encomiabile ha il sostegno dell’amministrazione pubblica?

“Questo è il più grande rammarico e la principale difficoltà: non esiste alcun aiuto da parte delle istituzioni. E noi a lungo andare non possiamo andare avanti a sobbarcarci tutto senza avere un minimo di sostegno.

Vorrei sottolinearti che di questo circolo siamo solo affittuari essendo proprietà comunale. Abbiamo rifatto praticamente da zero gli spogliatoi, contiamo quattro campi in terra e due polivalenti, senza contare che siamo gli unici in Italia ad aver fornito più di mille ore gratuite di attività alle scuole materne e di prima infanzia. Tutto senza ricevere aiuti di alcun tipo. Per il futuro abbiamo molti progetti, ma senza un aiuto da parte dell’amministrazione saremo obbligati a rivedere i nostri programmi”

Solita Italia insomma, tanti sprechi, tante parole, ma quando effettivamente si potrebbe fare qualcosa di concreto per il bene della comunità, spariscono tutti.

Vittorio, quali sono gli obiettivi di lungo termine? Qual è il motivo per cui ti sei sobbarcato un impegno di questa portata? Cosa piacerebbe che venisse ricordato di questa iniziativa tra 50 anni? Sperando chiaramente che possa rinnovarsi di anno in anno magari con il sodalizio delle istituzioni

“Sono due le ragioni che mi spingono a tenere duro nonostante tutte le difficoltà:

La prima è quella di creare un circolo virtuoso formando giovani cittadini consapevoli, i quali a loro volta potranno aiutare i futuri ragazzi a seguire il loro stesso percorso. Il nome “Testimone ai testimoni”  ricorda appunto che gli adulti, “testimoni” dei valori acquisiti, passeranno ai futuri ragazzi “il testimone”, in una specie di staffetta tra generazioni. 

La seconda ragione è quella di elevare il livello medio fisico, tecnico e mentale di una vasta popolazione a partire  dall’età scolare, aumentando così anche le probabilità di individuare ragazzi che possano sviluppare capacità sportive di alto livello.

Per conseguire questi obiettivi è necessario che tutti coloro che si avvicinano al “Testimone ai testimoni” non si attendano risultati immediati e ne condividano un valore fondante, che è poi un valore fondante anche nella pratica sportiva: la continuità. Senza continuità nessun obiettivo è possibile”.

Vittorio, un’ultima domanda: sei stato ex capitano non giocatore di Coppa Davis, hai rappresentato per numerosi anni il tennis italiano sia come giocatore che come figura fuori dal campo, sei stato uno dei primissimi campioni sportivi a cimentarsi dietro un microfono  come commentatore tecnico in RAI, sei stato giornalista. Insomma hai fatto nella tua vita tantissime cose, ora questa, probabilmente quella che senti maggiormente perché è una tua creatura. In questi 10 anni hai visto una marea di bambini, potresti dirci effettivamente qual è il principale ostacolo per l’avviamento dei giovani allo sport professionistico?

In primo luogo mi permetto di correggerti. Non credo sia corretto dire che una persona svolga un’azione credendoci di meno o di più rispetto ad un’altra. Io credo che in ogni impegno, ognuno di noi dia il meglio di sè. Ho fatto tante cose, mi sono sempre sforzato di farle al meglio, ora sono in una fase della mia vita in cui sto facendo questo e ci sto dedicando il massimo della dedizione. Come ho sempre fatto e come continuerò a fare. Per ciò che concerne la tua domanda, senza essere banale e non considerando forse il fattore economico (probabilmente la causa principale) che spesso risulta decisiva per poter intraprendere una attività sportiva professionistica, credo che una delle cause principali sia l’abnegazione all’allenamento.”

Cosa intendi per abnegazione all’allenamento?

“L’esercizio fisico è purtroppo sottovalutato come componente prioritaria nell’educazione dei più piccoli. Spesso per ignoranza dei genitori che non capiscono come il calcio a un pallone, un servizio nel volley o qualunque altro gesto atletico abbia alle spalle lo studio e l’impegno di allenatori, medici e preparatori impegnati in un lavoro complesso.  I ragazzi dovrebbero fare attività fisica a prescindere, poi, crescendo, possono dedicarsi a ciò per cui si sentono più portati: molti talenti rimangono fatalmente inespressi per questa superficialità. Non si diventa atleti per caso, come non si diventa uomini per caso. La vita è un processo evolutivo, così come lo sport”.

Da cittadino eporediese, da cittadino italiano, da uomo consapevole e rispettoso del lavoro altrui finalizzato al bene comune, non posso fare altro che terminare questa intervista con tre semplici vocaboli che racchiudono meglio di ogni altro panegirico di parole i miei sentimenti e il mio stato d’animo alla fine di questo incontro: Grazie mille Viktor.

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video sponsorizzato da Barilla

Roger Federer esordirà a Roma proprio oggi, mercoledì 15 maggio, alle ore 11 contro Joao Sousa sul campo centrale del Foro Italico. Trovate QUI il programma completo della giornata

Incontro una vecchia e cara conoscenza, Luca Barilla, nel modernissimo stabilimento della famiglia Barilla a Parma, tanti anni dopo un invito a pranzo che Rino Tommasi e chi scrive ricevettero negli anni ‘90 per incontrare due celebri testimonial della pasta più famosa e venduta nel mondo, Stefan Edberg e Steffi Graf. Stefan girava fra biscotti del Mulino Bianco, frollini e quant’altro con sulla testa bionda un gran cappello bianco da cuoco. Per Steffi sarebbero stati creati perfino orecchini di… pasta. In tutta Europa, non solo Svezia e Germania, fu un boom.

 

Prima di Luca avevo avuto, all’epoca, modo di conoscere il fratello maggiore, Guido, pochi anni prima che morisse (nel ’93) il padre Pietro, pioniere della pasta e discendente di quell’Ovidio Barilla che già nel 1500 era a capo della corporazione dei fornai, ai tempi dei duchi Cesarini Sforza. Non credo sia un caso se i testimonial tennistici di Barilla si sono sempre contraddistinti per una indiscutibile signorilità ed eleganza: Edberg e Graf, Federer. Bastano i nomi e nessun potrà smentire. Anche se la scelta dei personaggi è stata ovviamente condivisa dai due fratelli e dal management, è stato soprattutto Luca ad avviare i rapporti con questi grandi del tennis e poi a seguirli più da vicino.

Il 9 maggio 2017 esce inaspettata la notizia della partnership fra Barilla e Roger Federer e Luca sosterrà sempre che la cifra di cui si chiacchiera è esagerata, quella reale sarebbe “molto inferiore”, ma intanto è rimbalzata così in tutto il mondo.

Ubaldo Scanagatta: Ma come è nato il tutto, Luca? Come hai pensato di avvicinare Roger Federer e come hai fatto?
Luca Barilla: Lo vedevo come fosse un marziano, un uomo che viveva su un altro pianeta, irraggiungibile, famosissimo, virtuosissimo, ricchissimo… anche di potere per certi versi, perché è un opinion leader nel suo campo… Roger è invitato da tutti nel mondo: personaggi politici, imprenditori, persone della moda, dello sport… tutti in ginocchio davanti a lui. Quindi non sapevo proprio come fare. Poi un giorno ho letto sul giornale che Stefan Edberg era stato il suo coach, il suo allenatore. Stefan non lo sentivo da un po’ di anni, ma ho provato a chiedere a lui se ci fosse la possibilità di avvicinarlo. Con Stefan il rapporto è rimasto in piedi ancora per qualche anno anche dopo la fine del rapporto. Anche se non ci si vedeva, ci eravamo sentiti qualche volta al telefono…Insomma ho scritto una mail a Stefan. Mi ha risposto subito: “Guarda Luca, per metterti  in contatto con Roger la persona migliore è il suo manager, Tony Godsick. Ti creo io il contatto…”

US: Questo succedeva?
LB: Tre anni fa. Con Tony scambiamo qualche mail. Gli scrivo: ‘Tony sono Luca Barilla dell’azienda Barilla, mi piacerebbe molto incontrarti e sapere se eventualmente si può fare qualche cosa insieme. Però sarebbe importante per me sapere se Roger mangia la pasta e se gli piace. Se non gli piacesse sarebbe inutile proseguire nel discorso’. Tony mi risponde con toni quasi entusiastici: “Roger mangia sempre la pasta e spesso è proprio la Barilla perché si trova dappertutto ed è la più conosciuta. Insomma sarò molto felice di incontrarti’. Combiniamo un appuntamento per qualche mese dopo a Zurigo, in occasione di un viaggio di Tony in Europa. Mi invita in un ristorante dell’Hyatt in centro a Zurigo; vado un po’ emozionato perché sto per incontrare il rappresentante di Roger, che per me è come incontrare Roger. Sono da solo e mi dico: ‘Mah! Adesso cosa gli racconto, come andrà… sì gli racconto chi sono e della Barilla…”

US: Vabbè, non è che ti presenti con niente alle spalle, eh! Insomma, cioè, ora qualche argomento ce l’hai! E poi forse hai anche una qualche abitudine a parlare con dei manager, o no?
LB: Sì, però io vedevo sempre questo personaggio dietro Tony, e provavo un po’ di soggezione, un po’ di emozione… Quindi vado lì, non tranquillo, felicissimo, ma un po’ agitato. Ma appena incontro Tony, persona molto carina, dopo pochi secondi mi trovo perfettamente a mio agio

US: Sai che lui è marito di Mary Joe Fernandez, quindi…
LB: Sì l’ho saputo. Me l’ha raccontato lui.  Quindi ci sediamo al tavolo, io mi presento, comincio a raccontargli un po’ della pasta… che, fra l’altro, la pasta è vittima di false credenze, cioè che farebbe ingrassare, che il glutine sarebbe velenoso e cose di questo genere, quando invece il glutine può essere nocivo per gli intolleranti al glutine, ma per le altre persone è una sostanza, un ingrediente che invece fa bene, ha un alto contenuto proteico. Il glutine ci vuole. Addirittura ai bambini tanti anni fa si dava la pasta glutinata, con il glutine aggiunto… Adesso non esiste più, ma lo si faceva fino a poche decine di anni fa, negli anni ’50.

US: Non avresti potuto sponsorizzare Djokovic…
LB: No, eh no – ride –  ma ognuno ha le sue abitudini alimentari. Sto parlando di queste cose con Tony da una ventina di minuti, quando arriva una cameriera che prende la mia borsa appoggiata lì accanto… lì dentro ho tutto. Se qualcuno mi porta via la borsa, mi porta via la mia vita, non ho duplicati…

US: Conosco il problema!
LB: Prende la borsa e me la sposta. E io: ‘Ma cosa sta facendo!’ quando ecco che mi ritrovo Roger di fianco… sì, è arrivato Roger! Tony gli avrà fatto un segno…io non mi sono accorto di niente. Beh, Roger non solo è arrivato ma si è fermato un’ora. A me è venuto un mezzo infarto! Cioè… faccio la figura di quelle signore che quando vedono Brad Pitt svengono… Qualcosa del genere!’ e ride. Quasi mi è venuta a mancare la parola… “Ma come… Roger qui?!”. Lì Tony è stato bravo perché ha subito rotto il ghiaccio alla grande: “Luca scusa, puoi ripetere le cose che stavi raccontando a me? Sono interessanti, almeno secondo me. Piacerà anche a Roger ascoltarle”.

US: Ma quali erano più o meno?
LB: Beh, quello che ti dicevo quando ti parlavo della pasta… insomma di quello che noi italiani e Barilla rappresentiamo nel mondo tramite la pasta, di quanto la pasta sia un alimento molto amato per certi aspetti, ma anche ingiustamente criticato. Gli ho raccontato, perché ci credo, di come la pasta sia un alimento assolutamente naturale ed ecologico. Il grano ha bisogno di pochissima acqua per crescere: basta un buon clima, sole e buona terra e il grano viene su quasi da solo. Per fare la pasta ci vuole soltanto l’aggiunta dell’acqua, nient’altro. È proprio figlia della natura, un prodotto estremamente salutare, estremamente pulito e molto molto economico. Raccontavo queste semplici cose che molti non sanno. Roger sembra davvero incuriosito, interessato. E mi fa qualche domanda, carinissimo, come se ci conoscessimo da sempre! Poi, a un certo punto, guarda l’orologio…il tempo era volato, era da un’ora che stavamo parlando. Dice: ‘Ah ragazzi, scusatemi ma devo andare perché ho l’allenamento. Se arrivo tardi perdo la prenotazione sul campo’. Stupito mi scappa un ‘Davvero, ma come!, ti portano via il campo, a te, a Roger Federer?’ E lui”  “Eh sì, se arrivi tardi quelli che vengono dopo non ti regalano un minuto! In Svizzera funziona così. Quando è finito il mio tempo devo lasciare il campo a chi ha prenotato dopo di me’.

Da Tony avrei poi saputo, attraverso successive email, che Roger era interessato ad andare avanti. Dopo pochi mesi preparato il contratto e firmato ma… con trattativa zero! Di contratti negli ultimi 30-35 anni ne abbiamo fatti tantissimi. Tutti i personaggi, dello spettacolo o dello sport quando fai il contratto ti dicono: “Allora, c’è il mondo intero: l’Italia te la vendo a 10, la Francia te la vendo a 3, l’America te la vendo a 8. Per ogni paese ti do i diritti a tariffe diverse”. Per cui tu devi farli solo se ti interessa l’America, più la Spagna, più… sommi le loro richieste sull’America, più la Spagna, più la Russia… se vuoi solo la Russia paghi solo per la Russia. Tony ha detto: “Noi queste cose non le facciamo”. È stato lui che ha proposto, ha detto: “Pasta e sughi…”. Io avevo parlato solo di pasta, ma Tony mi ha detto: “Pasta e sughi worldwide. Non stiamo lì a discutere”. Io ho detto: “Ma è fantastico… è fantastico!” . Abbiamo chiuso l’accordo in un attimo… con una stretta di mano.

US: Quasi un amore a prima vista!
LB: È impossibile non innamorarsi di un personaggio così, se uno pensa alle sue dimensioni planetarie e a come al contempo interagisce con te! Avevamo già firmato il contratto da poco e dopo un mese lui è venuto a Parma, quasi una sorpresa. Non era previsto dal contratto. Ma è venuto e ha tenuto la giornata fuori dal contratto. Una giornata in più che ci regalava. L’unica cosa che ha detto all’arrivo è stata: ‘Scusate ma dovrei andar via alle 5, perché stasera voglio mettere a letto i miei figli…’ I bambini mangiano alle 7:30; poi alle 8:00 li mette a letto lui, e poi alle 8:30 mangia con Mirka, loro due soli. Prima però ci tiene a essere a tavola con i suoi figli”.

US: Una volta gli ha fatto anche il bagnetto e si è fatto male al ginocchio…
LB: Eh sì proprio così! – ride – Però dopo quel problema al ginocchio è tornato più vincente di prima… 

US: Era venuto con un aereo privato qui?
LB: L’avevamo mandato noi a prendere col nostro aereo. Alle 5 era ancora qui in mezzo alla folla a fare i selfie, a salutare, l’orologio per lui non esisteva più. In genere altri personaggi alle 4:30 avrebbero cominciato a dire: ‘Ora devo andare, dov’è il cappotto? Devo andare in bagno un attimo…’. Lui no. Sono andato io da lui alle 5:10 a dirgli: ‘Roger – e lui era circondato da 300 persone – guarda che sono le 5, devi partire!’ Ah sì sì, va bene, adesso…”. Un altro episodio che mi ha molto colpito di lui è avvenuto durante lo shooting del nostro spot, in Brianza. Sono andato lì all’inizio delle riprese e ci sono stato per alcune ore. Roger lo vedevo spesso da lontano, non volevo disturbare. La cosa che mi ha colpito moltissimo è che tra una scena e l’altra, quando si ferma tutto per un minuto o due – o anche 10 minuti – lui rimaneva sempre lì in mezzo alla gente e non ha mai, dico mai, preso in mano un cellulare, cosa che non fa nessuno. “Tony ma Roger è sempre lì, non va nel suo camerino a respirare un po’ di ossigeno, a telefonare…” osservo parlando con Toni e lui dice: ‘No, il suo telefono ce l’ho io, me l’ha dato e ha detto: non rispondo a nessuno che non sia della mia famiglia. Oggi sono con la Barilla al 100%. Non ci sono per nessun altro se non per Mirka o i bambini’. Che professionista!

US: Questo, devo ammettere, è piuttosto straordinario!
LB: In genere questi personaggi, anche quelli carini come Antonio Banderas, tra una scena e l’altra si assentano, si rinchiudono nella loro stanzina, telefonano, parlano con l’amico… Roger no. Nessun amico può disturbarlo. Ha parlato con Tony due o tre volte, ma tre minuti per piccoli dettagli. Altrimenti era sempre in mezzo alla gente, col tecnico delle luci, col regista, con la comparsa, con il cuoco, con Oldani che prima non conosceva.

US: S’è trovato bene anche con lui, ho visto da quello che ha dichiarato il MasterChef Oldani
LB: Ma Roger è così! Io non ho mai visto nessuno comportarsi a quel modo lì, nessuno con il suo status…

US: Con chi hai avuto rapporti, oltre a Banderas, giusto per fare un paragone con persone del suo livello, insomma di nomi… gli atleti più importanti del passato a parte Edberg e Steffi Graf?
LB: Fra gli sportivi Alberto Tomba prima, Mikaela Shiffrin adesso. Fuori dallo sport Laura Pausini, che conosco abbastanza bene anche personalmente, al di là del rapporto di lavoro, Zucchero con cui c’è stato un anno di lavoro, molti anni fa, 23 anni fa circa… Beh Lucio Dalla ha fatto un contratto con noi ma per la pasta Voiello (appartiene alla Barilla da 40 anni; n.d. US)

US: E però l’amore, la sofferenza – come mi dicevi prima – per le partite di Roger quando sono cominciati?
LB: Quando l’ho conosciuto ho capito chi era e mi ci sono subito affezionato. Lo conosco pochissimo e l’ho visto ancor meno, non ho rapporti con lui…però non resisto.

US: Però poi l’hai rivisto diverse volte, sei venuto in Australia…
LB: No, non tante, pochissime in realtà… di partite ne vedo poche, tre all’anno. Dico sempre a Godsick: ‘Tony lasciamolo stare, non voglio disturbare’. E lui: ‘No, no, vieni, vieni, guarda che gli ho detto che sei venuto, lui ci tiene a salutarti!’”.

US: Sei andato anche a Chicago, l’hai visto quando sei andato per la Laver Cup?
LB: L’ho visto a Chicago, sì…

US: Roger a quel progetto della Laver Cup ci tiene moltissimo. E’ stata un’idea di Tony Godsick e sua, è stato lui che adora i vecchi campioni australiani, quindi…quanto dura il vostro contratto con Roger?
LB: 5 anni.

US: Hai visto qualche partita di Roger in Australia?
LB: Sì e ho visto anche Dimitrov contro quell’australiano così…strano…

US: Kyrgios?
LB: Kyrgios, Kyrgios, che ha perso contro Dimitrov. Ho visto bene quella partita, anzi Tony mi aveva piazzato a bordo campo e mi sono ritrovato a bordo campo di fianco a Mark Webber, l’ex pilota di Formula 1… quindi siamo diventati amici anche con Mark – ride – che poi abbiamo visto, è venuto qui a Parma… con Mark abbiamo fatto un paio di cosette, ma non a livello contrattuale, tra amici… due cose carine.

US: E a Wimbledon nel 2018…
LB: Sono andato a Wimbledon per parlare con Tony di alcune attività promozionali di Barilla. Tony mi ha portato a salutare Roger, Roger quel giorno non giocava, era a casa sua, con i suoi bambini, siamo stati lì a casa sua una mezz’oretta…

US: Ma non avete mai mangiato la pasta insieme, ancora…
LB:  Sì a Chicago, era seduto di fronte a me quando c’è stato il “Barilla-day”.

US: Ne mangia tanta? Non direi, ha un fisico così asciutto …
LB: No, mangia giusto, ma è un mangiatore straordinario di pasta!

US: Ma siete in grado di capire dov’è che avete più successo, cioè dove questo si traduce in qualcosa oppure è tutto un pochino…
Social Media Manager: Facciamo una ricerca l’anno che misura diversi item della marca e quindi avremo senz’altro anche il riscontro di quante persone hanno visto, memorizzato, capito il messaggio e anche il fatto… anche la domanda diretta della Warners su: “Chi è il testimone di Barilla?”. Una domanda importante che misureremo, stiamo misurando.

Nella saletta riunioni dove stiamo parlando spicca la foto di Luca Barilla con Roger Federer. “Questa è la foto… quando lui è andato via Tony ha detto: ‘Fermi, fermi che facciamo una foto!’. Che poi prosegue: “Roger va via, sempre sorridente, leggero – diciamo -. Io rimango a pranzo con Tony ancora una mezz’oretta. Abbiamo fatto quella foto senza che io la richiedessi. Non chiedo mai di far selfie con questi personaggi… È un atto di rispetto: chissà quanta gente chiede a lui di fare fotografie, autografi… quindi a lui non l’ho chiesto assolutamente quel giorno, niente quel giorno. È stato Tony a dire: ‘Facciamo una foto ricordo!’. Poi io l’avevo dimenticato, non ci pensavo neanche più. Dopo una settimana o due mi arriva la foto in questa cornice. L’hanno fatta loro con la dedica di Roger. Ma la dedica è meravigliosa….

“To Mr Pasta forever”, così recita la dedica sulla foto. E anche se a Ubaldo Scanagatta piace molto, il vero Mr Pasta è Luca Barilla

US: Cosa c’è scritto? Ah, “To Mr Pasta for life”.
LB: È una dedica meravigliosa “pasta for life”. Noi non eravamo amici, non ci non ci eravamo mai visti prima… poi magari lui lo fa con tutti, ma non ho avuto proprio questa sensazione..

Divaghiamo e guardiamo un filmato di Mikael Shiffrin, la straordinaria campionessa di sci, l’altra grande testimonial di Barilla, sempre con casco e cappellino firmato. La Shiffrin parla di Roger Federer: “He’s big in the tennis world and big in the world-world. To see that he can still maintain this kind of mature and modest attitude… come on people! I shall be like Roger!”. “Ha detto quello che io penso da quando lo conosco!” esclama Luca.

US: Dai Luca mi ridici quel che mi hai detto prima che cominciasse l’intervista, quella… certa sofferenza che provi quando c’è Roger che gioca, quando hai paura che perda, insomma, o che si faccia male…
LB: Ho il terrore, ho il terrore…. Ma mi dispiace, mi dispiace se perde, mi dispiace enormemente per lui, oltre che per me, per i suoi fan… ma per lui, perché è una persona per me talmente straordinaria che meriterebbe la gloria eterna.

US: Io credo che la gloria eterna l’abbia conquistata! Perché non c’è nessuno insomma… sono vent’anni… cioè io l’ho visto a 17 anni vincere al torneo di Firenze giovanile, anzi a 16, che era un torneo per gli under 18 e già lì tutti dicevano: “Ma questo qui chissà dove va!” Poi, primo esordio di Federer in Coppa Davis contro l’Italia a Neuchâtel e batte Sanguinetti, e lì di quel ragazzo che aveva i capelli con le meches un po’ bionde e un po’ addirittura verdi, si dice: “Diventerà un campione!”.
LB: Mi ha raccontato lui che era un ribelle quando era ragazzino!

Roger Federer – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

US: Sì sì, rompeva le racchette e non di rado perdeva la testa per la rabbia di un errore che non si voleva concedere
LB: Me l’ha detto, me l’ha detto, io non le sapevo assolutamente queste cose di lui!

US: Perché, Luca, tu non leggi Ubitennis abbastanza, eh!

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Roger Federer - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

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da Roma, il nostro inviato

 

Il suo ritorno sulla terra rossa, tre anni dopo l’ultimo match giocato (Roma 2016 contro Thiem), doveva essere una toccata e fuga. Inizialmente era infatti previsto solo il torneo di Madrid in preparazione al ben più importante Roland Garros, e invece dopo l’uscita di scena ai quarti di finale del 1000 spagnolo, Roger Federer ha annunciato la presenza anche al Foro Italico, in quello che adesso sembra esser diventato un vero e proprio tour. I tifosi italiani sono immediatamente andati in visibilio (con tanto di conseguente innalzamento del prezzo dei biglietti) ed è subito partita la caccia allo svizzero. Il diretto interessato è sempre stato molto riservato sui suoi spostamenti, ma ieri ha reso nota la sua posizione tramite Instagram, e soprattutto si è lasciato andare ad un gesto tanto caro agli italiani.

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When in Rome, do as the Romans do🍝😍

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Il suo amore per la pasta non è nuovo (come dimostra anche la sua collaborazione con Barilla) e dunque sembra che Roger abbia apprezzato l’accoglienza italiana. Il pubblico italiano invece, ha decisamente apprezzato molto meno l’incremento dei prezzi dei biglietti per la giornata di mercoledì. Nel corso della conferenza stampa pre torneo, Roger ha commentato così la cosa: “Ho sentito questa notizia e che i tifosi non sono felici di quanto accaduto. Ovviamente non fa piacere sentire queste cose. Lo hanno fatto sembrare tipo un premio per i tifosi che avevano acquistato prima i biglietti, ed è un po’ strano, ma va bene. Spero solo che questa cosa non influisca sul fatto che sono davvero felice di essere qui. E spero che possa esserci un bel pubblico e una bella atmosfera.

Federer si è presentato alla stampa alle 10:20 dopo una sessione di allenamento sul Campo Centrale in compagnia di Andreas Seppi (iniziata alle 9:00). E proprio su un altoatesino è stata la prima domanda rivolta a Roger. Il soggetto in questo caso era Jannik Sinner, autore di un esordio da favola qui a Roma. “Penso che sia un buon giocatore”, ha affermato lo svizzero. “Ha fatto ottimi miglioramenti e tecnicamente è bravo. Ci siamo allenati insieme ieri e anche un’altra volta lo scorso anno. Ha fatto molti miglioramenti e sembra essere un bravo ragazzo; ha un solido gioco da fondo. Piatti inoltre ha fatto un buon lavoro allenando anche l’aspetto della persona oltre a quello tennistico”.

Inevitabile la domanda sul perché abbia cambiato la sua programmazione con così poco preavviso, soprattutto dopo le partite difficili, ma tutto sommato convincenti, disputate nella capitale spagnola. La motivazione in larga parte ha a che fare con il meteo, ed è una fortuna che proprio questa mattina il sole sia tornato a splendere su Roma dopo giorni di nuvole e pioggia. Penso che giocare al livello del mare possa essere ideale per me e per la mia preparazione. In Svizzera c’erano 5 gradi quando sono partito e non sarebbe stato bello allenarmi lì. Inoltre mi sentivo in forma per fare altre partite e ho voglia di giocare“.

L’imprevedibilità è stata finora una delle prerogative di questa stagione, sia nel circuito WTA che in quello ATP, con pochi giocatori capaci di riuscire ad imporsi per un periodo prolungato di tempo: è evidente come la concorrenza ormai sia molto più agguerrita. Per Roger questo non può che essere qualcosa di positivo, anche se significa sudare di più fin dai primi turni. “Credo faccia parte della normale evoluzione del gioco. Non è sempre possibile per chiunque vincere tutto ma questa situazione può anche far pensare che le cose si siano un po’ stabilizzate. Resta comunque il fatto che i giovani ragazzi stanno iniziando a spingere insistentemente a partire dallo scorso anno, basta vedere cosa ha fatto Tsitsipas, con Medvedev che cerca di raggiungerlo. Per non parlare di Felix e Denis”.

Questo incremento di livello generale ha portato anche una maggior concorrenza in vista del Masters di fine anno. Tra i giocatori che proveranno a strappare un pass per Londra c’è anche un italiano: “Sarà interessante vedere chi raggiungerà le World Tour Finals, con tutti questi ragazzi che hanno vinto dei grossi titoli, come ha fatto anche Fabio a Monaco. Questo successo gli darà la possibilità di dare la caccia alle Finals, soprattutto se resta in salute“.

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Interviste

Fognini: “Vincere Montecarlo mi ha dato pace e tranquillità”

I guai fisici non sono ancora risolti per Fognini: “Il dolore alla gamba si è riacutizzato” e per il futuro: “Non mettetemi tra i favoriti per il Roland Garros”

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Fabio Fognini in allenamento a Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Roma

Con la pioggia incessante che si abbatte sui campi del Foro Italico, inframezzata solo da qualche tuono, Fabio Fognini si presenta in conferenza stampa pre-torneo ed esordisce subito con notizie non certo piacevoli per pubblico e organizzatori. Il neo-numero 11 del mondo infatti afferma cheOggi mi sento così così, sono sincero. Il dolore alla gamba si è acutizzato e non sono al massimo fisicamente” un concetto che ribadirà parecchie volte. Tuttavia c’è un aspetto nuovo che Fabio ha voluto sottolineare ed è quello mentale, proprio ciò che i più critici nei suoi confronti hanno sempre additato come sua debolezza. Fognini infatti ammette chevincere Montecarlo mi ha dato un po’ di pace interna e tranquillità. Farlo a quell’età ti fa capire tante cose”.

 

Un successo del genere, primo Masters 1000 in carriera, inevitabilmente deve offrire una nuova prospettiva e così è stato anche per il ligure: “Quel successo ha spostato i miei obiettivi e anche il mio programma è cambiato di conseguenza”. Per quanto riguarda il suo esordio del torneo, che pioggia permettendo dovrebbe avvenire mercoledì, Fognini non è sembrato particolarmente entusiasta: “sarei stato più contento se avessi incontrato un altro al posto di Tsonga ma penso che anche lui direbbe la stessa cosa se gli faceste la stessa domanda. Si tratta di un ex top10 che non gioca da molto, quindi non sai bene cosa aspettarti“.

I due hanno palleggiato recentemente a Marrakech, dove il francese ha raggiunto la semifinale, ma nell’uscita monegasca della settimana seguente ha rimediato appena quattro game contro Taylor Fritz prima di ritirarsi e rinunciare anche a Madrid (aveva ricevuto wild card). Parole sportive, quelle di Fognini, ma lui stesso sa che il sorteggio avrebbe potuto essere ben più sfortunato. E non è detto che alla fine il suo avversario non finisca per essere un ripescato dalle qualificazioni.

Ancora una volta la parola che si è sentita uscire maggiormente dalla sua bocca, forse un po’ a sorpresa, è “tranquillità” e di come, nonostante i guai fisici “adesso sento di aver ritrovato il mio tennis”. Questo però non corrisponde ad un aumento di aspettative e infatti in vista dei momenti clou della stagione su terra battuta non si ritiene affatto uno dei favoriti: “Sono ancora dietro i quattro dell’Ave Maria e quando gli viene chiesto chi sia il quarto, ammette con un po’ di rammarico “Sì, è Thiem”. Se le gerarchie rimangono le stesse, è però l’atteggiamento con cui approcciarle ad essere diverso: alla inevitabile domanda sul Roland Garros, Fognini dice che sarebbe una sorpresa arrivare tra i primi, e che si limita a puntare a fare un buon torneo. “Adesso è il momento buono per voi perché vi serve fare un po’ di titoli” scherza con i giornalisti.

“A Montecarlo sono stato fortunato i primi due turni, ma poi penso di aver giocato molto bene” dice ancora Fognini, tornando sul successo nel Principato. Riuscire nel titolo più importante della carriera (finora…) a trent’anni passati è diverso che riuscirci a diciotto, ma il tennis contemporaneo è pieno di seconde giovinezze: basti pensare a Stan Wawrinka, uno che ha sollevato il trofeo a Porte d’Auteuil a trent’anni compiuti. “L’occasione di giocare una finale di Masters 1000 da favorito non mi era mai capitata, e non penso che mi ricapiterà” ammette candidamente Fabio. Ma d’ora in avanti sembra intenzionato a programmarsi più da top player: se i risultati dovessero proseguire in questo senso, “dopo Wimbledon e dopo i due tornei su terra d’estate potrei giocare di meno”.

A differenza delle passate esternazioni del desiderio di giocare meno, stavolta dietro non si nascondono insofferenza o voglia di casa, ma soltanto la volontà di provare a giocare al gradino superiore sul quale ha finalmente messo piede. E di sicuro vederlo con un atteggiamento positivo – e vincente – è una buona notizia per tutti, lui in primis.

ha collaborato Raoul Ruberti

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