Quando il (brutto) teatro vince sul tennis

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Quando il (brutto) teatro vince sul tennis

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TENNIS –  Il match tra Fabio Fognini e Gael Monfils, 137 errori complessivi, è stato uno spettacolo, ma non bello. Gioco discontinuo, scenette, parolacce, penalty point. Fognini cede 8 volte il servizio (su 10) subendo 34 punti e facendone solo 4. Chi glielo dirà?

Il commento di U. Scanagatta al day 7 del Roland Garros

Non è stato un match di tennis. E’ stata una piece teatrale di mediocre livello in 5 atti. Ciascuno slegato dagli altri. Come se non ci fosse un canovaccio, una logica nello sviluppo della commedia. Una commedia animata da due attori capaci di tirar sì qualche acuto mirabile di quelli che se ne vedono pochi, ma anche sfasature, incertezze spaventose, di quelle che a questo livello non si vedono quasi mai. 81 gli errori gratuiti di Fognini a fine match secondo i distratti statistici del Roland Garros: secondo me erano di più. Monfils ne ha fatti 56: totale 137 errori su 278 punti giocati. Togliete i punti fatti con il servizio (5 aces Monfils 3 Fognini) sui 66 che vengono considerati vincenti, più tanti altri non ben catalogati, ne restano meno di 200 giocati nelle 3 ore e 24 di gioco e 137 errori sono un’enormità. Due burattini senza fili, due giocatori senza equilibrio. Crazy players? “Giochiamo un crazy tennis perchè siamo tutti e due un po’ crazy” aveva detto l’altro giorno Fabio. Forse i due oggi hanno esagerato.

 

Non un grande script, onestamente, perchè la straordinarietà dello spettacolo è dovuta a due tennisti straordinari, Fabio Fognini e Gail Monfils, che sono straordinari in quanto…fuori dall’ordinario. Imprevedibili, nel bene e, particolarmente oggi, nel male.

Raramente ho assistito ad una partita costellata da un numero maggior di errori rispetto a questa.

L’unico set che secondo me meriterebbe di essere salvato è il terzo, e nemmeno tutto. Peccato perchè con 10.000 spettatori sul Suzanne Lenglen, lo stesso teatro che aveva assistito nel 2011 all’altro incredibile show di Fognini con Montanes, l’atmosfera era splendida e il tempo finalmente bellissimo. Il quarto non è esistito se non per la sceneggiata di Monfils che si fingeva morto, e aveva spesso la lingua fuori, e dopo aver perso i primi due games praticamente mollava gli altri: un 6-0 che pareva promettere bene per il nostro e si è rivelato invece illusorio.

Una caterva di break nel primo set, in cui i due facevano a gara a chi perdeva di più la battuta. Tuttavia il brutto spettacolo, nella sua imprevedibilità, nelle scene dell’uno e dell’altro, il  nostro che sbagliava dritti a pochi metri dalla rete (permettendosi anche di giocarne qualcuno con il saltino) e l’altro che sembrava trascinarsi con la lingua di fuori, e cercava il conforto del pubblico, meritava d’essere visto perchè tutto sommato diverso, se non proprio unico nel suo genere.

Giustamente gli spettatori americani di Tennis Channel e quelli inglesi di non so più quale tv in questo momento hanno subissato di proteste le loro produzioni perché avevano deciso di far vedere un match senza storia di Nadal, 6-2,7-5,6-2 su Leonardo mayer anziché quello di Fognini e Monfils che di scene, scenette, warning, penalty point, finti moribondi, parolacce all’indirizzo di se stessi, di spettatori tardi a mettersi a sedere, beh non si è fatto mancare niente. Fantastica la scenetta, che dimostra che Fognini ha anche un humour del tutto particolare, nella quale Fognini, subito dopo il doppio fallo contro sole commesso nel primissimo punto del terzo set, ha chiesto a Bernardes di “spostargli il sole”.

Fognini aveva beccato il warning, l’ammonizione, già al quinto gioco del primo set per un “puta etc etc” gridato così forte che l’arbitro brasiliano Bernardes, che pure con il “nostro” ha un ottimo rapporto, non poteva fare a meno di sentire.

Inutili tutte le raccomandazioni che erano state fatte a Fognini perchè cercasse di mantenersi calmo per non istigare contro di lui il pubblico che, tutto schierato per “Gael Gael Gael!”, già non aspettava altro che di scatenarsi. Buuuh e fischi hanno accompagnato ogni minimo gesto di Fabio che pure nel complesso non si è comportato malissimo. A Montecarlo, per ricordarne una, era stato infinitamente peggiore.

Più volte però Fabio sarebbe stato graziato nel corso del match, quando ha sbattuto la racchetta per terra, quando ha dato di “brutta capra siediti” ad una ragazza nemmeno tanto brutta (a onor del vero) perchè tardava a sedersi alle sue spalle, quando ha gridato a se stesso “hai sbagliato più 60 dritti, non sei altro che una capra umana!” – chissà perchè oggi Fabio ce l’aveva con le povere capre…- ha rotto una racchetta per la rabbia dopo aver mancato sul 4 pari del terzo set la seconda palla break che avrebbe potuto mandarlo a servire per il set,ma lì è stato freddo a non cambiarla subito altrimenti avrebbe preso il penalty-point che era nell’aria. Il risultato però è stato che con la racchetta rotta, quell’importante punto successivo lo ha perso

Dopo di che ha perso anche il successivo punto e poco dopo anche il proprio servizio a zero: sei punti consecutivi giocati in modo abbastanza inspiegabile.

Ma lì c’è tutto Fognini. E’ stato il festival del break, che può accadere in un match di tennis femminile, ma non accade quasi mai in uno di tennis maschile.

E quando accade tutti concordano con il fatto che è stato allora un match di cattiva qualità, come infatti sostengo qui pur – alla fin fine – essendomi io divertito per l’imprevedibilità e l’originalità della piece.
Fognini  è riuscito a perdere 10 volte il servizio in 22 turni di battuta (quindi poco meno del 50 per cento). Monfils non voleva essere da meno. Ne ha persi 9.

Ma Fabio si era conquistato 24 palle break e quindi non ha saputo sfruttarne 15, spesso con risposte sparacchiate fuori senza molto senso. Monfils invece di palle break ne ha conquistate 18, trasformandone 10. Ma il dato che più mi ha colpito, al di là degli 81 errori gratuiti di Fabio, è stato il modo in cui ha subito troppi dei suoi  break, fin dall’inizio.

Comincia lui con il break a Monfls ma va subito sotto 0-40, poi un ace, quindi perde il game a 15. Avanti 3-1 perde a 0 il secondo game di battuta. E a zero perderà anche il game in cui serve sul 5-4. Tre break subiti, un punto fatto. Per carità, sarà stato bravo anche Monfils, ma non capita spesso di assistere ad una cosa del genere.

Nel secondo set in fondo va già più normalmente:  Fabio perde 6-2 con due break, uno a 15 e al’altro a 30. Ci sta.
Nel terzo uno dei tre è a 15 (peccato perchè era avanti 7-5 1-0 con break e poteva tentare di scappare via) e quando serve sul 4-5 lo perde a zero.

Nel quarto set Monfils non esiste, fa solo 5 punti. E’ una scelta strategica, spiegherà poi, una volta andato sotto 2-0: “Il mio unico obiettivo era cominciare il quinto set con il servizio a favore”.
Arriviamo così al quinto set e Fognini, che batte per secondo come si era prefisso Monfils, nel secondo game serve e lo perde a 0. Perde a 30 quello che manda avanti Monfils 4-2 dopo essere stato avanti 30 a 15, e quando riserve sul 5-2 per Monfils ha già la testa sotto la doccia: stecca sul primo quindici, sbaglia di metri tutti i successivi punti. Anche questo servizio lo cede a zero.

Insomma cinque break su dieci Fognini li ha persi a 0. Due a 15, due a 30. E siamo  a 8. In quegli 8 turni di servizi ha perso quindi 32  punti e ne ha fatti 4. Ma vi pare possibile?
Nessuno, attenzione!, qui vuole togliere a Monfils i meriti che ha, ma un giocatore che è n.15 del mondo, che è stato n.13 e che aspira ad arrivare nei top-ten, non ha un problema in qualche misura psicologico se quando va sotto nel punteggio di un game di servizio non riesce a reagire positivamente e di fatto in pochi secondi (più che minuti: vi evito il conteggio che ho di ciascun game, visto che io lo tengo, ma vi assicuro che alcuni break sono arrivati davvero in meno di un minuto e mezzo) lo cede?

Non è normale suvvia.

Se ne è accorto – guardava la partita accanto a me – l’inviato del New York Times Ben Rothenberg che in un paio di occasioni ha anticipato: “Ora Fabio perde il servizio a zero“. Tac, regolarmente accadeva. Evitatemi il triste commento da superstiziosi che è Ben che porta male a Fognini. Cerchiamo semmai di approfondire il problema del quale sicuramente sul campo non poteva rendersi conto Fabio, ma mi auguro che se ne sia accorto qualcuno del suo angolo.

Per cercare di rimediare, mica per altro. Non sto scrivendo con il gusto sadico di sottolineare i suoi errori (qualcuno penserà certamente che invece lo faccio per questo, pensi pure quel che vuole, fatti suoi), ma perché solo se ci si rende conto che questo è un suo problema – da me già registrato in altri suoi incontri – forse qualcuno proverà a cercare un rimedio.

So solo che il solito Rothenberg quando Fabio, appena subito il penalty point che ha fatto salire Monfils sul 3-0 al quinto, è andato a parlare dal supervisor Egli – questo non è uno dei miei refusi, è l’ex arbitro svizzero – e poi è tornato alla sua panchina seguito da un medico, ha detto: “Più che un medico forse  ci vorrebbe uno psichiatra“.

Il pubblico ha sicuramente aiutato oltre ogni dire Monfils, buheggiando (brutto termine per scrivere Buuuuh, buuuhhh) Fognini e dando modo a Monfils di respirare e guadagnare tempo quando aveva  la lingua di fuori. “Gael fa sempre così“, ha detto Fognini  che lo conosce bene.

Fatto sta che a seguito di queste sceneggiate dei suoi ultimi tre avversari (Dolgopolov, Klizan e Monfils) Fabio ha finito sempre per distrarsi e perdere. E’ stato proprio lui a dirlo, prima ancora che ci pensassi io. “Con gli ultimi tre che dicevano di star male. e sembrava che stessero male… ho perso sempre!”.

Aggiungo un Post scriptum al mio pezzo su Fognini:

P.S. Nella fretta di scrivere e di aggiornare, ho dimenticato di dire una cosa che invece penso sia importante: Fognini è un giocatore migliore di Monfils e non solo perchè il match lo ha comandato sempre lui (tante volte capita che uno comandi ma che l’altro vinca perchè sbaglia di meno). Questa di oggi era una partita che poteva e a mio avviso doveva vincere. Il suo tennis era migliore. Ma si è imbattuto in una giornataccia con il dritto: troppi errori davvero. E poca lucidità. Contro Murray a Napoli aveva fatto 13 smorzate vincenti, e oggi con Monfils che stava spesso 4 metri più in là della riga di fondocampo, ci sarebbero state decine di volte in cui una smorzata sarebbe stata ben più efficace di un ennessimo dritto sparato per forza di cose vicino alle righe e quindi a rischio di errore (infatti spesso, come detto, sono stati errori). Fabio  ha detto di aver dato il massimo e certamente nella sua testa crede di averlo dato. Non è stato purtroppo abbastanza. In realtà ha giocato complessivamente male una partita alla quale Monfils – lo ha detto il francese e lo sapevano tutti – si era presentato con una scarsa preparazione alle spalle e difatti non ha giocato bene neanche lui. Mi auguro che il coach di Fognini sappia dirglielo. E se non glielo dirà lui che glielo dica Barazzutti (se non gli fa…senso qualcosa che penso io) oppure tutta la famiglia Pennetta, da Flavia a papà Oronzo e mamma Concita, che hanno seguito il match del fidanzato (e …genero) dall’inizio alla fine certo soffrendo. Come anche noi. Sia chiaro, infatti, che sebbene Fabio continui a rispondere infantilmente alle mie domande in conferenza stampa (Un esempio? Gli ho chiesto se ritenesse che ci fosse una spiegazione per gli 81 errori gratuiti del suo match – qui ho sintetizzato, ero stato più diplomaticamente soft – e la sua risposta è stata secca, guardando da un’altra parte: “Sono Statistiche”. Al che ho aggiunto: “E come si spiegano?” “Era un match nel quale ho cercato di forzare e non m’è andata bene

La cronaca del match (Da Parigi, Laura Guidobaldi)

Il Suzanne Lenglen è gremito e il pubblico francese è accesissimo per il suo amato Gaël, acclamandolo e incitandolo ad ogni punto fin dall’inizio. È evidente che gli spettatori hanno ancora ben scolpito nella mente l’epilogo dell’incontro del 2010 e vogliono vedere il francese vittorioso a tutti i costi.

Fabio parte in quarta, nel bene e nel male; bene perché si porta subito in vantaggio 3-1, male perché prende un warning per linguaggio scurrile. Insomma, fin da subito, in campo e nelle tribune c’è tensione. Il francese comincia a giocare un po’ di rimessa, sperando di imbrigliare l’azzurro, quando invece “s’incarta da solo” mi dice un collega italiano seduto accanto a me in tribuna.

Ma ecco che in pochi minuti Gaël trova soluzioni esplosive, come un dritto che annichilisce Fabio e si avvicina sul 3-4. In 7 game giocati, vengono realizzati 5 break. Comunque, da parte di entrambi, c’è un festival di errori alternati a cose pregevoli (fendenti, smorzate); il ligure si lascia andare a piccole scenate lamentandosi per come gioca e con il pubblico (una signora tarda a sedersi e lui….non le rivolge proprio un complimento). Ma lo show viene anche dal pubblico stesso che incita Monfils, grida, e si scatena nella ola.

Sul 5-3 per Fabio, questi ha a disposizione 3 setpoint, il primo viene annullato da Gaël ma gli altri 2 sono vanificati dal ligure che comincia ad essere sempre più falloso. E difatti subisce immediatamente un break a zero per poi ritrovarsi raggiunto da Gaël sul 5-5. Ancora tanti gratuiti da una parte all’altra ma, alla fine, Fabio riesce a trasformare il quarto setpoint e intasca così la prima frazione per 7-5.

Gli scambi tra i due diventano sempre più lunghi, con Fognini e Monfils che cominciano a giocare sempre più a specchio, cercando di sorprendere l’ltro alla distanza e per sfinimento. Il secondo set scivola via veloce per il francese, con il ligure che,  sempre più stordito, cede per 6-2.

Il pubblico è sempre più scatenato, si cimenta in una ola interminabile mentre l’arbitro Carlos Bernardes chiede ripetutamente di fare silenzio.

L’andamento del terzo set assomiglia al secondo, con scambi lunghissimi e ancora tanti errori da parte di entrambi. Gli spettatori continuano con il loro tifo sfrenato urlando “Gaël ! Gaël ! Gaël” e non risparmiano Fabio, fischiandolo impietosamente al suo minimo commento o gesto di stizza.

In mezzo a questo tifo quasi da stadio, si sente ogni tanto qualche timido “Forza Fabio ! Allez Fabio !” da parte degli italiani presenti in tribuna. Sul 2-2, c’è l’ennesimo disappunto dell’azzurro che  urla a se stesso “60 dritti avrai sbagliato ! In effetti, il dritto non ha funzionato un granché oggi per Fabio che, in generale, non è riuscito a “far male” a Gaël con i fondamentali. Riesce comunque a fare un passo in avanti sul 3-2 ma poi, su una palla facile e alta a metà campo che colpisce con un malaugurato saltino e che affossa a rete, si ritrova sul 3-3.

Il ritmo incalzante e monotono degli scambi prolungati viene a volte interrotto da soluzioni alternative che muovono il gioco, come uno scambio fatto di smorzate e recuperi estremi, alla fine del quale Fognini ruzzola a terra.

Nel frattempo, il pubblico è presente più che mai in questo match-show; ora, caricandosi, è lo stesso francese a richiedere, l’incitamento degli spettatori che rispondono prontamente “Gaël tu es le meilleur ! ” Sul 5-4 per il francese, l’italiano perde totalmente la concentrazione, perde il gioco a zero e gli consegna il set per 6-4.

Ma attenzione….nel quarto parziale Gaël Monfils sembra irriconoscibile. Non si muove quasi più, rinunciando a recuperare le palle troppo angolate, subendo inesorabilmente  un inaspettato bagel in soli 24 minuti.

Tuattavia, nella quinta frazione, la partita assume repentinamente un andamento ancora diverso. Monfils sembra riacquistare le energie, brekka Fabio e sale 3-0. L’italiano sembra scuotersi e recupera fino al 2-3. In campo c’è ancora tanta tensione, soprattutto dopo il penalty point subito dal ligure per aver scaraventato la racchetta a terra.

Alla fine, nuovamente competitivo e supportato da un pubblico incandescente, questa volta, dopo quattro anni, è il transalpino a conquistare il match maratona di Porte d’Auteuil, un match strano, con tantissima tensione, durato 3 ore 24 minuti. Gaël conquista in tutto 145 punti e commette 56 errori non forzati, a fronte dei 133 punti vinti da Fabio contro 81 gratuiti.

Quando in sala stampa è stato chiesto a Monfils un parere sul numero elevato di gratuiti da parte di Fognini, il francese ha sottolineato come tale statistica non fosse percettibile in campo :”Dall’altra parte della rete c’era un avversario che correva, prendeva tutto e mi metteva in difficoltà. Anche quando conducevo 2 set a 1, mi sentivo stanco e, pensando al match, non si direbbe che abbia sbagliato così tanto. Ci siamo imposti un ritmo da veri giocatori sulla terra ed è diventato un gioco molto fisico. Non mi sentivo bene al servizio“.

Fabio, dal canto suo, ha riconosciuto di aver mancato parecchie occasioni : ” È stato un match molto difficile, mi sono battuto e ho avuto le mie chance. Ho mancato alcuni punti che avrebbero potuto fare la differenza, in particolare all’inizio del secondo set. Sono andato in tilt con il dritto al terzo set. Mi sono ripreso, e poi da lì mi sono incavolato con me stesso

Le sensazioni di 4 anni fa ? “È difficile dire. Ricordo che è stato lottato, oggi ho perso io“. E per quanto riguarda il campo ? “Mi ci sento molto bene, ho giocato dei grandi match qui. Mi ci sono sentito bene anche durante la partita, che è stato lungo e difficile. Sono contento del mio tennis. Non sono soddisfatto di aver perso ma lo sport è così”.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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