Rafa sei ancora tu il principe di Wimbledon?

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Rafa sei ancora tu il principe di Wimbledon?

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TENNIS FOCUS – A pochi giorni dall’inizio del torneo di Wimbledon, il 5 volte finalista del torneo, Rafael Nadal, ha bisogno di riscattare le opache prove degli anni precedenti. Tentiamo di capire se e perchè possa ancora avere chance di vittoria sull’erba, essendo considerato il più grande giocatore in attività su questa superficie, dopo Federer.

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Partiamo subito con alcuni interessanti dati statistici: nella sua oramai lunga e gloriosa carriera, l’attuale numero uno del mondo è uscito al secondo turno di un torneo dello Slam solo 4 volte (Us Open 2003, 2004, Wimbledon 2005, 2012) e in un’unica occasione al primo turno (Wimbledon 2013). Numeri interessanti che attestano le difficoltà di adattamento che Nadal ha avuto nel corso degli anni sull’erba e sul cemento americano.

 

Passiamo poi ad altri numeri: 5 finali e 2 vittorie sull’erba di Wimbledon, che fanno dello spagnolo il giocatore più vincente in attività, dopo (of course) Roger Federer che, con i suoi sette successi all’All England Club può essere posizionato tra i primi due giocatori più forti di sempre su questa superficie (lo svizzero o Sampras?). Quale delle due osservazioni è dunque corretta? Qual è il vero Nadal? Quello delle 5 finali su altrettante partecipazioni o quello degli ultimi 2 anni? Naturalmente il vero Rafa è quello di entrambe le occasioni: quello che alla fine di un match memorabile, dopo 4 ore e 48 minuti alzava il suo primo trofeo londinese nel 2008 ma anche quello che lo scorso anno perse dal folletto impazzito Darcis, senza abbozzare la minima reazione.

Perchè Nadal è riuscito ad adattarsi all’erba e a spodestare Roger Federer nel 2008? Che cambiamenti ha adottato insieme al suo staff? Oltre ai miglioramenti (estremamente visibili se si mette a paragone la finale di Wimbledon 2007 con quella dell’anno successivo) nel servizio, con un movimento differente e una prima palla molto più perforante, e ad un rovescio mai più incisivo come in quella edizione, lo spagnolo è stato in grado di inserire il fattore “atletismo moderno” nel tennis su erba, cosa che mai nessun vincitore (a scanso forse di Hewitt) sui prati verdi era riuscito a fare. Lo stesso quinquennio di Borg ha visto lo svedese scendere in maniera continuativa nei pressi della rete. Chiaro che l’erba degli anni 80 era completamente diversa rispetto a quella odierna, e il cambiamento (iniziato nel 2001) abbia certamente aiutato lo spagnolo (ma che colpa ne ha?). D’altro canto, si ricordi che anche la terra parigina è stata velocizzata negli ultimi anni (sfido chiunque a dire che il Roland Garros del 1982 dove fu Wilander a trionfare in una noiosissima partita contro Vilas, in cui il pubblico francese fu costretto addirittura a fischiare i due, si sia giocato su una terra simile a quella odierna, per questo di parla di OMOLOGAZIONE delle superfici).

Parlavamo appunto di atletismo: già, Rafa è stato in grado di concentrare tutta la sua straripante potenza fisica anche sui campi verdi, e lo si è visto già dal 2006, anno in cui lo spagnolo arrivò a strappare un set a Federer in finale, senza straordinari mezzi tecnici, con un servizio lento e un gioco di volo inesistente. Solo col fisico per l’appunto. Come detto prima, è chiaro che Rafa sia poi clamorosamente migliorato riuscendo a sposare la fisicità con i miglioramenti tecnici, tant’è che resistendo la prima settimana, dove l’erba è più scivolosa e problematica per lui, negli ultimi 7 giorni è sempre riuscito ad ottenere vittorie e prestazioni interessanti.

Tant’è. Ma gli anni passano, le fatiche iniziano a farsi sentire e il fisico lo lascia a piedi un pò più spesso ultimamente. Arriviamo così agli ultimi due anni. Nel 2012 Nadal uscì al secondo turno da uno straordinario Lukas Rosol, prima di fermarsi per 7 mesi e tornare poi a Febbraio del 2013 (ma al di là dell’infortunio sono convinto che quel match lo avrebbe perso in qualunque caso). Lo scorso anno invece fu Darcis a estrometterlo al primo turno in 3 set, provocando una sconfitta sicuramente più clamorosa della prima, visto l’avversario e la condizione tecnica. Francamente ho sempre pensato che quest’ultimo match fosse frutto di un Nadal scarico psicologicamente, quasi arrendevole e mollo sulle gambe (emblematico il terzo set se qualcuno lo ricorda).

In molti hanno provato a capire il motivo di questa scarsa attitudine su erba negli ultimi anni ma in realtà non c’è una vera e propria spiegazione tecnica: Nadal per andare avanti a Wimbledon, più che in qualsiasi altro torneo (anche Us Open), deve arrivare a Church Road in perfette condizioni psicofisiche e tecniche, quello che molti chiamano il 100%. Sul cemento e, ovviamente, sulla terra, è più difficile trovare la mina vagante in grado di estromettere i top player dagli Slam, anche se questi ultimi non sono in perfette condizioni. Vedasi Nadal-Isner 2011 al Roland Garros con un Nadal frastornato dalle batoste di Djokovic, che si salva al primo turno e poi va a vincere il torneo, o anche il Roland Garros dello scorso anno, con lo spagnolo che parte in sordina, e ha il tempo di carburare e trovare la migliore condizione nelle due settimane. Questo a Wimbledon non può permetterselo. Il margine di errore, per lui (ma un pò per tutti) sull’erba è molto più sottile che sulle altre superfici e un problema fisico o tecnico che sulla terra si rivelerebbe non troppo incisivo o comunque curabile, sull’erba ti ha già sbattuto fuori dal torneo. D’altro canto gli specialisti del veloce come i vari Rosol, Stakhovsky, Brown, Janowicz ecc, sono tanto rari quanto estremamente pericolosi e imprevedibili per le teste di serie odierne, o comunque molto più dei terraioli.

Detto questo passiamo al dilemma di inizio articolo: è ancora Rafa il principe dell’erba? Sarà questo Wimbledon a dircelo, sarà questo Wimbledon a farci capire se lo spagnolo possa disputare un buon torneo, se possa ulteriormente avvicinare i 17 slam di Federer. Le premesse, ad onor del vero, sono molto simili a quelle degli ultimi due anni, con  un Halle decisamente sottotono (non che questo non sia stato calcolato dal suo staff) e dichiarazioni non del tutto incoraggianti. Ma Rafa, si sa, è uno che mette le mani avanti, non essendo mai pienamente convinto di sè stesso e spesso essendo dilaniato da milleuno dubbi. Credo si possa comunque dire che indicative possano essere le prime due-tre partite; se Nadal dovesse passare la prima settimana, allora la sua candidatura prenderebbe seriamente corpo. Fino ad allora però, c’è sempre un nuovo Rosol in agguato e i big questo lo sanno bene, specie a Wimbledon.

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ATP Tel Aviv: Cressy elimina Korda, Cilic in tre set su Thiem

L’attaccante franco-americano elimina il figlio di Petr. Nel match di maggior blasone della giornata, primo successo del croato contro l’austriaco.

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Cinque incontri di singolare in programma nel mercoledì del Watergen Tel Aviv Open, due a completare il primo turno e i restanti valevoli per i quarti di finale. Per quanto riguarda il doppio, l’attesa coppia formata da Novak Djokovic e il ritirando Jonathan Erlich non è scesa in campo, sembra a causa di un infortunio patito dal veterano israeliano nell’allenamento di sabato scorso insieme al connazionale Andy Ram.

Al primo turno, Tomas Martin Etcheverry aveva ottenuto la sua miglior vittoria in carriera contro il n. 39 Aslan Karatsev, primo top 50 battuto su sei tentativi; una vittoria che il classe 1999 argentino aveva dedicato alla sorella scomparsa la settimana scorsa. Non si è ripetuto al secondo turno contro un altro russo, Roman Safiullin, che lo ha battuto 6-1 6-4 prendendosi il suo secondo quarto di finale ATP in carriera dopo le semifinali raggiunte a Marsiglia in febbraio. Venerdì, Roman cercherà almeno di replicare quel risultato contro il vincente fra Schwartzman e Rinderknech.

Lo statunitense Maxime Cressy, quarto del seeding, si fa bastare un break per set per superare il connazionale Sebastian Korda con il punteggio di 6-4 6-4. La rottura nel primo parziale arriva già nel terzo gioco dopo un primo “15” ben manovrato da Sebi che chiude con il vincente il lungo scambio. Maxime però prende la rete dopo una buona risposta, poi è lui a lavorare bene la palla; un paio di imprecisioni del classe 2000 di Bradenton ed è sorpasso. Korda subito a caccia del contro-break, ma l’altro risale da 15-40 con un ace di seconda e una prima che gli offre una comoda volée. Sebastian non avrà altre occasioni nel resto del match, anzi è lui a rischiare ancora nel settimo gioco, salvandosi però con una seconda profondissima seguita da dritto imprendibile. Nel secondo set, Cressy passa sul 4 pari infilando tre punti ai vantaggi: un doppio fallo, un errore con lo slice e una risposta vincente. Chiude poi tenendo a zero come aveva fatto nel primo set prendendosi il quarto di finale contro Emil Ruusuvuori oppure Constant Lestienne, vincitore di Mannarino nell’incontro che ha aperto il programma del Centrale.

 

Il match di cartello tra due campioni Slam quello che vede Marin Cilic battere 6-7(6) 6-2 6-4 Dominic Thiem, primo successo croato dopo le sconfitte nelle quattro precedenti sfide.

Scambi pesanti, accelerazioni, variazioni slice, occasionali sortite a rete, anche se il livello non è certo il più alto che i due hanno espresso in carriera e che ci si augura possano tornare a farci ammirare, soprattutto da parte austriaca. Insomma, c’è qualche errore di troppo, ma il duello si fa guardare. Il primo strappo è di Domi che gioca un buon quinto game, approfittando anche della complicità croata con lo smash relativamente comodo fuori bersaglio. All’ottavo gioco, però, Thiem si fa prendere dalla fretta dopo l’errore con il rovescio steccato: un serve&volley avventuroso e due colpi fuori di metri significano 4 pari. Il parziale si decide allora al tie-break, dove risulta determinante lo sventaglio di Marin che finisce in corridoio, errore punito dalla battuta vincente di Thiem che gli vale il set.

Riparte più convinto Cilic, mentre Dominic sbaglia davvero troppo e muove il punteggio solo quando è già sotto 0-4. Parziale compromesso per lui, anche perché Cilic in battuta non concede nulla e si va al terzo.

Il ventinovenne di Wiener Neustadt esce per un toilet break e al rientro Cilic gli fa male con il dritto procurandosi subito tre palle break consecutive che si vede però annullare, l’ultima con monomane lungolinea che strappa applausi. Al sesto gioco, Cilic salva il 30-40 con la battuta, mentre Domi può recriminare per non essere riuscito a rispondere in campo alla seconda al corpo sullo 0-30. Si arriva senza scossoni al 3-2 Thiem che ha una palla break non sfruttata nel sesto gioco: non sarà altrettanto generoso nel gioco successivo dove arriva il break decisivo. Cilic lo difende senza problemi e chiude 6-4 dopo 2h44 festeggiando così alla grande il suo 34° compleanno.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI TEL AVIV

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WTA Parma: tempra inossidabile per una Paolini d’acciaio, ma quante chance mancate da Cocciaretto

Elisabetta propone un tennis più vario, con molte soluzioni, ma paga il 5 su 20 nella concretizzazione delle palle break. Ne approfitta Jasmine, che trova gusto nel rimontare

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Jasmine Paolini - Parma Ladies Open 2022 - Credits Daniele Combi

J. Paolini b. E. Cocciaretto 4-6 6-3 6-4

Ci ha preso gusto, oramai, a vincere di rimonta Jasmine Paolini, a trionfare soffrendo. Dopo aver passato in campo 2h21’ di gioco, sul Centrale del Tennis Club Parma, per avere la meglio sulla quartofinalista dell’ultima edizione di Wimbledon Julie Niemeier, le è servito lo stesso kilometraggio temporale con l’aggiunta di un minuto, per superare la connazionale di cinque anni più giovane Elisabetta Cocciaretto. Lo score finale recita: 4-6 6-3 6-3 in, appunto, 2h22’. Un risultato però, per ampi tratti della partita andata in scena, bugiardo rispetto alla prestazione mostrata dalla marchigiana. Il dato emblematico, che rappresenta alla perfezione la mole di tennis messa a disposizione del mattone tritato romagnolo da parte della 21enne di Ancona, ma allo stesso tempo ciò che le è mancato per andarsi prendere realmente la partita; è quello relativo al cinismo nel far fruttare la quantità industriale di palle break che si è procurata. Infatti Betta, ha concretizzato soltanto 5 dei – udite, udite – 20 break point offerti gentilmente dall’avversaria, ma anche costruiti di forza a suon di soluzioni pregiate e raffinate. Variazioni, che tuttavia si sono frantumate in mille pezzi dinanzi all’agonismo inossidabile di Jas e che hanno fatto da cornice al solito derby azzurro tra sfidanti “trottoline”, con i servizi ovviamente viziati da una sfilza di break (11 in tutto il match). Ai quarti del Parma Ladies Open per Paolini ci sarà la montenegrina Danka Kovinic (n. 78 WTA), esattamente un posto avanti in classifica alla 26enne toscana.

IL MATCH – Primo set molto equilibrato e disputato dinanzi ad una non foltissima cornice di pubblico. Parte bene Cocciaretto che strappa il servizio alla sua connazionale alla quinta palla break costruita. Paolini si rifà subito nel turno di battuta successivo, ma la precarietà della prima di servizio da una parte e dall’altra rende spigoloso il percorso di entrambe. E’ Paolini la giocatrice più in affanno sul suo turno di battuta e sarà costretta ad annullare ben sette palle break. La svolta nel primo set, arriva dopo 40 minuti quando Cocciaretto aumenta la qualità dei suoi colpi e costringe Paolini alla resa nel corso del nono gioco. Il break viene consolidato immediatamente dalla n. 98 del ranking che al primo set point chiude 6-4

 

Nel secondo set, Cocciaretto avrebbe immediatamente l’occasione per ammazzare la partita, anzi ben tre, issandosi 0-40 nel game iniziale della seconda frazione. Qui però, ad un passo dal precipitare nel burrone, Paolini riesce a salvarsi miracolosamente facendo affidamento a tutta la sua caparbietà agonistica. Tuttavia questo turno di servizio tenuto in piedi in extremis dalla 26enne di Castelnuovo di Garfagnana, si rivelerà soltanto un unicum nell’andamento intrapreso dal parziale. Infatti, dopo che la 21enne di Ancora porta a casa, a quindici, il proprio game alla battuta inaugurale del set, viene dato il via libera al Festival “dei servizi strappati”, con addirittura un filotto di quattro break consecutivi, che hanno fissato così il punteggio a metà score sul 3-3 in perfetto equilibrio. Il match sembrava decisamente ben indirizzato nelle fauci della n. 98 WTA, invece quel sesto game – del secondo set – in cui Elisabetta pur andando avanti 30-15, non è riuscita consolidare il vantaggio ma anzi si è fatta rimontare subendo un nuovo contro-break e dimostrandosi anche non cinica nello sfruttare due possibilità di 4-2 – cedendo al contrario, ai vantaggi, il fondamentale d’inizio gioco alla seconda chance -; può aver di fatto cambiato l’inerzia della contesa e riscritto le pieghe della sfida. Questo perché, nell’ottavo gioco sul 4-4, la classe 2001 marchigiana si è vista sottrarsi per la terza volta nel parziale il proprio gioco di servizio, dando il là alla conquista della frazione da parte della tennista toscana; la quale nonostante sia stata costretta a ricorrere al terzo set point, in qualche modo è riuscita nell’intento di trascinare la contesa al set decisivo: 6-3 in 45 minuti per la n. 79 del ranking mondiale.

Coccia rischia di capitolare definitivamente, nel game d’apertura della frazione finale ritrovandosi a dover rincorrere dal 15-30; tuttavia aggrappandosi al match con tutta la sua forza di volontà supera indenne questo svarione recuperando lo svantaggio. A quel punto, rinvigorita dallo spavento corso ma brillantemente “sconfitto” si procura complessivamente nei due turni di risposta successivi: tre palle break, una nel secondo gioco del set e due consecutive nel quarto. Purtroppo però, alla semifinalista junior dell’Australian Open 2018 manca per l’ennesima volta in questo incontro la “castagna” del killer instinct – ha concretizzato soltanto 4 dei 18 break point avuti a disposizione in tutta la partita -. Ed in questa circostanza, non riesce a dimostrarsi – come invece fatto nelle precedenti medesime situazioni – forte mentalmente nel farsi scivolare di dosso le possibilità sprecate, concede la testa della “corsa” all’avversaria in un momento che potrebbe essere fatale per il prosieguo del suo torneo emiliano. Ma la classe ’96 di madre ghanese, con anche origini polacche, è benevola nei confronti della connazionale, decidendo dunque di rimetterla in careggiata quasi come se provasse un certo senso di disagio nel poter – anche solo immaginare – di vincere questo derby nonostante tutte le chance avute da Elisabetta (3-3). La 21enne toscana però, che si allena presso il CT di Porto San Giorgio, sembra frastornata e tramortita da tutte le ghiotte occasioni non concretizzate, e perciò inizia a spegnersi fragorosamente riconsegnando nelle mani dell’ex n. 44 delle classifiche nuovamente le redini del duello. Come accaduto anche nella parte centrale del secondo set, va in scena un parziale di break in fila – questa volta tre, nel secondo erano stati quattro -. Sul 4-3 per Paolini, infatti, non c’è alcun acuto di reazione della inseguitrice con Jas che prima s’inerpica sul 5-3, e poi sui guadagna un match point nel gioco successivo. All’allieva di Fausto Scolari va comunque riconosciuto il merito di non essersi lasciata andare totalmente, allungando l’allungabile; ma al terzo match ball nulla ha potuto, dovendosi arrendere alla combattività formidabile di Jasmine: un 6-4 di rimonta, a chiudere i giochi dopo la bellezza di 2h22’ di partita.

GLI ALTRI MATCH – (a cura di Paolo Michele Pinto) Sugli altri campi, Zanevska sfrutta un infortunio occorso a Galfi nel secondo game del primo parziale. La belga vince 6-1 6-3 in 1h16’. Tanta sofferenza per l’ungherese, mentre la belga tiene saldamente il suo servizio e chiude la pratica agevolmente. Affronterà Sakkari, che invece vince in rimonta su Rus 3-6 6-2 6-3 in un match dai due volti. Olandese che non mette mai in partita la greca nel primo parziale e che arriva a palla break nel primo gioco del secondo parziale. Da lì in poi Sakkari sale di livello e riesce a limitare gli errori gratuiti. Non sfrutta una palla break nel sesto gioco del terzo set e va in affanno nel suo turno di servizio successivo dove deve rimontare da 15-30. Anche nel game decisivo della gara annulla una palla break prima di chiudere al secondo match point.

Anche Bogdan vince soffrendo: la sua sfida contro Schmiedlova finisce 6-2 3-6 6-3 in 2he21’. La testa di serie n. 6 si complica la vita dopo un set agevole. Finisce sotto di un break nel set decisivo e con un medical time-out da chiamare per allentare la fatica fisica. Da lì in poi è un’altra partita e per la belga si spalancano le porte dei quarti di finali.

Sherif, invece, battaglia e conquista meritatamente il passaggio del turno ai danni di Waltert 6-3 7-6(1) in 1h48’. Gara intensa, con numerosi game combattuti. Primo set agevole per l’egiziana che, però, soffre nel secondo set il ritorno dell’avversaria che va avanti anche di un break. Sherif è brava a restare lucida e a rientrare in partita. Domina il tiebreak e continua la sua avventura a Parma. Affronterà una splendida Lauren Davis tornata ad esprimersi su buonissima livelli. L’americana batte Sorribes Tormo con il punteggio di 3-6 6-4 7-5, dopo una battaglia tennistica durata ben 3h05’. Brava a crederci la n. 99 del ranking. Sotto di un set e di un break nel terzo, ha saputo trovare la forza per risalire la corrente e vincere 7-5 una gara molto combattuta.

Va fuori, invece, Sloane Stephens, testa di serie n. 4. Kovinic la batte in tre set con il punteggio di 7-5 2-6 7-5. L’americana dovrà soffermarsi molto dopo questa sconfitta sulle occasioni mancate, una su tutte il black-out in cui incappa quando è andata a servire per il primo set: subisce un parziale di tre giochi a zero che serve alla montenegrina per portare a casa il round. Poi arriva la roboante reazione di Stephens che lascia poco margine all’iniziativa dell’avversaria e con il suo gioco riequilibra la gara. Nel terzo set succede di tutto. Americana avanti di un break sul 2-1, cede subito il servizio e finisce sotto 4-2. Stephens annulla un match point all’avversaria prima di ribaltare, ancora una volta, il filo conduttore del match. Kovinic va a servire per il match, ma incappa in due doppi che rimettono in partita l’americana. La montenegrina soffre anche per un problema alla gamba destra vistosamente fasciata, ma stringe i denti e infila otto punti di fila e passa il turno chiudendo in 2h35’.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA

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Del Potro confessa: “Il ginocchio? Cerco una cura per vivere bene, non per giocare a tennis”

L’argentino ex numero 3 del mondo parla dei suoi problemi: “Mi serve tempo per trovare lucidità e consapevolezza”

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Jaun Martin Del Potro - Buenos Aires 2022 (foto Facebook @ATPTour)

La sua ultima apparizione era stata a febbraio scorso, a casa sua in Argentina, contro Federico Delbonis. Del Potro aveva perso 61 63 e salutato il pubblico con la forte sensazione che quella potesse essere l’ultima volta. Si era infatti ritirato dal tabellone del torneo Open di Rio la settimana dopo. Da quel momento Del Potro ha dovuto continuare a combattere contro il dolore fisico: “Sono andato in Svizzera recentemente a parlare con un altro dottore” ha dichiarato alla rivista argentina La Nacion, “un nuovo trattamento mi è stato consigliato da diversi dottori, non mi resta che sperare”. Soprannominato il gigante gentile, Del Potro ha affrontato una vita piena di infortuni fisici, tra cui un problema alla rotula e un problema al polso dovuto allo schiacciamento di un tendine. “Oggi posso solo camminare, non posso correre, non posso neanche guidare per troppe ore di fila senza dovermi fermare per fare stretching. È una realtà molto dura e triste con la quale devo convivere ogni giorno” ha detto l’argentino affranto. “Non ero preparato a tanta sofferenza, non so come fanno gli altri atleti a convivere con questo tipo di dolore” ha continuato l’ex numero 3 del mondo. Lui è stato uno dei primi grandi campioni a ritirarsi in questo 2022. Ma a differenza di altri, lui sta per compiere 34 anni e vorrebbe poter continuare anche se confessa: “Sto iniziando a perdere la fiducia che avevo all’inizio, quando provavo un trattamento nuovo speravo sempre che fosse la volta buona. Ma alla fine non funzionava mai”. 

Il gigante gentile ha parlato anche del triste momento che sta passando ma con la speranza di poter tornare un giorno a competere: “Non voglio chiudere con il tennis, voglio lasciare la porta aperta. Saranno la vita e il tempo a dirmi come andrà a finire”. Oltre a raccontare quello già molti sanno, questa volta l’argentino ha spiegato alla rivista Nacion di come lui ora sia alla ricerca di una cura per la vita e non più per il tennis. Alla domanda: “quand’è stata l’ultima che hai preso la racchetta in mano seriamente?”, lui ha risposto: “Al torneo di Buenos Aires, lo scorso febbraio. Ero arrivato reduce da tanti trattamenti, avevo preso un sacco di antidolorifici e mi sono detto: ora che faccio? Butto via tutta questa fatica o entro in campo per giocarmi quella che potrebbe essere la mia ultima partita? Alla fine sono contento di essere sceso in campo, perché se è vero che quella è stata l’ultima almeno ero a casa mia, con la mia gente e la mia famiglia. È stato comunque spettacolare”. E poi ammette: “Ma ora non sto cercando però l’ennesima cura per giocare a tennis, sto cercando una cura per continuare a vivere con serenità”. Alla domanda: “Come riempi le tue giornate ora che non c’è più il tennis a riempirle?”, Del Potro risponde sinceramente: “Non lo so, ogni giorno non sono preparato ad affrontare il giorno successivo e mi chiedo cosa sarà, cosa farò”.

A pochi giorni dall’addio di Roger Federer, l’argentino definisce così il re del tennis “lui ha aperto la strada per la perfezione nel mondo del tennis”. I due negli anni hanno costruito un’amicizia sincera e consolidata e Del Potro è rimasto molto sorpreso quand’è venuto a conoscenza che Roger si sarebbe ritirato dopo la Laver Cup e confessa: “in cuor mio ho creduto di vederlo giocare ancora una volta Wimbledon nel 2023, non mi aspettavo lasciasse adesso”.

 

Quando gli viene chiesto se ha immaginato di giocare contro talenti esordienti come Sinner e Alcaraz risponde: “Sì, mi sarebbe piaciuto, si stanno trasformando e stanno diventando davvero forti e potenti. Ho visto la partita che hanno giocato allo US Open, davvero intensa. Però a entrambi mancano ancora alcune variazioni. Stanno molto sulla riga di fondo e colpiscono forte ma sono sicuro che col tempo diventeranno sempre più completi”. Durante l’intervista gli è stato anche chiesto se riesce a pensare di essere un giorno allenatore e Del Potro ha risposto: “Ho parlato di questo proprio con Juan Carlos Ferrero, e gli ho chiesto come fa a viaggiare così tanto. Lui mi ha risposto che ora viaggia così tanto perché si tratta di Alcaraz. Però prima di quel momento è stato cinque anni a casa con la sua famiglia e si è preso il tempo necessario. Forse è proprio quello che a me serve ancora tanto: il tempo. Per trovare lucidità e consapevolezza di quello che succederà. Quello che però mi fa già stare bene è quando vedo che i giovani mi ascoltano e fanno tesoro dei consigli che gli do. Il problema di adesso è solo che io mi sento ancora uno di loro”.

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