Fabio Fognini ci aveva illuso prima di perdere 9 games di fila

Editoriali del Direttore

Fabio Fognini ci aveva illuso prima di perdere 9 games di fila

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Un’occasione sciupata dal ligure che aveva giocato molto bene fino all’1 pari al quarto. Ma è ancora troppo ingenuo. Ha fatto servire Kevin Anderson per primo quando poteva evitarlo. Il sudafricano non ci credeva. Kvitova-Venus Williams grande show.

Il commento di Ubaldo Scanagatta e Stefano Tarantino da Londra

Sul prato già sdrucito ed a chiazze del court n.17 quel testa calda di Fabio Fognini – ben ispirato fino a quando è stato avanti 2 set a 1 e 2-1 nel quarto con due promettenti opportunità per il 3-1 che gli sarebbe valso il passaggio agli ottavi di finale e alla seconda settimana dei Championships ha perso l’ennesima partita che avrebbe potuto benissimo vincere. 
Ma dal mancato 3-1, e quindi dal 2 pari in poi di quel quarto set, un Fabio sempre meno sereno e più loquace, avrebbe perduto il controllo del match contro il lungagnone sudafricano Kevin Anderson, n.18 del mondo e 2 metri e 3 centimetri di altezza. Fino a cedere 9 games di fila e 10 degli ultimi 11. Alla fine il 4-6, 6-4, 2-6, 6-2, 6-1 quasi non gli rende giustizia.

 

Lui si è detto a fine partita soddisfatto del suo tennis, ma insomma le partite di cinque set dovrebbero durare cinque set e non quattro e 5 o 6 games.
Da Anderson si può perdere eccome, è n.18 del mondo, mica 150. Ha un gran servizio e se entra nel ritmo giusto per essere un tipo di 203 centimetri si muove pure abbastanza bene. Ma soprattutto ha testa, cioè lui lotta fino all’ultimo senza distrarsi. Fognini invece no. Dal 2 pari in poi, e più ancora dopo il break anche un po’ fortunato arrivato a seguito di un gran rovescio tirato improvvisamente da Anderson, Fabio si è disunito.
“Ho perso un po’ il controllo” avrebbe ammesso, aggiungendo che “fino al 2-5 del quarto ho lottato, soltanto quell’ultimo game l’ho come lasciato”.
Già, gran bella ingenuità! Che è seconda soltanto all’ingenuità pazzesca rivelata da Anderson al momento del sorteggio.
“L’arbitro ha lanciato in aria la moneta e lui ha vinto il sorteggio. L’arbitro gli ha chiesto allora di scegliere e lui ha risposto “doesn’t matter”. Non è importante insomma! Dopo di che ha come casualmente deciso di rispondere”.
Alla conferenza stampa di Anderson ero l’unico giornalista italiano presente. Ma c’erano tantissimi colleghi inglesi perchè al prossimo turno il sudafricano giocherà contro Andy Murray. E Barry Flatman del Sunday Times mi diceva: “Come sarebbe stato più divertente vedere sul centre court Fognini contro Murray, anziché i cannonballs di servizio di Anderson, tennista noioso se ce n’è uno, soprattutto dopo quel che è successo in Coppa Davis a Napoli!” Oggi tutti i giornali inglesi l’avrebbero raccontato.
Beh, quando Anderson ha riferito l’episodio di Fognini che alza le spalle come per dire “E’ uguale che batta io o te” si sono messi tutti a ridere, increduli. Come lo stesso Kevin del resto; se solo aveste visto la sua faccia mentre lo raccontava… “Così – ha proseguito il sudafricano – ho servito per primo, in tutti i set. Sul 5-2 (nel quarto) sembrava che lui avesse perso un po’ di energie. Non mi sono messo in testa l’idea di ‘adesso bisogna che io gli faccia il break”. Ma ho risposto qualche volta e lui ha giocato un game loose…sciolto. E’ stato importante per me cominciare bene nel quinto set. Servendo per primo puoi farlo. Credo che sia un piccolo vantaggio”. Potete leggere l’intervista ad Anderson qui https://www.ubitennis.com/english/2014/06/28/kevin-anderson-last-two-sets-sort-liked-start-match/

Altro che piccolo! Un grande vantaggio. A fine partita ho chiesto a Fognini se avesse pensato sul 2-5 che sarebbe stato importante cercare di tenere il servizio per avere l’opportunità di cominciare il quinto con il servizio a disposizione. Che vuol dire, di solito, poter fare una gara di testa. Mettere più pressione sull’avversario.
La risposta è stato un secco “No!”, ormai sembra che Fognini abbia pensato sia una buona idea fare tutte le volte quando le domande le faccio io.

Beh, no comment sul suo atteggiamento, ma non ci ha fatto una bella figura a rispondere così. Da come ha giocato quel game, sottolineavano anche i colleghi italiani, non c’è dubbio che in effetti Fabio non ci aveva pensato.
Strano però che non ci abbia pensato neppure nessuno del suo angolo, Perlas, Barazzutti, Palmieri. Sono concetti abbastanza elementari, soprattutto quando si gioca contro avversari alla Anderson, che affidano il 90 per cento delle loro possibilità di vittoria al servizio.
Tutti sanno che si è sempre registrata una discreta percentuale di break nel primo game di una partita, perchè chi serve a freddo non ha magari ancora registrato l’arma. Per questo motivo certi giocatori preferiscono scegliere di rispondere all’inizio, per il primo set. Ovviamente dipende anche dalle caratteristiche dell’avversario. E proprie. Ma quando ci si è ben scaldati, nel corso di un match, poi servire per primi diventa un discreto vantaggio psicologico, soprattutto al quinto set quando la tensione inevitabilmente monta, game dopo game, mentre magari la lucidità decresce.
Si sta avanti nel punteggio e l’avversario non può permettersi la minima distrazione. Se sta sotto 5-4 e magari 15-30 non può non soffrire. Senza tiebreak si può perdere il quinto set anche per 16-14 come capitò a Roddick contro Federer. E battere sette o otto volte per restare nel match è roba da far tremare i polsi a chiunque.
Ripeto: regalare in due minuti quel game di servizio, sul 2-5 nel quarto set, erroracci e un doppio fallo, è più un’ingenuità da junior che da tennisti (ed allenatori) esperti.
Dal 4-2 in poi si sentiva Fabio sempre più spesso imprecare, prendersela con “questi campi di m…, questo è uno sport di m…” e improvvisare i soliti soliloqui, un po’ triviali, un po’ originali. Del tipo: “Sono un nano (1m e 78 in realtà)! Se fossi 10 cm più alto potrei giocare contro questo qua con un sigaro in bocca” sclerava “Fogna”, fra un lancio di racchetta e i soliti monologhi vietati ai minori.
L’imperturbabile biondo gigante avversario non se ne dava per inteso. Si preoccupava soltanto di salvare quelle pallebreak a suon di aces: sarebbero stati 16 a fine grandinata. Più almeno una decina di servizi vincenti, scagliati come noci di cocco da un appartamento al secondo piano, fra lui, Anderson, che serve con il salto, la racchetta e il braccio smisurato, saranno almeno 4 metri.

Fognini lascia così Wimbledon al terzo turno ma con un record che non ci inorgoglisce: quello del tennista più multato della storia di 127 Wimbledon, 27.500 dollari, per lanci di racchette, parolacce e quant’altro, nel match di primo turno rimontato all’americano di origini ucraine Kuznetsov. Sempre che non lo multino ancora per il match di oggi, dove almeno un moccolo fragoroso l’ha tirato nel terzo game del primo set. Secondo me l’arbitro Moreno, che pure ad un certo punto lo ha ammonito per “racket abuse” quando Fabio, stizzito per il fatto che non si sarebbe rotta sull’erba (“Era troppo soffice!”) l’ha dovuta rompere su una gamba.

Gianni Clerici tornava scandalizzato in sala stampa dicendo: “Bisognerebbe non andare alle sue conferenze stampa”. Ma il lavoro e il rispetto dei lettori, richiede invece che ci si vada. Fognini sarebbe probabilmente felicissimo se non ci andassimo. Non si lamenterebbe di certo.

Se domani Simone Bolelli, n.132 Atp, ed ultimo superstite della pattuglia azzurra di 11 nostri tennisti a Wimbledon non riuscirà a sconfiggere il giapponesino Kei Nishikori, n.12 del mondo, questo Wimbledon verrà ricordato quasi con lo stesso disappunto che ha fatto seguito ai mondiali di calcio in Brasile. Tutti a casa un po’ troppo presto, nessuno presente alla seconda settimana.

Le aspettative erano diverse, però negli ultimi cinque anni almeno una ragazza e spesso più d’una (Schiavone, Errani, Pennetta, Giorgi, Knapp, Vinci), era approdata al terzo turno. Quante volte abbiamo scritto “grazie alle ragazze” negli ultimi anni? Non si può certo gettar loro la croce addosso, se per una volta non vanno avanti.
E a questo punto ringraziamo la buona sorte che Bolelli, già eliminato nelle qualificazioni, sia stato ripescato in tabellone, abbia incontrato un “qualificato” al primo turno e giocato poi il suo miglior tennis contro il tedesco Kohlschreiber. Solo il ventottenne bolognese di Budrio può riscattare un Wimbledon da dimenticare per gli italiani.

Per il resto tutti i grandi favoriti, Djokovic (che però non deve tuffarsi come ha fatto a metà terzo set contro Simon: si è fatto male ad una spalla, niente di grave ma insomma…lui non è mica Becker anche se lo ha ingaggiato come allenatore!) Murray, Nadal e Federer sono ancora in corsa, così come Serena Williams, Maria Sharapova e Petra Kvitova che ha rimontato Venus Williams (giunta anche a due punti dal match) in quella che è stata la più bella partita del giorno.
Due soli break l’hanno decisa e una Venus quasi risorta ha ceduto il servizio soltanto sul 6-5 al terzo. Contro una Kvitova dimagrita e in forma così discreta da dichiarare: “E’ la miglior partita che ho giocato qui a Wimbledon da quando vinsi il torneo”.

Secondo me può anche rivincere.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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