Nadal e Djokovic giganti contro (Martucci), Camila, non piangere Un giorno sarai grande (Valesio), Giorgi, sfuma il primo titolo (Mancuso)

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Nadal e Djokovic giganti contro (Martucci), Camila, non piangere Un giorno sarai grande (Valesio), Giorgi, sfuma il primo titolo (Mancuso)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi

Nadal e Djokovic giganti contro

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 14.04.2014

 

Non è solo Rafa & Nole, cioè Nadal e Djokovic. Anche se la classifica dice così, grazie agli ultimi 9 Masters 1000, i tornei secondi solo agli Slam e anche al Masters di Londra, firmati sempre da loro due, proprio da Montecarlo 2013. Non è solo numero 1 contro 2 del mondo, ma anche i finalisti di 12 mesi fa nel Principato che lanciano già la volata con l’avversario diretto. Il serbo, campione uscente al Country Club: «La nostra è già la rivalità più ricca di puntate, 40, della mia carriera e abbiamo ancora tanto tempo davanti a noi: quando affronto Rafa, Roger (Federer), Andy (Murray) sono sempre grandi sfide, ma quella con Rafa è la più grande. Ogni sconfitta ci aiuta a migliorare. lo dimostrano le Partite di Nadal A Montecarlo Nadal ha giocato 50 partite in carriera, vincendone 48 con 2 sconfitte Djokovic: «Quella con Rafa è la sfid più difficile e ogn sconfitta ci aiuta a migliorare» continue serie vincenti, ora per l’uno ora per l’altro. Spero che l’ultima — 3 successi di fila Serbia, dopo il 6/7 Spagna e il precedente 7-0 ancora Serbia — continui». Il mancino spagnolo, re di questa terra dal 2005 al 2012: «Quando penso a Novak non so dove trovare il punto debole. Il rovescio? Non direi. Il dritto? No. Il servizio? Lasciamo perdere. Gli spostamenti, nemmeno quello. Contro di lui devo solo giocare al 100%. E l’anno scorso in finale, lui ha meritato di vincere. Perché ha giocato meglio il primo set. Il secondo è stato più equilibrato, ho avuto le mie chances e non le ho prese». Fiducia Djokovic è sincero: «E’ più facile perdere che guadagnare fiducia. Io l’ho recuperata battendo uno dopo l’altro Federer e Nadal nelle finali di Indian Wells e Miami. Spero di usarla per il resto della stagione sul rosso». Rafa mette tutti i puntini sulle «i»: «Questa è la mia parte preferita della stagione, è un momento importante con tanti tornei Masters 1000 e negli ultimi 8-9 anni ho avuto risultati positivi a Montecarlo e, in generale, sulla terra rossa. Che è la superficie dove mi trovo più a mio agio, d’accordo, ma dove devo ritrovare gli automatismi, perché ci gioco 5/6 tornei l’anno». Troppe precisazioni per il più grande campione del rosso, con 8 titoli al Roland Garros in 9 anni: «In pratica è da Parigi dell’anno scorso che non gioco sulla terra: c’è stata la Davis ma era solo un passaggio dagli Us Open. Perciò non mi vedo come l’uomo da battere, ma con la possibilità di gareggiare ancora e di essere a posto al 100%. Perché ora lo sono, con la schiena, ma dopo l’Australia non mi sono potuto allenare abbastanza, Rio non è *** stato positivo, fisicamente, anche se l’ho vinto». Tattloa Del resto, mettere le mani avanti è un classico della super-coppia Rafa & Nole. O forse è la loro forza perché s’accompagna a reale umiltà?…..

Camila, non piangere Un giorno sarai grande

Piero Valesio, tuttosport del 14.04.2014

C’E’ un precedente che vale la pena di ricordare. Una finale del Foro Italico, correva l’anno 2008. Vinse la Jankovic dalle unghie di fucsia dipinte contro una ragazzina di nome Alizé Cornet, una dal sapore lolitesco che, con quel nome, riportava alla mente una sua connazionale e omonima, che qualche anno prima aveva guadagnato miliardi con un brano dance da sapore french che per l’appunto s’intitolava «Ma Lolita.. La Lolita del tennis perse nettamente quella finale e si attardò a piagnucolare sulla sua sedia. Jelena, una che aveva vieto la guerra vera, figuriamoci se piange per una partita di tennis, ai alzò a maternamente andò a consolare la giovane avversaria. Cosa le disse è impossibile sapere ma si può facilmente intuire e così sintetizzare: ragazzina fatti furba, verrà il tuo tempo. Ieri a partita finita, Alizé si è concessa una lunga conversazione al cellulare, non esattamente una grande manifestazione di stile ma chissenefrega. A pochi metri da lei Camila Giorgi era impietrita, con gli occhi rossi segnati da un pianto non manifesto ma non per questo meno evidente. La Cornet si è ben guardata dal comportarsi come fece la Jankovic con lei: troppo felice, la francese, di aver salvato la ghirba (leggasi: la pellaccia) quando Camila ha sprecato il match-point a suo favore che avrebbe potuto valerle il primo titolo in carriera. Ma la cosa deve confortare Camila: perché il futuro che la attende, dopo la finale persa ieri, è assai più fulgido di quello che la Cornet ha saputo costruirsi da sei anni a questa parte. Cioè da quando perse quella finale romana. Sempre che Ca-mila lavori intensamente su due-tre punti del suo gioco e della gestione men- Solo la gioventù, con tutti i tremori che ne conseguono, ha impedito all’azzurra di aggiudicarsi il primo titolo Wta della carriera tale del medesimo. TREMORI Contro la Cornet Camila ha perso per peccato di gioventù. Meno abituata della sua avversaria a gestire i punti roventi quando è riuscita a guadagnarsene uno (dopo aver rimesso magistralmente in piedi un terzo set in cui era sotto 0-3 con due break) ha tremato e ha spedito una risposta fuori di un metro o giù di lì. La Cornet non è Serena ma in questi sei anni ha imparato che non sempre si può risolvere in un scambio bum-bum, in due colpi. Spesso occorre soffrire da fondo incrinando le certezze dell’avversario. Se Ca-mila farà sua questa conoscenza arriverà molto in alto. Anche perché un conto è battere la Sharapova da outsider sparando tutto lo sparabile che tanto nessuno si aspetta niente; altra questione è giocarsi una finale che invece bisogna provare a vincere. Maggior pazienza nello scambio, più concentrazione nei punti “caldi” e tanto lavoro sul tocco di palla: così non perderà più partite di questo tipo SOPRA Di questi tempi Camila fatica più quando non riesce (come si afferma in gergo) a «passare sopra- alla propria avversaria. Quando non sfonda. A rete non se la cava male ma difetta di tocco come si è visto ieri nell’ultimo game. Tocco che sarebbe per lei un’arma letale visto che, con le botte che tira, diventerebbe molto più facile per lei chiudere il punto stroncando il ritmo dello scambio. Ma poi in fondo c’è un solo grande passo che la Giorgi deve compiere per proseguire la sua scalata verso l’Empireo: far scorrere il tempo che, per sua natura, rende un po’ meno irruenti e un po’ più coscienziosi. La sconfitta di ieri ci dice che la Giorgi è giovane: ma anche che, tanto per citare una poesia di Esenin che Branduardi mise magistralmente in musica, crescerà.

Giorgi, sfuma il primo titolo

Angelo Mancuso, il messaggero del 14.04.2014

La sua prima finale Wta non poteva che essere così: elettrica come il suo tennis. Camila Giorgi, l’Agassi in gonnella made in Italy, non ce l’ha fatta a conquistare a Katowice, in Polonia, il primo titolo nel circuito maggiore, ma il processo di crescita della 22enne di Macerata continua. Si è arresa dopo tre set, un match point sprecato e oltre tre ore di gioco ed emozioni alla francese Alize Cornet, finalista a Roma nel 2008 ad appena 18 anni: 7-6 5-7 7-5 per la tennista di Nizza, che ha così messo in bacheca il suo quarto successo Wta. «Sono sempre stata nel match, devo continuare così» ha poi detto Camila, di poche parole come suo costume. Da oggi sarà a Ostrava: con Sara Errani, Roberta Vinci e Karin Knapp fa parte del quartetto che sfiderà nel week end di Pasqua la Repubblica Ceca di Petra Kvitova e Lucie Safarova nella semifinale di Fed Cup. La Giorgi contro la Cornet ha giocato sempre in rimonta. Nella prima partita ha annullato due set point sotto 5-4 e un altro sotto 6-5, prima di arrendersi al tie break. Nella seconda è stata in svantaggio 3-0 e poi 5-3, ma ha avuto la forza di rimontare e allungare la sfida al terzo set. Stesso andamento nel terzo e decisivo parziale: la Cornet avanti 3-0, la prepotente reazione dell’azzurra, che sul 5-4 ha avuto un match point a favore sprecato con una risposta di rovescio fuori misura, prima di cedere 7-5. Nel corso del torneo giocato in Polonia l’azzurra ha eliminato nell’ordine la Vinci, seconda testa di serie e campionessa uscente, l’israeliana Shahar Peer e in semifinale la spagnola Carla Suarez Navarro, terza testa di serie. Grazie ai 180 punti della finale da oggi ritocca il suo best ranking di n.67 avvicinandosi sensibilmente alle top 50. Soprattutto fa sorridere Corrado Barazzutti: a Ostrava, infatti, si gioca sul veloce indoor come a Katowice. Per il capitano azzurro la conferma che può contare sulla graziosa biondina nata a Macerata, vissuta a Pesaro, Como, Milano, Barcellona, Parigi e Miami, che dal luglio scorso si è trasferita con la famiglia a Tirrenia per allenarsi al Centro Federale. Ad agosto la Giorgi ha eliminato nella prestigiosa cornice dell’ Arthur Ashe Stadium la danese Wozniacki, ex n.1 mondiale e finalista agli US Open 2009, incantando i newyorkesi con il suo tennis coraggioso, ai limiti dell’incoscienza. Poi lo scorso febbraio l’esordio in maglia azzurra nella vittoriosa trasferta di Cleveland contro gli Stati Uniti: emozione zero, 6-2 6-1 a Madison Keys. In quell’occasione Mary Jo Fernandez, capitano della americane, disse: «Se giocasse sempre con questa consistenza e continuità sarebbe già nelle top ten». Complimenti da parte dello stesso Barazzutti: “Non ricordo un debutto del genere di una nostra tennista”. Quindi a marzo l’exploit a Indian Wells, dove ha messo ko un’incredula Maria Sharapova. Segnali di una crescita costante.

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Sinner in finale ad Anversa (Cocchi, Mastroluca, Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 24 ottobre 2021

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Sinner da record: centra la 5^ finale e può fare la storia (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Potete chiamarlo il Cannibale Rosso. Perché Jannik Sinner sembra proprio insaziabile. Sul veloce indoor di Anversa, il ventenne italiano ha letteralmente sbranato Lloyd Harris, numero 32 del mondo, conquistando la quinta finale del 2021. Meglio di lui, nella storia del nostro tennis, ha fatto solo Adriano Panatta nel 1973 raggiungendone 6, ma con un parziale di cinque sconfitte e una sola vittoria, nel torneo di Bournemouth. Jannik di finali ne ha 5 ma di tornei quest’anno ne ha vinti già 3 e dovesse battere Diego Schwartzman nella sfida per il titolo di questo pomeriggio, diventerebbe il primo italiano a vincere quattro tornei in una sola stagione sorpassando Barazzuttl, Bertolucci e Fognini, a quota 3. Harris sarebbe dovuto essere un rivale pericoloso per l’ottima seconda parte di stagione (ha raggiunto i quarti di finale dello Us Open), per il servizio potente, la solidità e le 15 vittorie negli ultimi 21 match disputati. Peccato che lo Jannik Sinner di queste ultime settimane ha alzato il livello tecnico, tattico e mentale tanto da mettere in campo, contro il sudafricano, un match che non è esagerato definire perfetto. Ieri Sinner era in stato di grazia, veloce, concentrato, tatticamente impeccabile e capace di esprimere forse il miglior tennis della stagione. Non ha mai perso il servizio e ha mostrato una leggerissima flessione, ovvero tre palle break concesse, quando era già abbondantemente in vantaggio di un set e di un doppio break. Il veloce indoor è proprio il suo pane, lo ha dimostrato a Sofia e anche qui: «Dove sono nato io d’inverno fa cinque metri di neve, quindi l’unica possibilità di giocare a tennis era al chiuso. E poi indoor ci sei solo tu e la palla, niente vento, niente sole, nulla. Nel bene e nel male ci sei solo tu e il tuo gioco. Mi piace giocare qui, mi piace il pubblico e le condizioni sono molto simili a quelle di Sofia, dove ho vinto due volte». La cultura del lavoro di Sinner è un pallino di coach Piatti, e a Jannik non dispiace: «Io penso al tennis tutto il giorno, con Riccardo lavoriamo tanto e lavoriamo sempre, a tutti i livelli, anche mentale. Ora cl stiamo concentrando su un aspetto che però non voglio rivelare. Io e lui non siamo mai soddisfatti!». […] Sinner a Torino ci pensa, ma non è un’ossessione, o almeno questo è ciò che continua a ripetere: «Certo che mi piacerebbe andare alle Finals – ha detto dopo la partita -, ma la strada è ancora lunga e la concorrenza è forte. Dovrò fare molto bene a Vienna e Parigi Bercy, ma non dipende da me, nel torneo ci sono anche gli altri…».

Sinner d’autorità: «Mi sento felice» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner non è Paganini. Lui il bis lo concede. Ad Anversa, dopo aver dominato il francese Rinderknech, gioca ancora meglio contro il sudafricano Lloyd Harris e d’autorità centra la settima finale nel circuito maggiore. Alle 16.30 sfiderà Schwartzman che ha dominato Jenson Brooksby, uno dei giovani già qualificati per le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals. Con il 6-2 6-2 al numero 32 del mondo, l’altoatesino ha allungato a 14 la serie di set vinti di fila nei tornei al coperto. E portato a 14 successi su 16 incontri il suo bilancio recente indoor. Non c’è dubbio che siano le sue condizioni ideali, perché a Sesto Pusteria fin da bambino è abituato a giocare al coperto. Ma c’è anche un’altra ragione per cui al coperto si esprime con una sicurezza in grado di togliere fiato agli avversari. Per il suo modo di stare in campo, il suo riferimento principale è la palla. Si muove in modo da colpirla quanto più possibile alla stessa altezza dopo il rimbalzo. La sua visione dello spazio non dipende dalla posizione rispetto alle righe. Se si azzerano i fattori esterni che possono incidere sulla traiettoria, il suo tennis ne guadagna. «Sono felice di essere in finale e di aver battuto un ottimo giocatore – ha detto dopo il match -. Mi piace giocare qui, le condizioni sono perfette per me. Sono comunque contento del mio torneo, in qualunque modo vada a finire». Sotto gli occhi di un orgoglioso Riccardo Piatti, Sinner ha messo in mostra tutto il repertorio. L’altoatesino è una macchina da tennis, capace fin dal primo game di togliere riferimenti al suo avversario. Harris non è mai riuscito a prendere l’iniziativa, costretto solo a rincorrere e inseguire, a reagire e mai a proporre. L’azzurro gli ha tolto il controllo già dalla risposta, la vera chiave delle due ultime vittorie. E chissà se è a questo che si riferiva quando ha detto di aver lavorato tanto con il coach Piatti su un aspetto senza però svelare quale. L’efficacia di questo colpo sta nella funzione che Sinner gli assegna, concettualmente la stessa con cui lo giocano i Djokovic o i Medvedev. Ovvero mettere l’avversario in una posizione scomoda e ottenere una palla più facile da spingere con il colpo successivo. La strategia ha funzionato in pieno. […]

Sinner vola alto (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Jannik Sinner in finale ad Anversa, dopo una grande dimostrazione di forza e freschezza. Torneo che ama e che due anni fa lo aveva già visto in semifinale, la prima a livello di vertice. Ritmo impressionante, fin dai primi quindici, per far capire al rivale di turno, il sudafricano Lloyd Harris, che per contrastarlo avrebbe dovuto compiere miracoli balistici. Un ritmo, come dicevamo, tenuto con scioltezza fino al termine della prima frazione, chiusa in 39 minuti sul 6-2 e con due break. Harris ha provato ad arginare l’azzurro con il servizio ma anche in questo modo ha quasi sempre incontrato le sue ottime risposte che gli hanno impedito di dettare le cadenze degli scambi. Sinner anche ieri è apparso sicuro e solo a punteggio acquisito si è buttato alla ricerca di alcune nuove soluzioni cui si sta allenando, a volte a segno a volte no, ma da leggere positivamente in ottica futura. L’inizio della seconda frazione ha riproposto Jannik al massimo della concentrazione e sontuoso con il rovescio bimane. Altro break in suo favore per mettere ulteriori ansie al sudafricano, e, dopo poco, Sinner è volato sul 4-1 e servizio, in una sorta di assolo che ha portato al 6-2 6-2 finale: «Sono felice di essere in finale. Lui un grande giocatore, con una stagione importante alle spalle. Mi piace giocare indoor, in queste condizioni, e qui. Sono simili a quelle di Sofia, dove mi trovo a mio agio. Giusto il timing sulla palla. La strada per Torino è ancora lunga, dovrò giocare bene a Vienna e Bercy e vedermela con una concorrenza agguerrita».

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È una Giorgi da applausi (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 22 ottobre 2021

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E’ una Giorgi da applausi (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Sotto il sole delle Canarie, nel WTA 250 di Tenerife, la seconda sfida di tabellone con protagonista Camila Giorgi, n°4 del seeding, è stata a dir poco perfetta. Opposta alla montenegrina Kovinic, n°74 WTA, l’azzurra ha dominato la scena in lungo e in largo commettendo pochi errori e mettendo a segno molti vincenti, in versione Montreal, il 1000 che ha vinto in estate. È volata senza affanni fino al 6-1 3-0, poi ha subito due game consecutivi ed è ripartita di slancio portandosi a servire per il match sul 5-2. Ha chiuso e ora attende la vincente di Minnen – Rus. A segno ieri anche la cinese Zheng e la rumena Begu. Prende il via domani con il tabellone di qualificazione da 24 giocatrici il WTA di Courmayeur,”Cassina Trophy”, presso il Forum Sport Centre della località valdostana. Tra le protagoniste del draw preliminare anche le azzurre Bianca Turati, Jessica Pieri e la giovanissima Lisa Pigato, classe 2003, che la scorsa primavera ha ben figurato contro Serena Williams a Parma. In main draw non mancano le stelle, in particolare le due top ten WTA Ons Jabeur (Tun) e Maria Sakkarl (Gre). Di spicco anche le presenze azzurre. Su tutte la n° 36 del mondo Camila Giorgi e la toscana Jasmine Paolini, fresca di best ranking (54) grazie alla sua prima vittoria nel 250 di Portorose, e al 3° turno raggiunto nel 1000 californiano. […] Oggi, attorno alle 17, torna in gara ad Anversa Jannik Sinner, opposto al francese Kinderknech, giocatore pericoloso per i fondamentali da veloce di cui dispone, in particolare servizio e diritto. In palio la semifinale. Ieri sono saliti nei quarti Harris, che ha fermato Struff in due set e Fucsovics, che ha sconfitto in rimonta Roberto Bautista Agut, un po’ in disarmo in  questa ultima parte di stagione.

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Djokovic, Melbourne in forse? (Pierelli, Bertellino, Rossi, Martucci). Giorgi vince a nervi tesi (Mastroluca)

La rassegna stampa di mercoledì 20 ottobre 2021

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Djokovic, sì a Torino, Australia in forse «E’ ingiusto dirvi se sono vaccinato» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

 Il re ha parlato e ha fatto chiarezza. Sul suo futuro che, a cascata, coinvolge anche altri colleghi. Come per esempio il nostro Jannik Sinner che – era prevedibile, adesso è ufficiale – non potrà beneficiare dell’assenza del campione serbo nella corsa alle Atp Finals di Torino (14-21 novembre), dove è già qualificato invece Matteo Berrettini. Il 2021 del numero 1 del mondo, dunque, non si concluderà con la sconfitta più cocente della carriera. Le lacrime di New York, in premiazione a fianco di quel Daniil Medvedev che allo Us Open gli ha impedito di realizzare il Grande Slam che non si verificava dal 1969 (Rod Laver), non saranno l’ultima sua immagine di questo anno comunque strepitoso, in cui ha conquistato tre Major, raggiungendo a quota 20 Roger Federer e Rafa Nadal. Djokovic, parlando con il quotidiano serbo Blic, è stato chiaro sul suo finale di stagione: «Giocherò Parigi-Bercy, le Atp Finals di Torino e la coppa Davis. Ho appena ripreso in mano la racchetta, starò ancora a Belgrado questa settimana, poi lascerò la Serbia per dedicarmi più intensamente agli allenamenti». Non altrettanto chiaro, invece, il programma per l’anno prossimo. Lui è il Signore di Melbourne dall’alto dei suoi nove titoli (record), ma l’Australlan Open quest’anno rischia di non vedere l’uomo che più di ogni altro ha lasciato il segno nel down-under. I suoi dubbi sono legati alla vaccinazione contro il Covid e alla politica molto stringente del governo australiano per prevenire i contagi. Lo Stato del Victoria al momento ha reso obbligatoria la vaccinazione per tutti gli atleti australiani e non è ancora chiaro se gli sportivi stranieri dovranno presentare il “green pass” oppure no. «Non so se sarò a Melbourne. Al momento la situazione non è affatto favorevole. Stante così le cose, penso che saranno in tanti a pensarci bene prima di decidere se andare o meno agli Australian Open. Io vorrei esserci, è lo Slam in cui ho ottenuto più successi, amo questo sport e sono motivato. Sto monitorando la situazione assieme al mio manager. Se ho capito bene, Tennis Australia prenderà una decisione tra un paio di settimane. Nella scorsa edizione ci sono state tante restrizioni e stanno cercando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non. Vedremo cosa succederà». Nole ha anche affrontato un altro tema scottante, quello del vaccini. Non ha rivelato se si e sottoposto all’inoculazione oppure no. E poi si è sfogato. «Non ho intenzione di rendere pubblica una questione così privata come quella della mia vaccinazione. Credo che non sia neanche giusto chiederlo, è una domanda inappropriata, non solo a me, ma a chiunque. Poi qualunque sia la mia risposta, la gente ne farebbe l’uso che vuole: da parte dei media ci sono troppe speculazioni su di me che mi danno fastidio. Non solo nello sport, ma in generale. E io non voglio essere coinvolto in questa sorta di guerra dei vaccini. Siamo arrivati a discriminare le persone, se decidono in autonomia in un senso o nell’altro». 

Djokovic: «Australia? Dipende dalle condizioni» (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Novak Djokovic non vuole alimentare polemiche circa la questione vaccini ma intanto lo fa non svelando l’arcano. Vaccinato o meno? Al quotidiano serbo “Blic” ha detto di non avere ancora deciso se partecipare o meno al prossimi Australian Open: «Se ho capito bene, il governo e Tennis Australia prenderanno le decisioni definitive tra due settimane. Quest’anno ci sono state tante restrizioni e so che Tennis Australia sta tentando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non – ha precisato – per questo, non so ancora se giocherò in Australia. Ci sono troppe speculazioni da parte dei media. Per questo ultimamente non ho parlato molto, perché ognuno poi fa delle interpretazioni legate a ciò che avevo detto un anno fa. Non solo nello sport, ma in generale, sono molto deluso della discordia che si è creata tra vaccinati e non vaccinati. Trovo sia orribile discriminare qualcuno per il fatto che voglia vaccinarsi o meno». Ha poi svelato i suoi piani di fine stagione: «Starò ancora a Belgrado per qualche settimana, poi mi concentrerò sugli allenamenti in vista di Parigi Bercy, delle Finals e della Coppa Davis».

Nole, il vaccino non vale uno Slam: “Non so se andrò a Melbourne” (Paolo Rossi, La Repubblica)

Lui apre le acque. O fa da spartiacque. Quando parla Novak Djokovic non si rimane mai indifferenti. Con lui non esiste il grigio: è nero, o è bianco. L’ultimo caso riguarda gli Australian Open 2022: saranno ammessi solo i vaccinati e lui, che sul tema ha avuto posizioni a dir poco controverse, ha già fatto sapere che se queste sono le condizioni non andrà a difendere il titolo. Era in silenzio da New York. Bisognoso di sbollire, decantare, digerire la sconfitta più amara della sua carriera. Sacrosanto. Intanto, ci si chiedeva che programmi avesse. L’altro ieri ha ripreso la racchetta, e ha preso la parola. In un’intervista al quotidiano serbo Blic ha detto che giocherà Bercy, le Atp Finals a Torino e la Coppa Davis. E ha anche scavallato l’anno. «Per il 2022 i miei obiettivi rimangono i tornei del Grande Slam e le competizioni con la Serbia. Sono questi gli eventi che mi interessano di più». Fin qui tutto prevedibile, poi il contropiede. «Non so se giocherò gli Australian Open, il mio manager è in contatto con Melbourne. Vediamo cosa decidono come protocolli di sicurezza». Il Covid. Il problema che fa impazzire il n. 1 del tennis mondiale. «Vengono fatte speculazioni su cose che ho detto oltre un anno fa. Mi sembra che stiamo discriminando, troppa divisione tra vaccinati e non. E non si può, solo perché qualcuno decide in un senso o nell’altro. Sono deluso dalla società, dal modo in cui si parla della pandemia. E circolano parecchie notizie che poi non sono vere». Vi starete chiedendo: Djokovic è vaccinato? Guai a domandarglielo. «È una questione privata, secondo la legge si può perseguire chi pone la questione. Se uno risponde “Non l’ho ancora fatto, non so, ci sto pensando”, i media ne abusano». Gli Australian Open lo porranno comunque di fronte a un bivio. Se parteciperà senza quarantena vorrà dire che è vaccinato. Se sarà concessa una deroga, i non vaccinati dovranno fare comunque la quarantena e dunque la loro condizione sarà palese. Se sceglierà di non andare lascerà dubbi e polemiche.

Nole no vax, l’Australia non lo vuole (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Controcorrente o rivoluzionario, viziato o testardo, cattivo maestro o paladino della libertà, coerente o irresponsabile? Camminando come un equilibrista sul filo sospeso nel vuoto delle misure anti-Covid, Novak Djokovic si candida agli aggettivi più disparati appena dichiara ai media della sua Serbia: «Per come stanno oggi le cose non so ancora se andrò a Melbourne». È un attacco diretto al governo australiano che, per bocca del premier dello stato del Victoria, Daniel Andrews, ha dichiarato: «Non credo che un tennista non vaccinato otterrà un visto per entrare nel paese, e se lo ottenesse probabilmente dovrebbe essere messo in quarantena per almeno due settimane». È un doppio segnale che il numero del tennis, a voce alta, lancia al mondo: con una reazione tanto dura e perentoria vuole dimostrare di aver assorbito la batosta degli Us Open, e nello stesso tempo apre la strada a un compromesso da definire dietro le quinte da qui a due settimane. «Il mio manager, che è in contatto con la Tennis Australia, mi dice che stanno cercando di migliorare le condizioni per tutti, vaccinati e no». Perché Nole l’imposizione del vaccino proprio non l’accetta e la quarantena nemmeno, l’ha sperimentata: «Dopo la quarantena è più facile infortunarsi, ci sono tanti esempi che lo confermano». Sogna una scappatoia come agli Us Open, dov’è rimasto fuori dalla bolla che protegge tutti i colleghi. Ma insiste: «Non rivelerò se sono stato vaccinato o meno. È una questione privata e un’indagine inappropriata. La gente si spinge troppo oltre nel prendersi la libertà di fare domande e giudicare una persona. Se ne approfittano sia se rispondi sì o no, o forse o ci sto pensando». Del resto, se facciamo un passo indietro, il 20 aprile dell’anno scorso Djokovic lanciava la crociata no-vax: «Personalmente sono contrario alla vaccinazione e non vorrei essere costretto da qualcuno a prendere un vaccino per poter viaggiare per i tornei». Stroncato dai social, il 6 giugno s’è schierato nettamente contro la bolla degli US Open: «Dovremmo dormire in hotel vicini all’aeroporto ed essere testati due o tre volte alla settimana. Potremo essere accompagnati da una sola persona. È semplicemente impossibile, è un protocollo estremo». L’8 giugno insieme al fratello Djordje ha organizzato fra Belgrado e Zara il torneo di beneficenza Adria Tour, ha fatto baldoria in discoteca a torso nudo insieme a diversi colleghi e ha dovuto chiudere l’evento anzitempo, con le positività di 8 persone, fra cui Dimitrov, Coric e Troicki, lui stesso e la moglie Jelena.

Giorgi vince a nervi tesi. Sinner-Musetti, il derby (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Penso che una partita così Camila Giorgi non la giochi mai più. A Tenerife, nonostante un warning, un penalty point e due penalty game, la numero 1 italiana è riuscita a battere 7-6(4) 3-6 6-4 Aliona Bolsova, moldava naturalizzata spagnola che si è presentata in campo con i capelli tinti d’azzurro. Giorgi si innervosisce subito, riceve un’ammonizione dopo una discussione con papà Sergio, ma comunque vince il primo set. In controllo del secondo, sul 3-0, le chiamate del giudice di linea e di sedia, che si possono definire discutibili, fanno infuriare Camila. L’azzurra perde un punto come penalità per un’altra protesta poi, su un’altra palla data buona all’avversaria ma apparsa fuori, lancia la racchetta verso la rete rischiando di colpire un ballboy. Essendo la terza infrazione al regolamento, Giorgi perde il game. Cederà anche il set. Nel terzo, la scena si ripete sul 5-3 15-30. Il giudice di sedia non giudica fuori un colpo di Bolsova, che sembra decisamente out, Giorgi chiama il supervisor, ritarda la ripresa del gioco e per la seconda volta perde un game come forma di penalità Al prossimo turno affronterà la montenegrina Danka Kovinic. Ad Anversa, invece, c’è grande attesa per il derby tra Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Due anni fa i due giovani azzurri disputavano l’incontro più atteso delle prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia 2019. Il carrarino arrivò a un punto dal successo e dal main draw, ma alla fine vinse Sinner. Oggi si sfideranno per la prima volta in un torneo ATP.

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