Più forte lo choc per la Coppa Italia che per l'ultima vicenda di Fognini

Editoriali del Direttore

Più forte lo choc per la Coppa Italia che per l’ultima vicenda di Fognini

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TENNIS EDITORIALI – “Io sto con Raciti”. Altro che “a carogna”! I felici ritorni al successo di Francesca Schiavone, Sara Errani, Simone Bolelli. I timori su Gianluigi Quinzi. Stasera (ore 21) a Report, su Rai 3, un’inchiesta dal titolo “Malagò e l’impero del Coni” sul CONI, la formazione sportiva…e si parlerà anche di FIT e di Supertennis. 

 

– Meno male che mi piace di più il tennis e di quello prevalentemente mi occupo. Mi ha choccato più quanto accaduto a Roma per la finale di Coppa Italia che quanto accaduto a Monaco di Baviera a Fabio Fognini contro Martin Klizan, attore slovacco che Moliere avrebbe certamente ingaggiato per il suo “Malato immaginario”. Una performance da premio Oscar (se anzichè teatro avesse fatto cinema).

 

 

– Che vergogna. Per il Paese, più che per il calcio che sopporta gli ultras ed è con loro connivente da anni per vergognosi intrecci di interessi, business, malaffare, conenso foraggiato. Tutto mi aspettavo che potesse accadere, anche il peggio del peggio, fuorché Genny ‘a carogna’ che si sostituisce allo Stato per garantire la “disputa pacifica” di Napoli-Fiorentina.

 

– Beh, dirà qualcuno, ma lo Stato mica può occuparsi d’una partita di calcio! Eppure era presente in forze all’Olimpico, premier, questore, prefetto, presidente commissione parlamentare antimafia – ah ecco forse non è ancora stato nominato un presidente commissione parlamentare anti-camorra…e nemmeno quello anti-‘ndrangheta – presidente Coni, presidente FIGC (federazione italiana…genny carogna?)…, un bel po’ di ministri, senatori e deputati.

 

– Genny ‘a carogna, indossando orgogliosamente la t-shirt con su scritto “Speziale libero”, ha preteso prima informazioni dettagliate dai colleghi del povero Raciti (l’agente vittima di Speziale) sulla sparatoria avvenuta fuori dallo Stadio Olimpico tra romanisti e napoletani e sulle condizioni di salute di Ciro Esposito.

 

– Il resto lo sapete. E’ stato Genny a’ Carogna, un nomignolo che è tutto un programma e che impazza sui social networks raccogliendo frizzi e lazzi ma anche migliaia e migliaia di stupefacenti “mi piace”, a evitare la rivolta dei tifosi napoletani pronti altrimenti a scatenarsi chissà come. Dopo aver calmato i propri sudditi, si è erto a parlamentare. Prima con l’intimidito capitano azzurro Hamsik (rapinato di orologi e quant’altro a più riprese: guai a rifiutarsi), poi con i “capi” della Curva Fiesole (fiorentini) – ricevuti in sale dell’Olimpico dove di solito avviene tutt’altro genere di riunioni e di personaggi – cui ha chiesto di non srotolare gli striscioni, di non sventolare le bandiere, di non fare il tifo per la Fiorentina. Invito poi disatteso da buona parte della tifoseria viola (quella più sana). Ragazzi, mi cadono le braccia. Povero nostro Paese. Come si fa ad avere fiducia? Tutti si scandalizzano per un paio di giorni, poi non cambia nulla. Non si vede, non si sente, non si parla. Perchè per cambiare le cose ci vogliono le palle. E non sono quelle da tennis.

 

– Se avessi soldi farei stampare t-shirt con su scritto: “Io sto con Raciti”. E le distribuirei negli stadi. Qualche società di calcio avrebbe certamente i soldi per farlo. Ma non lo farà. E nemmeno la FIGC.

 

– In questo contesto parlare di Fognini e della sua ennesima racchetta fracassata e partita buttata, proprio non mi va. La famiglia Fognini, i suoi tifosi (per fortuna assai diversi da quelli che abbiamo appena citato) mi chiede di lasciarlo in pace. E io ce lo lascio. Conosco alcuni ragazzi fortementi appassionati di tennis ma con pochi mezzi che farebbero carte false pur di avere una racchetta (integra) di Fognini. Se invece di rompere le prossime due o tre me le dà – lui o la sua famiglia – prometto che le regalo a loro e che Fabio riceverà altrettante lettere di ringraziamento.

 

– Non so che cosa farà Francesca Schiavone contro Sara Errani nel prossimo derby. Entrambe hanno ripreso a giocar meglio. Mi fa piacere per tutte e due, ovviamente, ma in particolare per Francesca che aveva subito una tale serie di batoste quest’anno che temevo possibile un suo prossimo ritiro. Aver battuto la Vesnina, e dopo oltre tre ore di lotta, la persuaderanno invece a continuare. Coraggio. Quanto a Sara …la separano soltanto 100 punti dal decimo posto della Cibulkova (già sconfitta a Madrid dalla Stosur). Coraggio anche a Sara (che ultimamente mi ha dato la sensazione di avercela con me…per via dei commenti non sempre benevoli che alcuni lettori di questo sito fanno su di lei. Che ci posso fare?)

 

– In settimana è stato annunciato l’aumento del montepremi di Wimbledon (cui faranno seguito analoghi aumenti di tutti gli altri Slam). Il 10 per cento. Chi vince più di 2 milioni, chi perde al primo turno circa 46.000 dollari, quanto il montepremi di un challenger (che distribuisce punti Atp in proporzione). Il tennis non è mai stato uno sport troppo democratico. Ora forse esagera. I primi 10 vivono da nababbi, anzi da emiri. Fuori dai primi 150 si è affamati di punti impossibili da conquistare e si fa…la fame. Rispetto a 10.000 calciatori che vivono di pallone, 150 che vivono di tennis sono davvero troppo pochi.

 

– Per la prima volta (e spero che sia anche per l’ultima visto che sono, con Rino Tommasi, il più anziano collaboratore di questo sito e quasi tutti sono per loro fortuna giovanissimi) è morto uno dei collaboratori di Ubitennis, Tino Cianciotti. Aveva cominciato a collaborare nel gennaio 2010. Ultimamente aveva avuto problemi personali che lo avevano un po’ allontanato. Ma ne ho un grande ricordo. Di collaboratori ne ho, e ne ho avuti tanti qui a Ubitennis. Tanti hanno imboccato, prevedibilmente e inevitabilmente, altre strade. Un turn-over, per usare una brutta parola di gran moda, incessante. Ma con tutti, chi più e chi meno ho condiviso qualcosa, contatti, momenti, chiacchierate, trasferte, email, rimproveri e complimenti. Il mio più grande cruccio è che con tanti non ho trovato il tempo, il modo, di essere più vicino. E quanto è avvenuto adesso con Tino ha accresciuto il mio desiderio di approfondire i rapporti con quanti dedicano parte del loro tempo a Ubitennis, una creatura alla quale sono attaccato ormai più per i miei collaboratori che per me stesso per via della tanta stanchezza accumulata in tutti questi anni senza tregua e dell’impossibilità di regalarsi un break.

 

Bolelli che vince il secondo challenger di fila (a Tunisi stavolta) e rientra tra i top 200 piazzandosi a n.163 è certamente una miglior notizia di quella che vede invece Gianluigi Quinzi perdere 15 posti. Va detto che fino a pochi giorni fa non c’era un solo teenager fra i primi 250 del mondo -notizia da verificare, ma che mi è stata segnalata – e questo fatto la dice lunga sulla difficoltà e il lungo camino che un giovane oggi deve affrontare per emergere (e rendersi economicamente autosufficiente). Quinzi per fortuna è ben assistito economicamente sia dalla famiglia sia, mi risulta, dalla Federtennis che giustamente punta sui pochi elementi sui quali può puntare non essendo stata in grado – purtroppo – di produrne di propri. Non bisogna panicare se Quinzi non ha fatto ancora importanti balzi in avanti, il processo di maturazione fisica, mentale e tecnica, non si costruisce in una stagione. Però il discorso tecnico va affrontato seriamente per tempo. Ho letto di un coinvolgimento dell’ex coach di David Ferrer, Javier Piles. Sicuramente è un coach che dal proprio allievo, non dotatissimo inizialmente, ha tirato fuori il massimo. Spero che Piles – se sarà cofermata questa voce – non si sia nel frattempo troppo imborghesito. Certo la sua fame non sarà la stessa di quando cominciò con David.

 

Del polso di Novak Djokovic e delle preoccupazioni che un infortunio del genere comporta per un tennista è già stato scritto. E’ per solito un problema assai delicato. Mi auguro che per Nole, futuro sposo e futuro padre, non lo sia troppo. Intanto auguri e figli maschi. (boh perchè maschi non lo so, in verità. Si fa per dire…)

 

– Tomas Berdych è da tempo un top-ten ed ha colto troppi risultati importanti per essere considerato un tennista incostante. E’ vero però che troppo spesso perde partite che non ci aspetta che perda. Chi lo ha soprannominato Perdych ovviamente è stato ingeneroso ed ingiusto. Magari il tennis italiano avesse avuto un …perdente come lui in tutti questi anni, e non lo scrivo solo perchè ha vinto due coppe Davis ed ha fatto una finale a Wimbledon che nessun tennista italiano ha mai raggiunto nella nostra storia. Però è vero che con lui si ha sempre l’idea di un giocatore non completamente espresso, non al top del suo potenziale. Come per Fognini -fatte le debite proporzioni – bisogna secondo me concludere con la solita banalità: il tennis non è solo braccio, non è solo potenza e tecnica, ma è anche testa. E per testa si indica anche la capacità di stare concentrato al massimo per 250 giorni all’anno, di saper adottare un piano B se il piano A non funziona, di sapersi adattare alle condizioni avverse (non solo quelle atmosferiche), ad un avversario che ti ponga inattesi problemi etcetera etcetera. Fa parte, insomma, del repertorio di un campione avere tutto ciò.

 

– L’Italia giocherà la semifinale di Coppa Davis a Ginevra, stesso palasport nel quale Federer e Wawrinka hanno sconfitto i kazaki, rimontando da 1-2. Una sconfitta come quella kazaka, 3-2, sarebbe a mio avviso più che onorevole. Ma ipotizzabile?

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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