Ecatombe Shanghai: Federer miracolato, fuori Nadal e Wawrinka

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Ecatombe Shanghai: Federer miracolato, fuori Nadal e Wawrinka

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TENNIS ATP SHANGHAI – Clamorose eliminazioni in Cina: fuori un brutto Stan Wawrinka per mano di Simon. Out anche Nadal contro Lopez oltre a Dimitrov e Nishikori; Vincono Murray, Djokovic e Ferrer. Federer miracolato vince dopo aver annullato 5 matchpoint a Mayer: da lunedì tornerà numero 2 del mondo 

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Cilic, Nishikori, Dimitrov, Raonic, Wawrinka e Nadal. Tutti eliminati e siamo solo al mercoledì del Master 1000 di Shanghai. Si salva Roger Federer, autentico miracolato di fronte a Leonardo Mayer, argentino che spreca 5 matchpoint nella partita della vita ed esce dal campo in lacrime. Vincono Novak Djokovic, e un Andy Murray alla ricerca di punti importanti per qualificarsi per il master di Londra in extremis. Il pubblico locale sognava per domani probabilmente Kei Nishikori contro Grigor Dimitrov, una delle sfide del tennis di domani. Si ritroverà invece con Jack Sock contro Julien Benneteau. Ma oltre ai due già citati, esce dal torneo anche Stan Wawrinka, eliminato da Gilles Simon. Vincono Andy Murray, senza molti problemi su Janowicz, e Novak Djokovic, che regola Thiem in due set. Si è ritirato infine per infortunio Milos Raonic contro Monaco.

 

Una giornata incredibile quella del Rolex Master di Shanghai per un mercoledì che si ricorderà a lungo. Una giornata in cui 3 vincitori su 4 degli Slam 2014, Wawrinka, Nadal e Cilic, escono dal torneo al primo turno. Alla fine gli organizzatori tirano un sospiro di sollievo per il passaggio del turno thriller di Roger Federer, che ha annullato ben 5 matchpoint prima di chiudere per 7-6 al terzo, dopo quasi tre ore di gioco, il primo turno del torneo contro Leonardo Mayer, argentino che, se il match di oggi fosse stato combattuto su un ring, avrebbe vinto ai punti. Federer da lunedì sarà di nuovo numero 2 al mondo, scavalcando Rafael Nadal. Un sorpasso determinante in ottica ATP Finals e, se confermato a fine anno, nel sorteggio dei tornei 2015 di inizio anno, Australian Open su tutti.

La partita. Mayer sta giocando benissimo quest’anno. E Federer lo ha capito presto visto che Mayer ha imposto da subito un gran ritmo, mettendo pressione allo svizzero. L’argentino guadagnava subito un break di vantaggio che difendeva fino a portarsi a servire per il set sul 5 a 4. Conquistava due set point ma li sprecava. Uno addirittura malamente, con un diritto facile a campo aperto. Il match girava con Mayer incapace di chiudere. Federer saliva 6 a 5 e chiudeva con un altro break, non prima che Mayer sciupasse due palle per andare al tiebreak. Ci si aspettava la resa dell’argentino che invece reagiva e dopo aver salvato una palla break nel primo game strappava il servizio a Federer. Saliva due a zero e conservava con autorità i suoi turni di battuta, chiudendo stavolta sul servizio dello svizzero 6-3, evitando la replica del primo set. Cominciava ad aleggiare sugli spalti la paura di perdere un altro campione nella giornata che già ne aveva visti molti andare a casa.

Mayer iniziava a servire nel terzo set. Il match procedeva con i due cauti a non concedere vantaggi. Si arrivava quindi sul 4 pari quando Federer provava a strappare il servizio a Mayer ma non ci riusciva. Lo svizzero steccava parecchio, anche con il diritto. Nel game seguente la svolta. Federer va sotto 15-40: sono 2 matchpoint per l’argentino. Sul primo un nastro salva Roger, battuto a rete. L’altro viene annullato al servizio. Roger con fatica impatta sul 5 pari. Lo svizzero si porta 0-30 servizio Mayer, che recupera. In quel momento, dopo 2 ore e 26 minuti di gioco, i due hanno totalizzato 112 punti a testa. Partita bella e in perfetto equilibrio. Si arrivava quindi al tiebreak dove Mayer non mollava la presa e saliva 4-1 e 5 a 2, liberando il braccio. Un gran passante di Federer e un diritto fuori di un soffio rimettevano lo svizzero in carreggiata. Ma Mayer conquistava altri due match point grazie a un diritto di Federer sballato, 18 minuti dopo gli altri due. Sbagliava il quarto con un serve and volley facile su cui Federer passava lungolinea e il quindi sul 7 a 6. Il dramma si consumava poco dopo, quando un Roger Federer quasi incredulo alzava le braccia al cielo chiudendo il tiebreak con un lob al suo primo match point: 9-7. Mayer si avvicinava alla rete per stringere la mano piangendo. Il campione svizzero lo consolava. Roger ci sta prendendo gusto a vincere incontri annullando matchpoint.

Si è parlato molto dell’appendicite di Rafael Nadal ma lo spagnolo è sceso comunque in campo. Ad ogni modo, fin dall’inizio della partita le sensazioni non erano buone per lui. Lo si percepiva anche guardandolo colpire con timore, in totale silenzio, lui che solitamente accompagna il là ai suoi fendenti con rantoli di prim’ordine. Nei primi giochi i due si limitavano al compitino. Lopez voleva saggiare le condizioni del compagno d’allenamento, che giocava impaurito. Feliciano decideva quindi di infierire e sul 3 a 2 in suo favore strappava il servizio a Nadal. Era facile per Lopez chiudere il set per 6-3 con le statistiche inesorabili: 5 vincenti e 10 errori per Nadal, 15 vincenti e 9 errori per Lopez, con Rafael vincente del 54% dei punti con la prima. Una miseria (Lopez è all’80%).

Nel secondo set fin da subito Nadal mostrava segnali di voler cambiare l’andamento del match. Recriminava ad alta voce su errori banali e mostrava il pugno non appena chiudeva il primo gioco del parziale, non prima di aver salvato una palla break. Aumentava il ritmo da fondo campo e la profondità dei suoi colpi, martellando Lopez con il rovescio e impedendogli di prendere la rete rapidamente. Lopez batteva le mani all’amico dopo uno straordinario recupero su una sua smorzata. Era anche un segno che Feliciano era rientrato nei panni dei conterranei di Nadal, prigionieri della sindrome di Stoccolma e quindi incapaci di ritorcersi contro chi li tiene tennisticamente “segregati”, volendogli infine bene. E invece no. Nadal accusava un passaggio a vuoto e Lopez tornava a ruggire. Al momento di servire per il set Rafa perdeva malamente il break di vantaggio e si arrivava poco dopo al tiebreak. Pochi errori, due soli mini break, uno per parte finché Lopez non commetteva il doppio fallo-suicidio sul 5 pari. Feliciano si riscattava annullando di prepotenza il setpoint e si issava a matchpoint sul 6 pari pressando Nadal da dietro. Seguiva a rete il servizio Lopez e chiudeva con una volée nel colpo successivo: Nadal usciva battuto al primo turno. Lopez ha battuto quindi per la terza volta in carriera Rafael Nadal che da lunedì sarà di nuovo numero 3 del mondo.

Prima di Federer ha giocato Novak Djokovic, impegnato dal giovane Dominic Thiem. Il numero 1 del mondo ha iniziato col motore al minimo dei giri, lasciando che il suo avversario si limitasse a fare bei punti (a fine match saranno ben 26 i vincenti dell’austriaco) ma senza mettere in discussione l’esito del match. Archiviato il primo parziale per 6-3 (break sul 4 a 3 per Nole, servizio Thiem), nel secondo però il giovane austriaco – che ricorda molto Tommy Haas nella maniera di impattare il diritto e preparare il fantastico rovescio – ci prendeva gusto e faceva soffrire Nole. Thiem cedeva però la battuta, consentendo a Djokovic di giocare il match sui suoi turni al servizio, ma faceva correre il serbo, che cercava di scuotersi con ripetute urla. Alcuni punti messi a segno da Thiem erano spettacolari ma a Djokovic bastava alzare un po’ il minimo dei giri del motore per chiudere 6-4 l’incontro. Per il numero 1 del mondo domani c’è Kukushkin.

Il big day di Shanghai, quello che vede in campo tutti i migliori, era iniziato subito con una clamorosa sorpresa: il numero 4 del mondo Stan Wawrinka esce subito dalle gare per mano di Gilles Simon. Brutta partita quella dello svizzero, che ha terminato il match letteralmente gettandolo alle ortiche con una serie di errori marchiani, segno di un disagio psicologico molto evidente. Eppure l’incontro, non facile contro un giocatore in fiducia come Gilles Simon, sempre un osso duro per tutti, era iniziato bene con Wawrinka che conquistava un break per chiudere il primo parziale per 7 a 5. Nel secondo però cominciavano a palesarsi i primi disagi di Stan, che commetteva molti errori con il diritto. Simon, rimontando, vinceva il parziale  per 7 a 5. Wawrinka si scuoteva e toglieva subito il servizio al francese in avvio del terzo. Lo svizzero allungava poi sul 3 a 0. Ma Simon non mollava. Iniziava la rimonta, con gli errori di Stan che aumentavano, e con questi i lamenti proprio dello svizzero. Arrivati sul 4 pari si assisteva a una sequela di errori grossolani da parte di Wawrinka. Sotto 0-40 lo svizzero tirava fuori di metri, rabbiosamente, un diritto. Simon serviva per il match nel game seguente, con Wawrinka molto nervoso che finiva l’incontro (parziale di 8 punti a 0 per Simon negli ultimi 2 game, dal 4-4) con un “home run”, ovvero scagliando fuori dallo stadio con un rovescio l’ultima palla della sua mesta partita. Un ottimo Simon comunque ha mandato un netto segnale a Clement, capitano della squadra di Coppa Davis francese ancora molto dubbioso su chi schierare in campo. Chissà che questo match fra Simon e Wawrinka non sia riproposto in Francia, questa volta 3 su 5. Gilles giocherà domani contro il qualificato Jaziri, che ha battuto il cinese Wang, giustiziere di Fognini, per 6-0 6-4. E’ bastato quindi un qualificato qualsiasi, Malek Jaziri oggi numero 87 ATP, per ridimensionare ampiamente Wang.

Un’altra sorpresa è stata l’eliminazione di Grigor Dimitrov, per mano di Julien Benneteau, che si è imposto per 7-5 6-3. Domani il francese giocherà contro Sock. Ha vinto anche David Ferrer, rimontando Martin Klizan. Esce dal torneo anche Kei Nishikori, il quale ha scontato le fatiche degli ultimi due mesi vissuti da protagonista. Lo ha eliminato Jack Sock per 7-5 6-4. L’americano, che da lunedì entrerà probabilmente nella top 50 ATP, giocherà contro Benneteau. Andy Murray non ha incontrato molti problemi nel regolare Janowicz per 7-5 6-2. Il polacco, molto nervoso con sé stesso, sul 5 pari del primo set con due errori di diritto grossolani ha concesso due palle break. Murray ne approfittava e chiudeva 7-5 poco dopo. Nel secondo Murray prendeva subito il largo sul 2 a 1, per chiudere poi 6-2.

Risultati:
G. Simon b. [4] S. Wawrinka 5-7 7-5 6-4
[5] D. Ferrer  b. [SE] M. Klizan  4-6 7-6(4) 6-4
[Q] M Jaziri b. [WC] C. Wang 6-0 6-4
J. Benneteau b. [10] G. Dimitrov 7-5 6-3
J. Sock b. [7] K. Nishikori 7-5 6-4
[11] A. Murray  b. J. Janowicz 7-5 6-2
[14] R. Bautista Agut b. V. Pospisil 7-6(1) 3-6 6-4
M. Youzhny b. I. Dodig 7-6(6) 6-7(4) 6-3
[6] T. Berdych b. R. Gasquet 6-3 6-1
[1] N. Djokovic b. D. Thiem 6-3 6-4
[WC] J. Monaco b. [8] M. Raonic 5-2 rit.
[13] J. Isner vs S. Johnson 7-6(6) 7-6(7)
F. Lopez  b. [2] R. Nadal 6-3 7-6 (6)
[3] R. Federer b. L. Mayer 7-5 3-6 7-6(7)

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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