Il Bagel del Masters, Day 7 - Il terzo uomo

Tennis da ridere

Il Bagel del Masters, Day 7 – Il terzo uomo

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TENNIS DA RIDERE – Ne accadono di tutte nella sessione serale. Federer batte Wawrinka e giunge in finale, nonostante una grottesca polemica a inizio terzo set. Dal nostro inviato sul divano, la cronaca del match del torneo.

In Svizzera hanno avuto amore fraterno, 500 anni di pace e democrazia, e cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù”. (Il terzo uomo, 1949)

 

 

Finalmente il match combattuto che tutti si aspettavano statisticamente prima o poi è giunto: derby svizzero incredibilmente teso nel quale alla fine ha prevalso Federer.

Fin dalle prime battute, Stan appare più centrato, mentre Roger arranca di rovescio. Una sua stecca produce la palla che fra poche ore dovrebbe cozzare contro la navicella Philae mandandola definitivamente in pensione. Roger concede i primi break del torneo e Wawrinka chiude agevolemente il primo set 6-4.

Nel secondo si segue la regola dei servizi fino al fatale 12esimo gioco: Wawrinka manda una comoda volée fuori, uno smash a campo aperto in rete e il resto lo fa Federer inventando il passante più originale dai tempi della metropolitana di New York. Un set pari e pallina al centro.

Nel terzo ne accadono di ogni. Wawrinka pare Stallone in Over the Top, Federer tornato in palla si rasserena come Judy Garland Over the Rainbow, ma meglio di tutti fa il terzo uomo Cedric Mourier, l’arbitro col “correction” nel sangue, cha va Over the Rule dando origine a un casino degno di un Butterfly Effect, con Federer che alla fine concede il break.

Nel bailamme Wawrinka trova anche il modo di aggredire verbalmente Mirka, una tattica psicologica volta a mettere Roger in imbarazzo: il basilese si trova in dissonanza cognitiva fra le 3 cose che per lui contano di più nella vita: la famiglia, l’amicizia e il backettino di rovescio sulla seconda: decide di restare fedele a quest’ultimo.

Il servizio di Stan continua a non funzionare ma Federer inventa un paio di “Chip and Net” ed un “Chip and Out” davvero pregevoli tenendo il collega in vantaggio.

Si arriva così al 5-4 e servizio Wawrinka; ma è lì che entra in azione il genio di Federer: sui 3 match point Stan, Svizzera1 dipinge al volo sulla rete una litografia di Donna Vekic e ci appende anche tre costolette d’agnello appena tolte dalla griglia costringendo il povero Wawrinka a correre ansioso verso il net come un cane di Pavlov. Controbreak e tutto da rifare.

Il tie-break finale è da cardiopalma con i due che si alternano, Federer annulla un quarto match point, ormai sono tutti distrutti: in albergo Becker e Djokovic stappano un Dom Perignon del 1968 mentre Hollande telefona a Clement congratulandosi per la vittoria francese in Coppa Davis. Alla fine la chiude Federer con un “chip and unpredictably charge” ed è festa grande.

Stanco ma felice, Roger spiega a fine gara cosa non è andato: “Ho avuto un risentimento a un gluteo poco prima del match. Fortunatamente è tornato a funzionare proprio nel momento chiave. Se il gluteo mi assisterà anche domani posso giocarmela con Nole. Non pensavo sarei riuscito a vincere annullando match point contro Stan, perché non ha un cognome che inizia per emme

Deluso Wawrinka, a fine match ha commentato: “Sapevo che per battere Roger dovevo ispirarmi a Djokovic, quindi mi sono messo anche io a sbagliare smash e giocare Serve and Volley a capocchia. Ho deciso di andare a rete sui punti decisivi perché ero Stanco, mentre lui non pareva così Rogerco”.

Nel pomeriggio terzo set, ma con meno difficoltà, per Djokovic. Il Serbo di è imposto su Nishikori che chiude così la stagione al numero 5. Polemiche per l’atteggiamento di Nole che ha ironicamente applaudito il pubblico quando questo ha esultato su un suo doppio fallo. Per i media inglesi non è un comportamento da numero uno, anche Judy Murray ha detto che “Nole provoca il pubblico. Solo Feliciano Lopez è più provocante di lui”.

Il campione Serbo ha poi salutato lasciando solo un punto sulla telecamera a fine match in luogo della solita firma. In pochi han colto in realtà l’enigma: considerando come un alfabeto Morse tutti i puntini e le lineette che Djokovic ha prodotto sulla telecamera finora a Londra si ottiene esattamente la frase “Mi serve una vacanza”.

Rinnovando i complimenti al grande capo SemiNole per la sua profezia (in finale, come predetto, un tennista con la K nel nome e uno svizzero) chiudiamo con la mattanza subita dal team Bagel di Roger-Vasselin-Bennetau contro i fratelli Bryan. A poco è servito essere tre contro due, i gemelli si son rivelati ostacolo impeRVio, cui si è aggiunta la scarsa motivazione di Benneteau all’arrivare in finale per poi perdere come al solito.

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I manrovesci di Wimbledon 2017

Raccolta di battute semiserie sul terzo slam dell’anno. Le lacrime di Federer, l’ammissione di Cilic, l’organizzazione del team Djokovic e l’amuleto Baldissera

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1. Australian Open, Indian Wells e Wimbledon, cos’hanno in comune i tre successi più importanti dell’anno per te Roger? “Semplice, Luca Baldissera. Anzi, mi ha detto che viene anche a New York: volete che faccia il discorso della premiazione già ora?”.

2. Spiegato il motivo del tifo tutto pro-Roger sul Centre Court: tra gemelli, genitori, sorelle e via discorrendo durante la finale circa metà degli spettatori si chiamavano Federer di cognome.

3. Djokovic tranquillo sul suo recupero psico-fisico: “Ho capito che per risolvere tutti i problemi è ora di alzare il gomito”.

 

4. “Ciao Andy, come va?”. “Beh Nole, potrebbe andare meglio…”. “Ah guarda, io mi sa che mi ritiro”. “Anca me!”.

5. Berdych fa presente ai commentatori di Ubitennis e a Vittorio Sgarbi che ci tiene al suo soprannome: “Meglio Perdych che Goat! Goat! Goat!”.

6. Rod Laver incoraggiato dalla #NextGen: “Ho deciso, torno a giocare: secondo me ai quarti a New York ci arrivo in carrozza. O in carrozzina. Però ci arrivo”.

7. Federer stizzito con Barilla: “Mi avevano detto che avrei dovuto provare una pennetta, ma qui di Flavia manco l’ombra”.

8. Garbine Muguruza rammaricata al party conclusivo: “Dovevo ballare con Roger, poi lui ha scambiato Conchita Martinez per Mirka e tutto è andato a rotoli”.

9. Nadal spiega il motivo della sconfitta con Muller: “Ho capito male la pubblicità, e ho fatto l’amore con il telone”.

10. Roger in lacrime dopo aver visto Leo e Lenny in tribuna: “E adesso chi glielo dice a Mirka che non ce la posso fare a mettere in bacheca anche otto gemelli?”.

11. Un premio meritato anche per Marin Cilic: i piedi più brutti del torneo sono i suoi.

12. Federer: “I gemelli ancora non capiscono bene. Pensano che questo sia il prato di un parco giochi”. Leo e Lenny: “Mamma mamma, anche noi vogliamo andare a tirare le palline all’orso come papà!”.

13. Cilic alla conferenza post match: “Sì, lo ammetto, è stato un problema di vescica. Farsela addosso davanti a 15mila persone, beh, immaginatevi come può essere”.

14. Proverbio tibetano: se rincorsa a numero uno è rincorsa a Andy Murray allora meglio stare fermi e aspettare che Andy Murray torna indietro a sua dimensione vera.

15. Svelato il nuovo team di Novak Djokovic: Agassi lo allenerà solo nei giorni dispari dei mesi pari dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 19, Vajda lo manderà a quel paese nei weekend, Pepe Ymaz gli telefonerà a ore pasti per accertarsi che non mangi carne, Ancic gli sistemerà il giardino al lunedì e al mercoledì prima del tramonto. Pare che il traguardo dei 20 slam sia cosa fatta.

Alessandro Trebbi

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Don’t let me down, don’t net me down

Il compleanno di Dustin Brown, i tristi numeri da circo all’IPTL, Feliciano Lopez che vuole abolire il let e Nadal che invece la rete voleva alzarla. Cara, vecchia, bistrattata rete

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Oggi è il compleanno di Dustin Brown. Auguri DreddyTenniscome hai saggiamente deciso che la gente debba chiamarti su Twitter. 32 anni ben spesi, nella totale consapevolezza di praticare un tennis che sfiora l’autolesionismo sportivo ma ci fa sentire tutti un po’ più vivi e coraggiosi. Adesso sembri anche un reietto, la federazione tedesca ha escluso soltanto te dalle convocazioni di Davis – graziando Kamke e Mischa Zverev, che come te avevano disertato a settembre contro la Polonia – ma figurati se questo ti fa perdere il sorriso. Al massimo, anzi, è motivo per sfoderarne uno nuovo.

https://twitter.com/DreddyTennis/status/806507216186515457

Qui però la questione della responsabilità non c’entra, si parla di rete. Dustin la onora, vive e gioca per l’obbligo di frequentarla. Un patto che non può essere disatteso, è evidente che non si tratta soltanto di una scelta che può essere revocata nel bel mezzo di una partita, di una carriera, di un tie-break. A rete Dustin semplicemente ci deve andare, peraltro è chiaro che non sempre ci va con in mente un piano preciso: una forza più grande lo schioda da quella zona di campo che per molti tennisti rappresenta l’unico comfort e per lui è soltanto un inevitabile punto di partenza, il gate di un aereoporto che ha fretta di lasciare. Una volta lì è istinto, riflessi, tocco e quella creatività che non guasta. La diapositiva della sua carriera? Ha battuto Nadal due volte su due sfide, ha perso da Benneteau in due occasioni su tre. La rete come necessità.

 

Un altro è Feliciano Lopez, eleganza e gesti classici con spiccata propensione offensiva. Servizio mancino ad uscire, rovescio coperto solo come extrema ratio e fede incondizionata nei colpi tagliatiQui la rete, sì, è una scelta. È ottimizzazione delle proprie potenzialità, naturale prosecuzione di un’impostazione tennistica che oggi tende all’estinzione. Qualche giorno fa lo spagnolo ha paventato addirittura la possibilità di modificare la regola del let a servizio, complici le bizzarrie dell’IPTL – in corso di svolgimento – in cui questa regola non viene utilizzata. “Non ha senso che se la palla tocca la rete sul servizio il punto viene ripetuto, mentre negli scambi normali non è così“. Qualcosa affascina Feliciano nelle corse affannose a cui sarebbero costretti i tennisti in caso di prima di servizio che pizzica il nastro e scavalca la rete. La rete come espressione.

Sempre dalla Spagna, sempre col mancino ma meno in sintonia con le volèe di opposizione è Rafael Nadal. Tempo fa anche lui aveva pensato che si potesse modificare l’approccio del tennis alla rete, addirittura alle fondamenta. Come? Andandoci ancora meno. E come? Alzando la rete, per allungare ulteriormente gli scambi. Il maiorchino se non altro si è dimostrato parecchio diligente, proseguendo sull’onda delle dichiarazioni dello zio Toni che voleva rallentare le palline perché “non si può aspettare un’ora e mezza per applaudire“. La rete come “ma che stiamo dicendo?”.

Dicevamo invece dell’IPTL, il circus itinerante a cui Federer aveva prima promesso una passerella e poi ha fatto ciao con la manina. Elaborate le cinque fasi del lutto il carrozzone lascia in queste ore Singapore per trasferirsi a Hyderabad, nel cuore dell’India. C’è Berdych, c’è uno scatenato Verdasco assolutamente desideroso di far bene ogni qual volta non c’è il rischio di vincere qualcosa di concreto, c’è Martina Hingis che regola agilmente avversarie che a tennis ci giocano eccome, c’è un bizzoso Safin che si tuffa alla Becker e poi si dedica al turpiloquio, c’è Kyrgios e c’è un nugolo di doppisti che traina il pubblico a suon di tweener e lob liftati. Nishikori, per esempio, fa i ricami. Non si può fare a meno di pensare al velo di tristezza che ricopre il (non) fascino dell’esibizione fine a sé stessa, in cui i tennisti provano a sembrare quello che proprio non hanno il coraggio di essere durante l’anno, quando la palla scotta troppo e una prima di servizio può valere migliaia di dollari. La rete come pretesto, la rete come ipocrisia.

No, non vuole essere un de profundis, più che altro un tributo elargito con grande anticipo. Nel caso sia necessario, s’intende: è vivo il desiderio di aver preso una cantonata, di poter ripensare a questo incauto pessimismo tra cinque anni davanti a una finale di Wimbledon disputata tra due volleatori. Nel dubbio, ci si porta avanti con i saluti.

Addio net, e grazie per tutto il pesce.

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Tennis da ridere

Addio Vine, alla fine è stato… divertente

Vine chiude. Noi abbiamo raccolto i mini-video più divertenti dal mondo della racchetta. Avete le ore contate (forse)

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Duecento milioni di utenti attivi e un miliardo e mezzo di visualizzazioni al giorno non sono bastati a salvare Vine. La piattaforma di condivisione di mini-video da sei secondi sarà prossimamente dismessa. La notizia è arrivata circa un mese fa, quando Twitter, che aveva acquistato Vine nel 2013, ha comunicato la decisione di chiudere i battenti. A detta dei vertici del micro-blogging con sede a San Francisco, l’applicazione rimarrà online e i contenuti saranno ancora disponibili per un po’. Noi non ci fidiamo e abbiamo così scelto di raccogliere i più divertenti e stilare una breve classifica di siparietti in-court e off-court.

10Nadal e i suoi problemi di sudorazione eccessiva. Serve una mano?

9“Genie, è il tuo turno” – “Devo proprio?”

 

8 – Palombella danese di inizio stagione

7A Charleston Andrea Petkovic ha sempre dato il meglio (e lo scorso anno con Jelena Jankovic, fu protagonista di questa folle intervista)

6 – Quando esattamente Murray ha deciso di diventare numero uno del mondo

5Ancora Alizè Cornet (Il campo era lo stesso del famoso “come fai a darmi warning“)

4 – Challenge!

3Adele o Madonna?

2Kyrgios & Kokkinakis

Tris di Vine al numero 1. Ladies and Gentleman, l’uomo che ha dato il la alla crisi di Novak Djokovic

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