RG Day 8: Federer e Djokovic per convincere, Raonic per sognare ancora

Roland Garros

RG Day 8: Federer e Djokovic per convincere, Raonic per sognare ancora

Pubblicato

il

TENNIS ROLAND GARROS – Si disputano gli ottavi di finale della parte bassa del tabellone: sfida tecnica ed equilibrata tra Federer e Gulbis, Djokovic favorito su Tsonga, Raonic su Granollers e Berdych su Isner.

UOMINI

 

[2] NOVAK DJOKOVIC (SRB) VS [13] JO-WILFRIED TSONGA (FRA)

[4] ROGER FEDERER (SUI) VS [18] ERNESTS GULBIS (LAT)

[6] TOMAS BERDYCH (CZE) VS [10] JOHN ISNER (USA)

[8] MILOS RAONIC (CAN) VS MARCEL GRANOLLERS (ESP)

[2] NOVAK DJOKOVIC (SRB) VS [13] JO-WILFRIED TSONGA (FRA)

Head-to-head: Djokovic conduce 11-5

2008 Australian Open Hard (O) FR Djokovic 46 64 63 76(2)
2008 Bangkok Hard (I) FR Tsonga 76(4) 64
2008 AMS Paris Hard (I) R16 Tsonga 64 16 63
2008 Tennis Masters Cup Hard (I) RR Tsonga 16 75 61
2009 Marseille Hard (I) SF Tsonga 64 76(1)
2009 Miami-1000 Hard (O) QF Djokovic 63 64
2010 Australian Open Hard (O) QF Tsonga 76(8) 67(5) 16 63 61
2011 Wimbledon Grass (O) SF Djokovic 76(4) 62 67(9) 63
2011 Montreal-1000 Hard (O) SF Djokovic 64 3-0 ret. (right arm injury)
2011 Paris-1000 Hard (I) QF Tsonga w/o
2012 Rome-1000 Clay (O) QF Djokovic 75 61
2012 Roland Garros Clay (O) QF Djokovic 61 57 57 76(6) 61
2012 Olympic Games – London Grass (O) QF Djokovic 61 75
2012 Beijing Hard (O) FR Djokovic 76(4) 62
2012 ATP World Tour Finals Hard (I) RR Djokovic 76(4) 63
2013 Indian Wells-1000 Hard (O) QF Djokovic 63 61
2013 Shanghai-1000 Hard (O) SF Djokovic 62 75

La prima sfida fra il serbo e il francese risale alla finale degli Australian Open del 2008, la prima (e finora unica) finale Slam per Tsonga e il primo successo in un Major per Djokovic.
Solo due le sfide sulla terra, con Nole vincente in entrambe le occasioni, ma salvando quattro match point nel precedente dei quarti sempre qui a Parigi nel 2012.
Netti i miglioramenti sulla terra del colored transalpino negli anni, ma per superare Djokovic il francese dovrà esprimersi almeno ai livelli di quel match (l’ultimo nel quale ha vinto almeno un set contro il serbo) e potrebbe pure non bastare.
Il numero 2 ATP ha ceduto un set a Cilic nel terzo turno, ma è determinato a raggiungere i quarti di finale del Roland Garros per la quinta volta consecutiva, record personale per lui utile esclusivamente in funzione di arrivare in finale (sarebbe la seconda volta dopo la sconfitta contro Nadal del 2012) e sollevare finalmente la Coppa dei Moschettieri per la prima volta in carriera, completando così il
career Grand Slam, al pari di Andre Agassi, Don Budge, Roy Emerson, Fred Perry, Rod Laver, Rafael Nadal e Roger Federer.

Il pronostico sembra chiuso: sulla terra Nole è arrivato in semifinale a Montecarlo, perdendo da Federer con il polso destro dolorante, ha saltato per lo stesso motivo il Master 1000 di Madrid ma ha poi vinto convincendo il torneo di Roma.
Tsonga ha deluso sul rosso, non andando oltre i quarti a Montecarlo (battuto da Federer), il secondo turno a Madrid (sorpreso da Giraldo) e gli ottavi a Roma (sconfitto da un ottimo Raonic).
Chi vince affronta il vincente di Raonic-Granollers.

 [4] ROGER FEDERER (SUI) VS [18] ERNESTS GULBIS (LAT)

Head to head: Federer conduce 2-1

2010 Doha Hard (O) QF Federer 62 46 64
2010 Rome-1000 Clay (O) R32 Gulbis 26 61 75
2010 Madrid-1000 Clay (O) QF Federer 36 61 64

Sfida dall’alto tasso tecnico tra due talenti cristallini, il match tra Federer e Gulbis promette giocate pregevoli e tennis di grande qualità, continuità del lettone permettendo. I
l numero 18 del mondo si presenta davanti al primatista Slam dopo la solida prova contro Radek Stepanek, vinta in meno di due ore senza cedere un set, dunque ci sono tutti gli ingredienti per una sfida avvincente.
Federer dovrà offrire un rendimento decisamente migliore di quello mostrato contro Tursunov, superato solo alla distanza dopo l’equilibrio dei primi due set.
In caso contrario, il record di 10 quarti di finale consecutivi a Parigi (record da lui già centrato all’Australian Open e a Wimbledon) verrà seriamente messo in discussione dal talento del giocatore di Riga.
L’equilibrio è testimoniato anche dagli scontri diretti, che sulla terra vedono 1 vittoria per parte (nota la vittoria di Gulbis al Foro Italico del 2010, quando lo svizzero era numero 1 del mondo), sebbene risalgano a quattro anni fa.
Roger è alla ricerca anche del primato solitario in termini di quarti di finale raggiunti negli Slam, che attualmente condivide a quota 41 con Jimmy Connors.
Gulbis, dal canto suo, vuole eguagliare il suo miglior piazzamento nei Major, il quarto di finale sempre qui a Parigi nel 2008 (quando perse da Djokovic). Il lettone ha offerto le migliori performance nei tornei dello Slam a Wimbledon, con le vittorie su Berdych nel 2012 e Tsonga lo scorso anno, ma in 27 partecipazioni è solo la terza volta che raggiunge gli ottavi di finale.
Lo fa con in dote i recenti titoli di Marsiglia e Nizza (finora il suo unico titolo sulla terra). Il vincitore sfiderà ai quarti Isner o Berdych.

 

[6] TOMAS BERDYCH (CZE) VS [10] JOHN ISNER (USA)

Head-to-head: Berdych conduce 4-2

2009 Washington Hard (O) QF Isner 63 67(10) 62
2010 Dusseldorf Clay (O) R2 Berdych 16 61 76(4)
2010 Roland Garros Clay (O) R32 Berdych 62 62 61
2012 Winston-Salem Hard (O) FR Isner 36 64 76(9)
2013 Beijing Hard (O) QF Berdych 75 62
2014 Miami-1000 Hard (O) R16 Berdych 63 75

Settimo confronto tra il ceco e l’americano, il terzo sulla terra battuta, dove ha sempre vinto Berdych.
Il finalista di Wimbledon 2010 non ha sinora offerto prove entusiasmanti, lasciando per strada un set sia a
Nedovyesov che a Bautista-Agut.
La sua stagione sul rosso è stata caratterizzata dalla finale di Oeiras persa inopinatamente da Berlocq, dagli ottavi di Montecarlo e Roma (dove ha perso rispettivamente da Garcia-Lopez e Dimitrov) e dai quarti di Madrid, sconfitto da Nadal.
Isner ha finora disputato un brutto 2014, ma qui a Parigi ha ritrovato buoni risultati, approdando per la prima volta in carriera agli ottavi del Roland Garros, soprattutto in termini agonistici, lottando come un leone in tutti i match precedenti, contro Pierre-Hugues Herbert, Mikhail Kukushkin e soprattutto il numero 17 ATP Tommy Robredo, superato in quattro set tiratissimi.
Non sembra comunque sufficiente per battere Berdych, anche se lo statunitense è motivato dalla possibilità di diventare il primo americano a centrare i quarti a Parigi dopo Agassi nel 2003.
Non va inoltre dimenticato il primo turno del Roland Garros 2011, quando l’attuale n. 11 del mondo costrinse Rafa Nadal al quinto set (fu il primo a riuscirci, anticipando la semifinale dell’anno scorso in cui Djokovic perse da Rafa al quinto).

 

[8] MILOS RAONIC (CAN) VS MARCEL GRANOLLERS (ESP)

Head-to-head: nessun precedente

Sembra non ci debba essere storia tra il grande stato di forma di Milos Raonic, mai così bene sul rosso come quest’anno e il catalano Granollers, giunto a sorpresa fino qui dopo il ritiro di Dodig nel primo turno, la vittoria in cinque set su Dolgopolov al secondo e quella contro Klizan (giustiziere di Fognini nella finale di Monaco di Baviera) nel turno precedente.
Nonostante l’ottimo torneo del n.39 del ranking, solo un’improbabile prestazione sottotono del giovane talento canadese metterebbe in discussione il risultato.
Questo considerando la motivazione di Raonic in merito alla possibilità di centrare per la prima volta i quarti di finale di uno Slam (sarebbe il primo canadese uomo a farlo nell’Era Open) e i grandi progressi mostrati dal numero 9 ATP, reduce dai quarti di Montecarlo (battuto da Wawrinka) e dalle semifinali di Roma, quando ha messo in serissima difficoltà Djokovic dopo aver vinto il primo set.

 

Continua a leggere
Commenti

Focus

Maltese (FFT) in difesa del Roland Garros: “Wimbledon e US Open avrebbero fatto lo stesso”

Lionel Maltese, docente di strategia d’impresa e consigliere della FFT, spiega a L’Equipe le ragioni dello Slam parigino. “La cancellazione costerebbe 260 milioni di euro, ma le ricadute sarebbero globali”. E spinge per salvare la stagione

Pubblicato

il

Il campo Simonne Mathieu - Roland Garros

Lionel Maltese, docente di strategie d’impresa e membro del Comitato esecutivo della Federazione francese, ha preso la parola su L’Equipe spiegando le ragioni del Roland Garros. Lo Slam parigino si trova infatti in questo momento sotto il fuoco incrociato di chi – dopo l’annullamento imposto dall’emergenza sanitaria – non ha condiviso lo spostamento unilaterale in autunno, deciso senza tener conto degli altri interessi in gioco. L’ultimo fronte è stato aperto dal vicepresidente della federazione tedesca Dirk Hordorff che (sempre al quotidiano francese) ha anticipato la probabile cancellazione di Wimbledon sostenendo l’impossibilità per il Roland Garros di disputarsi nelle nuove date (dal 20 settembre al 4 ottobre) e appoggiando la minaccia avanzata dall’ATP di togliere valore per il ranking allo Slam francese.

FRONTE APERTO – Maltese, da fondo campo, risponde colpo su colpo. “Hordorff è molto vicino a Vasek Pospisil, che da membro dell’ATP Players Council conduce una battaglia personale, sostenendo la Laver Cup che (nelle stesse date, dal 25 al 27 settembre, ndr) spera si possa giocare a Boston. Rafael Nadal ha recentemente sostenuto il fatto che il Roland Garros possa aver luogo regolarmente nel momento in cui le condizioni di salute pubblica e sicurezza lo consentiranno. Credo che Hordorff non abbia ben presenti le conseguenze che avrebbe il mancato svolgimento del Roland Garros a settembre, nel momento in cui lo sviluppo dell’epidemia dovesse consentirlo. Annullare il torneo comporterebbe una perdita di 260 milioni di euro, a cui aggiungere i 100 che ogni anno vengono donati alla FFT per la diffusione del tennis a tutti i livelli in Francia. Senza Roland Garros, la federazione dovrebbe indebitarsi per mantenere il livello di occupazione garantito oggi nel complesso, anche a livello amatoriale. Abbiamo la responsabilità di intere famiglie. Ci siamo mossi su date che sarebbero state nel mirino anche di Wimbledon e dello US Open, senza trascurare il Masters 1000 di Miami che ci stava pensando. Sapevamo anche che posizionarci in anticipo rispetto agli altri ci sarebbe costato critiche a livello mediatico“.

CONSEGUENZE – La ricaduta di una cancellazione, aggiunge Maltese, non sarebbe soltanto locale. “Per il bene del tennis mondiale – spiega – servirebbe unità a livello politico. Questa al momento non c’è, ma credo che provare a mantenere in calendario gli Slam rappresenti una priorità per l’intero movimento. Non solo per una questione tecnica, ma anche di impatto sociale ed economico. Nell’emergenza e con la stagione devastata, i quattro Slam hanno il compito di far sì che il tennis continui a mantenere una dimensione globale. Dovrebbero ragionare all’unisono, invece ognuno coltiva il proprio interesse. Più nell’immediato, non ho timori per i top 50: i giocatori di primissima fascia sono aziende che resisteranno anche a questa crisi. C’è però il rischio di vedere allargato il divario economico con tutti gli altri tennisti e anche a discapito dei tornei, quelli non supportati dalle grandi banche. ATP e WTA sono strutturati in modo da poter proteggere i loro circuiti, l’ITF con meno sponsor rischierebbe e con lei anche la nuova Coppa Davis“.

 

RIPARTIRE – L’esigenza sottolineata da Maltese è quella di dare, in ogni caso, un senso al 2020 del tennis. “Se saltasse per intero la stagione – tiene a puntualizzare -, soprattutto se dovessero saltare gli Slam, si rischierebbe un crollo con un pericoloso effetto domino. Già alcuni Masters 1000 sono in seria difficoltà, perché una clausola assicurativa contro un’eventualità del genere avrebbe avuto un costo spropositato. Faccio un esempio, in scala: sono nel Comitato organizzatore dell’ATP 250 di Marsiglia, che si è potuto disputare a febbraio prima dello stop. Per un evento del genere, la cancellazione avrebbe rappresentato un fallimento totale dal punto di vista economico, senza paracadute per i posti di lavoro e i fornitori. L’unica soluzione sarebbe stata vendere i diritti di quella settimana a un’altra città“.

Continua a leggere

Focus

Roland Garros, Giudicelli: “Decisione nostra”. Garcia: “Ora è impossibile prepararsi al torneo”

L’analisi del quotidiano francese L’Equipe sulla decisione choc di spostare il Roland Garros al 20 settembre. Giudicelli: “Impensabile rinunciare alla stagione sul rosso”. Chardy: “Scioccato dalla mancanza di informazione”

Pubblicato

il

Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Una doccia fredda da Parigi. In piena emergenza coronavirus, con il quotidiano stravolto per tutti a causa della pandemia, martedì gli organizzatori del Roland Garros hanno colto di sorpresa il mondo del tennis annunciando di posticipare l’evento – inizialmente previsto dal 24 maggio al 7 giugno – al 20 settembre 2020, una settimana dopo la fine degli US Open. Una decisione quanto mai inaspettata, giunta in un momento in cui tanti appuntamenti sportivi (e non solo) sono stati cancellati o rimandati ma, soprattutto, una decisione che, a quanto pare, è stata presa in modo univoco, senza previa consultazione con gli altri organi competenti come ATP, WTA e ITF, avvisati all’ultimo momento. Il quotidiano d’Oltralpe L’Equipe dedica un articolo approfondito sulla presa di posizione della Federazione e del presidente Giudicelli, nonché sulle reazioni di alcuni giocatori.

In un contesto di confinamento quasi totale anche in Francia, annunciato due giorni fa dal presidente Macron (nonostante il termine “confinamento” non sia stato esplicitamente pronunciato), per combattere la rapida diffusione del Coronavirus (decisione che ovviamente blocca di fatto quasi tutti i lavori in corso e quindi anche quelli sul sito del Roland Garros), il presidente della FFT Bernard Giudicelli dichiara all’Equipe di non aver avuto scelta: “Tra la lotta a questo flagello e la volontà di organizzare il torneo, collocarci in calendario a settembre ci è apparsa l’unica soluzione realizzabile. Non potevamo pensare che questa stagione si svolgesse senza nessun evento sulla terra. L’interesse del torneo, dei giocatori e delle giocatrici è la priorità per noi. Ho contattato l’ATP, la WTA e l’ITF ma, alla fine, la decisione è stata nostra“.

Le reazioni degli atleti non si sono fatte attendere. Alcuni più ironici, altri basiti, altri ancora furiosi, in molti si sono sfogati sui social. “Trovatemi un giocatore che fosse a conoscenza di questa decisione!” scrive un ironico Wawrinka. “Excusez-moi???” sbotta in francese Naomi Osaka. Caroline Garcia, che si allena attualmente alla Rafa Nadal Academy, esprime tutta la sua perplessità nel preparare uno slam in tali condizioni: “Oggi è impossibile preparare un torneo di questo livello. Immagino che non sia stata una decisione facile da prendere ma ci sono delle priorità“.

Un altro tennista transalpino, Jérémy Chardy, appare deluso che i giocatori non siano stati consultati: “Sono un po’ scioccato della mancanza di informazioni. Ho ricevuto una mail da parte della FFT. L’ATP non ne sapeva niente o non ci ha detto nulla. È strano“. E poi, il Roland Garros si svolgerà quando teoricamente sarà in corso anche la Laver Cup a Boston, prevista dal 25 al 27 settembre. Giudicelli dichiara di “aver avvisato Tony Godsick (l’agente di Federer) della decisione ma di non averlo consultato“. “La Laver Cup fa bene al tennis” continua Chardy, “ma se alcuni giocatori forti preferiscono disputare la Laver Cup piuttosto che il Roland Garros, è l’inizio della fine. E la cosa non mi fa per niente ridere“.

 

Reazione positiva invece da parte di Julien Boutter, ex n. 46 del mondo e attualmente direttore del Moselle Open di Metz, torneo della categoria ‘250’, in calendario dal 21 al 27 settembre 2020: “È evidente. Ho preso la decisione in cinque minuti (di annullare il torneo). Bisogna prenderla con filosofia. Il tennis ha più da perdere senza il Roland Garros che senza un torneo come il Moselle Open. Se siamo intelligenti, possiamo tutti uscirne cresciuti limitando i danni”.

Ma allora – si chiede L’Equipe – si tratta di un colpo di genio di Giudicelli per collocarsi in una data importante o di un bluff dalle conseguenze pericolose? L’assenza quasi totale di concertazione per imporre la scelta francese ha messo tutti gli attori del tennis di fronte al fatto compiuto. Tale imposizione ha infatti scioccato e sorpreso il consiglio dei giocatori. Da considerare il fatto che lo Slam sul rosso inizierà esattamente una settimana dopo la finale maschile degli US Open (il 13 settembre). I finalisti avranno solo una settimana per passare dal duro alla terra, in un altro continente. E Roger Federer? La Federazione francese lo mette dunque in una posizione difficile per quanto riguarda la Laver Cup. Cosa accadrà in caso di conflitto? Senza contare l’impatto di tale cambiamento di programma sui tornei previsti dal 20 settembre al 4 ottobre: San Pietroburgo, Chengdu, Zhuhai, Sofia, Guanghzou, Seoul, Tokyo e Tashkent, così come un tie di sbarramento della Davis, in calendario dal 18 al 20 settembre…

Traduzione di Laura Guidobaldi

Continua a leggere

Focus

Roland Garros: per Nadal è una scatenata dozzina, Thiem si deve arrendere

PARIGI – Rafa affonda l’austriaco dopo due set in equilibrio. Dodicesimo trionfo a Parigi e 18esimo titolo dello Slam per lo spagnolo

Pubblicato

il

Rafael Nadal, a terra - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

[2] R. Nadal b. [4] D. Thiem 6-3 5-7 6-1 6-1 (da Parigi, il nostro inviato)

Chi voleva una partita da questa finale ha avuto una partita, almeno per due set e un po’. Per buoni tratti c’è stato equilibrio. Ma quando poi ci si è allontanati per guardare l’immagine d’insieme, come si fa con un quadro di grandi dimensioni, i tratti del dipinto sono apparsi molto chiari, e molto chiaramente favorevoli a Rafael Nadal. Il maiorchino ha conquistato il suo dodicesimo titolo al Roland Garros (il doppio dei sei vinti da Borg, che già sembravano difficilmente attaccabili) scavando il solco tra lui e Dominic Thiem all’inizio del terzo set, dimostrando come la capacità di mantenere un livello di attenzione agonistica sempre elevatissima lo ha fatto diventare il campionissimo dai numeri stratosferici che tutti conosciamo.

Dopo aver vinto il secondo set sulla dirittura d’arrivo, anche grazie a qualche sbavatura di Nadal, Thiem ha subito un fisiologico abbassamento del livello d’adrenalina che gli ha fatto subire una brutale aggressione (agonistica s’intende) da parte di quell’animale da partite “in rosso” che da ormai quindici anni spadroneggia al Bois de Boulogne a inizio giugno. Con gli altri giocatori ci si può permettere di diminuire i giri del motore per entrare nel set, con Nadal invece è un peccato mortale.

LA PARTITA – Già durante il primo punto, il silenzio del centrale era rotto dal pianto disperato di un bambino, che oltre a causare viva ilarità dei presenti interropeva la litanica preparazione di Nadal per il servizio. Il tema tattico del match non era una sorpresa per nessuno: Nadal a giocare i suoi proverbiali “liftoni” sul rovescio monomane di Thiem e l’austriaco a tentare di aprirsi gli angoli con le sue accelerazioni una volta abbandonati gli amati teloni di fondo. Il primo break era per lui, dopo 27 minuti di gioco, per il tripudio di una platea vogliosa di vedere una partita e ben consapevole dell’importanza del primo set.

Purtroppo per loro, però, due errori non forzati piuttosto banali per Thiem restituivano subito il break a Nadal, che sul 3-3 difendeva il servizio magnificamente in un game da corrida di 12 punti, annullando una chance del 3-4 con un servizio più corto del solito tanto da costringere l’avversario all’errore. Al primo colpo di turbo di Nadal, Thiem perdeva trazione e non riusciva a mantenere la scia: parziale di 10-2 per il maiorchino che chiudeva il primo set in 53 minuti con il punteggio di 6-3.

 

Troppo poco efficace Thiem in fase di risposta, nella quale non riusciva a trovare la giusta posizione, e troppo poco pronto a trovare soluzioni vincenti nei violentissimi scambi da fondo proposti da Nadal e incautamente accettati. Nel secondo parziale però Dominic riusciva a trovare qualcosa in più battuta: solo cinque punti persi nei primi quattro turni di servizio, quando nel set precedente aveva addirittura fatto registrare un saldo negativo nello stesso numero di games (10-11). Tuttavia per sua sfortuna doveva passare mezz’ora nel set prima che Nadal perdesse un ‘quindici’ sul proprio servizio, su un diritto in rete. Ma quando il parziale sembrava ormai pronto per un tie-break, sul 5-6 lo spagnolo accusava il primo piccolo calo del match, e con quattro errori gratuiti consecutivi (due di diritto, due di rovescio) su altrettanti scambi all’ultimo sangue consegnava il secondo set a Thiem con il punteggio di 7-5 in 49 minuti.

Qui l’austriaco perdeva un treno importante, perchè subito in principio di terzo parziale con quattro errori gratuiti (questa volta tre di diritto e uno di rovescio) cedeva la battuta a zero a un Nadal rigenerato dopo la pausa fisiologica e strozzava l’entusiasmo degli spettatori neutrali che si erano vivamente compiaciuti per la raggiunta parità nel punteggio. Il naturale abbassamento dei giri avuto da Thiem dopo la conclusione di un set equilibrato aveva per lui conseguenze devastanti: il parziale di 16 punti a uno mandava Nadal avanti 4-0 in poco più di un quarto d’ora, segnando in maniera irreversibile le sorti del parziale, conclusosi poi 6-1 per Nadal in 30 minuti.

L’inizio del quarto set portava con sè un sensibile abbassamento di temperatura e della luminosità, oltre a un ritorno agli schemi di gioco e di punteggio del primo set, con un maggiore equilibrio negli scambi da fondo e una minore dominanza del servizio. Nel primo game del parziale, il primo ad andare ai vantaggi dal 3-3 nel primo set, regalava a Thiem una palla break per una fuga iniziale nel punteggio, ma Nadal la cancellava con un diritto vincente. Tre gratuiti di Dominic mandavano lo spagnolo subito avanti 2-0, e altre due palle break nel game seguente, vanificate da altrettante risposte mancate di Thiem, segnavano il 3-0 che sembrava già una condanna. Allo scoccare delle tre ore e un minuto di gioco, con una emblematica risposta lunga dell’austriaco sul servizio centrale di Nadal, il match finiva con la consueta celebrazione schiena a terra del maiochino, estatico come la prima volta del suo ennesimo trionfo parigino.

Certo non avrà avuto un tabellone difficilissimo (eufemismo), e sicuramente gli eventi (meteo e non) della seconda settimana lo hanno favorito ancora di più. Ma a 33 anni sulla terra battuta di Parigi, e spesso anche non di Parigi, l’uomo da battere rimane sempre lui. Fino all’anno prossimo la Coupe des Mosquetaires rimarrà nelle sue mani, in attesa che si faccia avanti il prossimo sfidante.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement