Fognini, che delusione (Martucci), Francesca incanta. Roma come Parigi (Clerici), Ivanovic, la grande bellezza "Sono troppo passionale" (Semeraro), Harakiri Fognìni (Palizzotto), Cinque motivi per avere fiducia in Travaglia (Giua)

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Fognini, che delusione (Martucci), Francesca incanta. Roma come Parigi (Clerici), Ivanovic, la grande bellezza “Sono troppo passionale” (Semeraro), Harakiri Fognìni (Palizzotto), Cinque motivi per avere fiducia in Travaglia (Giua)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi

Fognini, che delusione

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 13.05.2014

 

 

Doveva essere uno squillo, il primo squillo di un bolero magari trionfale, 38 anni dopo Adriano Panatta, l’ultimo campione assoluto del tennis italiano. Finisce con l’esultanza per l’avversario (incredulo) e i fischi per l’eroe della patria, subito declassato ad ex dopo la duplice impresa di coppa Davis, in Argentina e contro Murray a Napoli. Sul campo centrale di Roma, nel cuore del tennis azzurro come su twitter, la folla non può capire il troppo netto 6-3 6-2 col quale Rosol seppellisce Fabio Fognini all’esordio agli Internazionali Bnl d’Italia. La folla giudica, di pancia, gesti, espressioni e silenzi del numero 15 del mondo gli appena 8 vincenti del ligure che non si procura alcuna palla break contro il picchiatore ceco. Che non è un signor nessuno, da numero 56 del mondo, ma è famoso per lo scherzetto a Rafa Nadal a Wimbledon 2012, quando lo fini al quinto set con 20 vincenti e 2 soli errori, ed il prototipo dei guastafeste, anomali ed imperfetti sempre, ma a tratti intrattabili, come Klizan (a Monaco), Giraldo (a Barcellona) e Dolgopolov (a Rio, Indian Wells e Madrid) che hanno sorpreso Fabio quest’anno. Tre coincidenze fanno una prova: «Io sono tranquillo, le ultime tre partite le ho giocate contro avversari che giocano bene a tennis, che possono fare quello che hanno fatto o possono giocare talmente male e perdere partite come Dolgopolov l’anno scorso che è finito 50 del mondo, Klizan che è andato 110 e questo Rosol, che ha tirato tutto dentro, ha giocato meglio di me e ha meritato di vincere». Dubbi La sensazione è che Fabio non sia lui, non ha il sacro fuoco di altri match, non ha lo sprint dell’uno-due, dritto-volée. «Ha giocato una partita sottomessa, troppo in difesa, forse ha pensato che gli bastasse contenere da fondo l’avversario per farlo sbagliare, invece doveva anche avvicinarsi di più alla riga di fondo e non aspettare solo. Ha fatto troppo poco per cambiarla e l’avversario ha potuto giocare ancora più tranquillo», suggerisce il c.t. azzurro Corrado Barazzutti. «Ha giocato molto, prima della Davis e dopo, lo stress è grande quando devi sempre vincere e questo di Roma è un piccolo stop di un giocatore che gioca benissimo e che sta cercando di entrare fra i primi 10 del mondo, e di trovare il suo equilibrio». La sensazione, con Rosol, è che sia bloccato. Vero, non vero, Fabio? «Beh, se tiro la racchetta per terra e prendo warning dite che sono il solito Fognini, almeno in quello potrete dire che sono stato più bravo, a parte la sconfitta. Il miglior Fognini l’ho cercato, a modo mio, sapevo che lui poteva giocare con questa intensità, ma non ho allungato lo scambio, non ho cercato di giocare più punti possibili, ho preso un break stupido nel primo set e lui ha giocato con grande intensità per un’ora, batteva molto bene e il suo match è andato in discesa»…..

 

Francesca incanta. Roma come Parigi

Gianni Clerici, la repubblica del 13.05.2014

 

Porto in giro il mio giovane collega inglese John per il Foro, e gli parlo dell’architettura razionalista di Costanzo Costantini, e di Margherita Sarfatti che purtroppo si limitò a consigliare Benito Mussolini negli angusti recinti delle arti. E ammirato soprattutto dalla presenza di intere scolaresche felici e, compiaciuto, gli comunico che spero quei bambini migliori dei loro papà e dei loro nonni, alla cui generazione appartengo. Ritornando nei nostri stan-zoni dotati di banchi John si arresta incuriosito dinanzi ad una gigantografia che raffigura una tennista, mentre scivola all’indietro, quasi caduta a terra, ma riesce comunque a toccare la palla, in quello che sarà stato un drop-shot acrobaticissimo. Mi rendo conto della curiosità dell’inglese, per informarlo che la foto ritrae tale Francesca Schiavone, un’italiana alla quale si dovrebbe intitolare un campo, come ad un certo Pietrangeli, per aver vinto il torneo del Roand Garros quattro anni fa. “Ora purtroppo non vince più” aggiungo e, visto l’interesse di John, gli suggerisco la strada del Centrale, mentre io preparerò dettagli, partite vinte e perse, dichiarazioni passate di Fognini, l’italiano atteso a un torneo entusiasmante. Mentre mi informo sui mille strumenti elettronici ormai a disposizione di ogni tipo di curiosità, senti squillare il portatile, il cui numero ho appena offerto a John, in caso di bisogno. “Ti serve qualcosa?” domando. “Non a me, sei tu che devi venire”. Per tutta la stima che si merita John abbandono le mie ricerche, e mi affaccio alla tribuna stampa, dove, accanto a John, noto subito la presenza del mio vecchio amico Alberto Guarnieri, del Messaggero. Incurante del proverbio “no claps in the press stand è ancora in piedi, ad applaudire Francesca . E, vista la mia perplessità, “Se lo merita. – afferma – Sembra di nuovo quella del Roland Garros”, esclama. Do un’occhiata a John , e non lo trovo meno entusiasta del mio vecchio amico. Nel mezzo del Centrale, con l’aria amazzonica dei giorni belli, Francesca ricorda, in efficacia e disinvoltura, la straordinaria vincitrice del Roland Garros. Soprattutto per un dettaglio, che mi fa notare Guarnieri. L’avversaria, la n.17 del modo canadese Eugenie Bouchard si avvale, come ormai tutte le robottine, di un rovescio bimane e di un diritto a sventaglio. Su quel rovescio Francesca invia a sua volta rovesci tagliatissimi, che abbassano la palla quasi fosse sgonfia, e ribatte allo sventaglio con lungolinea, sempre di rovescio, che sorprendono la Bouchard, in attesa del solito cross bimane difensivo. Avviene così che la Schiavone sostituisce il povero Fognini battutissimo nei titoli di testa. E stato vittima di un amarissimo Rosol, l’infelice Fabio. Vatti a fidare, dei pronostici, vecchio Clerici.

 

Ivanovic, la grande bellezza “Sono troppo passionale”

Stefano Semeraro, la stampa del 13.05.2014

 

Brava, simpatica, una ex numero 1 del mondo con due gambe da modella, occhi verdi difficili da schivare. Ana Ivanovic arriva allo stand Rolex al Foro Italico e riesce a strappare i fotografi dal campo da tennis dove il divo Federer si sta allenando e persino da quello di paddle dove Totti sfida Mancini. Ana, lei è la più bella tennista del mondo. La bellezza può falsare il rapporto con la realtà? «Non per me, sul campo cerco di dare il meglio e credo la gente lo apprezzi. Qualcuno può farsi condizionare, poi sono una genuina, alla mano. Comunque, grazie». Cosa deve fare un uomo per conquistarla? «Essere sicuro di se stesso. Divertirmi. Non mi piacciono sbruffoni o timidi, apprezzo l’onestà». Lei che armi usa per sedurre? «Non cerco mai di essere quello che non sono: la verità viene sempre a galla». Non mangio fritti né dolci, solo un po’ di Nutella. Quando smetterò voglio 4 figli e un impegno nella moda Meglio il tennis femminile o quello maschile? «Quello femminile: oggi ci sono tante rivalità al vertice. Non siamo solo glamour e gonnellini». Come si fa a battere Serena Williams come le è riuscito in Australia? «E potentissima, bisogna essere aggressivi, ma non troppo perché se fai tanti errori è finita. Facile, no?». La vostra generazione cresciuta sotto le bombe ha fatto grande la Serbia. Dopo lei e Djokovic chi c’è? «Il tennis oggi è lo sport più popolare in Serbia, siamo pieni di giovani talenti, ma mancano le strutture, rischiamo di perderli. Però anche i bambini di oggi sono tosti». Bella e in forma, anche troppo: ci racconta la sua dieta? «Non mangio mai né fritti né dolci…». Mai? «Be’, chi ci crederebbe? (e fa un gesto molto italiano, ndr). Qualche volta mi concedo la Nutella. Però se devo sgarrare preferisco pizza o spaghetti: amatriciana o cacio e pepe». La politica la attrae? «Per carità. Il mio amico Djokovic invece ha le qualità giuste». Cosa vede nel suo futuro? «Tre o quattro bambini, quando avrò smesso. E un impegno nella moda». Nel presente? «Voglio tornare fra le top 8. Era dal 2008 che non vincevo due tornei in un anno (Auckland e Monterrey, ndr). E siamo solo a maggio». Qui solo una semifinale, nel 2010: è tempo di vincere al Foro? «Magari. Amo Roma, la gente, l’atmosfera forse per questo mi metto troppa pressione e non do il meglio». Lei è molto emotiva. «La passionalità a volte mi aiuta, altre mi danneggia. Ma non posso cambiare». Eppure ama la psicologia. «Leggo molti libri e penso a quello che mi capita, forse troppo. A volte è meglio affidarsi all’istinto». Le tenniste sono più stressate dei maschi: vero? «Sì. La gente vede solo il lato glamour del tennis, invece è un lavoro duro. E le ragazze trasformano lo stress in conflitti fra di loro». Lei è dolce, ma in campo sbrana. Dottor Ana e Miss Ivanovic? «Sempre. Odio perdere. E mi arrabbio anche se gioco a carte con mio fratello»

 

Harakiri Fognìni

Daniele Palizzotto, il tempo del 13.05.2014

 

Maledetta pressione. Troppa, improvvisa e insopportabile per le spalle del nuovo eroe del tennis azzurro Fabio Fognini, subito eliminato dagli Internazionali Bnl d’Italia e sommerso dai fischi del pubblico del Centrale. Perché al Foro Italico si può perdere, ma non cosi, senza lottare né reagire alle bordate del ceco Rosol, noto quasi solo per aver eliminato un Nadal decisamente menomato 2 anni fa a Wimbledon. Roma amai propri beniamini, li sommerge d’affetto dal primo all’ultimo punto ed è pronta ad applaudirli anche in caso di sconfitta. In cambio chiede solo una cosa: il cuore. Fognini lo sa, ma stavolta – dopo l’irresistibile scalata fino al 13 posto del ranking mondiale e l’impresa in Davis contro Andy Murray – la pressione era davvero troppa, e lo si era capito già alla vigilia, nello sguardo del numero uno azzurro. L’orripilante scena muta messa in campo sul Centrale del Foro Italico non ha altre spiegazioni: mai Fognini è entrato davvero in partita, passivo sulle accelerazioni del gigante Rosol (21 colpi vincenti contro gli 8 del ligure), inguardabile nello sprecare con quattro errori consecutivi (alla fine saranno 24 contro i 21 del ceco) un prezioso 0-30 nell’ultimo game del primo set, semplicemente inesistente fino al 6-3 6-2 finale. «Rosol ha messo dentro tutto – ha osservato con onestà Fognini – e ha giocato meglio. Io poco cattivo? Se tiro la racchetta mi criticate, almeno stavolta potete dire che sono stato bravo. La verità è che a me girano le scatole per ogni sconfitta, a Roma in modo particolare perché abbiamo un solo torneo in Italia. Ma in fondo ho perso solo un match: la vita va avanti, voglio guardare alle cose positive e al Roland Garros, il torneo più importante». Tutto giusto, anche se l’eco dei fischi del Centrale è ancora forte. Cosi come la reazione istintiva, ma inutile, dell’eroe Fognini, un pollice alzato in tono polemico vero il pubblico. Il Foro, stavolta, non ha capito il momento del tennista ligure, la pressione schiacciante del risultato da ottenere ad ogni costo, nel torneo di casa. Ma l’azzurro, da parte sua, non ha saputo capire la delusione del Centrale per un sogno scappato via troppo in fretta: «I fischi? Meritavo anche di peggio – ha ironizzato Fognini – Quest’anno ho fatto molto per l’Italia, vincendo cinque match su sei in Davis. Sono 15 nel rankingAtp e dopo quattro mesi sono ancora tra i top 10 nella Race (la classifica che tiene conto dei risultati stagionali, ndr), ma non posso cambiare la mentalità di tutti». Forse, però, non ce n’è bisogno. Perché al Foro si può perdere, anche male: basta – si fa per dire – vincere la pressione e metterci il cuore. INFO Federer Sospiro di sollievo per i tifosi italiani. Federer parteciperà agli lnternazionali Bnl: «Arrivato nella Turno bella Italia – È il miglior ha twittato lo risultato svizzero, a ottenuto da caccia del Fognini in otto primo titolo a partecipazioni Roma – Non al Foro Italico vedo l’ora di giocare» 1 Precedente Tra Fognini e Rosol vinto lo scorso anno dal ligure sulla terra battuta di Parigi

 

Cinque motivi per avere fiducia in Travaglia

Claudio Giua, il Tirreno del 13.05.2014

 

Poiché i giornali di oggi gli dedicheranno poche righe (da sempre, chi ha perso fa poco notizia), faccio il bastian contrario e vi dico due cose due su Stefano Travaglia, uscito al primo turno degli Internazionali Bnl d’Italia per mano fratricida. L’underdog, come gli americani chiamano lo sfavorito di un match, approdato al tabellone principale dopo pre-qualificazioni e qualificazioni, merita attenzione sia per le qualità tecniche mostrate sabato con il forte spagnolo Albert Montanes, domenica con lo sloveno Blaz Rola e ieri con Simone Bolelli, sia per il notevole controllo della partita, non comune per un ragazzo di 22 anni che si affaccia ora tra i protagonisti del tennis che conta. Ecco le ragioni per le quali di “Steto” – è il suo soprannome – sentiremo parlare spesso in futuro: 1. dispone di un servizio che gradua a piacimento, sopra i 210 all’ora oppure piazzato millimetricamente sulle righe laterali; 2. usa con sapienza le palle corte, i dropshop che cascano proprio al di là della rete e fa sfoggio meditato del suo colpo killer, il lungolinea di rovescio; 3. è un eccellente risponditore al servizio, tipologia tennistica talvolta sottovalutata dalla critica ma che chi gioca sa che fa la differenza, come vi confermerebbe Djokovic; 4. ha notevoli margini di miglioramento perché ora può permettersi un coach e la Fit lo sta seguendo a Tirrenia; 5. dopo l’incidente domestico che l’ha tenuto fermo per quasi due anni, ha trovato un equilibrio nervoso esemplare. Corrado Barazzutti, che ha seguito il derby dagli spalti della Supertennis Arena, lo tiene sotto osservazione, così come fa con Gianluigi Quinti e Matteo Donati. Detto questo, bisogna dare atto a Simone Bolelli di aver fatto quanto poteva per non lasciare campo libero al giovane awersario. Il bolognese, 28 anni, è solo un parente alla lontana del giocatore che nel febbraio 2009 fu numero 36 al mondo. Però l’esperienza non è acqua fresca. E ti fa vincere per 3-6, 7-5, 7-6.

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Davis, sfida agli USA (Crivelli, Bertolucci, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di venerdì 26 novembre 2021

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Contro Isner e Opelka è una sfida ai giganti (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Là, oltre le montagne. L’avventura dell’Italia verso il desiderio Davis realizzato solo nel 1976 passa attraverso l’impervia scalata delle vette americane: i 2.08 di Isner, numero 24 del mondo e quindi il meglio piazzato in classifica degli yankee, e i 2.11 di Opelka, il più alto del circuito insieme a Karlovic. Sinner e Sonego avranno bisogno degli scudi, perché di fronte si troveranno i migliori battitori del circuito secondo il rating Atp: per dire, Isner in stagione ha tenuto il 92,16% di game sul suo servizio (primo), Reilly l’88,33% (terzo). È vero che a Vienna, il mese scorso, Jannik seppe disinnescare Opelka e dunque possiede senz’altro le contromisure per affrontare i razzi a stelle e strisce, però la superficie del Pala Alpitour è assai rapida. Soprattutto, quando giochi contro bombardieri di quel genere, difficilmente puoi trovare il ritmo negli scambi e hai grande pressione sui tuoi turni di battuta, perché ogni palla break potrebbe costarti il set. Un discreto battesimo del fuoco per i due debuttanti azzurri, mentre gli statunitensi sono comodi nel loro passo profilo: «Non siamo assolutamente tra i favoriti – ammette candidamente Opelka – siamo cambiati, abbiamo vinto molti titoli in Davis, ma questo non ha nulla a che vedere con la squadra di adesso». John Isner ha risposto alla convocazione in Davis dopo tre anni: in mezzo, per lui, ci sono stati tre figli e un approccio totalmente diverso al tennis. Raccontato così: «La mia famiglia adesso è la priorità, ormai la mia programmazione quotidiana dipende dalle esigenze dei bambini, ovviamente quest’anno ho giocato poco ma sono abbastanza soddisfatto della mia stagione». Dietro la scelta di tornare c’è sicuramente il capitano, Mardy Fish, che i suoi giocatori adorano per la personalità e la finezza nelle relazioni umane. L’ex numero 7 del mondo, capace di qualificarsi alle Finals nel 2011, l’anno dopo piombò nel baratro degli attacchi di panico e dell’ansia, fino a ritirarsi nel 2015 per problemi di cuore legati allo stress: «Vivevo la ricerca del successo come un disagio». Fu il primo a denunciare la pressione legata alle aspettative e il mondo lo venne a sapere agli Us Open del 2012, quando si ritirò negli ottavi prima di giocare contro Federer: quell’episodio, e poi il suo percorso di vita fino alla completa redenzione psicologica, sono diventati un documentario («Untold») su Netflix.

La nuova Davis non ci favorisce. Ma rimaniamo tra i più forti (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

 

Non chiamatela Coppa Davis. II nome è rimasto, ma la nuova formula introdotta nel 2019 ha completamente snaturato la manifestazione originaria. Certamente, la vecchia Davis portava addosso tutti i segni del tempo e aveva bisogno di una riforma, ma in questo modo si è cancellato tutto ciò che la rendeva affascinante: il tifo del pubblico di casa, le partite tre su cinque che potevano cambiare inerzia da un momento all’altro, le sfide incrociate tra i numeri uno e i numeri due. Paradossalmente, l’Italia attuale avrebbe beneficiato maggiormente dell’antico format anziché del nuovo: due top ten (Berrettini e Sinner) e altri tre giocatori di alto livello (Sonego, Fognini e Musetti) avrebbero consentito rotazioni profondissime nei quattro singolari e nel doppio, ma in ogni caso anche nella Coppa in versione rivoluzionata siamo nel poker delle squadre più forti e sono convinto che nel giro di tre anni conquisteremo il trofeo o comunque ci metteremo nella condizione di riuscirci. Per quanto riguarda le sfide che ci attendono quest’anno, è evidente che quella odierna contro gli Stati Uniti rappresenti già uno spartiacque decisivo. L’assenza di Berrettini è pesante, intanto perché stiamo parlando di un top player e poi perché attorno al nostro numero uno il c.t. avrebbe potuto compiere scelte più ponderate negli altri match, ma anche gli Stati Uniti senza Fritz perdono potenziale. Certo, sul veloce indoor il servizio di Isner e Opelka può fare paura, il pronostico è ravvicinato ma secondo me per talento e qualità l’Italia si fa preferire.

L’Italia sogna con Super Sinner (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Scende in campo in maglia azzurra, Fabio Fognini. Si allena così, lancia un messaggio chiaro. Il nostro Davisiman è pronto a vestire ancora i panni del condottiero e guidare l’unica Nazionale con tre debuttanti in Coppa Davis fra le diciotto presenti alle Finals e distribuite tra Torino, Innsbruck e Madrid. Volandri gli ha parlato costantemente durante la sessione di ieri mattina. Negli ultimi giorni il capitano è particolarmente attento, prodigo di indicazioni e consigli per il più esperto dei singolaristi a disposizione. Non è escluso che possa decidere anche in singolare e non solo in doppio, anche perché Bolelli negli ultimi due giorni si è allenato poco, dopo essere stato involontariamente colpito al fianco da un compagno di squadra in una delle prime sessioni al Pala Alpitour. Il pubblico però aspetta Jannik Sinner. Il capitano ha fatto lavorare l’altoatesino soprattutto sul back di rovescio, sotto gli occhi degli appassionati che poi si sono accalcati per un autografo o un selfle. Sinner ha affascinato lo stesso Fognini, colpito dalla sua maturità. Un aspetto che ha attirato anche l’attenzione di Boris Becker: «Mi piacciono il suo tennis e la sua mentalità – ha rivelato al canale tv Eurosport nella versione tedesca – Il suo è un tennis mollo maturo, poi rimane molto calmo nelle fasi decisive delle partite. Forse quest’anno ha giocato troppo e si è stancato. Ma ha un grande talento e un enorme potenziale. Non sarei sorpreso se salisse ancora in classifica». […]

Sinner e i suoi fratelli alla scoperta della Davis sotto mentite spoglie (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Chiamiamola pure, per convenzione, Coppa Davis. E proviamo a vincerla, da oggi a Torino, trascinati dalla gioventù straripante di Jannik Sinner rinvigorito dall’ossigeno purissimo delle Atp Finals e iniettati del fattore-casa di Lorenzo Sonego. Però è un’altra cosa. E’ un torneo per nazioni venduto dalla Federtennis internazionale al gruppo Kosmos di Gerard Piqué: nel 2019 ne fecero un Mundialito in sede unica (Madrid), viziato da una programmazione delirante e conquistato come da copione dalla Spagna, che quest’anno aveva rimpiazzato l’icona Rafa Nadal con il rampante Carlos Alcaraz, che però ieri è risultato positivo al Covid. Nel 2020 la pandemia spazzò via il torneo. Ci riprovano con sei gironi da tre squadre, spalmati in tre località diverse (Madrid, Innsbruck a porte chiuse e Torino), chi è fortunato potrà sfruttare il tifo locale, dalle semifinali in poi tutti in Spagna, a sbranarsi due set su tre per questa Coppa del Mondo che piace più ai giovani che ai maturi, perché non sanno (i giovani) cosa si sono persi con la morte della vecchia Davis. Che chiedeva un restyling necessario, di certo non l’eutanasia. Il business però non soffre di nostalgia, lo sport non aspetta i romantici, l’indiscrezione della manifestazione già venduta per i prossimi cinque anni ad Abu Dhabi, negli Emirati, come se fosse un gran premio di F1 o di moto, non fa una grinza. Oggi dalle 16 tocca a noi, la giovane Italia del neo capitano Filippo Volandri: tre ragazzi, Sinner, Sonego e Musetti, e due senatori, Fognini e Bolelli. Il debutto degli azzurri non sarà morbido. Dall’altra parte della rete ci aspettano gli Stati Uniti di Mardy Fish, il capitano che in un bel documentario di Netflix («Untold») ha alzato il velo su depressione e salute mentale nel tennis di alto livello, sulla scia di Naomi Osaka a Parigi e Simone Biles ai Giochi di Tokyo. E proprio contro gli Usa l’Italia si gioca il passaggio ai quarti di finale da prima del girone, con la possibilità di giocare lunedì, sempre a Torino. […]

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Sinner e l’Italia pronti (Bertellino). Simone l’intruso (Pierelli). Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Grilli)

La rassegna stampa di mercoledì 24 novembre 2021

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Sinner e l’Italia pronti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

L’Italia di capitan Filippo Volandri, alla prima esperienza in tale veste dopo la lunga storia targata Corrado Barazzutti, ha proseguito ieri gli allenamenti in vista del primo incontro della fase a gironi del Gruppo E di Coppa Davis, che la vedrà opposta agli Stati Uniti venerdì dalle 16 al Pala Alpitour di Torino. Non una passeggiata perché la squadra capitanata dall’ex professionista Mardy Fish, nonostante la defezione di Taylor Fritz, presenta degli ottimi singolaristi e un doppio affiatato composto da Rajeev Ram e Jack Sock. Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto il primo singolarista azzurro sarà Jannik Sinner, al suo esordio in Davis, e il secondo Lorenzo Sonego, giocatore di casa. Sinner dovrebbe affrontane Reilly Opelka. Per Sonego dovrebbe esserci la sfida con Frances Tiafoe, sostituto di Fritz, sempre che il capitano USA non propenda per far giocare da numero 1 l’esperto John Isner. Il doppio azzurro è una garanzia e dovrebbe veder schierati Simone Bolelli e Fabio Fognini, capaci di vincere nel 2015 il titolo Slam agli Australian Open. Match dunque da affrontare con tanta attenzione e che potrebbe essere decisivo nel Gruppo E. Sabato Italia nuovamente in campo, e sempre dalle 16, contro la Colombia che hain Daniel Galan il miglior singolarista, giocatore dotato di un tennis completo che parte dal servizio e non disdegna le discese a rete, soprattutto sul veloce. Temibile anche il doppio della Colombia, composto da Cabal e Farah, abbinamento partito tanti anni fa dal circuito dei futures e salito alla posizione di coppia numero 1 del mondo. L’obiettivo è vincere il girone e arrivare nei quarti, programmati, sempre a Torino lunedì contro la vincente del Gruppo D che è composto da Australia, Croazia e Ungheria.

Simone l’intruso (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

 

L’Italia dei giovani, l’Italia dei Sinner e del Musetti che hanno messo le basi per illuminare d’azzurro il tennis per almeno un decennio, non dimentica chi ha “tirato la carretta” prima dell’avvento di una generazione d’oro, che è sbocciata all’improvviso. Così, dopo il forfait di Matteo Berrettini, ecco che il capitano Filippo Volandri ha dovuto richiamare Simone Bolelli, 36 anni, uno che ha esordito in coppa Davis nel lontano 2007, nella dolorosa sconfitta in Israele. E la cosa curiosa è che a Torino sarà una pedina molto importante perché, con questa formula, il doppio pesa parecchio nell’economia di una partita. E se – come sembra – Bolelli giocherà con Fabio Fognini, altro “ragazzino” di 34 anni, l’Italia potrà contare su due giocatori esperti che assieme hanno vinto tanto, con la perla di uno Slam storico, l’Australian Open 2015. Tra l’altro, la coppia Bolelli-Fognini è quella del famoso match finito alle 4.03 del mattino (la partita più “nottambula” della pluricentenaria storia della Davis) nel 2019 a Madrid, proprio contro gli Stati Uniti (Querrey-Sock) che ritroveremo venerdì. Simone Bolelli, la cul carriera è stata falcidiata dagli infortuni, ha ormai abbandonato il singolare per puntare sul doppio in cui è il miglior italiano in classifica (è numero 25) nonché uno dei più forti specialisti in circolazione: assieme all’argentino Maximo Gonzalez, a luglio, ha raggiunto la semifinale a Wimbledon e ha sfiorato la qualificazione alle Finals di doppio: lui e Gonzalez erano a Torino come riserve. E lì Bolelli è rimasto, dopo il forfait di Berrettini: «Da una parte sono contento perché potrò difendere i colori dell’Italia – ha detto nei giorni scorsi Simone -, dall’altra mi dispiace per Matteo perché si era meritato di partecipare lui. Cercheremo di non farlo rimpiangere». […]

Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Da Torino a Torino. Il Master cede il testimone alla Coppa Davis, che scatta domani in tre città. Torna in campo l’Italia che non gioca dal marzo del 2020, quando a Cagliari gli azzurri superarono 4-0 la Corea del Sud garantendosi la partecipazione alle finali di Madrid, poi cancellate a causa della pandemia. Tornano in campo gli azzurri e in panchina c’è un nuovo capitano, Filippo Volandri, al posto di Corrado Barazzutti. E così, undici anni dopo la sua ultima apparizione da giocatore tocca al debuttante Volandri provare a spingere il nostro squadrone almeno fino alle semifinali di Madrid. Prime tappe, venerdi contro gli Stati Uniti, poi sabato la Colombia.

Dal 2010 al 2021, è ancora Davis. Volandri, si emozionerà?

L’emozione in un grande avvenimento c’è sempre, anche Roger a Wimbledon sente che l’atmosfera è diversa. Mi emozionavo da giocatore e succederà anche venerdì, però avendo avuto mesi per metabolizzare la situazione ho cominciato da tempo a studiare come gestire l’appuntamento. Certo, quando partirà l’inno, non so cosa succederà…

Non abbiamo purtroppo Berrettini, e ricordando il suo primo set con Zverev, poi vincitore del Master, è un’assenza pesantissima. II nostro numero 1 è Sinner, altro debuttante in Coppa Davis.

Jannik ha fatto enormi progressi quest’anno, a Torino mi è piaciuto molto come ha saputo reagire alla chiamata in campo, il clima che è riuscito subito a creare con il pubblico. Ha dimostrato grande maturità, ci aspettiamo molto da lui in una situazione come la Davis in casa, dove la pressione e il tifo possono esaltare ma anche deprimere se le cose non vanno bene.

Arriviamo a queste sfide con grandi ambizioni, ha già un’idea della squadra che schiererà contro gli Usa?

Sì, ce l’ho, ma certe sensazioni possono cambiare. Mi piace ripetere che i miei giocatori sono tutti titolari, grazie a una qualità molto alta. Avremo il tutto esaurito, un ambiente ideale, vogliamo e possiamo fare grandi cose. Per ora nulla è ancora deciso. Voglio rivedere i giocatori al lavoro e poi deciderò.

Sonego in campo davanti ai suoi tifosi può essere una spinta in più, ricordando anche le vittorie agli Internazionali, l’empatia che stabilì con il pubblico.

Lorenzo garantisce sempre un ottimo rendimento, poi con il pubblico sa esaltarsi ed esaltare. Sicuramente è uno dei nostri punti di riferimento. Il Pala Alpitour sarà una bolgia, però nello staff abbiamo anche psicologi che ci stanno aiutando a confrontarci al meglio con queste emozioni.

Non c’è Fritz, il numero uno degli Usa, però su questi campi veloci Isner e Opelka sono più che temibili.

La forma di Isner è un’incognita. È diventato papà da qualche settimana, ha rinunciato a qualche torneo. Opelka è sempre pericoloso, l’ho visto perdere contro Sinner a Vienna, in quella occasione Jannik ha risposto davvero alla grande. Fritz? Negli ultimi due mesi aveva battuto tutti i nostri, Sonego, Berrettini, Sinner. […]

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L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Crivelli). Sinner, una spinta in più. Matteo: “Vincete per me” (Mastroluca). Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 23 novembre 2021

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L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…]

Venerdì e sabato, infatti, sempre al Pala Alpitour, gli azzurri del c.t. Volandri affronteranno Stati Uniti e Colombia nel Girone E delle finali a 18 squadre della Coppa, per assicurarsi un posto nei quarti che in caso di successo nel gruppo ci terrebbe in città. Alfiere L’unica conquista dell’Insalatiera, è storia, risale al1976 e sarà tra l’altro celebrata domenica durante il Torino Film Festival con la proiezione della docuserie «La Squadra» di Domenico Procatri e una serata di memorie con i quattro moschettieri di allora (Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli) e capitan Pietrangeli. A 45 anni di distanza, il sogno di tornare in vetta al mondo era più vivido che mai, con due top ten contemporaneamente (Berrettini e Sinner) per la prima volta nella storia del ranking e altri tre elementi (Sonego, Fognini e Musetti) di raffinata e talentuosa sartoria tennistica. L’infortunio di Matteo al Masters cambia un po’ le prospettive (al suo posto Bolelli, per rendere granitico il doppio), anche perché si gioca sulla stessa superficie, assai rapida, della Finals, ma l’Italia resta decisamente sopra la media nei pronostici, chiedendo l’illuminazione al nuovo leader Sinner, alla prima convocazione in assoluto ma profeta designato verso la terra promessa: «Sicuramente Matteo ci mancherà – ha detto in questi giorni – e le sfide che ci attendono saranno dure, ma non ci sono tanti Paesi che hanno un gruppo unito come ii nostro, una squadra incredibile, in cui ognuno vuole dare il meglio di sé. E poi giochiamo in casa, tireremo fuori più di quello che abbiamo, intanto ci teniamo sudi morale e questa sarà la nostra arma migliore. Ovviamente c’è la pressione, ma mi aspetto una bellissima atrnosfera. D’altronde la pressione c’è in ogni partita, ma l’ho avuta anche durante l’anno e credo di averla gestita bene: quando queste cose succedono da giovani, aiutano nella crescita».

 

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Spigliato e sorridente, Sinner ha raccolto con orgoglio la bandiera di alfiere azzurro in Davis: «Le due partite giocate alle Atp Finals sono state una grande esperienza che mi ha spinto a crescere ancora. Lo ammetto, quando ho sostituito Matteo avevo pensieri negativi, con l’attesa e la tensione che avevo accumulato pensavo che avrei giocato male. E invece sono stati match splendidi, che anche tatticamente mi hanno lasciato qualcosa. E sicuramente avere il pubblico dalla tua parte ti dà molta energia: prometto che tutta la squadra saprà sfruttare la spinta del tifo». Intanto tra i convocati degli Stati Uniti, dopo la rinuncia di Fritz, rispunta Tiafoe, il “cattivo” di Vienna che girò a suo favore la partita di semifinale gigioneggiando con la folla fin oltre i limiti

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Sinner, una spinta in più. Matteo: ‘Vincete per me” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Italia si prepara per il debutto in Coppa Davis a Torino. Gli azzurri si sono allenati sui campi del Cral Reale Mutua in attesa dell’esordio contro gli Stati Uniti in programma al Pala Alpitour. Sabato 27, poi la sfida contro la Colombia. Se l’Italia dovesse vincere il girone, giocherà il quarto a Torino lunedì 29. Altrimenti, se sarà fra le due migliori seconde, per i quarti si trasferirà a Madrid. PALCO. In serata, poi, la squadra è salita sul palco del Teatro dei Ragazzi, non lontano dal Pala Alpitour; per il gala dei SuperTennis Awards, i premi Oscar del tennis italiano. Ci sono Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, un elegantissimo Lorenzo Musetti in vestito nero e papillon, Simone Bolelli e Fabio Fognini

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VERSO LA DAVIS. Al posto di Taylor Fritz, infatti, giocherà Frances Tiafoe che l’ha battuto nella rocambolesca semifinale dell’ATP 500 di Vienna condusa fra le polemiche per suo atteggiamento fin troppo esuberante con il pubblico austriaco. Il formato infatti prevede che in singolare si affrontino i numeri 1 e i numeri 2 fra loro. Sinner, dopo il forfait di Berrettini, è il primo singolarista azzurro. Tiafoe, invece, è il terzo statunitense dopo John Isner (24) e Reilly Opelka (26). Dunque, Tiafoe potrebbe più facilmente sfidare Lorenzo Sonego, il padrone di casa che dovrebbe scaldare l’amosfera giocando di fronte alla famiglia e agli amici. Completano invece la rosa USA Jack Sock e Rajeev Ram, che dovrebbero essere chiamati in causa per il doppio. Nel girone anche la Colombia che schiera Daniel Galan e Nicolas Mejia in singolare e in doppio la coppia ex numero 1 del mondo composta da Juan Sebastián Cabal e Robert Farah. I due grandi amici sono già stati protagonisti a Torino delle Nino ATP Finals. GRANDE ASSENTE. Il grande assente è il numero 1 azzurro Berrettini, premiato per l’impresa dell’anno, la storica prima finale italiana a Wimbledon. «Mi sarebbe piaciuto essere lì, ma devo prendermi cura di questo corpo. Speriamo di chiudere in bellezza con la Davis, ci vediamo il prossimo anno ha detto il romano, ancora provato e deluso dopo l’infortunio che l’ha costretto al forfait alle Finals e in Davis, in un video-messaggio.

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Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Stefano Semeraro, la Stampa)

Diego Nargiso, ex davisman azzurro, oggi è una voce di SuperTennis, e ormai un rodatissimo intervistatore in campo. Diego, chi è il più bravo con le parole degli otto maestri? «Be’, Djokovic è fantastico, con lui devi prepararti sempre 2 o 3 domande in più perché te le brucia con la sua simpatia e i suoi siparietti. Medvedev è come gioca: con risposte mai scontate può lasciarti fermo». Zverev e Tsitsipas? «Sascha è molto educato, ma secco, poco fluido nelle interviste, Tsitsipas il più “americano” di tutti, sa che la gente vuole anche lo `show’ e risponde fuori dai denti, aiutato da una presenza incredibile»

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Rublev e gli altri? «Andrey è un finto cattivo, si nasconde dietro un aspetto freddo ma è molto simpatico. Ruud un bravissimo ragazzo, umile ma già campione, ‘Hubi’ è cortese ma un po’ scolastico».

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Parliamo di Davis: Sinner è un top 10, saprà diventare anche uomo di Coppa? «Sì. Tutte le sue prime volte le ha giocate sempre al massimo, dai Future ai Challenger, alle prime esperienze Atp, al debutto a Roma. È una qualità che hanno i campioni. Anche a Torino abbiamo visto come è riuscito a trascinare il pubblico. Lui va in campo senza pensare a chi ha davanti, anch’io ero un po’ così. Per me sarà un davisman perfetto, e il suo futuro è da n.1 del mondo». Con lui ci sarà un altro esordiente, Lorenzo Sonego. «Lore è un altro che si accende con il pubblico. Giocare nella sua Torino sarà un’emozione in più. Ma il nuovo formato ti stressa meno, non ci sono i match al quinto set: può essere un aiuto». Siamo nel girone con Usa e Colombia: la spunteremo? «È dura. Con Berrettini avrei detto sicuramente di sì, così possiamo farcela ma occhio a Tiafoe, che ha dei precedenti con Jannik, a Opelka e Isner che sulveloce fanno valere il loro servizio, al doppio forte di Sock e Ram». Lei era un grande doppista, chi schiererebbe? «Punterei sull’esperienza e la classe di Fognini e Bolelli».

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