Camila Giorgi: cambiare gioco o no?

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Camila Giorgi: cambiare gioco o no?

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TENNIS AL FEMMINILE – Con la finale di Katowice, Camila Giorgi ha raggiunto il miglior ranking in carriera: numero 54. Quando scende in campo, il suo tennis estremo non manca mai di suscitare discussioni. Deve cambiare modo di giocare o no?

Sono passati già diversi anni dalla prima volta in cui ho visto giocare Camila Giorgi. Era la fine del 2009: si trattava della finale di un torneo da 50.000 dollari a Toronto: il torneo era ripreso da una semplice webcam fissa. In seguito l’ho rivista solo sporadicamente (in qualche ITF americano coperto da streaming), di certo non con l’assiduità di alcuni appassionati. Tanto è vero che conoscevo abbastanza poco Camila prima del suo exploit di Wimbledon 2012, quando vinse sei partite di fila (tre di qualificazione e tre di tabellone principale) sconfiggendo fra le altre Pennetta e Petrova, prima di fermarsi solo al quarto turno contro Agnieszka Radwanska.

Da allora l’ho seguita con più frequenza, anche se va detto che Giorgi non ha giocato moltissimo, avendo più volte dovuto fermarsi per problemi fisici. Se all’inizio averla vista poche volte a distanza di molti mesi non mi ha aiutato a conoscerla a fondo, mi ha forse consentito di individuare più facilmente i suoi cambiamenti.

 

Lo dico perché non credo che negli anni sia rimasta sempre la stessa giocatrice; secondo me con il tempo ha arricchito gli schemi di gioco, lavorando sulla costruzione dello scambio e non più sulla pura velocità di palla come faceva da giovanissima. Adesso varia molto di più le geometrie utilizzando (sia di dritto che di rovescio) colpi incrociati, lungolinea e anche inside-out, mentre agli inizi a me sembrava fosse più ripetitiva e meno completa.
È migliorata nelle esecuzioni in avanzamento e oggi cerca di frequente la rete; in più nella presa di posizione fa sempre il passo avanti tra il primo colpo di volo e quelli successivi, cosa che invece continua a mancare anche a tenniste che sono ai vertici del ranking.

Malgrado questo, leggo molte opinioni che la descrivono come una giocatrice scriteriata, una sorta di colpitrice folle che dovrebbe fare tabula rasa del suo modo di stare in campo per ricostruire da zero un tennis più razionale. Ma è vero?

Anticipo subito che per me si tratta di esagerazioni, e che tutto sommato il gioco di Camila è anche più sensato di quanto potrebbe sembrare a prima vista.
Lo dico perché non credo esista un tipo di tennis ideale, un unico modello da perseguire: al contrario, penso che ognuno dovrebbe cercare il gioco più consono alle proprie caratteristiche. E il tennis di Camila è abbastanza anomalo e particolare anche perché lei dispone di doti fisico-tecniche altrettanto anomale e particolari.
Ad esempio a me non viene in mente un’altra giocatrice reattiva e guizzante quanto lei: quando è in campo sembra quasi avere un metabolismo accelerato, più veloce di quello di tutte le sue avversarie.

Di queste specificità penso si dovrebbe tener conto quando si valutano le sue scelte. Prima di provare ad analizzare la situazione partendo da qualche dato statistico, mi sento di esprimere anch’io una critica su una questione che non credo possa emergere attraverso i numeri. A mio avviso dovrebbe rivedere la tendenza a spingere al massimo quando si ritrova con il campo aperto per chiudere uno scambio quasi certamente vinto.

Il suo è un tipo di gioco che destabilizza l’avversaria, per cui spesso le capita di avere a disposizione grandi porzioni di campo sguarnito; ecco, forse in questi casi sarebbe sufficiente collocare la palla con un semplice appoggio, senza correre troppi rischi. Questa propensione ad esagerare in situazioni di assoluto dominio (incorrendo poi in gratuiti) a mio avviso le è costata la partita contro Alizè Cornet ai recenti Australian Open.
Ma rispetto alle scelte tattiche è un aspetto marginale. Comincerei invece a ragionare sui fondamentali di gioco, che incidono profondamente sulla costruzione del punto.

– Servizio
Giorgi è in grado di servire vicino ai 190 Km/h. E’ chiaro che se si riesce a mettere in campo una prima a quelle velocità è molto probabile ottenere il punto: se non direttamente, quantomeno nello sviluppo dello scambio.
Ma cosa fare sulla seconda? Spingere quasi allo stesso modo per provare a non stravolgere troppo il proprio copione tattico, oppure prediligere una opzione più prudente per non commettere tanti doppi falli?
Visto che Camila è spesso accusata di commetterne troppi, credo che la questione vada approfondita. Nel tennis femminile, in caso di seconda palla, molte volte la risposta diventa un colpo più aggressivo della battuta stessa, e quindi è fondamentale la scelta al servizio.

E, come sempre, anche nella stagione 2014 in pochissime sono riuscite a raggiungere la soglia del 50% di punti vinti sulla propria seconda palla. Per la precisione, con i dati fino al 4 aprile 2014, si tratta di solo quattro giocatrici. In ordine crescente: Alison Van Uytvank (50% di punti vinti sulla seconda), Kurumi Nara (50,2%), Serena Williams (51,8) e infine, prima assoluta del circuito WTA, Camila Giorgi (53%).

Numeri Camila Giorgi
Di fronte a questi dati, direi che diventa abbastanza problematico sostenere che Camila sbagli nella gestione della seconda di servizio. Proprio questo alto rendimento sulla seconda potrebbe indurla a modificare alcune scelte sulla prima di servizio: forse potrebbe addirittura rischiare di più (e non lo dico per paradosso o provocazione), cercando più spesso l’ace invece di una prima incisiva ma controllata.

Sappiamo ad esempio che dispone di una botta centrale che grazie alla grande velocità si trasforma quasi sempre in punto; nel match di domenica contro Cornet a Katowice a mio avviso avrebbe potuto tentarla più spesso.
Considerato il servizio che possiede, penso avrebbe la possibilità di entrare nelle prime dieci in classifica anche per quanto riguarda i punti vinti sulla prima, classifica in cui oggi non compare.

– Risposta
Per quando riguarda la risposta, credo che si debba tenere conto che Giorgi non ha una grande esperienza nel circuito e quindi mediamente conosce poco le sue avversarie; forse in qualche caso avanzare la posizione di risposta progressivamente nel corso del match potrebbe consentirle di prendere la misura del servizio da fronteggiare. Ma non è detto che una scelta del genere sia di sicuro produttiva.
Mi spiego: nel tennis femminile in risposta è fondamentale non lasciare troppo spazio all’avversaria; e sulla seconda di servizio è quasi obbligatorio essere aggressive. Rinunciarci in nome di una maggiore quantità di palle tenute in campo potrebbe non risultare vantaggioso nell’equilibrio complessivo del confronto.
Questo tenendo conto non solo degli aspetti tecnici, ma anche di quelli psicologici. Infatti se da un lato arretrando si può ridurre il numero dei propri errori, dall’altro questa mossa potrebbe però rendere più tranquilla l’avversaria, facendola di conseguenza servire meglio.

– Palleggio da fondo
Giorgi tira forte, molto forte: notazione banale, evidente ed incontrovertibile. Però la velocità di palla in sé non è tutto. A mio avviso Camila è in grado di essere particolarmente incisiva anche perché gioca con un anticipo esasperato, togliendo ulteriore tempo alle avversarie. Per questo c’è chi cita Agassi; chi Monica Seles, che rispetto alle sue contemporanee aveva fatto non uno, ma due passi avanti nella posizione di gioco, rivoluzionando così il tennis dell’epoca.
Oppure si potrebbe ricordare la Li di qualche anno fa (prima del cambio di allenatore) che faceva concorrenza a Kim Clijsters in quanto a palleggio vorticoso attaccata alla linea di fondo. L’estrema incisività del palleggio di Giorgi è quindi la somma di due componenti: anticipo e velocità di palla. E una è conseguenza dell’altro: la velocità di palla si ottiene anche appoggiandosi sui colpi altrui, e prima si intercetta la palla, maggiore è la velocità che si riceve e quindi si restituisce. Anche per questo Camila riesce a tirare fortissimo, pur senza avere la potenza fisica di Serena o le lunghe leve di Sharapova o Ivanovic.

Però giocare cosi aggressivamente comporta alcune conseguenze. Intanto significa prendersi rischi costanti anche su palle che se affrontate un paio di metri più indietro sarebbero meno difficili. E poi significa dover accettare di colpire senza permettersi di scegliere tra dritto e rovescio quando la palla arriva in zona centrale. E infatti, se ci avete fatto caso, direi che nessuna tennista gioca così tanti rovesci anomali quanto Camila.

Questo è diretta conseguenza della sua posizione estremamente avanzata. Quasi tutti i giocatori si prendono il tempo per fare un passo laterale e utilizzare preferibilmente il dritto; ma non Giorgi che, aggredendo il più possibile la palla, in diverse occasioni si ritrova a dover colpire di rovescio anche dal centro. E quindi se da lì vuole mandare la palla verso la sua sinistra è obbligata all’inside-out. Colpo che del resto esegue con estrema naturalezza.
Anche in questo caso: arretrare di qualche centimetro o no?

La storia degli ultimi anni di Slam femminili ci ha detto che hanno sempre fatto più strada le interpreti aggressive rispetto a quelle che si basano su un gioco più prudente e sul basso numero di gratuiti.
“Mettendo la testa a posto” e normalizzando il suo tennis, quasi certamente Camila taglierebbe i picchi più bassi ma anche quelli più alti di rendimento; questo potrebbe ridurre le giornate-no e quindi alcune sconfitte con giocatrici di bassa classifica; ma poi temo si perderebbe anche la possibilità di puntare davvero in alto. Non per niente Giorgi ha un ottimo record con le giocatrici di alta classifica. Ne varrebbe la pena? E’ una scelta che probabilmente dipende dalla grandezza delle sue ambizioni.
In chiusura vorrei affrontare due ultimi aspetti.

Il primo è il controllo della velocità di palla. C’è chi dice: perché tirare sempre a tutta? Qualche volta potrebbe provare a gestire di più il palleggio. A Katowice a volte lo ha fatto contro Roberta Vinci. Però Roberta è un’avversaria particolare, perché si sa che dalla parte del rovescio ben difficilmente cercherà di aggredire, e perciò giocandole su quel lato conta soprattutto evitare di sbagliare. Ma contro altre giocatrici se si offre una palla troppo tenera sono dolori. Occorre quindi ridurre solo parzialmente la velocità di palla, diciamo a tre quarti.
Ma questa operazione è tutt’altro che semplice perché significa aggiustare la chiusura del colpo in funzione della minore spinta.
Insomma, non è detto che cambiando la normale meccanica di esecuzione si limitino gli errori. Ad esempio questo è un problema che hanno anche giocatrici di vertice come Li Na (che se smette di spingere con il dritto tende a perderne il controllo) o come Kvitova (che quando non è in forma se gioca in trattenuta si ritrova addirittura a colpire troppo piano).
In questo secondo me Camila assomiglia abbastanza a Li Na, con conseguenti errori sul dritto. E’ evidente quindi che se la percentuale di errori non cala davvero, tanto vale colpire cercando il punto.

L’ultimo aspetto che vorrei affrontare è la capacità difensiva. Ne sento parlare poco, mentre secondo me in questo potrebbe avere interessanti margini di miglioramento. Lo dico perché Camila ha un’eccellente mobilità, e quindi dispone della dote più importante per diventare una ottima giocatrice in difesa. Però si può essere anche velocissime di gambe, ma quando è l’avversaria che comanda, in alcune situazioni rimandare colpi tesi e veloci diventa un autogol, visto che in questo modo ci si nega la possibilità di ritornare nella giusta posizione per coprire il campo.
Se è l’avversaria ad avere in mano il gioco, penso bisognerebbe cercare soluzioni per non assecondarla, altrimenti si finisce solo per correre sempre di più, e l’unica possibilità di vincere lo scambio è sperare nel gratuito altrui, perché tatticamente il punto è perso.
Non so se al momento le mancano tecnicamente i colpi di contenimento, o se si tratta solo della difficoltà di valutare quando utilizzarli, ma resta il fatto che non si vedono praticamente mai.
Lavorare su questa area di gioco non credo comporterebbe grandi trasformazioni tattiche, ma probabilmente le consentirebbe di aumentare la possibilità di vincere alcuni scambi. Se lo fa Serena Williams, credo che anche Camila nelle situazioni più difficili potrebbe accettare di rifugiarsi in qualche lob difensivo o in qualche back in allungo.

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Grande Slam 2021, la classifica femminile

Chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei quattro tornei più importanti dell’anno? Un bilancio di fine stagione più una analisi sugli Slam di Serena Williams in occasione dei suoi 40 anni

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Barbora Krejcikova - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Da alcuni anni propongo una classifica particolare, basata esclusivamente sui quattro tornei più importanti della stagione: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open. Ho deciso di farlo perché, ancora più che in passato, nel tennis contemporaneo gli Slam si stagliano nella considerazione di tutti come qualcosa di superiore, a sé stante, ed è su questi palcoscenici che si costruiscono le grandi carriere.

Tanto è vero che oggi, quasi in automatico, per misurare il valore di una tennista gli appassionati cominciano sempre valutando cosa ha saputo fare negli Slam: vittorie, finali, continuità nei “piazzamenti”, sono il riferimento che alla fine determina la categoria di chi viene analizzata.

Ma sappiamo che non è sempre stato così. In altre epoche i più forti tennisti, per esempio, hanno rinunciato a giocare l’Australian Open perché la trasferta presentava disagi logistici e il montepremi non era sufficientemente appetibile.

 

Ma ci sono state altre rinunce che oggi ci appaiono inconcepibili. Prendiamo il caso di Chris Evert, che negli anni ‘70 era di gran lunga la più forte giocatrice sulla terra rossa. Evert ha saltato alcuni Roland Garros perché impegnata in altri eventi organizzati negli USA. Parliamo di una giocatrice capace di vincere 125 partite consecutive sulla terra, dall’agosto 1973 al maggio 1979. Nemmeno Nadal è mai riuscito a dominare così tanto. Eppure Chris non ha disputato i Roland Garros del 1976, 1977, 1978, oltre che i sei Australian Open dal 1975 al 1980. Detto tra parentesi: quando si fanno i calcoli degli Slam vinti da Serena Williams o da Steffi Graf, spesso si dimentica quanto avrebbero potuto vincere tenniste come Evert o Navratilova se le priorità della loro epoca fossero state simili a quelle odierne.

Oggi le cose sono cambiate: gli Slam sono il fulcro del calendario di ogni tennista di vertice. Per questo possiamo dire senza alcun dubbio che Serena Williams continua a giocare con l’unico scopo di provare a vincere nuovi Slam, mentre utilizza come impegni di preparazione gli altri tornei del circuito, o non li affronta proprio.

Ecco le ragioni di una classifica basata esclusivamente sui quattro Major. Il criterio adottato per costruire la classifica è sempre lo stesso, ed è molto semplice: la somma dei punti ottenuti in ogni Slam secondo i valori stabiliti da WTA. Questa è la ripartizione dei punti prevista:

2000 punti (vittoria)
1300 (finale)
780 (semifinale)
430 (quarti)
240 (4° turno)
130 (3° turno)
70 (2° turno)
10 punti (sconfitta al primo turno)

Veniamo dunque alla Classifica Slam del 2021. Classifica sino alla posizione numero 32, con in più le tre giocatrici che sono attualmente comprese fra le prime 20 del ranking WTA ufficiale, ma che sono rimate staccate nei Major:

Un piccolo chiarimento per evitare equivoci. In questa tabella nelle prime tre colonne ci sono diverse graduatorie. La prima a sinistra, in grassetto, indica la posizione nella nostra Classifica Slam. La seconda colonna corrisponde all’attuale ranking ufficiale WTA (stabilito il 4 ottobre 2021). La terza colonna denominata “Race” fa riferimento a tutti i punti raccolti dalle giocatrici nell’anno 2021. Tenendo presenti questi numeri, si possono sviluppare alcuni ragionamenti di un certo interesse.

a pagina 2: Il livellamento al vertice. Delusioni e sorprese

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US Open 2021: Sakkari, Sabalenka, Barty e Osaka

Terzo e ultimo articolo dedicato allo US Open 2021: il percorso delle semifinaliste Sakkari e Sabalenka e la speciale condizione nella attuale WTA di Barty e Osaka

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Naomi Osaka - 2021 US Open (Garrett Ellwood/USTA)

La vittoria di Emma Raducanu allo US Open ha rappresentato per l’attuale tennis femminile contemporaneamente una sorpresa e una conferma. Sembra una affermazione inconciliabile, un ossimoro, ma in realtà non lo è. Vediamo come mai.

Perché una sorpresa. Nessuno poteva immaginarsi che una qualificata, che mai aveva giocato a New York e che in tutta la carriera aveva disputato un solo Slam (l’ultimo Wimbledon, grazie a una wild card), potesse arrivare a vincere il titolo. Il successo di Raducanu, numero 150 del ranking, costituisce un risultato non solo imprevedibile, ma anche senza precedenti.

Ma la vittoria di Raducanu ha anche rappresentato una conferma, dato che il suo successo rimane nel solco tracciato dai risultati Slam più recenti. Nelle ultime stagioni, infatti, i Major si sono trasformati in un obiettivo quasi sempre riservato alle nuove generazioni. Ad eccezione di Simona Halep a Wimbledon 2019, il successo è sempre andato a tenniste al massimo di 25 anni, spesso anche molto più giovani. Le giocatrici esperte, al dunque, hanno dovuto cedere il passo.

 

Non solo. Nelle ultime finali Slam, fra le due contendenti ha sempre vinto la giocatrice più giovane. Senza risalire alle quattro sconfitte di Serena Williams post maternità, nel biennio 2020-2021 abbiamo avuto: in Australia il successo di Kenin su Muguruza e di Osaka su Brady; in Francia quello di Swiatek su Kenin e di Krejcikova su Pavlyuchenkova. A Wimbledon quello di Barty su Pliskova (nel 2020 non si era giocato). Infine a New York la vittoria di Osaka su Azarenka e poi di Raducanu su Fernandez. Insomma, che sia per pochi mesi o per molti anni, chi è nata dopo ha sempre prevalso.

Però l’anagrafe non ci dice tutto: a mio avviso sarebbe sbagliato considerare i nomi delle ultime vincitrici come equivalenti. Nel ventaglio delle ultime campionesse Slam, due giocatrici spiccano perché sono state capaci di partire alla vigilia del torneo con lo scomodo ruolo di favorite, e poi di aggiudicarsi effettivamente il titolo.

Credo non sia una differenza da poco, perché più passano le edizioni dei Major, più ci accorgiamo di quanto stia diventando difficile, in un contesto di notevole equilibrio come la attuale WTA, scendere in campo da favorite. Le avversarie si ritrovano con la mente più leggera e con meno da perdere, e spesso questo si traduce in un vantaggio decisivo. Le due protagoniste di questa difficile impresa sono Ashleigh Barty e Naomi Osaka. Ecco perché le ritroveremo nella parte conclusiva dell’articolo.

Dunque, per chiudere con l’analisi dello US Open, dopo il pezzo dedicato alla vincitrice Emma Raducanu, e quello dedicato alla finalista Leylah Fernandez, cominciamo ragionando sulle altre due semifinaliste, Aryna Sabalenka e Maria Sakkari.

a pagina 2: Aryna Sabalenka

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Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.

 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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