Il Bagel del giorno, Day 10 - Il nuovo che avanza

Tennis da ridere

Il Bagel del giorno, Day 10 – Il nuovo che avanza

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Ci avviciniamo ad ampie falcate alle fasi finali di Wimbledon. L’ascesa inarrestabile della simpatica Bouchard. Gli orologi doppi di Rafa. I tornei corollari di doppio. Le profezie del gran capo Seminole. Il tutto in attesa del nuovo che avanza.

La giornata di ieri ha visto le semifinali femminili, con la definitiva consacrazione di una stella: Eugenie Bouchard è bella è brava è intelligente è spontanea e insomma ha tutto per diventare la nuova testimonial del tennis in gonnella. Ha già firmato contratti di spessore anche al di fuori del campo tennistico, fra i quali uno con Coca-Cola. Dal prossimo Us Open scenderà in campo con un completo a bollicine e una racchetta col tappo rosso.

 

In finale Genie affronterà la Kvitova, già campionessa qui e tornata ai fasti di un tempo. Ha sconfitto la connazionale Safarova in due set. Il cammino della Kvitova è visto come il trionfo della normalità in uno sport sempre più da modelle e pin-up. La ceca ha persino un po’ di pancetta, ma si allena duramente seguendo come ispirazione il modello di Rocky e brandendo prosciutti in luogo della racchetta per rinforzare i bicipiti.

Passando al ben più importante tennis chiacchierato, ha suscitato curiosità una foto di Rafa Nadal in aeroporto pronto al check-in con due orologi, uno per polso. Lui stesso ha soddisfatto le curiosità “Uno mi serve per capire quando scadono i 20 secondi, l’altro per vedere quanto sto sforando. Così a fine partita guardo il tempo totale del secondo e lo dico allo zio toni, lo zio toni lo dice ai tecnici dello staff, e poi andiamo tutti a mangiarci una paella di pesce”

Nadal ha poi chiosato: “Molti mi danno per finito, ma la mia non è un fuga” Gli fa eco Federer ”tutti mi davano per finito, ma ho ancora tanta foga” Conclude Gulbis “Non so se non finito o no, ma l’importante è che ci sia la buona cucina”.

Sembra invece incrinarsi il neonato rapporto fra Mauresmo e Murray. Il tennista britannico, tornato scozzese dopo la sconfitta ai quarti, ha dichiarato che il suo Mondo con Amelie non è più meraviglioso come prima. Nella fattispecie ad Amelie non piace quando, nei vecchi film americani, il guidatore non guarda la strada. E trovare Dimitrov nei quarti di Wimbledon

Proseguono anche i tanto bistrattati tornei di doppio: nel tabellone delle semifinali i fratelli Bryan son di fronte a Llodra-Mahut. Il tennis però più divertente lo ha mostrato finora l’anziana coppia Paes-Stepanek, in finale anche per il più bel nome di doppio sportivo letto al contrario con il loro “Kenapets-Seap” che tanto ricorda un faraone egizio. Purtroppo per loro strada chiusa contro i detentori del titolo, gli ex-difensori del campionato di calcio italiano Zago-Thuram.

Infine polemiche polemiche e ancora polemiche su Maria Sharapova. Dopo il caso delle caramelle che fanno ingrassare, ora tutta l’India le si è rivoltata contro per aver dichiarato di non conoscere Sachin Tendulkar, il più grande giocatore di cricket indiano. La Sharapova ha anche fatto sapere di ignorare chi sia il più grande pallanuotista uzbeko e il miglior ponghista boliviano, andando incontro a durissime rappresaglie. A Tashkent è già iniziato il boicottaggio delle Sugarpova, mentre alcuni ex- fan di Maria a La Paz hanno cestinato i suoi poster appesi in camera sostituendoli con delle vedute di fiordi norvegesi.

 

BAGELERO’

 

Siamo quindi giunti all’importantissima giornata delle semifinali maschili: di fronte la vecchia guardia contro i giovani rampanti, Djokovic e Federer affrontano Dimitrov e Raonic.

Grigor il bulgaro, alla sua prima semifinale slam è ormai una star in patria; anche i suoi concittadini di Haskovo comprendono come il torneo londinese sia per lui una seconda casa, tanto da avergli dedicato l’onore di una via a lui intitolata, chiamata appunto Via Dimitrov da Wimbledon.

Roger Federer invece si dichiara fiducioso come sempre, e con la sua solita lucida analisi ha individuato nel servizio la chiave dell’incontro “Fondamentale sarà strappare la battuta, con un break di vantaggio avrei il set in cassaforte. Ormai non ho più problemi a confermare i break. L’unica cosa che ancora non mi riesce di confermare è l’indirizzo email di Disqus, ma con Stefan ci stiamo lavorando”

Milos Raonic dal suo canto è pronto, e rende merito ai suoi due allenatori che ne han trasformato negli ultimi mesi l’atteggiamento, la mobilità e anche il tocco. “Mi piace poter dire che le mie vittorie sono anche loro. Quando vinco un match, quello è anche un match di Ljubicic. E quando chiudo un set, quello è un set di Piatti”.

Djokovic infine, come ad ogni penultimo appuntamento slam, si è affidato alla consulenza del più grande esperto in semifinali di Nole, per l’appunto il Grande Capo Seminole. Lo abbiamo anche qui oggi in veste di vaticinatore. Questi i suoi verdetti:

 In Londinium nel dì di festa,
in bianco vestiti racchetta in resta,
sfidansi li cavalier con cuor e testa.

 Il Grigor dallo bello braccio nulla poate,
Il serbo giullar ne disporrà a piacere.
Dopodilor, Raoniche bordate
Ma l’elvetico sarà a prevalere.

Pe’ li baldi giovani altra opportunitate
Nello Wimbledonio 2015 avere
Di arraffar la dorata coppa o quantomenio
L’equipollente Soderlinio premio.

Così s’arresta pur lo Baghél
Perché nel weekend l’Oriol si va
Ma ringraziamento egli vi da
Viva lo tennis e Roger-Vasselin

 

 

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I manrovesci di Wimbledon 2017

Raccolta di battute semiserie sul terzo slam dell’anno. Le lacrime di Federer, l’ammissione di Cilic, l’organizzazione del team Djokovic e l’amuleto Baldissera

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1. Australian Open, Indian Wells e Wimbledon, cos’hanno in comune i tre successi più importanti dell’anno per te Roger? “Semplice, Luca Baldissera. Anzi, mi ha detto che viene anche a New York: volete che faccia il discorso della premiazione già ora?”.

2. Spiegato il motivo del tifo tutto pro-Roger sul Centre Court: tra gemelli, genitori, sorelle e via discorrendo durante la finale circa metà degli spettatori si chiamavano Federer di cognome.

3. Djokovic tranquillo sul suo recupero psico-fisico: “Ho capito che per risolvere tutti i problemi è ora di alzare il gomito”.

 

4. “Ciao Andy, come va?”. “Beh Nole, potrebbe andare meglio…”. “Ah guarda, io mi sa che mi ritiro”. “Anca me!”.

5. Berdych fa presente ai commentatori di Ubitennis e a Vittorio Sgarbi che ci tiene al suo soprannome: “Meglio Perdych che Goat! Goat! Goat!”.

6. Rod Laver incoraggiato dalla #NextGen: “Ho deciso, torno a giocare: secondo me ai quarti a New York ci arrivo in carrozza. O in carrozzina. Però ci arrivo”.

7. Federer stizzito con Barilla: “Mi avevano detto che avrei dovuto provare una pennetta, ma qui di Flavia manco l’ombra”.

8. Garbine Muguruza rammaricata al party conclusivo: “Dovevo ballare con Roger, poi lui ha scambiato Conchita Martinez per Mirka e tutto è andato a rotoli”.

9. Nadal spiega il motivo della sconfitta con Muller: “Ho capito male la pubblicità, e ho fatto l’amore con il telone”.

10. Roger in lacrime dopo aver visto Leo e Lenny in tribuna: “E adesso chi glielo dice a Mirka che non ce la posso fare a mettere in bacheca anche otto gemelli?”.

11. Un premio meritato anche per Marin Cilic: i piedi più brutti del torneo sono i suoi.

12. Federer: “I gemelli ancora non capiscono bene. Pensano che questo sia il prato di un parco giochi”. Leo e Lenny: “Mamma mamma, anche noi vogliamo andare a tirare le palline all’orso come papà!”.

13. Cilic alla conferenza post match: “Sì, lo ammetto, è stato un problema di vescica. Farsela addosso davanti a 15mila persone, beh, immaginatevi come può essere”.

14. Proverbio tibetano: se rincorsa a numero uno è rincorsa a Andy Murray allora meglio stare fermi e aspettare che Andy Murray torna indietro a sua dimensione vera.

15. Svelato il nuovo team di Novak Djokovic: Agassi lo allenerà solo nei giorni dispari dei mesi pari dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 19, Vajda lo manderà a quel paese nei weekend, Pepe Ymaz gli telefonerà a ore pasti per accertarsi che non mangi carne, Ancic gli sistemerà il giardino al lunedì e al mercoledì prima del tramonto. Pare che il traguardo dei 20 slam sia cosa fatta.

Alessandro Trebbi

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Don’t let me down, don’t net me down

Il compleanno di Dustin Brown, i tristi numeri da circo all’IPTL, Feliciano Lopez che vuole abolire il let e Nadal che invece la rete voleva alzarla. Cara, vecchia, bistrattata rete

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Oggi è il compleanno di Dustin Brown. Auguri DreddyTenniscome hai saggiamente deciso che la gente debba chiamarti su Twitter. 32 anni ben spesi, nella totale consapevolezza di praticare un tennis che sfiora l’autolesionismo sportivo ma ci fa sentire tutti un po’ più vivi e coraggiosi. Adesso sembri anche un reietto, la federazione tedesca ha escluso soltanto te dalle convocazioni di Davis – graziando Kamke e Mischa Zverev, che come te avevano disertato a settembre contro la Polonia – ma figurati se questo ti fa perdere il sorriso. Al massimo, anzi, è motivo per sfoderarne uno nuovo.

https://twitter.com/DreddyTennis/status/806507216186515457

Qui però la questione della responsabilità non c’entra, si parla di rete. Dustin la onora, vive e gioca per l’obbligo di frequentarla. Un patto che non può essere disatteso, è evidente che non si tratta soltanto di una scelta che può essere revocata nel bel mezzo di una partita, di una carriera, di un tie-break. A rete Dustin semplicemente ci deve andare, peraltro è chiaro che non sempre ci va con in mente un piano preciso: una forza più grande lo schioda da quella zona di campo che per molti tennisti rappresenta l’unico comfort e per lui è soltanto un inevitabile punto di partenza, il gate di un aereoporto che ha fretta di lasciare. Una volta lì è istinto, riflessi, tocco e quella creatività che non guasta. La diapositiva della sua carriera? Ha battuto Nadal due volte su due sfide, ha perso da Benneteau in due occasioni su tre. La rete come necessità.

 

Un altro è Feliciano Lopez, eleganza e gesti classici con spiccata propensione offensiva. Servizio mancino ad uscire, rovescio coperto solo come extrema ratio e fede incondizionata nei colpi tagliatiQui la rete, sì, è una scelta. È ottimizzazione delle proprie potenzialità, naturale prosecuzione di un’impostazione tennistica che oggi tende all’estinzione. Qualche giorno fa lo spagnolo ha paventato addirittura la possibilità di modificare la regola del let a servizio, complici le bizzarrie dell’IPTL – in corso di svolgimento – in cui questa regola non viene utilizzata. “Non ha senso che se la palla tocca la rete sul servizio il punto viene ripetuto, mentre negli scambi normali non è così“. Qualcosa affascina Feliciano nelle corse affannose a cui sarebbero costretti i tennisti in caso di prima di servizio che pizzica il nastro e scavalca la rete. La rete come espressione.

Sempre dalla Spagna, sempre col mancino ma meno in sintonia con le volèe di opposizione è Rafael Nadal. Tempo fa anche lui aveva pensato che si potesse modificare l’approccio del tennis alla rete, addirittura alle fondamenta. Come? Andandoci ancora meno. E come? Alzando la rete, per allungare ulteriormente gli scambi. Il maiorchino se non altro si è dimostrato parecchio diligente, proseguendo sull’onda delle dichiarazioni dello zio Toni che voleva rallentare le palline perché “non si può aspettare un’ora e mezza per applaudire“. La rete come “ma che stiamo dicendo?”.

Dicevamo invece dell’IPTL, il circus itinerante a cui Federer aveva prima promesso una passerella e poi ha fatto ciao con la manina. Elaborate le cinque fasi del lutto il carrozzone lascia in queste ore Singapore per trasferirsi a Hyderabad, nel cuore dell’India. C’è Berdych, c’è uno scatenato Verdasco assolutamente desideroso di far bene ogni qual volta non c’è il rischio di vincere qualcosa di concreto, c’è Martina Hingis che regola agilmente avversarie che a tennis ci giocano eccome, c’è un bizzoso Safin che si tuffa alla Becker e poi si dedica al turpiloquio, c’è Kyrgios e c’è un nugolo di doppisti che traina il pubblico a suon di tweener e lob liftati. Nishikori, per esempio, fa i ricami. Non si può fare a meno di pensare al velo di tristezza che ricopre il (non) fascino dell’esibizione fine a sé stessa, in cui i tennisti provano a sembrare quello che proprio non hanno il coraggio di essere durante l’anno, quando la palla scotta troppo e una prima di servizio può valere migliaia di dollari. La rete come pretesto, la rete come ipocrisia.

No, non vuole essere un de profundis, più che altro un tributo elargito con grande anticipo. Nel caso sia necessario, s’intende: è vivo il desiderio di aver preso una cantonata, di poter ripensare a questo incauto pessimismo tra cinque anni davanti a una finale di Wimbledon disputata tra due volleatori. Nel dubbio, ci si porta avanti con i saluti.

Addio net, e grazie per tutto il pesce.

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Addio Vine, alla fine è stato… divertente

Vine chiude. Noi abbiamo raccolto i mini-video più divertenti dal mondo della racchetta. Avete le ore contate (forse)

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Duecento milioni di utenti attivi e un miliardo e mezzo di visualizzazioni al giorno non sono bastati a salvare Vine. La piattaforma di condivisione di mini-video da sei secondi sarà prossimamente dismessa. La notizia è arrivata circa un mese fa, quando Twitter, che aveva acquistato Vine nel 2013, ha comunicato la decisione di chiudere i battenti. A detta dei vertici del micro-blogging con sede a San Francisco, l’applicazione rimarrà online e i contenuti saranno ancora disponibili per un po’. Noi non ci fidiamo e abbiamo così scelto di raccogliere i più divertenti e stilare una breve classifica di siparietti in-court e off-court.

10Nadal e i suoi problemi di sudorazione eccessiva. Serve una mano?

9“Genie, è il tuo turno” – “Devo proprio?”

 

8 – Palombella danese di inizio stagione

7A Charleston Andrea Petkovic ha sempre dato il meglio (e lo scorso anno con Jelena Jankovic, fu protagonista di questa folle intervista)

6 – Quando esattamente Murray ha deciso di diventare numero uno del mondo

5Ancora Alizè Cornet (Il campo era lo stesso del famoso “come fai a darmi warning“)

4 – Challenge!

3Adele o Madonna?

2Kyrgios & Kokkinakis

Tris di Vine al numero 1. Ladies and Gentleman, l’uomo che ha dato il la alla crisi di Novak Djokovic

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