Wimbledon, (s)punti tecnici del giorno: day 1

(S)punti Tecnici

Wimbledon, (s)punti tecnici del giorno: day 1

Pubblicato

il

TENNIS – Prima puntata della rubrica tecnica a Wimbledon. Oggi analizziamo come cambia la tattica e il gioco sul verde: istruzioni per l’uso sull’erba londinese.

I match di primo turno andati in scena ieri sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, per gli amici Wimbledon, hanno avuto un andamento estremamente regolare, con la stragrande maggioranza dei favoriti che hanno vinto le loro partite secondo pronostico. Tecnicamente, quindi, non c’è stato granchè da approfondire, e in attesa dell’esordio dei big della parte bassa del tabellone maschile, e di quella alta del tabellone femminile, proviamo ad analizzare da un punto di vista più generale ciò che ci aspetta in queste due settimane di tennis sui prati.

Che il gioco su erba sia differente e peculiare rispetto a quello che si svolge su tutte le altre superfici è cosa nota, ma negli ultimi dieci anni la faccenda si è decisamente evoluta e modificata riguardo agli aspetti puramente tecnici ed esecutivi. Dividiamo, per esemplificare, quello che avviene prima dell’impatto con il colpo da quello che avviene dopo: la fase uno è costituita dalla ricerca della palla, dal footwork, dal backswing di preparazione; la fase due concerne quello che esce dalla racchetta, quindi la traiettoria, la rotazione e la velocità della palla, e il conseguente rimbalzo sul campo.

 

Fino all’inizio degli anni 2000, l’aspetto più importante, che faceva la differenza maggiore sui campi di erba, era la fase 2: grandi servizi, volée incisive con il taglio sotto, tutti i colpi con rotazione all’indietro e laterale (le esecuzioni slice, sia con i rimbalzi che con il servizio), e in generale una grande reattività e capacità di produrre colpi anticipati e poco liftati consentivano anche a giocatori relativamente pesanti e non mobilissimi di ottenere grandi risultati nei tornei sul “verde”. Questo avveniva per l’estrema rapidità, e bassissima restituzione dei rimbalzi, tipici dell’erba “classica”. Abbiamo quindi potuto vedere giocatori certamente esplosivi ed estremamente agili, oltre che chiaramente dotatissimi di manualità specialmente nel gioco di volo, vincere molto applicando la strategia del serve&volley, pur apparendo deficitari nel footwork da fondocampo. L’esempio più evidente di questo tipo di tennista è Boris Becker (così come Richard Krajicek, o Mark Philippoussis).

Ovviamente unire all’efficacia della combinazione servizio-volée anche la rapidità di piedi e l’esplosività e la coordinazione degli scatti brevi è ancora meglio, e qui l’esempio di campione da erba completo è Pete Sampras, ma si riusciva a specializzarsi e ad essere competitivi sui prati anche essendo degli “armadi” che basavano tutto sul talento nel tocco e sulla potenza muscolare, senza essere delle lepri nella copertura del campo, come appunto era Becker (il quale, aggiungendo il bonus di un’agilità da portiere di pallamano a rete, è stato per anni uno dei migliori a Londra).

Per i cosiddetti “arrotini” dell’epoca, che potevano anche essere “speedy gonzales” in difesa da fondocampo, nessuna speranza di eccellere su tale superficie: la loro fase 2, che produceva liftoni carichi di top-spin letali sulla terra rossa, non riusciva a “far male” agli avversari in nessun modo, la presa western era un autentico handicap sulle palle basse e sfuggenti rendendo impossibile passare e difendere in modo incisivo, e la disabitudine al gioco di volo era un “buco” tecnico incolmabile. Abbiamo così visto campioni del Roland Garros come Thomas Muster e Sergi Bruguera totalmente incapaci di esprimersi nello Slam londinese, incappando in sconfitte precoci, e arrivando perfino a disertare il torneo.

Come detto, dopo la “rivoluzione” dei manti erbosi di Wimbledon, che ha portato la superficie a una restituzione del rimbalzo molto maggiore, e a una conseguente ridotta efficacia dei colpi tirati con poca rotazione in top-spin, la fase 2 ha iniziato ad avere sempre minore peso nell’economia del gioco, perchè si è cominciato a riuscire a colpire bene anche con prese western, e ad essere efficaci anche con la pressione da fondocampo senza essere necessariamente costretti alla ricerca della rete il prima possibile.

A questo punto, e siamo arrivati ai giorni d’oggi, la vera differenza la fa la fase 1: in particolare, il footwork e la tecnica di approccio alla palla. Certamente l’erba rimane la superficie più rapida, dopo la scomparsa dei carpet indoor anni ’90, e aperture veloci e contenute, così come l’efficacia del servizio specialmente in slice, e la manualità nelle variazioni in back e nei tocchi a rete, sono qualità importanti e spesso decisive, vedi Roger Federer. Ma se si è capaci di arrivare ben coordinati sulla palla anche un gioco standard di potenza e top-spin da fondo, magari con qualche aggiustamento di ritmo e anticipo più che di esecuzioni vere e proprie, è tranquillamente sufficiente per vincere, come hanno dimostrato Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray.

Non a caso, i quattro giocatori appena citati, che si sono spartiti le ultime undici edizioni del torneo (7 Federer, 2 Nadal, 1 Djokovic e Murray), oltre a essere i campionissimi che sono, hanno in comune una perfetta tecnica degli spostamenti. Anche sull’erba, facilitati (o costretti) dalle caratteristiche che i campi hanno oggi, interpretano un tennis prevalentemente di spinta da fondocampo, più vario e propositivo di tutti Roger, ottimo nelle variazioni anche Andy, meno diversi rispetto al gioco abituale da terra e cemento Rafa e Nole: ma ognuno di loro è un esempio magnifico di coordinazione e rapidità di piedi.

Perchè l’erba potrà anche essere rallentata, e i rimbalzi più alti, quanto si vuole: rimangono comunque campi dove azzardare una scivolata significa nel migliore dei casi finire a gambe all’aria, e nel peggiore farsi male, dove il baricentro basso è imprescindibile, dove per chi si muove con falcate ampie ogni traiettoria subìta in contropiede è letale, e i baby-step (passetti numerosi e velocissimi) nell’approccio al colpo sono l’unica possibilità di rimanere coordinati e trasferire correttamente il peso sulla palla. Il migliore in assoluto da questo punto di vista è Andy Murray, anche Roger Federer è ottimo come coordinazione, i “maestri” del contrattacco e della tenuta da fondo Nadal e Djokovic rimangono eccellenti ma un piccolo gradino sotto, basando molto del gioco di gambe su potenza ed elasticità piuttosto che sulla rapidità e leggerezza dei passi.

Non è facile fare pronostici, quest’anno potrebbe vincere un giocatore a tutto campo, un attaccante, un muro da fondocampo: ma certamente, chi arriverà in fondo sarà uno che si sa muovere davvero bene, a prescindere da come e con quanta e quale rotazione colpisca la palla.

One-Handed Backhand appreciation corner

Ed è giunto il Tempo degli Eroi: dopo alterne fortune nella prima parte della stagione, nobilitata comunque dalla vittoria di Stan-The-Man in Australia, ma deficitaria sulla terra rossa – tolta la perla della one-handed final di Montecarlo, i Guerrieri della Luce si preparano a difendere il Santuario del Talento.

La speranza è che gli Illuminati della presa Eastern, che tanto bene si sono comportati nelle scaramuccie precedenti alla Grande Battaglia (l’Apprendista Bulgaro Grigor ha sconfitto lo Scudiero Iberico Feliciano al Queens, Feliciano che si è poi rifatto contro il Talento Transalpino Richard ad Easbourne, e il Vecchio Jedi Roger si è ripreso Halle) continuino a scatenare vincenti a tutto braccio lasciando andare il finale a una mano, libero ed elegante.

Oltre a loro attendiamo con ottimismo anche il Folletto Bavarese Philipp e il Soldatino Sovietico Mikhail, ci aspettiamo una prestazione degna del suo nome da Stan-The-Man, e crediamo che l’Airone Balcanico Ivo possa fare danni con il suo servizio.

Tra le donne, purtroppo l’erba non è adatta alla nostra Giovanna D’Arco della presa monomane Carla Suarez Navarro, ma nazionalisticamente confidiamo che lo slice di Roberta Vinci possa farsi valere sui prati.

Nelle prossime due settimane si farà la Storia: che la Forza accompagni e sostenga il polso d’acciaio di coloro che con coraggio si oppongono al dilagare della Barbarie Bimane, per loro stessi, e per tutti quelli che ostinatamente continuano a credere nella Luce della Redenzione per un tennis migliore.

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere
Commenti

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

Pubblicato

il

da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Montreal, spunti tecnici: bentornato, Andy Murray

Bello rivedere in campo un campione che temevamo perduto. Analisi della sua esemplare tecnica della risposta al servizio, in vista del ritorno in singolare a Cincinnati

Pubblicato

il

da Montreal, il nostro inviato

Onestamente, dopo la gran paura che fece prendere a tutti noi a Melbourne quest’anno, scrivere di Sir Andy Murray è un autentico piacere. All’indomani dell’annuncio della partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati in singolare, segno che dopo la rischiosa operazione all’anca si sente definitivamente bene, andiamo a vedere insieme uno dei gesti tecnici da sempre migliori del campione britannico: la risposta al servizio. In particolare, è molto interessante analizzare il gioco di gambe di Andy nella proiezione verso la palla, il footwork in generale di Murray è magnifico.

Nel breve video qui sopra, prima una risposta di rovescio, poi una di dritto. Dal vivo e da vicino, una delle cose che più colpiscono di Andy sono le sue caratteristiche movenze felpate, va verso la palla in modo morbido ed elastico, come fosse un gattone. In particolare, nel passaggio del peso dal primo passo lungo in avanzamento allo split step frontale, che successivamente lo proietterà a sinistra o a destra. Diamo un’occhiata più in dettaglio ai frames tratti dallo stesso filmato.

 

Cose belle belle: il timing nello step, che lo fa praticamente fluttuare verso gli appoggi finali, la coordinazione perfetta della rotazione busto spalle, contemporanea alla proiezione in avanti-sinistra della gamba opposta (la destra), il gesto della mano di richiamo (la sinistra) a “tenere su” la testa della racchetta per compensare un attimo di ritardo nello swing (gli stava servendo a tutta Marin Cilic, quindi botte non indifferenti). Che bravo. Vediamo il lato del dritto.

Cose belle belle: sempre la leggerezza unita alla potenza e alla precisione degli appoggi, la gestione dell’asse di equilibrio (Andy sta su perfetto come un filo a piombo dall’inizio alla fine dell’esecuzione, anche in semi-allungo laterale su uno slice di Cilic, che non è uno scherzo), e soprattutto il passo in dinamica della gamba opposta (la sinistra), ancora più evidente che dal lato del rovescio. Il motivo, ovviamente, è che non essendoci il busto di mezzo, l’allungo è superiore, il che comporta la necessità di un passo e di un successivo appoggio più avanzato e largo per compensare la sbracciata mantenendo centrale il peso. Una vera lezione, coach Andy, grazie davvero.

Qui sopra, infine, un altro paio di rovesci in palleggio (a sinistra Andy è uno spettacolo), uno slice e un diagonale in corsa. Un vero piacere guardarlo.

Personalmente, ho sempre mantenuto un salutare distacco dai fanatismi tennistici, e sto pure imparando ad accettare che pressoché qualsiasi cosa io scriva, ci sarà qualcuno che si lamenta perché a suo dire non ho elogiato a sufficienza Federer, Nadal o Djokovic, o vattelapesca. Vabbè, son dinamiche anche psicologiche davanti a cui mi arrendo. Parlando di Andy Murray, però, specialmente in occasione di questo suo rientro, lo dichiaro da ora: io per Muzza farò il tifo contro chiunque giochi, ma tifo vero, di quelli che si esulta al doppio fallo dell’avversario.

Perché se lo merita, se lo si conosce un minimo personalmente è un ragazzo che definire cordiale e simpatico è poco, perché a livello di carattere e apertura mentale (questo lo potete verificare anche senza essere addetti ai lavori, basta scorrere i suoi profili social) è uno da cui una marea di gente avrebbe solo da imparare. Nel frattempo, a proposito di imparare, riguardo alla tecnica del gioco di gambe nella risposta al servizio in avanzamento, le immagini sono lì sopra.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement