ITF Futures: Travaglia vince in Tunisia; Mager e Caruso, finali amare

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ITF Futures: Travaglia vince in Tunisia; Mager e Caruso, finali amare

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TENNIS FUTURES – In Tunisia, Stefano Travaglia fa rispettare la legge del più forte. Si arrendono invece ad un passo dal titolo Gianluca Mager e Salvatore Caruso. Panoramica sui tornei Futures giocati nella settimana appena trascorsa

ITALIA F31 FUTURES – SANTA MARGHERITA DI PULA
Il circuito future torna sui campi in terra rossa del Tc Forte Village di Santa Margherita di Pula. Il titolo è andato al tedesco Florian Fallert che in finale ha spento i sogni di gloria del ventenne Gianluca Mager (tds quattro). Il teutonico è stato una vera e propria bestia nera per gli italiani ed ha raggiunto l’atto conclusivo del torneo dopo aver battuto Giacalone (tds sette), Portaluri, Della Tommasina e Leonardi. Bel torneo di Mager, allievo di Nicola Nargiso, sconfitto in finale dopo tre set di buon livello ed andato così solo ad un passo dal secondo titolo della carriera. Bravo il sanremese ad eliminare nei quarti Alessandro Bega (tds cinque) ed in semifinale Francesco Picco (tds due) al tiebreak decisivo. Piazzamento in semifinale per Filippo Leonardi (tds otto) dopo aver messo in riga nell’ordine Raab, Torroni e lo spagnolo Giraldi Requena (tds tre). Quarti di finale invece per il qualificato Davide Della Tommasina sconfitto come detto dal vincitore dopo aver superato all’esordio Vilardo ed aver approfittato negli ottavi del ritiro di Claudio Fortuna (tds uno). Mager si è rifatto nel torneo di doppio dove in coppia con Federico Maccari si è aggiudicato il titolo.

TUNISIA F5 FUTURES – CARTHAGE/TUNISI
Il titolo è andato Stefano Travaglia che ha rispettato i favori del pronostico che lo vedevano come testa di serie numero uno del seeding. In finale Travaglia ha battuto il francese Maxime Hamou, seconda testa di serie, che ha così mancato per pochissimo la doppietta dopo il successo della settimana scorsa. Per raggiungere la finale Travaglia ha superato nell’ordine Bouchareb, Schutt, Fournerie (tds sei) e Jakupovic (tds cinque). Semifinale anche per il belga Gille autore delle eliminazioni di Ubiergo (tds quattro) e Slobodchikov (tds otto). Quarti di finale per Filippo Borella che, dopo aver superato la WC di casa Ghorbel e il portoghese Gaspar Murta (tds tre), nulla ha potuto con Jakupovic. Ottavi di finale invece per Roberto Affonso Neto che dopo aver approfittato del ritiro all’esordio del redivivo quarantenne Albert Portas ha ceduto anche lui a Jakupovic. Semaforo rosso all’esordio per il qualificato Marco Stancati e per Matteo Marfia.

 

USA F24 FUTURES – CLAREMONT, CA
Primo successo a livello ITF per Dennis Nevolo sul cemento californiano di Claremont. In finale il 24enne americano ha superato Salvatore Caruso (tds quattro) con lo score di 64 62. Nevolo, accreditato della prima testa di serie, per raggiungere la finale ha superato Redlicki, Rivera, Dadamo (tds sei) e Aubone (tds tre). Ottima settimana anche Caruso giunto all’atto conclusivo del torneo dopo aver regolato Storrie, Santiago, Opelka e l’ecuadoregno Roberto Quiroz (tds due). Per l’azzurro un discreto risultato dopo un 2014 davvero avaro di soddisfazioni.

COLOMBIA F5 FUTURES – IBAGUE
Sul rosso di Ibague il titolo è andato al favoritissimo Agustin Velotti che in finale ha superato in due set il brasiliano Fabiano De Paul (tds quattro).
Il 22enne argentino, tornato a giocare un torneo ITF dopo parecchio tempo, ha dominato il torneo senza lasciare ai suoi malcapitati avversari nemmeno un set. Velotti per raggiungere la finale ha sconfitto nell’ordine Ruiz Naranjo, Erazo, Demoliner (tds otto) e Mantilla (tds sette). Semifinale anche per il colombiano Nicolas Barrientos (tds due). Stop nei quarti invece per il greco Theodoros Angelinos (tds tre) fermato da Mantilla.

SERBIA F12 FUTURES – SUBOTICA
Il circuito future torna in Serbia. Il titolo è andato al serbo Dejan Katic (tds cinque) che in finale ha superato il macedone Tomislav Jotovski (tds quattro) in due facili set.
Torneo tranquillo per Katic che ha ceduto appena un set negli ottavi con l’ungherese Madarasz. Per Katic anche grande vittoria nei quarti sul ceco Dusan Lojda (tds due). Piazzamento in semifinale per il serbo Vucic e per lo slovacco Masar. Molto male il primo favorito del seeding Roman Jebavy eliminato negli ottavi dal macedone Grabul.

CROAZIA F17 FUTURES – BOL
Sulla terra outdoor di Bol vince Janez Semrajc. Il 25enne sloveno ha trovato una settimana discreta ed ha vinto il torneo lasciando appena un set ai suoi avversari. In finale Semrajc (tds due) ha sconfitto in tre set il francese Maxime Tabatruong, vera sopresa del torneo, con lo score di 62 57 63.
Per il giocatore di Lubiana si tratta del secondo sigillo stagionale. Piazzamento in semifinale per i tedeschi Tim Nekic (tds sette) e Adrian Obert. Quarti di finale per Daniele Capecchi che, dopo aver superato il favorito del torneo Dino Marcan (tds uno) e Zaninovic, ha ceduto a Nekic. Quarti fatali anche a Riccardo Bellotti (tds quattro) che ha ceduto a Tabatruong e a Riccardo Bonadio costretto al ritiro nel terzo set con Obert. Subito fuori Riccardo Sinicropi (tds cinque) sconfitto dal semprevere kazako Evgeny Korolev. Ottavi di finale invece per il qualificato campano Giovanni Rizzuti battuto anche lui da Nekic.

SPAGNA F26 FUTURES – MADRID
Mate Pavic (tds due) si aggiudica il future sul cemento di Madrid. Il croato ha superato in finale in due set lo spagnolo Ivan Arenas Gualda (tds uno) con un netto 63 61.
Per il 21enne di Spalato, ormai frequentatore di tornei challenger, si tratta del primo successo stagionale mentre per Roca Batalla è la seconda finale amara su tre in questo 2014. Piazzamento in semifinale per l’iberico Jaime Pulgar Garcia (tds tre) e per l’argentino Mateo Nicolas Martinez (tds cinque). Subito fuori Andres Artunedo Martinavarr (tds quattro) sconfitto dal connazionale Pla Malfeito. Out all’esordio anche la WC italiana Gregorio Lulli superato facilmente dallo spagnolo Vivero Gonzalez.

PERU’ F6 FUTURES – LIMA
E’ Thiago Lopes (tds sei) a fare suo il future di Lima. In finale il brasiliano ha superato il cileno Juan Carlos Saez (tds quattro) al termine di un match vinto in rimonta con lo score di 16 62 63. Il 27enne di Rio torna così al successo dopo più di due anni di digiuno. Piazzamento in semifinale per il brasiliano Carlos Eduardo Severino (tds otto) e l’idolo di casa Juan Pablo Varillas Patino Samudio, autore degli scalpi di McCarthy (tds sette) e di Beretta (tds due). Quarti di finale per i cileni Jorge Aguilar (tds uno) e Cristobal Saavedra Corvalan (tds tre).

RUSSIA F10 FUTURES – VSEVOLOZHSK
Vladimir Ivanov vince sulla terra russa di Vsevolozhsk. Il tennista estone ha superato in finale il giovane Evgeny Tyurnev lasciandogli appena un game. Per Ivanov, accreditato della quarta testa di serie, si tratta del secondo titolo stagionale. Piazzamento in semifinale per Alexander Vasilenko e per un altro giovane russo, Alexander Bublik. Proprio Bublik nei quarti di finale aveva eliminato in tre set durissimi Marc Giner, favorito del torneo e reduce dal successo della settimana scorsa. Ottavi di finale per Mikhail Biryukov (tds due) superato dal connazionale Lebedev.

BELGIO F15 FUTURES – WESTENDE MIDDELKERKE
E’ il secondo favorito del seeding German Gigounon ad aggiudicarsi il titolo. In finale il belga ha superato il connazionale Julien Cagnina (tds tre) in due set. Sicuramente il match più duro del torneo per il vincitore è stato l’incontro di ottavi di finale vinto solo al tiebreak decisivo dopo più di tre ore di gioco contro il giovane olandese Scott Griekspoor. Piazzamento in semifinale per il belga Joris De Loore (tds quattro) e per l’austriaco Michael Linzer (tds cinque). Fuori nei quarti sconfitto proprio da Linzer il primo favorito del seeding Niels Desein.

GRAN BRETAGNA F16 FUTURES – WREXHAM
Il sigillo sull’Aegon Pro Series di Wrexham porta la firma di Liam Broady. Il giovane britannico ha sconfitto in rimonta in finale il connazionale Edward Corrie (tds cinque) con lo score di 36 75 76. Buon torneo di Broady che per raggiungere la finale ha superato Ashley, Martin, Barrere e Daniel Cox (tds uno). Piazzamento in semifinale anche per Joshua Milton (tds otto). Fuori a sorpresa negli ottavi di finale David Rice (tds due) superato dalla WC di casa Oliver Hudson.

FRANCIA F18 FUTURES – MULHOUSE
L’ennesimo future del 2014 in terra francese è andato aal russo Karen Khachanov che in finale ha superato il francese David Guez (tds due) in due comodi set. Per il 18enne russo allenato da Galo Blanco è arrivato così il secondo successo della stagione. Ottima settimana per Khacahnov (tds cinque) che per raggiungere la finale ha sconfitto nell’ordine i francesi Bretting, Grinberg, Rousset ed Hemery. Buona settimana anche per il finalista Guez che ha sfruttato un discreto tabellone per raggiungere la finale. Semifinale oltre che per Hemery anche per il connazionale Gregoire Jacq. Malissimo Florent Serra (tds quattro) superato all’esordio in due set dalla WC di casa Eric Fomba. Forfait all’esordio invece per il tedesco Puetz (tds uno).

ARGENTINA F17 FUTURES – VILLA DEL DIQUE
Ancora una volta Nicolas Kicker profeta in patria. L’argentino, accreditato della prima testa di serie, ha superato in finale nel replay della settimana scorsa il connazionale Federico Coria (tds due) con il punteggio di 75 61. Per Kicker davvero un’ottima settimana con neanche un set perso nell’arco di tutto il torneo. Per l’argentino si tratta del quinto successo della stagione, quarto nelle ultime cinque settimane. Torneo dominato dagli argentini e piazzamento in semifinale per Gabriel Hidalgo (tds tre) e Maximiliano Estevez (tds cinque).

TURCHIA F31 FUTURES – ANTALYA
Il future numero trentuno in terra turca è andato appannaggio del sudafricano Nikala Scholtz (tds otto) che ha sconfitto in finale il francese Remi Boutillier (tds due). Finale davvero di buon livello e conclusasi solo al tiebreak decisivo con vittoria di Scholtz per 7 punti a 2.Per Vorster si tratta del terzo titolo della carriera e punti preziosi per il ranking. Piazzamento in semifinale per il qualificato francese Hugo Grenier, giustiziere del connazionale Hugo Nys (tds uno) e per il tedesco Peter Heller (tds cinque). Subito fuori il ceco Michal Konecny (tds quattro) superato dal nipponico Koyama ed il sudafricano Tucker Vorster (tds sei) sconfitto dal thailandese Wachiramanowong.

ECUADOR F6 FUTURES – IBARRA
Giovanni Lapentti profeta in patria. L’ecuadoregno, wc dell’ultimo minuto e quarta testa di serie del tabellone, ha sconfitto in finale l’argentino Marco Trungelliti, seconda forza del seeding. Proprio il vincitore ha fermato nei quarti di finale la straordinaria corsa di Gonzalo Escobar alla ricerca del quinto titolo consecutivo ma fermato dall’amico al tiebreak decisivo dopo aver avuto vari match point a disposizione. Piazzamento in semifinale per l’argentino Andres Molteni (tds uno) ed il colombiano Eduardo Struvay (tds sette). Fuori nei quarti Ivan Endara.

CANADA F10 FUTURES – TORONTO
E’ ancora l’americano Bjorn Fratangelo a fare suo il future di Toronto. In finale lo statunitense ha superato il connazionale Eric Quigley (tds sette) al termine di un match giocato davvero benissimo e dominato sin dall’avvio. Per il 21enne americano si tratta del quinto sigillo della stagione e secondo consecutivo. Piazzamento in semifinale per l’idolo di casa Philip Bester (tds otto) ed il sudafricano Fritz Wolmarans (tds cinque) vincitore nei quarti sul bulgaro Dimitar Kutrovsky (tds due). Semaforo rosso all’esordio a sorpresa per l’americano Daniel Nguyen (tds tre) sconfitto dall’australiano Harry Bourchier.

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Coppa Davis

Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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Coppa Davis

Coppa Davis: è stata un’occasione buttata? Probabilmente sì. Si ripresenterà? Penso di sì

La scelta di Filippo Volandri che ha schierato Matteo Berrettini in doppio, sebbene a digiuno di tennis da 40 giorni, viene ancora oggi molto discussa. Nei circoli di tennis e sui social. Il post di papà Fognini, il commento di papà Bolelli, il pensiero del direttore…anche su questa Davis che non gli piace

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini giocano il doppio decisivo contro il Canada - Malaga 2022, Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Che peccato non aver vinto questa Coppa Davis. Era davvero alla nostra portata. Avessimo battuto il Canada non avremmo mai perso con l’Australia.

Più ci penso e più me ne faccio un cruccio. E mi chiedo se davvero non si sia un po’ buttata una grande occasione. Tutte le persone che mi è capitato di incontrare, a Malaga come al ritorno in Italia, sull’aereo, al circolo, con gli amici, sui social, condividevano l’identica sensazione.

Ha fatto, fa e farà discutere la scelta di Filippo Volandri che ha schierato in doppio Matteo Berrettini che non si era mai allenato con la squadra, che aveva provato a giocare solo un paio di giorni dacchè aveva perso a Napoli (con un piede gonfio come un melone…) la finale con Musetti.

 

Non frequento abitualmente Facebook ma mi è stato inoltrato un commento di papà Fognini, Fulvio, alias Fufo56  che qui riporto fedelmente con maiuscole e minuscole e mi ha fatto riflettere (al di là della discutibile… eleganza, ma pare che nei social network ci si esprima spesso così!): “LI SENTI PARLARE E SONO TUTTI CONTENTI PER ESSERE ARRIVATI IN SEMI…ma andate a fare in culo, questa era una DAVIS DA VINCERE!”. Sic dixit Fufo 56.

Dopodiché, e anche questo mi viene segnalato da un fedele addetto ai Facebook-posts, è arrivato a commento di ciò un “like” – che potrebbe apparire piuttosto significativo – di Simone Bolelli.

In aereo da Malaga a Bologna ho incontrato papà Bolelli, Daniele, e lui mi ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – che Simone aveva uno stiramento di 6 millimetri certificato da ecografia, motivo per cui non sarebbe stato certamente consigliabile farlo scendere in campo.

Era un problema peggiorato con la partita contro gli USA (vinta su Sock e su Paul…grazie capitan Fish, che hai preferito puntare sul n.103 del doppio invece che sul n.3 Ram! n.d.Ubs)- mi ha detto papà Bolelli – peraltro aveva questo problema già all’arrivo a Malaga…Peccato perché se avesse potuto giocare sono convinto che i nostri avrebbero vinto”.

Una sensazione condivisa anche da chi di Simone… non è il papà.

Però anche papà Bolelli non riusciva a spiegarsi – e presumo che ne avesse parlato anche con suo figlio – perché al fianco di Fognini fosse sceso in campo Berrettini e non Musetti. “Non mi risulta che sia stato Fabio (Fognini) a scegliersi il compagno”.

Non restava che chiederlo a Fognini e magari a Musetti, non senza aver appurato che Sonego aveva preso i sali e accusato i crampi  durante il suo vittorioso (e splendido) match di 3h e 15 m con Shapovalov.  Il bis di quello vinto con Tiafoe. Non era quindi, purtroppo, in grado di giocare.

Nel mio audio commento di sabato sera, subito dopo il doppio perso con il Canada, avevo detto: “Se Sonego avesse vinto in due set e in due ore, come poteva benissimo dopo essere stato a 2 punti dal match sul 5-2 del tiebreak del secondo set, il doppio lo avrebbe giocato quasi certamente lui accanto a Fognini”.

Ciò anche se, a differenza di Berrettini (che accanto a Fognini aveva collezionato 6 vittorie e 3 sconfitte, sia pure in tempi non recenti), Sonego con Fognini non avesse mai giocato.

Con un tiro incrociato di mini-indagini senza pretese sono riuscito a sapere che Fognini effettivamente non è stato interpellato riguardo a chi avrebbe dovuto giocare al suo fianco.

E questo in verità mi è parso piuttosto sorprendente. Avrei in origine scommesso il contrario. Ho saputo che Musetti (non appena raggiunti gli spogliatoi pochi minuti dopo la sconfitta patita con Aliassime) e tutti quanti gli altri componenti della squadra hanno appreso all’unisono dalle labbra di Filippo Volandri che il doppio lo avrebbero giocato Fognini e Berrettini.

Qualcuno, mi è stato detto, si è anche un po’ sorpreso, perché Matteo non si era praticamente mai allenato con il resto della squadra.

Quando a fine doppio perduto si sono presentati in conferenza stampa Volandri, Berrettini e Fognini, uno più abbacchiato dell’altro, non era certo il caso di infierire.

Nessuno infatti si è sentito di farlo. Anche perché sarebbe stato troppo facile dare la sensazione di esprimere un parere dettato dal senno di poi.

Io stesso, in quei momenti di chiara tristezza, mi sono sentito in dovere di ringraziare comunque un team che, a livello individuale come di squadra, negli ultimi due/tre anni ci ha dato soddisfazioni che non provavamo da più di 40 anni.

 E non l’ho fatto per buonismo, ma perché è vero che nell’ultimo triennio le cose sono andate ben diversamente rispetto al più recente (e meno recente) passato.

Dopodiché, fra amici e colleghi, ci siamo però anche detti: “Ragazzi, ma come è cambiato il nostro giornalismo! Ora siamo tutti buonisti, tutti ci preoccupiamo più di non turbare i nostri futuri rapporti con i tennisti, con il capitano, che non di scrivere quel che molti pensano e che anni fa sarebbe stato scritto su qualunque giornale”.

E cioè che – ripensandoci a mente fredda e senza voler assolutamente maramaldeggiare affidandosi al senno del poi – non è davvero troppo comprensibile la scelta di Volandri. Cioè l’aver scelto di schierare in doppio un Matteo senza alcun tennis alle spalle per 40 giorni anziché un Musetti che di tennis ne ha giocato parecchio e anche piuttosto bene, tanto da essersi costruito nel finale di stagione una classifica, n.23, di tutto rispetto, recuperando in buona parte il gap con Sinner e Berrettini che ormai lo sopravvanzano di soli 8 e 7 posti.

Un Matteo fermo da 40 giorni e che in 4 mesi da Gstaad in poi aveva giocato soltanto 15 singolari (meno di 4 al mesebattendo solo 3 top 50 di medio-bassa caratura (Coric 26, Baez 37 e Davidovich 39) e per il resto soltanto tennisti dal 70mo posto in giù.

Mentre Musetti negli ultimi 4 mesi aveva giocato più del doppio delle partite di Matteo – 31 match dal vittorioso Amburgo, registrando successi di un certo peso nei confronti di tennisti (Amburgo compreso) quali Alcaraz (6 all’epoca e poco dopo n.1), Ruud (4 una settimana prima di diventare n.3), Cilic (17), Kecmanovic (30), Cerundolo (30), Davidovich (35), Ruusuvuori (42) e altri giocatori d’esperienza come Goffin e  Lajovic, prima di battere lo stesso Berrettini (n.15) in quel di Napoli.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Che Matteo, fermo sulle gambe (sui piedi?), in clamorosa difficoltà nel rispondere di rovescio da sinistra, si sia rivelato spento di riflessi a rete, poco centrato perfino nel servizio oltre che nel dritto, non avrebbe dovuto essere una gran sorpresa per chiunque. O è solo senno di poi?

Nel tennis non ci si improvvisa. Tutti lo sanno. E qualcuno avrebbe dovuto pur accorgersene nei rarissimi allenamenti da mercoledì in poi. Un giorno? Due? Tre?

Qualcuno ha sottolineato che l’unica alternativa possibile a Berrettini, Lorenzo Musetti, era piuttosto abbacchiato per aver appena perso da Aliassime.

Ma, ragazzi, si sta parlando di una sconfitta patita con il n.6 del mondo! Uno dei tennisti più hot del tennis di questo autunno. E nel caso di Fritz, del n.9 del mondo, di un tennista che aveva appena raggiunto le semifinali al Masters ATP di Torino giocando alla pari con tutti i più forti. Dal quale, oltretutto, Musetti ha perso un primo set di un soffio, 10-8 al tiebreak, dopo averlo condotto per 5 punti a 3 ed essersi conquistato anche un paio di setpoint (annullati da servizi vincenti di Fritz su una superficie assai veloce).

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Insomma, ci sta che un ragazzo di 20 anni si possa sentire un po’ abbacchiato per non essere stato in grado di portare il punto da n.1 azzurro contro Fritz e Aliassime, ma Musetti non aveva mica giocato contro…pizza e fichi! Bastava farglielo capire.

Lì deve essere il capitano a tirarlo su, a dirgli, “dai Lorenzo sei stato bravo, hai perso contro due campioni, adesso ti butto dentro nel doppio e vedrai che giocherai benissimo”. Musetti è giovane, ma non è un under 10 che sarebbe stato incapace di reagire.

Ovvio che manca la controprova, a questo punto. Avrebbe giocato bene o male Lorenzo? Chi può saperlo con certezza? Nessuno. Ma avrebbe potuto giocare peggio di Matteo? Non lo credo possibile. Senno di poi? Solo fino a un certo punto.

Ho sempre stimato Matteoho creduto nelle sue possibilità e in quelle del suo ottimo team, dall’ottimo Santopadre in giù – ecco qui un link su quanto scritto anni fa, quando venni quasi ingiuriato da alcuni lettori quando dissi che aveva dimostrato di avere le potenzialità di un Thiem per averlo battuto una volta e perso di misura un’altra (poi lo avrebbe anche ribattuto al Masters di Londra)– quando ben pochi sembravano aver fiducia in lui.

Quindi non saltino fuori adesso coloro che mi accusino di avercela con lui o di essere negativo e ipercritico nei suoi confronti. Né di esserlo nei confronti di Volandri. Chi sceglie può sbagliare. Hanno sbagliato in passato tutti i capitani del mondo, all’estero (Fish l’ultimo caso!) e in Italia:  Pietrangeli, Panatta che pure è stato un ottimo capitano ma…ricordate quando schierò Narducci in Svezia “per dare una lezione a Canè”? E Nargiso a Vienna contro l’Austria? Ma anche Bertolucci e Barazzutti non sono sempre stati esenti da scelte contestate da critici e opinione pubblica. Può sbagliare, certo in buona fede, anche Fiippo Volandri. Mica l’ha fatto apposta!

Lui da una parte, Matteo Berrettini dall’altra, in buona fede hanno ritenuto di aver fatto la scelta migliore e di poter dare un contributo migliore. Nonostante una partita a dir poco imbarazzante di Matteo (che ha dato perfino per fuori palle finite abbondantemente dentro) grazie a un Fognini super per un set e mezzo – prima di venir travolto anche lui dalla mission impossible – il duo azzurro è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Il che non può non accrescere, però, i nostri rimpianti.

Che si sia sprecata una grande opportunità è purtroppo vero. In quel senso papà Fognini, papà Bolelli, Simone, hanno ragione. Non c’era la Russia (che non ci sarà neppure nel 2023) ed eravamo riusciti a battere gli Stati Uniti grazie ad un prodigioso Sonego – ben tornato Lorenzo! – e al doppio titolare Fognini-Bolelli.

Forse l’occasione si ripresenterà. Magari già tra un anno. Intanto perché abbiamo ottenuto una wildcard e perché rigiocheremo a Bologna nel girone che speriamo ci riporti a Malaga fra le 8 finaliste. E, come appena detto, la Russia di Medvedev e Rublev sarà nuovamente assente.

L’Italia ha almeno 4 singolaristi e 4 doppisti (incluso Vavassori che ho visto giostrare alla grande contro Pavic-Mektic e contro Krajicek-Dodig senza assolutamente sfigurare) di gran livelloE non penso che potrà avere tutta la sfortuna che ha avuto quest’anno. Alludo ai ripetuti infortuni di Berrettini, Sinner, Bolelli.

Dico questo anche se purtroppo dovremo sorbirci almeno ancora un anno di una formula Davis che non mi piace. Una Davis che attribuisce per due anni di fila la celebre “saladier” d’argento fatta coniare da Dwight Davis nel 1900 nella famosa gioielleria di Boston a una squadra che in una finale vince appena 4 set (2 per match, prima di rendere superfluo il doppio), non è parente della Davis che Mr.Dwight Davis aveva ideato quando il tennis era molto meno popolare di oggi e aveva team molto più risicati.

Vincendo quattro soli set in una finale una squadra non era neppure sicura di aver conquistato un punto, dei 3 che servivano per aggiudicarsi la Coppa Davis.

Ma di quel che penso su come la Davis – che non è da buttare, alla gente piace, di pubblico ce n’è stato tanto – potrebbe tornare ad assomigliare alla vecchia Davis, con quattro singolari incrociati e un doppio che valga per il 20% dei punti e non per il 33% (ma, tuttavia almeno quel doppio venga sempre giocato…a Malaga 3 volte su 7 non lo si è neppure giocato e i doppisti sono venuti a fare un viaggio a vuoto) scriverò prossimamente.

Si può sognare di ridarle parte dell’antico lustro ora che l’ATP Cup, quella pagliacciata “inventata” dagli australiani (per attirare i tennisti laggiù, Down Under, fin da gennaio in funzione Australian Open) e appoggiata dall’ATP in sciocca e miope antitesi alla Coppa Davis gestita – in modo purtroppo abborracciato e politichese da ITF e Kosmos – è fortunatamente morta e sepolta. Ne riparleremo qui su Ubitennis. Così come riparleremo dell’assurdità di considerare head to head validi statisticamente i match della Laver Cup che al posto di un terzo set fanno giocare un long tiebreak. Che brutta cosa la politica (e il dio denaro) quando inquina la natura di uno sport. I mondiali di calcio nel Qatar non sono l’unico esempio.

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