Auguri a Steffi Graf, "Fräulein Forehand" dal rovescio capolavoro

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Auguri a Steffi Graf, “Fräulein Forehand” dal rovescio capolavoro

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TENNIS PERSONAGGI – Nel giorno del 45esimo compleanno di “Fräulein Forehand” Steffi Graf, ci soffermiamo sul rovescio spesso sottovalutato della tedesca: per armonia, equilibrio, precisione e bellezza estetica uno dei migliori colpi che la storia del tennis ricordi. Una perla da custodire gelosamente…

Ripercorrendo la storia del tennis, non si possono dimenticare alcuni colpi che sono rimasti scolpiti nel tempio immortale della bellezza e dell’estro tennistico: dai servizi di McEnroe e Edberg alle volée di Martina Navratilova, dai rovesci di Rosewall e Laver al diritto di Steffi Graf o Roger Federer. In questo nostalgico riepilogo non può certamente mancare anche il rovescio di Steffi, un colpo troppo spesso oscurato da quel meraviglioso diritto che per anni ha catechizzato ed annichilito inesorabilmente tutte le sue avversarie.

Per completezza d’informazioni dobbiamo innanzitutto sottolineare come la Graf fosse dotata anche di un eccellente rovescio “coperto” (quello che gli anglofoni definiscono topspin backhand), eclissato tuttavia da quel malefico slice di cui fra poco parleremo. Sotto il profilo più spiccatamente tecnico, il topspin di Steffi era caratterizzato da un movimento molto corto, rapido e compatto, una vera e propria frustata di polso: utilizzato dalla tedesca soprattutto a livello di passante (nella finale del Roland Garros ’87 e Wimbledon ’89 raggiunse l’assoluta perfezione, come potete vedere in questi filmati: (primo) (secondo), il rovescio coperto della Graf ebbe sempre fugaci apparizioni nel corso della sua ultradecennale carriera : tra il 1986 ed il 1989 la piccola Steffi ne fece buon ricorso, spesso per variare la trama di gioco e disorientare l’avversaria e soprattutto, già lo abbiamo anticipato, come passing shot, anche se questo era un colpo che richiedeva una folle velocità di braccio, estrema coordinazione e una lucidità d’esecuzione assoluta che spesso la portavano a steccare in quantità industriali, soprattutto in situazioni di elevata pressione o nei momenti di incertezza e insicurezza.

 

Ciononostante, il rovescio della Graf per eccellenza è senza dubbio quello slice (o in backspin), un colpo che meriterebbe ben più di una stringata trattazione. Di chiara scuola tennistica anni Ottanta, caratterizzato da un movimento abbastanza ampio agli inizi e poi sempre più compatto e rapido, il back della tedesca è sempre stato un’arma efficace, da maneggiare con estrema cura : grazie al suo eccezionale gioco di gambe, alla sua mobilità e percezione del campo, Steffi ha costantemente saputo trasferire l’intero peso del corpo sulla palla, imprimendo a questa accelerazioni spaventose che andavano a sommarsi alla letale rasoiata già prodotta, trasformando così lo slice da semplice strumento di variazione tattica a vero e proprio colpo offensivo. I risultati si vedranno soprattutto in quel di Wimbledon : 7 titoli (’88, ’89, ’91-’93, ’95-’96) e 9 finali disputate, sulla vera e genuina erba dei Championships (quella che non restituisce il rimbalzo e obbliga a sfiorare la superficie con la racchetta, per intenderci), vittorie che sarebbero state praticamente impossibili senza il ricorso ad un colpo che ha obbligato a deporre le armi anche a Martina Navratilova (sconfitta nelle finali del ’88 e ’89), una che con lo slice di rovescio ha costruito un’intera carriera…

Sotto il profilo dell’impostazione tattica, la maestria della Graf è sempre stata suprema, dai tempi di Chris Evert fino agli albori degli anni Duemila, il tutto attraversando un tennis che, nel corso del tempo, si è radicalmente modificato : impostazione dello scambio (quando necessario) sul rovescio, abilità nel mettere l’avversaria fuori posizione per poi girare sapientemente attorno al rovescio stesso e chiudere il punto con il classico diritto, in sventaglio o lungolinea, o addirittura piazzare il back in contropiede,ottenendo stupendamente il punto. Il ventaglio di soluzioni slice era amplissimo: dai classici back profondi incrociati o lungolinea, volti a sbilanciare l’avversaria, a quelli incrociati stretti o corti (essendo le palle giocate in backspin, nella metà-campo, quelle più difficili da controllare, stante il taglio, anche laterale, impresso alla palla e la necessaria obbligatorietà di avanzare: dalle palle corte ai lob, dai passantini infidi giocati pochi centimetri sopra la rete e puntuali sulle righe dei corridoi alle risposte bloccate di solo polso, il tutto giocato con grande accuratezza di scelte, precisione massima e assoluta sicurezza.

Molti ora si staranno domandando per quale motivo la Graf non abbia mai sviluppato un vero e proprio rovescio “coperto” (un rarissimo esempio di rovescio a tutto braccio, è un unicum nella carriera di Steffi, conservatelo gelosamente (primo) (secondo): pur essendo una giocatrice da fondocampo e non una giocatrice da rete quali Navratilova, Sukova o Mandlikova. La risposta è semplice: forse non ne ha mai avuto veramente bisogno, come dimostra il suo vastissimo palmarès (22 Slam e 107 titoli). Personalmente credo che un canonico rovescio in topspin non avrebbe mai consentito a Steffi di vincere tutto quello che ha vinto, ma soprattutto non le avrebbe offerto la possibilità di imporsi nei confronti di eccezionali colpitrici quali sono state Chris Evert, Monica Seles, Lindsay Davenport le sorelle Williams (nella parte finale della carriera) o la stessa Martina Hingis, tutte giocatrici in grado di appoggiarsi molto bene alla palla, sfruttando il colpo dell’avversaria o prendendo direttamente l’iniziativa dello scambio. Stiamo parlando di un colpo peraltro particolarmente efficace nei confronti di giocatrici bimani, poco propense a staccare la mano ed a maneggiare una palla a loro estranea (pensate il rovescio della Graf giocato contro le tenniste di questi nostri tempi, monocorde e senza schemi alternativi: a voi le migliori e più creative fantasticherie…).

Certo è che la qualità e, soprattutto, l’efficacia del colpo era veramente notevole : un’arma semplicemente fantastica, oltre che per l’assoluta perfezione estetica anche per la velenosa abilità nel mettere fuori gioco qualsiasi offensiva dell’avversaria. Non a caso Steffi soffriva particolarmente le giocatrici che controllavano molto bene il back di rovescio e riuscivano a fornirle palle basse e scomode su quello stesso colpo: senza scomodare Martina Navratilova, ricordiamo Zina Garrison, Lori McNeil, Jana Novotna o Gabriela Sabatini, tutte giocatrici che spesso e volentieri le hanno creato notevoli grattacapi (la McNeil la eliminò addirittura al primo turno di Wimbledon ’94 e dei WTA Championships ’92).

Reggere scambi prolungati con il solo slice non è certamente cosa facile, se non altro per il fatto che non esiste quel cuscinetto di salvataggio garantito dal topspin, che consente di giocare una palla lunga e profonda anche senza imprimere particolare potenza (il classico colpo lungo che costringe l’avversario a indietreggiare) : sovente Steffi giocava quasi in controtempo sul rovescio, anticipando il colpo per evitare di trovarsi scavalcata dalla palla e dover conseguentemente giocare uno scomodissimo back sopra la spalla, anche se il footwork eccezionale della tedesca ed il suo superbo senso della posizione certamente la mettevano quasi sempre nella miglior situazione possibile, consentendole di giocare il diritto anche in situazioni molto complicate.

In conclusione, credo che questo colpo debba essere considerevolmente rivalutato: senza presunzione alcuna, penso di poter affermare come chiunque sostenga che Steffi Graf non avesse un rovescio all’altezza, sia quantomeno poco…attento ai dettagli. L’addio di Steffi dai campi ha rappresentato non solo un momento triste per tutti gli appassionati, ma ci ha anche lasciato orfani di un tennis che era ancora capace di usare i tagli, le variazioni e l’intelligenza tattica. Infine, chissà che qualcuno di questi video non sia già stato visto dalle attuali top-ten (bimani di tutto il mondo, imparate !!), nessuna esclusa…

Per chiudere, ecco un filmato di un allenamento tra Steffi e la Petkovic (notate il footwork della Graf a 41 anni: impressionante…)

Daniele Camoni

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41 candeline per Federer! Ma è lui a regalare a Zizou il giorno più bello della sua vita. Un video commovente

Nel video “The Promise” Roger Federer realizza il sogno del giovane talento giocando con lui a Zurigo

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(Ha collaborato alla scrittura dell’articolo Andrea Mastronuzzi)

Chi da bambino, al momento di spegnere le candeline nel giorno del proprio compleanno, non ha mai espresso un desiderio ingenuo, apparentemente irrealizzabile e lontano dalla seriosità della vita quotidiana degli adulti? Chissà quanti aspiranti tennisti pensano al sogno di incontrare il loro idolo mentre chiudono gli occhi e soffiano sulla torta. Roger Federer è stato ed è il protagonista di tanti di quei desideri che prendono forma nell’immaginazione fanciullesca. Oggi è il suo di compleanno, il 41esimo. Anche lui soffierà sulle candeline e magari nei suoi pensieri ci sarà spazio anche per qualche sogno ingenuo e apparentemente irrealizzabile (vincere un altro torneo, magari uno Slam?), espressione del fanciullino che, secondo Pascoli, rimane sempre in noi.

Nel frattempo, lo svizzero ha esaudito un desiderio di questo genere di un bambino che si avvia a diventare grande. Si chiama Izyan Ahmad, ma per tutti è Zizou. È il numero 1 negli Stati Uniti tra gli under 12. Cinque anni fa Zizou decise di non tenere più per sé il suo piccolo grande sogno perché aveva di fronte proprio la persona in grado di realizzarlo. In una conferenza stampa allo US Open tra i giornalisti c’era anche lui grazie a un’iniziativa della USTA. Il piccolo Zizou, calmo e sicuro di sé, rivolse al suo idolo Federer questa domanda: “Potresti giocare altri 8 o 9 anni così posso sfidarti quando sarò un professionista?”. Più imbarazzato del giovane intervistatore, Roger rispose che sarebbe tornato a giocare appositamente per incontrarlo su un campo da tennis e, incalzato da Zizou, assicurò che quella era una promessa.

 

Grazie a Barilla e alla simpatia – nel senso etimologico di ‘condividere emozioni’ – dello svizzero, Izyan ha realizzato il suo sogno sfidando Re Roger a Zurigo. L’accoglienza riservata al ragazzo in Svizzera, la sua sorpresa per le attenzioni ricevute, l’incredulità nel veder arrivare Federer– e infine gli scambi tra l’ex numero uno del mondo e il giovane talento sono alcuni dei passaggi del nuovo cortometraggio per Barilla. Quelli che più spingono ad immedesimarsi in Zizou. “The Promise” è il titolo del film che, secondo il Chief Marketing Officer di Barilla, Gianluca Di Tondo, rappresenta “un altro bellissimo esempio di cosa significhi per Barilla ‘Un Gesto d’Amore’”. Il fulcro attorno a cui ruota l’opera dell’azienda italiana sta infatti proprio nel tentativo di arricchire la quotidianità unendo le persone attraverso atti gratuiti, di affetto sincero e disinteressato.

Qualsiasi cosa Roger Federer faccia quando si relaziona con gli altri sembra venirgli naturale, senza sforzo, ed è questo che continua a stupire tutte le persone che incontra” – ha sottolineato ancora Di Tondo. Non è la prima volta, infatti, che il campione svizzero si rende protagonista di azioni semplici ma così potenti da rendere la giornata dei fortunati di turno la migliore della loro vita. Sempre in collaborazione con Barilla (un piatto di pasta è sempre facilitatore di incontri e parole), in passato Re Roger ha esaudito il sogno di due ragazze liguri diventate famose per aver provato a giocare a tennis sul tetto di un palazzo durante il lockdown e di una signora sarda che aveva “invitato” a cena lo svizzero attraverso un cartello messo in mostra durante una partita del 20 volte campione Slam a Madrid nel 2019. Gesti che rappresentano segni visibili di quei valori tanto cari a Italo Calvino e applicati da Federer anche con la racchetta in mano: leggerezza (nel senso di semplicità armoniosa), esattezza, rapidità, molteplicità, coerenza e, per l’appunto, visibilità (mai ostentata).

Così umano, Roger. Eppure, allo stesso tempo, divino. Tanto che Gianni Clerici qualche anno fa disse di aver visto in lui la reincarnazione della Divinità tennistica che segretamente sovrintende al gioco. Quello di oggi è il primo compleanno di Roger, arrivato a 41 anni, in cui lo Scriba non potrà dedicargli un pensiero da questo pianeta. Chissà, però, che non possa fare gli auguri direttamente a quella “Divinità tennistica” da cui lo svizzero è sempre sembrato aver tratto origine. Per proseguire sul filo della nostalgia, è anche la prima volta dopo 24 anni in cui Federer festeggerà senza avere una classifica ATP.

D’altra parte, c’è spazio anche per sentimenti che non guardano indietro, ma anzi si proiettano nel futuro, come i desideri che si esprimono quando si soffia sulle candeline. È infatti il compleanno che precede il ritorno in campo dello svizzero, dopo un anno e spiccioli in cui è mancato al suo sport e agli appassionati di questa forma di divertissement probabilmente anche più di quanto a lui sia mancato giocare un match ufficiale. Tornerà a farlo prima nella ‘sua’ Laver Cup e poi nella ‘sua’ Basilea. Se sarà un rientro solo per salutare o se invece Federer alimenterà ancora una volta le speranze di chiunque ami l’eleganza declinata nello sport (o l’eleganza e basta), sarà in ogni caso una festa. Tra nostalgia e gioia, tra sogni realizzati e desideri ingenui e apparentemente irrealizzabili. Proprio come in ogni compleanno.

Auguri Roger!!

Ubitennis ha fatto gli auguri a Federer nel…

2012Federer, un destino nel nome (Mastroluca)

2013Oggi non è solo il compleanno di Federer ma… (Scanagatta)

2014Roger Federer: When I was young… (De Gasperi)

2015Roger Federer, 34 anni e numeri senza fine (Guidobaldi)

2016 Nato l’8 agosto. Tu chiedi chi era Roger Federer (Salerno)

2017Roger Federer compie 36 anni, ma adesso viene il bello (Serrapede)

2018Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere (Guidobaldi)

2019Roger Federer compie 38 anni, ma non è ancora finita (Ortu)

2020 39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer (Verda)

2021I 40 anni da paradosso di Roger Federer (Stella)

41 SOSTANTIVI PER FEDERER – Eleganza, vittoria, sportività, disinvoltura, serenità, spigliatezza, talento, regalità, stile, fluidità, varietà, raffinatezza, umanità, empatia, simpatia, umiltà, paternità, fraternità, fragilità, costanza, misura, agilità, originalità, freschezza, pacatezza, ambizione, naturalezza, correttezza, disponibilità, gentilezza, amore, emotività, sorpresa, carisma, entusiasmo, leggerezza, coerenza, molteplicità, visibilità, rapidità, esattezza.

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Emma Raducanu, il coach russo e le preoccupazioni della politica

Forti perplessità di due membri del parlamento britannico sulla scelta di Emma di assumere Tursunov: “Un colpo propagandistico per il Cremlino”. E le suggeriscono di ripensarci

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Emma Raducanu - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Non c’è pace nel Regno. Il Regno è quello Unito e la pace manca a Emma Raducanu (vittoriosa ieri su Osorio dopo una lotta insensata). Oppure ella ce l’ha, la pace (glielo auguriamo), se riesce a farsi scivolare di dosso molte delle cose che scrivono su di lei. Perché la campionessa in carica dello US Open è costantemente sotto i riflettori – leggasi esposta a critiche continue – ormai da quasi un anno. Anzi, qualcosa di più, visto che era stata oggetto del duro commento di John McEnroe per essere stata colta dai crampi nel suo match di ottavi a Wimbledon 2021, raggiunti da n. 338 della classifica.

Lungi dal mettere a tacere la parte deteriore della stampa britannica e degli appestatori dei social media, l’incredibile cavalcata newyorchese ha invece elevato Emma su un piedistallo con un bel bersaglio dipinto addosso, ponendola in bella vista senza possibilità di riparo alcuno – della serie, “ora tutti sanno chi sei, goditi questo momento perché alla prima sconfitta…”.

I mesi successivi al vittorioso Slam non le hanno giovato da questo punto di vista, quando, conti alla mano, Emma vantava più accordi con nuovi sponsor (e che sponsor) che incontri vinti. Due fatti per i quali è fin troppo facile suggerire una relazione diretta, esistente o meno, di cui ci dovesse importare o meno. Parallelamente, c’è poi la questione dei continui cambi di coach, a cominciare da quell’Andrew Richardson nel suo angolo a Flushing Meadows (in realtà si partiva da prima, da Nigel-suocero-di-Andy-Murray, ma lì abbiamo avuto le prime perplessità e non solo per il luogo comune “squadra che vince non si cambia”).

 

A questo proposito, proprio in questi giorni Raducanu sarà seguita da un nuovo allenatore, Dmitry Tursunov, attualmente in prova con vista sul prosieguo della campagna nordamericana. E qui la notizia prende due strade diverse. La prima travalica l’ormai stantia storia della ragazza sciupa-coach per assumere un qualche connotato “politico”, nel senso che questa volta il commento sulla sua carriera arriva da un politico – il parlamentare laburista Chris Bryant, presidente dell’All-Party Parliamentary Group on Russia, un gruppo informale della Camera dei Comuni aperto a tutti i partiti che si propone di “promuovere buone relazioni tra i parlamenti e i popoli di UK e Russia”.

“Il Cremlino lo rappresenterebbe come un colpo propagandistico e un’indicazione che al Regno Unito non interessa veramente la guerra in Ucraina” ha detto Bryant al quotidiano The Telegraph. “Sarebbe un vero peccato [real shame, in inglese] se Emma continuasse”. E ha aggiunto: La incoraggio a ripensarci e come minimo a condannare la barbarica guerra di Putin”.

Non ci sono stati commenti da parte dei portavoce di Emma e della LTA, la federtennis britannica che continua a fornire supporto a Raducanu, così come da parte di Tursunov. Si è invece espresso un altro membro del parlamento, il tory Julian Knight, presidente della commissione Digital, Culture, Media & Sport: “Fa impressione vedere un russo allenare la stella nascente numero uno della Gran Bretagna”. Knight vorrebbe capire dove stia Tursunov rispetto all’invasione (e qui si ricade nel discorso già fatto quando si parlava delle dichiarazioni per poter partecipare a Wimbledon) e aggiunge di sperare che “la LTA sia capace di consigliare Emma per il meglio”.

Tornando al presunto “colpo propagandistico”, spostiamoci su Shamil Tarpischev, il presidente della federtennis russa che si era fatto (ri)conoscere già diversi anni addietro quando, riferendosi a Serena e Venus, le aveva chiamate i fratelli Williams. Dopo la finale di Wimbledon, Tarpischev ha rivendicato Elena Rybakina come un “prodotto” russo, in quella che pareva un’uscita da bambino delle elementari che butta via un giocattolo che non gli piace, salvo poi cambiare idea quando vede un compagno giocarci felice. Anche Yevgeny Kafelnikov usava lo stesso termine: “Comprare un prodotto pronto all’uso da una fabbrica di alto livello è qualcosa che sanno fare tutti...”.

Persone come oggetti, forse questo permette loro di sopportare meglio le barbarie del proprio Paese sulla popolazione ucraina. Dichiarazioni, in ogni caso, che da un lato quasi giustificano ex post (o almeno fanno riconsiderare) la controversa decisione di Wimbledon di escludere gli atleti che rappresentano la Russia (e non i “russi”), mentre dall’altro, trattandosi di una giocatrice che hanno palesemente e colpevolmente snobbato, non possono essere prese sul serio. Oppure possono? Perché, solo per fare un esempio dell’assurdo, anche giornalisti di nome (e cognome) hanno rilanciato il video dei “falsi morti ucraini che invece si muovevano”. Per dire che c’è gente sempre pronta ad abdicare al minimo sinaptico per credere alle stupidaggini che preferisce a dispetto dell’evidenza.

Allora, se non possiamo non essere d’accordo con Tumaini Carayol quando sul quotidiano The Guardian scrive che si tratta semplicemente di “un privato cittadino che si avvale dei servizi di un professionista indipendente, che è russo, con la semplice speranza di migliorare la propria carriera”, quello che segue, vale a dire che ciò “non dovrebbe costituire motivo per tale indignazione o polemica”, è altrettanto giusto, tranne però per il fatto che, lo abbiamo appena visto, non funziona davvero così. Perché, per quanto goffi, i tentativi di una narrazione russa totalmente avulsa dalla realtà fanno comunque proseliti. In questo senso, dunque, vanno intese le esternazioni dei due politici e inserite in un contesto di interferenze russe nella politica britannica.

La seconda strada verso cui ci porta la notizia del nuovo coach è per fortuna ben più leggera – sebbene anche questa lastricata di apprensioni – e origina da un’intervista di Tursunov dello scorso novembre in cui aveva avuto modo di citare Emma parlando delle perplessità sulla conclusione del rapporto con Sabalenka. “Emma Raducanu, che ha vinto gli US Open, sta licenziando le persone con cui ha lavorato” diceva Dmitry. “Naturalmente, tutti sono scioccati. Se qualcuno della sua squadra mi chiamasse ora e mi chiedesse se voglio allenarla, tremerei di paura, perché non sai quando verrai licenziato”. Una paura che speriamo abbia vinto, perché sarebbe dura trasmettere sicurezza dall’angolo quando sembra che il tuo seggiolino sia l’epicentro di un terremoto…

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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