Marin Cilic re degli Us Open: il primo Slam è un monologo

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Marin Cilic re degli Us Open: il primo Slam è un monologo

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TENNIS US OPEN – Marin Cilic vince lo Us Open grazie ad una prestazione monstre contro Kei Nishikori, demolito con un triplice 6-3. Balzerà dalla 16esima alla nona piazza del ranking ATP. Era dal 2007 (Federer) che a Flushing Meadows il campione maschile non perdeva neanche un set dai quarti in avanti. L’ultimo giocatore fuori dai top 10 a vincere a New York era stato Pete Sampras (17) nel 2002. E’ il 13esimo giocatore nell’Era Open a vincere il suo primo Slam negli States. 

M.Cilic b. K. Nishikori 6-3 6-3 6-3 (da NY, Alberto Prestileo)

Goran Ivanisevic:”È il giorno più bella della mia vita sportiva dopo la mia vittoria a Wimbledon. Ha giocato come fosse la quindicesima finale che giocava!”

 

Goran Ivanisevic:”Ha giocato alla grande. Tatticamente è stato perfetto!”

Kei Nishikori:”Sono molto contento delle due settimane. Peccato per oggi, ma lui è stato più bravo di me”

Alla fine, ha vinto Marin Cilic. Il croato, dopo tutto quello che ha passato nell’ultimo anno, ha fatto suo l’ultimo Slam della stagione, battendo in finale, con un periodico 6-3, Kei Nishikori, in una partita mai messa in discussione dallo strapotere dell’allievo di Ivanisevic. Troppo solido, troppo concentrato per il giapponese, apparso molto preso dall’emozione.

Cilic ha giocato un gran match. Non ha mai dato possibilità a Nishikori, malgrado il solo 52% di prime palle in campo. Il croato ha però ottenuto l’80% di punti quando la prima è andata dentro, ed il 61% con la seconda. Davvero troppo per Nishikori, mai stato realmente in partita. Solo nel terzo set ha avuto qualche occasione per riacciuffare almeno un set, ma Cilic gliel’ha negata. “È stato incredibile. Mai nervoso, non gli è mai tremato il braccio. Come se avesse giocato 15 finali Slam,” dice Ivanisevic. Ed effettivamente, a parte il doppio fallo sul primo Champioship Point, il gigante Marin non ha mai tremato, commettendo 27 errori non forzati, al fronte di 38 vincenti.

Cilic si è sicuramente meritato questa vittoria, questo epilogo di un anno passato ai margini del circuito a causa della squalifica. Basti pensare che il 25enne non ha perso un set dai quarti di finale in poi, e solo ad altri 5 tennisti era riuscita l’impresa: Federer nel 2007, Edberg 1991, Lendl 1985 e McEnroe nel 1979 (aveva vinto quest’ultimo una partita grazie ad un ritiro).

Dall’altra parte della rete, c’è stato un Nishikori preda di emozioni troppo forti da gestire. Ha sbagliato tanto, 30 errori non forzati, al netto di solo 19 vincenti. Alla vigilia della partita, ci si chiedeva se la risposta del giapponese potesse essere determinante. Be’, così non è stato. Cilic non gli ha dato occasione di essere incisivo come al solito, nonostante un buonissimo 60% di risposte mandate in campo. Per l’allievo di Chang è stata così una disfatta totale, dopo essere riuscito a far fuori il numero uno al mondo in semifinale.

CRONACA – Eppure, ad inizio gara le cose sembravano potessero andare diversamente. Il nipponico era infatti riuscito a procurarsi una palla break nel primo game, ma Cilic l’ha annullata con un gran vincente di dritto. Da qui in poi, è andato in onda una specie di one-man show. Cilic ottiene il break nel sesto gioco, sfruttando l’errore gratuito del giapponesino. Nessun problema nei giochi successivi, con Marin che chiude dunque il set 6-3.

Il secondo set è quello, per certi versi, più equilibrato. Cilic ottiene 3 palle break nel terzo gioco, che Nishikori però annulla. Sul 40 pari, però, dagli spalti arriva un urlo durante il movimento di battuta del giapponese, che ripete così la routine notevolmente infastidito. Da qui arriva il quarto break point, poi trasformato con l’ennesimo errore non forzato di Kei. Il figlio del Sol Levante non si abbatte e prova, nel game successivo, a rimettersi in carreggiata, ma con scarsi risultati. Cilic torna così ad aggredire l’avversio che, per la seconda volta nel set, perde il servizio. Nel settimo gioco, infatti, il croato ottiene due palle break. Alla prima, ‘Nishi’ commette un altro gratuito, dando così modo all’avversario di servire per il set. A questo punto, però, Cilic pare deconcentrarsi, concedendo così tre break point, non consecutivi, all’avversario che, all’ultimo, strappa il servizio. Kei va quindi a servire sul punteggio di 5-3, avendo quindi la chance di allungare il parziale. Il croato non è del tutto d’accordo e riconquista il break perso grazie allo smash sbagliato dall’avversario. Dopo un’ora e 10 minuti, Marin Cilic è avanti 2 set a 0 nella finale degli US Open.

Il set finale è quello della consacrazione. Cilic conquista il break nel quarto gioco, dopo un lungo scambio col giapponese, terminato con un errore gratuito di quest’ultimo. Marin, da qui in avanti, non trema mai. Sì, sul 4-2 e servizio concede tre palle break e, sull’ultima, è fortunato perché la risposta di Nishikori si spegne sul nastro, ma Cilic ha comunque mostrato un tranquillità ed una sicurezza di altissimo livello, pari, o quasi, permettetemi di dire, a quella dei sicuramente più esperti Federer, Nadal o Djokovic. Nell’ultimo game, poi, dopo essersi procurato tre match point con il solo servizio ed un gratuito di Nishikori, mostra il suo primo segno di cedimento. Dopo che il signore sedutomi accanto mi preannuncia un ace, chiedendomi quindi di prestare particolare attenzione, il croato commette il doppio fallo che nessuno si aspettava. È però solo una questione di tempo perché il punto successivo lo gioca a regola d’arte, concludendo con vincente di rovescio.

Il Chair Umpire annuncia così tranquillamente il Game, Set and Match al termine di un’ora e 54 minuti e di tre 6-3. Cilic, preda delle emozioni, si lascia cadere sul cemento di Flushing Meadows, prima di andare a salutare il suo avversario. Quindi, classica arrampicata, più o meno, per andare a salutare team e fidanzata, prima di ricevere il suo primo trofeo del Grande Slam.

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Gli outfit dello US Open 2022

Slam newyorkese a tinte scure per i grandi campioni, poche scelte estrose per gli altri giocatori

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Serena Williams, sfilata Vogue 2022 (Instagram @serenawilliams)

Ultima fermata New York. La grande mela, la città che non dorme mai. Quella con le luci accese anche di notte. Quella del melting pot e di Wall Street. Ma anche quella delle nuove tendenze in fatto di moda. Lo sanno anche le grandi marche di abbigliamento da tennis che hanno fatto spesso indossare ai loro atleti i completi più stravaganti e controversi proprio durante gli US Open. Come dimenticarsi ad esempio degli short di jeans di Agassi o degli stivali da pantera di Serena. E anche quest’anno i brand non si sono smentiti, a colpi di scelte cromatiche vistose e tagli particolari.

Serena Williams – Nike

Serena Williams – US Open 2022 (foto: twitter @usopen)

Questo US Open era per Serena la “last dance”, l’ultimo torneo prima del ritiro, davanti al proprio pubblico, quello dell’Arthur Ashe Stadium. E forse non è un caso che per l’occasione, la più giovane e più vincente delle sorelle Williams ha indossato un abito ispirato alla disciplina sportiva che più si avvicina la danza, ovvero il pattinaggio artistico: gonna a tutu, parte superiore stretta e maniche coperte. Il colore è il nero, quello più volte indossato dalla campionessa statunitense durante le sue vittorie serali a Flushing Meadows. Ad arricchire (nel vero senso della parola) questo look ci sono le paillette nel vestito, 400 (!!!) diamanti nelle scarpe e qualcuno anche nei capelli, lacci delle scarpe placcati in oro. Con questo outfit Serena non ha voluto però solo mettere in mostra la quantità di zeri nel suo conto in banca ma anche celebrare la sua straordinaria carriera ed esperienza di vita. I sei veli nella gonna sono un riferimento ai 6 US Open vinti, i diamanti nelle scarpe servono a formare le parole “Queen” e “Mama”. Insomma, più che davanti ad un semplice completo di tennis siamo di fronte ad uno statement a tutto tondo, che ribadisce come Serena sia un icona che trascende il mondo del tennis e, forse, persino quello dello sport in generale. (Valerio Vignoli)

 

Rafa Nadal – Nike

Rafael Nadal – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Luci e ombre su Rafa quest’anno a New York e non solamente perché è uscito per mano di Tiafoe agli ottavi di finale, ma anche per gli outfit indossati. Promosso infatti a pieni voti il completo diurno con pantaloncino rosso magenta e maglia bianca, scarpe intonate al pantaloncino. Una scelta estiva, elegante che si sposa perfettamente con l’esplosività di Nadal. Bocciato invece l’outfit serale. Se infatti possiamo apprezzare la scelta del rosa per fascia e polsini, il color “vino” di maglietta e pantaloni è spento, triste, inadatto a un campo da tennis. Un colore simile, seppur in tonalità più chiara, era già stato portato a Flushing Meadows da Roger Federer nel 2018, quando proprio durante una sessione serale venne sconfitto inaspettatamente da John Millman. Apprezziamo, però, sempre ad ogni Slam il tocco di classe sulle scarpe dove Nike, oltre a scrivere il nome di Rafa, incide gli anni delle sue vittorie a New York: 10, 13, 17 e 19. Come dire, per non dimenticare… (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)
Aryna Sabalenka – US Open 2022 (foto via Twitter @WTA)

Una collezione grintosa ma poco entusiasmante al tempo stesso. Appropriato il rosso acceso della t-shirt di ‘Carlitos’ Alcaraz che, del resto, simboleggia il “fuego” in campo dello spagnolo, nuovo campione di New York, nonché n. 1 del mondo più giovane della storia. Tuttavia, le fasce laterali color vinaccia non si sposano al meglio con il rosso, così come le maniche bianche rendono il tutto un po’ banale.

Forse sarebbe da rivedere la scelta degli abbinamenti cromatici, anche per quanto riguarda l’outfit indossato da Aryna Sabalenka, semifinalista allo US Open. La fascia rossa laterale del top altera decisamente l’estetica della canotta – bianca e classica – e del gonnellino – di un bel color rosa ciclamino e dalle pieghe leggere. (Laura Guidobaldi)

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Iga Swiatek vince gli US Open a soli 21 anni, compiuti lo scorso 31 Maggio, e diventa il nuovo volto del tennis femminile dopo una stagione trionfale. Asics nella sua collezione autunnale scegli per lei un leggero color Tiffany, niente di più in linea con New York ammettiamolo, che si sposa perfettamente con il tessuto impalpabile del gonnellino. La canotta fin troppo classica sul davanti, recupera con un gioco di tessuto sulla schiena. L’outfit di Iga insomma ci piace molto e si adatta perfettamente a lei: sobrio, ma incisivo. Forse le scarpe azzurro chiaro non si sposano granché ma è solo un dettaglio. Infine il cappellino è ormai parte integrante di Iga, tanto che senza diventa quasi difficile riconoscerla. Asics dovrebbe quindi pensare a questo e sbizzarirsi nel disegnarne di speciali per la sua campionessa. (Chiara Gheza)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – US Open 2022 (foto Twitter @daviscup)

Casper Ruud, neofinalista dello US Open, dall’atteggiamento sempre classy, avrebbe forse meritato un completo più raffinato. Certo, la maglietta evoca l’energia del suo tennis ma il color vinaccia dominante, che sfuma verso il beige e il rosa nelle strisce oblique, non è tra i più adatti per l’atmosfera frizzante di Flushing Meadows. Il bianco, comunque, viene ad “addolcire” questo outfit geometrico e chiassoso al tempo stesso, conferendogli quel tocco di eleganza che tanto dona al 23enne norvegese. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Hugo Boss

Matteo Berrettini – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

Hugo Boss e Berrettini: che dire? Sono ormai una garanzia su ogni campo da tennis. Anche a New York Matteo è perfetto in bianco e nero con un dettaglio beige. Elegante, classico, esclusivo. Su di lui anche il cappellino portato con la visiera all’indietro, che potrebbe fare Jovanotti anni 80, è invece perfetto. Hugo Boss ha compreso le potenzialità di Berrettini e le sta usando magistralmente. Il suo outfit di questo US Open entra di diritto negli outfit più raffinati che si possano indossare per praticare un qualsiasi sport. Complimenti. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – Lacoste

Lacoste è sinonimo di polo. Per non dire che la polo è sinonimo di Lacoste. E allora c’è di che stupirsi a vedere Daniil Medvedev, tennista di punta del marchio francese, indossare una t-shirt in campo. E che t-shirt, verrebbe da dire. Probabilmente quello visto a New York è il miglior outfit indossato dal russo in questa per lui non semplice stagioni 2022. La maglietta è blu avio con diversi panelli e un motivo geometrico tono su tono, che dà un tocco di originalità e modernità. Impeccabile l’accostamento con pantaloncino navy. Per la sessione notturna il moscovita ha sfoggiato lo stesso completo a colori invertiti, con maglietta navy e pantaloncino avio. Ma il risultato non era altrettanto buono (Valerio Vignoli).

Collezione adidas

Jessica Pegula – US Open 2022 (foto via Twitter @usopen)

Per questo US Open, Adidas ha creato una collezione con l’emergente fashion designer sudafricano Thebe Magugu. I completi rimandano all’africa per via dei loro colori sgargianti (fucsia, bianco panna e arancione) e per il profilo di una donna di colore, con una folta chioma di capelli e il rossetto. L’intenzione, più che lodevole, è quella di mandare un messaggio di inclusività e di amore, in un periodo in cui se ne sente molto il bisogno. Gli outfit però nel loro complesso non convincono del tutto tra tagli piuttosto basilari e accostamenti di colori azzardati. In definitiva, meglio nella teoria che nella pratica questa collezione del brand delle tre strisce per l’ultimo slam dell’anno.

Venus Williams – Eleven by Venus Williams

Venus Williams non si smentisce nemmeno quest’anno e a New York regala una lezione di classe ed eleganza con un outfit verde, complicato da indossare per chiunque tranne che per Venere, come la ribattezzò Gianni Clerici. Top cortissimo e gonnellino hanno un sapore quasi vintage per via delle righe bianche che attraversano il total green. Il colpo di classe però è nello scaldacuore candido, con le maniche lunghe, con il quale Venus inizia il match di doppio. Ancora una volta inarrivabile. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff - Us Open 2022 (Twitter @usopen)
Cori Gauff – Us Open 2022 (Twitter @usopen)

Coco Gauff e i suoi outfit, un binomio vincente. La New Balance, infatti, con i suoi outfit esprime sempre al meglio il carisma e la bella personalità della 18enne americana. Inoltre, non manca mai l’eleganza unita all’originalità. Per questo US Open, il tocco d’eleganza è dato dal gonnellino a scacchi neri, leggero ed etereo nel tessuto, ma grintoso nella tinta e nella fantasia. Peccato, però, che, in questa occasione, la maglietta non sia all’altezza delle aspettative. Tanti elementi eterogenei messi insieme creano un mélange un po’ troppo chiassoso: le maniche bianche bucherellate, le fasce laterali rosse, disegni obliqui color lilla, verde chiaro e azzurrino che ricordano petali di fiori sullo sfondo a scacchi neri, i polsini gialli e la fascia per i capelli a scacchi neri e bianchi… Insomma, sono decisamente too much. Peccato. (Laura Guidobaldi)

Ajla Tomljanovic – Original Penguin

Per la prima volta in carriera, la dolce e graziosa Ajla ha raggiunto i quarti di finale allo US Open. E ha brillato non solo grazie al suo tennis ma anche per l’eleganza che ha sfoggiato in campo. Tomljanovic ha sempre e comunque un portamento aggraziato e il brand americano Original Penguin, con i dettagli dello stile per golfisti, realizza sempre completi di gran classe. E a lei stanno a pennello, proprio come il vestitino indossato a Flashing Meadows, raffinato e sbarazzino al tempo stesso, grazie all’eleganza del blu elettrico, vivacizzata quanto basta dalla fantasia bianca e rosa del corpetto e della gonna. Leggero, etereo e fresco, proprio come Ajla. (Laura Guidobaldi)

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US Open, l’edizione 2022 è da record anche sugli spalti

Le due settimane di main draw hanno fatto registrare 776.120 spettatori, mentre sono stati 888.044 includendo anche la Fan Week. Per lo US Open è record assoluto

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US Open 2022 - foto: twitter @usopen

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Il video-commento di Ubaldo che compare qui continua sul sito di Intesa Sanpaolo nella sezione “Sottorete” curata in collaborazione con Ubitennis, che potrete trovare al seguente link.

Clicca qui per guardare il video-commento completo di Ubaldo Scanagatta sulla finale maschile dello US Open 2022 sul sito di Intesa Sanpaolo

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Iga Swiatek e Carlos Alcaraz – 40 anni in due! – si sono aggiudicati l’ultima, recentissima edizione dello US Open 2022. Un torneo che certamente resterà indimenticabile per le tante storie proposte: Serena Williams ha definitivamente salutato il tennis e lo stesso Alcaraz ha vinto il suo primo Major in assoluto, diventando il più giovane n°1 del mondo nella storia del tennis.

Lo spagnolo, nella conferenza stampa dopo la finale, ha sostenuto più volte come l’aiuto del pubblico sia stato fondamentale per lui, che si è sentito amato e supportato fin dal primo giorno. Proprio sugli spalti lo US Open 2022 ha fatto registrare un altro record, diventando l’edizione con il numero di fan più elevato nella storia di questo torneo.

I precedenti primati, stabiliti nel 2019, erano di 737.872 spettatori per quel che riguarda le due settimane di main draw e di 853.227 tifosi allargando il conteggio alle tre settimane di US Open, includendo la Fan Week. Quest’anno entrambi sono stati sbriciolati: nell’arco delle due settimane è stato stabilito un nuovo record con 776.120 spettatori, mentre allargando il discorso alle tre settimane e alla Fan Week il conteggio sale a 888.044 tifosi. Va detto che il primato assoluto – tenendo conto esclusivamente delle due settimane in cui si disputano i tabelloni principali – appartiene all’Australian Open 2019, quando furono addirittura 796.435 i fan ad essere presenti sugli spalti.

Come se non bastasse, per la prima volta nei suoi 25 anni di storia l’Arthur Ashe Stadium è sempre andato sold out in tutte le sue sessioni, tanto pomeridiane quanto serali. Insomma, abbiamo assistito ad uno US Open storico sotto tutti i punti di vista.

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US Open, i campioni a New York annullando match point

Orantes-Vilas, Djokovic-Federer, Navratilova-Graf. Alcune delle più grandi partite di sempre, delle rivalità più importanti della storia, teatri di tali imprese

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Manuel Orantes allo US Open 1975

L’ultimo Slam dell’anno, che ha segnato l’inizio di una nuova era, – anche rappresentata dal fatto che per la prima volta nella storia dell’ATP hanno detenuto il primo posto della classifica, nella stessa stagione, tre giocatori nati in altrettanti decenni differenti: Djokovic classe ’87, Medvedev classe ’96 e Alcaraz generazione Z – è stato ormai salutato. Prima però di concentrare tutte le attenzioni sui gironi di Coppa Davis, con la squadra azzurra pronta ad incendiare gli spalti della Unipol Arena di Casalecchio di Reno, è tempo di autoinfliggersi un’ulteriore “coltellata” riesumando i freschissimi ricordi scaturiti da quella strabiliante, magnifica, dirompente, sublime – scegliete gli aggettivi che più vi aggradano – sfida, che è stata la quinta puntata della saga Val Pusteria versus Murcia, destinata in futuro ad occupare le prime pagine delle cronache sportive per diverse stagioni. Un duello che tuttavia ha delineato una vasta e profonda ferita nel cuore “tennistico” di Sinner, raffigurata da quel match point mancato sul 5-4 del quarto set con l’aggravante del servizio a diposizione.

La speranza è che quel lacerante dolore possa presto affievolirsi, cicatrizzando la ferita e facendo ripartire il nostro Pel di Carota più forte di prima. Per aiutare, e consolare, il giocatore italico nel suo percorso di ripresa; ci addentriamo in una disamina statistica che dimostra come Jan non sia stato l’unico nella storia di Flushing Meadows – e Forrest Hill prima ancora -, ad essere vittima del perfido sacrilegio di dover perdere contro un avversario che poi avrebbe alzato al cielo la coppa di New York. Nel tennis per un giocatore questa è la punizione peggiore, che lascia quel senso di incompiutezza e di rimpianto difficilmente scalfibile, al contrario è il sollievo più grande nonché la gioia più limpida per chi riesce ad uscirne incolume. Due facce di una stessa medaglia che, a seconda di dove si collochino i protagonisti assume sfumature diverse, il tutto in questo caso enfatizzato dal raggiungimento dell’Eldorado tennistico.

In 142 edizioni dello Slam di scena nella Grande Mela, fondato nel 1881, sono stati ben sette, prima di Alcaraz, i tennisti capaci di ottenere il “colpo grosso” del trionfo all’Open degli Stati Uniti, raggiungendo tale traguardo dopo aver cancellato almeno un match ball durante il loro cammino nel torneo. Sette atleti della racchetta, per un totale complessivo di 15 punti partita frantumati – 16 considerando anche quello non sfruttato dal 21enne di San Candido. Svisceriamo, dunque, tutti i nomi di quelle leggende che hanno mostrato sangue freddo e abilità nel raffreddare l’emozioni e la tensione, nel momento per antonomasia in cui sono più palpabili, cominciando dal tennis maschile e seguendo pedissequamente l’ordine cronologico.

 

M. Orantes b. G. Vilas, semifinale US Open 1975 (cinque match point)

Il primo di sei a compiere un’impresa di cotale importanza e rilevanza fu un altro spagnolo, in quella circostanza un andaluso, nativo di Granada: Manuel Orantes. Correva l’anno 1975, semifinale dello US Open, Manolo incrociava la racchetta con l’argentino Guillermo Vilas, di tre anni più giovane. L’albiceleste da Mar de Plata, si portò avanti di due set con lo score 6-4 6-1. Ma ecco materializzarsi l’imponderabile, il sudamericano – testa di serie n. 2 del torneo – dopo la reazione di Orantes che aveva vinto il terzo parziale per 6-2, non sazio decise che era arrivato il momento di azzannare la partita: così salì ferocemente sul 5-0, 0-40 con tre match point consecutivi sulla racchetta per chiudere la contesa. Ad un solo punto dalla vittoria, però, il mancino inventore del tweener subì una surreale ed inspiegabile rimonta cedendo il passo per 7-5 6-4, e mancando oltre ai tre match ball in fila del sesto game anche due nel successivo settimo gioco. Nonostante in seguito dichiarò di aver sofferto di una lesione addominale accusata alla fine della terza frazione, quella remuntada rimane tutt’ora una delle più grandi imprese della storia del tennis. In finale Manolo sublimò un torneo eccezionale sconfiggendo la prima forza del tabellone, un altro mancino, Jimbo Connors per 6-4 6-3 6-3. Il tennista di casa nel penultimo atto aveva estromesso l’orso svedese Bjorn Borg con un triplice 7-5. Per Orantes quella fantastica cavalcata si concluse con il suo primo titolo Major, l’unico di tutta la carriera.

B. Becker b. D. Rostagno, 2°T US Open 1989 (due match point)

Compiamo un balzo di quattordici anni, e voliamo al 1989. La cornice è sempre la stessa, ma questa volta il “più grande spauracchio che esista per un tennista” giunse già nei primi giorni dell’evento: 2°T, in campo il tre volte vincitore di Wimbledon Boris Becker. Dall’altra parte della rete lo statunitense Derrick Rostagno, di famiglia italiana che dopo il tennis ha abbracciato la vocazione di avvocato. Bum Bum, anche se per Clerici era una definizione da incompetenti, partì a rilento andando sotto 6-1 7-6. Tuttavia riuscì a ritrovarsi in tempo per completare la rimonta, vincendo gli ultimi tre set dell’incontro 6-3 7-6 6-3. Quel successo, arrivato dopo essere stato sull’orlo del baratro, diede lo slancio necessario al tedesco per raggiungere la finale, dove superò in quattro set Ivan Lendl – il ceco era alla sua ottava finale consecutiva dello US Open, record a pari merito con Bill Tiden – e conquistò il quarto Major della carriera.

P. Sampras b. A. Corretja, quarti di finale US Open 1996 (un match point)

Passano altre sette stagioni, prima che la storia si ripeta. Quarti di finale dell’edizione del 1996, uno di fronte all’altro Pete Sampras e Alex Corretja. Colui in possesso del servizio più devastante di sempre aveva già messo in bacheca la metà dei suoi 14 titoli Slam, trionfando in tre occasioni nello Slam casalingo – ’90, ’93, ’95 -. Un match point salvato da Pistol Pete, che s’impose sul catalano 7-6(5) 5-7 5-7 6-4 7-6(7). In seguito l’ex n. 1 del mondo si aggiudicò l’ottavo successo in un torneo del Grande Slam, il quarto a New York, maramaldeggiando in tre partite sul campione del Roland Garros 1989 Michael Chang, in un confronto a tinte states tra un greco e un taiwanese.

A. Roddick b. D. Nalbandian, semifinale US Open 2003 (un match point)

Chiuso il capitolo degli anni novanta, entriamo nel nuovo millennio e l’anno da evidenziare con il circoletto rosso è il 2003. Ancora semifinale, David Nalbandian ha fatto il carico di fiducia eliminano il n. 2 del seeding Roger Federer – che arrivava dal primo trionfo Major, nonché primo di 8 Wimbledon -. E questa piena consapevolezza nei propri mezzi lo fa partire a razzo, scaraventando Andy Roddick ad un solo set dalla sconfitta – 7-6(4) 6-3 -. Ma l’allora 21enne del Nebraska non ci sta, e dà fondo a tutte le sue energie per compiere il rimontone portandolo a compimento con il punteggio di 7-6(7) 6-1 6-3, regalandosi grazie a quel match point sventato la su prima finale Slam. Ultimo atto che lo vide vittorioso su Juan Carlos Ferrero, che in semifinale eliminando Andre Agassi aveva impedito lo scontro tra connazionali in un derby generazionale.

N. Djokovic b. R. Federer, semifinale US Open 2011 (due match point)

Arriviamo ad un’epoca tennistica più recente, undici stagioni orsono: si danno battaglia per la 24esima volta, in un romanzo che finora – e probabilmente ormai giunto ai titoli di coda – conta un cinquantello di capitoli, Novak Djokovic e Roger Federer. Una delle grandi classiche del nostro sport, in quella che è stata forse una delle versioni più al cardiopalma. Nel penultimo atto dell’Open americano del 2011, il cannibale serbo che in quella stagione si era già assicurato due titoli Slam in Australia e a Londra, dominando in lungo e largo il circuito in quei mesi, con la sua solita resilienza mentale annichilì alla distanza il Re svizzero. Roger vinse 7-6(7) 6-4 i primi due set, per poi subire la furia da Belgrado che rimontò per 6-3 6-2 7-5 in quasi quattro ore di match frantumando le due possibilità di mettere la parola fine avute a disposizione da Federer. Si trattò del quarto titolo Slam per l’uomo di gomma.

S. Wawrinka b. D. Evans, 3°T US Open 2016 (un match point)

L’ultimo prima di Alcaraz a potersi fregiare di una simile “navigata” negli Slam, è Stan Wawrinka. Il 37enne di Losanna si laureò campione per la terza volta in una prova Major nel 2016, quando superò Nole Djokovic (1)6-7 6-4 7-5 6-3, tuttavia la vera impresa di Stan The Man fu quella messa a segno nel 3°T quando uscì indenne da una maratona, e un match ball contro, al cospetto di Dan Evans perdendo il tie-break del terzo per 7 punti a 5 ma facendo suo quello del quarto per 12 a 10 – 4-6 6-3 (6)6-7 7-6(8) 6-2, il punteggio finale.

M. Navratilova b. S. Graf, semifinale US Open 1986 (tre match point)

Tra le donne, una sola regina è stata capace di vincere lo US Open riuscendo a fronteggiare abilmente una palla della partita per l’avversaria senza rimanerci scottata. Il suo nome è Martina Navratilova, a 30 anni aveva già trionfato per 14 volte in un torneo del Grande Slam, due anche a Ne York nel biennio ’83-’84. Ma dall’altra parte del campo si presenta una rampante 17enne tedesca, “miss dritto” Steffi Graf, tuttavia Martina è implacabile e rifila alla collega un ko per il secondo anno consecutivo nella semifinale dello US Open. Tre i match point cancellati dalla ceca, naturalizzata statunitense, che vinse 6-1 (3)6-7 7-6(8) prima di sigillare il suo terzo trionfo nella Grande Mela sulla connazionale Sukova

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