Non sono troppo d'accordo né con Federer né con Djokovic

Editoriali del Direttore

Non sono troppo d’accordo né con Federer né con Djokovic

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Per Roger Federer non è stata migliore di quelle vinte con Roddick e Murray. Per Novak Djokovic è stata la migliore delle 7 che ha vinto, inclusa quella con Nadal di quasi 6 ore. Gli stessi campioni del 2011. Più Errani e Vinci. E Fognini… farà ricorso contro la multa di 20.000 dollari?

Il commento di Scanagatta e Salerno, da Wimbledon

E’ stata una bellissima finale da metà terzo set in poi. Secondo Novak Djokovic, che ha ha forse esagerato sulle ali dell’entusiasmo, la migliore di tutte le finali di Slam che ho giocato, come qualità, perfino di quella vinta in Australia con Nadal (quasi 6 ore)”.

 

Roger Federer l’ha giocata meglio, pur perdendola 6-4 al quinto, di come aveva giocato le due vinte con Roddick nel 2009 – l’ultima ad essersi decisa al quinto set – e con Murray nel 2012. Questa è la mia modestissima opinione. Che mantengo anche se, inevitabilmente, avendola io proposta come prima domanda alla conferenza stampa post match di Federer, Roger un po’ ha condiviso e un po’ no.

Ho scritto inevitabilmente perchè un giocatore che perde una qualsiasi partita non ammette quasi mai di averla potuta giocare meglio di due finali vinte. Quelle le ricorda con gioia, questa con tristezza anche se riconoscerà, rispondendo a successive domande, che in questa sua performance ci sono stati diversi aspetti positivi che si porterà dietro: l’eccellente condizione fisica, una schiena che a giudicare dai 29 aces e da almeno mezza dozzina di servizi vincenti (quest’ultima è statistica soggettiva…non sempre è facile stabilire se si poteva rispondere meglio ad un servizio) è quella di un ragazzino, un’agilità e mobilità eccellente che gli ha consentito di correre per più di 4 km – 4.096 metri per la precisione contro i 3.773 di Novak – e di giocare in molti frangenti il suo tennis unico, fantastico, inimitabile.

La demivolee dopo aver seguito il servizio con cui ha annullato a Djokovic una pallabreak sul 4-3, è una gemma preziosa che resterà impressa nella mia memoria fino a quando non cadrò preda dell’Alzheimer.

Ma il grande campione è sempre orgoglioso e non accetta l’idea che non avrebbe potuto giocare meglio quando ha perso, e difatti nella risposta alla mia domanda Roger ha fatto questo inciso: “Non sento di aver giocato necessariamente il mio miglior tennis perchè non sono riuscito a strappargli il servizio per tre set….e per me questo era una delusione”.

Concetto ripreso più tardi: “Non ero quasi mai 15-30 o 30 pari sul suo servizio per mettergli un po’ più di pressione. Così lui ha potuto giocare sempre tranquillo e prendere rischi anche con la seconda palla di servizio. Quello è stato il mio problema più grande, è lì che ho perso il match. Ho servito sempre bene. Penso che se avessi risposto meglio, o capito più presto come rispondere, le cose sarebbero potuto girare in un modo diverso”.

Beh, rispetto ovviamente il suo pensiero, ma non è che contro Roddick – battuto 16-14 al quinto – Roger avesse risposto molto meglio. Anche quella volta fu soprattutto straordinario al servizio: fece 50 aces!

E Roddick, secondo me, non aveva certo la stessa qualità tennistica, la stessa completezza del Novak Djokovic di oggi.

E quanto alla finale con Murray, beh lo scozzese non mi entusiasmò davvero come avrebbe fato tre settimane più tardi nel torneo olimpico. Scese in campo bianco come un cencio, sommerso dalla pressione di dover “cancellare” il ricordo angosciante di Fred Perry campione del triennio 1934-1936, e per Roger fu relativamente facile, nonostante un primo set incerto, prendere il sopravvento.

Oggi Roger aveva invece di fronte un avversario più completo e più tosto, anche se non certo solidissimo di nervi nell’occasione.

Posso infatti condividere un tweet di Ivo Karlovic che diceva “Nole avrebbe dovuto vincere tutti i set”.

In effetti, anche se il primo (senza break) lo aveva perso nonostante due setpoint nel tiebreak (6-5 e servizio, poi 7-6 ma servizio Federer che ha messo a segno lì il suo terzo ace), il modo in cui ha perso soprattutto il quarto set nel quale era stato avanti 5-2 dopo 2 ore e 51 minuti di gioco, rendeva difficile dar torto a Karlovic. E questo senza nulla togliere a Federer che, ripeto, secondo me ha giocato una delle sue migliori partite degli ultimi anni. Era da quella citata finale di Wimbledon 2012 che Roger non giocava più una finale importante.

Invece lì Djokovic ha ceduto all’emozione, quasi inspiegabile se si pensa a tutta l’esperienza che ormai ha maturato in 12 finali di Slam, fino a stamani sei vinte e sei perse.

Forse avrà ripensato alle ultime tre finali Slam perdute, e a cinque delle ultime sei (“I wanted really badly to win this after those: volevo davvero vincere questa dopo tutte quelle perse”), fatto sta che ha perso 5 games di fila, quindi due suoi servizi – lui che per 2 ore e 40 non aveva ceduto mai il game di battuta – uno quando serviva per il match sul 5-3, l’altro quando serviva per assicurarsi almeno il tiebreak sul 5 pari. E’ anche vero che in quei frangenti Roger Federer ci ha messo molto del suo.

Il matchpoint invece se lo era conquistato sul 5-4 e servizio di Roger che prima, avanti 30-15, aveva commesso un doppio fallo e sbagliato un rovescio per mandare Djokovic 30-40, al matchpoint appunto.

Lì Roger ha messo a segno il suo 25mo ace, ma c’è stato bisogno del “Falco” per l’arbitro britannico Keothavong per assegnarglielo, perchè il giudice di linea l’aveva chiamato fuori e Federer ha chiesto il challenge.

A proposito di Keothavong apro un inciso. Ricorderete che lui è l’arbitro cui Fognini voleva, a parole, spaccare la racchetta in testa. Frase che gli è costata una multa di 5.000 dollari.

Ma è per la multa di 20.000 dollari che Fabio ha consultato l’avvocato italiano di Djokovic, Ferrari, per eventualmente proporre appello.

Ventimila dollari per aver rovinato il campo con i suoi ripetuti lanci di racchetta, beh sembrano obiettivamente troppi. Pare che Fabio ci abbia ironizzato su, con la sua solita verve: “Con 20.000 dollari e con un giardiniere italiano sai quanti campi gli rimettiamo a posto?!”

Chiuso l’inciso Fognini-Keothavong-All England Club, torno a parlare della finale prendendo spunto da una domanda fatta dal collega francese Abgrall che non troverete nelle interviste perchè quelle riportano soltanto domande e risposte in inglese, ma Laura Guidobaldi le ha inserite fra i tweets di Ubitennis.

Durante questo Wimbledon abbiamo infatti pubblicato le risposte più significative dei tennisti nella nostra diretta, ma contemporaneamente anche nel twitter di Ubitennis.com

Ebbene la domanda era: “Credi Roger alla luce di questa bella partita che ti ha portato vicino a conquistare lo Slam n.18 che ci siano le premesse per farlo in uno dei prossimi Slam, anche se non soltanto sull’erba?”

La risposta non poteva che essere affermativa: “Non vedo alcuna differenza fra questo torneo e l’US open che ho vinto 5 volte, o l’Australian Open dove negli ultimi 10 anni ho quasi sempre ottenuto eccellenti risultati. Soltanto al Roland Garros ho forse meno chances…ma se sto bene fisicamente, e sto bene adesso, non c’è motivo per cui io debba essere oggi pessimista sul mio prossimo futuro. Se poi ci riuscirò o meno dipenderà da tante cose, nessuno può saperlo, non lo si sapeva nemmeno nel 2003”.

Roger ha anche aggiunto, sebbene con Djokovic abbia perso tutte e tre le volte che ci si è ritrovato al quinto set – ma le prime due sono le famose semifinali degli US open 2010 e 2011 in cui lui ha avuto tutte e due le volte 2 matchpoints annullati da Novak – che “sarei rimasto molto deluso se avessi perso al quarto set, meritavo il quinto, e al quinto poteva succedere di tutto: ho avuto la palla break per il 4-3 …”

Al riguardo di queste dichiarazioni, beh, io dico che sì, Roger ha dimostrato ancora di saper reggere per quasi 4 ore un tennis di grande qualità – anche se sono stati soprattutto gli ultimi due set e mezzo quelli davvero validi – ma anche che bisogna tenere presente che è arrivato alla finale in condizioni di straordinaria freschezza.

Non so quante altre volte gli potrà capitare di trovare nei quarti un avversario che dopo un un set e mezzo praticamente si arrende e in semifinale un Raonic così deludente.

Il tutto dopo primi turni agevoli e con temperature ideali con Lorenzi, Muller, Santiago Giraldo e il quasi coetaneo Tommy Robredo. Insomma avversari davvero non tropo impegnativi.

I prossimi Slam, Flushing Meadows e Australian Open, sono spesso tornei durissimi anche per le condizoni climatiche. Spesso in passato nell fasi finali hanno avuto il sopravvento i giocatori che avevano sofferto meno nei turni preliminari.

Il sorteggio, per un giocatore che a New York e Melbourne avrà più di 33 anni, sarà molto ma molto importante, e anche i giorni di gara, le temperature. Sul cemento non si scherza quando ribolle.

Tutto ciò detto Federer ha dato qui la miglior risposta possibile a quanti lo consigliavano di lasciare il tennis prima di rovinare la sua reputazione, addirittura la sua dignità.

E’ ancora presto, molto presto. Godiamocelo ancora finchè lui ne ha voglia. Partite come quella di oggi restano negli occhi e nella testa di chi ama il tennis. Perda oppure vinca. Possiamo solo dirgli grazie, in quest’anno di Wimbledon che conferma i vincitori di 3 anni fa come due grandi campioni – Novak ha vinto il settimo Slam e Petra Kvitova non si sa perchè sia ancora ferma a due – e noi dobbiamo rendere doveroso omaggio alle nostre Sara Errani e Roberta Vinci che hanno conquistato un titolo unico e prestigioso per la storia del nostro tennis.

In conclusione qui di questo Wimbledon’s forthnight voglio ringraziare tutti quanti hanno collaborato con Ubitennis, sia qui a Londra, da Vanni Gibertini sempre prezioso, a Stefano Tarantino, Laura Guidobaldi, Roberto Salerno e ai nostri fotografi Fabrizio Maccani e Art Seitz. Ma senza l’appoggio e l’impegno fino a notte tarda della redazione, da Stefano Pentagallo a Claudio Giuliani, Daniele Vallotto e Danilo Princiotto, Francesca Moscatelli, Luca De Gaspari, Chiara Bracco, Giulio Fedele e a chi ci ha aiutato con le traduzioni (qui temo di dimenticare qualcuno e spero mi perdoni..Yelena Apebe, Giulia Vai, Christian Turba, Paul Sassoon), ma insomma quelli che hanno scritto son stati tanti e se guardate i nomi della nostra redazione e dei collaboratori troverete più o meno tutti.

Alla prossima.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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