Nuova interrogazione su FIT e Binaghi. Stavolta è del vicepresidente della Camera!

Editoriali del Direttore

Nuova interrogazione su FIT e Binaghi. Stavolta è del vicepresidente della Camera!

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TENNIS – Forse nessuna federazione sportiva sembra aver provocato tante interrogazioni parlamentari quanto la federtennis. E da partiti sempre diversi. Come si spiega? Il CONI prigioniero dei presidenti. Riforma Renzi in vista?

Anche la Camera si occupa dei conti della Federtennis (Nuova Sardegna)

 

La scorsa settimana Ubitennis dette notizia, nell’assordante silenzio di tutta la stampa nazionale (salvo il Messaggero), di un’interrogazione di un gruppo di parlamentari appartenenti al Movimento 5 Stelle.

Adesso vengo informato di questa, assai circostanziata e molto dettagliata che arriva nuovamente da questo partito, ma dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che forse, in virtù sul suo ruolo, ha qualche possibilità in più di venir preso in considerazione dal Governo Renzi, dopo che tutti i precedenti Governi avevano di fatto ignorato le precedenti interrogazioni, sia che venissero avanzate dal Pd, dal Polo della Libertà, dall’Italia dei Valori.
Insomma a prescindere dal colore della formazione politica che rilevava come qualcosa nella gestione della Fit del presidente Angelo Binaghi non apparisse così limpida e trasparente, queste interrogazioni sono stati come sassi nello stagno dell’indifferenza generale.
E’ anche vero che il nostro Paese, e il Parlamento prima e il Governo poi, in questa situazione politico-economica di crisi hanno ben altre priorità di cui occuparsi e non si possono biasimare più di un po’.
Sarà contento chi riesce ad andare per la sua strada, anche se il fatto che queste interrogazioni nascano a ripetizione e da più parti politiche senza che ci sia alcun candidato ad opporsi all’attuale dirigenza è certamente assai curioso proprio in considerazione del Paese nel quale viviamo, laddove si potrebbe pensare che perfino le interrogazioni parlamentari possano avere doppi fini, altri interessi non a prima vista percebili.
Qui invece tutte le interrogazioni che si sono succedute hanno sottolineato soltanto principi etici da rispettare, senza che nessun partito ambisse a “conquistare” chissà quale poltrona federale. Venivano intraviste, evidentemente, forti anomalie funzionali, e si interrogava il Parlamento e il Governo chiedendo spiegazioni che nessuno si è mai preoccupato di dare. Chissà se il Governo del “rottamatore” principe Matteo Renzi si comporterà come i Governi che lo hanno preceduto o invece vorrà dimostrare di essere diverso anche nel confrontarsi con il mondo, assai paludato, dello sport.
Io qui suggerirei ai lettori interessati di leggere prima questa ennesima interrogazione e poi sotto, in basso se ne hanno voglia, un mio commento ai punti principali.

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05221

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 249 del 19/06/2014

Firmatari

Primo firmatario: DI MAIO LUIGI
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 19/06/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma

FICO ROBERTO MOVIMENTO 5 STELLE

19/06/2014

LIUZZI MIRELLA MOVIMENTO 5 STELLE

19/06/2014

Destinatari

Ministero destinatario:

·    PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 19/06/2014

Stato iter: 

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05221

presentato da

DI MAIO Luigi

testo di

Giovedì 19 giugno 2014, seduta n. 249

LUIGI DI MAIO, FICO e LIUZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
la Federazione italiana tennis (FIT), quale soggetto di personalità giuridica di diritto privato riconosciuto dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) opera sotto la vigilanza tecnica, amministrativa e funzionale dello stesso ed è un’associazione senza fini di lucro;
la FIT è l’unico organismo autorizzato a disciplinare, regolare e gestire lo sport del tennis nel territorio nazionale e a rappresentarlo in campo internazionale;
la FIT, soprattutto in considerazione della valenza pubblicistica di specifici aspetti dell’attività sportiva svolta, dovrebbe operare sotto la vigilanza del CONI, con autonomia tecnica, organizzativa e gestionale in armonia con l’ordinamento sportivo nazionale ed internazionale, nonché con le deliberazioni e gli indirizzi del Comitato internazionale olimpico (CIO) e dello stesso CONI;
secondo quanto segnalato ai deputati interroganti, la FIT, nonostante sia un’associazione senza fini di lucro, dal 2007 ha costituito tre società partecipate con fini di lucro: la FIT Servizi Srl, la Mario Belardinelli ADS e la Sportcast srl. Inoltre, la FIT e la CONI servizi srl hanno costituito un’associazione in partecipazione per la gestione degli Internazionali d’Italia da cui derivano profitti che dovrebbero essere reimpiegati nell’attività sportiva;
risulta ai deputati interroganti che in un consiglio federale, si sarebbe deliberato che possano partecipare alle manifestazioni giovanili nazionali (come ad esempio la coppa Belardinelli e la coppa d’inverno, secondo quanto stabilito dall’articolo 2 del regolamento delle suddette manifestazioni) solo ed esclusivamente quei ragazzi tennisti che abbiano frequentato a pagamento i centri estivi FIT determinandosi in tal modo una evidente discriminazione ai danni di quei ragazzi che provengono da famiglie che non possono permettersi di affrontare gli onerosi costi dei centri estivi, facendo così prevalere sul merito sportivo il criterio censitario;
ai deputati interroganti sono state segnalate incompatibilità tra i soci, gli amministratori e i consulenti della FIT e delle società partecipate, quali ad esempio: il ragionier Perciballi, consulente della FIT e delle sue partecipate (per importi annui complessivi di una certa importanza), nonché socio della FIT servizi Srl e quindi della Mario Belardinelli, nonché fornitore di servizi e di manodopera per le suddette società e non solo; il signor Carlo Ignazio Fantola, presidente della società Sportcast, sino al marzo 2014, ed allo stesso tempo zio materno di primo grado (fratello della madre) del presidente della FIT Angelo Binaghi, del signor Giancarlo Baccini già direttore – ancorché a titolo gratuito – di Sportcast, della testata giornalistica Supertennis e dei telegiornali della stessa, delle comunicazioni della FIT sino al febbraio 2014, nonché amministratore della stessa Sportcast attraverso la sua azienda di famiglia Qua Srl; il signor Francesco Soru, già capo di gabinetto del Presidente del CONI Giovanni Malagò, a quanto risulta al deputato interrogante, sarebbe stato recentemente nominato presidente della società Sportcast Srl che gestisce il canale televisivo Supertennis, anche se non è ben chiaro quale sia il compenso per la sua attività;
risulta ai deputati interroganti che la FIT, anche in deroga a circolari interne (circolare CONI Petrucci del febbraio 2012 in materia di acquisto di immobili da parte delle federazioni), abbia proceduto all’acquisto di immobili con risorse provenienti dal bilancio corrente e ad avviso degli interroganti alcune sottratte all’attività primaria della FIT medesima, ovverosia la promozione del tennis; così facendo la Federazione, in spregio al principio generale che imporrebbe l’impiega delle proprie risorse finanziarie nell’attività di promozione del tennis di base e di eccellenza, ha distratto ingenti risorse di bilancio corrente (di matrice pubblica quelle provenienti direttamente dal CONI e di matrice pubblicistica quelle derivanti dalle quote dei circoli e dei tesserati) per impiegarle in operazioni immobiliari, la cui opportunità è tutta da dimostrare e verificare e che esulano totalmente dalla ratio di una federazione sportiva;
risulta altresì agli interroganti che, in deroga a tutte le circolari emanate negli ultimi anni in tema di spending review ed in particolare rispetto alle linee guida per la gestione economica e finanziaria delle federazioni sportive nazionali del 17 marzo 2010 a firma del segretario generale Raffaele Pagnozzi, sia stato convocato un consiglio federale della FIT a Parigi il 5 giugno 2010 (con altissimi ed ingiustificati costi suppletivi di trasferta a carico della FIT per i numerosi membri del Consiglio medesimo ed il seguito). Non è ben chiaro quale fosse la ragione di tale convocazione «fuori sede»;
la situazione del CONI e delle federazioni sportive è stata oggetto anche di una puntata del programma televisivo Report il 7 maggio 2014 –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti, se tutto quanto sopra esposto corrisponda a verità e, in caso affermativo, quale sia l’orientamento del Ministro in merito;
se il Governo sia a conoscenza della eventuale autorizzazione da parte del CONI alla costituzione delle suddette società partecipate dalla FIT e se il CONI abbia vigilato sulle procedure di scelta dei soci e sulle procedure di nomina dei rappresentanti nelle varie società;
se il Governo sia a conoscenza della eventuale autorizzazione da parte del CONI alla costituzione di una società per la gestione del canale televisivo, Supertennis;
se sia stata oggetto dell’attenzione del CONI la questione della incompatibilità tra i soci, gli amministratori e i consulenti della FIT e delle società partecipate;
se il Governo sia a conoscenza della eventuale approvazione da parte del CONI dei bilanci della FIT e delle sue partecipate dalla loro costituzione ad oggi con le relazioni note integrative e le relazioni dei collegi sindacali;
se il Governo sia a conoscenza della eventuale autorizzazione da parte del CONI, anche in deroga a circolari interne, dell’acquisto di alcuni appartamenti con risorse provenienti dal bilancio corrente e sottratte all’attività primaria della FIT, ovverosia promozione del tennis e se risultino elementi circa la trasparenza e la regolarità delle relative procedure di acquisto e pagamento;
se il Governo sia a conoscenza della eventuale autorizzazione da parte del CONI alla convocazione del Consiglio federale della FIT tenutosi a Parigi il 5 giugno 2010;
se rispetto alla circolare Pagnozzi del 17 marzo 2010 la FIT abbia trasmesso, al Segretario Generale del CONI, negli ultimi tre anni la relazione strutturata ed analitica dalla quale risultino le specifiche azioni di riduzione dei costi unitamente alla relazione con l’esame e il parere da parte dei revisori dei conti;
se il Governo sia al corrente dell’entità della indennità di carica del Presidente della FIT Binaghi (al suo quarto mandato che lo porterà a restare in carica per 16 anni). (4-05221)

IL COMMENTO DI UBALDO

Beh, quest’interrogazione mi pare molto puntuale e accenna ad argomenti anche “marginali”, come quella del consiglio federale tenuto a Parigi nel giugno 2010 – può bastare il fatto che Francesca Schiavone fosse giunta alle fasi finali del Roland Garros (poi vinto) per convocare un consiglio federale a Parigi? E’ vero che allora non si parlava ancora di spending review, ma insomma l’episodio di cui si chiede conferma parrebbe mostrerebbe una disinvoltura eccessiva per chi amministri denaro pubblico o dei tesserati – ma soprattutto chiede conto di investimenti – come quelli di alcuni immobili e della famigerata tv – che sembrano conseguenza di un grandissimo potere discrezionale anche su cifre pesanti, importanti. Senza che, apparentemente, chi dovrebbe controllare il tutto – e cio il Coni di ieri e di oggi – metta apparentemente mai bocca.

Tutti sanno come per il presidente del CONI, eletto dai presidenti federali, sia tutt’altro che semplice intervenire per “bloccare” o addirittura revocare, certe decisioni, certi investimenti. Le Federazioni hanno una loro autonomia che va rispettata. Ma sempre e senza limiti? Questo è il punto,a mio parere.

L’escamotage di “non essere società con scopo di lucro” ma di poter creare sotto il proprio ombrello società che invece quello scopo ce l’hanno eccome, a me pare molto ma molto italiano. Magari perfino comprensibile e forse pragmaticamente inevitabile, ma allora bando alle ipocrisie, una volta per tutte: cancelliamo quell’articolo che dice che le federazioni non devono avere scopo di lucro e facciamola finita. Aggiungiamo che sono libere e di far soldi e di reinvestirli come meglio credono, senza nè lacci nè vincoli “pseudo-etici” facilmente aggirabili e buona notte suonatori. Faremmo una miglior figura no? Scriviamo nuove regole dicendo che una federazione è libera di fare concorrenza commerciale a qualsiasi altra organizzazione professionistica di eventi sportivi (che non avranno mai lo stesso potere contrattuale di una federazione, in quanto “proprietaria” – fra l’altro – degli Internazionali d’Italia e quindi certamente in grado di attivare un rapporto privilegiato con le aziende in qualche modo presenti come sponsor). Si scrive che una federazione è libera di alimentare i propri Centri Estivi – a danno di concorrenti privati che hanno le loro Accademie di Tennis e possono puntare soltanto sulla propria professionalità – potendo anche (sia pure magari solo eventualmente) vincolare le convocazioni per le rappresentative nazionali giovanili alla partecipazioni a quei Centri estivi federali anziché ad altri (che potrebbero essere anche migliori ma non hanno gli stessi Santi in Paradiso). Si scriva una nuova regola che preveda che la FIT – quindi qualsiasi federazione sportiva – possa comportarsi come qualsiasi società commerciale, come qualsiasi impresa editoriale “ufficiale”, che quindi possa farsi una tv, un giornale, un sito, sfruttando la sua rendita di posizione, e finiamola lì.

Non dico che sia sbagliato fare tutto questo, sia chiaro… nel supremo interesse del Tennis con la T maiuscola, anche se poi sugli investimenti che derivano – o dovrebbero derivare – da tutte queste attività smaccatamente commerciali ci dovrebbero essere a mio avviso controlli sempre super-accurati da parte di un organismo a ciò preposto (una sorta di Corte dei Conti). Ma allora si riformino le norme, senza nascondervisi dietro facendo passare da fessi quelli che invocano quelle attualmente vigenti. Si arrivi ad un riforma delle regole e allora sarà tutto ok.

Chissà chi mai avrà voglia di riformare, ad esempio, le elezioni dello sport. Oggi alcune federazioni si sono specializzate ad organizzarle, con il vecchio sistema delle deleghe, in luoghi…scoraggianti, difficili da raggiungere. Si facciano sempre a Roma, invece, ma consentendo il voto via internet, certificato da notai, così come accade ormai negli Stati Uniti per tante elezioni ben più importanti delle nostre. Si rivedano gli assurdi statuti che obbligano chi ha diritto al voto a candidare ufficialmente qualcuno esponendosi ad ogni genere di difficoltà. Le elezioni devono essere democratiche. Chi vuole votare deve poterlo fare. E deve poter votare per chi gli pare.

Si impedisca ad un presidente di candidarsi per più di due mandati quadriennali. Vedrete che quei presidenti costretti ad andare a casa dopo 8 anni, non dovendo preoccuparsi di gestire il dopo, saranno molto più motivati a fare solamente bene che a costruirsi anche posizioni di potere clientelare per poter essere eletti, rieletti e rieletti ancora. Otto anni sono più che sufficienti a gestire bene uno sport, se si è capaci. In America, con ben altri budget bastano 2 anni; prima erano 4 hanno ridotto i mandati e da noi 8 anni non bastano? I nostri Governi reggono a malapena i 5 anni, e lo sport, qualunque sport, ne ha bisogno di 16 che diventino 20, e 20 che diventino 24 perché chi si siede su una poltrona non la molla a nessun costo (per lui)?

Le interrogazioni sull’operato della FIT, a mio avviso, non dovrebbero incentrarsi sulla FIT – e di quanto dico qui si sorprenderanno quanti pensano che io ce l’abbia con Binaghi e questa sua federtennis per partito preso – ma dovrebbero essere l’occasione per un Governo davvero riformatore, di mettere mano a tutta l’organizzazione del mondo italiano dello sport. Coni e tutte le federazioni. Lo stesso Malagò non sarebbe molto più libero di fare le sue scelte – sebbene eletto dai presidenti delle federazioni – se sapesse di non dover rapportarsi ad interlocutori dal potere eterno ed infinito (perché qualsiasi potenziale candidato è stato scoraggiato in tutti i modi dal farsi avanti dalle modifiche statutarie recentemente approvate)? E non sarebbe meglio che potesse muoversi più liberamente?

Una nota finale a commento dell’interrogazione di Di Maio, Fico e Luzzi: ma è solo un caso che tutti i nomi denunciati a suo tempo da Ubitennis, quale voce nel deserto, siano oggi quasi tutti “desaparecidos”? E senza che la FIT abbia mai spiegato che cosa è loro successo, perchè questi personaggi importanti non fanno più quel che facevano? Fantola, Perciballi, Baccini: che se ne siano andati loro, che li abbiano persuasi ad andarsene, che siano ancora in qualche modo coinvolti nelle varie operazioni …beh, non lo so e non lo voglio nemmeno sapere. Certo è che non hanno il ruolo che avevano e per il quale le inchieste di Ubitennis.com avevano segnalato un certo qual tipo di incongruenza, ciascuno per il suo verso. Forse la funzione del giornalismo indipendente, sia pur a costi più pesanti di quanto non si possa immaginare per il mantenimento della sua autonomia, ha ancora ragione di esistere. A salvaguardia di tutti. E io spero che i lettori di Ubitennis, quali che siano le loro opinioni sugli argomenti che ogni tanto mi trovo a sollevare e dibattere da solo o quasi – eppure insomma, un’interrogazione parlamentare nel nostro Paese dovrebbe ancora ottenere un minimo di riguardo – ne siano consapevoli.


Tutte le interrogazioni parlamentari sulla F.I.T. presentate dal 2009 ad oggi:

2009, On. Riccardo Villari (Gruppo  PD fino al 3/12/2008; Gruppo Misto fino al 28/02/11, CN fino al 15/03/13, PdL dal 15/03/13)

2012, On. Giuseppina Castiello (PdL)

2012, On. Belisario e Giambrone (IdV)

2014, On. Serra, Fucksia, Castaldi, Morra (M5S)

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Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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