Gli auguri di Ubaldo ai lettori con dati e novità

Editoriali del Direttore

Gli auguri di Ubaldo ai lettori con dati e novità

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TENNIS – Nell’augurarvi ogni bene e felicità per il 2015 consentiteci di informarvi su Ubitennis anche se a qualcuno parrà autocelebrazione. Siamo il sito leader nazionale. Per il Google Rank Ubitennis ha grado 6, cioè 2 punti in più rispetto al Google Rank del sito Fit, 4 punti in più degli altri siti di tennis. Quest’anno pubblicati quasi 7.000 fra articoli, video, audio. 200.000 commenti di voi lettori. L’aiuto che vi chiediamo non è di soldi ma…

 

Cari lettori di Ubitennis,

 

Un milione di auguri per un più felice Anno Nuovo. Con tanti ringraziamenti per quanti ci seguono con affetto e ci aiutano, con i loro social network, a farci conoscere ai loro amici segnalando a volte il sito e qualche nostro articolo. Non abbiamo mai chiesto contributi a nessuno, tranne questo, il vostro “passaparola internettiano” che non dovrebbe costarvi molto. Ma potrebbe aiutare moltissimo se ai vostri amici foste in grado di chiedere altrettanto.

E’ stato un anno ricco di soddisfazioni con tutti i dati di Ubitennis.com in costante aumento grazie ad un lavoro incessante di tutta la redazione fissa (nove ragazzi, fondamentali che ringrazio di cuore) con oltre 5.100 inserimenti editoriali fra articoli, video, audio, fotogallery, pubblicati dal 1° aprile ad oggi, cioè da quando (il 1° aprile 2014 e non è stato uno scherzo!) ci siamo trasferiti da una prima piattaforma all’attuale, una WordPress con un “template”che a breve verrà ancora modificato per renderlo graficamente più moderno e leggibile. 

Così come per il massacrante lavoro della redazione devo ringraziare principalmente i 9 redattori, dal mio vice vicario Stefano Pentagallo a (ladies first) Laura Guidobaldi, Chiara Bracco, Francesca Moscatelli, ai “big boys” Daniele Vallotto, Claudio Giuliani, Danilo Princiotto, Luca De Gaspari, Giulio Fedele, per tutto quello che è stato il lavoro di emigrazione di server e implementazione template e grafica non mi sarei mai salvato senza l’apporto di Michele Lucchetti e Claudio Giuliani. E per gli accrediti Vanni Gibertini. Ci sarebbero almeno altri dieci collaboratori da ringraziare fortemente, fotografi italiani e stranieri, rassegna stampa, columnist, saggi, detentori di rubriche importantissime ed apprezzate (anche per la continuità e la puntualità) ma l’elenco vi diventerebbe forse insopportabile. Ma il nostro è stato un grande lavoro di squadra.  

Un lavoro enorme di cui probabilmente i nostri censori più critici forse non si rendono tanto conto. Altrimenti sarebbero certo più teneri. Spesso non riesco a rendermene conto appieno nemmeno io, che pure dedico al sito giorno dopo giorno, Capodanno, Pasqua, Ferragosto, Natale e feste comandate comprese, un numero di ore impressionante (tale da far dire ai miei familiari, con toni che sfiorano il rimprovero: “Ubitennis è più di un figlio per te!”. Mi sono preso recentemente 5 giorni di vacanza per stare con la famiglia…e mi sono sentito in colpa nei confronti dei miei redattori e di voi lettori, tanto per dire l’affetto quasi morboso che mi lega ormai indissolubilmente a questa creatura!) perchè il mondo Web, e il tennis che si gioca ovunque a tutti i livelli e a tutti i fusi orari, non ti dà tregua e respiro se vuoi far sempre più e meglio.

Ma più che il lavoro redazionale, sempre da ispirare, costruire, migliorare, limare, sono stati proprio questi complessi passaggi tecnici e non solo grafici, con tante modifiche grafiche (e non) da discutere, approvare, modificare, a pesare molto su chi, come il sottoscritto, non appartiene alla generazione della civiltà (?) internettiana e si è trovato ad interagire con troppe componenti allo stesso tempo, a cominciare dalle tre diverse home page che hanno reso Ubitennis unico sito trilingue di tennis al mondo...ma sulle home inglese e spagnola ci sarebbe un lavoro enorme di adeguamento da fare e io non sono stato in grado di farlo come avrei voluto. In Italia l’appello rivolto alla ricerca di nuovi collaboratori ha procurato oltre un centinaio di risposte e un conseguente enorme lavoro per visionare i curricula e capire le richieste e le qualità di ognuno (che andranno pian piano testate, ma non sarà un lavoro che si sbriga alla svelta: chi ci ha scritto dandoci la sua disponibilità abbia quindi tanta pazienza; intanto lo ringraziamo calorosamente). Ma alle home page straniere invece mancano collaboratori e non riusciremo mai a trovarne con la stessa facilità, finché queste non decolleranno. L’uovo e la gallina insomma.

Ho segnalato gli oltre 5.000 inserimenti editoriali di vario tipo dal 1° aprile in poi – curioso, rifletto ora, che il 1° aprile sia anche l’anniversario del mio matrimonio, risalente al 1989, 25 anni fa – perchè oggi dovrei entrare sull’ormai abbandonata piattaforma ONE per risalire a tutti quelli inseriti nei primi 3 mesi del 2014.

Presumendo che la media sia stata più o meno costante, anche se a gennaio con l’Australian Open facciamo sempre uno sforzo straordinario – e nel 2015 con 5 inviati in loco a Melbourne sarà ancora più straordinaria del solito la messe di servizi che pubblicheremo – nel 2014 abbiamo dunque pubblicato fra i 6.800 e i 7.000 servizi. Uno sforzo pazzesco se ci pensate, per un servizio gratuito!

Con la nuova piattaforma dei commenti Disqus, sempre dal 1° aprile in poi, posso dirvi che a stasera avevamo ricevuto 163.227 commenti dei lettori. Insomma nell’anno sono stati più di 200.000. Quasi incredibile. Su 200.000 commenti è inevitabile che qualcuno sia…ahinoi, insultante nei nostri confronti, o anche nei confronti di qualche lettore.

Riguardo ai post dei lettori abbiamo volutamente utilizzato due policies: a giorni li abbiamo lasciati liberi – come quando ne siamo stati travolti nei giorni finali degli Slam: nel solo weekend di Wimbledon ne abbiamo ricevuti 7.491! sarebbe stato un lavoro impossibile controllarli con attenzione tutti – ma in genere abbiamo cercato di moderarli per evitare che se ne impadronissero chi è portato a trascendere (i cafoni, purtroppo, ci sono dappertutto) e a dequalificare Ubitennis.com.

Ma il controllo è sempre soggettivo, chi modera non è mai la stessa persona, è inevitabile scontentare qualcuno.

Grazie al cambio di template, che potrete vedere fra non molto, arriveremo – anche attraverso l’invio di una newsletter ben calibrata ed esclusiva per chi vorrà riceverla – ad una registrazione almeno parziale dei lettori, onde sottrarsi sempre più al dilagare degli “incappucciati informatici”.

Abbiamo abbandonato la piattaforma che ci ospitava e quindi finalmente potremo affrontare e realizzare progetti da tempo messi in cantiere.

Ogni anno, riguardo ai numeri di Ubitennis, mi trovo a scrivere cose simili. Potrei fare addirittura un copia e incolla…perchè per me anche i numeri fatti da Ubitennis nel 2014 sono numeri incredibili sebbene i risultati dei nostri tennisti italiani, maschi soprattutto, non siano stati purtroppo eccezionali. Inserirò quindi come post scriptum alcuni stralci di quanto scrissi un anno fa..

Di nuovo tantissimi auguri di cuore a tutti ebuon tennis a tutti, restateci fedeli, scriveteci i vostri suggerimenti, mandateci i vostri commenti che apprezziamo di più...cioè quelli che rappresentano approfondimenti intelligenti di temi svolti o da svolgere, insomma di quelli che fanno riflettere, risparmiandoci invece i commenti da ultrà dei tifosi di questo o quello…quando lasciano il tempo che trovano (cioè la maggior parte delle volte!)

Ubaldo Scanagatta

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POST SCRIPTUM (copia di stralci degli auguri di un anno fa per chi non li avesse letti)

Ubitennis, nato nel maggio 2008 sulla scia di un blog “Servizi Vincenti” che avevo aperto nel novembe 2006 (esordendo con un’intervista a Federer in quel di Shanghai), grazie all’aiuto di tanti giovani desiderosi di affacciarsi al mondo del giornalismo, è stato per tutti, me compreso, una meravigliosa palestra.

Sono onesto con voi e me stesso nel dire che un Masters di giornalismo non avrebbe potuto far crescere nessuno quanto questa esperienza dai mille risvolti organizzativi e redazionali.

Un conto è avere 100 giornalisti a busta paga, un altro è nascere come una community di amici disponibili a lavorare in equipe con lo spirito di chi non chiede ma dà secondo i propri tempi, le proprie attitudini e disponibilità. Con l’inevitabile massiccio turn-over che comporta come conseguenza il dover reclutare ed istruire sempre nuove persone a fare nuove cose nel minor tempo possibile.

Ho già scritto troppe volte di quanti “allievi/e” – permettetemi di chiamarli così – hanno trovato uno sbocco professionale grazie a Ubitennis, quanti sono diventati giornalisti con tanto di tesserino, quanti hanno avuto accesso da accreditati – sono centinaia! – in vari tornei sparsi per il mondo imparando così a comportarsi come gli inviati dell grandi testate internazionali (non dico di quelle nazionali perchè ormai nessun giornale italiano, salvo di tanto in tanto la Gazzetta, manda un inviato per un intero torneo). Posso garantirvi che tutti quelli che sono stati con noi hanno imparato qualcosa. Molto o poco è dipeso anche dal loro impegno. Ma hanno potuto inserirlo nei loro CV.

Diversi ragazzi che hanno lavorato per Ubitennis, e imparato a fare ricerche sul web e sui giornali, articoli, brevi e lunghi, titoli, editing, i giornalisti insomma, hanno conquistato il tesserino pubblicisti, collaborazioni (da me stesso incoraggiate e favorite in maniera quasi…autolesionista) presso giornali, radio, federazioni, altri siti web …e questa per me è stata una grandissima soddisfazione, un grandissimo motivo di orgoglio.

Sono tutte persone, giovani e meno giovani, che contribuiscono, con la loro passione e con l’esperienza che hanno maturato, a promuovere il tennis, lo sport che io amo da sempre e al quale ho dedicato tutta una vita lavorativa, ricavandone soddisfazioni personali. Sì, proprio tante. Invece purtroppo tranquillità economica e serenità proprio no, con tutte le battaglie che ho dovuto combattere per la mia infinita testardaggine nel voler tenere la schiena dritta.

Un primo giudice ha dato ragione a me e non alla Fit che voleva bloccare il vostro diritto di critica – molto prima che il mio dal momento che mi erano stati chiesti 300.000 euro di risarcimento per via di alcuni vostri commenti e mai per quanto avevo scritto io – ma questa vicenda giudiziaria, durata 3 anni e mezzo e risolta brillantemente dall’avvocato Massimo Rossi che non finirò mai di ringraziare, ha fatto perdere un sacco di energie e tempo a tanti che avrebbero avuto ben altro da fare, incluso il sottoscritto che anzichè dover stare a ribattere assurde accuse avrebbe preferito impegnarsi a far crescere sempre più e meglio questo sito. Forse, ripensandoci, è proprio quello che qualcuno non voleva.

N.B. Nel 2014 a quella sentenza la FIT non si è appellata. A breve dovrebbe arrivare un’altra sentenza per un’altra azione giudiziaria promossa dalla FIT. Vi terrò informati sugli sviluppi.

Fin qui ho privilegiato sempre lo sviluppo giornalistico rispetto a quello economico. Avessi privilegiato il secondo mi sarei potuto “vendere” a chi voleva condizionarmi. Condizionamenti subiti anche da molti potenziali sponsor di Ubitennis che temono di inimicarsi i potenti del momento finanziando Ubitennis. E preferiscono astenersi, quando potrebbero avere invece tutto l’interesse a promuoversi in un sito così verticale dal target ben individuato. Io mi astengo, qui, dal citare i casi più clamorosi di “asservimento” pro bono pacis.

Oggi posso permettermi di compensare solo pochi collaboratori, i più fedeli e i più assidui, i più entusiasti e più disinteressati. Pochi, troppo pochi e non quanto vorrei. Ma non è stato possibile muoversi diversamente per sopravvivere. La storia del giovanissimo Ubitennis dice però che solo 3 anni fa nemmeno questi piccoli passi potevano considerarsi sicuri. Io sono profondamente persuaso oggi più che mai, sia pur senza nascondermi difficoltà obiettive, che ci siano concreti fondamenti per poterlo fare con un numero sempre maggiore di persone perfino in questi tempi di crisi generale, in cui tantissime aziende incluse quelle a capo delle testate editoriali più importanti (Corsera, Repubblica, tutte o quasi i magazines) stanno licenziando o prepensionando gente a tutto spiano.

E questo mi basta per andare avanti, anche se internet è una sanguisuga che ti prosciuga, che non ti dà tregua...tant’è che sono le quattro e mezzo del mattino di Natale quando sto scrivendo queste righe di auguri dedicate a voi, o almeno a chi ci segue e, facendolo, dimostra di apprezzare quel che faccio e che tutti insieme noi di Ubitennis facciamo.

Sono talmente tante le iniziative cui stiamo mettendo mano – anche in relazione al nostro gioco Tennis Virtual Tour che secondo me è geniale e non a caso nel frattempo ha raggiunto circa 3.000 giocatori (raddoppiandoli in pochi mesi; N.B. A fine 2014 sono quasi 6.000!) – che non avrebbe senso adesso farne l’elenco. Le vedrete e se vi piaceranno, e coinvolgeranno, vi capiterà di parlarne con gli amici sui social network o al circolo del tennis, e sempre più gente ci scoprirà.

Ci siamo resi conto che sempre più gente si diverte a fare pronostici per mettere a prova la propria competenza, sia che giochi senza investire soldi sia che scommetta, che quel settore pronostici lo rafforzeremo fortemente con un team ad hoc. Di più non voglio anticipare.

Oggi mi limito a ringraziare calorosamente tutti i collaboratori di Ubitennis, quelli vecchi, i presenti, quelli nuovi che subentreranno e che cercheremo di formare per aiutarli un domani anche a volare con le proprie ali. Molti sono diventati veri amici. Con molti abbiamo condiviso momenti bellissimi che io non dimenticherò. E spero anche loro.

Ubitennis sarà sempre, vi garantisco, un sito indipendente dal potere, da qualunque sigla rappresentato (ATP, WTA, ITF, FIT, CONI), perchè il modo di fare autentico giornalismo è uno solo: libero.

Il che non significa che non prenderemo posizioni sbagliate, granchi, buchi giornalistici. Cercheremo soltanto di limitare tutte le nostre carenze nei limiti delle nostre capacità. Ma lavorando cercheremo anche di divertirci e possibilmente divertirvi, pur sapendo di avere a che fare con una concorrenza sempre più agguerrita (e non sempre leale, non sempre non agevolata da rendite di posizione).

Di nuovo tantissimi auguri di cuore a tutti e …buon tennis a tutti (saluto non originalissimo, ma di cui vanto il copyright fin dalle primissime mie telecronache per Tele+).

Ubaldo Scanagatta

P.S: Se vi pare che a Ubitennis manchi qualche rubrica in particolare, scrivete, suggerite e vedremo se riusciremo a realizzarla. Con o senza il vostro aiuto.

 

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Editoriali del Direttore

Perché potremmo chiamarla ancora Coppa Davis…

Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti che polemizza con la FIT, sono tutti d’accordo, però non è tutto da buttare. Esempio gli outsider Gojo, Piros, Machac, Quiroz, Mejia, Rodionov che impegnano le star. I soldi, i diritti tv, va tutto bene così?

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’amico e collega Angelo Carotenuto sulla sua quotidiana newsletter lo slalom.it, il meglio del racconto sportivo, osserva quel che vedrete in fondo a questo mini-articolo. E io gli rubo il titolo! Carotenuto  lo fa in questi giorni in cui Nicola Pietrangeli dice in un’intervista esclusiva che “Lattuale Coppa Davis è un obbrobrio, il signor Dwight Davis si rivolta nella tomba e poi in giorni in cui Paolo Bertolucci proclama “Non chiamatela più Coppa Davis, questa è un’altra cosa“, in cui Adriano Panatta dice: “Magari il match della scorsa notte con la Colombia si fosse giocato a Bogotà!, qua a Torino di guardare Croazia-Ungheria non frega nulla a nessuno”, in cui Corrado Barazzutti dice: “Ormai comandano i soldi, e pure le tv…” prima di lanciare una terribile stilettata alla FIT dopo 20 anni da capitano di Coppa Davis, ma un triste epilogo che ha visto intervenire gli avvocati di Fit e dell’ex capitano non riconfermato…a mezzo stampa (Corrado lo ha saputo dai giornali…dopo essere andato a braccetto con Binaghi per un ventennio)  in favore di Filippo Volandri: “La Coppa Davis ha cambiato formula grazie anche al voto della FIT”.

Barazzutti dice il vero, stavolta. Infatti è stato Giancarlo Baccini a procurare voti quasi certamente decisivi alla riforma che ha stravolto la tradizionale Davis Cup, visto il modesto margine con cui prevalse la cordata favorevole alla riforma propugnata dal presidente americano ITF David Haggerty. Baccini è un vecchio giornalista, ex barricadiero di sinistra, che per buona sorte della nostra unica gloria italica in Davis non fece proseliti quando gridava in coro in prima fila e in mezzo ai manifestanti del 1976 slogan simili a questo: “No, nessuna volee con il boia Pinochet!“.

Fosse stato per lui, oggi ahinoi consigliere FIT e “consigliori” del presidente dopo aver avuto tutta una serie di rapporti professionali di vario tipo con la Federtennis, non avremmo vinto neppure quell’unica leggendaria Coppa Davis cui Domenico Procacci darà grande lustro con la sua docuserie (ne ho visto un primo spezzone e mi è piaciuto moltissimo, ho riso e pianto a vederlo…avrà sicuro grande successo). Baccini si recò a Orlando nell’agosto del 2018 all’assemblea ITF durante la quale si doveva votare la riforma della Davis, e ci andò con un preciso mandato, quello di negoziare anche i futuri diritti tv per la Coppa Davis. Ovviamente per garantirli a Supertennis di cui era il responsabile. Prima il business, poi il tennis. 

 

Infatti soltanto poche ore dopo il voto che sancì l’approvazione di questo nuovo formato la FIT diramò un comunicato stampa nel quale si annunciava l’esito della votazione e, contestualmente, l’assegnazione dei diritti delle Finali di Coppa Davis a SuperTennis. Baccini votò sì, quindi, come ha ricordato Barazzutti che da capitano di Coppa Davis era bene al corrente, all’epoca, delle vicende che la riguardavano.E oggi possiamo constatare che Supertennis ha i diritti esclusivi sulla Coppa Davis. Non li ha la RAI nè Mediaset che trasmettono in chiaro, non li hanno Sky e  Eurosport che trasmettono a solo abbonati in pay, ma almeno hanno numeri importanti. Va bene così per la massima diffusione del tennis?

Chi li vorrà, soprattutto se l’Italia della Davis si dimostrerà forte come pensiamo tutti e in grado di vincerla o anche solo di raggiungere semifinali e finali nei prossimi 5,6 anni, dovrà pagarli cari. La FIT agisce da tempo come un’azienda commerciale. E anche media, in concorrenza con giornali, siti, tv. E magari è pure giusto, per certi versi. Solo che non si dovrebbe esagerare. A dire il vero, se per il calcio c’è l’obbligo – interesse nazionale? – di far vedere sul massimo canale pubblico e di Stato (in chiaro come lo è anche Supertennis, ma con un’audience ben diversa) le competizioni internazionali della nazionale azzurra, non si capisce bene perchè la cosa non debba valere anche per il tennis. Forse perchè finora eravamo sport minore, vincevamo troppo poco per essere interessanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma se la squadra del suo fortunato capitano Volandri (che ha i suoi meriti per aver avvicinato anche i team privati e i loro coach al clan FIT che per anni li osteggiava), con Sinner, Sonego, Fognini, Musetti e Bolelli – e in un prossimo futuro che si spera non sia davvero a Abu Dhabi – dovesse arrivare in semifinale a Madrid (e con la Croazia siamo favoriti) perchè la RAI o Mediaset non dovrebbero poter trasmettere quell’evento? Che interesse può avere la FIT (salvo i soldi eh…) che ha il compito istituzionale di promuovere il tennis, di nascondere quell’evento a una Rai (o Mediaset) che trasmettono in chiaro consentendone la programmazione soltanto su Supertennis che ha un’audience modestissima, quasi insignificante (sebbene vada riconosciuto che svolge un eccellente lavoro)?

Vedremo insieme gli sviluppi di queste vicende, sperando che chi accenna spesso all’onestà intellettuale di certe prese di posizioni e conseguenti decisioni, la mostri anche in queste situazioni. E qui chiudo riportando fra virgolette quanto scritto, con la consueta originalità di pensiero, da Angelo Carotenuto già domenica mattina sulla sua newsletter:      

“A proposito di passato e di tradizioni. In tre giorni di Coppa è già successo che il ceko Machac, numero 143 al mondo, abbia battuto contro pronostico il francese Gasquet. Il croato Gojo (276 al mondo) ha vinto contro l’australiano Popyrin che è 61. L’ungherese Zsombor Piros, 282 del mondo, ha messo sotto un altro australiano meglio piazzato di lui in classifica, John Millman. E come Sonego contro Mejia, anche il russo Rublev ha sofferto contro l’ecuadoriano Roberto Quiroz, numero 291 al mondo. La Serbia ha perso con la Germania pur avendo Djokovic. Forse possiamo ancora chiamarla Coppa Davis”.Dopo di che nella giornata di domenica, a confortare la tesi espressa da Carotenuto, Galan 111 Atp ha battuto Isner n.24, Tiafoe n.38 ha dovuto cancellare matchpoint a Mejia n.275 del mondo, Rodionov ha battuto Koepfer 85 posti davanti a lui, Piros ha superato Cilic n.30 del mondo e prossimo avversario di Sinner oggi, Lopez ha sconfitto nientemeno che Rublev a dispetto della sua veneranda età. Beh quando si diceva che in Coppa Davis altri fattori, ben diversi dal ranking ATP,  subentravano per dar corpo a un risultato…anche con questo nuovo formato non mi pare che le cose siano cambiate un granchè.”

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Editoriali del Direttore

Coppa Davis: grande Italia, unica nazione già qualificata per i quarti. Sinner è una rivelazione anche in doppio

Gli azzurri vincono 2-1 sulla Colombia, ma anche nel doppio contro Farah/Cabal si fanno onore. Fognini e Sinner hanno perso 8 punti a 6 nel tiebreak del terzo set dopo essere stati avanti 3 a 0

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Jannik Sinner alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

A fine terza giornata dei 6 gruppi della Coppa Davis, l’Italia è sola nazione già qualificata per i quarti. La sola, fra quelle che hanno giocato due incontri, ad averli vinti entrambi.

C’è quasi certamente la Croazia sulla nostra strada verso Madrid, salvo che Cilic, Gojo e il duo Mektic/Pavic perdano imprevedibilmente e clamorosamente 3-0 con l’Ungheria il cui numero uno Fucsovics – per giunta – ha anticipato che al 90% non giocherà per essersi fatto male a una caviglia. Alla Croazia basterà vincere una partita su tre per finire in testa al proprio girone e affrontare l’Italia.

Ma intanto, battuta anche la Colombia dopo gli Stati Uniti, il girone è vinto. E come dicevo i quarti di finale sono garantiti. Sinner e Sonego lo hanno concluso imbattuti in singolare. Se contro i giganti americani erano riusciti a mantenere immacolata la casella dei servizi persi, contro i colombiani – che sulla carta erano più deboli – entrambi hanno invece ceduto una volta il servizio e Sonego ha anche perso un set, il primo. Al tiebreak, per 7 punti a 5, perché il break subito nel primissimo game lo aveva restituito nel sesto raggiungendo il 3 pari. Poi non ha più perso il servizio, né nel secondo né nel terzo, senza giocare mai bene come nella prima giornata ma approfittando del calo inevitabile del suo avversario, Nicolas Mejia, che nel primo set non aveva giocato davvero da N.275 del mondo, ben 248 posti più indietro di Sonego.

 

Sinner nel secondo set ha riservato a Galan lo stesso trattamento dato a Isner: gli ha dato un 6-0 in progressione. Come mi ha detto Nicola Pietrangeli nell’intervista che gli ho fatto, “per accorgersi del livello e della forza di Sinner basta ascoltare il suono che fa la palla sulle sue corde. Pum!

Eh sì, gli altri toccano, lui picchia. E rispetto all’inizio dell’anno, quando eccelleva già di rovescio ma sbagliava tanti dritti quando anziché d’incontro doveva spingere lui la palla e gli davano un gran fastidio le palle basse da tirare su con la frustata di polso, adesso Jannik tira delle fucilate di dritto, sia in cross sia in lungolinea, che fanno paura.

Sbagliando pochissimo in rapporto alle botte che tira.

Francamente, anche se contro Galan è stato meno brillante che contro Isner – contro il quale ha impressionato per la facilità con la quale ha risposto a quasi il 50% delle sue prime palle – mi sembra che questo Sinner sia superiore al Marin Cilic attuale e anche che Sonego sia ben più forte di Gojo, sebbene il numero due croato contro Popyrin abbia dimostrato di non essere uno sprovveduto.

Come al solito dovremo cercare di vincere i due singolari, perché ancora un doppio davvero competitivo con i migliori non lo abbiamo. E migliore di Mektic/Pavic, poi, in questo momento non ce l’ha nessuno. Volandri ha voluto provare una nuova coppia, Fognini/Sinner, sebbene Sinner avesse appena finito di giocare il suo singolare, ma insomma una bella coppia non si improvvisa. E non è detto che un grande singolarista sia anche un ottimo doppista.

Ieri Djokovic, in coppia con Cacic, ha perso in tre set il doppio decisivo contro i tedeschi Krawiets e Puetz…due che se lui li incontrasse in singolare farebbero più o meno gli stessi game di Isner con Sinner.

Prima dell’ultima giornata del round robin i giochi non sono ancora fatti in alcun girone. In quello dell’Italia, USA e Colombia possono ancora tentare di conquistare uno dei due posti riservati alle migliori seconde. Ma sono tante le squadre nelle loro stesse condizioni.

Chi vincerà fra Russia e Spagna vincerà il gruppo A, che si trova in cima al tabellone. La Russia è favorita anche se giocare fuori casa non è mai facile, ma Medvedev con Carreno Busta e Rublev contro Ramos Vinolas o Lopez dovrebbero vincere. La Spagna, pur sconfitta, potrebbe aspirare ad essere una delle migliori due fra le seconde.

Nei quarti forse la Russia potrebbe giocare contro la Svezia, salvo che il Kazakistan vinca con il Canada. E ci sta.

Scendendo nel tabellone il quarto di finale più probabile è Gran Bretagna (se batte la Cechia) contro la Germania (se batte l’Austria lasciandosi dietro la Serbia).

L’Italia si trova nella seconda metà del tabellone e come detto dovrebbe affrontare la Croazia. E spero che si possa andare sul 2-0 e guadagnarsi l’accesso alle semifinali a Madrid.

Contro chi? Contro la vincente del gruppo B (Svezia o Kazakistan) o una seconda squadra che, come detto, potrebbe essere forse più forte sia del Kazakistan sia della Svezia, le quali hanno fatto parte del gruppo decisamente più debole.

Gli incastri sono ancora tantissimi, perché si devono contare i set e magari anche i game, salvo che capitino a pari punti squadre che si sono affrontate; in quel caso ovviamente decide il confronto diretto.

Colombiani e italiani hanno finito di giocare il loro doppio alle 2 e 45 del mattino. Agli americani che dovevano giocarsi le ultime speranze contro i colombiani forse non è dispiaciuto, ma avrebbero preferito che alla fine vincessero gli italiani. Invece ora anche la Colombia può cercare di qualificarsi come seconda.

Non so se Filippo Volandri abbia fatto bene a tenere Sinner in campo fin quasi alle 3 e a mandarlo a letto verso le quattro del mattino. Lui che di solito va a letto alle 22.

Però devo dire che ho visto fare delle cose pazzesche a Sinner anche in doppio. Risposte vincenti in serie, pur rispondendo da destra e sui punti pari perché Fognini ama giocare sui punti dispari e da sinistra (d’altra parte con Bolelli era una scelta obbligata). Ma anche a rete la volée di rovescio di Jannik è di gran livello. Quella di dritto un po’ meno. Però se gioca così è fortissimo anche in doppio. E in coppia con Berrettini potrebbe diventare uno dei doppi più forti del mondo. Roba da Slam winner.

Erano avanti 3 punti a 0 nel tiebreak, dopo un rovescio vincente bellissimo di Sinner nel primo punto e due volée vincenti di Fognini. Sul 3-1 per gli azzurri Sinner ha sbagliato un dritto da metà campo banale per lui e sul 3-2 Fognini ha subito due mini-break, il primo sbagliando un rovescio piuttosto semplice, mentre sul secondo è stato bravo Cabal a giocare una bella volée.

I colombiani, sponsorizzati dalla Mizuno e incitati da un gruppetto di connazionali, sono saliti sul 6-3, ma due match point li ha annullati Sinner che serviva, il secondo con un ace. Poi sul servizio di Cabal una steccaccia clamorosa di dritto di Fognini ha fatto impennare la palla che è terminata poco prima della riga di fondo. Fognini non ha potuto fare a meno di baciare il telaio della racchetta: 6 pari!

Ma la fine è stata rinviata di pochissimo. Cabal ha chiuso uno smash e sul quarto match point Fognini ha sbagliato un lob in topspin: gli è venuto corto e per i colombiani è stato facile chiudere. Abbiamo scoperto che Sinner può giocare benissimo anche il doppio (“Anche il triplo!“, ha detto Volandri) e non è poco in prospettiva. È vero che aveva già giocato e vinto un torneo (ad Atlanta con Opelka…), ma aveva giocato così poco che è stato comunque una vera rivelazione.

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Editoriali del Direttore

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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