Madrid: Fognini perde ancora con Dolgopolov, Errani domina il derby

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Madrid: Fognini perde ancora con Dolgopolov, Errani domina il derby

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TENNIS ATP MADRID – Gran partita sul campo 3, alla fine vince il “guru”, ma ottima prestazione di Fognini. Il ligure però non rinuncia alle solite sceneggiate. Tra Errani e Schiavone non c’è storia: la numero 1 italiana domina in poco più di un’ora.

 

 

Dolgolopov b. [13] Fognini 75 46 63 (Roberto Salerno)

In una giornata dominata dal mistero Federer – cosa diavolo sta combinando lo svizzero? – e dal match che ha attirato folle di seguaci di un vecchio dottore viennese tra un lettone e un polacco, il nostro Fognini era chiamato, come sempre, a spiegare se in campo avesse trascinato il mite ragionier Fabio o il terribile mister Fogna. In verità l’avversario di oggi non si è mai troppo distinto per regolarità ed equilibrio e in genere i confronti tra due tipi così finiscono col far prevalere quello con maggior talento o – a volte – quello che perde dopo la testa.

I precedenti  non erano certo esaltanti: quattro volte i due si erano incrociati e Fognini, meno giovane di 18 mesi, non solo non aveva mai vinto, ma a parte il primo set giocato tra i due e conclusosi al tiebreak, l’ucraino non gli aveva neanche permesso di arrivare a 5 game. L’ultimo match tra i due, nemmeno due mesi fa, aveva avvilito al tal punto l’italiano da fargli borbottare qualcosa del tipo “questo qua gioca a casaccio”, in verità piuttosto ingeneroso.

Era dunque con qualche timore che ci si avvicinava al match.
L’inizio era promettente, dopo un paio di servizi agevoli Fognini giocava tre splendidi punti di fila sul servizio dell’ucraino – grandissimo un dritto lungolinea dalla parte sinistra del campo – e nonostante un primo recupero da 0/40, Dolgolopov era costretto a cedere alla quarta palla break grazie ad un buon passante di Fognini che confermava il break tenendo a zero il servizio.
Purtroppo era l’ottavo game quello che rivedeva la comparsa di mister Fogna. Nonostante tre palle game, l’italiano crollava alla seconda palla break per via di un rovescio tagliato controllato molto male e, purtroppo, accompagnato dalla solita palla scagliata in tribuna con conseguente fischi del pubblico e warnign di mister Lahyani. Sembrava una visita breve perché Fabio riusciva a rimanere nel match e portarsi sul 5 pari, ma una caratteristica di questo dannato problema è quello di riaffiorare proprio quando sembra superato. 56, 40/0, tutti pronti al tiebreak e cosa fa il nostro? Riesce a cedere 5 punti di fila, il game, il break e il set.

Ci sarebbe stato da restare basiti per il secondo set se non fosse che i due ci hanno abituati da tempo a vedere tutto e il contrario di tutto. Così prima Fognini lamenta un misterioso malanno che serve solo a far perdere la pazienza al fisioterapista, al supervisor e – sembra – anche a Dolgolopov; poi l’ucraino, chiaramente infastidito, gioca molto male i primi due turni di risposta e al terzo è scellerato nel non approfittare di un Fognini che sembra sul punto di abbandonare; quindi al settimo game Fabio torna improvvisamente in piena efficienza fisica e capace di riprendere un incredibile smash dell’ucraino ottiene il break. Infine, “saltano gli schemi” e dopo tre break di fila, con la partita che è una bagarre, anche se a tratti davvero bella, alla fine Fabio incamera il secondo set.

Il terzo si apre con un game splendido, in cui Fabio ha l’opportunità del break ma uno strepitoso Dolgo gioca un paio di punti pazzeschi – un dritto al volo, una palla corta e, per chiudere il game, tre accelerazioni di rovescio consecutive – e tiene il servizio. Nel quarto game Fognini è bravissimo a mantenere la calma – anche la sciocca minaccia “ci saranno seri problemi se perdo il game” tutto sommato è figlia del momento – dopo che Lahyani  non gli concede un punto che porta Dolgo a palla break e ad annullargliela con un gran servizio. Purtroppo però Dolgo è “on fire” e con un’accelerazione di dritto strappa il servizio all’italiano.
I due continuano a giocare uno splendido tennis, ma Fabio non riesce più a costruirsi opportunità sul servizio di Dolgopolov che chiude tenendo il servizio zero al primo match point con la solita accelerazione di rovescio. Nel finale Fognini persevera e dice a Lahyani: “Voglio parlarti ora. Non avere paura“.

Non ingannino i vari passaggi in cui si è sottolineata la solita incostanza dei due giocatori. Quella di oggi è stata una gran partita che avrebbe meritato molto di più di un semplice primo turno. Al di là di ogni considerazione, se ha vinto Dolgolopov – 5 a 0 adesso gli H2H – è perché oggi, tra i due talenti, quello ucraino è un filino migliore. A Roma chissà.

fognini dolgopolov stats

 

[10] S. Errani b. F. Schiavone 6-3 6-1 (Daniele Vallotto)

Tre finali Slam in due e un unico precedente, peraltro giocato proprio a Madrid e vinto dalla più esperta in tre set. Non ci si aspettava una vittoria della Leonessa milanese ma era sicuramente atteso qualche segnale di Schiavone davanti a chi ha preso il suo posto come leader delle tenniste italiane. Invece il derby di secondo turno si è giocato praticamente solo al primo set e c’è stata poca battaglia. Un break ad aprire e un break a chiudere. In mezzo sette turni in cui Errani non rischia mai di perdere il servizio e Schiavone che cerca una solidità che però sparisce al momento di servire per restare nel set. Schiavone fa vedere tutta la stoffa che ha e prova a spostare magistralmente la sua avversaria ma quando è chiamata a chiudere a rete palesa tutte le insicurezze di chi ha vissuto tempi migliori. Errani, invece, applica perfettamente il piano senza sbagliare se non sporadicamente. Su questo piano, quindi, non c’è partita. E lo dimostrano le statisitiche: Errani vince il 76% dei punti con la prima e il 100% con la seconda. Troppi.

Il secondo si apre con otto punti consecutivi di Sara che sembrano chiudere la partita. L’urlo di Francesca Schiavone sullo 0-40 sembra essere un urlo di resa e invece è segnale di riscossa. Ma è una riscossa troppo breve da sembrare quasi malinconica. Recupera un break, Schiavone, chiudendo a rete come ai bei tempi ma cede di nuovo il servizio quando sembrava che potesse tornare indietro nel tempo. Sara brekka di nuovo e non si volta più indietro. Se lo facesse, vedrebbe una Schiavone sempre più sfiduciata. La partita finisce 6-3 6-1 con la milanese che manda fuori un dritto neanche troppo complicato.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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Thiem completa la finale dei rovesci a una mano: fuori il campione Zverev

LONDRA – L’austriaco conferma il suo grande stato di forma e batte Sascha con pieno merito. Il titolo delle Finals sarà un affare tra ‘monomani’

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[5] D. Thiem b. [7] A. Zverev 7-5 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Basta un Thiem furbo e regolare a eliminare la versione di Zverev più adatta al migliore dei mental coach in circolazione. Furbo perché capisce che la risposta bloccata è il modo migliore per contrastare il servizio monstre (76% di prime) dell’avversario, nonché l’unico per far partire lo scambio, dove è superiore. Nonostante questo accorgimento tattico, per l’assegnazione del primo set è decisivo un orrendo dodicesimo gioco di Zverev, che al secondo set-point si suicida con un doppio fallo. Quando poi nel secondo set la prima di servizio scende oltre il livello che il tedesco si può permettere, Sascha ricorre al serve&volley, ma alcuni errori lo portano a concedere troppe palle break, che sovente gioca bene. Peccato che dopo rovini tutto, mostrando quasi una schizofrenia che lo porta a giocare bene i punti vitali, ma malissimo quelli immediatamente successivi.

 

Dominic non gioca una gran partita, almeno rispetto al livello siderale contro Federer e Djokovic – come nei primi due match, oggi è tornato a incitarlo dal box coach Massu, assente contro Berrettini per seguire i primi allenamenti della nazionale cilena – ma è bravo nel variare i colpi e nell’andare a rete con grande efficacia (9 punti su 13 al net). Zverev abbandona la difesa del titolo troppo mestamente per come aveva cominciato il torneo, sotto gli occhi tristi di Becker presente nel suo box. La finale con Tsitsipas è la più giusta per quanto visto finora, e sarà anche la prima da Federer-Blake del 2006 nella quale si affronteranno due giocatori con il rovescio a una mano.

Dominic Thiem e Alexander Zverev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

SUICIDIO SASCHA – Thiem sa che è arrivato fin qui col vento in poppa e che mai come quest’anno ha l’occasione di diventare Maestro, forte anche del 5-2 nei precedenti con Sascha. Impossibile non risentirne, così la partenza migliore è di Zverev, che ha a disposizione le prime palle break, una nel terzo e una nel quinto gioco. Principalmente per merito del tedesco, che ha un rendimento al servizio molto alto (del resto se non si attesta sopra almeno il 75% di prime bomba sa di avere poche chance). Dominic però ci mette poco a scrollarsi di dosso la pressione (è pur sempre un asburgico) e il match offre un buon livello di gioco. Zverev sembra mostrare una piccola crepa quando sul 5-4 Thiem serve sul 40-30 e s’imbatte in un doppio fallo, ma rimedia subito. I servizi portano il match fino al 6-5 per l’austriaco, quando il campione in carica dimostra la sua tenuta mentale non proprio rocciosa. Una stecca e due colpi fuori lo condannano al 15-40, salva il primo set-point ma il doppio fallo sul secondo è imperdonabile e delittuoso. Come definire altrimenti un set perso con l’84% di prime in campo? Il vincitore di Ginevra lo sa bene, ma l’unica soluzione che trova, già accomodatosi al box, è scaraventare a terra la racchetta.

DOMINATOR CHIUDE – Nel secondo set il livello del servizio del n.5 ATP cala parecchio, ma il fatto che reagisca adottando sovente il serve&volley è lodevole sia per coraggio che per esecuzione. Sul 3-2 Thiem, il ventiduenne di Amburgo ribadisce la sua distanza siderale dal teutonico di ghiaccio e la sua analogia – sul piano squisitamente mentale – con il compatriota Jurgen Klinsmann, capace di grandi cose e grosse ingenuità. Un tranquillo 40-15 diventa un game di 14 scambi, dove alla terza palla break la perdita del servizio è inevitabile. Come l’ex bomber dell’Inter (altra entità sportiva mentalmente analoga, non a caso definita ‘pazza’), gioca benissimo i primi due break-point, giustamente caricandosi, ma i punti a seguire torna a sbagliare l’impossibile. Thiem difetta in particolare col dritto (12 gratuiti nel secondo set), concede sul 4-2 due palle del contro break, ma le annulla confermando la sua prestazione di buona sostanza. Più che sufficiente per battere questo Zverev, che deve lavorare molto sulla testa. Non una novità, ma lo sarebbe un’altra stagione così grigia.

Alexander Zverev sconsolato – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Thiem giocherà la 25esima finale della sua carriera (settima in stagione), nella quale andrà a caccia del titolo numero 17. Quest’anno di finali ne ha perso soltanto una, quella quasi proibitiva contro Rafa a Parigi; a conferirgli ulteriormente i favori del pronostico ci sono i sei precedenti con Tsitsipas, nei quali è uscito vincitore quattro volte.

PRECEDENTI THIEM-TSITSIPAS (4-2)

  • 2018 Doha (Qatar) Hard QF Dominic Thiem 7-5 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Indian Wells (USA) Hard R64 Dominic Thiem 6-2 3-6 6-3
  • 2018 Barcelona (Spain) Clay QF Stefanos Tsitsipas 6-3 6-2
  • 2018 Roland Garros (France) Clay R64 Dominic Thiem 6-2 2-6 6-4 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Toronto (Canada) Hard R32 Stefanos Tsitsipas 6-3 7-6(6)
  • 20019 Beijing (China) Hard F Dominic Thiem 3-6 6-4 6-1

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