Gli auguri di Ubaldo ai lettori con dati e novità

Editoriali del Direttore

Gli auguri di Ubaldo ai lettori con dati e novità

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TENNIS – Nell’augurarvi ogni bene e felicità per il 2015 consentiteci di informarvi su Ubitennis anche se a qualcuno parrà autocelebrazione. Siamo il sito leader nazionale. Per il Google Rank Ubitennis ha grado 6, cioè 2 punti in più rispetto al Google Rank del sito Fit, 4 punti in più degli altri siti di tennis. Quest’anno pubblicati quasi 7.000 fra articoli, video, audio. 200.000 commenti di voi lettori. L’aiuto che vi chiediamo non è di soldi ma…

 

Cari lettori di Ubitennis,

 

Un milione di auguri per un più felice Anno Nuovo. Con tanti ringraziamenti per quanti ci seguono con affetto e ci aiutano, con i loro social network, a farci conoscere ai loro amici segnalando a volte il sito e qualche nostro articolo. Non abbiamo mai chiesto contributi a nessuno, tranne questo, il vostro “passaparola internettiano” che non dovrebbe costarvi molto. Ma potrebbe aiutare moltissimo se ai vostri amici foste in grado di chiedere altrettanto.

E’ stato un anno ricco di soddisfazioni con tutti i dati di Ubitennis.com in costante aumento grazie ad un lavoro incessante di tutta la redazione fissa (nove ragazzi, fondamentali che ringrazio di cuore) con oltre 5.100 inserimenti editoriali fra articoli, video, audio, fotogallery, pubblicati dal 1° aprile ad oggi, cioè da quando (il 1° aprile 2014 e non è stato uno scherzo!) ci siamo trasferiti da una prima piattaforma all’attuale, una WordPress con un “template”che a breve verrà ancora modificato per renderlo graficamente più moderno e leggibile. 

Così come per il massacrante lavoro della redazione devo ringraziare principalmente i 9 redattori, dal mio vice vicario Stefano Pentagallo a (ladies first) Laura Guidobaldi, Chiara Bracco, Francesca Moscatelli, ai “big boys” Daniele Vallotto, Claudio Giuliani, Danilo Princiotto, Luca De Gaspari, Giulio Fedele, per tutto quello che è stato il lavoro di emigrazione di server e implementazione template e grafica non mi sarei mai salvato senza l’apporto di Michele Lucchetti e Claudio Giuliani. E per gli accrediti Vanni Gibertini. Ci sarebbero almeno altri dieci collaboratori da ringraziare fortemente, fotografi italiani e stranieri, rassegna stampa, columnist, saggi, detentori di rubriche importantissime ed apprezzate (anche per la continuità e la puntualità) ma l’elenco vi diventerebbe forse insopportabile. Ma il nostro è stato un grande lavoro di squadra.  

Un lavoro enorme di cui probabilmente i nostri censori più critici forse non si rendono tanto conto. Altrimenti sarebbero certo più teneri. Spesso non riesco a rendermene conto appieno nemmeno io, che pure dedico al sito giorno dopo giorno, Capodanno, Pasqua, Ferragosto, Natale e feste comandate comprese, un numero di ore impressionante (tale da far dire ai miei familiari, con toni che sfiorano il rimprovero: “Ubitennis è più di un figlio per te!”. Mi sono preso recentemente 5 giorni di vacanza per stare con la famiglia…e mi sono sentito in colpa nei confronti dei miei redattori e di voi lettori, tanto per dire l’affetto quasi morboso che mi lega ormai indissolubilmente a questa creatura!) perchè il mondo Web, e il tennis che si gioca ovunque a tutti i livelli e a tutti i fusi orari, non ti dà tregua e respiro se vuoi far sempre più e meglio.

Ma più che il lavoro redazionale, sempre da ispirare, costruire, migliorare, limare, sono stati proprio questi complessi passaggi tecnici e non solo grafici, con tante modifiche grafiche (e non) da discutere, approvare, modificare, a pesare molto su chi, come il sottoscritto, non appartiene alla generazione della civiltà (?) internettiana e si è trovato ad interagire con troppe componenti allo stesso tempo, a cominciare dalle tre diverse home page che hanno reso Ubitennis unico sito trilingue di tennis al mondo...ma sulle home inglese e spagnola ci sarebbe un lavoro enorme di adeguamento da fare e io non sono stato in grado di farlo come avrei voluto. In Italia l’appello rivolto alla ricerca di nuovi collaboratori ha procurato oltre un centinaio di risposte e un conseguente enorme lavoro per visionare i curricula e capire le richieste e le qualità di ognuno (che andranno pian piano testate, ma non sarà un lavoro che si sbriga alla svelta: chi ci ha scritto dandoci la sua disponibilità abbia quindi tanta pazienza; intanto lo ringraziamo calorosamente). Ma alle home page straniere invece mancano collaboratori e non riusciremo mai a trovarne con la stessa facilità, finché queste non decolleranno. L’uovo e la gallina insomma.

Ho segnalato gli oltre 5.000 inserimenti editoriali di vario tipo dal 1° aprile in poi – curioso, rifletto ora, che il 1° aprile sia anche l’anniversario del mio matrimonio, risalente al 1989, 25 anni fa – perchè oggi dovrei entrare sull’ormai abbandonata piattaforma ONE per risalire a tutti quelli inseriti nei primi 3 mesi del 2014.

Presumendo che la media sia stata più o meno costante, anche se a gennaio con l’Australian Open facciamo sempre uno sforzo straordinario – e nel 2015 con 5 inviati in loco a Melbourne sarà ancora più straordinaria del solito la messe di servizi che pubblicheremo – nel 2014 abbiamo dunque pubblicato fra i 6.800 e i 7.000 servizi. Uno sforzo pazzesco se ci pensate, per un servizio gratuito!

Con la nuova piattaforma dei commenti Disqus, sempre dal 1° aprile in poi, posso dirvi che a stasera avevamo ricevuto 163.227 commenti dei lettori. Insomma nell’anno sono stati più di 200.000. Quasi incredibile. Su 200.000 commenti è inevitabile che qualcuno sia…ahinoi, insultante nei nostri confronti, o anche nei confronti di qualche lettore.

Riguardo ai post dei lettori abbiamo volutamente utilizzato due policies: a giorni li abbiamo lasciati liberi – come quando ne siamo stati travolti nei giorni finali degli Slam: nel solo weekend di Wimbledon ne abbiamo ricevuti 7.491! sarebbe stato un lavoro impossibile controllarli con attenzione tutti – ma in genere abbiamo cercato di moderarli per evitare che se ne impadronissero chi è portato a trascendere (i cafoni, purtroppo, ci sono dappertutto) e a dequalificare Ubitennis.com.

Ma il controllo è sempre soggettivo, chi modera non è mai la stessa persona, è inevitabile scontentare qualcuno.

Grazie al cambio di template, che potrete vedere fra non molto, arriveremo – anche attraverso l’invio di una newsletter ben calibrata ed esclusiva per chi vorrà riceverla – ad una registrazione almeno parziale dei lettori, onde sottrarsi sempre più al dilagare degli “incappucciati informatici”.

Abbiamo abbandonato la piattaforma che ci ospitava e quindi finalmente potremo affrontare e realizzare progetti da tempo messi in cantiere.

Ogni anno, riguardo ai numeri di Ubitennis, mi trovo a scrivere cose simili. Potrei fare addirittura un copia e incolla…perchè per me anche i numeri fatti da Ubitennis nel 2014 sono numeri incredibili sebbene i risultati dei nostri tennisti italiani, maschi soprattutto, non siano stati purtroppo eccezionali. Inserirò quindi come post scriptum alcuni stralci di quanto scrissi un anno fa..

Di nuovo tantissimi auguri di cuore a tutti ebuon tennis a tutti, restateci fedeli, scriveteci i vostri suggerimenti, mandateci i vostri commenti che apprezziamo di più...cioè quelli che rappresentano approfondimenti intelligenti di temi svolti o da svolgere, insomma di quelli che fanno riflettere, risparmiandoci invece i commenti da ultrà dei tifosi di questo o quello…quando lasciano il tempo che trovano (cioè la maggior parte delle volte!)

Ubaldo Scanagatta

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POST SCRIPTUM (copia di stralci degli auguri di un anno fa per chi non li avesse letti)

Ubitennis, nato nel maggio 2008 sulla scia di un blog “Servizi Vincenti” che avevo aperto nel novembe 2006 (esordendo con un’intervista a Federer in quel di Shanghai), grazie all’aiuto di tanti giovani desiderosi di affacciarsi al mondo del giornalismo, è stato per tutti, me compreso, una meravigliosa palestra.

Sono onesto con voi e me stesso nel dire che un Masters di giornalismo non avrebbe potuto far crescere nessuno quanto questa esperienza dai mille risvolti organizzativi e redazionali.

Un conto è avere 100 giornalisti a busta paga, un altro è nascere come una community di amici disponibili a lavorare in equipe con lo spirito di chi non chiede ma dà secondo i propri tempi, le proprie attitudini e disponibilità. Con l’inevitabile massiccio turn-over che comporta come conseguenza il dover reclutare ed istruire sempre nuove persone a fare nuove cose nel minor tempo possibile.

Ho già scritto troppe volte di quanti “allievi/e” – permettetemi di chiamarli così – hanno trovato uno sbocco professionale grazie a Ubitennis, quanti sono diventati giornalisti con tanto di tesserino, quanti hanno avuto accesso da accreditati – sono centinaia! – in vari tornei sparsi per il mondo imparando così a comportarsi come gli inviati dell grandi testate internazionali (non dico di quelle nazionali perchè ormai nessun giornale italiano, salvo di tanto in tanto la Gazzetta, manda un inviato per un intero torneo). Posso garantirvi che tutti quelli che sono stati con noi hanno imparato qualcosa. Molto o poco è dipeso anche dal loro impegno. Ma hanno potuto inserirlo nei loro CV.

Diversi ragazzi che hanno lavorato per Ubitennis, e imparato a fare ricerche sul web e sui giornali, articoli, brevi e lunghi, titoli, editing, i giornalisti insomma, hanno conquistato il tesserino pubblicisti, collaborazioni (da me stesso incoraggiate e favorite in maniera quasi…autolesionista) presso giornali, radio, federazioni, altri siti web …e questa per me è stata una grandissima soddisfazione, un grandissimo motivo di orgoglio.

Sono tutte persone, giovani e meno giovani, che contribuiscono, con la loro passione e con l’esperienza che hanno maturato, a promuovere il tennis, lo sport che io amo da sempre e al quale ho dedicato tutta una vita lavorativa, ricavandone soddisfazioni personali. Sì, proprio tante. Invece purtroppo tranquillità economica e serenità proprio no, con tutte le battaglie che ho dovuto combattere per la mia infinita testardaggine nel voler tenere la schiena dritta.

Un primo giudice ha dato ragione a me e non alla Fit che voleva bloccare il vostro diritto di critica – molto prima che il mio dal momento che mi erano stati chiesti 300.000 euro di risarcimento per via di alcuni vostri commenti e mai per quanto avevo scritto io – ma questa vicenda giudiziaria, durata 3 anni e mezzo e risolta brillantemente dall’avvocato Massimo Rossi che non finirò mai di ringraziare, ha fatto perdere un sacco di energie e tempo a tanti che avrebbero avuto ben altro da fare, incluso il sottoscritto che anzichè dover stare a ribattere assurde accuse avrebbe preferito impegnarsi a far crescere sempre più e meglio questo sito. Forse, ripensandoci, è proprio quello che qualcuno non voleva.

N.B. Nel 2014 a quella sentenza la FIT non si è appellata. A breve dovrebbe arrivare un’altra sentenza per un’altra azione giudiziaria promossa dalla FIT. Vi terrò informati sugli sviluppi.

Fin qui ho privilegiato sempre lo sviluppo giornalistico rispetto a quello economico. Avessi privilegiato il secondo mi sarei potuto “vendere” a chi voleva condizionarmi. Condizionamenti subiti anche da molti potenziali sponsor di Ubitennis che temono di inimicarsi i potenti del momento finanziando Ubitennis. E preferiscono astenersi, quando potrebbero avere invece tutto l’interesse a promuoversi in un sito così verticale dal target ben individuato. Io mi astengo, qui, dal citare i casi più clamorosi di “asservimento” pro bono pacis.

Oggi posso permettermi di compensare solo pochi collaboratori, i più fedeli e i più assidui, i più entusiasti e più disinteressati. Pochi, troppo pochi e non quanto vorrei. Ma non è stato possibile muoversi diversamente per sopravvivere. La storia del giovanissimo Ubitennis dice però che solo 3 anni fa nemmeno questi piccoli passi potevano considerarsi sicuri. Io sono profondamente persuaso oggi più che mai, sia pur senza nascondermi difficoltà obiettive, che ci siano concreti fondamenti per poterlo fare con un numero sempre maggiore di persone perfino in questi tempi di crisi generale, in cui tantissime aziende incluse quelle a capo delle testate editoriali più importanti (Corsera, Repubblica, tutte o quasi i magazines) stanno licenziando o prepensionando gente a tutto spiano.

E questo mi basta per andare avanti, anche se internet è una sanguisuga che ti prosciuga, che non ti dà tregua...tant’è che sono le quattro e mezzo del mattino di Natale quando sto scrivendo queste righe di auguri dedicate a voi, o almeno a chi ci segue e, facendolo, dimostra di apprezzare quel che faccio e che tutti insieme noi di Ubitennis facciamo.

Sono talmente tante le iniziative cui stiamo mettendo mano – anche in relazione al nostro gioco Tennis Virtual Tour che secondo me è geniale e non a caso nel frattempo ha raggiunto circa 3.000 giocatori (raddoppiandoli in pochi mesi; N.B. A fine 2014 sono quasi 6.000!) – che non avrebbe senso adesso farne l’elenco. Le vedrete e se vi piaceranno, e coinvolgeranno, vi capiterà di parlarne con gli amici sui social network o al circolo del tennis, e sempre più gente ci scoprirà.

Ci siamo resi conto che sempre più gente si diverte a fare pronostici per mettere a prova la propria competenza, sia che giochi senza investire soldi sia che scommetta, che quel settore pronostici lo rafforzeremo fortemente con un team ad hoc. Di più non voglio anticipare.

Oggi mi limito a ringraziare calorosamente tutti i collaboratori di Ubitennis, quelli vecchi, i presenti, quelli nuovi che subentreranno e che cercheremo di formare per aiutarli un domani anche a volare con le proprie ali. Molti sono diventati veri amici. Con molti abbiamo condiviso momenti bellissimi che io non dimenticherò. E spero anche loro.

Ubitennis sarà sempre, vi garantisco, un sito indipendente dal potere, da qualunque sigla rappresentato (ATP, WTA, ITF, FIT, CONI), perchè il modo di fare autentico giornalismo è uno solo: libero.

Il che non significa che non prenderemo posizioni sbagliate, granchi, buchi giornalistici. Cercheremo soltanto di limitare tutte le nostre carenze nei limiti delle nostre capacità. Ma lavorando cercheremo anche di divertirci e possibilmente divertirvi, pur sapendo di avere a che fare con una concorrenza sempre più agguerrita (e non sempre leale, non sempre non agevolata da rendite di posizione).

Di nuovo tantissimi auguri di cuore a tutti e …buon tennis a tutti (saluto non originalissimo, ma di cui vanto il copyright fin dalle primissime mie telecronache per Tele+).

Ubaldo Scanagatta

P.S: Se vi pare che a Ubitennis manchi qualche rubrica in particolare, scrivete, suggerite e vedremo se riusciremo a realizzarla. Con o senza il vostro aiuto.

 

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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