Ragazzi, guai a chi criticherà ancora Sara Errani, che cuore!

Editoriali del Direttore

Ragazzi, guai a chi criticherà ancora Sara Errani, che cuore!

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TENNIS US OPEN – Grande impresa di Sara che rimonta Venus Williams da 3-5 nel terzo set. Il tifo del pubblico non la sconvolge.
E ora con la Lucic, vittoriosa sulla Halep, le chances di raggiungere i quarti e oltre sono consistenti

Sara Errani dopo il successo al secondo turno:

Sara Errani:”Dopo la partita con la Rodionova, ho cominciato a spingere in allenamento per essere più incisiva oggi”

 

Sara Errani:”Su un video su Twitter ieri mi davano per spaccia a causa del servizio e dicevano che avrei perso 6-0 6-1. Questo mi ha motivato tanto!”

Sara Errani:”Mi sentivo bene nel primo set, spingevo bene ed ero incisiva. Nel secondo, hanno ceduto un po’ le gambe” (intervista in inglese)

Voglio vedere adesso chi si permetterà di criticare ancora Sara Errani. Il suo tennis può non piacere agli snob, ma la ragazza ha quei cosiddetti attributi che gran parte dei suoi colleghi maschi non hanno.

Da Venus Williams aveva patito solo severissime lezioni, mai aveva fatto 6 games. Sara non si nascondeva la difficoltà del suo compito, se ascoltate il suo audio post vittoria su Rodionova: “Venus è così alta (25 centimetri di più!) che le mie palle liftate le arrivano all’altezza giusta perché ci si appoggia sopra e ci gioca dei vincenti! Dovrò muoverla parecchio, se ci riesco e cercare di venire avanti; perché il suo servizio e la sua risposta la fanno partire avvantaggiata nello scambio”.

Non è stato tanto il 6-0 iniziale, troppo inverosimile per essere vero, ma la reazione al 6-0 subito nel secondo set che non poteva non ricordarle le lezioni subite nelle precedenti tra sfide.
Prima è salita sul 3-2 30 a 0 poi – dopo l’opportunità perduta per salire 4-2, quando ha sbagliato un lob non impossibile (oggi li ha sbagliati tutti, forse i tre metri d’altezza di Venus con braccio e racchetta l’hanno spinta a cercare pallonetti esagerati) – è stata ancora più forte di nervi a reagire sul 3-5 (tre volte a due punti dalla sconfitta), e riportarsi invece sul 5 pari con una grinta incredibile e sebbene tutto l’Arthur Ashe Stadium le tifasse contro.

Si dirà che Venus ha sbagliato tanto, 52 errori sono tanti, ma Sara l’ha aiutata tantissimo a sbagliare. L’ha aggredita sulla seconda palla di servizio né più né meno di quanto Venus cercava di farlo sulla sua battuta. E 18 punti vincenti di Sara, incluso il cross di dritto anticipato in contropiede sul match-point, sono tanta roba davvero per una tennista abituata a giocare di regolarità e più di rimessa: 8 di dritto e 4 di rovescio. Gli altri addirittura con il servizio.
Non hanno funzionato i lob, le smorzate (eppure ha avuto il coraggio di giocarne una decisiva nel tiebreak sul 5 pari: li ci vogliono le palle, scusate il francese!) e i passanti. Ma la scelta di tempo dei suoi attacchi è stata straordinaria, così come le sue volée, 11 vincenti su 14. Compresi i due corpo a corpo a seguito di drop-shot che hanno umiliato Venus.
E’ stata una partita strana come quella che Venus perse con Kim Cljisters 6-4 al terzo qui nel 2009: anche quella volta ci fu un incredibile scambio di 6-0 nei primi due set, il primo per la belga, il secondo per Venus. Che finì, come detto, per soccombere al terzo con mamma Clijsters al rientro. Sara tocchi ferro, ma Kim dopo aver battuto Venus vinse il torneo, in semifinale contro Serena (che offese pesantemente la giudice di linea asiatica, minacciandola di cacciarle una palla in bocca) e in finale contro la Wozniacki.

Sara ha vinto al tie-break finale. In teoria nel tie-break dovrebbe essere avvantaggiato chi ha il servizio migliore, oppure, come in questo caso, chi ha i nervi più saldi.
Venus ha sbagliato ben 4 rovesci nei primi sette punti, tuttavia le due ragazze sono arrivati sul 5 pari dopo il 5-2 a favore di Sara e una smorzata mal giocata da Sara. La gente gridava “Venus! Venus!” disturbando pesantemente Sara nel momento in cui serviva, ma proprio sul 5 pari Sara andava a rete vincendo uno scambio corpo a corpo straordinario dopo essersi salvata con una demi-volée difficilissima. Uno scambio stupendo come quello che aveva preceduto il punto del 2-1, da standing ovation.

Venus ha sì sbagliato tanto ma anche in una cattiva giornata è stata capace di mettere a segno 39 vincenti contro una “riprenditutto” come la Errani. Non sono tante, vi assicuro, capaci di farlo. Sara è stata costretta a strafare in certi momenti, per questo ha commesso 25 errori. “Non avevo forse mai aggredito così, ma con Venus era l’unica strada. Mi ricorderò sempre quest’atmosfera, come gridava la gente” avrebbe detto Sara, felice come una Pasqua, anche per aver smentito Darren Cahill e Brad Gilbert che in mattinata avevano lanciato il tweet della loro presentazione televisiva del match, nel corso della quale avevano detto “Con il servizio di Sara Errani per Venus sarà una passeggiata, è un match da 6-2,6-2”.

Per l’appunto l’intervista sul campo subito dopo il match a Sara l’ha fatta proprio Brad Gilbert!

A questo punto la cronaca dei primi due set ha forse poco senso, ma due 6-0 dall’esito opposto dicono quanto possa essere complicato il tennis. Quanto contino i nervi e quanto sia facile che una partita cambi volto. E anche quanto poco basti a cambiare il nome del vincitore: “Due settimane fa a New Haven ho vinto 7-6 al terzo (con la Wickmayer) e poi il giorno dopo ho perso 7-6 al terzo (con la Lisicki). Nel tennis non sai mai cosa può accadere”.
Nei giorni scorsi a chi chiedeva se questa Sara fosse di nuovo quella vincente di qualche tempo fa lei aveva risposto: “Sarà banale ma ogni match comincia da zero e un giorno puoi giocare benissimo e il giorno dopo malissimo”.

Beh, oggi che abbiamo visto tre match in uno il discorso di Sara è ancor meno banale, no?

Ero andato per curiosità a fare una piccola ricerchina sui 7-6 al terzo vinti o persi da Sara quest’anno, prima ancora dell’intervista di Sara che potete ascoltare in audio, ricordando quei due tiebreak finali di New Haven di cui avrebbe parlato. E mi sono sorpreso nel trovare che per l’appunto il primo match vinto da Sara quest’anno, con la Saisai Zhemh a Shenzen, era stato proprio per 7-6 al terzo. E già che c’ero ho visto  i suoi tiebreak…: vinto anche quello con la Pironkova a Sydney, due su due con la Cornet a Parigi, due su due con la Peng a Charleston, uno perso con la Suarez Navarro (però poi costretta al ritiro nel terzo a Stoccarda), uno con la Cetkovska a Roma, uno con la Jankovic al Roland Garros, uno con la Davis a Eastbourne, uno con la Garcia a Wimbledon, uno con la Rogers a Bad Gastein, prima dei due ricordati con esito opposto a New Haven.
Ma insomma, quel che uno magari non si aspetta è che una tennista con l’handicap del servizio che ha Sara, vinca tutti questi tiebreak, questi punti che valgono il doppio.

Come detto i primi due set sono stati fotocopie, ma alla rovescia.
Nel primo Sara ha perso soltanto 13 punti, 5 sul proprio servizio e 8 sui tre games di battuta di Venus. Set durato 27 minuti, mentre noi giornalisti italiani in tribuna ci stropicciavamo gli occhi increduli, ripensando alle batoste che aveva subito Sara nelle tre sfide a Venus.

E’ vero che Venus sbagliava di metri le prime di servizio (solo 7 prime su 23 punti, il 30 per cento appena!), ma Sara si preoccupava di mettere sempre la prima: 16 su 18! Mica male.
“Volevo evitare troppe sue risposte vincenti e ci sono riuscita”. Ne ha messe 69 su 80, insomma ha giocato soltanto 11 seconde palle. E le ha quasi sempre giocate lunghe, con molto kick anche se non con grande velocità.
Ma nei primi games del secondo set Sara si è un po’ deconcentrata e ha rimesso in corsa Venus che non chiedeva altro. Venus ha cominciato a giocare bene da metà secondo set in poi, ma nei primi games è stata aiutata da Sara che lo avrebbe ammesso con grande lucidità “Ho avuto un calo fisico e mentale”.

Così il secondo set ha visto Venus imporsi con l’identico punteggio ma in 28 minuti (uno in più di quanti ne erano serviti a Sara).
Nel primo set Sara aveva fatto 28 punti e perso 13, nel secondo Venus ne ha fatti anche lei 28 e persi 15.
Insomma Sara aveva fatto due punti in più ma non contava nulla.
Nel terzo Sara è stata avanti due volte di un break, ma in quel set i break sarebbero stati ben sei. Come dicevo sopra Sara poteva scappare via sul 3-2 30-0, ma una volta sotto 5-3 la storia sembrava finita.
Non era così, perché Sara lottava come sempre fino all’ultimo respiro e anche perché Venus con un bel po’ di errori nelle fasi finali, in cui risultava più nervosa del solito, contribuiva.

Adesso per Sara c’è Mirjana Lucic che 15 anni dopo aver raggiunto le semifinali di Wimbledon si ritrova – battuta Muguruza, Peer e Halep – negli  ottavi di finale in uno Slam dopo essere passata, quale n.121, dalle qualificazioni.
Mirjana, dalla storia incredibilmente drammatica, piangeva quando diceva: “E’ il più bel giorno della mia vita. Quando feci quell’exploit a Wimbledon ero giovane, era una cosa molto eccitante ma al tempo stesso quasi normale. Mi sembrava un progresso naturale. Adesso, a 32 anni, ogni vittoria è stupefacente. Mi rendo conto che sembro una piccola bambina. Non ho giocato per anni…”
Ma su di lei avremo modo di tornare. Oggi dobbiamo soprattutto celebrare il grande exploit di Sara Errani.

 

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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