Se c’è un giocatore italiano che più è riuscito a incrementare il proprio livello negli ultimi due anni, stupendo e raccontandosi come un giocatore valido per tutte le stagioni e le superfici, questo è proprio Luciano Darderi che, alla vigilia dell’inizio del torneo di Madrid, racconta le sue sensazioni direttamente dalla Caja Magica, dove ai microfoni di Sky Sport Italia.
Partendo da un dato di fatto: “Sono abituato a queste condizioni di Madrid. Quest’anno ho vinto anche in Cile, che è un’altura come qui, quindi alla fine non è male per me”, spiega. Un dettaglio tecnico che diventa chiave di lettura: l’altitudine, che spesso complica la vita a molti, per lui è quasi un alleato.
Ma lo sguardo non si ferma alla capitale madrilena ma va già oltre: “Da qui a Roma comunque c’è tempo. Se vai avanti vuol dire che hai fatto quarti, semi o di più. Però ovviamente per me questo è un torneo molto importante, ma Roma molto di più”.
“Voglio arrivare a Roma con fiducia. Quest’anno mi sento più pronto”
Il percorso di crescita passa anche dalla continuità, da una preparazione finalmente completa.
“Mi piacerebbe arrivare con fiducia e preparato per Roma. È il primo anno in cui faccio una preparazione intera, perché l’anno scorso sono stato un pochino male”, racconta Darderi.
Un dettaglio che spiega molto anche dei risultati di inizio stagione: “Alla fine ho fatto quarti a Auckland, ottavi in Australia nei primi due tornei. Poi si vedrà”.
Non c’è fretta nelle sue parole, ma una costruzione progressiva. E anche uno sguardo aperto verso superfici diverse: “L’erba è una superficie che mi piace. Da piccolo non pensavo di giocarci bene, però mi trovo a mio agio. L’anno scorso ho fatto terzo turno a Wimbledon, quindi alla fine è una superficie dove riesco ad essere competitivo”.
C’è poi un altro elemento che accompagna questa fase del tennis azzurro: la forza del gruppo. “Siamo in otto nel tabellone principale, è bello perché comunque ci spingiamo. Siamo tutti dove volevamo essere”, sottolinea Darderi. Non è solo una questione numerica, ma culturale. “Sono contento anche per loro e per tutta l’Italia che fa il tifo per noi”.
