Fosse stato solo 2-0....pazienza, ma è stato 6-0 con 5 breakpoint

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Fosse stato solo 2-0….pazienza, ma è stato 6-0 con 5 breakpoint

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TENNIS COPPA DAVIS – Una sconfitta scontata, ma troppo netta. Pagata l’assenza di …San Gennaro. Simone Bolelli non poteva far molto di più. Fognini sì…forse. Federer e Wawrinka, altra categoria. La Svizzera andrà a Lille, Fognini e Pennetta alle Maldive

 

Il commento di Ubaldo e Marco Lombardo (Il Giornale)

 

Fognini in inglese

Fognini e Barazzutti in italiano

 

GINEVRA – Sei set a zero e non solo due a zero per la Svizzera sull’Italia.

In due singolari i nostri azzurri sono stati capaci di conquistare in tutto soltanto cinque misere palle break, una sola trasformata…ma per l’appunto dall’azzurro che alla fine ha perso 62 63 62 facendo assai peggior figura del connazionale che invece aveva perso 76 64 64.

Il primo singolare è durato due ore e 19 minuti, il secondo un’ora e mezzo, come una partita di calcio senza minuti di recupero.

Se non una Caporetto quasi, anche se una sconfitta era ampiamente e oggettivamente prevista, anzi scontata. Non in questi termini però.

Sventola ovunque al PalaExpo ginevrino, ben più famoso per il Salone dell’Automobile, la croce bianca in campo rosso in un putiferio di maglie e camicie rosse che avrebbero fatto felice Garibaldi.

Gli svizzeri, e anche tanti italiani supertifosi di Federer – ne ho incontrati tanti qui, vi assicuro – sono in festa come se avessero battuto uno squadrone che purtroppo a Ginevra non s’è proprio visto. Per elvetici e fans di Roger – invocato come una divinità lungo tutto il prio match “Rodgi, Rodgi!” – la finale è a meno di un tiro di schioppo, e forse anche il primo trionfo in Davis, la sola manifestazione fin qui sfuggita a Sua Maestà Roger Federer. Il quale per vincerla si è fatto attendere a lungo, noblesse oblige. Ma alla fine, prima di abdicare – e che giorno triste sarà – pare essersi deciso.

La nostra squadra – che non è purtroppo davvero uno squadrone sul “veloce”, anche se sarebbe eccessivo chiamare squadretta perchè sarebbe ingiusto dimenticare che contro la Svizzera perderebbe la gran parte di tutte le squadre del World Group- stasera potrebbe andar via, ammaccata com’è, nell’ambulanza con la croce rossa in campo bianco.

Perchè la batosta c’è stata. Ed è stata dura, durissima, non ha senso negarlo.

In conferenza stampa post match si è invocato due volte – prima da Fognini poi da Barazzutti – l’intervento anticipato di San Gennaro, che però il suo miracolo lo farà semmai il 19 settembre. Troppo tardi per noi. Il tennis non deve essere una priorità per il Santo Patrono di Napoli. Posso solo dire che al nostro desk è stata una continua processione di colleghi svizzeri che ci chiedevano: “Ma chi è San Gennaro? Perchè viene invocato sempre questo Santo?”

Se anche l’Italia, grazie a un San Gennaro pentito, vincesse il doppio – scommetto che giocheranno Bolelli e Fognini anche se ufficialmente la formazione è ancora ridicolmente “mascherata” da Barazzutti, “Ci penseremo stasera e poi decideremo” ha risposto con un sorrisetto finto furbo ad un interdetto interlocutore svizzero che non poteva immaginare quanto a Corrado piaccia interpretare il patetico giochino della pretattica – dubbi sul verdetto finale non se ne potranno comunque nutrire, almeno per quanto si è potuto vedere oggi.

Tre pallebreak in tutto “conquistate” da Simone Bolelli, le prime due sul 4-5 per acchiappare il 5 pari del secondo set, la terza sul 2-3, per recuperare il break subito nel terzo game, per recuperare anche lì un break di svantaggio: nessuna delle tre è stata trasformata. E tutti i punti importanti li ha fatti Federer, senza che nessuno potesse davvero stupirsi. Diciamo che per il calcolo delle probabilità ci poteva stare che almeno una Simone la facesse sua. Nulla da fare invece.

Due le palle break “guadagnate” da Fabio Fognini, una trasformata – ma anche lui era già sotto 3-1 – e l’altra no. Ma quell’unico break italiano di giornata Fognini sarebbe stato così generoso da volerlo restituire sei volte nel corso della partita, due per set, per non far torto ad alcun set. “Ha deciso il servizio, lui batteva a 220 l’ora e io facevo doppi falli”.

La mia sensazione è sì, il diverso rendimento del servizio è stato importante, ma non solo quello.

Sei break quasi sempre favoriti, appunto, da inopportuni e intempestivi doppi falli, otto in tutto, spesso sul 15 pari, cui poi sul 15-30 seguiva quasi immancabilmente – come mi sottolineava Balasz Taroczy, l’ex davisman ungherese che non di rado batteva Panatta e Barazzutti a fine anni ’70 e ora fa il telecronista – “una seconda palla tirata a 135/138 km orari. Troppo facile per le risposte di Wawrinka”. Beh, sì, roba da far impallidire Sara Errani.

Anche se Simone Bolelli è uscito comunque a testa alta dal suo match – alla luce della successiva prova di Fognini…a testa altissima – e merita il nostro plauso per aver almeno lottato, tentando di opporsi con tutti i mezzi di cui dispone alla classe indiscutibilmente superiore di Roger Federer, non c’è dubbio che, anche senza eccedere in ottimismo patriottico, si poteva almeno sognare di fare un pochino meglio.

Invece è stato un mezzo massacro, tipo quello di Fort Apache, con Barazzutti vestito da impotente Davy Crockett: “Simone ha giocato bene, mi dispiace che Fabio non lo abbia fatto, ma a lui dobbiamo essere grati per aver conquistato punti preziosi per arrivare a questa semifinale” era la generosa sintesi del capitano, fra una smorfia un tantino disgustata e l’altra..

Stavolta, evviva, Fognini ci ha risparmiato la sua fatidica frase: “Ci ho messo la faccia”. Perchè Bolelli la faccia l’ha salvata eccome, lui no.

Potrà felicemente confermare i biglietti per le vacanze alle Maldive, con la sua amata, mentre Federer e Wawrinka andranno invece a Lille a cercare di conquistare in terra di Francia la prima Coppa Davis per la Svizzera.

Dicevo più su che il risultato era ampiamente previsto e che non deve scandalizzare nessuno.

Federer e Wawrinka sono n.3 e n. 4 del mondo, Bolelli è n.76 e Fognini è n.17. Roger ha vinto 17 Slam in mezzo a 80 tornei. Bolelli ultimamente fa calcoli, e poi festa, se riesce a qualificarsi per uno Slam. Piccole differenze.

Wawrinka di tornei ne ha vinti molti meno di Federer, 7, fra cui però spicca lo Slam conquistato quest’anno in Australia: quasi un decimo di quelli di Roger ma comunque più del doppio dei 3 vinti da Fognini. Oltrettutto tutti e tre vinti sulla terra rossa.

Sarebbe stata quindi una sorpresa se uno dei due avesse vinto. Semmai ci si poteva illudere di evitare una stesa così.

Dopo aver visto la solita andatura da caballero stanco di Fognini con Wawrinka, abbiamo rimpianto la prima partita che almeno aveva avuto sprazzi di grande qualità, in particolare nei primi due set quando Federer aveva servito più dell’80 per cento di prime palle di servizio e lo stesso Bolelli aveva rinviato – per un’ora – la concessione della prima pallabreak per lo svizzero.

Simone ci ha fatto vedere una partita, Fabio no.

Oggi gli stessi due giocatori, che in coppia hanno raggiunto anche una semifinale all’US Open, proveranno ad allungare la nostra…agonia.

Masochisti come siamo ormai diventati, altrimenti non affronteremmo queste trasferte assai onerose – conoscete un Paese più caro della Svizzera? – vorremmo poter vivere una domenica senza dover assistere ad un Chiudinelli-Lorenzi e ad un Lammer-Seppi. Con tutto il rispetto per questi validissimi quattro giocatori.

E se magari a novembre invece di andare a Lille andassimo tutti alle Maldive a far compagnia a Fognini e Pennetta? Sono sicuro che sarebbero felici di vedermi laggiù.

Svizzera b. Italia 2-0:

Federer b.Bolelli 7-6 (7-5),6-4,6-4 in 2h e 19 m

Wawrinka b.Fognini 6-2,6-3,6-2 in 1h e 30m

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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Coppa Davis

“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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