Les jeux sont faits: da Edberg a Becker, quante vittime illustri al RG

Roland Garros

Les jeux sont faits: da Edberg a Becker, quante vittime illustri al RG

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TENNIS FOCUS – Dagli anni novanta ad oggi diverse sono state le sorprese al primo turno al Roland Garros: da Edberg fuori con Bruguera nel ’90 a Sampras ko con Schaller nel ’95, la lista è lunga.

Manca poco alla seconda prova del grande slam, epilogo della stagione sulla terra rossa che ha visto a Montecarlo, Madrid e Roma vincere il titolo i primi tre in classifica ( Wawrinka, Nadal e Djokovic ). Il Philippe Chatrier e Suzanne Lenglen sono pronti a ospitare i top player, anche se in passato non hanno sempre brillato di luce propria. Ripercorrendo le precedenti edizioni dagli anni novanta a oggi, diverse sono state le sconfitte inaspettate al primo turno delle teste di serie.

Nel 1990 il Roland Garros perde subito il numero uno e due che in carriera non sono stati a proprio agio alla pari dell’erba. Sarà infatti per entrambi l’unico slam mancante in bacheca. Stefan Edberg (1), finalista nel 1989 e nel doppio nel 1986, si fa sorprendere dal giovane Sergi Bruguera, futuro campione nel 1993 e 1994 e finalista nel 1997 fermato a sua volta dal brasiliano Gustavo Kuerten.

 

Nella parte bassa del tabellone, Boris Becker (2), semifinalista nel 1987-1989 e 1991, perde da Goran Ivanisevic che sarà fermato ai quarti da Thomas Muster, anch’egli vincitore nel 1995. Il croato si consolerà comunque disputando la prima finale in doppio; la seconda sarà ben nove anni dopo. Il vincitore di Wimbledon nel 2001, nel singolare non è mai andato oltre ai quarti raggiunti altre due volte nel 1992 e 1994. Anche Emilio Sanchez (6) e Jay Berger (9) tornano a casa battuti rispettivamente da Nicklas Kulti e Alberto Mancini, argentino che l’anno precedente era arrivato ai quarti di finale. Tra le donne, solo Zina Garrison (5) esce al primo turno perdendo dalla tedesca Wiltrud Probst, bloccata agli ottavi da Conchita Martinez, che disputa il suo miglior slam in carriera. L’americana potrà invece rinfrancarsi lo stesso anno con la finale a Wimbledon vinta da Martina Navratilova, suo diciottesimo e ultimo titolo slam in singolare.

L’anno successivo ancora qualche scossa nel girone maschile. Karel Novacek (14), John McEnroe(15) e Brad Gilbert (16) perdono in ordine da Magnus Gustafsson, che nella precedente edizione aveva raggiunto gli ottavi, Andrei Cherkasov, che arriva agli ottavi fermato da Edberg, e Cedric Pioline, semifinalista a Parigi nel 1998. Nel gentil sesso Zina Garrison (8) concede il bis perdendo dalla giapponese Naoko Sawamatsu che raggiungendo gli ottavi consegue il suo migliore piazzamento al Roland Garros.
E’ il francese Cedric Pioline a sconfiggere nuovamente Brad Gilbert (15) nel 1992 e Andrei Medvedev, gigante russo finalista nel 1999, a eliminare Jackob Hlasek (16) che trionferà in doppio con Marc Rosset. Nel 1993 il vincitore nel 1984, 1986 e 1987 e finalista nel 1981 e 1985, Ivan Lendl (7), esce da Stephane Huet, giocatore proveniente dalle qualificazioni che non ha mai superato il secondo turno in una prova del grande slam. Per l’ex numero uno sarà proprio l’anno che per la prima volta dal 1979 finisce la stagione fuori dai top ten.

Scontro svedese nel 1994 tra Stefan Edberg (3) e Henrik Holm che si aggiudica 6-4 il quinto set costringendo il due volte vincitore di Wimbledon a lasciare il torneo per la seconda volta al primo incontro. Stessa sorte per Petr Korda (12), finalista nel 1992 in singolare e nel 1990 in doppio, per mano di Andrea Gaudenzi che procede sino agli ottavi conseguendo il suo migliore risultato negli slam. Italiani che festeggiano con Silvia Farina che al primo turno sgambetta Gabriela Sabatini (8) perdendo purtroppo al secondo da Iva Majoli, vincitrice nel 1997 impedendo a Martina Hingis di realizzare il grande slam. La testa di serie numero 5, Jana Novotna, semifinalista nel 1990 e 1996, e numero 6, Kimiko Date, semifinalista l’anno dopo, escono di scena per mano di Anna Smashnova, che a Parigi giocherà i quarti nel 1995 e 1998, e Amanda Coetzer, semifinalista nel 1996 e 1997.

E’ nel 1995 che due campioni di Wimbledon, Pete Sampras (2) e Goran Ivanisevic (4) fanno subito i bagagli. L’americano perde da Gilbert Schaller, che non ha mai superato il secondo turno a Parigi, al quinto dopo essere stato in vantaggio di 2 set a 1 e il croato da Mikael Tillstrom, finalista in doppio nel 1999. Nel tabellone femminile la bielo-russa Natasha Zvereva (10), finalista nel 1993, perde dalla rumena Catalina Cirstea e Mary Joe Fernandez (13) con Paola Suarez, futura vincitrice nel 2001, 2002, 2004 e 2005 nel doppio e semifinalista nel 2004 in singolare.

Sorte avversa nel 1996 per lo svedese Thomas Enqvist (8) battuto da Richey Reneberg in 5 set, americano ex numero uno in doppio nel 1993. Tra le donne solo Anke Huber (6), semifinalista nel 1993, esce dalla grande doppista Gigi Fernandez che vanta in bacheca 6 titoli vinti a Parigi nel 1991, 1992, 1993, 1994, 1995 e 1997. La tedesca perderà daccapo al primo turno l’anno dopo con l’americana Kimberly Po. Edizione dove anche Goran Ivanisevic (4) per la seconda volta torna a casa sconfitto dallo svedese Magnus Gustafsson.

Molte sono le teste di serie che vengono eliminate al primo turno nel 1998. Nel tabellone maschile Petr Korda (2), che dopo Wimbledon sarà squalificato per doping, è sconfitto da Mariano Zabaleta che nel 2002 e 2003 arriverà sino agli ottavi, Greg Rusedeski (5) dal belga Johan Van Herck, Jonas Bjorkman (7) dall’ex-campione Thomas Muster e Karol Kucera (9) da Todd Woodbridge, pluricampione con 16 slam vinti in doppio tra cui quello al Roland Garros del 2000. In campo femminile Amanda Coetzer (5) viene stoppata da Patty Schnyder e Irina Spirlea (9) da Sylvia Plischke che raggiungerà gli ottavi l’anno successivo.

Non c’è due senza tre per Goran Ivanisevic (15). Nel 1999 è Hicham Arazi che lo regola in 4 set, giocatore marocchino che nelle due precedenti edizioni era arrivato sino ai quarti. Non è da meno nel 2000 Pete Sampras (2) che perde 8-6 al quinto set dall’australiano Mark Philippoussis che raggiungerà i quarti come nel 1997. Il 2000 è sfortunato anche per Nicolas Kiefer (8) sconfitto dall’americano Jan-Michael Gambill che al secondo turno, suo miglior piazzamento a Parigi, perde dal un giovanissimo Federer. Anche la seconda testa di serie delle donne, semifinalista nel 1998 e vincitrice nel doppio nel 96, l’americana Lindsay Davenport, lascia il torneo perdendo dalla belga Dominque Van Roost che in carriera vanta solo la medaglia di bronzo nel doppio ai giochi olimpici di Sydney. Un’altra americana, Jenny Capriati (15), è sconfitta dalla colombiana Fabiola Zuluaga ma dovrà aspettare altri 12 mesi prima di diventare la regina a Parigi.

Sarà l’edizione vinta per la terza volta da Gustavo Kuerten a dover salutare al primo turno un ex numero uno ed ex semifinalista nel 1997. Wayne Arthurs, ribaltando uno svantaggio di due set a zero, sbaraglia il connazionale Patrick Rafter (8). L’australiano avrà la compagnia di altre due ex numero uno. Venus Williams (2), finalista l’anno dopo e vincitrice in doppio nel 1999 e 2010, sconfitta da Barbara Schett, che giunge sino agli ottavi, e Amelie Mauresmo (5) dalla modesta Jana Kandarr.

Nel 2002 sono in totale 4 gli ex numeri uno a ritornare a casa. Pete Sampras (12), che disputerà la sua ultima partita prima del ritiro ufficiale, perde dal faentino Andrea Guadenzi, Roger Federer (8) con Hicham Arazi, Andy Roddick (13) con Wayne Arthus e Justine Henin (5) da Aniko Kapros, belga che però nel 2003, 2005, 2006 e 2007 imporrà il suo bel tennis sulla terra francese.

Un’altra stella del tennis nel 2003 saluterà per sempre il Roland Garros. Monica Seles (12) perde da Nadia Petrova che arriva in semifinale fermata dalla Clijsters. Tra gli uomini Roger Federer (5) non supera ancora il primo turno battuto da Luis Horna, peruviano che con Pablo Cuevas vincerà nel 2008 il doppio diventando la prima coppia sudamericana a trionfare in uno slam, e Andy Roddick (6) con l’armeno Sargis Sargsian. L’americano riavrà la delusione dell’eliminazione al primo turno anche nel 2007 perdendo da Igor Andreev.

Il vincitore nel 1999, Andre Agassi (6), dovrà arrendersi al primo incontro nei due anni consecutivi (2004 e 2005) con il francese Jerome Haehnel e Jarkko Niemenen. Grande sorpresa invece nel tabellone femminile. Nel 2004 per la prima volta nella storia del torneo viene subito eliminata la vincitrice in carica, la russa Anastasia Myskina (5), perdendo dalla spagnola Maria Sanchez Lorenzo con un perentorio 6-0 al terzo set. Quasi lo stesso destino nel 2006 per Nadia Petrova (3), semifinalista nel 2003 e 2006 in singolare e finalista nel 2012 in doppio, che lascerà Parigi battuta dall’Akiko Morigami.

Si deve arrivare al 2008 per vedere tra le donne perdere una testa di serie. Marion Bartoli (9), semifinalista nel 2011, si distrae con Casey Dellacqua che raggiungerà la sua prima finale in doppio con Francesca Schiavone e la seconda con Scott Lipsky tre anni dopo. Nel 2011 Tomas Berdych, semifinalista l’anno prima, perde da Stephane Robert 9-7 al quinto set, francese che ha giocato gli ottavi quest’anno agli Austalian Open ma che negli altri slam non è mai andato oltre il secondo turno. Ceco che nel 2013 ripete l’esperienza con Gael Monfils, semifinalista nel 2008, perdendo 7-5 all’ultimo set.

Sarà la vincitrice nel 2002 e 2013 in singolare e nel 1999 e 2010 in doppio, a destare stupore due anni fa. La francese Virginie Razzano si sbarazza di Serena Williams (5) che dopo aver annullato otto match-point perde 6-3 al terzo set avendo, per la prima volta in carriera, l’emozione di una sconfitta al primo turno in un grande slam.

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Gli Outfit del Roland Garros 2022

Slam parigino coloratissimo: dal verde di Nadal al rosso di Djokovic, passando per l’azzurro di Swiatek. Ecco i look delle stelle del 2° major stagionale

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Cori Gauff - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ne abbiamo viste di tutte i colori in questo Roland Garros. Il rosso della terra che ha incoronato campioni nel torneo di singolare due veri campioni, Rafa Nadal e Iga Swiatek. Il verde di giovanissimi talenti che sono arrivati fino alle fasi finali del circuito come Carlos Alcaraz e Coco Gauff. Il nero del dramma di Alexander Zverev, infortunatosi al ginocchio durante la semifinale con Rafa Nadal e che ha dovuto salutare nuovamente il sogno di conquistare il suo primo grande Slam (operato con tre legamenti lesionati). E abbiamo visto tanti colori anche nelle magliette, nei pantaloncini e nelle scarpe di tutti i tennisti in campo. Andiamo dunque a commentare i look delle stelle di questo secondo slam stagionale.

Rafa Nadal – Nike

Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Non esistono più parole per descrivere le imprese sportive di Rafa, aggettivi e iperboli si sono sprecati nei giorni successivi alla conquista del suo quattordicesimo Roland Garros. Non deve essere semplice nemmeno per Nike trovare, dopo tanti anni, un outfit adatto al torneo preferito di Nadal, eppure quest’anno il marchio USA si supera e regala a Rafa uno dei look, a nostro parere, meglio riuscito degli ultimi anni. L’accostamento di verde scuro e giallo acceso ricorda un po’ la bandiera del Brasile. E Il Brasile si sa che risveglia dolci ricordi sul Philippe Chatrier: come dimenticare infatti i cuori e le vittorie di Guga Kuerten.  Nostalgia a parte, Rafa è elegante e originale, dimenticate ormai le canotte di inizio carriera dimostra di saper indossare alla perfezione completi raffinati. Ultima nota doverosamente dedicata alle scarpe. Abbinate al completo certo, ma come consuetudine riportanti il numero di slam vinti sulla terra rossa di Parigi, ovvero il 13. Altro modello quindi che Nike consegna alla storia, o al museo della Rafa Nadal Academy, poiché il numero 13 è già un ricordo, il futuro al Roland Garros, per il momento, è marchiato 14. (Chiara Gheza)

 

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Colori freschi e brillanti per la n. 1 del mondo, in perfetta armonia con la brillantezza, freschezza e grinta del suo tennis. Il gioco di Iga Swiatek è davvero irresistibile, nulla possono le avversarie contro i colpi perfetti e completi della polacca che ha conquistato sabato il suo secondo Roland Garros ed è salita a 35 vittorie di fila. Pazzesco. L’outfit con cui ha dominato sui campi parigini riflette le sue doti principali in campo: essenzialità e vivacità al tempo stesso. Essenziale infatti il modello della canotta, di un azzurro delicato sulla parte anteriore, con un tocco di blu elettrico sulle spalline e i fianchi; lo stesso blu acceso conferisce personalità e vivacità alla gonna, di foggia semplice. Insomma, forza e delicatezza al tempo stesso per l’invincibile Iga. (Laura Guidobaldi)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Il colore della finale maschile di Parigi 2022 non è il rosso della terra ma il verde degli outfit dei due contendenti. Ruud indossa un completo total green. Yonex sceglie per la maglia da gioco una fantasia con disegni ripetuti di fiori con cinque petali, tono su tono, creando un terribile effetto trapunta della nonna. Pantaloncino verde scuro basico invece, così come polsini e bandana bianchi. Yonex già in passato si era spesso distinta per l’originalità, soprattutto con certi indimenticabili completi indossati dal povero Stan Wawrinka. Con Casper gli stilisti non esagerano come con il tennista svizzero (sfidiamo i lettori a ricordare i peggiori look di Stan), ma fanno comunque una scelta che non ci sentiamo di promuovere; seppur nei ricordi di Ruud quella maglia “a trapunta” resterà impressa poiché l’ha accompagnato in quella che è stata la prima finale Slam, gli auguriamo la prima di una lunga serie. Se non possiamo promuovere il suo outfit, promuoviamo a pieni voti il suo atteggiamento e la capacità di scherzare dopo la sconfitta:Non sono la prima vittima di Rafa su questo campo.” Applausi. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

La New Balance realizza completi dall’effetto sempre vincente per Coco Gauff. La 18enne americana, fresca finalista dello slam francese, incarna la grande energia e vitalità delle nuove stelle del tennis. Il suo outfit è giovane e frizzante, proprio come lei. Leggero e delicato, il gonnellino color “tiffany” – leggermente trasparente – dà un tocco di grazia al completo aderente formato da canotta e pantacourt. La canotta, così come gli short aderenti, presentano una fantasia arabescata nera, vagamente futurista, in contrasto con la tinta unita pastello della gonna. La tinta base della canotta è color lilla, mentre quella dei pantaloncini è il bianco. Scelta azzeccata anche la fascia per i capelli, della stessa tinta del gonnellino. Mai banale Coco, graziosa e carismatica al tempo stesso. (Laura Guidobaldi)

Novak Djokovic – Lacoste

Come ormai da anni a questa parte, Nole si presenta a Parigi di rosso vestito, naturalmente griffato Lacoste. Il modello della polo per questo Roland Garros è lo stesso che, in una colorazione verde smeraldo, avrebbe dovuto indossare a Melbourne (e ben sappiamo il motivo di quel condizionale) e che abbiamo già potuto ammirare agli Internazionali d’Italia in arancione, con queste due palle da tennis stilizzate che, come le comete, schizzano da una parte all’altra del busto lasciando dietro una scia luminosa. Il motivo ci piace e lo abbiamo già detto. La scelta del rosso fuoco sulla terra non ci piace e lo abbiamo già detto. Pantaloncini bianchi e Asics abbinate alla polo come d’ordinanza. Insomma un look un pò prevedibile per il campionissimo serbo che avrebbe dovuto mettere un pizzico di creatività in più anche in campo per battere un Nadal così motivato. (Valerio Vignoli)

Daniil Medvedev – Lacoste

Daniil Medvedev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nei nostri passati appuntamenti abbiamo più e più volte sottolineato come Medvedev non sia propriamente un modello ideale, per movenze e portamento, ma Lacoste a Parigi fa de suo meglio scegliendo per la maglia da gioco un abbinamento di blu e celeste davvero riuscito. Inoltre, se sul lato sinistro della t-shirt spicca, ovviamente, il famoso logo del coccodrillo, sul destro fa bella mostra il simbolo del Roland Garros, come a sottolineare l’unicità del completo di Daniil. I colori del mare e del cielo non vengono però ripresi dal pantaloncino bianco, con strisce laterali nere. Scelta particolare che comunque nulla va a togliere a questo outfit assolutamente promosso a pieni voti. Peccato per l’uscita di scena prematura di Daniil dal torneo, gli sforzi degli stilisti Lacoste meritavano maggior visibilità. (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questa collezione Nike per il Roland Garros 2022 lascia perplessi. Da una parte è cromaticamente impeccabile. Tutti i modelli, da uomo e da donna, sono infatti giocati su accostamenti di colori molto appropriati per risaltare sulla terra parigina e ben amalgamati tra di loro: blu scuro, celeste, menta, bianco panna e giallo canarino. I tagli della collezione sono pure interessanti. I ragazzi potevano scegliere tra una più sbarazzina t-shirt con collo a v (vedi Alcaraz) e una coreana a polo simile a quella già vista in Australia (vedi Sinner). I vestiti delle ragazze avevano piccole aperture nel busto e nella schiena che li rendevano più moderni e integranti. Eppure qualcosa lascia perplessi, come già successo a Melbourne. Manca l’originalità a cui il baffo ci ha abituato e che magari certe volte abbiamo perfino ritenuto eccessiva o fuori luogo. Sembra quasi che il brand americano, orfano da tempo di Federer e che sarà presto abbandonato per forza di cose da Nadal, stia cercando di ricostruire una sua identità limitandosi a giocare di rimessa. Non male ma ci aspettiamo di più. (Valerio Vignoli)

Roland Garros 2022 – Sloane Stephens – Foto Roberto Dell’Olivo

Collezione Adidas

Felix Auger-Aliassime – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)
Alexander Zverev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per l’edizione 2022 del Roland Garros, la linea Adidas ci ha convinto poco. Se il total black avrebbe potuto essere una scelta vincente, puntando sulla grinta e il contrasto con la luminosità dell’ocra di Porte d’Auteuil, altri elementi della collezione non brillano per eleganza. Come la t-shirt senza maniche indossata dallo sfortunato Sascha Zverev (vittima di un brutto infortunio in semifinale contro Nadal), che assomiglia molto di più ad una canotta in “stile spiaggia” che ad un outfit da slam. Decisamente bocciata. Un po’ meglio la maglietta del simpaticissimo Félix Auger Aliassime, con la parte anteriore caratterizzata da simboli che ricordano molto dei disegni rupestri ma che, in realtà, rappresentano l’acqua del mare. Conosciamo bene il grande impegno e la campagna di sensibilizzazione da parte di Adidas per la salvaguardia degli oceani, iniziativa più che mai apprezzabile ed encomiabile. Però, forse, avrebbero potuto concepire disegni un po’ più espliciti. Peccato, perché il messaggio è bellissimo ed indispensabile, ma resta un po’ troppo ermetico e “misterioso”. Azzeccata invece, per il completo di Félix, la scelta dei polsini gialli, che si sposano bene col completo scuro. (Laura Guidobaldi)

Camila Giorgi – Giomila

Camila Giorgi – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Che dire di Camila Giorgi? È sempre la più raffinata ed elegante in campo. Si sa, Parigi in Primavera evoca “La vie en rose” e allora il completo Giomila non sbaglia. Colori pastello e fiorellini per l’outfit indossato da Camila, un connubio che sta benissimo sulla terra rossa. La t-shirt, di un giallo chiarissimo, ha le maniche della stessa fantasia del volant principale del gonnellino, ovvero un motivo composto da fiori piccolissimi tendente al rosa. Il secondo volant, richiama la tinta della maglietta. Un completo semplice e delizioso, che rende la tennista azzurra ancora più graziosa. Grazia che si sposa benissimo con il tennis esplosivo e dirompente di Camila. (Laura Guidobaldi)

Martina Trevisan – Diadora

Martina Trevisan – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Martina Trevisan è stata la bella sorpresa di questo Roland Garros, regalando all’Italia la semifinale. Se il suo gioco e il suo sorriso hanno fatto innamorare tutti, non si può certo dire lo stesso del suo outfit. Diadora è un marchio forse più focalizzato su altri sport, viene subito in mente il calcio e, nostalgicamente, il ricordo vola alle scarpette di Roberto Baggio e alle prodezze con le quali sapeva illuminare le domeniche di un tempo che fu. Per non sbagliare sui campi da tennis Diadora ha scelto il banale accostamento bianco e arancione con basica canotta, pantaloncino e gonna. Peraltro, stesso identico outfit indossato da Martina nel torneo di Rabat, vinto la settimana prima dello slam parigino. Completo che vince non si cambia? Forse è andata così, ma noi restiamo dell’idea che Martina avrebbe meritato un look più originale e siamo certi avrebbe saputo sfoggiarlo al meglio. La stagione è ancora lunga e Diadora ha tutto il tempo per recuperare e regalarci una Martina dall’outfit memorabile. (Chiara Gheza)

Fabio Fogni – EA7

Fabio Fognini – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

Era iniziata in modo molto deludente la partnership tra Fogna e EA7, divisione sport di Emporio Armani, all’insegna dell’abuso del colletto alla coreana e dei colori fluo. Che il trend si stesse invertendo lo avevamo già notato da un pò. Prima a Roma e poi a Parigi, il veterano ligure ha però sfoderato quello che è decisamente il suo miglior outfit dall’inizio di questa sua partnership. Una polo blu notte con pinstripes bianche, richiamo bianco alla fine delle maniche e colletto a polo molto stretto con bottoni. Pantaloncino bianco con finiture abbinate al colore della polo. Un look che più classico non si può, che ricorda vagamente gli iconici outfit Fila di Bjorn Borg. Promosso a pieni voti. (Valerio Vignoli)

Bonus off-court: Iga Swiatek

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

La maturazione di Iga Swiatek negli ultimi due anni sta tutta nei look mostrati per il photoshoot con il trofeo del Roland Garros in mano. Nel 2020, la polacca si era presentata con un irriverente abito lungo a strisce multicolore con delle scarpe basse stringate. Una scelta non convenzionale, spiazzante, come i suoi colpi in campo. Sofisticata e giovanile allo stesso tempo. Una piacevole sorpresa, una ventata d’aria fresca nel circuito. A Parigi in questo 2022 Swiatek è arrivata con il peso di quel numero 1 accanto al suo nome. Lo ha portato con la stessa leggerezza, classe e semplicità con cui indossa questo completo color panna dal taglio sartoriale abbinato ad una maglietta bianca che lo alleggerisce e lo rende più sportivo. Il sandalo bianco dimostra la maggiore cura nei dettagli. Il Rolex al polso dà quel tocco di lusso ed esclusività. Il filo di trucco la rende più femminile senza ostentazioni. Da ragazzina secchiona a prima donna. Con quella facilità invidiabile che non suscita invidia. La concorrenza non può che rimanere a guardare e applaudire. (Valerio Vignoli)

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Flash

Il Roland Garros nel racconto di Steve Flink: Nadal oltre ogni limite

“Dopo aver superato i trent’anni, Rafa ha saputo ampliare il suo arsenale, ha trovato la maniera di gestire gli incontri in modo più efficiente e ha allungato la sua carriera ben oltre quanto lui stesso ritenesse possibile”. L’analisi del giornalista americano Hall of Famer

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

I seguaci eruditi di Rafael Nadal da tanto tempo apprezzano ciò che il campione spagnolo ha capito forse meglio di chiunque altro. Che regnare nel mondo del tennis e diventare un campione del massimo livello dipende interamente dall’individuo. Nadal è salito alla ribalta 18-19 anni con un’esuberanza e un’irrefrenabile energia senza pari nella storia del nostro sport. Negli anni successivi è maturato fino a diventare un giocatore sublime, una forza fisica dinamica e un agonista supremo, ben determinato a vendere la pelle a caro prezzo ma allo stesso tempo mostrando un immenso rispetto per i suoi rivali e senza dare nulla per scontato.

Dopo aver superato i trent’anni Nadal ha ampliato il suo arsenale aggressivo, ha saputo trovare la maniera di gestire gli incontri in maniera più economica ed efficiente, ed è riuscito a allungare la propria carriera ben oltre quanto lui stesso o la sua sempiterna legione di ammiratori pensassero fosse possibile. Volta dopo volta e spesso superando difficoltà quasi insormontabili, a volte guardando in faccia il freddo volto della realtà, Nadal ha affrontato i propri dubbi interiori oltre al crescente scetticismo serpeggiante tra il pubblico, i giocatori e i media che hanno continuamente messo in dubbio la sua capacità di continuare a raccogliere gli allori più prestigiosi con un fisico che troppo spesso sembra spezzarsi.

 

Eppure, eccolo di nuovo, vittorioso un’ennesima volta nella capitale mondiale della terra battuta dopo essersi trascinato per due settimane tra le sofferenze di un piede malandato, silenziosamente irremovibile nella consapevolezza di chi è e di ciò che avrebbe potuto raggiungere, e soprattutto un inappuntabile professionista in procinto di realizzare un altro sogno sulla terra battuta parigina. Ha fatto tutto ciò nonostante abbia avuto bisogno di infiltrazioni prima di ogni partita al Roland Garros per eliminare il dolore e addormentare il piede provato dalla battaglia contro la sindrome di Muller-Weiss, una rara malattia degenerativa delle ossa. Una volta che tutto è stato detto e fatto nel corso delle ultime due settimane, è rimasto solo Nadal, un Nadal che ha conquistato una quattordicesima corona agli Open di Francia e un ventiduesimo titolo del Grande Slam, un Nadal che ha portato il suo scintillante bilancio di partite giocate al Roland Garros a 112-3.

Un tempo era uno dei più giovani ad aver vinto a Parigi ma ora, a 36 anni, questo straordinario campione è il più anziano vincitore degli Open di Francia. Per mettere pienamente in prospettiva questa straordinaria impresa, consideriamo questo dato: Nadal ha ottenuto il suo primo titolo a 19 anni nel 2005. nel decennio successivo ha conquistato altre otto vittorie, e ora, dopo aver passato la soglia dei trent’anni, si è aggiudicato altri 5 allori. Questo vuol dire persistere nell’eccellenza. Alcuni potrebbero anche dire che questo tipo di successo su un lasso di tempo così lungo è inimmaginabile.

Ciò che rende il suo ultimo trionfo ancor più impressionante è che Nadal era giunto a Indian Wells imbattuto nel 2022. Aveva giocato solo un incontro nel 2021 dopo aver perso da Novak Djokovic nella semifinale del Roland Garros prima che le precarie condizioni del suo piede lo costringessero a porre termine alla sua stagione in agosto. Ben pochi ritenevano che potesse essere veramente competitivo agli Australian Open 2022, anche dopo che aveva vinto l’ATP 250 a Melbourne, uno dei tornei che hanno preceduto il primo major della stagione. Ma, sorprendentemente, sotto 2 set a 0, e 2-3, 0-40 nel terzo contro Daniil Medvedev nella finale degli Australian Open, è riuscito a ribaltare il punteggio e a trionfare in 5 set entusiasmanti.

Ha poi vinto ad Acapulco il terzo titolo di fila prima di perdere da Taylor Fritz nella finale di Indian Wells. Ma si era fratturato una costola nella semifinale contro Carlos Alcaraz. Questo infortunio l’ha costretto a rimanere fuori dal circuito per un mese circa e ha seriamente compromesso la marcia di preparazione sulla terra battuta in vista del Roland Garros. Ha giocato solamente due tornei con esiti deludenti. Sconfitto da Alcaraz nei quarti di finale di Madrid, è andato a Roma dove è uscito negli ottavi contro Denis Shapovalov in tre set. Nel set conclusivo sono tornati a manifestarsi i dolori al piede e Nadal era quasi costretto all’immobilità.

A quel punto ha annunciato che il suo dottore spagnolo sarebbe venuto a Parigi ma nessuno sapeva se l’inimitabile mancino sarebbe stato in grado di giocare al livello dei suoi standard massimi. Per sua fortuna è stato assistito da un tabellone morbido nei primi turni. Ha superato senza problemi l’australiano Jordan Thompson, la wildcard francese Corentin Moutet e la testa di serie numero 26, l’olandese Botic Van de Zandschulp, senza perdere un set. Non è stato del tutto perfetto in quei tre incontri; tuttavia, la sua mobilità in campo era sorprendentemente buona.

Negli ottavi di finale però Nadal e stato messo a dura prova dalla testa di serie numero 9 Felix Auger Aliassime in un confronto emozionante. Il canadese è allenato dallo zio di Rafa, Toni Nadal, l’uomo che di fatto ha cresciuto Rafa come giocatore e lo ha allenato per anni. Nadal e Auger Aliassime non si erano mai incontrati da quando Toni Nadal aveva cominciato ad allenare il canadese. Zio Toni ha scelto di assistere alla partita seduto in una posizione neutrale dietro al campo piuttosto che nella cerchia stretta di Auger Aliassime, dove è rimasto incollato alla seggiola durante un pomeriggio lungo ed estenuante.

Nadal ha cominciato la partita in maniera poco promettente, concedendo uno svantaggio di 5-1 nel primo set che solo parzialmente è riuscito a ridurre prima di perderlo. I due set successivi sono stati controllati completamente da Nadal, il quale ha iniziato a trovare le soluzioni per controbattere il potente servizio dell’avversario e ha ritrovato la misura da fondo campo. Tuttavia Nadal ha inspiegabilmente perso il servizio nel secondo gioco del quarto set dopo essere stato avanti 40 0. Pur avendo ottenuto il controbreak, ha comunque finito con il perdere il set, poiché il canadese è riuscito a imporre il ritmo del proprio gioco aggressivo.

Il match è dunque andato al quinto set. Sul tre pari Nadal è riuscito a ritrovare il tennis dei giorni migliori, aggiudicandosi 12 punti su 15 e tre giochi consecutivi, vincendo l’incontro con il punteggio finale di 3-6 6-3 6-2 3-6 6-3 in 4 ore e 21 minuti. Nelle fasi finali della partita si era decisamente mostrato in palla. Ciononostante i tifosi di Nadal erano sicuramente preoccupati in vista dello scontro nei quarti con la prima testa di serie Novak Djokovic.

Il serbo è l’unico giocatore capace di sconfiggere Nadal due volte sui campi sacri del Roland Garros. In occasione della semifinale di un anno fa aveva recuperato lo svantaggio di un set per andare a vincere in quattro. Djokovic avrebbe poi conquistato il suo secondo titolo agli Open di Francia 2021. Quest’anno nelle settimane precedenti al Roland Garros era andato progressivamente ritrovando il proprio gioco e la convinzione nei propri mezzi, perdendo di misura con Alcaraz in un incontro strepitoso nella semifinale di Madrid, vincendo poi Roma senza perdere un set.

Decisamente in fiducia dopo aver posto il sigillo sul suo sesto titolo agli Internazionali d’Italia, Djokovic ha veleggiato attraverso i primi quattro turni al Roland Garros senza perdere un set, e aveva impressionato quando aveva demolito la testa di serie n. 15 Diego Schwartzman con il punteggio di 6-1, 6-3, 6-3 negli ottavi. A quel punto sembrava possibile che Djokovic bissasse la vittoria su Nadal del 2021, considerando che era così fresco e apparentemente in fiducia, mentre Nadal aveva faticato duramente e a lungo nella battaglia contro Auger-Aliassime.

L’incontro tra Nadal e Djokovic si è giocato di sera, dando così al serbo, secondo alcuni, un vantaggio in quanto l’artiglieria top spin di Nadal è più efficace di giorno sotto il sole. Ma questa teoria ha tralasciato il fatto fondamentale che Nadal in questi giorni è capace di tirare il diritto più piatto e di piazzarlo sulla riga a velocità fulminante e con una precisione strategica. Inoltre il servizio di Djokovic veniva rallentato dalle condizioni di gioco serali.

Nadal è uscito dai blocchi tirando dei missili dal lato del dritto mentre Djokovic sembrava fare troppo affidamento su un atteggiamento difensivo anche sul proprio servizio. Il n. 1 del mondo ha pagato a caro prezzo proprio questo atteggiamento passivo all’avvio poiché uno scintillante Nadal ha continuato a mettere a segno diritti vincenti fino ad aggiudicarsi il primo set in maniera convincente con il punteggio di 6-2 ed è volato sul 3-0 nel secondo con due break di vantaggio. Lo spagnolo aveva vinto 9 giochi su 11 e Djokovic appariva sembrava confuso, soggiogato e alla mercé dell’avversario.

A quel punto la prima testa di serie ha trovato la scintilla interiore di cui aveva bisogno e finalmente ha cominciato a colpire la palla senza inibizioni e a controbattere Nadal con colpi fulminanti da entrambi i lati, mettendo a segno vincenti e prendendo l’iniziativa nello scambio. Pur avendo dovuto battagliare a fondo in alcuni game, Djokovic si è aggiudicato il secondo set 6-4 grazie al ritrovato gioco aggressivo e mettendo in mostra maggiore vivacità.

Tuttavia Djokovic non ha mantenuto quest’aggressione controllata e a sua volta Nadal non è stato turbato dal secondo set perso. Il terzo set si è rivelato molto simile al primo con Nadal a dettare da fondo campo e Djokovic a giocare di contenimento.

A un certo punto però Djokovic ha preso in mano le redini del quarto set, portandosi in vantaggio 5-2 e servendo per il set sul 5-3. Ha avuto due set point in quel nono game cruciale ma insolitamente ha affossato in rete un rovescio angolato sul primo set point mentre sul secondo è stato fin troppo cauto nel tentare un approccio di rovescio lungolinea. Nadal l’ha passato agevolmente per poi ottenere il controbreak.

Se Djokovic fosse stato in grado di arrivare al quinto set avrebbe vinto? In quella notte particolare dubito che vi sarebbe riuscito. Il suo coach, Goran Ivanisevic, ha fatto poi notare che il linguaggio del corpo di Djokovic non era all’altezza dei suoi standard abituali, mentre Nadal si era mostrato molto più autoritario. Concordo. In un certo senso, sebbene questo match comportasse per entrambi i giocatori implicazioni che sarebbero durate nel tempo, Nadal era quello che sembrava avere un maggior desiderio di vincerlo. Djokovic è entrato e uscito dai set in maniera imprevedibile, e il suo livello continuava a oscillare pericolosamente. Nadal, anche quando il secondo set gli è sfuggito dalle mani, ha mantenuto costantemente un livello alto.

Forse Djokovic e Nadal si sono accorti che il loro quarto di finale era sostanzialmente una finale. Nell’altra parte del tabellone non c’era nessun giocatore che avrebbe potuto batterli e benché Sasha Zverev costituiva una minaccia incombente per la semifinale, era improbabile che sarebbe riuscito a sconfiggere Djokovic o Nadal alla meglio dei 5 set.

La testa di serie numero 3 Zverev aveva posto fine alle ambizioni nel n. 6 Alcaraz in quella che molti hanno considerato una sorpresa. Alcaraz aveva battuto sonoramente Zverev nella finale di Madrid. Agli occhi di molti esperti il diciannovenne spagnolo era ritenuto il favorito del torneo. Era sopravvissuto a un match point nel secondo turno contro il compatriota mancino Albert Ramos-Vinolas quando il trentaquattrenne aveva debolmente tirato in rete un diritto di normale amministrazione. Dopo essere sopravvissuto a quella strenua prova in 5 set, Alcaraz si era liberato di Sebastian Korda (vendicando la sconfitta subita dall’americano a Montecarlo), e Karen Khachanov in tre set.

Anche Zverev era sopravvissuto a un match point contro al secondo turno, in una partita conclusa al quinto set contro Sebastian Baez. Nella partita contro Alcaraz Zverev ha dettato quasi sempre il ritmo nei primi due set, si è contratto nel terzo, ma uscito vittorioso 6-4 6-4 4-6 7-6(7) salvando un set point nel tiebreak finale e chiudendo il match con una devastante risposta lungolinea di rovescio.

E questa è stata la vittoria di cui Zverev aveva veramente bisogno, la prima della sua carriera contro un top ten in uno Slam. Si è dunque presentato all’incontro di semifinale con una rinnovata fiducia nel proprio gioco. Hanno combattuto un primo set maratona sotto il tetto. Zverev ha salvato tre set point sul proprio servizio sul 4-5. Nel tiebreak il tedesco si è issato sul 6-2 con quattro set point a disposizione. Ma Nadal ha servito un ace, poi Zverev ha tentato un serve and volley ma la volée di rovescio è uscita lunga. Poi Nadal ha tirato uno spettacolare passante di diritto in allungo prima di indurre Zverev a un altro errore con la volée di rovescio.

In qualche maniera Nadal, che successivamente l’avrebbe definito un miracolo, si è portato a casa il tiebreak con il punteggio di 10-8. Nel secondo set, con Nadal che sudava profusamente e la pesante umidità al coperto, si sono susseguiti ben 8 break nei primi 9 giochi. Zverev ha servito per il set su 5-3 ma è incappato in tre doppi falli. Nadal stava servendo su 5-6 40-30 quando Zverev è incespicato torcendo la caviglia. Caduto a terra, tra urla di dolore e di disperazione, è stato portato fuori. E’ poi rientrato sul campo circa 10 minuti più tardi in stampelle per concedere la partita a Nadal 7-6(8) 6-6 ritiro.

Avevano giocato per oltre tre ore senza neppure completare due set. Nadal avrebbe probabilmente dovuto stare in campo almeno un’altra ora e forse molto più a lungo nel caso Zverev avesse vinto il secondo set. E’ stato molto fortunato a evitare un’ulteriore fatica. Ha potuto così risparmiare energia per la finale.

A quel punto ha potuto approfittare di un ottimo accoppiamento in finale contro la testa di serie n. 8 Casper Ruud. Il risultato non è mai stato in dubbio. il diritto di Ruud è un’arma efficace contro la maggior parte degli avversari, ma il mancino Nadal l’ha smantellata con i suoi rovesci incrociati affilati come un rasoio, e ha insistito con vorticosi top di dritto per sfruttare il lato più debole di Ruud, il rovescio. Per il norvegese è stato un incubo affrontare Nadal per la prima volta in un incontro ufficiale dopo aver giocato molti set di allenamento con lo spagnolo all’accademia di Rafa.

Nadal è schizzato sul 2-0 nel primo set, ha giocato un pessimo game di servizio nel terzo gioco con due doppi falli e un errore non forzato di diritto che gli è costato il game, ma si è ripreso subito il break andando a condurre 3-1. Ha chiuso il set 6-3. Nel terzo è andato subito sotto 3-1. Da quel momento e stato irrefrenabile e Ruud è sembrato sotto assedio e surclassato. Nadal ha chiuso i conti dominando in maniera regale 11 giochi consecutivi.

Ora lo spagnolo, essendosi aggiudicato il suo 22esimo titolo slam, ha incrementato il proprio vantaggio su Djokovic e Federer. Il serbo e lo svizzero ne hanno raccolti 20 a testa. Sebbene Federer abbia pianificato un rientro in autunno, è quasi certo che non riuscirà a vincere un altro Slam. Con Djokovic è tutta un’altra storia. Dopo la sua prestazione sconcertante contro Nadal a Parigi, sarà determinato a tenersi ben stretta la corona a Wimbledon.

Djokovic è uscito vittorioso dalle sue ultime tre comparizioni all’All England Club (2018, 2019 e 2021) e ha vinto Wimbledon complessivamente sei volte. Quest’anno sarà il favorito. Zverev è alle prese con i legamenti strappati al piede destro ed è probabile che salti Wimbledon. Medvedev è escluso in qualità di giocatore russo così come Andrey Rublev. Ma Nadal ha colto di sorpresa le molte persone che ritenevano che avrebbe saltato Wimbledon dicendo di avere un piano che forse potrebbe permettergli di inseguire un terzo titolo sui prati inglesi e il suo primo dal 2010.

Comincerà un nuovo trattamento e farà un’ablazione a radiofrequenze al nervo del piede. Se il trattamento darà i risultati sperati, Nadal sarà di ritorno a Wimbledon. In caso contrario prenderebbe in considerazione di sottoporsi ad un’operazione, il che potrebbe portarlo addirittura verso il ritiro.

Mai prima nel corso della sua carriera stellare Nadal si è trovato a metà strada verso un Grande Slam perché non aveva mai vinto gli Australian Open e l’Open di Francia nello stesso anno. Perciò le sue motivazioni per giocare Wimbledon sono cresciute esponenzialmente a seguito della sua stupefacente impresa a Parigi. Se dovesse arrivare a Wimbledon in piena salute, conquistare il titolo sarebbe tutt’altro che una passeggiata. Non c’è dubbio che sarebbe tra i candidati alla vittoria, ma riuscirebbe a battere Djokovic sull’erba?

Ne dubito, benché escluderlo sarebbe sciocco. Nei loro due confronti a Wimbledon Djokovic ha fermato Nadal in una finale durata 4 set nel 2011, e ha avuto la meglio di poco sul suo antico rivale in una semifinale che si è decisa al quinto set quattro anni fa. Qualora dovessero incontrarsi, Nadal avrebbe l’occasione di pareggiare il bilancio nel testa a testa con Djokovic sul 30 pari. Tuttavia bisogna ricordare che Nadal non sconfigge Djokovic su una superficie diversa dalla terra battuta dallo US Open del 2013.

L’inseguimento di una supremazia storica potrebbe non essere ancora terminato per queste due icone del tennis, purché Nadal superi Il malanno al piede. Ma anche immaginando lo scenario peggiore, qualora lo spagnolo fosse costretto a ritirarsi quest’anno, adesso si è comunque portato in una posizione invidiabile. Ha vinto 22 su 30 delle finali giocate negli Slam nel corso della carriera. Sia Djokovic che Federer hanno un bilancio di 20-11. I critici potrebbero far notare che Nadal è 14-0 nelle finali degli Open di Francia, ma solo 8-8 negli altri tre major conteggiati insieme. Si tratta di un’obiezione valida, ma non si può neppure rimproverare allo spagnolo il suo talento assoluto sulla terra battuta. Nel frattempo, se proprio si vuole metterla sul piano delle cifre, Djokovic e 9-0 nelle finali degli Australian Open sui suoi campi preferiti in cemento, ma solo 3-6 nelle finali agli US Open.

È vero che Nadal ha ottenuto 63 dei 92 titoli vinti in carriera sulla terra battuta, ma resta il fatto che ha pareggiato il conto con Djokovic e superato Federer vincendo tutti e quattro gli slam almeno due volte. Djokovic è stato numero 1 al mondo nettamente più a lungo dei suoi rivali, avendo chiuso 7 anni in cima al ranking e trascorso 373 settimane al n.1 rispetto ai 5 anni di Nadal e le sue 209 settimane.

Il dibattito andrà avanti. Ma su un punto non ci può essere alcuna discussione: nella storia del tennis moderno Nadal ha dominato la terra battuta come nessun altro giocatore su nessun’altra superficie. Il suo bilancio sulla terra è di uno sbalorditivo 474-45.

Vi è la sensazione che un giorno Nadal rifletterà sulla sua vittoria al Roland Garros del 2022 e l’apprezzerà più di tutte le altre sue vittorie a Parigi. Questa vittoria è stata tutta una questione di cuore, di disciplina senza paragoni e di profonda determinazione piuttosto che di diritti e rovesci.

Traduzione di Kingsley Elliot Kaye

Clicca qui per i commenti di Ubaldo Scanagatta alle finali del Roland Garros 2022

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Pagelle Roland Garros: Rafa Nadal, un piede e mezzo nella leggenda

PARIGI – Il quattordicesimo titolo di uno zoppo Nadal e il finto scoop del suo ritiro. Swiatek padrona, fantastica Trevisan. Il caso Sinner e ed le sessioni notturne che più notturne non si può

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Parigi

Eh no, non si ritira. Rafa XIV è il Re Sole del tennis e il suo regno è il più lungo della storia come quello del suo gemello numerico Luigi. Lo speravano in tanti eh, in trepidante attesa. Ora si sbarazza rapidamente del norvegese e poi farà il discorso al mondo del tennis in lacrime annunciando l’addio. Un bel “Well”, una lacrimuccia e via: “è stato bellissimo, ma non ci rivedremo più”.

Ma dove? Ma perché? Uno che a trentasei anni corre e zompa più di un ragazzino, mentre i suoi presunti avversari si arenano, scompaiono o si fanno male. E perché mai dovrebbe ritirarsi? Rafael Nadal (10 e lode, 11, 12, 13 e 14, pure il voto dobbiamo dargli?) continuerà, anche se erano stati convocati d’urgenza a Parigi il Re di Spagna, Roger Federer, tutto il Real Madrid, tutti gli abitanti di Manacor  e tutti gli avversari battuti nel corso delle 14 cavalcate vincenti (più o meno lo stesso numero di persone) per tributargli il dovuto omaggio. Non se n’è fatto più nulla e allora sono andati tutti a Disney capitanati dai 4 gemelli Federer.

 

A proposito di Roger, ma cosa si pretendeva da Casper Ruud (9)? Davvero si poteva pensare che il buon norvegese, che quasi perdeva con Sonego (6,5), potesse riuscire dove avevano fallito Federer (4 volte), Djokovic (3 volte), Thiem (2 volte), Wawrinka, Ferrer, Soderling e Puerta?

Ad inizio torneo in ogni caso l’auspicio di tutti era stato che il torneo maschile diventasse avvincente e incerto come quello femminile. Ecco, ci ha pensato Iga Swiatek (10) che senza trucco (se ne farà una ragione il Direttore) e senza inganno ha allungato la sua serie vincente e una concreta minaccia di dominio.

È stato in ogni caso il torneo di Martina Trevisan (10) che ha deciso di farsi eliminare in semifinale perché non avrebbe retto la settima conferenza stampa nella quale rispondere per la settima volta a domande sul suo passato. Comunque Martina è ufficialmente il nostro idolo: quando ha confessato di lavare i panni sporchi solo nei giorni in cui non gioca, di mangiare sempre la stessa portata la sera prima della partita nello stesso ristorante, ci siamo sentiti meno folli quando diamo di matto nel non trovare il nostro polsino preferito la sera prima della partita del torneo sociale. La sconfitta con Coco Gauff (9) è solo un punto di partenza verso mete sempre più ambiziose e Martina ha tutto il diritto (che colpo!) di guardare al futuro con grandi speranze.

Anche Camila Giorgi (7,5) ha giocato un gran torneo, le sua prestazioni con Zhang, Putintseva e soprattutto  Sabalenka sono state da sballo, un po’ meno con Kasatkina (8) ma non si può pretendere che cambi gioco all’improvviso. Più che altro, sempre dal basso del nostro tennis di quarta categoria dove lottiamo con infortuni muscolari e acciacchi vari, saremmo grati a Sergio se ci fornisse qualche chilo di quel carbone miracoloso che ha fatto guarire Camila dallo strappo rimediato a Roma.

Resta intanto il mistero sul significato della scritta apparsa sulla maglietta della giovane invaditrice (pare si dica così) di campo durante la semifinale tra Ruud e Cilic. Ci restano 1028 giorni per:
– il ritorno di Tsitsipas dal toilette break?
– digerire quella cosa informe definita “pasta alla bolognese” propinata in mensa al Roland Garros?
– Comprendere il motivo degli infortuni di tutti i nostri?

A tal proposito a Parigi si è consumato  l’affaire Jannik Sinner (7) che, poveretto, il suo buon torneo l’aveva giocato prima che il fisico gli chiedesse il conto. E via con le accuse del vecchio entourage al nuovo, accuse al preparatore, e non c’ha il fisico, e ha giocato troppo l’anno scorso, e ha giocato poco adesso, e si è allenato poco, e deve fermarsi 2-3 mesi senza giocare e fare preparazione, etc. etc. Un vero e proprio caso politico, nel senso che è sembrato assistere alle scene del nuovo governo che accusa il vecchio (“Questa è la situazione disastrata che ci hanno lasciato”) e il vecchio che deride il nuovo (“Quando c’eravamo noi…”).
 Il ragazzo si farà anche se ha le gambe secche, diamo tempo al tempo.

Intanto Lorenzo Musetti (6) ha confermato di poter giocare due set sublimi ad un anno di distanza, ma poi Rune (8), oltre a far rasserenare i rapporti tra Danimarca e Norvegia, ha fatto capire che in fondo in fondo Tsitsipas (4,5) non era proprio imbattibile.

E Novak Djokovic (5,5)? Sembrava dovesse far un sol boccone di Rafa e invece nell’unico Slam che gli dava punti nel 2022 ha raggiunto solo i quarti. Bravo comunque a riconoscere i meriti dello spagnolo e a proiettarsi sulla stagione sull’erba, a meno che il vaiolo delle scimmie…

Che dire poi di Sascha Zverev? Voto difficile perché il terribile infortunio ha lasciato tutti amareggiati e sconvolti, ma non si può dimenticare che sin lì doveva essere (quasi) comodamente due set a zero su Nadal e invece era nei pasticci. Ma il tedesco non deve deprimersi anche se l’infortunio alla caviglia pare molto brutto. In fondo il suo avversario in semifinale gioca con un piede rotto da 15 anni e ha vinto 22 slam quindi, chi va con lo zoppo, impara a zoppicare…

Marin Cilic (8) in semifinale a Parigi viene classificato come l’undicesimo mistero di Medjugorje, ma intanto a Wimbledon il vecchio Marin potrebbe anche fare lo scherzetto. Daniil Medvedev (4,5) ha invece confermato che la terra non fa per lui mentre sulla terra è un po’ tornato Carlos Alcaraz (7) che doveva vincere il primo dei suoi quindici Roland Garros e invece si è fermato ai quarti. Felix Auger Aliassime (7,5) ha portato Nadal al quinto e Zio Toni al manicomio, mentre la delusione del tabellone femminile è sicuramente Ons Jabeur (4) che però ringraziamo perché ha aperto uno spiraglio in cui si è infilata la nostra Martina.

Le sessioni serali, anzi notturne del Roland Garros (3) hanno emozionato talmente il pubblico che per i brividi si è rannicchiato sotto le coperte, per l’entusiasmo di tutti gli addetti ai lavori ritrovatisi alle 02.00 alla disperata ricerca di un taxi. Ma i francesi hanno classe, solo loro potevano ricavare un campo – il Simonne Mathieu (9) – da una serra, anche se il caffè non è arte loro, soprattutto se propongono quella brodaglia a € 3,80, promettendo di restituirti un euro in cambio della restituzione del bicchierino.

Ma insomma il tempo vola e, punti o non punti, russi o non russi, si sente già il profumo delle fragole. A Parigi era attesa ogni giorno una riunione “decisiva” sulle sorti di Wimbledon, così come era attesa la tanto famigerata conferenza stampa “di addio” di Nadal.

Chi vivrà vedrà, tra fake news a volontà.

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