Cosa ci aspetta nel 2015?

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Cosa ci aspetta nel 2015?

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TENNIS FOCUS – Tra nuovi campioni Slam e veterani fermati da infortuni, il 2014 è stata probabilmente una stagione spartiacque, e già dal prossimo anno potremmo aspettarci delle importanti novità. O forse, resterà tutto invariato, con i soliti a farla da padrone

Conclusasi con la prima vittoria della storia della nazionale svizzera in Coppa Davis e con il quarto titolo in carriera alle Atp World Tour Finals di Novak Djokovic, la stagione appena passata ci ha regalato molte novità, tante sorprese, l’amara assenza di Juan Martin del Potro e il tormento per gli infortuni di Rafael Nadal. La classe di Roger Federer è rimasta immutata e a 33 anni lo svizzero è stato capace di una stagione di rivincita dopo un 2013 funestato dal problema alla schiena. Djokovic è tornato numero 1 del mondo, Andy Murray sembra essersi perduto dietro ai cambi di allenatore e alla pressione della riconferma. I giovani faticano ancora trovare il loro posto in un mondo dominato (quasi) sempre dai soliti campioni. Cosa ci aspetta quindi nella stagione 2015? Ci troveremo di fronte all’esplosione di una stella? O il trend resterà quello degli ultimi 10 anni? A voi l’ardua sentenza…

 

1. L’era di Djokovic

Per 10 lunghi anni il tennis mondiale è stato quasi sempre dominato dal duopolio Nadal – Federer, l’amato/odiato Fedal. Mentre le orde di fans si scatenavano nel dibattito “Nadal è il migliore sulla terra, superiore psicologicamente a Federer” e “Federer è il Goat, per Nadal la sua classe è inarrivabile”, il giovane di Belgrado si costruiva la sua strada, facendosi spazio fra due dei più grandi campioni che questo sport abbia mai avuto. E nonostante un titolo agli Australian Open conquistato a 21 anni, l’esplosione del serbo è arrivata 3 anni dopo, in quello straordinario ed irripetibile 2011, a cui ancora i suoi numerosi sostenitori guardano trasognanti. Quella per lui fu la stagione della definitiva consacrazione. E negli ultimi 4 anni per tre volte è stato in grado di chiudere la stagione al numero 1 del mondo. Attualmente è difficile trovare un punto debole al serbo, che si appresta ad iniziare la prossima stagione con tutte le carte in regola per proseguire nel suo dominio. Il suo grande obiettivo sarà ancora una volta, ne siamo certi, quel Roland Garros che gli permetterebbe di concludere il meritato Career Slam. Ha un problema e lo sa anche lui: “Il mio problema si chiama Rafael Nadal”.

2. Il re non è morto, viva il Re

Roger Federer. Quando si parla di lui è sempre difficile non perdere l’equilibrio. E sembra arduo ormai fare una qualunque previsione. Perché questo grande campione ci ha abituati davvero a tutto. Alle straordinarie vittorie, al suo lunghissimo dominio. L’ ”affronto”, quando all’apice della sua carriera, un giovane spagnolo si è insinuato nel suo regno, battendolo per la prima volta a Miami, a soli 17 anni. Ma il Re non è morto. Ha vinto ancora tanto, ha conquistato un titolo al Roland Garros, nel 2009, un trofeo in cui nessuno sperava più dopo le 4 vittorie consecutive di Nadal. Non ha più vinto uno Slam per 2 anni ed è risorto a Wimbledon, quando nel 2012 fece piangere il povero Andy Murray davanti al pubblico di casa. Poi è arrivato l’infortunio, un tormento alla schiena durato per tutto il 2013 e che causa principale, forse unica, dell’arretramento fino al n. 6 del ranking. E quando ormai il declino sembrava irreparabile, visti i problemi fisici e l’età, eccolo tornare, con al suo fianco l’ ex n.1 Stefan Edberg, ad essere protagonista fino alla fine di questo 2014. Si riprende il n. 2 del mondo (rischiando anche di tornare n.1), disputa la sua nona finale all’All England Club, vince un paio di “1000”, raggiunge la finale alle Atp World Tour Finals, prima che la schiena torni ad infastidirlo e a consigliargli il ritiro per non compromettere quella di Coppa Davis alle porte. Altra finale che poi vincerà da grande protagonista (va bene, anche Wawrinka ha grandissimi meriti), per la prima volta in carriera e nella storia della Svizzera. Serve altro per chiedersi cosa possa riservarci il suo 2015?

3. La nuova elite del tennis

Giovani, forti e.. poco vincenti. È da qualche anno ormai che si parla del tanto agognato ricambio generazionale. Nel tennis di oggi è pur vero che l’età media dell’esplosione di un giovane si è spostata molto in avanti. Basti pensare a questo 2014, in cui le sorprese Slam di Stan Wawrinka e Marin Cilic si sono palesate alla ‘veneranda’ età di 29 anni il primo, 26 il secondo. Età in cui solitamente un campione è già affermato e con titoli in bacheca. Difficile rivedere un Nadal o un Borg che alza la coppa dei moschettieri a 18 anni. I giovani classe ’90 sono ancora alla ricerca di una propria identità tennistica, anche se nella stagione appena conclusa il canadese Milos Raonic ha raggiunto la prima finale in un Masters 1000 (a Parigi-Bercy è stato sconfitto da Djokovic) per poi qualificarsi, primo nato nei ‘90s alle Atp World Tour Finals; Kei Nishikori è andato vicino alla vittoria a Madrid contro Rafa Nadal e fatto finale allo US Open; Grigor Dimitrov ha disputato la prima semifinale Slam a Wimbledon. I giovani fanno comunque molta fatica ad imporsi a grandi livelli, o quantomeno a fare quel salto di qualità che li potrebbe portare in cima alla classifica mondiale. Grande interesse inoltre, hanno destato i nati fra il ’95 e il ’98: Kyrgios, Zverev, Kokkinakis, Coric. Kyrgios è stato protagonista di una delle più dolorose sconfitte di Rafa Nadal a Wimbledon. Zveren, tedesco di appena 17 anni, ha vissuto un’estate incredibile dimostrando un elevato livello tecnico. Coric è stato premiato come “Atp Star of Tomorrow”. Il futuro non sembra quindi così nero.

4. A volte ritornano

Rafael Nadal e i suoi comeback. Rafa e i suoi infortuni. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. E probabilmente anche lui. Dopo un ritorno trionfale nel 2013 (a seguito di sei mesi di stop forzato causa ginocchio, sempre lui), questo doveva essere l’anno del doppio Career Slam. Puntualmente smentito dato che il mancino di Manacor non ha mai riconfermato le sue stagioni migliori l’anno seguente. Perde una dolorosa finale agli Australian Open anche per colpa di un problema alla schiena (e non togliamo meriti a Stan Wawrinka, ma chissà come sarebbe andata altrimenti). La stagione sul rosso, sua roccaforte da sempre, si trasforma in un’ agonia piena di dubbi e di incertezze. Immaginate quindi lo stato d’animo con cui si è presentato al Roland Garros quando ancora una volta si è trovato sulla strada Novak Djokovic. Le lacrime durante la cerimonia di premiazione sono un riassunto perfetto di quello che aveva dentro, di quanto fosse vitale, ossigeno per lui, la nona sinfonia parigina. Agli ottavi di finale di Wimbledon viene fatto fuori dal 19enne Nick Kyrgios. A luglio annuncia che salterà tutta la stagione nord americana, US Open compreso, il problema questa volta è al polso destro. Dopo una fugace apparizione a Pechino e Shangai, è di nuovo costretto a fermarsi a causa dell’appendicite, per cui verrà operato. Sul suo ritorno in campo non dovrebbero esserci dubbi, è come affronterà a 28 anni il rientro la vera incognita.

5. Provaci ancora Andy

Quando nel 2012 Andy aveva alzato il suo primo titolo Slam agli US Open, avevamo tutti tirato un sospiro di sollievo. Finalmente, quello che rischiava di restare l’eterno incompiuto ce l’aveva fatta. Quando l’anno successivo era riuscito a riportare in patria, 77 anni dopo Fred Perry, la sfavillante coppa di Wimbledon, eravamo ormai sicuri di non esserci sbagliati, Murray era entrato questa volta di diritto nei ‘favolosi quattro’. Con Ivan Lendl al suo fianco, il tennista di Glasgow ha vinto anche una medaglia d’oro in singolare ai Giochi Olimpici di Londra, e quel fragile ragazzo che aveva fatto commuovere il pubblico di casa dopo la finale persa all’All England Club nel 2012, sembrava essere ormai svanito. Ma si sa che, per quanto sia arduo vincere, è ancora più difficile confermarsi. Un delicato intervento alla schiena, l’abbandono di coach Lendl (sostituito a sorpresa da Amélie Mauresmo) ed una stagione deludente, in cui ha anche rischiato la qualificazione al Masters, sembrano aver riportato Andy Murray indietro nel tempo, a quando faticava a farsi spazio fra Nadal, Federer e Djokovic. È inevitabile chiedersi se nel 2015 Murray riuscirà a ritrovare la serenità e la lucidità per vincere ancora e per imporre il suo tennis di qualità, e se questa collaborazione con la Mauresmo darà dei frutti.

6. I non giovani

Diventare grande quando ci si avvicina ai 30. È quello che in questa stagione è successo a Stan Wawrinka e Marin Cilic. Per entrambi questo è stato l’anno delle prime volte. Il primo, da sempre l’ombra del connazionale più forte, si è trovato a dover affrontare Rafael Nadal in finale agli Australian Open. Situazione che farebbe venire gli incubi al più prode dei guerrieri. Ma Stan in semifinale è riuscito a battere al quinto set il campione in carica Novak Djokovic, prendendosi la rivincita per il match dell’anno precedente, e vola dritto verso il suo primo titolo Slam della carriera, dopo aver sconfitto lo spagnolo. Arriverà a maggio anche il suo primo Masters 1000 a Montecarlo, proprio contro Roger Federer e chiuderà in bellezza il 2014 con la vittoria in Coppa Davis (in cui vince singolare e doppio). La vittoria allo US Open di Marin Cilic è forse stata la vera sorpresa dell’anno. In una finale del tutto inedita a Flushing Meadows, in cui si trova davanti il giapponese Kei Nishikori, anche lui alla prima finale in uno Slam, il croato allenato da Goran Ivanisevic, è passato dalla squalifica per doping alla sua prima vittoria importante, al numero 8 del mondo e alla qualificazione per il Masters. Difficile dire se entrambi saranno capaci di riconfermare quella che potrebbe restare una parentesi unica.

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ATP

Roland Garros: Auger-Aliassime al terzo turno, finisce la corsa di Carabelli. Fuori a sorpresa Fritz [VIDEO]

Il n. 9 del mondo mostra tutti i miglioramenti su questa superfice e riesce a cavarsela in un secondo set molto combattuto. Avanti Isner e Khachanov

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Felix Auger-Aliassime - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Dopo la grande paura dell’esordio, con la rimonta da due set sotto – un doppio 6-2 – contro il qualificato peruviano Varillas, che aveva fatto riemergere i fantasmi dello scorso anno quando al primo turno dell’Open di Francia era stato sconfitto in quattro parziali da Andreas Seppi, Felix Auger-Aliassime ha centrato la qualificazione al terzo turno del Roland Garros in modo agevole con lo score di 6-0 6-3 6-4 in 2h17 interrompendo la corsa di un altro sudamericano proveniente dalle qualificazioni al suo primo main-draw Slam: Camilo Ugo Carabelli. Il 22enne di Buenos Aires, numero 155 del mondo, aveva approfittato, nel suo debutto assoluto in un tabellone principale di un Major, dello stato di forma assolutamente precario di Karatsev. Comunque gli sono volute oltre quattro ore e dieci per superare il russo, al long tie-break della quinta frazione, e le fatiche della sfida con Aslan si sono ripercosse nel bagel subito in apertura.

Poi, però l’argentino ha offerto una prestazione più che dignitosa, specialmente nel secondo set, dove ben 6 giochi sui 9 totali si sono decisi ai vantaggi. Un 6-3, dunque per certi versi bugiardo considerando anche il fatto che il canadese ha commesso qualche errore di troppo ed è inciampato in diversi doppi falli. In seguito, molto lucido Felix nell’amministrare con tranquillità il break decisivo della terza frazione maturato nel terzo game. Tanti meriti, al di là della poca esperienza di Ugo (prima del torneo non aveva mai affrontato un Top 50, discreta carriera da junior dove è stato al massimo n. 70) per Auger che ha mostrato tutti i miglioramenti compiuti su questa superfice da quando siede sulla sua panchina Toni Nadal. In particolar modo, oggi, ottima resa nei pressi della rete con 26 punti vinti su 33 discese complessive. Bene anche il numero dei punti diretti con il servizio: 8 ace; e il dato sui vincenti: 41 a fronte di 37 non forzati. Soli 6 winners, contro 27 gratuiti per il n. 155.

IL MATCH – Inizio da incubo per Carabelli che cede il primo parziale senza incamerare alcun game. Un bagel ad aprire l’incontro che ha messo in mostra tutta la differenza di livello tra i due protagonisti della sfida. Le 146 posizioni che distanziano il n. 9 del mondo dal 22enne argentino, si vedono tutte; dalla pesantezza di palla alla profondità dei colpi; dalla solidità dei fondamentali all’incisività del servizio. Il 21enne di Montreal fa il bello ed il cattivo tempo, giocando sul velluto e potendo esibire al meglio le sue armi principali che si riassumono nello schema concreto e risolutivo dell’uno-due: servizio e drittone come primo colpo dopo la battuta. Una manata dal lato destro, in grado di poter spolverare qualsiasi angolo sia dal centro del campo con le direzioni inside-in e inside-out che con le classiche traiettorie incrociate in diagonale e anomale in lungolinea.

 

Inoltre potendo giocare a braccio totalmente sciolto, il classe 2000 di origini africane ha regalato anche spettacolo nell’affollato Campo 7 eseguendo pregevoli smorzate e disimpegnandosi in chirurgiche discese a rete con tanto di ricamini in demi-volée a sigillare i punti. Tutto ciò sotto gli sguardi compiaciuti di Frederic Fontang e Toni Nadal. Chiaramente la prestazione fornita finora dalla tds n. 9 va presa con le pinze, visto che il sudamericano è poco avvezzo a questi livelli. I numeri di questa frazione a senso unico raccontano di un predominio sotto ogni aspetto da parte di Felix, dal bottino tra winners e unforced (9/5) ai punti ottenuti con il servizio – 62% con la prima e 75% con la seconda – fino alla concretizzazione dei break point (3/3). Dall’altra parte il qualificato albiceleste racimola un misero 18% con il primo servizio e solo il 40% con la seconda, dato che contribuisce al bilancio finale dei punti vinti nel parziale (26 contro 11).

Ad inizio secondo set Auger-Aliassime molla un po’ la presa e rallenta un attimo. Un comprensibile e fisiologico appagamento dopo il 6-0. In questo avvio di set è il servizio a tradirlo: commette tre doppi falli nei primi due turni di servizio della frazione, e nel secondo di questi concede anche tre palle break – l’argentino ne aveva avuta solo una nel terzo game del match. Riesce a salvarsi su tutte e tre le occasioni. Ma quantomeno il nativo di Buenos Aires nel gioco precedente è riuscito nell’intento d’interrompere l’emorragia, ponendo fine ad una striscia di 7 sette game consecutivi del suo avversario, e grazie a questo sussulto è finalmente entrato in partita trovando le prime esecuzioni degne di nota con un ceto grado di profondità – fino a quel momento aveva sempre giocato costantemente corto, con i suoi colpi che raramente atterravano negli ultimi centimetri di campo disponibili. Tenendo meglio lo scambio da fondo, Carabelli può anche essere più verticale ed aggressivo nel suo gioco dandosi la possibilità di andare a prendersi il punto a rete.

Il semifinalista dello Us Open 2021 continua a sbagliare qualcosina di troppo, non riesce più a variare le traiettorie come invece faceva magnificamente nel primo set. E non potendo più affidarsi a palle lavorate, con maggiore top-spin, dunque non riuscendo ad eseguire come prima colpi più arrotati in sicurezza, ciò comporta che il margine di errore si assottigli essendo costretto a giocare sempre in spinta. Inoltre il n. 155 del ranking rinvigorito anche dal primo turno di servizio vinto a 0 (il quarto game del set, sul 2-2) costringe il canadese al terzo game alla battuta su tre ai vantaggi. Ma Auger in qualche modo, nonostante le palesi difficoltà in questo frangente della sfida, alla sesta palla game impatta sul 3-2. Proprio quando Camilo Ugo sembrava essere il giocatore in campo con più possibilità di centrare l’allungo, dando la sensazione di essere il tennista più solido in quel momento, ecco che due gratuiti gli complicano nuovamente la vita.

Poi a quel punto il dritto della tds n. 9 del seeding torna a frullare meravigliosamente. Il n. 1 di Canada torna a costruire ogni 15 in modo impeccabile, aprendosi il campo con lo sventaglio sul bimane dell’avversario per poi chiudere con l’anomalo in avanzamento. Anche il drop-shot, che per un po’ ha latitato, torna a funzionare proprio in occasione dello scambio che certifica la palla break. Il problema, per il vincitore del torneo di Rotterdam, è che continua a crearsi delle difficoltà dove altrimenti non ci sarebbero. Non chiude subito un game di servizio in cui era 40-15 (il secondo in fila), facendosi rimontare ai vantaggi e (quattro turni alla battuta su quattro ad oltranza) concede anche una palla break. Ma alla fine riesce comunque a portarsi sul 5-2. Obbligato a servire per rimanere nel parziale e prolungarlo, il tennista argentino dimostra di non voler mollare e accorcia le distanze, in quello che è il sesto gioco su otto del set decisosi ai vantaggi. L’abnegazione di Carabelli viene premiata da un ghiottissimo 30-30 sul 5-3 e servizio Felix. Ma la battuta del canadese è micidiale, e dopo un combattuto secondo parziale (a discapito di quello che potrebbe far pensare il punteggio) durato oltre l’ora di gioco, Aliassime è ad un solo set dai sedicesimi di finale.

L’equilibrio nella terza frazione si rompe già nel terzo game, con il break subito a 15 dal qualificato albiceleste. Il canadese rischia di restituire immediatamente il favore, ma aggrappandosi al fondamentale d’inizio gioco rimonta dallo 0-30 e s’inerpica 3-1. A questo punto, si prosegue on-serve per quattro giochi consecutivi senza ulteriori scossoni, – con il n. 9 molto prolifico a rete con 5 punti vinti su 7 discese – fino al momento della verità: il nono game come nel secondo set. Carabelli ancora una volta si rivela encomiabile, annulla tre match point e prolunga la resistenza. La quale però si spezza definitivamente sul 5-4, Auger-Aliassime mette le mani sul terzo turno al quarto match ball.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Musetti ci ha fatto ancora sognare finché Tsitsipas ci ha risvegliato bruscamente. Ma Corretja lo vede top5 in quattro anni. Ha ragione?

Sei italiani su dodici al secondo turno. Sinner impressiona, Sonego convince, Cecchinato rimonta, la Giorgi sorprende…per la maglietta. Paire imbastisce un discreto casino. Wimbledon minaccia di ridurre il montepremi in risposta all’azzeramento dei punti ATP e WTA. Una piccola guerra a fronte di quella vera

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Ieri su parte del titolo del mio editoriale si leggeva: “Oggi 8 italiani in campo, finirà 4 pari?”.

E’ finita effettivamente 4 pari, perché hanno vinto Sinner, Sonego, Giorgi e Cecchinato, hanno perso Bronzetti, Paolini, Zeppieri e Musetti. Ma i rimpianti per un possibilissimo 5-3, se non addirittura 6-2 ci sono, perché Jasmine Paolini ha servito per il match – ammesso che il servire fosse un vantaggio – e poi ha perso al tiebreak decisivo del terzo set, cominciato bene, 3-1, ma finito malissimo 10-5. E poi perché quando Musetti ha vinto, giocando stupendamente, i primi due set contro Tsitsipas, era certo lecito sperare che non si ripetesse la stessa storia di un anno fa con Djokovic, quando Lorenzo aveva vinto i primi due al tiebreak e poi era letteralmente crollato nei set successivi, 6-1,6-0,4-0 e ritiro.

Invece anche questa volta, e contro il greco che a sua volta lo scorso anno contro lo stesso Djokovic in finale aveva dilapidato anche lui un vantaggio di due set a zero, Musetti fra terzo, quarto e quinto set, non è riuscito che a raccogliere pochi game, sette in tutto, 2-3-2.

 

Questa volta non è stato soltanto un crollo fisico, ma anche un po’ di testa, anche se certamente Tsitsipas dal terzo set in poi è apparso debordante, con una condizione atletica paurosa, una potenza nei colpi impressionante, una concentrazione mostruosa. Proprio il contrario di Lorenzo che invece ha cominciato a guardare sempre più spesso il proprio angolo, come se Tartarini potesse fare chissà quale miracolo. E poi a parlare, a lamentarsi, come quando sul 5-3 15-0 del quarto set lo si è sentito dire “Ma perché – e giù un moccolo – perdo sempre, mi manca anche tanta fortuna, ma non è possibile!”…e quelle sono frasi che un Djokovic, un Nadal e anche uno Tsitsipas non direbbero mai quando, a ben vedere, lui era ancora avanti due set a uno con tutto un quinto set ancora da giocare.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Lo sfogo del ragazzo di Carrara denoterebbe una certa fragilità di testa, però sembra più giusto osservare che Lorenzo ha 4 anni meno di Tsitsipas e semmai fidarsi di uno che di tennis ha sempre capito molto come Alex Corretja, lo spagnolo ex n.2 del mondo oggi opinionista di Eurosport-Discovery Channel: Musetti è un talento straordinario, da anni non ricordavo un primo turno di Slam di questa qualitàe Alex ha citato un match di Kafelnikov all’inizio del terzo millennio – e il ragazzo italiano è ancora giovanissimo. Secondo me entro pochi anni sarà uno dei primi 5 tennisti del mondo…”.

Beh, mi pare una profezia lusinghiera. Che può consolare Lorenzo per questa sgradita remuntada, peraltro effettuata dal maggior candidato della metà bassa del tabellone ad un posto in finale, nonché –come appena ricordato – già finalista qui un anno fa.

Nello spareggio fra due “rimontati” è normale che la maggior esperienza del greco si facesse valere. Il tennis è forse lo sport più completo che esista, anche se il fatto che lo dica io possa sembrare di parte. Ma nel tennis ci vuole il fisico, la testa, un gran braccio, grandi gambe, l’esperienza e anche quella parola diventata ultimamente un po’ abusata, la resilienza, che però è fondamentale. Lorenzo ha 20 anni, era reduce da un infortunio che ne ha minato la preparazione, ha giocato un secondo set da fenomeno e, sempre contando sul grande talento naturale, ha tutto il tempo necessario per costruirsi fisico, testa, esperienza, resilienza. “Credo di avere il livello per avere un futuro importante e sono contento di essermi battuto fino alla fine“.

Tsitsipas – che ha fatto tanti complimenti a Lorenzo (ma intanto lo ha battuto tre volte su tre) – aveva vinto soltanto due partite dopo aver perso i primi due set, con Munar nel 2020 e con Rafa Nadal nel 2021 in Australia nei quarti, quando poi in semifinale perse con Medvedev. Stefanos è stato bravo, soprattutto a non perdersi d’animo e a tenere i nervi saldi – la testa – e incontenibile da metà del terzo set in poi quando il trend del match è completamente cambiato.

Insomma, alla fine, 4 pari poteva essere e 4 pari è stato. Così, esaurito il primo turno, dei 12 azzurri al via, possiamo ricordare che sei sono approdati al secondo, cioè quelli vittoriosi questo martedì e appena enunciati in aggiunta a Fognini  e Trevisan che giocano il loro secondo turno questo mercoledì, rispettivamente contro l’impronunciabile olandese Van de Zandschulp – la pronuncia me la sono fatta ripetere 3 o 4 volte dal collega olandese del De Telegraph finché ho rinunciato – e la polacca Linette, giustiziera di Jabeur e n.52 WTA, ma abbordabile dalla Trevisan di questi giorni felici. Chi non lo sarebbe dopo il primo torneo vinto, a Rabat il weekend scorso, e 26 posti guadagnati nel ranking che adesso la vede a n.59? La differenza di soli 7 posti nel ranking dice che la vittoria la si può raggiungere. Sono meno ottimista, invece, sul match di Fabio, n.51 e alle prese con l’olandesone di Wageningen che è salito recentemente a n.26. Penso che Fabio possa vincere in 3 set, ma che sia difficile ci riesca in 4, e sia quasi impossibile una vittoria in cinque. [Le quote non lo danno per favorito].

Lo scorso anno qui avevamo portato in tabellone 11 uomini e 4 donne, isnomma 15 contro i 12 di quest’anno. Dieci avevano passato il primo turno: Sinner, Berrettini, Cecchinato, Musetti, Mager, Seppi, Fognini, Paolini, Giorgi e Trevisan.

Al terzo turno erano passati poi Fognini, Sinner, Berrettini, Musetti e Cecchinato (che si sarebbero sfidati nel derby) e nessuna delle ragazze. Agli ottavi arrivarono Sinner (battuto da Nadal), Musetti (da Djokovic) e Berrettini che si sarebbe poi ritrovato nei quarti senza giocare per il ritiro di Roger Federer.

Quest’anno le cose si sono messe meno bene, un po’ per sfortuna – vedi gli infortuni a ripetizione di Berrettini (ma anche di Sinner e Musetti) e i sorteggi tipo quello occorso a Parigi per Musetti – e un po’ perché i ragazzi italiani non hanno ancora ripetuto gli stessi exploit.

Ho fiducia nei progressi di Sinner che contro Fratangelo – di cui ho parlato diffusamente nel video, del suo nome Bjorn, di papà Mario, di quel suo status di top 100 per una sola settimana, dopo che nel 2011 aveva vinto qua il torneo junior …sia pur deludendo gli appassionati del gossip…e rimedio qui: è “fidanzato” con Madison Keys – ha servito molto bene e non ha mai perso la battuta, concedendo solo due pallebreak annullate con grande spavalderia.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Questo Sinner non dovrebbe avere problemi con Caballes Baena che ha sofferto per 5 set prima di eliminare il tedesco Otte. E io penso che vincerà anche con Basilashvili o McDonald. Né lo darei per battuto in ottavi con Rublev o Garin (che ha eliminato Paul, testa di serie n.30).

Cecchinato ha approfittato dei 36 anni del tennista del Park Genova Andujar per dominarlo alla distanza dopo essere stato sotto due set a uno, ma ora de la dovrà vedere con un avversario molto più tosto, Hurkacz, che non ha concesso neppure una pallabreak ne 7-5,6-2,7-5 con cui ha regolato Zeppieri alla prima esperienza, qualificatosi in uno Slam. Con Khachanov a Roma, dopo aver battuto Molcan, e con Hurkacz, Zeppieri non ha sfigurato ma ha dato l’impressione di essere sulla strada giusta insieme al suo nuovo allenatore Fischetti. Immagino il dispiacere di Melaranci, ma la vita è così.

Sonego ha dominato Gojowczyk e è leggermente favorito con il portoghese Sousa. 1 a 1 i duelli diretti, ma la sconfitta di Lorenzo risale a Roma 2016, mentre quella di Joao è di Antalya 2019. Sousa è n.79 ATP e ha recentemente dimostrato un grande stato di forma raggiungendo la finale al torneo di Ginevra dove ha messo alla frusta Casper Ruud cedendo al norvegese soltanto 7-6 al terzo, ma in semifinale aveva battuto Gasquet e prima, a ritroso, Ivashka, Basilashvili e Andujar. Però potrebbe risentire, a 33 anni, della fatica compiuta nella maratona di 5 set e 4h e 23 m.,  per aver ragione del cinese di Taipei Tseng.

Non ci sono state chances per la Bronzetti con la Ostapenko all’inizio. Poi invece qualcuna è affiorata. Ma l’azzurra un anno fa non sognava neppure di arrivare dove è arrivata. Diamole il tempo che merita. Ne ha meno Camila, che mi ha rimproverato perché guardando solo pochi punti del suo match su un monitor non ho fatto caso al fatto – eccezionale mi dicono – che avesse giocato indossando una maglietta e non un abitino disegnato da mamma Giorgi. Chissà se mai mi perdonerà. Con l’ostica e battagliera Putintseva non avrà vita facile secondo me, sia che indossi un’altra magliettina oppure un abitino. La piccola guerriera kazaka (1m e 63cm secondo il media guide WTA ma a me sembra meno) lasciò il…tennis russo perché non le dettero una wild card al torneo di Mosca anni fa. Ora con passaporto kazako potrà giocare tranquillamente a Wimbledon anche se è moscovita. Non si sarà certo pentita della decisione presa a suo tempo per quella impuntatura.

Mettendo da parte il tennis italiano le notizie del giorno sono venute dal danese Rune che ha inflitto una severissima lezione a Shapovalov. A 19 anni questo ragazzino che l’aveva sparato grossa qualche mese fa quando aveva dichiarato di poter battere il record dei 13 Roland Garros appartenente a Rafa Nadal, ha tenuto sempre l’iniziativa aiutando Sciupavalov a sbagliare lo sbagliabile: 53 errori gratuiti sono tanti. Rune si è fermato a 19. Quasi un terzo.

Nella giornata si è parlato molto della decisione di ATP e WTA di non attribuire punti al torneo di Wimbledon, e si dice che Wimbledon – che ha fatto a parer mio un errore clamoroso nell’impedire a russi e bielorussi di partecipare ai Championships –  potrebbe inasprire il conflitto abbassando drasticamente il montepremi. Cosa che spingerebbe un numero ancora superiore al previsto a recarsi altrove. Fognini ha buttato lì Formentera, Camila Giorgi ci ha detto che “potrebbe essere la volta buona che vado finalmente in Thailandia”, mentre Sonego ha fatto capire che dopo lo sbaglio di Wimbledon anche l’ATP è stata forse un po’ troppo precipitosa.

Di quel che ha detto Benoit Paire senza tanti mezzi termini “Ma l’ATP difende la Russia o i giocatori? Il 99% dei giocatori, mai interpellati, sono contrari… e decidendo di concedere lui una intervista che nessuno gli aveva richiesto proprio per attaccare l’ATP che non avrebbe consultato i giocatori che lui ha raccontato essere contrarissimi agli zero punti di Wimbledon per tutti, trovate un ampio servizio in questa home page.

È molto probabile che se Djokovic vedrà scadere i suoi 2.000 punti di Wimbledon 2021 senza poterne sostituire alcuno, chi godrà sarà Medvedev che diventerà n.1 del mondo nel modo ancora una volta più strano. E questa volta potrebbe restarci molto più a lungo della prima.

2.000 punti da conquistare non sono uno scherzo, non sono certo i 180 che Daniil non può recuperare dal Wimbledon 2021.

Commovente il canto del cigno Jo Wilfried Tsonga, ragazzo cui tutti hanno sempre voluto bene. Commossi sono apparsi tutti i giocatori francesi che gli hanno tributato il doveroso omaggio, da Monfils a Gasquet, a Simon che…anche lui aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo Roland Garros e sembrava proprio che anche il suo ultimo giorno fosse lo stesso di quello di Tsonga, era sotto di un break nel quinto set, dopo aver perso nettamente terzo e quarto con Carreño Busta, e invece trascinato da un pubblico entusiasta “Allons enfants de la Patrie” si è concesso almeno un paio di giorni di gloria sciovinista in più.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: buona la prima per Medvedev, Bagnis battuto con un triplice 6-2

Il russo approda al secondo turno dello slam francese superando in tre set l’argentino. Al secondo turno Djere o Berankis

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

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Dopo la sconfitta all’esordio sulla terra rossa in quel di Ginevra contro Richard Gasquet, ritrova il sorriso Daniil Medvedev che in un’ora e 38minuti liquida la pratica Facundo Bagnis, numero 103 del ranking ATP, e approda al secondo turno dello slam parigino, contro il serbo Laslo Djere.

Per il russo il successo è arrivato con un periodico 6-2; ha mostrato buona condizione fisica visti i recenti problemi fisici e l’intervento all’ernia, non cedendo alla fatica anche quando lo scambio si è allungato. Positive anche le statistiche con 35 vincenti messi a referto dal russo a fronte di 19 gratuiti, con ben 12 ace. Punto dolente i 7 doppi falli che con un avversario più ostico di Bagnis avrebbero potuto incidere in ben altra maniera. Dal canto suo l’argentino, anch’egli non al 100% della forma (era reduce dal ritiro al primo turno di Ginevra) ha provato a resistere alla potenza di Medvedev, cercando di muovere il russo. Tuttavia, Bagnis si è dimostrato troppo falloso e poco incisivo col servizio.

 

IL MATCH – Primo set dominato dal russo, che pronti via si procura il palla break. Bagnis ad inizio match è molto combattivo e con un’ottima combinazione servizio e attacco a rete si salva una prima volta, ma due vincenti uno di dritto e uno di rovescio al termine di due scambi durati rispettivamente 16 e 14 colpi regalano il break al numero 2 al mondo.

La seconda di Medvedev è poco incisiva e il russo paga dazio nel secondo game con Bagnis che si guadagna subito due occasioni per l’immediato contro break con un dritto incrociato che trafigge Medvedev a rete. Due aces ad oltre 190 km/h rimettono il game in equilibrio. Un rovescio out del russo e il primo doppio fallo dell’incontro rimettono la sfida in parità.

Da quel momento è un monologo del russo, 92% di punti vinti con la prima (dodici su tredici), 6 aces e una aggressività in risposta che mette in difficoltà un buon giocatore da rosso come Bagnis. A fare la differenza è stata la quantità di errori di Bagnis ben 11 contro i 5 del russo, mentre Medvedev che alterna corsa e potenza non soffrendo neanche gli scambi lunghi. Infatti, quando lo scambio si allungava Medvedev ha vinto 12 punti su 17 scambi andati oltre i 9 colpi.

Il dominio di Medvedev è totale nel secondo set, con il russo che con un doppio break si issa facilmente sul 4-0. Unico passaggio a vuoto il sesto game, con Medvedev che recupera da 0-40, beneficiando prima di un gratuito di Bagnis e poi mettendo a segno tre vincenti di dritto.

Il russo dimostra anche una certa confidenza al gioco sul rosso, sia per l’ottima capacità di lettura dei dropshot tentati da Bagnis, che quasi mai si rivelano pericolosi, sia per la buona capacità nel variare gli scambi con dei dropshot ben eseguiti che spesso trovano impreparato l’argentino.

Anche nel terzo set, così come nei due precedenti, Medvedev piazza il break in apertura approfittando ancora degli errori di Bagnis col dritto. A rimettere in gioco l’argentino ci pensa Medvedev nel corso di un orribile quarto game, nel quale mette in campo solo due prime, commette tre doppi falli e innervosito dalla situazione sparacchia out un dritto che rimette il set in equilibrio.

Bagnis però cede subito alla pressione del russo in risposta, che in un attimo si ritrova 0-40. L’argentino si salva per ben due volte ma poi spreca tutto con un dritto mal eseguito che finisce fuori in lughezza. La fuga di Medvedev viene certificata con il break del 5-2 con l’argentino che prova a correre Medvedev per tutto il campo ma si incarta con una palla corta sulla palla break che finisce in corridoio. Per Medvedev è una formalità chiudere al servizio l’incontro per il 6-2 finale.

Buona prestazione dunque per il russo, ma forse non basta questo match per dire che Medvedev sia tornato al top della forma considerando che in questa prova Slam, prima dello scorso anno aveva uno score di zero vittorie e quattro sconfigge: “Amo il Roland Garros dallo scorso anno, prima non potevo dirlo, non sono mai rimasto molto ha dichiarato il russo a fine incontro spesso la domenica per me era già finito. Quest’anno per fortuna ho iniziato il martedì e sono contento di aver vinto. Ci rivediamo giovedì

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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