Arrivederci Roma: pagelle maschili, recap e curiosità

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Arrivederci Roma: pagelle maschili, recap e curiosità

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TENNIS – Roma il giorno dopo. Visti da vicino, recap, pagelle e altre curiosità del Master 1000 italiano che ambisce a diventare un mini Slam. Edizione super quella del 2014 nel maschile. 

Innegabile che l’edizione 2014 sia stata fantastica, con la finale maschile desiderata dal pubblico, voglioso di vedere battaglia fra i due migliori tennisti al mondo (anche se molti volevano vedere un ricambio eh, va ricordato). E poi c’era Federer (per molti, gli intransigenti, un torneo senza Federer non sarebbe tale. Forse si venderebbe qualche cappellino di meno ma il tennis sopravviverà pure alle Wilson appese al chiodo dell’elvetico). E si è rivisto il miglior Nadal, un ottimo Murray, un deludente Fognini ma soprattutto si sono rivisti tantissimi bambini al Foro Italico con l’ottima iniziativa dei biglietti-sconto per le scuole. Passiamo in rassegna fra pagelle e curiosità i protagonisti del torneo. 

Djokovic.
Il vincitore del torneo, per la terza volta, battendo un buon – a tratti ottimo – Rafael Nadal. Voto 10 per lui, perché ha giocato un torneo perfetto e perché l’ho ammirato dal vivo contro Raonic, un tipo che dopo 2 ore e 45 minuti di gioco sotto un sole cocente ancora correva e ancora scagliava prime sopra i 220, servizi ai quali Nole rispondeva, a tratti con nonchalance. E’ il giocatore da battere a Parigi, torneo che non ha mai vinto. E poi la Serbia, la sua patria. Quella corsa dopo il match vinto con Raonic dal centrale al Pietrangeli, con una folla festante e lui ad esporre lo striscione pro Serbia con Becker, firmando autografi, facendo foto ricordo. E poi ieri in conferenza stampa, ragazzo disponibilissimo, umile, gentile ed educato. “Ce l’avevi con la bambina che ti ha disturbato in quel punto importante?”. “No, il casino l’hanno fatto i genitori per portarla via”. Chapeau. Dieci per lui da tutti i punti di vista.

 

Nadal
A Roma abbiamo rivisto il miglior Nadal da un po’ a questa parte. E il miglior Nadal sulla terra può perdere solo da Djokovic, unico giocatore dotato di overdrive contro di lui. Se Rafa tira forte, Nole può tirare ancora più forte. E quindi voto 8 per lui perché vincere contro Murray, quel Murray, non era facile. E poi lui è un ragazzo a posto, umile ed educato che non si scompone se il pubblico tifa spesso per l’avversario. Il tifoso medio di tennis è Federasta dentro, lo sappiamo, ma quanto talento ha Rafa, spesso giudicato malamente dai più. Lui e Nole potrebbero giocare senza arbitro, tale è la loro correttezza. E poi, a chi gli fa notare del calo fisico, lui senza problemi: “La mia carriera non è iniziata a 22 anni (Rafa ha vinto il suo primo Slam a 19 anni, Roland Garros 2005 ndR), Borg a 28 anni faceva altro”. Chapeau anche a lui. Grandissimo.

Wawrinka e Haas
Il loro è stato un match “Salvate il rovescio ad una mano” per gli amanti del classico colpo da loro magistralmente espresso. Oramai ci siamo abituati alla discontinuità di Wawrinka. E poi Haas è un pessimo cliente per tutti quando la giornata è buona e il fisico regge. Voto 5 però a Stan perché è pur sempre il numero 3 della classifica mondiale e al primo match vero a Roma ha perso subito. Voto 7 ad Haas, bravo, bello lui e bello il suo gioco. E pazienza se il giorno dopo con Dimitrov si è ritirato. Qualcuno fischiava dalle tribune (voleva vedere la partita e quella era la più interessante del giorno) ma gli applausi sono stati scroscianti.

Federer
Averlo avuto a Roma, visto come si erano messe le cose, era già tanto. L’ho visto allenarsi nei due giorni che hanno preceduto il suo match. Pensava totalmente ad altro, era spensierato, sorridente. Si allenava con Starace e poi con Travaglia, due che esattamente non hanno la palla pesante. Forse era meglio palleggiare con Edberg. Ma lui era felice, al riparo dalla grande folla sul campo 5. La classe è quella di sempre, e a momenti riesce a battere anche uno Chardy che gli ha annullato un matchpoint “giocando il colpo più bello della mia vita”. Sul matchpoint contro Federer, capite? Magari avrebbe fatto un altro turno in più, chissà. Ad ogni modo sufficienza politica, non vorrete mica contestarla a un neo papà?

Raonic
Voto 9. Si è arreso a Djokovic pagando un solo passaggio a vuoto nel set finale della loro semifinale, un match molto bello e fra i migliori del torneo. Dei suoi progressi, soprattutto sul lato fisico, si è detto di tutto e di più. Dei suoi tic (“Towel!”) anche è stato scritto. Fa paura. Fa paura il suo servizio. Una sua prima out rimbalzando ha colpito la raccattapalle alla tempia. Ci siamo fermati tutti impauriti: arbitro, Chardy e Raonic a chiedere a più riprese: “Are you ok?”? e lei, rossa in viso soprattutto per quella cannonball, a dire “yes”, tranquillizzando la Grand Stand Arena. Con Raonic tocca stare attenti. Ad ogni modo forse fa paura ancora di più Djokovic che riesce a rispondere a quei servizi. Bravo, molto.

Dimitrov
Vederlo giocare è uno spettacolo. La sua partita con Berdych, vista a bordo campo, è stata una delle più belle del torneo, anche perché c’erano oltre 3000 persone sul Pietrangeli a vederla. E lui a deliziare la platea giocando di contro balzo con i piedi vicino la linea di fondo, impallinando Berdych che è uno che di diritto ha la palla molto pesante, ma veramente pesante. Completo, ha messo su molti muscoli e non chili. Contro Nadal, per carità, ci sono difficoltà tecnico-tattiche oggettive contro quei colpi arrotati che vanno impattati ad altezza spalla. Ad ogni modo un altro grande torneo e classifica che cresce. Voto 7,5

Berdych
Ha perso da un ottimo Dimitrov. Quando si allenava c’erano molti papà che portavano i loro figli a vederlo. Ecco, guardare lui e il suo modo di portare i colpi è sempre un’esperienza didascalica. Perdere da questo Dimitrov sulla terra ci può stare tranquillamente. Voto 6

Murray
Si è rivisto finalmente il vecchio Murray a Roma, capace di impallinare Nadal col rovescio a due mani anticipato con i piedi sulla linea di fondo. Peccato per il calo nel finale ma che Murray! Voto 7, d’incoraggiamento perché quando il tennis è livellato è sicuramente più spettacolare. Scanagatta sostiene che il suo terzo set con Nadal è stato il più bello del torneo. Sottoscrivo col sangue, c’ero.

Fognini
Lungi da noi il voler rintuzzare la polemica, ma perdere così è sembrato un po’ eccessivo. Dipende quello che vuoi fare da grande. Se vuoi diventare top 10 allora Roma deve diventare un torneo come gli altri. Devi saper reggere la pressione e soprattutto non puoi perdere così malamente da Rosol che il giorno dopo racimola tre game contro Dodig (!!!) che poi ne racimola 5 contro Chardy. Magra figura, senza entrare nel merito dei comportamenti. Questo è un giudizio tennistico. Voto 4

Bolelli
Sta giocando bene, non tornerà mai secondo me quello di un tempo ma si è arreso a Raonic con onore dopo aver vinto una partita-battaglia contro Travaglia. Chissà quanto rimpiange i periodi con Pistolesi (presente a Roma, sempre sorridente e paffutello, diciamo). Voto 6

Chardy
Una sorpresa per chi non lo conosceva. Servizio devastante, colpi fondamentali non eleganti come quelli di altri francesi ma che potenza! Perdere al terzo da Raonic, quel Raonic, conferma che il suo è stato un ottimo torneo. Voto 7

Cose notate en passant
Tutti dicono (e commentano) che Roma viene incensata troppo. Mah, io so che assistere sul Pietrangeli a match come quello fra Gulbis e Robert è una cosa che non può capitare altrove con quel pathos. Con i romani che tifano contro Gulbis per farlo arrabbiare e Robert che si esalta sui cori in suo favore, inspiegabili anche per lui. E poi bella partita, match divertente, Gulbis che vince ed è arrabbiato come se avesse perso e tutti a ridere. E poi il doppio Haas-Stepanek contro Isner-Lipsky, partita bellissima. Spalti gremiti e scambi bellissimi fra le due coppie (peccato per il ritiro di Haas anche nel doppio, avrebbero dovuto giocare contro i gemelli Bryan), con Isner già fuori nel singolare che ha dato spettacolo. Abbiamo visto fare delle volée a Stepanek su delle cannonate di Isner che avrebbero spezzato il polso ai più. E che raffinatezza. Non è vero che il doppio è pesante. Quando c’è chi lo gioca anche con il vezzo di fare spettacolo, la gente si esalta. Cercando di constatare i progressi di Cecchinato ho scoperto Sijsling, olandese molto potente. Se Cecchinato è parso molto leggerino rispetto al livello di un Master 1000, e ha fatto partita pari nel primo set contro questo olandese numero 52 del mondo grazie al tifo sfrenato del Pietrangeli (ancora una volta!) lui tranquillo a dispensare poderosi diritti e rovesci (ad una mano). Non male questo olandese. Constatato poi di persona quanto sia disastroso il rovescio di Karlovic (sul servizio sapete già) di Roma possiamo dire che i nuovi tre campi d’allenamento (che ora saranno smantellati perché non hanno autorizzazione perenne) sono stati un successo. Praticamente presi d’assalto dal pubblico, vi era possibile ammirare i campioni a due passi. Farsi firmare autografi, autografare palline giganti e farsi delle selfie. Fernando Verdasco, in uscita dallo stand Moet & Chandon a momenti viene sbranato dalle fan bramose di una sua foto ricordo. Stesso dicasi per Totti e Mancini alle prese con il paddle, con tutti i giornalisti delle testate nazionali che smettono di seguire il torneo (lamentandosi in camera caritatis) perché dalla redazione centrale è arrivato l’ordine di seguire Totti e Mancini, protagonisti del giorno in una kermesse tennistica (!). E anche per Pjanic il giorno dopo, ressa assurda, ma vabbè, eravamo a Roma. Tante cose del Foro Italico sono sicuramente migliorabili (biglietteria, servizi, ne abbiamo già scritto) ma negare la crescita assoluta di Roma in questi anni equivarrebbe a mentire. Ci si vede nel 2015.

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Djokovic per superare Nadal nei 1000, finale aperta tra Halep e Pliskova

Il n.1 del mondo parte nettamente favorito contro uno Schwartzman che potrebbe pagare le fatiche di ieri. In ballo per lui il primato nei Masters. Simona è avanti negli scontri diretti ma Karolina agli Internazionali di Roma sente aria di casa

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Novak Djokovic - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Siamo arrivati all’epilogo di questi strani Internazionali d’Italia in epoca di coronavirus. Una conclusione altrettanto peculiare con le due finali del torneo di singolare maschile (ore 17) e femminile (alle 14:30), che si disputano eccezionalmente di lunedì invece che di domenica. Ma, come si suole dire, le cose più cambiano e più rimangono le stesse. E così ci ritroviamo le due prime teste di serie del seeding, Novak Djokovic e Simona Halep che cercheranno di aggiudicarsi il titolo al Foro Italico.

La finale femminile sarà addirittura una sfida tra le due favorite del tabellone, con la rumena che si ritroverà di fronte la campionessa in carica Karolina Pliskova. Dovrebbe essere la regola ma in realtà è un’assoluta rarità di questi tempi per un evento WTA. Djokovic invece sarà opposto a Diego Schwartzman, n.13 del ranking ATP, e giustiziere di Rafa Nadal ai quarti di finale. Insomma, se l’argentino non ci avesse messo lo zampino (e non è un caso se usiamo il diminutivo) rischiavamo di avere le finali più ordinarie possibili nell’edizione del torneo più straordinaria possibile.

E invece ce l’ha messo. Eccome se ce l’ha messo. E in seguito ha superato in semifinale l’estroso Denis Shapovalov, in quella che è stata probabilmente la partita più emozionante del torneo finora, al tie-break del terzo set dopo tre ore e un quarto di splendido tennis. Probabilmente troppo splendido. Sicuramente troppo tennis e basta. Troppo se meno di 24 ore dopo devi affrontare il cannibale serbo con il quale, manco a dirlo, hai sempre perso in carriera, tutte e quattro le volte che lo hai visto al di là della rete. Anche quando ti sei ritrovato avanti due set a uno sulla tua superficie preferita (la terra) e nel tuo Slam preferito (il Roland Garros).

Novak Djokovic e Diego Schwartzman – Roland Garros 2017

Dal canto suo, Nole due o tre motivi per vincere questo suo quinto titolo nella Capitale ce li ha. Il primo è cercare di far dimenticare in fretta a tutti (anche a sé stesso) la terribile figuraccia degli US Open. Il secondo è issarsi a quota 36 in vetta alla classifica dei tennisti con più titoli 1000 in carriera, scavalcando Rafa Nadal. Un altro passo verso quella supremazia statistica che dovrebbe far vacillare ogni impressione e partigianeria nella sfida tutta interna ai Big Three. 

Se per Djokovic questa partita non è che un altro passo per fare la storia del tennis, per El Peque in ballo c’è la sua di storia. Quella che non l’ha mai visto entrare nei primi 10 del mondo. Un traguardo che lui si è prefissato da tempo e che non è così scontato quando madre natura non ti dota di un talento smisurato e arrivi a fatica al metro e settanta di altezza. Schwartzman ci ha messo del suo per arrivare fin qui e di sicuro lo farà anche nella finale. “Nulla è impossibile. So che è molto difficile. Dovrò dare tutto quello che ho”, ha dichiarato in conferenza stampa. Insomma, Schwartzman farà lo Schwartzman. Il che significa non mollare un punto. Ma se Djokovic farà il Djokovic, l’esito dell’incontro non sarà in discussione.

C’è più incertezza sul versante femminile. I precedenti dicono 7 a 4 per Halep. Spicca tra le vittorie della rumena il successo nella semifinale del Roland Garros 2017 in tre set. “Ma la situazione in quel caso era completamente diversa. Pensavo di non avere chance contro Simona sulla terra rossa. Ora so di poterla battere”, ha dichiarato Pliskova. E in effetti lei si è aggiudicata gli ultimi due faccia a faccia l’anno scorso, a Miami e alle Finals di Shenzhen. Non c’è bisogno di dire che per la ceca la chiave sta nel ricavare il massimo dal suo portentoso servizio e cercare così di evitare il più possibile di evitare estenuanti scambi da fondocampo.

Simona Halep e Karolina Pliskova – Dubai 2015

Halep dovrà mantenere alta l’intensità e la concentrazione dall’inizio alla fine. Una cosa che ad esempio non le è riuscita nella lottata semifinale contro Garbine Muguruza. Insomma, nessuno spazio per le distrazioni per la campionessa di Costanza che cerca il suo primo successo agli Internazionali, dopo le due sconfitte consecutive in finale contro Elina Svitolina nel 2017 e nel 2018.

 

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La strenua difesa di Muguruza non basta: terza finale per Halep agli Internazionali di Roma

Terza finale al Foro Italico per Simona Halep che supera al terzo set, dopo 2 ore e 17 minuti, una mai doma Garbiñe Muguruza. Per la rumena è la 13° vittoria di fila dopo la pausa

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Simona Halep - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Simona Halep e Garbiñe Muguruza hanno dato vita a una lotta degna di due ex n. 1 del mondo, ma alla fine l’ha spuntata la rumena. Dopo aver dominato il primo set e parte del secondo, sul 6-3 4-2, Halep ha subito la rimonta di una Muguruza in condizioni fisiche non ideali e ha rischiato di compromettere un vantaggio di 5-1 nel terzo set. Strenua difesa da parte della spagnola che si è aggrappata al match con le unghie e con i denti ma alla fine ha pagato il grande sforzo fisico e ha terminato il match con due doppi falli. La n. 2 del mondo raggiunge così la terza finale in carriera al Foro Italico: ha perso le altre due con Elina Svitolina, nel 2017 e 2018.

Un tennis granitico quello di Halep, rapida nei movimenti, solida in difesa e travolgente da fondocampo ma, a tratti, condizionato dalla tensione e dal nervosismo. Garbiñe è stata abilissima a trovare variazioni e aggressività, ma non è bastato; Halep, più fresca fisicamente, è uscita alla distanza e ha chiuso il match con lo score di 6-3 4-6 6-4. È la tredicesima vittoria consecutiva per la rumena dal post lockdown, dopo il successo a Praga.

SIMONA RULLO COMPRESSORE – L’inizio di primo set è caratterizzato dal ritmo forsennato imposto da Halep. Muguruza invece appare esitante e commette quattro errori che consentono alla rumena di strapparle subito il servizio. Halep continua a spingere, sempre in avanzamento per mettere pressione a Garbiñe ed è a un soffio dal 3-0; tuttavia, la spagnola si salva, per poi trovare progressivamente il giusto ritmo e la profondità. Sul 2-1 Halep, è Muguruza ad avere tre palle per il 2-2 ma Simona accelera il ritmo, martella sugli angoli e cancella così le tre occasioni di break spagnole. Da questo momento, Halep sale di nuovo in cattedra, diventa sempre più precisa con il rovescio e sale così 5-1. Perfetta la rumena negli spostamenti e nella ricerca degli angoli, sempre in spinta. Muguruza tenta di tenerle testa, entra progressivamente dentro il campo e riesce così ad ottenere un secondo gioco sul 2-5. Qui Halep si concede una distrazione, Muguruza sale ancora 3-5 ma “Simo” disegna benissimo il campo e dopo 39 minuti intasca la prima frazione per 6-3.

 

STRENUA RESISTENZA DI MUGURUZAMedical Time Out per la spagnola alla fine del primo set per un problema fisico: Garbiñe infatti sembra in difficoltà negli spostamenti e nella spinta con le gambe. Nonostante ciò, resiste con grinta e con una continua ricerca della profondità. Halep sale ancora 3-1, continuando a tempestarla con incrociati stretti e colpi profondi; la rumena è ottima anche al servizio, con prime varie e precise. Ma la spagnola non ci sta a soccombere. Partono dalle sue corde colpi rabbiosi e profondi. Ora è anche Simona a correre da un angolo all’altro, pressata da Garbiñe che scende anche a rete. Giunge il break e Muguruza accorcia il gap sul 2-3 per poi tallonare ancora Simona sul 3-4.

I punti vengono scanditi da un intenso bum bum da fondo da parte di entrambe, con la spagnola che a volta riesce a rubare il tempo a Simona verticalizzando il gioco. Muguruza attacca ma Halep rivela ancora una volta una mobilità straordinaria, sorprendendola con un passante di dritto in corsa incrociato stretto. La n.17 del mondo, spesso in difficoltà, cerca di abbreviare gli scambi con maggiore aggressività ma Halep la costringe sempre alla fase difensiva. Garbiñe resiste e d’orgoglio fa 4-4. Variando le rotazioni, Muguruza infila tre giochi consecutivi e sfila il set a un’avversaria improvvisamente insofferente e nervosa. La rumena paga un atteggiamento troppo passivo nella seconda parte del set: è 6-4, si decide tutto al terzo.

ALLA DISTANZA VINCE HALEP– La n. 2 del mondo reagisce e, nonostante Garbiñe abbia ritrovato ritmo ed energie, mette a segno il game d’apertura di terzo set e contrasta al meglio i tentativi di cambi di ritmo dell’avversaria. Ma ecco che un sanguinoso doppio fallo spagnolo consegna alla rumena il vantaggio del 2-0; se Garbiñe conferma ancora difficoltà al servizio, Simona invece ritrova le misure e il controllo degli scambi, imponendo di nuovo all’avversaria la supremazia nello score, e sale 3-0. Allunga ancora sul 4-0 ma non converte due palle break, permettendo così a Muguruza di mettere a segno il primo gioco del terzo set. Ma Halep sembra inesauribile e vola sul 5-1. Qui però qualcosa s’inceppa nel gioco della rumena.

Tenace e mai doma, Muguruza si gioca il tutto per tutto e piazza un altro parziale di tre game (recuperando i due break di svantaggio) per il 4-5. Grinta inesauribile per la spagnola che fa partire dalle corde soluzioni di cui non sembrava più disporre, a match quasi compromesso. Adesso è la rumena ad essere frastornata, ma viene ringalluzzita dai tre gratuiti dell’avversaria intenta a servire per la parità: due match point per Halep. Basta il primo, dopo il secondo doppio fallo di fila della spagnola che le permette di chiudere l’incontro e scacciare la paura.

Brava Halep, anche se il passaggio a vuoto di fine match ha rischiato di compromettere un lavoro quasi perfetto sino a quel momento; onore e merito alla reazione di Garbiñe Muguruza che, a dispetto di una condizione imperfetta, ha allungato un match che sembrava compromesso. Adesso Halep attende in finale una giocatrice ceca: sarà Karolina Pliskova o Marketa Vondrousova.

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Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

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