ATP a Shanghai per l'ultima tappa in Asia; WTA a Osaka, Tianjin e Linz

ATP

ATP a Shanghai per l’ultima tappa in Asia; WTA a Osaka, Tianjin e Linz

Pubblicato

il

TENNIS WTAUltimi passi in Asia prima delle WTA Championships di Singapore. Questa settimana lo Japan Women’s Open Tennis, la prima edizione del Tianjin Open e la numero ventisette per il Generali Ladies di Linz. In campo Jankovic, Ivanovic, Schiavone, Knapp e Giorgi. A Shanghai per il circuito maschile, tutti i big per il penultimo Master 1000 dell’anno.

WTA

Quello di Osaka è un torneo piuttosto giovane poiché è entrato a far parte della categoria International nel 2009. La prima finale si disputò tra Samantha Stosur e Francesca Schiavone e nessuna delle due forse avrebbe mai immaginato di ritrovarsi qualche mese dopo dai lati opposti della rete del Philippe Chatrier per aggiudicarsi il titolo del Roland Garros. La partita “preparatoria” in vista dell’Open di Francia andò a favore dell’australiana, la quale ha un certo feeling con Osaka, dove si è aggiudicata un secondo titolo nell’edizione 2013 contro una Eugenie Bouchard ancora acerba ed incapace di assestare il colpo di grazia: 3-6 7-5 6-2.
Altra ottima performance di Sam è quella del 2011, anno in cui arrivò in finale anche se fu letteralmente spazzata via da Marion Bartoli con un netto 6-3 6-1.
Le sole edizioni in cui non compare il suo nome tra le finaliste sono quelle del 2010 e 2012 e tra le due quella più curiosa è certamente la prima, ricordata nella storia dei record della WTA per l’età “avanzata” delle giocatrici: 33 anni per Tamarine Tanasugarn che batte la 40enne Kimoko Date Krumm per 7-5 6-7 6-1.
Quest’anno Sam Stosur si presenta da favorita, sia per la buona prova al China Open (anche se l’accesso alla semifinale è stato facilitato dal forfait di Serena Williams), sia per il livello non eccezionale delle possibili avversarie che vanno da Heather Watson, a Elina Svitolina e comprendono un nutrito team USA con Shelby Rogers, Lauren Davis, CoCo Vandeweghe, Christina McHale e Madison Keys.

 

C’è anche il sesto ed ultimo torneo WTA da disputarsi in Cina, che è quello che si disputa a Tianjin, appena all’esordio. Il cuore della città è industriale e finanziario e ciò le ha permesso di divenire la quarta città più popolosa della Cina e la più estesa della costa nord. In un tabellone ovviamente affollato di nomi asiatici, spicca quello della prima testa di serie Jelena Jankovic e probabile favorita alla vittoria finale, anche se i numeri della serba di quest’anno non sono certo entusiasmanti. La serba non ha vinto nessun torneo e ha un bilancio di 37 match vinti su 57 disputati. Giocando in casa, le cinesi potrebbero comunque avere una marcia in più, prima fra tutte la seconda testa di serie Shuai Peng, già qualificata per disputare le WTA Finals di Singapore in doppio insieme a Hsieh Su Wei.
Sul lato della Jankovic troviamo Francesca Schiavone, unica italiana iscritta al torneo. L’italiana al primo turno dovrebbe passeggiare contro Olga Govortsova, bielorussa numero 156 del mondo, ma le si prospetta un secondo turno un po’ più complicato contro Alison Riske.

Abbandoniamo l’Asia per una breve fuga in Austria, dove prende avvio il Generali Ladies Linz, torneo disputato sul cemento indoor fin dal 1987, quando era ancora organizzato dall’ITF a Wels.
L’albo d’oro vede quasi esclusivamente vincitrici europee con alcune importanti eccezioni, come Chanda Rubin nel 1997 o la doppietta 2000 e 2001 infilata da Davenport o il trionfo di Ai Sugiyama nel 2003, ultima vittoria non europea. Nessuna italiana ha mai conquistato il titolo in singolare, ma Raffaella Reggi, insieme a Manuela Maleeva è riuscita ad accaparrarsi il titolo nel 1991 e ad approdare alla finale l’anno successivo, impresa riuscita anche a Silvia Farina Elia in coppia con Marion Bartoli nel 2003.
Da quando il torneo è approdato alla categoria International (2009) il titolo non è mai stato vinto dalla stessa giocatrice: Wickmayer nel 2009, Ivanovic 2010, Kvitova 2011, Azarenka 2012 e Kerber 2013.  Tra queste giocatrici partecipa soltanto Ivanovic all’edizione 2014, con la curiosità di osservare se i problemi alla coscia accusati al torneo di Wuhan appartengano ormai al passato. La speranza è quella di avere una serba in forma in vista delle WTA Finals al via tra dieci giorni, per lei e per lo spettacolo. Ivanovic non avrà problemi a superare i primi turni e ad accedere alle fasi finali. La parte alta del tabellone è invece un poco più ricca di nomi, con Bouchard prima testa di serie, seguita da Kanepi, Knapp, Lisicki, Petkovic e Giorgi.

ATP

Quando uno Stato passa dall’essere considerato con un grado di sviluppo economico limitato ad emergente, la prospettiva con cui è visto dai soggetti nazionali ed imprenditoriali esteri cambia completamente. Si aprono opportunità d’investimento insperate fino a poco tempo prima, mercati da esplorare perché c’è nuova domanda da raggiungere.
Lo sport professionistico non fa eccezione, in quanto business relativo all’intrattenimento e dove gli sponsor chiamano lui si sposta. Basti pensare ai Campionati del Mondo di Calcio organizzati in Sud Africa, in Brasile, a quelli futuri del Qatar del 2022, alle Olimpiadi che saranno organizzate a Rio de Janeiro nel 2016 e a quelle ospitate da Beijing nel 2008. La Cina non avrebbe avuto chance di essere al centro del mondo per le due settimane olimpiche se non fosse stata protagonista di una crescita media della sua economia del 10% tra il 1990 e il 2004, fino al picco del 13.1% registrato nel 2007. Così come non sarebbe stata attribuita l’organizzazione a Shanghai delle ATP Tour Finals nel 2002 e di nuovo dal 2005 al 2008. In special modo queste ultime quattro edizioni hanno determinato un certo grado di visibilità del tennis in Cina e di quest’ultima verso il resto del mondo, in qualità di organizzatrice di importanti eventi sportivi.
Essere un richiamo per eventi che portano con sé pubblico, giro d’affari e sponsorizzazioni non è sufficiente per divenire sede del tanto agognato quinto Slam che secondo gli esperti dovrebbe essere localizzato in Asia. Se ben guardiamo tutti gli Slams hanno delle proprie peculiarità che hanno sviluppato durante la loro storia e tradizione tennistica ed è proprio quella caratteristica che li rende Slam e non altro. L’Australia ha prodotto giocatori formidabili fin dall’era pre Open come Rosewall, Emerson, Crawford, Laver, Margaret Smith Court, Goolagong fino ad arrivare ai più recenti Rafter e Hewitt, per non parlare della scuola statunitense con Bill Tilden, Helen Wills, Arthur Ashe, Altea Gibson e mi fermo qui senza nominare i più recenti dell’era Open. Cosa c’è di più storico della terra rossa dello Chatrier o dell’erba del centrale di Wimbledon calpestata solamente durante le due settimane di torneo e dai soli addetti nei 340 giorni dell’anno rimanenti? Creare il quinto Slam in Cina e magari a Shanghai significherebbe costruirlo a tavolino senza che ci sia un’evoluzione culturale attorno a racchetta e pallina. Va ricordato che nel ranking maschile non c’è neppure un’atleta cinese classificato nei primi cento e in quella femminile sono soltanto tre e nessuna col guizzo di Na Li, ormai ex punta di diamante difficilmente replicabile.

Dal 2009 al 2015 l’organizzazione delle ATP World Tour Finals spetta a Londra, ma a Shanghai l’ATP ha consegnato il penultimo Master 1000 della stagione, così da mantenere l’interesse vivo in oriente e contenti gli sponsor. Lo spettacolo negli ultimi anni non è certo mancato con la vittoria nel 2009 di un Davydenko d’annata che conquista in quinto torneo dell’anno, le due consecutive di un Andy Murray ancora considerabile a pieno titolo facente parte dei Fabulous Four e la doppietta di Djokovic alle spese prima di Murray e poi di Del Potro. Godiamoci lo spettacolo che Shanghai mostrerà quest’anno e gli Slam che abbiamo.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

Pubblicato

il

Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

Continua a leggere

ATP

Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

Continua a leggere

ATP

Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

Pubblicato

il

Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement